lunedì 20 settembre 2021

Fianco, coscia o petto?


Unreal City, 19 settembre 2021

A cosa è servito il duro lockdown del 2020?
A spezzare una tradizione, una volontà.
Per quanto possa sembrare incredibile, esso ha da subito mutato le abitudini degli Italiani. Una tabula rasa psicologica su cui hanno attecchito i semi del Nuovo Mondo. Non è un caso che le conquiste PolCor abbiano accelerato a velocità einsteniane: DDL Zan, droghe leggere, ultrafemminismo, climate change, moneta virtuale. In due anni le resistenze sono state fiaccate del tutto; e, infatti, tutto si accetta, con l’occhio attonito e boccheggiante del pescame nella rete. Gli araldi delle libertà son divenuti, con fare solo apparentemente contradditorio, i propagandisti di un’ansia di sottomissione dilagante. Perché anche loro, almeno quelli in buona fede, come la maggior parte di voi, sono sfiniti. Sfiniti da quei mesi di reset, davvero eccezionali, in cui i tarlati legni dell’antico mobilio si son polverizzati in una nube tossica di rassegnazione. Alcuni conoscenti hanno smesso del tutto hobby e occupazioni che gli donavano serenità; o, perlomeno, quella blanda serenità che sprigiona la consuetudine senza pensieri. Li ritrovi cupi, asettici, scontrosi; persino andare con la mente alle minime cure del giorno dopo li atterrisce … vegetano, per dirla tutta, come piante grasse nel vaso del salotto. Sbuffi, lamenti; o, al contrario, rassicurazioni non richieste. La depressione gli ha allagato il cuore. Si preparano, tutti, a una vita dimidiata, meschina, insulsa; e il presentimento del futuro ne mina ancor più atti e gesti.

La frenesia dei vaccinati nasce da un interno rodimento. La parte sana, quella inconscia, urla che presto saranno chiamati a restituire il prezzo delle loro illusioni. La libbra di carne di Shylock. Con lubrica e dolosa cortesia, al solito, li faranno galantemente scegliere: tagliamo, sì (siam costretti!), e però a vostra totale discrezione: fianco, coscia o petto? 

Il lockdown, utilizzato come cura Ludovico Van sulla popolazione italiana, è riuscito ad annientare la maggior parte delle professioni. Non mi riferisco a bar, alberghi e settore turistico, ma alla giustizia, all’economia, alla ricerca. Come se nell’aria alcune tendenze autodistruttive fossero già disperse e non attendessero altro che la miccia corta della repressione per inverarsi nella loro pienezza. I tribunali sono aperti, ma, in realtà, chiusi; così le scuole; del pari i principali uffici amministrativi; le università si derubricano a luoghi di cauto assembramento, giusto per sbrigare l’esamificio in corso. Ognuno attende la ripresa della normalità, ma questa mai più avremo poiché il lockdown è stato pensato quale evento per sostituire il mondo in disfacimento, quello che ci illuse con le magnifiche e progressive sorti.

Perché l’Italia, perché l’Italia?

Perché in Italia c’è tanto da annientare. Con la Danimarca e il Gabon ti sbrighi in poche settimane.

Ammettiamolo: Cristoforo Colombo sta sul gozzo a parecchi. Questo Copernico, con le sue tre tinozze, lo si vuole cancellare dai libri di storia. Troppo bianco, troppo schiavista, troppo cosa? Il ridimensionamento della sua figura parte da lontano; centri culturali, pensatoi e collegi nichilisti sono stati subornati onde concepire strategie per atterrarlo nell’immaginario collettivo. Prima i Vichinghi (sono loro che hanno scoperto l’America!), poi le citrullerie sempreverdi sul razzismo (deportava il buon selvaggio!), addirittura certe biglinate (Colombo non è mai esistito! Una trovata medioevale!); da ultimo ecco il formidabile rinvenimento milanese:

"MILANO. Grazie a un progetto scientifico in corso presso l’Università Statale di Milano è stata scoperta una clamorosa menzione di una terra situata al di là dell’Oceano Atlantico, in un manoscritto medievale del domenicano Galvano Fiamma risalente al 1340 circa, quindi ben 150 anni del viaggio di Colombo. Il testo in questione si chiama ‘Cronica universalis’. All’interno di quest’opera, oggetto di studio da parte del progetto, si trova il riferimento a una terra di nome Marckalada, certo da identificare con quella chiamata Markland nelle saghe norrene ...".

