
Roma, 5 dicembre 2025
Un dibattito sincero e vivissimo - come una trota fuori del surgelatore da una settimana - han suscitato le parole dell’Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Presidente del Comitato Militare NATO.
Ipse dixit, almeno a quanto riportano le gazzette e i brogliacci nazionali: “Stiamo studiando tutto sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando … Essere più aggressivi rispetto alla nostra controparte potrebbe essere un’opzione ... Serve un cambio di passo ... Chiediamo da tempo tre cose semplici: spendere meglio e prima, accorciare i tempi industriali (per passare da cicli di 15-20 anni a massimo tre anni) e fare più squadra tra Ue e Nato. Se l’Europa vuole contare, deve trasformare le dichiarazioni in contratti, produzione e addestramento. La deterrenza non si annuncia: si dimostra”.
Ma qual è la controparte, l’avversario, il nemico, the Heathens? “A Est serve deterrenza e difesa credibile; a Sud servono stabilità, controllo dei mari, contrasto alle reti ibride e supporto ai partner … Le nostre principali minacce vengono da Mosca e gruppi terroristici. La Russia, come minaccia immediata e militare, con guerra in corso e pressioni ibride, anche attraverso proxy. Il terrorismo jihadista, ma non solo, come minaccia persistente sul fianco Sud, capace di rigenerarsi”. E non dimentichiamoci i musi gialli: “La Cina rappresenta una sfida sistemica di lungo periodo: tecnologia, standard, catene di approvvigionamento, e corsa all’armamento, navale in particolare”.
Purtroppo, per Cavo, ci son tanti lacci e lacciuoli. Costituendo, la NATO, per antica tradizione, un'associazione di gentiluomini, di quelli abituati a duellare col prossimo mercé regole, testimoni, padrini e armi bianche dall'elsa istoriata, quando l’alba tinge appena di rosa l’orizzonte suburbano, Questa - la NATO intendo - avrebbe “molti più limiti della nostra controparte per motivi etici, legali, giurisdizionali. È un problema. Non voglio dire che sia una posizione perdente, ma è una posizione più difficile di quella della nostra controparte”. Ricordo gli stessi impedimenti e impacci evocati ai tavolini dello spiritismo liberista dalla Confindustria: occorre liberare, liberalizzare, deregolamentare, velocizzare, aprirsi ... nuovi mercati ... investimenti esteri ... nuove prospettive ... qualità totale ... deresponsabilizzare, depenalizzare, de-istituire ... eh, sì, le manfrine le ricordo tutte. Risultato: una burocrazia tentacolare, produzione a picco, agricoltura e piccolo commercio azzerati.
Andiamo avanti.
Quale la soluzione all'emergenza? “La guerra cognitiva mira alle nostre menti: cerca di cambiare non solo cosa pensiamo, ma come pensiamo e decidiamo. È un mix di disinformazione, pressione psicologica, attacchi cyber-informatici e sfruttamento dei social. La difesa è a più livelli: resilienza cognitiva nelle società (educazione ai media, trasparenza istituzionale), rapidità non tanto nello smentire, quanto nel rafforzare la propria narrativa. Naturalmente c’è bisogno di investire nella protezione dei dati, e integrazione tra info-ops, cyber ed EW nelle esercitazioni. È un fronte dove cittadini e militari combattono insieme. D’altra parte, è anche una dimensione dove la sola reattività non è pagante, ma sono necessari mezzi, strumenti e procedure per poter competere decisamente”.
La situazione appare serissima. Ci stiamo dirigendo, perciò, verso la conflagrazione totale, l’evocatissima - dal 1945 all’incirca - TGM (Terza Guerra Mondiale)? Macché: “Non siamo in guerra, ma non siamo neanche in pace. La situazione è molto seria, ma non vedo oggi una corsa inevitabile verso un conflitto globale”.
Cosa possiamo desumere da tali affermazioni?
Anzitutto voglio confessare questo. Giuseppe Cavo Dragone è un bel tipo. Un ufficiale d'alto rango di cui, a prima vista, ci si può fidare. Tutto di un pezzo. Curato. Intagliato nella disciplina. Un autentico militare.
Purtroppo la mia esperienza - reale - coi militari (intendo: i militari che fanno la guerra) è stata ben diversa. L’ho resocontata a suo tempo. Sfortuna, credo.
Dragone, però, a una seconda occhiata più attenta non pare proprio una macchina da guerra. Viene alla mente Grisù, il piccolo drago dei cartoni animati che, per la disperazione del padre, voleva fare il pompiere (come Lupetto, figliuolo di Ezechiele Lupo, che aveva per amici i tre porcelli concupiti dal genitore). Infuoca, ma, occultamente, mira alla stasi. No, Cavo non è un guerrafondaio. Egli, invece, allude. Definisce concettualmente il futuro.
Sgombriamo subito il campo dalle risibili “reazioni politiche”. Lega e 5S s’imbizzariscono di fronte a tali dichiarazioni. Son tutte sciocchezze da guitti, naturalmente. Il gioco è vecchio: quando non hai voce in capitolo o il tuo voto non conta (perché costituisce una calcolatissima minoranza) puoi esercitarti nella nobile arte dell’opposizione: fai una bella figura, rischi zero e non cambia nulla. Il Governo, dal canto suo, minimizza. Che gli frega? Esso, nello scacchiere internazionale, vale come l’imbucato alle feste che si sbafa il buffet gratis: meno lo si nota meglio è. Quando c’è da applaudire, applaude più degli altri, l’ospite d’onore o l’oratore leccapiedi, voltandosi a destra e a manca con sguardo di compiacenza verso gli altri convenuti; quando rischia di essere scovato si cela dietro i tendaggi o batte in ritirata al cesso. L’importante è il numero delle tartine ingurgitate e le rodomontate a uso interno.
Ma cosa vuole dirci il nostro Cavo, in realtà. Egli sa benissimo che la leva obbligatoria è una barzelletta, anche fosse operativa (o lo fosse in parte). Basta farsi un giretto nelle città metropolitane, come faccio io. Il centro è occupato da turisti sdruciti, mendicanti, negri, lenoni o prostituti, parassiti e usurai di varia natura; la periferia dalla schiuma: sciancati, podagrosi, pazzi, drogati, alcolizzati, vecchi deformi, cani smerdoloni e rifiuti polimorfi. Quale sarebbe, di grazia, il serbatoio antropologico a cui attingere per formare i milites dell’avvenire?
