venerdì 13 dicembre 2019

Note invernali


Roma, 12 dicembre 2019

Ignorare il tifo, i partiti, le prese di posizioni consunte e consolidate equivale a orizzontarsi in un bosco, di notte. Non è facile, se manca la luce della luna. Ci ho provato, alcune volte; il corpo reagisce dapprima goffamente, a cercare riferimenti non più esistenti; quindi l’occhio si abitua, anche nel fitto delle tenebre, il piede prende confidenza col terreno, si conforma agli ostacoli, le braccia si mutano in tentacoli sensorii; l’orecchio capta sonorità dapprima insondabili. Certo, c’è da vincere la paura. Lo sfiorare d’un ala sconosciuta o lo smuovere delle frasche atterriscono; una sorgente d’acqua, e le sue cascatelle, nel buio, il fragore che ingigantisce nella testa, possono addirittura gettare nel panico più abietto. Perché questo è: panico, come se la Natura volesse possederci e perderci definitivamente, in Sé. Eppure occorre tener duro, a costo di appiattirci al terreno e restare lì, immobili. No, non è facile; il conformismo è una droga potente; il sentiero stabilito dal potere invita a proseguire, sempre: perché inoltrarsi nel bosco?

Siamo talmente assuefatti a prendere posizione all’ombra di tali mascherine - la destra la sinistra la libertà il progresso la reazione - da nemmeno immaginare un mondo deciso da noi stessi, in cui le biforcazioni, i sentieri più sicuri e i pericoli vengono individuati da cippi e segni escogitati dall’esperienza della vita e del passato, senza il comodo di tali meschinità.

venerdì 6 dicembre 2019

Quante stupide galline che si azzuffano per niente

 

Roma, 6 dicembre 2019

A Parigi c’è lo sciopero generale.
Incendi, tumulti. Presso la Senna? Smoke on the water.
Sembra un indizio preciso di sollevazione popolare, eppure non lo è.
Tutto appare anacronistico.
La parola “sciopero” è la più datata di tutte, fuori sincrono, risibile.
Si sciopera astenendosi dal lavoro. Ma, poiché il lavoro è sempre più residuale, lo sciopero, inevitabilmente, appartiene sempre meno al corpo sociale. Senza tener conto che la maggior parte dei lavoratori, che diverranno una minoranza, non scioperano di sicuro. O perché lo ritengono inutile, o perché non gliene frega nulla o perché non possono permetterselo, per vari motivi. Chi sciopera, già oggi, è una  minoranza nella minoranza, hai voglia a spaccare qualche vetrinetta.

martedì 3 dicembre 2019

Belle Époque


Roma, 3 dicembre 2019

Mi è capitato di assistere a una retrospettiva dei fratelli Lumière.
I signori Lumière, distillando il lavoro dei decenni precedenti, sgomentarono le platee parigine alla fine del 1895 (28 dicembre) proiettando, nel Salon Indien du Gran Café de Paris, L’uscita degli operai dalle Officine Lumière e il fatidico Arrivo del treno alla stazione de La Ciotat.
Da quella data ogni fotografo, curioso o artista anela la cinepresa.
Centinaia di operatori, più o meno improvvisati, si sguinzagliano per il mondo, ormai ridotto a sgabuzzino dell’essere umano, piazzando i nuovi occhi a registrare il quotidiano.
Mosca, Roma, Vancouver, New York saltano dalla realtà all’immagine divenendo fruizione: per il pubblico sempre meno scelto: alla fin fine per il mondo tout court.

Già nel 1896 abbiamo una vasta scelta di immagini. I Francesi conoscono in diretta le capitali d’Europa, gli Americani i sobborghi londinesi, i Canadesi il Ponte Ripetta a Roma; l’Occidente si fa stretto, l’Atlantico si prosciuga, l’Europa si rimpiccolisce a vista d’occhio. Decadono la meraviglia e l’arte, subentra la cronaca minuta.

martedì 26 novembre 2019

Pausa caffè



Roma, 26 novembre 2019

Sarà più facile di quanto si pensi. Abituarsi alla monarchia degli sfaccendati e dei pezzenti che si credono benestanti. Sarà ancor più facile che fare il callo papillare al gusto degli insetti tostati e delle alghe liofilizzate.
Voglia di lavorare saltami addosso. Sì, vi è la costante, pervicace, inaffondabile, idea che il lavoro più non renda. A che pro lavorare? E allora, pian piano, ci si sprofonda nel miele accumulato da madri padri e nonni, quegli orsi selvatici; e si succhia, lentamente, con un occhio, atterrito, a imposte e balzelli e cedole condominiali, e l’altro, speranzoso, alle mirabilie della tecnica finanziaria che promette, caschi il mondo, cospicui interessi; sotto forma di paghetta digitale; ogni tre mesi, direttamente sul conto in banca: ventotto euri, quattordici euri, ventisette euri: a rimpinguare le scorte dei sommenzionati orsi.