Gli abitanti di Marckalada sono dei "giganti: lì si trovano edifici di pietre così grosse che nessun uomo sarebbe in grado di metterle in posa, se non grandissimi giganti. Lì crescono alberi verdi e vivono moltissimi animali e uccelli ...".
T'e capì?
Il succo polcorretto è questo: Colombo non ha scoperto nulla, già nel 1340 si sapeva tutto, addirittura le saghe norrene (X-XI secolo?) riportavano Markland … l’America, signori, l’hanno girata in lungo e in largo ben prima di quell’Assassino … per cui (ma questo non lo diciamo noi!) se abbattete la statua del Genovese tanto male non fate … è un usurpatore storico in fondo …
Cosa dire? Inutile far notare che solo Cristoforo Colombo aprì il mondo. E ciò va a suo esclusivo merito, non a Thor il Trippone. Esempio: se sbarco sulle coste laziali nel 3000 a.C., tiro qualche freccia e mangio una chilata di frutta selvatica, mi limito a una gita di piacere; se vi sbarco nel 1400 a.C., reduce da una guerra epocale nell’attuale Turchia, risalgo il Tevere, trombo la figlia del re dei Latini e sbaraglio, per conto dei Latini, il re dei Volsci Turno, evidentemente fondo una civiltà.
E poi: siam sicuri che qualcuno arrivò in America prima di Colombo? Oltre la Groenlandia c’è il Canada. I giganti, gli alberi verdi e le costruzioni gigantesche dove le trovarono? Certo, sugli alberi verdi non sussistono dubbi (avvizzirono a causa del climate change!) e forse il Canada rassomigliava a Ibiza, ma gli edifizi colossali? Forse in Messico? Ma gli Aztechi vengono dopo il 1340, senza contare che il manoscritto riporta tradizioni orali ben più risalenti …

Consideriamo, perciò, una blanda soluzione compromissoria, da contendenti ormai sfiniti: l’America non la scoprirono né il Genovese né gl’Islandesi né altri, ma gli Americani. Solo che non lo “sapeveno”. Così, infatti, ci informa Cesare Pascarella, in un sonetto che descrive, con più aderenza alla realtà di quanto s’immagini, l’incontro o lo scontro fra civiltà nel 1492, un po’ prima di Huntington.
Un “servaggio”, “un fregno buffo, co’ la testa/dipinta come fosse un giocarello,/vestito mezzo ignudo, co’ ’na cresta/tutta formata de penne d’ucello”, reca Colombo alla corte del sovrano delle Americhe:

E quello, allora, je fece er piacere
de portalli dar re, ch'era un surtano,
vestito tutto d'oro: co' 'n cimiere
de penne che pareva un musurmano.

E quelli allora, co' bone maniere,
dice: - Sa? Noi venimo da lontano,
per cui, dice, voressimo sapere
si lei siete o nun siete americano.

- Che dite? fece lui, de dove sêmo?
Semo de qui, ma come sò chiamati
'sti posti, fece, noi nu' lo sapemo. -

Ma vedi si in che modo procedeveno!
Te basta a dì che lì c'ereno nati
ne l'America, e manco lo sapeveno.

Accanto a Turno - una curiosità a latere - combatteva Camilla, regina guerriera. Tanto per dire: il femminismo amazzonico e il bellicamente corretto è anche italiano.