Per quanto possa sembrare incredibile tale sfacelo è stato perseguito con cura. Le guerre - quelle vere: Iraq, Siria, Afghanistan, Palestina, Ucraina - servono a questo. A ridurre a zero la forza spirituale e fisica d’un popolo. Ne abbiamo sperimentate due, militari, e una, crescente, dal 1968 in poi, coloratissima, che ci ha frullati a omiciattoli. La poltiglia umana occidentale deve estendersi a tutto il globo. Questo il programma. Distruggere ogni rilievo di civiltà in nome dei valori polcorretti cioè di nessun valore. Grado zero. Un gregge senza storia, costituito da miliardi di armenti controllabili e da sfoltire gradatamente. Ecco a cosa serve la guerra ibrida, la “resilienza cognitiva … educazione ai media rapidità non tanto nello smentire, quanto nel rafforzare la propria narrativa. Naturalmente c’è bisogno di investire nella protezione dei dati, e integrazione tra info-ops, cyber ed EW nelle esercitazioni. È un fronte dove cittadini e militari combattono insieme”. L’essere umano, una volta depositario di millenni di educazione e civiltà, ha da essere livellato sin alla rassegnazione più ignobile e collaborare attivamente alla stessa. L’Europa e l’Italia, perno dei cicli classici e cristiani, paiono già ridotte a un pulviscolo aereo. Lo sbriciolamento dell’umano, tuttavia, va avanti: ogni civiltà del passato capitolerà. Le guerre - ripetiamo: quelle vere - hanno sol tale scopo: uniformare, irreggimentare, evirare, addomesticare, livellare: zoologizzare.
Ovviamente la zoologizzazione (copyright: Marco Della Luna) è una meta ben celata, spirituale, perseguita dai Grandi Arconti. Poi ci sono i gradi minori della Monarchia Universale, meno avvertiti, quindi i patriziati locali (smossi a furia di mazzette: il denaro è sempre una falsa pista), quindi il patriziato minore (usato contro la plebaglia: gendarmi, satrapi delle amministrazioni nazionali, grand commis, mafiosi, clientes, pezzi di sindacato, partiti politici veri o inventati all’uopo: di volta in volta) poi le pletoriche bolge e malebolge, i miliardi carne da cannone, in cui ci si rivoltola nel fango della menzogna, della propaganda e della miseria incipiente.
La Russia, la Cina: fantasmi che presto capitoleranno. Ma …? Gli ottobrini Putin e Netanyahu vantano rispettivamente 73 e 76 anni, Xi 72. Fra vent’anni non li ricorderemo più così come abbiamo dimenticato i Zapatero, i Blair, i Bush, le Merkel. Usciti dal giro teatrale appaiono per quello che sono, mediocri esecutori gonfiati per l’occasione. Scomparsi, niente ne testimonia la pur minima rilevanza, in qualsivoglia ambito. Oggi li riguardiamo come certi giocatori degli anni passati che, rivisti, ci fanno esclamare: “Come ho potuto scaldarmi per questa mezza calzetta?”. Le dinastie politiche non durano a lungo, così come le politiche estere vere e proprie. Tutto cambia tranne le linee di tendenza universali a cui quelle politiche si adattano.
Il terrorismo jihadista! Mai esistito, sempre inventato e finanziato dall’Occidente per l’inverarsi dell’Utopia massima, il controllo definitivo, la Monarchia Universale la cui struttura sociale e costituzionale è stata testata con successo durante il lockdown, l’Esperimento per eccellenza, il vero fine dell’isteria di massa provocata da una banale influenza stagionale. Certo, occorre una azione di intelligence costante (il fallicismo di ascendenza legaiola è potente in Italia) per convincere i pollastri italiani che non v’è contraddizione fra aprire le porte all’immigrazione selvaggia e combattere il presunto jihadismo. Intelligence materiata da mazzette che vanno a corrompere eserciti di giornalisti, influencer, socialari.
Purtroppo il principio di non contraddizione, base di un ragionamento sensato, giace nel dimenticatoio. Avanza il cretino 2.0, ampiamente previsto, un cretino digitale, per cui A e non-A coesistono (la guerra non è guerra, la pace non è pace, fa freddo, ma ci stiamo surriscaldando, sono completamente d'accordo a metà ...) e il rapporto di causalità viene sostituito dall’associazione arbitraria e casuale di idee (nesso di casualità; es. Benedetto Croce parlava di identità e Patria a proposito della tutela del paesaggio; Mussolini parlava di identità e Patria; ergo: Benedetto Croce è fascista).
Ci sono i Russi! I terroristi col turbante! E allora occorre controllare! Identità digitale, pass, cybersicurezza, database, QR code. La burocrazia sfarina prima l’economia, poi la scuola, quindi l’essere umano in sé stesso. Miliardi di simulacri per la felicità di massa, i Benefattori dichiareranno a breve una pace universale, terrificante.
Se non ci sentiamo vi auguro un felice Natale.
Bentrovato Alceste,
RispondiEliminai Romani nostri padri affermavano che il nome è un destino.
Qualcuno, evidentemente, non lo ha dimenticato e va di parodia: "Figliuolo", "Speranza", "Cavo Dragone"...
Un Dragone Cavo, insomma.
EliminaSenza i collaborazionisti, i traditori e nemici interni che si vendono per quattro soldi sarebbe alquanto difficile qualsiasi conquista. Per questo essi venivano trattati con la massima durezza. Ormai il nemico ha infiltrato tutto, non abbiamo nemmeno la soddisfazione di vederne qualcuno al patibolo.
RispondiEliminaLa scuola, soprattutto, è un inferno. Noto, tuttavia, che anche i cosiddetti contro-informatori, almeno quelli sinceri, non capiscono la posta in gioco e si soffermano su dettagli insignificanti.
EliminaUna spiegazione, secondo me, è che non sono capaci di cogliere i nessi tra gli accadimenti. Per cui non riescono ad andare oltre analisi e soluzioni tecniche.
EliminaVale un po' in tutti i campi. Pensano che causa del male sia l'incapacità del governante di turno, ma col prossimo andrà meglio. Non hanno sentore di cambiamenti epocali. Potrei dirlo con una Sua espressione, se ricordo bene : essi "appartengono".
