07 novembre 2022

Suppliche laiche [Il Poliscriba]


Il Poliscriba


Ho visto persone schiacciate da una pressione idraulica contro il cemento, affermare il dissenso contro criminali negazioni.
Alcune di loro indossavano abiti da lavoro, altre stringevano rosari tra le dita, sacralizzando oltremisura il disfacimento dei fondamenti costituzionali, altre ancora, araldi di una normalità vinta dal quotidiano esistere, urlavano a divise insensibili il disperato bisogno di comunità e giustizia terrena che ci costringe separati, accartocciati negli invisibili angoli dell’egoismo di comodo.
Guerra tra stipendiati e salariati, tra redditi protetti e disoccupati, tra sani e presunti malati, tra vecchi e giovani, tra controllori e controllati, tifoserie inventate ad ogni nuovo giro di giostra dell’ opinionismo d’accatto … ‘ma il cielo è sempre più blu’.

I prodromi di questi plurimi divorzi facevano sorridere: l’italianuzzo inconsapevole prostrato al cospetto di format costruiti tutti intorno a lui, randellato dalle pirotecniche abilità oratorie di conduttori coadiuvati da oscuri autori, maestri occulti nel maneggiare le pericolose contraddizioni in seno al popolo.
Né avanti, né indietro tutta, ma ... a tutto sprofondo!
Ci sono suppliche laiche che meriterebbero di essere ascoltate, sospinte fino agli altari “sacri” della democrazia, se veramente la sovranità appartenesse al popolo.
Ve ne sono altre che turbano la stabilità stessa della vita e in genere invocano una ridda inesauribile di diritti e respingono anche i più semplici e sensati doveri.
Il sospetto che questa sovranità appartenga da lungo tempo ad un’oligarchia autoreferenziale dei peggiori, è divenuto certezza, un granitico disincanto schiaffeggiato da manganelli, respinto da scudi di plexiglass, crivellato da leggi inique, appoggiato da professionisti della statistica e dell’algoritmo: golem teleguidati, gelidi traders dell’anima, esecutori diretti o indiretti di una mattanza sociale eseguita giocando al rialzo, scommettendo sul default economico, nervoso, emotivo, mentale della società liquida, ormai in via d’ evaporazione... il future più redditizio che ci sia.
Una società strattonata da talk politicamente disambigui, satura di strilli che intossicano il libero pensiero, immunizzata contro il sano cambiamento di facce e colori, quando la matita cala nel frammentato silenzio della cabina elettorale e, lo stare con se stessi, un’abitudine persa da secoli, terrorizza la sicura tranquillità del non rischiare.
In difesa di tale pericolosa stilla delle viscere, l’espressione più docile si manifesta nel porre quel graffito sul simbolo già visto e conosciuto, incastonato in neuroni aggrovigliati in modalità risparmio cognitivo, ignari della propria conformista schiavitù brandizzata.
Quelle resistenze contro violenze d’acqua e istituzionali, pensavano in molti, promettevano un riscatto, anche se con i ricattatori non bisogna mai scendere a patti.
Oggi, dopo mesi di astrazioni fondate su oceaniche adunate di piazza, i nuovi adulatori del popolo, scelti nel segreto di migliaia di laici confessionali, eletti a possessori dei consessi collinari della Capitale, si ritrovano a fronteggiare vecchi problemi con vecchi strumenti e solite, solide rendite di posizione corroborate da mensilità a cinque zeri.
Rivoluzione è parola confinata nel sidereo astronomico, nell’anfratto storico rispolverato, di quando in quando, da professori di storia attratti dal facile like e dall’incetta di visualizzazioni sul tubo.
Tutto molto trasgressivo, come fumare nei corridoi durante le lezioni più noiose, in genere le più importanti, corridoi oggi ridotti a poltrone ergonomiche davanti a schermi piatti in ossequio a piatte esistenze.
Alla fine, dilagano i divertimenti di massa, e forse, smuovere i glutei in direzione contraria, verso i creatori e i distributori di illusioni, non è solo un esercizio ginnico da un’ora al giorno o scambiare un divano col sellino di una superbike, ma mettere in pericolo la convinzione che, se non ti prendi in faccia, sulla schiena, nello stomaco gli strali del potere dominante, le tue suppliche laiche non otterranno risposta, perché, in altri luoghi e in altri cieli, la sovranità appartiene a Dio.
Il resto è libero arbitrio, un arcaico modo di definire il dominio della coscienza, anch’essa un arnese arrugginito e in disuso che, prima o poi, occorrerà riutilizzare per non usare a sproposito il termine responsabilità e non essere ricordati da psicologi del tempo post-apocalittico che verrà, involucri senz’anima.