No, non si ha più voglia di lavorare. È un complotto? In effetti, a compulsare le orge statistiche, pare proprio un complotto più che un trend. Lavorare equivale innanzitutto a essere qualcosa. Il lavoro identifica. Il lavoro, poi, specie quello artigianale o altamente professionistico, immette in una considerazione di sé stessi più alta: il restauratore, il geometra, il falegname, l’avvocato, il ragioniere: ecco le corporazioni. La corporazione è, come la si consideri, un’entità sovraindividuale, appena al di sopra della famiglia; e al di sotto della Patria: entità che spiacciono ai dissolutori.


lunedì 18 novembre 2019

Io sono Liliana


Roma, 18 novembre 2019

Hartman. Sull’umanità in generale la penso come il sergente Hartman: “Qui vige l’eguaglianza: non conta un cazzo nessuno! Io sono un duro, però sono giusto: qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani o messicani!”.
Non parteggio, non tifo; osservo.
Il piagnisteo attorno ai tweet antisemiti contro la senatrice a vita Liliana Segre riuscirebbe a gettare nella depressione persino Heidi.
In pochi attimi si è creata, per utilizzare una sempreverede locuzione di Pier Paolo Pasolini, una “bolgia di stupidità” che ha risucchiato ogni ansimo di ragionevolezza.

Categorie. La destra, la sinistra? Esse, nella realtà, non esistono (non esiste, cioè, un uomo di destra come non esiste un uomo di sinistra); non esiste nemmeno il fascismo o il neoilluminismo. Esistono, però, attitudini inestirpabili dell’animo umano che, per comodità, o per meglio controllare gli armenti (leggi: i coglioni), vengono classificate sotto tali amabili categorie.

martedì 12 novembre 2019

Io sono Giorgia [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Guardo MyssKeta(mina) offrire cosce procaci da puledra autosufficiente al parterre di una discoteca di Bologna.
Indossa la solita mascherina da odalisca d’harem; lei, erotica fantina su mortadelle, che l’infantile orda di ammiratori dessinistra vorrebbe candidata per il PD alle prossime regionali d’Emilia-Romagna, urla: “Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana”.
Giorgia Meloni, la Le Pen de’ noantri, la pasionaria regina di Coattonia, così come i merli repubblichini e faziolitti berciano dai palinsesti tv e dalle pagine illeggibili dei loro colicosi mandatari editoriali, sta assurgendo ad altezze mediatiche impensabili fino a qualche mese addietro.
Ma veramente il Potere, così impersonale, che liscia il pelo del candido felino persiano acquattato sulle tornite gambe di MyssKeta - forse programmata da una farfalla Monarch a vivere un’estate d’orge social e destinata ad essere terminata in un inverno  dominato dalle macchine pensanti - vuole  tutto questo dimenarsi ritmico di slogan sovranisti?

giovedì 7 novembre 2019

Cristo per caso


Roma, 7 novembre 2019 

Ho sempre avuto in sospetto gli atei dichiarati e compiaciuti, io ateo.
Mi dan fastidio i tifosi; chi comprende la vastità del Tutto mai parteggia per qualcosa: comprende, invece.
O per meglio dire: ricomprende.
Fra i pochissimi autori che fan toccare vivamente tale sentimento vi sono Leon Bloy e Jorge Luis Borges. Il secondo sulle orme del primo.

Leon Bloy fu un reazionario, un cattolico, devoto alla Madonna de La Salette (La Salette-Fallavaux). Straniero in patria, straniero fra gli stessi cristiani.

La sua visione, apparentemente semplice, ha risvolti di terribile grandiosità. Anche qui, come per l’idealismo, valgono le famose parole: facile è afferrarne le premesse, vertiginoso e quasi impossibile calcolarne gli esiti e viverli, come fossero per noi operanti, ogni giorno.