Caro Alceste, ho letto l'articolo suggerito " Quando morirà l'ultimo italiano". Sentire sulla viva pelle, non per ideologia, che una civiltà finisce, atterrisce. Percepirlo dalle piccole cose, la prevaricazione del piccolo funzionario, l'assurdità della burocrazia mentre ti parlano di semplificazione, il caffè pagato appoggiando un telefonino ( è comodo, ulteriori considerazioni sono da complottisti), i visi sformati dalla chirurgia estetica e quelli sformati dalla falsa coscienza, il vestire indecente ( non lo si intenda in senso moralistico), e tante altre piccole mostruosità. Si taccia sulle grandi.
" Ma non ti va bene niente" dicono. A loro invece va bene tutto.
La corrente spinge così forte che ogni tanto mi scopro a pensare di essere sbagliato io, a tanto può arrivare il desiderio di far parte della comunità.
Come è possibile tutto questo sia successo in nemmeno una cinquantina d'anni, per quanto i semi fossero stati piantati molto prima? Magari un' inversione di rotta, mi dico, anche temporanea, è ancora possibile. Pensieri, mi rendo conto, terra terra.
Tanti auguri di buon Natale a Lei e ai suoi lettori.
cp
Chi dovrebbe operare tale inversione di rotta? Pensiamo ai due giornaloni della cosiddetta destra italiana che tremar il mondo fa: hanno due invertiti al comando. Il TG5 dello spauracchio destrorso Berlusconi - in onda non a caso dal 1992, anno della globalizzazione politica italiana - ha vantato in 33 anni tre direttori di cui due sionisti (30 anni su 33). A capo della RAI misero un tal Foa ... e così via. Da quella parte la via è chiusa. Il popolicchio, poi, è il miglior alleato di tale consociativismo che non è partito dal 1992 bensì dal 1978, a cadavere di Moro ben caldo. Il compromesso storico ci ha proiettati in un mondo astorico in cui nulla di ciò che prima sussisteva ha più valore. Militari, cattolici, confraternite, educazione e scuola, università e mondo accademico e intellettuale: ogni cosa si è diluita in una pastella insignificante. Le arti sono finite, tutte, l'artigianato, l'agricoltura e il piccolo commercio, spina dorsale economica del Paese, sono dismessi. Aprire una qualsiasi attività equivale a commettere un suicidio. Ci si regge in piedi col restante welfare, le pensioni dei vecchi e i sussidi pubblici. Anche a livello associazionistico la creatività pare bella che morta poiché, anche lì, si va avanti con le mazzette clientelari e i bandi truccati. Ciò che mi atterrisce, però, è la scomparsa - totale e irrecuperabile - della memoria culturale. Nessuno - e dico: nessuno - dà più importanza ai Maggiori della letteratura, delle arti e della scienza; così come delle manifestazioni minori, dal teatro al cinema all'avanspettacolo. L'Italia è una pelle disseccata, vuota. Cosa si possa sperare non lo so. Ritengo più utile non sperare in nulla e disprezzare. Il disprezzo, come l'odio, almeno è un sentimento vivo e non una posa sentimentalistica.
EliminaL'unica guerra che potrebbero fare è quella in stile 1984. La quasi guerra di orwelliana memoria. Per il resto mi hai fatto tornare in mente la mia vecchia visita di leva. Una marmaglia di ragazzi con nessuna voglia di fare il soldato, pronti a scegliere l'obiezione di coscienza senza sapere bene cosa fosse. I raccomandati non dovettero fare nessuna scelta, loro erano già salvi. Ricordo il primo giorno in coda alla mensa della caserma per pranzo. il secondo e terzo giorno eravamo tutti allo spaccio a prenderci un panino. Mai mangiato un cibo più schifoso in vita mia. Anni dopo mi fu spiegato l'arcano. Gli ufficiali si fregavano tutto il cibo buono e lo rivendevano ai ristoranti del posto o se lo portavano a casa per sè ed i propri familiari. Alla truppa rimaneva la merda. E allora come dicono gli studiati: "Merde à tout le monde!".
RispondiEliminaSi rubavano anche i tubetti di colla. Ho visto decine di prosciutti e quintali di vitella prendere la via dei frigoriferi e mai una volta, in mensa, assaggiai prosciutto o una mezza fettina di vitella (andavano per la maggiore mozzarelline e pasta scotta). C'è da dire che l'andazzo risaliva a ben prima dello sfacelo. Basti pensare all'equipaggiamento italiano in guerra.
EliminaRicorderò sempre quando un commilitone che prestava servizio nella mensa della truppa mi fece vedere i timbri sulla carne nelle celle frigorifere: erano del 1976 ed eravamo nel 1993... quella era la vitella destinata a noi, con frollatura quasi ventennale. Quando riuscii ad intrufolarmi nei magazzini della mensa ufficiali... nemmeno un centro logistico della grande distribuzione era così ben fornito. Allora mi son chiesto se fosse frutto del caso il fatto che i marescialli che gestivano "la roba" nelle caserme erano tutti dei floridi panzoni ma soprattutto come gente del genere fosse minimamente in grado di combattere.
EliminaPer quanto riguarda l'equipaggiamento non eravamo ben messi comunque nemmeno in tempo di pace visto che il fucile d'ordinanza di noi militari di leva era il Garand americano della II^ guerra mondiale, l'obice più potente era l'M110 abilitato a sparare anche granate con cariche nucleari e aveva una gittata massima di circa 30-40 km...praticamente sparandone una saremo morti anche noi. Ma quello che mi ha sempre sconvolto era il fatto che questi guadagnavano un sacco di soldi senza far praticamente niente, godendo di privilegi e prebende...e dovevano lo stesso rubare tutto ciò che era possibile e persino l 'impossibile. Questo era l'amore della Patria che si viveva all'epoca, in fin dei conti non tanto diverso da quello attuale.
Ioannis
Buon Natale anche a Lei, carissimo Alceste, ma sentiamoci, però.
RispondiEliminaBuon Natale anche a te. Sono aperto agli auguri e agli scambi di idee.
EliminaBen tornato.
RispondiEliminaIeri riflettevo sui concetti "rivoluzionario" e "reazionario".
Al secondo concetto è stato attribuito il significato di stasi, volontà che nulla cambi, mentre in realtà significa reagire, ossia mostrarsi vitali.
Il rivoluzionario, che è un sovvertitore narcisista e psicopatico, ha definito nemico l'uomo vitale, reattivo.
