sabato 1 maggio 2021

Come si conquista una nazione

 

Unreal City, 1° maggio 2021

Come mai tutti questi programmini free per distorcere, sfigurare, invertire, deformare?
Il digital morphing è il luogo della scimmia, che, imitando gli uomini, si rende ridicola. E il diavolo è la scimmia di Dio. Lo specchio digitale che imita la figura umana trasformandola in qualcosa d’altro, a piacere; un piacere inebriante, polimorfico, che ha il potere di sfaldare la personalità umana.
Pochi si rendono conto del miracolo costituito dall’uomo. Come, dal fango, letteralmente, si sia arrivati a desiderare le stelle. Quale fuoco celeste abbiamo attinto, noi fortunati, per arrivare a questo? Quanto si è dovuto lottare, contro mostri oscuri, per dire, finalmente: “Riposa, mio cuore, questo è bello”? Cosa vuol significare Faust, in fondo, se non la volontà di metter fine all’ansia metafisica e al pericolo di ripiombare nel brodo primordiale? L’uomo è sopravvissuto nella dimenticanza della propria origine. E ora lo si vuole far ripiombare in essa, nel brago fondo della dissoluzione. Stracciando lentamente in brani ciò che è: scomposizione di sé stessi, morphing fisico e psicologico: i vecchi ringiovaniscono, i giovani invecchiano, ci si trasforma in donne, uomini, bestie; le braccia sono di un altro, le gambe di un’altra. L’unità di mente e corpo è infranta in mille pezzi, il cubismo e il postmoderno reclamano la propria vittoria. L’essere umano è una cosa fra le cose, fungibile, intercambiabile; può digerire qualsiasi cosa, le nequizie e le umiliazioni più nere, l’etica e il dover essere arrivano a liofilizzarsi in uno scherzo demoniaco, da oranghi con la pipa.

Come si conquista una nazione?
Dall'interno.
Serve un'utopia secolare e degli uomini disposti a coltivare ferocemente altri uomini.
Anni Sessanta.
Il Grande Partito Italiano Sovietico osserva.
Centinaia, migliaia di giovani.
Maschi.
Ne sceglie, dopo attenta ponderazione, e ricognizioni cautelose, da servizio segreto, alcune decine.
Li coopta.
La fede è in loro continuamente rinsaldata, sino a un fanatismo freddo, impassibile.

Tali elementi vengono fatti studiare duramente: diritto, sociologia, economia.
Nessuno, all'esterno, sa; forse ignorano l’operazione alcuni dei più alti dirigenti del Partito stesso.
Si spedisce, quindi, il materiale umano al Nord della nazione da conquistare: il luogo più ricco, ove le relazioni generano decine di altre relazioni e influenze, a cascata.
Il Grande Sindacato, emanazione del Partito, si prende cura di ognuno di loro: procurandogli una casa, una sistemazione e il conforto dovuto a pionieri in missione.
I soldati superano esami, concorsi, tribolazioni amministrative.
Ora sono parte dello Stato.
Uno Stato nello Stato.
Pretori d'assalto, giudici, burocrati, grand commis - il risultato lo si conoscerà nei decenni a venire.
Fra questi missionari vi saranno eroi, martiri, burocrati, felloni e profittatori secondo una ripartizione umana (troppa umana) già prevista dalla crema del Grande Partito.
I costi, però, superano i benefici.
I vessilli della vittoria arrossano il sol dell'avvenire.
Il blocco penetra le sfere amministrative della nazione; l’apparato conservatore cerca di limitare l’assalto ricorrendo a continue prevaricazioni della libertà costituzionale, ma, progressivamente, cede.
Arriva il 1989.
Entrambi gli eserciti che si fronteggiano si trovano improvvisamente senza un nemico; senza uno scopo.
Dopo un iniziale sbandamento, mercé i servigi di qualche pastore globalista lì spedito per l’occasione, e di una manciata di assassinii e attentati terroristici mirati, i due blocchi decidono di vendersi alla Monarchia Universale.
A metà anni Novanta la quasi totalità dell’arco costituzionale decide, quindi, per la distruzione della nazione.
Alcuni dissidenti residuali vengono lentamente corrotti, o minacciati o ridotti alle buone maniere.
Dopo venticinque anni, in cui gli elettori elessero sempre gli stessi, su opposti versanti, siamo alla gangbang finale.
I Renzi, i Salvini, i Di Maio sono gli ultimi burattini, inutile prendersela con loro.