Cosa rende inossidabile il mito illuminista sulla tecnica come panacea per la malattia di vivere? Il più persistente è quello della longevità. Nell'Ancien Régime si moriva giovani, con l'Illuminismo si diventa vecchi ... ci si lancia sgroppando verso un orizzonte dalle dita rosate.
In realtà la Ragione non fece che includere i miti del Medioevo nel pantheon dei suoi nuovi miti fondativi: del Nuovo Mondo, del Novus Ordo. A esempio, come scritto, il mito del viver a lungo.
Le Insulae Fortunatae o Isole dei Beati o Isole Felici, individuate sin dalla più remota antichità, popolate da una umanità liberata dal lavoro e dalle angustie della mortalità, vennero sussunte, con altra veste, nelle pagine di Saint-Simon e degli utopisti d’ogni risma. La salute e l’eterna giovinezza eran lì, a portata di mano, come una mela succosa in punto di maturazione: poiché la storia non consisteva che in un susseguirsi di stadi intermedi prossimi alla perfezione. E il paradiso - non vedete? - è proprio dietro l’angolo. Gli utopisti, col petto scientista all'infuori, non fecero altro che invertire i poli: l’appressamento cristiano alla fine terrena (inizio dell’autentica vita, quella oltremondana), per cui da curarsi era l’anima, fu sostituito con l’itinerario progressivo alla felicità, verso un futuro materiale ove più non avrebbe campeggiato la signoria della morte e della miseria. Da “Nella mia fine è il mio principio” a “Nel mio principio è il mio fine”. Il mito dell’uomo che sconfigge il tempo e che assale il cielo nasce di qui. Basta leggere Claude-Henri de Saint-Simon per accorgersene: pace perpetua, fratellanza universale, perequazione giuridica fra uomo e donna; un socialista? Certo, uno dei massimi anticipatori. Ma questa è solo la mezza messa. L'altra, attenzione, è questa: Egli sognava un mondo di lavoratori e produttori: "a ciascuno secondo le sue capacità" era il suo motto. Operosità contro ozio, industria contro clero e nobiltà, PIL contro rendita parassitaria. Saint-Simon divenne, anche qui in modo solo apparentemente contraddittorio, il Giano Bifronte che riuniva a sé pulsioni socialiste e capitaliste, dirigismo e liberismo; a conferma che entrambi i corni del dilemma novecentesco convivono in realtà assai amabilmente poiché vantano la medesima scaturigine: la storia come progresso continuo e inevitabile.  Non è un caso che Saint-Simon ebbe a combattere assieme al generale Lafayette, altra figura chiave degli ultimi due secoli. E chi era costui? Marie-Joseph Paul Yves Roch Gilbert du Motier, marchese di La Fayette, generale e protagonista sia della Rivoluzione Americana che della Rivoluzione Francese; intimo di Thomas Jefferson, diavolo e acqua santa, Eroe dei Due Mondi ben prima di Garibaldi. Solo i babbei ormai si accapigliano su socialismo e capitalismo; se fossero gente accorta si scannerebbero su altre questioni: progresso o ciclicità, critica o tradizione, outer space o inner space. Non comprendono, tali allocchi, il motivo per cui Ford e Stakanov, Bush e Zapatero, Kamala Harris e Bolsonaro, in fondo, si danno la mano; a volte non è così, ma ciò è dovuto solo a brevi dissapori contingenti, a mazzette mal spartite, non certo sulla metafisica che struttura la società post 1789 … l’ideologia da combattere, signori, è una e bina ...

A questa marea montante di capitalisti-socialisti, alle due ganasce, insomma, della postmodernità, oggi concretatesi nell’Usura e nel Politicamente Corretto, provarono a opporsi alcune forze, minate dall’irreversibilità dei Tempi, dai cospiratori e dalle contraddizioni interne.
A ogni modo, per maggiore sicurezza, ci si decise a spazzarle via con due guerre mondiali. 