Inevitabile che sia stato travisato o equivocato. Ogni termine andrebbe ripensato e ricondotto alla sua etimologia. Leggere un vocabolario o un dizionario etimologico è un atto davvero "ribelle" ... oggi il dialogo è, di fatto, impossibile poiché inquinato al massimo grado. Ma è lo stesso per quanto riguarda la storia. Basti pensare al termine "medievale" per rendersi conto che è un altro regalo al veleno inglese che ha preso a parlare di "Dark Age": e tutto perché avevano da glorificare Ciccio VIII contro il Cattolicesimo.
EliminaUn bel regalo di Natale in anticipo, un resoconto lucido e attento della realtà in cui siamo precipitati.
RispondiEliminaGrazie e buon Natale.
EliminaProprio ieri sera ho completato uno a di quei corsi obbligatori senza i quali non è possibile ricevere il via libera per un normale avanzamento nella professione lavorativa. Niente a che fare con la quotidiana gestione del lavoro ma bensì un corso sul Gender e le discriminazioni della comunità Lgbtq +. Un lavaggio del cervello degno della migliore rappresentazione di Orwell, con gli immancabili inglesi che da tempo, a detta della curatrice del corso, hanno abbandonato parole come "policeman" per far spazio a "police person" o "fireman" per "fireperson". Con anche i test finali per capire quanto è rimasto sotto sotto di vecchio bianco patriarcale e mezzo fascista (visto che ormai il fascismo ha assunto le sembianze di tutto quello che sta al di fuori della redazione di Repubblica)! È un processo capillare che non risparmia alcuno dall'asilo fino all'età della pensione. Altro che i soldi del pnrr per il rilancio, corsi di indottrinamento stile risaia cambogiana. Caro Alceste, ben tornato e prima o poi spero di riuscire a vedere un tuo libro o comunque una tua opera.
RispondiEliminaAntonio
Se dissenti ti mettono nella "catacomba molussica" ... La catacomba è in un vecchio libro di Anders che non mi piace, ma è indicativo. Forse catacomba è termine inadatto. In fondo i Cristiani celebravano i loro riti entro la Roma pagana, noi stiamo in fondo a un pozzo, soli.
EliminaBuongiorno Alceste, è sempre un malinconico piacere leggere i suoi pezzi. I suoi articoli mi fanno venire in mente i disegni di Piranesi, quelle rovine romane in bianco e nero. La informo che il mio libretto di cui lei ha fatto la prefazione sta per andare in stampa, le riscriverò quando uscirà, nel frattempo buon Natale.
RispondiEliminaVa bene, sono felice per te. Buon Natale e buone feste.
EliminaA proposito di leva volontaria.
RispondiEliminaQui sembra di essere ai tempi di Stalin, la gente scompare per strada...
Stamattina ho fatto un giro al centro reclutamento, l'ex di mia moglie ha subito un'abduction. All'inizio avevamo pensato agli aglieni... Ma poi ci siamo detti: chissà che non abbia deciso di arruolarsi?
Fuori ad aspettarci, al freddo, c’era la moglie del tipo (si sono sposati da poco, l’ex marito di questa è stato dato per disperso l’anno scorso). E la madre disabile.
E effettivamente lui era lì ma non abbiamo potuto fare molto per aiutarlo.
Perimetro protetto con filo spinato, uomini armati di guardia... almeno siamo riusciti a parlarci tramite una fessura. Ci ha assicurato che fuggirà dal poligono (ammesso che ce lo portino).
Un po' ci speriamo, è riuscito a fuggire diverse volte, ma prima che riuscissero a portarlo al centro reclutamento. Ora è molto più difficile.
L’avvocato che hanno interpellato ha chiesto 5.000 dollari americani per “provare a fare qualcosa”. Una decina di stipendi, considerata la media del posto.
Mentre eravamo lì abbiamo visto diverse cose interessanti. Due uomini, a distanza di pochi minuti, sono stati fatti entrare, dovevano ritirare o consegnare dei documenti, o firmare da qualche parte…
Ad entrambi mancava una gamba, quindi sono già diventati eroi.
Poi è arrivata una macchina della polizia. Si sono aperti i cancelli. È stato scaricato un tipo… un’altra abduction agliena. Un futuro eroe.
L'importante è ammazzare i migliori. Così rimangono i peggiori. Anche in Italia stanno scomparendo centinaia di persone, in altro modo. Restano i conformisti, guai a toccargli la disfatta, ne sono ghiotti e la celebrano con sempre nuove menzogne a cui, ovviamente, credono.
EliminaProprio in questi giorni è caduto l’anniversario dell’abduction di un amico in Italia, ti avevo accennato qualcosa. Più o meno le stesse modalità, ugualmente non è stato avvisato nessuno… Per capire che è avvenuta un’abduction devi usare il sesto senso… Solo, nel caso italiano, il tipo fu prelevato da casa di notte davanti a moglie e bambine piccole, quindi c’erano dei testimoni.
EliminaSiccome è stato molto fortunato, gli sono stati rubati solo pochi mesi di vita, e qualche decina di migliaia di euro alla famiglia. L’accusa iniziale era all’incirca quella di aver chattato con uno che aveva detto qualcosa di brutto in un altro contesto… si configurava quindi un’organizzazione terroristica che voleva rubare i meloni al mercato… o non ricordo, dovrei rileggere l’Osservatorio Antisemitismo. Pensa che una bambina di due o tre anni aveva alzato un braccio in una maniera che sembrava quasi un saluto a sei punte.
Ad ogni modo tutti i personaggi coinvolti erano innocenti (non solo chi aveva chattato con quello che aveva detto cose brutte, ma anche quello che aveva detto cose brutte), e mi risulta che ad oggi siano in libertà.
Ma non sempre va così bene. Qui ovviamente c’è un metodo, è impossibile pensare ad errori in buonafede.
Tra parentesi, c’è un contro informatore che qualche anno fa andava in giro cianciando di usare Telegram, che era sicuro… non so, magari va in giro affermandolo tutt’ora.
Per essere sicuro è sicuro… che vi leggono.
Oh, per me i programmi sono tutti uguali… tutti ugualmente sicuri… ma Telegram è, diciamo così, primus inter pares.
Ciao Alceste, grazie per scrivere - semplicemente. Un abbraccio caloroso a te e a tutti i lettori. Osservo, disprezzando, con un sorriso triste.
RispondiEliminaBuone Feste a tutti.
AlexSardo
Buon Natale e buone feste a te.