10 commenti :

  1. Non crede che la "rivoluzione" la stia facendo il potere?
    Non sarà che rivoluzionario è sempre stato il potere?
    D'altronde il potere è sempre stato anche reazionario.
    Forse al popolo compete solo la conservazione.

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    1. Chi ha il potere? Il principe di questo mondo? Forse si illude di averlo. Ah, alcune notti fa, ero nel dormiveglia, quando ebbi questa intuizione: ''La rivoluzione francese fu uno dei primi esperimenti di ingegneria sociale.''

      Mi sveglio, accendo il portatile e vado su Google Libri per vedere a quale intellettuale moderno e accreditato sia venuta altresì in mente questa cosa.

      ''D'altro canto, l'insania del progetto rivoluzionario si manifesta, secondo Furet, nei sogni di ingegneria sociale: sia pur non citata in modo esplicito, alle spalle di tale diagnosi c'è chiaramente la lezione di Hayek.'' - Domenico Lo Surdo, ''Il revisionismo storico: Problemi e miti'', 2015

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    2. Ormai è perfettamente evidente.
      Oggi si parla di "ingegneria sociale", una volta si parlava di utopia.
      Le utopie si somigliano tutte, hanno una matrice gnostica comune.
      Il cattolicesimo tradizionale si è dato dogmi ferrei per resistere all'attacco degli gnostici dissolutori.

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    3. Anche Massimo Viglione ne parla sempre nei suoi interventi, della rivoluzione e della ”sua” contro-rivoluzione, ad esempio qui: https://www.youtube.com/watch?v=Iu7MAKOYnzQ&t=660s

      Ugualmente costante e’ il riferimento allo gnosticismo, e quello al materialismo dialettico o la rivisitazione del metodo hegeliano applicato al dominio sociale tipo problema, anti-problema e soluzione che e’ poi la sintesi dei due studiata a tavolino… Sono buone riflessioni, credo facciano parte di un filone preciso, dato che se ne trova traccia in molti siti, anche in inglese.

      Io tuttavia resto molto scettica circa il coinvolgimento dello gnosticismo tout court e mi sono fatta una mia idea al riguardo, ma ci sarebbe da affrontare il discorso con una conoscenza approfondita che non ho, purtuttavia non ho ancora trovato chi, tra coloro che lo citano quale filo conduttore del male odierno, lo affrontasse appunto in tal senso…
      Ise

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  2. Poliscriba! Le rivoluzioni lasciamole ai giacobini e badiamo ad una sola cosa: rimanere in piedi in un mondo di rovine.
    https://www.rigenerazionevola.it/in-piedi-tra-rovine-orientamenti/

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    1. Evola ha esposto in maniera magistrale quel che ho sempre pensato.

      L’etica, forma esteriore della coscienza, non e’ cosa che si possa imporre da fuori, eppure e’ la base per qualsiasi organizzazione. Ha pero’ il difetto che non e’ misurabile, soprattutto con i criteri oggi imposti (come il grado di obbedienza individuale). Se fosse quantificabile, e vi fosse un social credit a punti in base al comportamento etico... gli ultimi sarebbero i primi. Non per niente ci e' stata sequestrata, per essere sostituita dalla deontologia, che parolona!
      Gli individui che obbediscono ciecamente ai codici deontologici, ai protocolli, agli ordini (l'ordine dei medici, dei giornalisti, e degli avvocati, oggi la trinita' anticristica italiana per eccellenza), e non piu’ alla coscienza. L'individuo senza carattere, senza esempi di comportamento morale, e' pronto ad obbedire a tutto, credendosi sempre nel giusto. L’homo deontologico fa il suo dovere antiumano al lavoro per mera paura delle sanzioni per violazione del codice, mentre accetta che a scuola, ad esempio, drag queens ed altre amenita’ antiumane educhino il suo bambino.
      Poi ci si chiede come mai abbiano eliminato le materie umanistiche… forse anche perche' queste nutrivano l’etica, la modellavano tirandola fuori dalle coscienze addormentate.