Massimo Fini criticò, sin troppo dettagliatamente, i miti illuministi della longevità e dell’eterna giovinezza nel suo La ragione aveva torto (1985), uno dei pochi libri italiani degli ultimi quarant’anni che merita di esser letto (un altro è Occidente misterioso di Giorgio Galli, in cui si definiscono i poli storici in lotta: gnosticismo, dionisismo e democrazia da una parte; conservatorismo, Vandea e reazione dall’altra). Fini individuò subito (è il primo saggio del libro) il basamento su cui riposava il Nuovo Regime. Il mito del vivere a lungo come testimonianza positiva del progresso è talmente persistente da aver contagiato tutti, dalla casalinga di Voghera col lifting sin a Silvio Berlusconi, da Bill Gates al burino edonista-godereccio. Vogliamo vivere! Così cicala il popolicchio irretito; vogliamo godere, fottere, mangiare, cacare in piena libertà; per sempre! 70 anni, 80, 90, 100, 130! Ci credono, gl'imbecilli, anche se il sol dell’avvenire, invece di salire sino a mezzogiorno, sta lentamente inabissandosi all’orizzonte: Roma, a esempio, si sta riconvertendo in ospizio a cielo aperto. Gobbi, storpi, drogati, enfisematici, alcolizzati, anoressici, pazzi d’ogni sorta, si aggirano per la Città, non più eterna; il welfare si ritira, i salari decrescono: rimane l’elemosina. Si muore prima, si muore male. Il futuro sottoproletariato si riunisce in comprensori tutti suoi, distribuendosi fra palazzi fatiscenti, stitici, di delirante anomia. I centri storici, di cui si è impadronito un patriziato sempre più arrogante, espellono tali scorie nei suburbi apocalittici del 2021.
Il sogno di Saint-Simon si dilegua, lento, negli andirivieni bestiali del quotidiano; la suburra, però, ancora non si rassegna: vuole le cure gratis, il dottor Manson di Cronin, ospedali puliti e a disposizione; vogliono vivere, insomma, dato che hanno ancora in testa il libertinismo libertario edonista in cui macerarono coglioni e ovaie; non si accorgono, gli stupidi, che le ASL non sono più centri di aiuto, bensì aziende con un bilancio: e che il bilancio è costituito proprio da loro, i malati; non vedono che i medici di famiglia non vestono più il lindo camice di soccorrevole dottorino idealista, ma il grembiulino d'un professionista privato con poca voglia di lavorare e tanto di lucrare (ci credi? non mi ha nemmeno visitato!); e che gli ospedali prima o poi spariranno per donarci una sanità a misura di reddito. Gli hanno sfilato il sogno dalle tasche in un giuoco di destrezza prestidigitatoria, fra un appello al liberismo, uno all’antifascismo e l’altro al corporativismo. E ora? Non resta, ai più, che dilapidare il gruzzolo dei vecchi o sperare nell’obolo
 universale di cittadinanza.

Il risveglio dal sogno scientista sarà duro; purtroppo non vi saranno armate a reclamare giustizia, solo un’umanità frolla e indebolita nemmeno buona a frignare.

Le mie grandi litigate politiche?
Solo su questioncelle secondarie.
Su Bella ciao, a esempio.
Fischia il vento … Cristo … quella era la canzone dei partigiani, ve lo volete mettere in testa? Bella ciao è famosa perché la interpretò il pistoiese Yves Montand … e poi non è nemmeno originale … solo la rielaborazione d’una filastrocca infantile … infatti si presta ai battimani … al nord, sui monti, cantavano altro …”.
E niente, i compagni quella santificarono. A nulla servì Giorgio Bocca, che in montagna ci andò davvero, a ricordare che Bella ciao fu una hit dei festival canori … impiantati a babbo morto … o a babbo appeso … un’invenzione del tempo di pace, insomma, da proporre nelle Case del Popolo o alle Feste Unitarie fra una salamella e una spaghettata.
Altra litigata feroce sui Fasci. I Fasci … i Fasci … i Fasci … mi dava un fastidio questa locuzione dispregiativa … il segno di una logica stenta, poco pulita, da lerciume negli angoli. Finché, un giorno, affrontai questi slabbrati dicitori: “I Fasci … i Fasci … ma i Fasci che significa? Non sono mica fascisti i Fasci … sono socialisti … i Fasci Operai … dentro c’era pure Garibaldi … e Andrea Costa, che tifava per gli insurrezionalisti russi … e poi i Fasci Siciliani, i nostri mugiki … il Bombetta, il Gorilla Acromegalico, come lo chiamava Gadda, viene più tardi … e cicala di fasci perché li ricorda nel suo armeggiare giovanile e grossolano colla simbologia socialista … cerchiamo di non esagerare, di ripulire il linguaggio … quindi okkio, kompagni …”.
Altra sfuriata per cui quasi si venne alle mani fu quella sulla Massoneria. La Massoneria … la Massoneria … la Massoneria nero seppia … i fascisti ... i servizi segreti ... neri ovviamente. Si era ai tempi di Gladio, di Stay Behind … dell'Andreotti che rivelò i piani anticomunisti NATO nella colonia italiana del dopoguerra … “La Massoneria, Gelli, le bombe, l’anticomunismo … ma con la Massoneria occorre andarci cauti …”. “Cauti in che senso?”. “Nel senso che Mazzini fu massone … e l’anarchico Bakunin pure …”. “Bakunin fascista? Ma tu sei matto!”. “Non fascista, massone". "I massoni sono fascisti". "E tu un coglione …”.
Alla gente piace ragionare all’ingrosso, tifando per figurine e santini  liofilizzati.