Eliminacaro Alceste
RispondiEliminaogni volta ho la sensazione di essere io a scrivere
non avendo le tue capacità espressive mi limito ad aspettare i tuoi articoli
nelle ultime canzoni autenticamente italiane ci avevano avvertito dell’ormai imminente tramonto del Mondo Antico
una tra le tante:
“dolce vita che te ne vai
sulle terrazze del corso”
la chiamavamo musica leggera
non potevamo comprendere
quegli anni sono stati il Canto del Cigno dell’Italia e di tutto ciò che rappresentava per l’umanità
un vero capolavoro
una stagione irripetibile
adesso i pagliacci che ci assediano e che si spacciano per italiani provano maldestramente a recitare ciò che non sono mai stati e che neanche comprendono
oltraggiosi
inguardabili
i risultati sono pietosi
prego sempre che Dio Padre li fulmini
in ogni caso
Amen
Credo siano già fulminati. Purtroppo sì, i vituperati Ottanta sono stati gli ultimi anni in cui ancora guizzava la vita. Poi è arrivata la globalizzazione che ancora non è stata compresa a pieno. Essa significa semplicemente che tutto si appiana, si livella, si abbassa, diviene anonimo, fungibile, sostanzialmente insignificante, riproducibile. Ma non si cada nell'equivoco: il declino inizia da lontano, dallo scisma europeo, almeno. Forse tutto era ed è inevitabile.
Eliminacavo caprone è solo un attore
RispondiEliminadi quart’ordine oltretutto
Non ha bisogno di recitare, però.
Eliminaparoleepensierip
RispondiEliminaPROFILO
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L’UOMO CHE VOLLE GUARIRE
Intorno al grande lebbrosario sulla collina, a un paio di chilometri dalla città, correva un alto muraglione e in cima al muraglione le sentinelle camminavano su e giù. Tra queste guardie ce n’erano di altezzose e intrattabili, altre invece avevano pietà. Perciò al crepuscolo i lebbrosi si raccoglievano ai piedi del bastione e interrogavano i soldati più alla mano. "Gaspare" per esempio dicevano "che cosa vedi questa sera? C’è qualcuno sulla strada? Una carrozza, dici? E com’è questa carrozza? E la reggia è illuminata? Hanno acceso le torce sulla torre? Che sia tornato il principe?" Continuavano per ore, non erano mai stanchi e, benché il regolamento lo vietasse, le sentinelle di buon cuore rispondevano, spesso inventando cose che non c'erano, passaggio di viandanti, luminarie, incendi, eruzioni perfino del vulcano Ermac, poiché sapevano che qualsiasi novità era una deliziosa distrazione per quegli uomini condannati a non uscire mai di là. Anche i malati gravi, i moribondi partecipavano al convegno portati in barella dai lebbrosi ancora validi.
Soltanto uno non veniva, un giovane entrato nel lazzaretto da due mesi. Era un nobile, un cavaliere, uomo già stato bellissimo, a quanto si poteva indovinare perché la lebbra lo aveva attaccato con una violenza rara, in poco tempo deturpandogli la faccia. Si chiamava Mseridon.
"Perché non vieni?" gli chiedevano passando dinanzi alla sua capanna "perché non vieni anche tu a sentire le notizie? Ci devono essere questa sera i fuochi artificiali e Gaspare ha promesso che ce li descriverà. Sarà bellissimo, vedrai."
"Amici" lui rispondeva dolcemente, affacciandosi alla soglia e si copriva la faccia leonina con un pannolino bianco "capisco che per voi le notizie che vi dà la sentinella siano una consolazione. Questo è l’unico legame che vi resta col mondo esterno, con la città dei vivi. È vero o no?"
"Sì certo, è vero."
"Questo vuol dire che vi siete già rassegnati a non uscire mai di qui. Mentre io..."
"Tu che cosa?"
"Mentre io invece guarirò, io non mi sono rassegnato, io voglio, capite, voglio tornare come prima."
Tra gli altri, dinanzi alla capanna di Mseridon, passava il saggio e vecchio Giacomo, patriarca della comunità. Aveva almeno centodieci anni ed era quasi un secolo che la lebbra lo smangiava. Non aveva più membra di sorta, non si distinguevano più la testa nè le braccia né le gambe, il corpo si era trasformato in una specie di asta del diametro di tre quattro centimetri che si teneva chissà come in equilibrio, con in cima un ciuffo di capelli bianchi e assomigliava, in grande, a quegli scacciamosche che adoperano i nobili abissini. Come ci vedesse, parlasse, si nutrisse era un enigma perchè la faccia era distrutta né si vedevano aperture nella crosta bianca che lo rivestiva, simile alla corteccia di betulla. Ma questi sono i misteri dei lebbrosi. In quanto al camminare, scomparse tutte le articolazioni, se la cavava saltellando sull’unico piede, tondo anch’esso come il puntale di un bastone. Anziché macabro, l’aspetto complessivo era grazioso. Praticamente, un uomo trasformato in vegetale. E siccome era molto buono e intelligente, tutti gli usavano riguardo
All’udire le parole di Mseridon, il vecchio Giacomo si fermò e gli disse: "Mseridon, povero ragazzo, io sono qui da quasi cento anni e di quanti io trovai o entrarono dipoi nessuno è mai uscito. Tale è la nostra malattia. Ma anche qui, vedrai, possiamo vivere. C’è chi lavora, c’è chi ama, c’è chi scrive poesie, c’è il sarto, c’è il barbiere. Si può anche essere felici, per lo meno non si è molto più infelici degli uomini di fuori. Tutto sta nel rassegnarci. Ma guai, Mseridon, se l’animo si ribella e non si adatta e pretende una guarigione assurda, allora ci si riempie il cuore di veleno". E così dicendo il vecchio scuoteva il suo bel pennacchio bianco.
RispondiElimina"Ma io" ribatté Mseridon "io ho bisogno di guarire, io sono ricco, se tu salissi sulle mura potresti vedere il mio palazzo, ha due cupole d’argento che scintillano. Laggiù ci sono i miei cavalli che mi aspettano, e i miei cani, e i miei cacciatori, e anche le tenere schiave adolescenti mi aspettano che torni. Capisci, saggio bastoncello, io ho bisogno di guarire."
"Se per guarire bastasse averne bisogno, la cosa riuscirebbe molto semplice" fece Giacomo con una bonaria risatina. "Chi più chi meno, tutti sarebbero guariti."