      Curiosando sul sito rigenerazionevola, ho trovato questa pagina:
      https://www.rigenerazionevola.it/le-genti-di-gog-e-magog/
      Anche qui considerazioni attuali e pure in sincronia con quanto tentai di dire molto piu' grossolanamente qualche commento fa.
      Saluti,
      Ise

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    2. Ise,

      Non guardo film, ma da anni sono attratto da ‘Il Signore degli Anelli’ (di cui non ho nemmeno letto i libri). Qualche settimana fa ho infine ceduto e fatto un’eccezione solo per scoprire che proprio in questi mesi anche Amazon si e’ molto interessata all’argomento.
      La storia e’ la stessa di quella di Gog e Magog. Nella serie che ne sta ricavando Amazon, di qualita’ molto discutibile, certi simbolismi sono persino piu’ espliciti.
      In particolare si ritrova spesso la croce templare, che, dopo la visione dei video ‘codici fenici’ di quel canale YouTube – Ultra Horos – che avevo segnalato in qualche commento precedente, non riesco a non vedere ovunque.
      Insomma, sotto infinite forme, leggende, film, libri anche sacri, la storia e’ soltanto una. L’oscurita’ avanza solo quando cedono le difese interne/ci si allontana dalla tradizione, c’e’ una battaglia finale che dopo innumerevoli distruzioni ristabilisce un ordine. E chi dovrebbe combattere l’ultima battaglia sotto una stessa bandiera si perde spesso in liti e conflitti interni e senza senso, per avarizia od ottusita’, cosi’ che la vittoria spesso e’ possibile solo grazie ad un aiuto esterno e miracoloso.

      Ne ‘Il Signore degli Anelli’ mi sembra anche particolarmente esplicita l’importanza del legame simbiotico con il territorio (evidente negli elfi, che hanno anche la caratteristica interessante di vivere moolto a lungo, il che ridefinisce il concetto di 'programmazione a lungo termine'). Al decadere della civilta’, nel vedere una civilta’ decadere, si ‘deprime’ anche la natura circostante e viceversa osservando la natura si puo’ dedurre lo stato di salute di una civilta’. Per come io capisco la Terra stessa e’ un organismo vivente e noi in un rapporto con lei in qualche modo paragonabile a quello delle cellule del nostro corpo con l’insieme del corpo.
      Noi sappiamo che le catastrofi naturali oggi si possono generare (terremoti, alluvioni etc.) ma tengo aperta anche quest’altra ipotesi: ovvero al peggioramento della nostra situazione, corrispondera’ un aumento ed un intensificarsi delle calamita’ naturali avente come unica causa il disequilibrio degli esseri umani. Del resto la stessa ipotesi di calamita’ ‘artificiali’ puo’ essere considerata una variante particolare di questa ipotesi del disequilibrio.
      Ad ogni modo, a prescindere da cio’ che capisco io, questi concetti ricorrono un po’ ovunque… fenomeno di per se' interessante.

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  3. Ciao Nachtigall,

    hai fatto un bel sunto della storia che si ripete ovunque. Noi la vediamo come fine dei tempi, essi ce la chiamano "transizione", sebbene per ora miri alla “riduzione zero”: di virus, emissioni, biologia (che e’ gia’ ibrida e si chiama biotech) ...

    Nel suo libro, che conobbi qui, “Secret Societies and Psychological Warfar”, Michael A. Hoffman da' una sua spiegazione dei cicli in cui siamo finiti, cominciati con la mitica “separazione”, rottura tra Cielo e Terra, concepita anche come successiva separazione tra natura e gnosi, da cui inizia il Tempo, o Crono/Saturno, che divora i figli, che poi faranno lo stesso ai loro figli etc... un bel quadretto di cicli da serpe che si mangia la coda per poi rinascere insomma.
    Certo la creazione e necessita' di tali cicli pone ulteriori domande, ma tanto, per me, la verita' che qui ricaviamo, sara' in qualche modo sempre parziale, o duale se vogliamo, limitata dalla nostra visuale nello spazio e tempo in cui siamo immersi.

    Egli comunque avverte degli psico-drammi in cui ci stanno appositamente immergendo, in modo da generare in noi una paralisi, una totale demoralizzazione rispetto alla potenza di fuoco che appare enorme grazie all’amplificazione fornita a tenaglia da informazione e controinformazione. Credo che sia molto vicino alla realta’, anche se ci stiamo gia’ avvicinando allo step successivo, quello in cui tale amplificazione ha fatto si’ che i piu’ si adegussero e realizzassero, passivamente, i piani che in qualche modo erano in programma.
    Mi richama un poco quello di cui parlava l'articolo di Evola la' dove si diceva: "[...] la penetrazione incontrollabile nel mondo delle entità psichiche e malefiche di ordine inferiore, in grado di operare su vari livelli, sia esteriori, sul piano individuale e collettivo delle coscienze, fino a quello interno-iniziatico, in chiave passiva (contraffazione, parodia, finalizzata alla pseudo-iniziazione) o in chiave attiva (contro-iniziazione)."
    Temo che la vicina fase “attiva” richiedera’ una nostra maggiore costrizio… partecipazione, e forse da te ve ne sono gia' i prodromi.