In Bloy ho ritrovato il mistero della divinità, intatto.

lunedì 28 ottobre 2019

Il gregge alza la testa (paralipomeni a "Avemo vinto, poppolo!")


- Avemo vinto, poppolo!

- Per un paio d'anni siamo a posto

Roma, 28 ottobre 2019

Ottobre, andiamo. È tempo di votare … Ben il 65% degli elettori umbri ha staccato il fondoschiena dalla poltrona per recarsi alle urne. I pecoroni, insomma, han lasciato gli stazzi, lordi di letame da olotelevisore, eccitati da pastori e capibastone e sottopanza, per addomesticarsi definitivamente in qualche stambugio da voto; ricavato, nella maggior parte dei casi, da scuole, scuole laddove, ormai, gli studenti più non studiano, ma si diportano, onde confermare, anno dopo anno, esame dopo esame, quel sottile analfabetismo da tecnici per cui i primi rudimenti d’informatica convivono con la vaporosa consapevolezza che Alessandro Magno, Giulio Cesare e Ramsete II sono contemporanei l’uno all’altro (e magari si strinsero la mano a Teano).

giovedì 24 ottobre 2019

My generation


Roma, 25 ottobre 2019

Fà ddiesci mijja e nun vedé una fronna!
Imbatte ammalappena in quarche scojjo!
Dapertutto un zilenzio com’un ojjo,
che ssi strilli nun c’è cchi tt’arisponna!
 


Dove te vorti una campaggna rasa
Come sce sii passata la pianozza,
senza manco l’impronta d’una casa!
 


G. G. Belli, Er deserto 

La mia generazione, e qualche suo sparuto dintorno, vomitate, senza troppi affanni, fra i Sessanta e i Settanta, sarà l’ultima a conservare, intimamente, immediatamente, naturalmente, brandelli dell’Antico Ordine.

Una mia vecchia insegnante fu, in tal senso, una delle prime a segnalare la dissoluzione. Si sta muovendo qualcosa, mi disse. Qualcosa. La smobilitazione, il riflusso definitivo. Lei, che aveva votato per decenni al Centro (Partito Repubblicano o Liberale: La Malfa e Malagodi, se tali nomi riescono ancora a dire qualcosa a qualcuno), annusava lo sbraco. Era il 1993. Le pagliacciate romene, cecoslovacche, ungheresi, eltsianiane volgevano al termine: la disfatta rilevava su ciascuna tavolata, a destra, a sinistra, nel mezzo; e sottosopra. Non c’erano strade, solo una. L’unica strada possibile di lì a mezzo secolo, a oggi: e oltre, oltre Giove e l'infinito.

Il comunismo quale estremo katechon si insinuò nella mia coscienza intellettuale; mi convinsi che, al di là dei caporioni, un mondo di due secoli svaniva per lasciar posto a niente.

Perché di questo sono sicuro: col comunismo scomparve anche il capitalismo. E ogni ideologia concorrente al Nulla. Non è capitalismo, il nostro, bensì una dittatura. E le dittature, pur se originano da luoghi diversissimi, e da premesse inconciliabili, remote le une alle altre, finiscono per assomigliarsi tutte. L’ansia del controllo le uniforma straordinariamente.

martedì 22 ottobre 2019

Le ombre [Il Poliscriba]

 

Il Poliscriba

"Là, nel deserto australiano, esiste un posto dove gli aborigeni pregano, all'interno di un supermercato, davanti a vernici e detersivi, perché una volta in quel punto sorgeva un albero sacro".
W. Herzog

Eccomi immerso nel mondo delle ombre.
Nelle mie orecchie il pianoforte batte gli accordi minori del trio op.100 di Franz Schubert, quel secondo movimento lento  intriso del lamento tetracorde del violoncello che, per alcuni di voi, ricorderà le scene a lume di candela di Barry Lyndon.
Scriverò di getto, non mi soffermerò granchè, come mia consuetudine, sul mio pensiero distrofico, per evitare di inondarlo di importanza auto-trofa che proprio non desidero tributargli.
La mia dissertazione ignorante, oggi, verte sul sospetto e sulla mania che da esso promana.
Mi riferisco, più precisamente, a questo continuo cercare dietro i sipari, i burattinai, visto e considerato che sulle marionette o i pupi sospesi ai fili dei loro manovratori, non c’è molto da dire.
Quello che ho osservato in maniera discreta, senza troppo vacillar di presunzione, è la completa assenza di prospettiva dei supposti "Agenti del Male" per mancanza di tempo e non del suo contrario.
In genere, il sospettoso, che per motivi lessicali non nominerò complottista o complottologo, è convinto, in buona fede, che il male non sia banale - perdonate la rima non cercata - ma più informato del popolo mazziato e in anticipo sugli eventi, anzi è lui che li crea e li dirige, consapevole che il futuro è nelle sue malvagie mani.

venerdì 18 ottobre 2019

Se c'è la goccia è GIM!