"Ma io" si ostinò il giovane "io per guarire ho il mezzo, che gli altri non conoscono."
"Oh lo immagino" fece Giacomo "ci sono sempre dei bricconi che ai nuovi venuti offrono a caro prezzo unguenti segreti e prodigiosi per guarire. Anch’io ci cascai quando ero piccolo."
"No, non uso unguenti io, io adopero semplicemente la preghiera."
"Tu preghi Dio che ti guarisca? E sei perciò convinto di guarire? Ma tutti noi preghiamo, cosa credi? Non passa sera che non si rivolga il pensiero a Dio. Eppure chi..."
"Tutti pregate, è vero, ma non come me. Voi alla sera andate ad ascoltare il notiziario della sentinella, io invece prego. Voi lavorate, studiate, giocate a carte, voi vivete come vivono pressapoco gli altri uomini, io invece prego, tranne il tempo strettamente indispensabile per mangiare, bere e dormire, io prego senza soluzione di continuità e del resto anche mentre mangio io prego e perfino mentre dormo; tanta è infatti la mia volontà che da qualche tempo sogno di essere inginocchiato e di pregare. La preghiera che fate voi è uno scherzo. L’autentica preghiera è una fatica immensa, io alla sera arrivo estenuato dallo sforzo. E come è duro all’alba, appena sveglio, riprendere subito a pregare, la morte talora mi sembra preferibile. Ma poi mi faccio forza e mi inginocchio. Tu, Giacomo, che sei vecchio e saggio, dovresti saperle queste cose. "
A questo punto Giacomo cominciò a dondolare come se stentasse a mantenere l’equilibrio e calde lacrime rigarono la sua scorza cinerina.
"È vero, è vero" singhiozzava il vecchio "anch’io quando avevo la tua età... anch’io mi gettai nella preghiera e tenni duro sette mesi e già le piaghe si chiudevano e la pelle tornava bella liscia... stavo guarendo... Ma a un tratto non ce la feci più e tutta la fatica andò perduta... lo vedi in che stato son ridotto..."
"E allora" disse Mseridon "tu non credi che io..."
"Dio ti assista, non posso dirti altro, che l’Onnipotente ti dia forza" mormorò il vecchio, e a piccoli saltelli si avviò alle mura, dove la folla era riunita.
Chiuso nella sua capanna, Mseridon continuò a pregare, insensibile ai richiami dei lebbrosi. A denti stretti, col pensiero fisso a Dio, tutto in sudore per lo sforzo, lottava contro il male e a poco a poco ie immonde croste si accartocciavano al bordo e poi cadevano, lasciando che la Carne sana rinascesse. Intanto la voce si era sparsa e attorno alla capanna stazionavano sempre gruppi di curiosi. Mseridon aveva ormai fama di santo.
A questo punto Giacomo cominciò a dondolare come se stentasse a mantenere l’equilibrio e calde lacrime rigarono la sua scorza cinerina.
RispondiElimina"È vero, è vero" singhiozzava il vecchio "anch’io quando avevo la tua età... anch’io mi gettai nella preghiera e tenni duro sette mesi e già le piaghe si chiudevano e la pelle tornava bella liscia... stavo guarendo... Ma a un tratto non ce la feci più e tutta la fatica andò perduta... lo vedi in che stato son ridotto..."
"E allora" disse Mseridon "tu non credi che io..."
"Dio ti assista, non posso dirti altro, che l’Onnipotente ti dia forza" mormorò il vecchio, e a piccoli saltelli si avviò alle mura, dove la folla era riunita.
Chiuso nella sua capanna, Mseridon continuò a pregare, insensibile ai richiami dei lebbrosi. A denti stretti, col pensiero fisso a Dio, tutto in sudore per lo sforzo, lottava contro il male e a poco a poco ie immonde croste si accartocciavano al bordo e poi cadevano, lasciando che la Carne sana rinascesse. Intanto la voce si era sparsa e attorno alla capanna stazionavano sempre gruppi di curiosi. Mseridon aveva ormai fama di santo.
Avrebbe vinto o tanto impegno non sarebbe servito a niente? Si erano formati due partiti, pro e contro il giovane ostinato. Finché, dopo quasi due anni di clausura, Mseridon un giorno uscì dalla capanna. Il sole finalmente gli illuminò la faccia, la quale non aveva più segni di lebbra, non assomigliava ai muso di un leone, bensì risplendeva di bellezza.
"È guarito, è guarito!" gridò la gente incerta se mettersi a piangere di gioia o lasciarsi divorare dall’invidia. Era guarito infatti Mseridon ma per poter lasciare il lebbrosario doveva avere un documento.
Andò dal medico fiscale che faceva ogni settimana l’ispezione, si spogliò e si fece visitare.
"Giovanotto, puoi dirti fortunato" fu il responso "devo ammettere che sei quasi guarito."
"Quasi? Perché" chiese il giovane con amara delusione.
"Guarda, guarda qui la brutta crosticina" fece il medico additando con una bacchetta, per non toccarlo, un puntino colore della cenere non più grande di un pidocchio, sul mignolo di un piede "bisogna che tu elimini anche questa se vuoi che io ti lasci libero."
Mseridon tornò alla sua capanna e mai seppe neppur lui come fece a superare lo sconforto. Credeva di essere ormai salvo, aveva allentato tutte le energie, già si apprestava al premio: e doveva invece riprendere il calvario.
"Coraggio" lo incitava il vecchio Giacomo "ancora un piccolo sforzo, il più l’hai fatto, sarebbe pazzesco rinunciare proprio adesso."
Era una rugosità microscopica sui mignolo ma sembrava che non volesse arrendersi. Un mese e poi due mesi di ininterrotta potentissima preghiera. Niente. Un terzo, un quarto, un quinto mese.
Niente. Mseridon stava per mollare quando una notte, passandosi, come faceva ormai meccanicamente, una mano sul piede malato, non incontrò più la crosticina.
I lebbrosi lo portarono in trionfo. Era ormai libero. Dinanzi al corpo di guardia ci furono i commiati. Poi soltanto il vecchio Giacomo, saltellando, lo accompagnò alla porta esterna. Furono controllati i documenti, la chiave cigolò girando nella serratura, la sentinella spalancò la porta.