Salgono i costi dell’energia elettrica … le bollette più care del 40% … nascono le prime timide esitazioni: se aumentano i costi come potremo permetterci le green car? La risposta soffia nel vento nucleare della postmodernità: non potrete. Sono fanfaluche, come quelle di Star Trek e dei romanzi di Hugo Gernsback e Isaac Asimov.

Da appassionato di fantascienza o scienza futuribile posso dirvi: la prima e più risalente fase di tale letteratura fu quella denominata hard science-fiction. Gli autori, con incrollabile fiducia ottocentesca, sviluppano rigorosamente le premesse insite nelle mirabilie scientifiche e ne estremizzano le conseguenze: Jules Verne immagina un viaggio sulla Luna, Isaac Asimov l’avanzare inarrestabile della robotizzazione e dei suoi addentellati etici, Clifford Simak i viaggi temporali, Niven un universo diviso in galassie abitate da razze aliene, Fred Hoyle ineccepibili catastrofi interplanetarie causate da nuvole gassose senzienti. Accanto a tali grandi precursori si sviluppa, a latere, una fastidiosa letteratura distopica ribattezzata fantascienza sociale. A tratti brillante, a volte cruda o sgradevole, altre semplicemente sarcastica.

A distanza di mezzo secolo si può affermare che la hard science-fiction riposava su un cumulo di illusioni. Nel 2021, anziché svariare su macchine volanti o passare le ferie su Marte o in una colonia extramondo di Ganimede, siamo bloccati a terra nella ruota da criceto di una tecnologia invasiva quanto inetta. Le arditezze dei sociali, invece, in ispecie di Ballard, Dick e Thomas Disch sono andate quasi tutte a segno. E perché? Per colpa dei calcoli sbagliati degli scientisti, certo (mai così sbagliati), e anche perché le illusioni servono a governare meglio. L'illusione dell’auto per tutti, della lavatrice, della plastica, dei frigoriferi e dei viaggi interstellari si è rivelata sempre più una fanfaronata da imbonitore western se non un vero e proprio incubo; anzi, stiamo assistendo a una regressione verso un miserabile tecno-trogloditismo da cui sarà quasi impossibile riemergere.
Aver obliato le antiche saggezze del corpo e dell’anima è stato un errore assai poco scientifico.

Solo alcune enclavi sopravviveranno conservando un minimo di buon senso. Essi saranno gli Uomini-Libro. A loro è affidata la fiammella della resistenza.  

La mirabolante auto elettrica: promette futuro, libertà, rimorchi e vento nei capelli; vi riserverà, invece, qualche biciclettata con pedalata assistita.

Sono tutte menzogne: il green, la libertà, la correttezza verso gli umili, il sol dell’avvenire: vi aspetta l’alveare, la solitudine e le pezze al culo.
Sono pessimista, tetro, disfattista?
No, mi limito a prevedere cosa verrà fuori dal bollito delle pentole sul fuoco.
Il problema è che si è vissuti fra calcoli sbagliati per decenni e ora ecco il conto a quattro zeri: per qualche pizza surgelata.
Il greenpass non è roba di oggi; l'abbiamo tenuto in caldo fra le cosce chissà quanto. Solo ora si levan gli strazianti belati della mattanza e, però, guardate indietro!
Via la scuola! Va bene.
Abbasso il nozionismo. Va bene
Abbasso il latino, il militarismo, la disciplina, l’impegno politico, la storia, la forma, l’artigianato! Viva lo svelto funzionalismo, le vacanze a Ibiza, il drive in, le scopate, i mutui ad alzo zero, i divertenti eunuchi, il lavoro in pillole, i Fenici in pillole, il sindacalismo solo per gli ipersindacalizzati, abbasso il grigiore delle sezioni, facciamo di tutta l’erba un fascio, viva la droga, un bel cicchetto in riva a Forte dei Marmi, il divorzio ci libera, il feto nel cesso ci libera, il digitale è comodo.