Il digitale imita, quale scimmia, il reale.
Poi vi si sostituisce.
Il reale svanisce.
Il digitale, plasmabile dai padroni a piacimento, è ora unica realtà irreale che consiste nella negazione della prima realtà.
Ogni cosa segue tale decorso fatale.
L’arte, le relazioni umane, il voto, lo sport: imitati, sostituiti e ridotti a cenere.
Si potrà fare scuola con un click, dicevano.
Risultato: in un anno si è abolita la scuola fisica, poi quello immateriale che sostituiva la presenza sui banchi.
Oggi nessuno impara più nulla e a nessuno, gradatamente, importerà più nulla dell'insegnamento e della scuola.

Non ci si schioda di un millimetro: dopo decenni di delusioni, vicoli ciechi e rimpiattino di partito, la cosiddetta controinformazione è ancora ferma ai propri pali:
1. Adesso con le elezioni cambierà tutto
2. Il comunismo, viviamo nel comunismo totalitario!
3. Presto ci sarà una guerra mondiale, un disastro nucleare, un'estinzione di massa, moriremo come mosche ...
4. Come dice Sgarbi, Sallusti, Dagospia, Paul Craig Roberts ...
5. V per vendetta ... Matrix ...
Anche i cani più abitudinari cambiano il cantuccio ove pisciare (un pneumatico o l'albero dei giardinetti in luogo del sommenzionato palo), ma i resistenti di casa nostra sono semper fidelis. A volte peggiorano, finendo per restare impaniati nell'autoreferenzialità ("avevo ragione io! … come io predissi due anni fa! … come scrissi nel mio libro pubblicato nel 2007 dalla Inessential …") o nella baruffa digital-strapaesana oppure nel semplice delirio (giganti alieni che fornicano con Giudei di quattromila anni fa, Cristoforo Colombo non è mai esistito, al pari di Cornelio Silla, i dischi volanti, Tesla e il moto perpetuo, Federico Caffé ucciso nel 1987 da Mario Draghi traverso un buco spazio-tempo in modo da cancellare l'economista del capitalismo compassionevole); si ha qui una ripulsa della realtà che genera, inevitabile, altri disturbi ossessivi come l'ansia di possesso per la mascherina e altre traveggole igieniste.

Va di moda parlar di adrenocromo, sorta di elisir di giovinezza che i Potenti del Mondo estrarrebbero da giovani e bambini, prigionieri a migliaia nelle segrete della Monarchia Universale.
Mi chiedo sempre: c'è bisogno di inventare tali puerilità per renderci odiosi Bezos e Zuckerberg?
Il tema, peraltro, è usuratissimo.
In Traitment de choc (L'uomo che uccideva a sangue freddo, 1973), il distillato per ricchi nella costosa clinica proviene da giovani vittime; in Monsters & Co. i mostri si cibano delle paure dei bambini finché a un di questi non viene uno scrupolo di coscienza; in Non lasciarmi di Murakami dei giovani cloni sono carne da macello per i malati et cetera
Ogni epoca ha le proprie Erzsébet Báthory e i propri Gilles de Reis.
Il punto, ineludibile, qui è un altro:
Erzsébet Báthory e Gilles de Reis sono entità del Male; Bezos e Zuckerberg del Nulla. La differenza, se non compresa a pieno, ci porterà alla fine, letteralmente. Il male può essere vinto, dal bene; o da altro male, come ne Il giudice e il suo boia; il Nulla, invece, è un tumore inestirpabile. Occorre mantenersi sani; è doveroso esser qualcosa, qualsiasi cosa.