Apparve il mondo nel sole del primo mattino, così fresco e pieno di speranze. I boschi, le praterie verdi, gli uccellini che cantavano, e in fondo biancheggiava la città con le sue torri candide, le terrazze orlate di giardini, gli stendardi fluttuanti, gli altissimi aquiloni a forma di draghi e di serpenti; e sotto, che non si vedevano, miriadi di vite e di occasioni, le donne, le voluttà, i lussi, le avventure, la corte, gli intrighi, la potenza, le armi, il regno dell’uomo!
Il vecchio Giacomo osservava la faccia del giovane, curioso di vederla illuminata dalla gioia. Sorrise infatti Mseridon al panorama della libertà. Ma fu un istante. Subito il giovane cavaliere impallidì.
"Che hai?" gli chiese il vecchio supponendo che l’emozione gli avesse tolto il fiato. E la sentinella: "Su, su svelto, giovanotto, passa fuori che io devo subito richiudere, non ti farai pregare, spero!"
RispondiEliminaInvece Mseridon fece un passo indietro e si coprì gli occhi con le mani: "Oh è terribile!"
"Che hai?" ripeté Giacomo. "Stai male?"
"Non posso!" disse Mseridon. Dinanzi a lui, di colpo, la visione era cambiata. E al posto delle torri e delle cupole, giaceva adesso un sordido groviglio di catapecchie polverose, grondanti di sterco e di miseria, e invece degli stendardi, sopra i tetti, nugoli caliginosi di tafani come un infetto polverone.
Il vecchio domandò: "Che cosa vedi, Mseridon? Dimmi: vedi marcio e luridume dove prima tutto era glorioso? Al posto dei palazzi vedi ignobili capanne? È cosi, Mseridon?"
"Sì, sì, tutto è diventato orribile. Perché? Cosa è successo?"
"Io lo sapevo" fece il patriarca "lo sapevo ma non osavo dirtelo. Questo è il destino di noi uomini, tutto si paga a caro prezzo. Non ti sei mai chiesto chi ti dava la forza di pregare? Le tue preghiere erano di quelle a cui non resiste neanche la collera del cielo. Tu hai vinto, sei guarito. E adesso paghi."
"Pago? E perché?"
"Perché era la grazia che ti sosteneva. E la grazia dell’Onnipotente non risparmia. Sei guarito ma non sei più lo stesso di una volta. Di giorno in giorno, mentre la grazia lavorava in te, senza saperlo tu perdevi il gusto della vita. Tu guarivi, ma le cose per cui smaniavi di guarire a poco a poco si staccavano, diventavano fantasmi, cimbe natanti sopra il mar degli anni! Io lo sapevo. Credevi di essere tu a vincere, e invece era Dio che ti vinceva. Così hai perso per sempre i desideri. Sei ricco ma adesso i soldi non ti importano, sei giovane ma non ti importano le donne. La città ti sembra un letamaio. Eri un gentiluomo, sei un santo, capisci come il conto torna? Sei nostro, finalmente, Mseridon! L’unica felicità che ti rimane è qui tra noi, lebbrosi, a e consolarci... Su, sentinella, chiudi pure la porta, noi rientriamo."
La sentinella tirò a sé il battente.
Dino Buzzati - Sessanta racconti - L'uomo che volle guarire
Buon Santo Natale di guarigione a Tutti
Bello, grazie.
EliminaA Mseridon invece vorrei esporre un mio pensiero, visto che io, pur disgustato di me stesso e di loro, sarei tornato dalle schiave adolescenti.
“Ma tu infatti non sei santo” - mi si potrebbe rispondere. Su questo non ci piove, ad ogni modo posso fare un ragionamento, all’interno della cornice cristiana.
I lebbrosi devono stare con i lebbrosi ad ascoltare le favole delle guardie, è una loro libera scelta, come quella di non pregare. Si facciano tutti i vaccini, o qualsiasi cosa desiderino. L’esempio l’hanno avuto, e nuovamente hanno scelto di ignorarlo. (Apocalisse 22,11)
I nobili, ricchi e belli, hanno il dovere di pretendere un tantino di più dalla vita. Siccome a loro è stato dato molto, di molto verrà loro chiesto il conto. (Matteo 25,14-30)
Una volta che si è preso atto che la vita è una commedia, “milizia sulla terra” (Giobbe 7), che uno sia disgustato o meno da ciò che lo circonda non ha più importanza, l’unica cosa che conta è che la recita sia ben fatta, ognuno al meglio delle sue possibilità.
Torna quindi Mseridon, come Cristo, nel mondo; facile essere santi tra i lebbrosi e i deformi (Siracide 2). I guru della società teosofica, le loro innumerevoli reincarnazioni, i maestri di winciu’ o di yoga, la massoneria tutta, ci hanno rotto i coglioni. Abbiamo bisogno di te, di un esempio.
Non perché’ non crediamo… proprio perché’ crediamo. La Torà fu data a Israele allo scopo di rendere il mondo una dimora adatta a Dio.
Qui invece non si respira più.
***
È un pensiero eretico? O è questo cristianesimo rinunciatario ad essere eretico? Sarei davvero curioso di ascoltare l’opinione di qualche lettore cristiano.
Per Nachtigall:
Eliminala preghiera è una cosa seria, san Giovanni della Croce diceva di pregare anche mentre si espletano i propri bisogni; bisognerebbe pregare incessantemente, ricordarsi cioè di essere sempre al cospetto di Dio; questo ci aiuta ad rimanere vigili. Mseridon con la sua continua preghiera era entrato così nella profondità del proprio essere da lasciarvi entrare Dio, così le luci del mondo non erano più un’attrattiva per lui perché le vedeva con gli occhi dello spirito e non più con quelli del corpo.
Non credo che il cristiano possa seguire la scelta di Mseridon, a parte qualche anima ascetica. Certo il cristiano vorrebbe stare il più possibile in preghiera, perché solo in quel momento sente la verità di se stesso. E’ ben conscio però che la vita è una battaglia quotidiana spirituale e materiale, quest’ultima anche alla luce degli accadimenti di questi ultimi anni, e la deve affrontare evangelizzando il mondo con la parola e il suo esempio di vita (non sempre facile per l’esempio), ma lascia gli addormentati al loro destino, se non vogliono ascoltare.
Il cristiano crede in Dio, adora Dio, spera in Dio e ama Dio, e prega anche per quelli che non credono in Dio, non adorano Dio, non sperano in Dio e non amano Dio.
Da cristiana però so che non posso fidarmi di me stessa e, oltre alla preghiera mentale e vocale in solitudine, ho bisogno anche della preghiera unita agli altri fedeli e di accostarmi ai S. Sacramenti, ma qui si apre un’altra finestra, quella sull’Ecclesia, l'adunanza.