Il risultato della crapula smodata ve lo fa notare, ora, l’omino di Burro, il caro Draghi: vedete, sottolinea Egli col dito, a seguire le pietanze sbafate e il relativo costo, come si arriva a quella somma? Proprio questa, non ci sono errori, avete scelto voi le portate, e dovete pagare, in moneta sonante! O con un pezzo di carne sanguinosa! A voi la scelta: un fianco, la coscia, il petto! Magari un braccio!

Si è provato a resistere, ma si era quasi soli!
Come adesso, del resto!
Trent’anni fa ero passatista, ora sono disfattista!
Il passatista si è mangiata tanta di quella merda che non immaginate … e ora un qualunque minchione si sente in diritto di darmi del vigliacco.

In certi giorni mi sento a Little Big Horn.
I Sioux berciano, in tondo, assordanti fanfaluche. Custer, faccia da avvinazzato, un paio di frecce variopinte conficcate nel culo, sbraita a casaccio sortite e difese all'arma bianca.
Dal canto mio, slegato da ogni catena di comando, mi limito a sparare qualche mortaretto dimostrativo.

Perché sei così disfattista?
Perché intuisco che i tempi sono marci.
I restauratori sanno quando intervenire sui manufatti.
Alcuni mobili, assemblati con diligenza artigianale, a distanza di secoli possono recuperarsi.
I pezzi d’autore no. Una sedia da diecimila lire (del 1978) è possibile rimetterla in sesto con un po’ di colla e pazienza; posaculi da seicento euri, invece, concezioni creative firmate da creativi supremi, vengon gettati nell’immondezzaio.
Scarpe militari del 1990 ancora reggono all’uso nei campi; il paio di mocassini da centocinquanta euri, invece, si sbrindella dopo un anno e mezzo. Perché? Ridacchia il calzolaio: queste non sono scarpe, è cartone pressato e colorato non cucito alle suole. Un anno e mezzo è già tanto ... buttale ...