Roma, 17 ottobre 2019

"Se c'è la goccia è GIM!".
Così recitava un vecchio refrain pubblicitario della Galbani. Se, tagliando il gorgonzola, colava la predetta goccia, allora si era in presenza del genuino, autentico, saporoso, gorgonzola DOP GIM.
Era la goccia a rilevare come essenziale. 
Goccia: GIM; no goccia: no GIM.
Chiaro, limpido, adamantino.
E così per le signore.
Se, aprendo le pagine digitali di un qualunque brogliaccio, c'è una bella signora o una bella ragazza, e questa è vittima, vittima della brutalità islamica, nordcoreana, maschile, razzista, clericale, omofoba et cetera allora qui rilevano le buccine del Potere, a tutto sfiato, nella loro essenza più pura e pagliaccesca.
La tecnica usata è quella illustrata in Son tutte belle le signore dell'Occidente.
Una tecnica che, a prima vista, sembra puerile; e infatti lo è; dev'esserlo, puerile, poiché suo compito è imbonire milioni di micchi che, appunto, reagiscono come esserini puerili. Tecnopueri. Ovvero adulti con mozioni infantili dell'animo.
Basta una foto: inutile proseguire. Asia la Curda (Asia Ramazan Antar, 1997-2016, l'Angelina Jolie del Kurdistan), recentemente risalita alla ribalta per motivi ovvi, agnello sacrificale dei Turchi/Islamici/Latori di Membro Qualsivoglia, sempre cattivacci, persuade, col suo sorriso innocente e irresistibile, legioni di esserini.

venerdì 11 ottobre 2019

Me ne frego


Roma, 11 ottobre 2019

Lo ammetto, tendo all’autodistruzione.
Un tratto del carattere che può chiamarsi nobilmente caparbietà, fede, resilienza, ostinazione, purezza.
Ah, quante volte avrei potuto approfittare delle mollezze del presente!
Molte volte.
La vita si schiudeva piana; bastava dire “sì” e avrei ereditato la carriera facile, il posto immacolato e, soprattutto, il dolce sopore del conformismo - quel conformismo che, ricordiamolo, è una droga. Il conformismo rilascia nel corpo, lentamente, sostanze moralmente emollienti; si insinua nelle fibre migliori; scava negli anfratti più riposti.
Il conformista passeggia sicuro, il disprezzo già pronto sullo scaffale dell’ovvio, i giudizi che scivolano sulla vaselina della maggioranza; i conformisti entrano nella vita, come direbbe Gadda, a culo indietro, sempre sul velluto. La mediocrità gli si confà mirabilmente.


Sì, i conformisti sono mediocri. Non di quella mediocrità aurea formata dalla tradizione; no, è una mediocrità che riposa su poche parole d’ordine forgiate dal potere. L’Italia è stata distrutta da tale mediocrità; persino in ambiti in cui deve naturalmente rifuggire, essa impera. Il mediocre lo si riconosce subito: spesso è un tecnico. Il tecnico cerca di stupire o, addirittura, di umiliare l’interlocutore grattando il barattolo della competenza; poi, adescato verso pur minuscoli settori della vera conoscenza, crolla miseramente: preti che ignorano la resurrezione della carne, avvocati edaci che spalancano gli occhi di fronte a una citazione di Ulpiano, architetti e geometri all’oscuro di Arnolfo di Cambio, studenti liceali, benché cresciutelli, con una contezza assai stenta del concetto di sillogismo (“Il sillogismo è quando le cose si scambiano fra di loro”).



martedì 8 ottobre 2019

Siamo stati un po’ tutti Bruce Lee ... e Charles Bronson [Il Poliscriba]


Il Poliscriba
"I più facoltosi si avvalsero di mezzi corazzati e cingolati con attendenti al pezzo. Un megalomane noleggiò un aereo da bombardamento! ... I meno abbienti contrapposero le non meno efficaci astuzie della guerriglia! ... Le ostilità cessarono al tramonto. Tutti tornarono a casa con le loro prede e i loro trofei, giusto in tempo per vedere la Domenica Sportiva".