Cos'è questo crescente e spaventoso senso d'impotenza che assale rendendoci muti?
La consapevolezza che ogni cosa è perduta?
Solo in parte.
In realtà è che non abbiamo nulla da dirci l'un l'altro.
Il patrimonio comune di sentimenti e odio, passione e spirito, che ci teneva assieme, sta svaporando.
Presto mancheranno fatti, oggetti ed esperienze cui fare riferimento per suscitare la parola reciproca.
Di cosa dovrei parlare con un Italiano?
Con un trentenne Italiano?
I più mi guardano già come a un essere alieno. Citare una poesia viene ritenuto quasi sconveniente. Chi sa più cos'è una lirica?
Una lirica, appunto: significato comune costretto entro precise regole musicali e metriche e dalle esatte rispondenze storiche ed emozionali.
Cosa vuole comunicarci quest'uomo con: "Ma perchè pria del tempo a sè il mortale/invidierà l’illusion che spento/pur lo sofferma al limitar di Dite?". Chi è questo rompitasche? A che mi serve questa roba?
Di cosa dovrei parlare? Con chi?
Per gli Altri io mi esprimo tramite un gergo oramai morto, inutilizzabile; strabuzzano gli occhi, ridacchiano; una leggenda o un cretino, a piacimento. Alceste e un trentenne italiano sono estranei quanto un bengalese e un montanaro svizzero. Anzi, oggi due trentenni, l'uno bengalese, l'altro svizzero, s'intendono fra loro assai meglio che con me; i trentenni italiani e bengalesi li sento assolutamente altri: per attitudini, intuizioni, passioni.

Come si è passati dal premio Nobel per William Butler Yeats ad Amanda Gorman, una liceale dalla versificazione generica e goffamente idealista?
Per i medesimi pertugi si è abbandonato Andrej Rüblev a favore del pongo di Jeff Koons.

I Negri Anacronistici sono assieme ridicoli e arroganti.
Ricusano la classicità e poi pretendono di impersonare Achille.
Lo spettacolo sta degenerando in uno spasso tetro, ma divertente.
Di solito una risata nervosa e liberatoria degenera nella depressione più atrabiliare; qui invece si ride e basta.

C'è speranza, quindi?
La mia risposta già la conoscete.
Per voi?
Rispondetevi da soli.
Solo un incidente di percorso potrà salvarci, non certo le nostre inesistenti volontà. Se il Potere, insomma, che sabota la nostra psiche profonda, toccasse inavvertitamente alcuni pulsanti antidiluviani e questi provocassero una mutazione dell'immaginario inaspettata quanto violenta, allora ...

Quelli che aspettano le guerre a risolvergli i problemi che loro, da castrati quali sono, mai saranno in grado di fronteggiare concettualmente - questi sono i peggiori.
Non vedono, al contrario, una pace apocalittica?
Non sanno che la violenza é giocata nell'inner space tramite la manipolazione delle simbologie inconsce? Le uniche che formano l'esoscheletro vitale dell'umanità?
Nient'altro ci resta.
La speranza non risiede in battute, lazzi, calembour, derisioni.
Il dovere consiste nel rimanere sé stessi, a ogni costo.
Altre sortite ci condurrebbero al massacro definitivo.

Le città sono una polveriera!
A me non sembra.
E però, se anche fosse, ammesso e non concesso che lo siano diventante, delle polveriere, c’è da rilevare che le polveriere servono ad armare.
E chi, in tal caso, visto che la totalità non sa tenere una fionda in mano?
Io vedo solo petardi.
Un di tali mortaretti fu la manifestazione dei commercianti a favore delle riaperture.
Il solito drogato berciante, urli da prefiche calabresi, insulti a casaccio.
Il capo? Un tizio dagli occhiali bicolori.

La legge Basaglia si china amorevolmente sul diverso tanto da non contemplare un diverso.
Eccetto uno: l'individuo prima ritenuto normale.
La legione di diversi, fattasi normalità, s'ingrossa sino a occupare il territorio del buon senso.
Ballerini in carrozzella, nuotatori monchi e silfidi con la barba irrompono nell'estetica comune corrompendola per sempre.
La bellezza, da sempre indicatrice di salute, è relegata nell'angolo della discriminazione.
La pietà per il diverso scompare sostituita da un'arroganza foriera di distruzione.

Il DDL Zan afferma, molto semplicemente, che non si potrà più essere qualcosa.
Il limite si sposta continuamente sino all'agognata dissoluzione dell'umano.

Insistere sui numeri dei morti post vaccino è inutile ed espone alle obiezioni che, dapprima, proprio gli antivaccinisti sollevavano (percentuale irrisoria di morti sul totale).
Intanto, il vero obiettivo, cambiare l'umanità alla radice, va avanti indisturbato.
Nessuno protestò allorché il Natale venne chiamato, con scuse risibili, Festa del Gelo; o l’industria smantellata; o il patrimonio culturale svilito; o la pubblica ammnistrazione resa inservibile dal clientelismo e da una ignoranza sempre più tentacolare.
E allora?