I nostri tempi sono marci, sfatti.
Non solo i nostri.
A volte, anche rovistando nei libri di storia, ci si accorge dello Spirito implacabile di cui siamo creatori e vittime, il Wendigo dall'alito di ghiaccio.
La Rivoluzione bolscevica, la strage dei Romanov, degli Czar Romanov, colla loro suggestione arcaica (la terza Roma), a quando risale?
Al 1917? Al 1918?
Macché, a un secolo prima, almeno.
E cosa è accaduto in questo secolo? L'inevitabile. Si avverte come la resistenza alla rivoluzione del 1917 si sia resa conto, durante il secolo, nonostante l’imponente apparato militare e poliziesco di contrasto, d'essere condannata.
Lo si intuisce da piccoli dettagli.
Anzitutto dai continui cedimenti, lenti, avvenuti durante il trascorrere di quegli anni.
E poi dall’esiguo numero di rivoluzionari, all'inizio qualche centinaio di giovani di nobile estrazione, che tradirono il proprio ceto per saldare un debito psicologico e di classe con il popolo.
I giovani russi dell'Ottocento, insomma, rappresentavano l’avanguardia di classi già ampiamente in crisi; l’aristocrazia e il clero e l’apparato militare erano morti in cammino che non riuscivano più a sopportare il peso del loro ruolo.
Il terribile zar Nicola I uccide, fa incarcerare, confina in Siberia, ma il cancro del rimorso gli rode le budella: alla fine si suicida. La storia, che si nutre di documenti e di luce solare, parla di polmonite; in realtà egli scelse la morte a fronte della propria inettitudine di regnante a schiacciare i rivoltosi: uscì, con ventitré gradi sottozero, privo di cappotto di pelliccia; fu un suicidio spettacolare, di quelli che nessuno riporta. Il successore, Alessandro II, un bell’uomo di due metri, firma ukase durissimi contro i nichilisti e gli anarchici, ma, poi, in privato, se ne pente, arrivando a scene isteriche, sino al pianto.
Ma anche la società russa non tiene; forse si vergogna di sé stessa, del proprio passato.
Lo spietato governatore di Pietroburgo, generale Fëdor Fëdorovič Trepov, noto per la ferocia della repressione, impone la fustigazione in carcere a un tal Bogoljubov, detenuto per motivi politici; questi ne avrà conseguenze fisiche e morali devastanti che lo porteranno prima alla pazzia e poi alla morte nel breve volgere di qualche anno.
Alcuni compagni meditano vendetta; s’organizza un attentato.
Di tale manovre viene a conoscenza una giovane donna, Vera Ivanovna Zasuliĉ. A vent’anni, nel 1869, la
Zasuliĉ è già un osso duro: viene arrestata e, dopo due anni, mandata al confino, sino al ’75. Libera, rifluisce nel movimento rivoluzionario di Kiev. La volontà si è ancor più indurita. I maschi tergiversano e così la Nostra decide di anticipare i tempi, assieme a una compagna. Ordisce un doppio attentato, contro l’accusatore nel "Processo dei 193" e contro il laido Trepov. Il primo attentato, in cui è coinvolta la complice, va a vuoto per una banale fatalità. Il secondo no. Il 24 gennaio 1878 Vera si presenta nell’ufficio del generale, mescolandosi tra la folla dei postulanti. Arrivata al suo cospetto, inavvertita come una tacita pestilenza, estrae la rivoltella e gli spara a bruciapelo; poi getta l’arma e si consegna.
In giudizio, però, Vera Ivanovna Zasuliĉ è assolta dalla giuria.
Grande lo scandalo.
Lo Zar in persona decide, a causa di tale episodio, il ridimensionamento del potere dei giurati modificando l’istituzione processuale.
Lo Spirito dei Tempi si insinua fra i banchi della giustizia; qualcuno in cuor suo forse sa che per la monarchia si apparecchiano tempi calamitosi; la repressione gira a vuoto, si attende l’inevitabile. I re si suicidano, impazziscono, vengono assassinati, le loro famiglie trucidate. Il re è morto, viva il re! Sì, ma quale?
I cadaveri dei Romanov reclamano i propri sicari fuori del loro tempo. Sembra più sensato dire che fu la Zasuli
ĉ a sparare a Ekaterinburg; i militi della Čeka rilevarono solo come occasionali esecutori.
La Storia si sostanzia dei nostri atti e li ridona trasformandoci in Golem inconsapevoli. D'altra parte non tutti coloro che combatterono la monarchia passeranno dalla parte dei bolscevichi, anzi. Alcuni rivoluzionari sceglieranno addirittura la parte bianca, in spregio a Lenin.

Nel 1812 Mosca brucia.
Kropotkin ribadirà: “Una candela da una copeca bruciò tutta Mosca”.
L’incendio di Mosca, provocato dagli stessi abitanti per contrastare l’avanzata di Bonaparte, fu opera dei russi? Alla luce dei fatti sì, ma, forse, traverso loro si può intravedere la Grande Opera dell'Entropia Universale. Il fuoco, Bonaparte, il grande reset russo dei decenni a venire sono concatenazioni troppe ghiotte per lasciarle riposare nella casualità. La distruzione dell’antica Mosca è pari al Reset ‘666 di Londra: la cerimonia distruttiva di un Antico Ordine in vista della fondazione d’Uno Ulteriore. Quando Mosca fu rasa la suolo la capitale era Pietroburgo. Mosca riacquistò il proprio lignaggio proprio per volere di Lenin, nel 1918: un nuovo mondo sorgeva; l’antico, dopo un’agonia di più di un secolo, finiva ridotto a un mucchio di tizzoni prefigurato dai roghi del 1812.

Cosa significa, signori, il reset? Reset 1812 e Reset 1666? Questo: cambiare il paesaggio muta la profonda interiorità umana, irreversibilmente. Ne accennai a proposito d’un romanzo di James G. Ballard, Deserto d’acqua. La regressione a un mondo paleozoico, favorito dal discioglimento delle calotte polari, si riflette automaticamente sull’interiorità dei protagonisti. È un correlativo oggettivo al contrario. Non è il paesaggio a configurarsi quale proiezione dell’animo, ma l’inconscio a reagire alle nuove condizioni esterne riportando l’uomo  allo stadio primevo. Resettare Londra o Mosca è il prolegomeno alla tabula rasa culturale; si atterra l’architettura e la forma quindi la classe intellettuale. Sul deserto che ne segue si edifica il nuovo. Il nuovo, però, nel 2021, consiste nel nulla.