Da Il secondo tragico Fantozzi

L’indignazione protratta troppo a lungo alla fine annoia, nausea come tutto ciò di cui si abusa e, a seconda del temperamento d’ognuno, dal bradipo alla scimmia furiosa, se non trova il giusto sfogo rischia di presentarsi sull’epidermide sotto forma di psoriasi o di una volgare dermatite atopica il cui solo rimedio è ben descritto nell’introduzione al Moby Dick di Melville:

Ogni volta che mi ritrovo sulla bocca una smorfia amara; ogni volta che nell'anima ho un novembre umido e stillante; quando mi sorprendo a sostare senza volerlo davanti ai magazzini di casse da morto, o ad accodarmi a tutti i funerali che incontro; e soprattutto quando l'ipocondrio riesce a dominarmi tanto che solo un robusto principio morale può impedirmi di uscire deciso per strada e mettermi metodicamente a gettare in terra il cappello alla gente, allora mi rendo conto che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un gran gesto filosofico Catone si butta sulla spada: io zitto zitto m'imbarco”.

La frustrazione del prudor di mani diviene una dipendenza come altre da presentare a una seduta autoterapeutica di anonimi arrabbiati, di machi che trasudano una virilità già infettata dalla spossattezza presenile, oggetto di un diario di Cheever: “Salve a tutti! Mi chiamo Il Poliscriba e sono incazzato nero, perché mi hanno impedito di andare al voto dopo la fine del governo giallo-verde. Sono un frustrato da tastiera, non mi sento come tutti Muhammad Alì e sono 6 giorni che non rompo a calci un pc”… applausi, solidarietà, un pizzico d’invidia mal celata e pacche sulle spalle.
I consigli si sprecano.
Tenere a bada l’ira in un mondo pacificato, convincersi che la castrazione del maschio sia buona e giusta, per una striminzata sacca di resistenza maschile è cosa assai difficile, ma alla lunga, sopportabile con qualche accorgimento. 

venerdì 4 ottobre 2019

Il maschio è inutile


Roma, 4 ottobre 2019

Poiché, come è emerso, assai naturalmente, in una conversazione digitale col Poliscriba, non c’è nulla da fare per l’Italia, almeno divertiamoci (non so se questa era la vera intenzione riposta del mio interlocutore, ma l’ho intesa così).

Il tratto diaristico del blog è innegabile. D’altra parte cos’è un blog se non il resoconto d’uno scialo di triti fatti, per dirla col poeta? Questa forma, purtroppo, costituisce il suo punto debole. Come se un estraneo volesse sbirciare in un diario e aprisse una pagina a caso: la ricostruzione della personalità di chi lo scrisse sarebbe assai difficile basandosi su quell’unico modo dell’anima. Come nel post sulla caduta del governo che “era nei patti”: ma che ci azzecca, avrà detto qualcuno, quella coda sui Saraceni e sugli uccisori dei Saraceni? Bisognerebbe leggerli tutti, i post, soprattutto quelli iniziali, più sciatti, per comprendere qualcosa:  per avere contezza della vita d’un uomo occorre ingoiare il mondo, disse, a giusto proposito, Tahar ben Jelloun.

E però divertiamoci: ci si conceda questa vacanza. Non ho più voglia di impegnarmi.

Quando, in un paese che ha collezionato individui di genio assoluto, un paese che è paradigma e matrice delle maggiori manifestazioni dell’animo umano, dalle Pandette all’ingegneria alle tempere grasse – quando si ha un passato di spaventevole ricchezza e ci si ritrova con una paccottiglia anarchica senza alto né basso, che riuscirebbe a equivocare, sprovvista com’è di mezzi logici, un fischio per un fiasco, allora non possiamo che limitarci al divertimento.

Esempio. Nel 2018 vinsero, a mani basse, due liste antieuropiste. Entrambe si accordarono per una coalizione di governo: 57%! Un 57% lanciato ad ariete contro Bruxelles e le sue riforme da Monarchia Universale! Senza contare che c’era, all’opposizione, un altro 10%-15% (Fratelli d’Italia, Forza Italia) a cui tali istanze non avrebbero dovuto risultare così estranee (nome omen, o no?). Due Italiani su tre, insomma, erano partiti - matita copiativa in resta - contro il Saracino della giostra di Bruxelles: per farlo a pezzi.