Incontro una mia vecchia conoscenza, un accanito cinefilo. Si discorre del più e del meno. Poi degli Oscar, passati inosservati. Perché? Perché hanno servito, ora non servono più. Giusto. Passiamo poi a ciacolare dei film. Film belli. Alcuni di questi li posto inutilmente nella pagina principale del blog: Marketá Lazarova, Le ali, Ascensione; film francesi dei Sessanta: Piccoli, Trintignant, Belmondo; film muti: Keaton, Arbuckle, Lloyd; free cinema inglese; Fellini, ovviamente. Egli mi ripete, legge dopo legge, come il cinema italiano venne affossato al principiare degli Ottanta. La disfatta artistica dei decenni seguenti. Tutto voluto, nel silenzio degli attuali controinformatori, troppo occupati a collezionare i pupazzetti di Guerre stellari. Voluto, comma dopo comma, articolo dopo articolo, disposizione su disposizione; la distruzione delle scuole, delle biblioteche, dei centri culturali; la volontà del Grande Partito Sovietico Italiano di liberarsi fisicamente, economicamente, degli ultimi eroi; e della loro memoria: Visconti, Rossellini, Pietrangeli, Pasolini, Risi. Erano serviti, ora non servivano più. Sopravvissero le clientele più tenaci e un pugno d’amanti e parenti in qualche cooperativa a sussidio statale. Ci rigiriamo sulla punta della lingua tutti questi leccaculo e i loro assistenti, i nipoti e i pronipoti, oggi mestamente al comando di una barchetta cinematografica talmente modesta da sbalordire anche coloro che negano la caduta infamante, totale. E però è un esercizio sterile. Uno stillicidio velenoso che nulla aggiunge e nulla toglie all’apocalisse. E questo avviene perché io e lui siamo fra gli ultimi a ricordare queste cose, certi volti, alcune movenze; le sfumature del bianco e nero o le bellissime recensioni nella rivista tal dei tali datata 4 marzo 1973. Così è. Per tale motivo sono importanti i martiri, i testimoni. Se i testimoni muoiono, il passato, anche il più maestoso, svanisce come nebbia fuggevole sino a trovare ragionevole il deserto.

Marta Donzelli, nuova direttrice del CSC (Centro Sperimentale di Cinematografia): “Porterò nella scuola di cinema la parità di genere!”. Riuscire a sfornare un’attrice che riesca a compitare in maniera chiara due o tre parole una di seguito all’altra sembra, invece, compito inessenziale per la “nuova direttrice”. Obliterare il modesto e consueto artigianato della parola ha prodotto serialmente alcuni sedicenti attori costretti a bofonchiare la battuta. Mastandrea, Mezzogiorno, Bobulova e tutto il generone delle new entry del presunto stardom italiano non sa spiccicare un “Vorrei poterti credere” o un banale “Non mi hai mai amato quanto ti ho davvero amato” senza strascicare sillabe e inghiottirle nell’inettitudine d’una chiara dizione. Lo spettatore, sempre più rincoglionito, scambia tutto questo per introspezione o, addirittura, per crepuscolarismo emozionale. E, invece, siamo solo in presenza di mancanza di fondamentali. La piega intimista che ha preso il cinema italiano, autoimmolatosi nel minimalismo provinciale, deriva non tanto da una precisa scelta ideologica bensì da una desolante mancanza di maestri di recitazione. E allievi della parola. Gli Americani, se non altro, nascondono tutto dietro a una serie di botti e scorregge di crassa sopraffazione auditiva; per tacere dei luoghi comuni dialogici e dell’esasperazione dei tratti parodistici: la buttano in caciara, come si dice nella Capitale.

L’ambiguo Checco Zalone alfine esce allo scoperto. Quando tengono i piedi in due staffe sono traditori, non c’è dubbio. I tratti scorretti del repertorio di Zalone, pur mediocre, lasciavano intravedere una fiammella di speranza, ma quando il padrone chiama, evidentemente, occorre tirare le reti a riva con tutti i merluzzi e i tonni dapprima irretiti. Ora il Nostro se ne esce con Vacinada: nuovi tormentoni e vecchie fregature.