Auguro un Santo Natale a te Alceste che ci ospiti sul tuo canale e a tutti i lettori.
Anna
Grazie, Anna, per la risposta.
EliminaÈ proprio la rinuncia alla battaglia, non l'ascetismo in sé, che stride con il concetto di nobiltà (e, per come lo comprendo io, di cristianesimo). Gesù si fa quaranta giorni nel deserto, e anche lì viene raggiunto dalle tentazioni (un privilegio dei migliori), ma poi torna nel mondo. Che importa se questo ha o non ha più attrattiva! Come in una palestra, uno non deve amare i pesi per alzarli. Li alza perché è un esercizio, e perché può...
Un'ultima cosa poi mi taccio!
RispondiEliminaStamattina leggevo i titoli dell'ANSIA (non mi avventuro oltre).
"L'UE sceglie il debito komune per Kiev, salta l'uso degli asset"
"Zelensky, bene proposta sugli asset perche' Mosca capisce che e' colpevole" (?)
"Banca centrale russa, faremo causa alle banche europee per gli asset".
Ora: asset e' l'anagramma di tasse, quindi la prima notizia e' chiarissima, se letta al contrario. L'ultima credo che significhi ulteriori "asset"... infatti a causa persa bisognera' anche risarcire.
Buon Natale a tutti
Dante - Purgatorio - canto III - Virgilio a Dante ...
RispondiElimina"State contenti, umana gente, al quia;
ché, se potuto aveste veder tutto,
mestier non era parturir Maria"
la ragione umana non può comprendere tutto, soprattutto gli aspetti spirituali: deve accettare i misteri di Dio.
Se potesse comprendere tutto, la nascita di Gesù attraverso Maria non sarebbe stata necessaria, e la Fede non avrebbe avuto ruolo.
Quasimodo
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
AI dixit
La ragione può produrre analisi strutturale e formale:
Tipologia: Identificare se è narrativo, descrittivo, espositivo, argomentativo, poetico, ecc..
Sequenze: Suddivisione in sequenze (narrative, descrittive, riflessive, dialogiche).
Temi: Individuazione dei nuclei tematici e concettuali.
Personaggi: Analisi di protagonisti, antagonisti, aiutanti (caratteristiche fisiche, psicologiche, sociali).
Spazio e tempo: Analisi dell'ambientazione.
Stile e linguaggio: Registro (aulico, colloquiale), lessico, sintassi (paratassi/ipotassi), scelte stilistiche.
Figure retoriche: Metafore, similitudini, allitterazioni, ecc..
Analisi del contesto : Collegamento con l'autore, l'opera, il movimento letterario, il periodo storico-culturale.
Interpretazione: Spiegazione del messaggio complessivo e delle intenzioni dell'autore, collegando contenuto e forma
Ma chi intuisce, comprende l'angoscia della fugacità della vita e la solitudine esistenziale che si provano leggendo i versi ?
La ragione analizza cadaveri della realtà, come un perito settore; ma l'Uomo dissezionato chi era ?
Buon Natale, caro Alceste! Sono ancora vivo quindi ti leggo ancora oppure ti leggo ancora quindi sono ancora vivo...
RispondiEliminaGrazie sempre.
Sopravvivere è il maggior dispetto che possiamo fargli.
EliminaSempre viva pura io, sebbene eviti sempre piu' la disumanizzazione del web.
EliminaBun Natale
Buon Natale Alceste e lettori nuovi e vecchi! Ben ritrovati a tutti.
EliminaSempre viva pure io, mentre evito la disumanizzazione del web.
Questo spazio dona sempre un gradito ristoro.
Ise
Buon Natale ad Alceste e ai lettori tutti.
RispondiEliminaFernando
Carissimi auguri di Buon Natale e felice anno nuovo ad Alceste e a tutti i lettori del blog...
RispondiEliminaps. tre suggerimenti musicali 2025
Sleep Token, even in arcadia
Richard ashcroft, lovin you
S.G. Goodman, planting by the signs
Buon Natale Alceste in ritardo Sitka
RispondiEliminaIl ceo che ne spara una al minuto ha detto la verità nuda e cruda ovvero che l'Italia sparirà nel giro di pochi anni. Vero. Per questi pazzi che si credono il patreterno rimando all'arringa di Don Bastiano sul patibolo nel pur inflazionato film Il Marchese del Grillo. Detto questo ha ragione non ci sono dubbi, se non fosse che lui intende l'Italia come non la intendo io. Per lui l'Italia è questa nazione piuttosto giovane e una penisola abitata dai così detti italiani. Se per voi e per me è altro il discorso cambia però. Fa tristezza certo sapere che, come ci ricorda Alceste, gli italiani non sappiano cosa sia l'Italia, ma tanto basta.
RispondiEliminaSitka
Che ne pensate di questa interpretazione sulla strage in Svizzera ?
RispondiEliminaInteressante anche dal minuto 9.05:
https://youtu.be/QfD8bHtfaYM?si=1rhdG5RRNJHL6POt
Non saprei cosa pensare. Un sacrificio umano, una tragedia casuale? Mi spaventano di più le tendenze generali della dittatura incipiente che in Venezuela ha fatto un altro bel passo in avanti.
Elimina“ A pezzo a pezzo, coi loro formidabili arnesi, vorranno isterilire, rovinare, frantumare e pol-
RispondiEliminaverizzare tutto ciò che sta in un angolo del mondo, la stessa materia del mondo, il monte, la
collina, il promontorio, la pendice, l’isola, il campo [...]. Perché odieranno la vita essi saranno
chiamati biofobi; perché faranno saltare a pezzo a pezzo il mondo si chiameranno geoclasti.“
Federico De Roberto - L’Imperio
P.S. E’ giunto il momento dell’Iran. Caro Alceste, lo avevi predetto.
Giunto il momento di tutti. Una spianata universale. In un certo senso siamo addirittura fortunati ad aver il privilegio di assistere a una tale catastrofe. Se solo non ricordassi che che siamo stati, unica causa del dolore. Ciò che siamo stati in minima parte, perché quando nacqui già molto era stato distrutto, eppure provo un patimento indescrivibile.
Eliminahttps://www.youtube.com/watch?v=UclrVWafRAI
RispondiEliminaAspettiamo la superintelligenza ... sono scettico.
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