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07 novembre 2019

Cristo per caso


Roma, 7 novembre 2019 

Ho sempre avuto in sospetto gli atei dichiarati e compiaciuti, io ateo.
Mi dan fastidio i tifosi; chi comprende la vastità del Tutto mai parteggia per qualcosa: comprende, invece.
O per meglio dire: ricomprende.
Fra i pochissimi autori che fan toccare vivamente tale sentimento vi sono Leon Bloy e Jorge Luis Borges. Il secondo sulle orme del primo.

Leon Bloy fu un reazionario, un cattolico, devoto alla Madonna de La Salette (La Salette-Fallavaux). Straniero in patria, straniero fra gli stessi cristiani.

La sua visione, apparentemente semplice, ha risvolti di terribile grandiosità. Anche qui, come per l’idealismo, valgono le famose parole: facile è afferrarne le premesse, vertiginoso e quasi impossibile calcolarne gli esiti e viverli, come fossero per noi operanti, ogni giorno.

In Bloy ho ritrovato il mistero della divinità, intatto.

22 maggio 2018

Il mondo che abbiamo perduto

Giochi a Trastevere. Dall'album "Roma sparita"
Roma, 22 maggio 2018

Ivan Karamazov. "Io, vedi, sono un appassionato e un collezionista di certi fatterelli, e me li appunto e ne faccio raccolta di sui giornali e dalla viva voce, comunque me ne venga il destro, cosicché d'un certo genere di piccoli aneddoti posseggo ormai una buona collezione".

Fatterelli. Sì, ormai vivo per i fatterelli. Le inscrivo, tali pinzellacchere, nel cerchio fetido d‘una basilare interpretazione: il mondo attuale è il mondo di appena ieri, ma al contrario. Il mondo al contrario. E tutto va a posto. È così. Fatti, aneddoti, rivendicazioni, slogan. Non si ha da essere cristiani per capire che la croce al rovescio è il simbolo dei tempi a venire, insomma. La croce del sabba è solo uno dei simboli dell'inversione universale. Ogni sincero ateo dovrebbe convenirne.

Sutter Cane. I fatti e gli aneddoti in sé sono ridicoli. Degni delle nostre risa. Eppure, nella loro evidente, violenta, sopraffazione, assolutamente spaventevoli. Come nell’ultima scena de Il seme della follia in cui il protagonista, a rivedersi sullo schermo mentre cerca di impedire la dissoluzione del mondo a opera di Sutter Cane, prima trasecola, poi ghigna incredulo, quindi ride, con fare sempre più liberatorio, irresistibilmente, sino alle plaghe in cui si cede alla disperazione estrema.

Nuovi tempi. Basilica di San Giovanni in Laterano come discoteca per migranti. La cattedrale della Diocesi di Roma, retta direttamente dal Papa. La Festa dei Popoli: ma quali popoli? “Earth Day Italia sarà presente alla XXVII edizione della tradizionale Festa dei Popoli, organizzata dall’Ufficio Migrantes della Diocesi di Roma e dalla Caritas di Roma in collaborazione con le comunità cattoliche etniche, con impresa Sant’Annibale Onlus e con numerose realtà impegnate sul tema delle migrazioni“. Ecco, forse ora ci siamo. Balli etnici e tribali all’interno della Basilica. I Trinca Bongo fanno baldoria. Una festa. Più una balera che una chiesa, via. Nessuno ha da ridire, per carità. Un fatterello, un aneddoto.