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Risultato: nessuno ascolta più i Van der Graaf Generator, Bach, Soundgarden et cetera
Si va, anzi, al ribasso, sempre e comunque. Presto persino il tam tam assurgerà a delicata ragnatela sonora.
Nelle scuole si allevano trogloditi tecnici: a che pro Bach o la drammatica tensione della voce di Hammill?
E poi la facilità. Il click. La comodità. La comodità lastrica la via verso l’inferno. Per aspera ad astra; la lectio facilior reca all'inferno.

Si può essere felici, a volte.
In alcune vie di Roma, centrali, ma riparate miracolosamente dal frastuono più triviale, possiamo improvvisamente cogliere, in una fredda mattina di aprile, un pianoforte.
Una mano lieve tenta qualche accordo, lo ripete; la frase si formalizza progressivamente, facendosi più sicura. Liszt? Forse sì, forse no. Dalla finestra semichiusa, tendine d'altri tempi a schermarla dalla fanga del mondo, cadono verso di me questi tenui cristalli sonori.
Chi sei, tu?
"Che importa, mio caro, se ti rendo l'universo meno odioso, e meno pesante il minuto?".

Che bei tempi quelli in cui un vinile d’importazione ci metteva un mese prima di arrivare. Ci si macerava nell’attesa per quei quaranta minuti di suono. E però quell’ansia generava consapevolezza, voglia d’imparare, d’ascoltare. E poi il disco arrivava. E si andava, il sabato pomeriggio, per le strade assolate di Roma, con la busta quadrangolare del negozio, dai colori accesi, che sbatteva sulla coscia: e si prolungava l’attesa, ancora, perché la vittoria, per essere dolce, non va assaporata a pieno: di qui la pietà dei comandanti più assennati per i vinti.
E credete che questi siano ricordi?
Ma no, è un manuale di resistenza.

17 commenti :

  1. Bellissime e condivisibili considerazioni.
    Pensavo solo una cosa: i neri non pretendono veramente di interpretare Achille e gli ideologi del "cancel culture" non sono afroamericani; se lo fossero sarebbe, in qualche modo, più naturale e accettabile anche dal punto di vista del conflitto che anche tu auspichi.

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    1. Anche a loro hanno costruito la loro intelligencija. Alcuni ci credono. Altri no, ma, come accade, è l'accademia posticcia a dettare le leggi. Qui a Roma la maggior parte degli Africani vorrebbe tornare in Africa e però al nuovo intellettuale meticcio, all'attorino meticcio, allo sportivo meticcio si è ordinato di ridere a tutta ganassa per dare l'esempio: quindi resteranno tutti qui a odiarsi con noi.

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  2. «C’è bisogno di inventare tali puerilità per renderci odiosi Bezos e Zuckerberg?»

    No, basta la faccia. E tuttavia, con questi due, anche la fisiognomica classica mostra la corda.
    Invano l’illustre Della Porta cercherebbe, fra le bestie dell’orbe terracqueo, un ceffo comparabile a quello – di inconcussa fissità minerale – dello Zuckerberg: l’apoteosi dell’inorganico, un sasso con le orecchie! Inespressivo financo quando ride (e allora pare un pupazzo a molla appena sortito dalla scatola).
    E con quale vantaggio il Lavater, confidando nel principium individuationis, andrebbe a profilare il cranio eteroclito di un Bezos? Non ne avrebbe che un lugubre calco di Arrigo Sacchi. No. Un centone ambulante come quello, vivente crestomazia redatta da un ebefrenico accozzando in un solo sembiante i lineamenti di due, tre, fors’anche quattro diversi gaglioffi, va ispezionato in chiaro. Da un filologo!
    Temo che tu abbia ragione. Il postumanesimo reclama i suoi olocausti... E a noi, ci toccherà rimpiangere la Báthory e il maresciallo de Rais.

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    1. Questi sono homines novi ... non rispondono agli antichi bisturi. Sono la colata di Koons, indefiniti e indefinibili. Linneo si suiciderebbe al loro cospetto.

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    2. Le arti plastiche hanno reso l’anima per prime, come i canarini nelle miniere. Se dovessi indicare una data, direi 1914. Duchamp. Il fottuto scolabottiglie. Il primo ready-made “puro”.
      La sorella dell’artista lo gettò per errore nella spazzatura, ma ovviamente non fu un errore. Fu il compimento di un destino.
      Poi è venuto tutto il resto.