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  4. Mi dispiace per la lunghezza dei commenti, ma volevo anche dirti che credo anche io che ci possa essere una simbiosi o corrispondenza tra i fenomeni esterni naturali e quelli interni umani, il disequilbrio si trasmette da un piano all’altro ed influenza l'uno e l'altro. Certo le spiegazioni sono metafisiche e hai voglia a parlarne, che poi, in ultima istanza, e’ anche il tema della hybris greca e via dicendo. Non ho mai letto Tolkien, non mi appassiona il genere ma ora sono un poco curiosa, non sei il primo che me ne parla in relazione all’oggi.
    Il fatto che riportavo sulla desertificazione in Asia Centrale alias decadimento sociale soprattutto a tema lgbt, derivava da una fonte storica di un’altra cittadina-oasi, la cui toponomastica richiamava il sito sepolto dalla sabbia, ed in cui si diceva essere stata fondata dai supersiti della calamita’ “desertificatrice” del regno sepolto, ed in particolare da un vecchio saggio che usava avvertire i sodomiti, ma veniva puntualmente da essi deriso o minacciato. Fu proprio seguendo costui in mezzo alla tempesta che un gruppetto riusci’ a salvarsi e fondare la nuova citta’-oasi.
    Insomma si ripeteva anche l’archetipo del “nemo propheta in patria” o meglio ancora quello dei patriarchi biblici “risparmiati da Dio”.
    Altra cosa, si descriveva il primo segnale della calamita’ incombente con un prolungato oscuramento del sole, che precedette la pioggia di sabbia vera e propria… anche questo leit motiv ricorre spesso.
    Cari saluti,
    Ise

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    1. Cara Ise,
      I commenti non sono lunghi, ad ogni modo li leggo sempre con piacere.
      Interessante il libro, deve essermi sfuggita la segnalazione oppure per qualche motivo l’avevo sottovalutata. Sul concetto di paralisi ho riflettuto spesso, tanto da pensare a volte che abbiano ragione quei pochi, tra i miei amici, che intuiscono cio’ che sta succedendo senza perdere tempo ad ‘informarsi’ e tirano dritto con la loro vita come se niente fosse.
      Non riesco a decidermi se sia follia o genialita’. Del resto propendo per la seconda, a patto che nelle scelte di tutti i giorni uno non si renda complice per quieto vivere… qui ognuno ha le sue linee rosse, la mia personale era la museruola… per mia fortuna al momento il problema e’ rientrato, dandomi un po’ di respiro.
      Infatti il punto cruciale e’ questo: contrariamente a quanto molti pensano, cio’ che avviene e’ massimamente democratico. Il vaccino l’hanno voluto tutti coloro che hanno scelto di girare mascherati, per quanto mi riguarda: una votazione a tutti gli effetti. Un democratico che fosse coerente con i suoi principi e contrario ai vaccini, ad esempio, dovrebbe solo che prendere atto della sua sconfitta: si trova in evidente minoranza. Inutile frignare, tirare in ballo la Costituzione (ahah!), etc.
      Si’, siamo nella fase in cui, in seguito a tante piccole scelte apparentemente insignificanti fatte da ognuno, dobbiamo volenti o nolenti prendere parte attiva alla recita (se mi staccano l’acqua non posso far finta di averla ancora…). Era del tutto evitabile questa situazione e del resto sarebbe evitabile ancora in qualsiasi momento, con una presa di coscienza che pero’ arrivera’ secondo me solo con il tempo e tanto dolore; spero di sbagliarmi.
      Sul Signore degli Anelli: a prescindere dal fatto che possa piacere o meno il genere, ho trovato molto utile l’esposizione di alcuni concetti nel contesto di un mondo fantastico, dove paradossalmente risultano piu’ evidenti e immediati da cogliere (e’ sempre difficile osservarsi, l’ovvio non si vede quasi mai); non so poi quanto fedele sia il film al libro.
      Per il resto grazie per l’ulteriore conferma che la storia e’ soltanto una.
      Un caro saluto

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