lunedì 7 novembre 2016

Il testamento


Rivedo la mia vecchia terra.
Ritrovo i profili dei palazzi signorili, le strade, le case, i sentieri, gli anditi.
Una fontana di pietra conduce acqua freddissima da una sorgente millenaria; lo zampillo discreto, riecheggiato in un silenzio attonito, sembra garantire l'eternità.

Ecco i fregi, le iscrizioni, le dediche votive.
È una gioia rivederli.
Ma, quando mi faccio più attento, scopro che il volto amato reca i segni di una lebbra sconosciuta, lenta e incurabile.
I sentieri portano a campi spogliati e derelitti, le strade sono sconnesse, gli edifici patrizi puntellati con crostosi tubi metallici, lerci di merde di piccione, inaccessibili.
Le case sono fredde, le finestre buie, gli intonaci si distaccano in silenzio.
In vendita, tutto è in vendita. La patria è in vendita.

I campi sono deserti, le vigne abbandonate, i fiumi escono dal letto, i padri ci lasciano.
Quanto potremo resistere?
I padri, i vecchi padri, quanto abbiamo riso di loro.
Ci credevamo superiori.
Senza di loro non siamo niente.

La nostra arroganza, la sicurezza, la protervia ci verranno strappate come un cenci da arricchiti comprato a pegno della nostra anima.

Il sangue avvelenato da un incesto.
Sguardi bassi, ottusi.
I segni antichi hanno perso il potere.
Nulla risponde alla calma e segreta trama dell'ordine consueto.
Anche gli animali ci fuggono.
Il patto è stato infranto.

sabato 5 novembre 2016

Una poesia - Emily Dickinson, Uscii di casa presto ...


Bibliomanzia, l'arte di estrarre presagi da un libro riconosciuto come sacro, o profeticamente ispirato; ovvero come perfetto, inemendabile - un libro a cui nessuno può sottrarre o aggiungere nulla senza turbare un equilibrio miracoloso: la Bibbia e i Vangeli, ovviamente, ma anche Esiodo, Omero, Virgilio; e il Canzoniere di Petrarca, la Commedia, Macbeth, il Faust; e la raccolta poetica di Emily Dickinson, ormai un classico della poesia di tutti i tempi. Si prende in mano il libro, si apre a caso e si leggono poche righe; una poesia vale l'altra: ognuna è una via per accedere a una grande anima poetica che, come Dante Shakespeare Petrarca, riflette il mondo e i tempi, e li riassume in quei pochi etti di carta, nelle nostre mani.
Cosa dire su Uscii presto? Inizia con un moto infantile, fiabesco, e diviene una metafora sessuale ardita, quasi esplicita, ma priva di qualsiasi goffa malizia - malizia spenta sul nascere dal suo innato e raffinatissimo istinto per l'alta mediazione lirica.

Uscii di casa presto, col mio cane,
feci visita al mare;
e le sirene, dalle sue cantine
uscirono a vedermi,

E i vascelli del piano di sopra
tesero mani di canapa,
credendo fossi un topo
rimasto giù, arenato.

Ma non mi mossi finché la marea
non venne oltre i miei umili sandali,
e oltre il mio grembiale e la cintura,
e oltre il mio corpetto,

e parve che volesse divorarmi
tutta, come una goccia di rugiada
sopra la veste di un ranuncolo -
allora anch'io mi mossi.

E il mare fu incalzante alle mie spalle;
sentivo il suo tallone argenteo
sopra la mia caviglia - ed i miei sandali
allora traboccarono di perle.

Finché incontrammo il solido paese,
dov'egli non aveva conoscenti;
inchinatosi allora, col suo sguardo possente,
il mare tornò indietro.

Da Emily Dickinson, Tutte le poesie (traduzione di Marisa Bulgheroni)

Storia di Mario Salvi, il Gufo (e la nostra storia)


Pubblicato su Pauperclass il 10 aprile 2015
 
Ed ecco l'autobus.
Striscia lentissimo nel traffico, come un bacarozzo malato. In curva la parte sinistra sprofonda, con gli ammortizzatori scoppiati; è gravato della solita carne da cannone.
Le tre porte si aprono simultanee; quella posteriore è presidiata dai soliti nordafricani (sempre gli stessi, sembrano comparse di una pellicola sulla disfatta dell'amministrazione capitolina); l'anteriore si apre a metà: un pensionato con carrello si inerpica lentamente e dolorosamente sulla pedana: pianta a fatica il piede destro, poi artiglia un sostegno, fa un mezzo giro panoramico esercitando un orgoglioso sguardo di disprezzo su uomini e cose, poi sale col sinistro; una volta sulla pedana, issa il carrello della spesa con entrambe le mani. L'operazione è complessa; non si muove nessuno; e neanch'io, per carità.
La folla si concentra perciò sulla porta centrale: le solite schermaglie fra chi scende e chi sale: infine si intravede uno spazio libero, l'area destinata ai non deambulanti; poiché la natura aborre il vuoto questo viene occupato con foga.
L'autista, scarpe da ginnastica, occhiale scuro, attende con menefreghismo nichilista. Poi, in rapida successione, sbatte i polpastrelli schifati sui tasti della chiusura; c'è un intoppo: riapre. La plebaglia si stringe ancora un poco; tutti riorganizzano la postura degli arti in combinazioni più favorevoli al guadagno di un minimo di cubatura. Si fa qualche passetto avanti: nuovo pigiar di tasti: stavolta le porte a tagliola si chiudono con uno scatto felice. Si riparte.

Liberarsi dai diritti civili


Pubblicato il 1 aprile 2015

Quale eresia. Si vuole forse divenire razzisti, antisemiti, illiberali, sopraffattori della donna, reazionari, sessuofobi, omofobi e quant'altro?
Le gioie del progresso sociale, le sorti progressive dell'immaginario comune dell'Occidente, l'inevitabile - ormai inevitabile - allargarsi della democrazia: contro le regioni residue dell'oscurantismo: Medio Oriente Russia Cina Indonesia et cetera.
Chi non è d'accordo con la libertà, il libero amore, la parità di genere, il voto a tutti, la libera circolazione degli uomini e delle merci e dei diritti, tanti diritti, diritti a tutti, diritti a cascata.
A questi diritti rinuncio volentieri. Non li voglio.
A dirla tutta mi disgustano. Mi disgusta l'Occidente nel suo complesso.
Mi sobbarcherò - non volentieri, perché è una pena indicibile - tutti gli insulti che da questo rifiuto deriveranno.
E perché lo faccio? Proprio ora che il mondo pare irreversibilmente avviato verso la landa dell'oro della felicità, dell'attuazione dei tre feticci libertà uguaglianza fratellanza?
Credetemi, ho cercato risposte razionali - o anche meno razionali - ho cercato una risposta qualunque ... l'unica che mi sembra accettabile e che questa nuova Bengodi della democrazia sia semplicemente una menzogna.