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    3. L'aneddotica sull'arte postmoderna scambiata per spazzatura è infinita ... Il popolicchio comprende la perversione alla radice, meglio di Bonito Oliva.
      Da dilettante del pennello sposto la data a certe robette degli Impressionisti ... 1863, Salone dei Rifiutati. Non che manchino capolavori fra il movimento impressionista, però fu l'inizio della fine per la sciatteria nell'uso dei materiali, la preparazione della tela et cetera

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    4. È vero, la dissoluzione della forma comincia prima, con gli impressionisti. E la critica d’arte va progressivamente in confusione, perché è chiaro che, in assenza di regole formali, l’estetica (quella kantiana, cioè l’unica disponibile) non è in grado di distinguere fra il quadro di un pittore professionista e quello di un bambino dell’asilo. O financo di un somaro, come occorrerà di lì a poco con la beffa ordita dai buontemponi del Lapin Agile, noto cabaret di Montmartre (Lolò, il ciuccio del padrone, dipinse un rutilante tramonto marino con un pennello legato alla coda, riscuotendo un ben meritato successo al Salon des Indépendants del 1910). A quel punto, non rimaneva che liquidarla in via definitiva. L’estetica, intendo. Se ne incaricò Duchamp.
      In tal senso, dicevo, l’invenzione del ready-made – o dell’object trouvé in generale – rappresenta un punto di non ritorno. La produzione materiale dell’opera, un tempo appannaggio dell’artista, è delegata a terzi (l’industria, la natura, il caso, etc.). L’artista prende il posto del critico, emettendo arbitrariamente il giudizio che ne sancisce l’artisticità. E il critico? Il critico non serve più. O, al limite, espleta la sola funzione che gli rimane – quella notarile – ratificando il giudizio di cui sopra.
      Stante la sopravvenuta illeggibilità delle opere, tutto il fervoroso universo che ruota intorno all’arte si rivela così un’ignobile farsa: pittori, critici, mercanti, galleristi, lenoni, redattori di riviste, puttane e connaisseurs... Tutti ammassati intorno al catafalco, a fingere che la cara estinta sia più viva che mai.

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    5. La liquidazione della terza pagina dei giornali è sotto gli occhi di tutti. Critici? Le stroncature fanno perdere ascolto. Una volta fui interpellato da una rivista musicale per scrivere quattro minchiatelle. Mi si impose la recensione positiva, o almeno neutra: altrimenti s'offendono. Il cinema? Idem: chiamare un attore "cane" espone alla querela.
      Arte, teatro, lirica ... soprattutto il teatro: che fine ha fatto? Scomparso, letteralmente. La musica? ... quando frugavo tra i vinili l'elettronica tedesca era consueta fra gli scaffali ... i liceali s'incuriosivano: Froese, Schulze, Stockhausen. Sto parlando del secolo scorso, primi anni Ottanta.

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  3. Una collega mi racconta di una "nuova" allieva, ovvero un marcantonio da un metro e novanta e tanto di tacchi a spillo.
    Il "disgraziato" - come una volta si definivano pietosamente i fenomeni da baraccone - si fa chiamare Chanel e nonostante una serie infinita di manipolazioni in stile Frankenstein è alla disperata ricerca di quel centro ormai perso nella notte dei tempi.
    Nella mia piccola esperienza quotidiana mi imbatto sempre più spesso con poveri handicappati, mezzi minorati chiamati ad assolvere ruoli pubblici.
    Muti collocati al centralino del comune, down all'ufficio informazioni e ogni genere di mostruosità chiamata alla leva del nuovo corso inclusivo.
    Ha ragione Alceste, il sano va rimosso, cancellato, tutti devono sentirsi portatori di fragilità o di qualche malattia.
    Tamponi, screening, la prevenzione di una malattia che non esiste ma che devi percepire già come spada di Damocle.
    Un caro saluto

    https://youtu.be/59C7KZ5i42A

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    1. Ti rendi conto, amico mio, che quella scena girata da Herzog è censurabile?
      Trasuda suprematismo bianco, alla pari di Caruso. Persino il grammofono, inventato da un ebreo, bianco, è in sospetto ... Anzi: persino gli Ebrei, oggi, sono in sospetto ... poiché bianchi. Sì, dopo secoli di antisemitismo possiamo dire: gli Ebrei non servono più la causa della dissoluzione, sono di troppo, la smettano di fare gli Ebrei! Possono abbandonarsi, quindi, al loro destino come coglioni europei qualunque, gradatamente ... al cospetto dei pressanti diritti del "disgraziato" sbiadisce anche Anna Frank. La scomparsa del Sionismo avverrà con velocità sorprendente, almeno quanto quella del Giudaismo - ingombrante serie di credenze da relegare a quattro rabbini con le pulci: anche a Gerusalemme, insomma, si vuol fornicare liberamente, dissolutamente ... Non solo scompariranno i sani, ma tutti coloro che sono "qualcosa" ... perché l'uomo non dev'essere più niente.

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  4. A proposito del Grande Partito Italiano Sovietico : certo che la montagna ha partorito un topolino piccolo piccolo. Questo gruppo selezionatissimo per intelligenza, competenze ma sopratutto credo fanatico, si è sciolto come neve al sole dans l'espace d'un matin. A prescindere dalla forza sovrastante della Monarchia Universale, non mi sembra che ci sia stata molta resistenza. Comunque sarebbe bello saperne di più, per pura curiosità storiografica. C'è mai stato qualcuno che ci ha scritto un libro ? C'è mai stata qualche gola profonda tra i selezionati di allora che ha raccontato qualcosa ?

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    1. Anzitutto sono più solidi che mai: la loggia "Ungheria" vorrà pure dire qualcosa ... per tacere della Pulizia delle Mani magistratuale che ha sderenato l'intero arco parlamentare nel 1992 ... per tacere della burocrazia ministeriale (la burocrazia, non i politici) che è in mano a questi tipi ... per tacere della RAI ... o di Mediaset che ospita Sallusti, ma fa il tifo per Fedez ...
      Questa deriva sinistra, che coinvolge ex democristiani ed ex fascisti, poiché il Potere o è globale o non è, pare un segreto di Pulcinella. Me la raccontò, ridendo e scherzando, un altro ex, dei Servizi, dicendo che queste nuove leve del PCI erano avvertite come criptocapitaliste proprio dell'Est (i cui servizi fessi non erano di certo) ... a Sofia, infatti, cercarono di fare secco Berlinguer (e Berlinguer si salvò perché rifiutò di andare presso l'ospedale proletario per volare, mercé gli uffici capitalisti dell'ambasciata, in Italia ...).
      La destra, la sinistra, i comunisti, i capitalisti, i liberisti, il piano quinquennale ...

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    2. Come acquisizione di potere e prebende senza dubbio, il successo è stato totale. Sotto il profilo ideologico, ovvero, utilizzare il potere acquisito al fine di orientare il paese verso il sol dell'avvenire, è stata una debacle totale. E' questo che mi risulta difficile da comprendere : possibile che tra tutte le decine o centinaia di selezionati dal Partito non sia rimasto almeno una manciata di sparuti Cassio ?

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    3. Sono tutti morti.
      Mi spiego.
      Il PCI (ma non solo il PCI) voleva davvero conquistare l'Italia o, almeno, monopolizzarne alcuni settori. In vista del sol dell'avvenire.
      A metà degli anni Ottanta, però, coloro che contribuirono a costruire tale Stato nello Stato erano già stati esiliati, o assassinati o morti di crepacuore.
      Per questo a Sofia vollero far secco Berlinguer.
      I comunisti (quelli dell'Est) avevano già mangiato la foglia. Vedevano, assai meglio di tutti gli anticomunisti italiani, che l'Apparato era caduto nelle mani di comunisti all'acque di rose che lo avrebbero utilizzato negli anni successivi solo per proprio tornaconto e per depredare l'Italia assieme agli antichi nemici di classe.
      I Cassio fecero una brutta fine e, con loro, il mondo che si portavano appresso (scuole, cineclub, palestre, sezioni, biblioteche).
      Basti pensare che nell'Archivio Gramsci, selezionato da Togliatti nei decenni precedenti, ebbe vasto dominio la moglie di D'Alema la quale ebbe ad accogliere festosamente Gelli Licio, noto socialista uruguaiano.

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  5. Bello veder menzionare Крылья, Le ali...

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    1. Larisa Sepitko vale dieci Spielberg ma chi la conosce?
      Consiglio a tutti il suo "Ascensione".

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Siate gentili ...