Incredibile il numero di persone che ancora crede in esposti, referendum, denunce, querele e consimili patacche. La legge, per tali allocchi, consisterebbe in qualcosa di oggettivo e positivo che alcuni gangli dello Stato (magistrati, polizie, tribunali) vaglierebbero in buona fede onde applicarla nelle sedi opportune. Invece, ed é sempre stato così, la legge è espressione dello spirito dei tempi. Della risultante di forze brute che si dà temporaneamente una veste civile e giuridica. La Costituzione Italiana, a esempio, fu almeno minimamente riverita sin verso i Settanta, finché i maggiori tessitori erano ancora in vita; svaporati gli uomini nati dal sangue e i legislatori che solidificarono quelle idee in quel nuovo spirito dei tempi, essa decadde rapidamente, sino ridursi progressivamente a un tovagliolino bisunto da fast food: tanto amorfa che ogni belinone se ne serviva per forbirsene le labbra improvvisandosi costituzionalista dell’ultim’ora. E così è per il comparto penale: è lo Zeitgeist, costituito dalla risultante dei poteri dominanti, a stabilire (ufficiosamente! Impalpabilmente! Love is in the air!) che lo scippo, la bestemmia, il consumo di droga o il furto in casa d’altri sono pinzellacchere; e come pinzellacchere magistrature e polizie perciò le riguarderanno, fra uno sbadiglio e un intoppo burocratico; la norma positiva, pur ancora vigente, rimarrà quindi inapplicata, disseccandosi lentamente nella trascuratezza di coloro che istituzionalmente son preposti alla sua applicazione; una volta ridotta a un carapace insensato essa sarà abolita: fra strepiti e trombette entusiaste, ovviamente: nel nome del sol dell’avvenire!
Il Potere vuole alcune cose e non altre. Gli organi dello Stato si acconciano. I fessi elaborano ricorsi.

Verso la mezzanotte, periferia nord-ovest di Roma, si scatena un tripudio di fuochi artificiali. Significa che la partita di droga è arrivata a destinazione. I morti-in-vita avranno di che godere nei prossimi giorni.
Nel film di George A. Romero, Land of the dead, gli zombi si bloccano ad ammirare i fuochi d'artificio, i fiori di fuoco: ammansiti come bambini essi potranno essere oggetto d'una facile strage.
Io, invece, parva sed apta mihi, mi limito a esplodere questi innocenti mortaretti.

45 commenti :

  1. Io (il più sudicio dei pronomi, ma giornalmente evacuare mantiene sani) ho cominciato a suonare il basso elettrico, mi sono innamorato di una ragazzina, ho scritto il mio primo libro... continuo a camminare per questa sciagura amniotica e ogni giorno sono qui, a spiluzzicare vecchi e nuovi contributi, come chi rinvenga una cantina di scatolette Campbell's dopo un olocausto nucleare.

    Buona giornata, Alceste.

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    1. Non sono d'accordo con Gadda ... l'unità della personalità è oggi essenziale tanto che il Potere lotta per disunirla. Sul resto: cose già sperimentate.

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  2. Domanda: Draghi sarà mica Nyarlathotep?

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  3. Complimenti Alceste.
    I tuoi scritti sembrano nichilisti, in realtà invitano all'attesa.
    Aspettare che le forze della dissoluzione arrivino alla nostra porta e solo a quel punto dichiarare il nostro sprezzante rifiuto.
    Si, comincio a credere che, arrivati al punto in cui le forze sono soverchianti, sia pressoché inutile manifestare il rifiuto ma molto più da guerrieri coltivarlo dentro di sé aggrappati solide radici.
    Negli ultimi tempi ben 32 minori, in Italia, hanno denunciato i genitori perché gli impedivano di "contrarre" il vaccino. Notizie da tempi ultimi.
    Ovviamente i magistrati gli hanno dato ragione.
    Ho paura, ti dico la verità, ma me la voglio fare passare.

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    1. I bimbetti cominci lentamente a perderli verso gli otto anni.
      La società futura non prevede genitori.
      I sansimonisti, invece, prevedevano l'androginio (contratto fra due soci) eterosessuale in luogo del matrimonio e la scuola collettivistica ... questo accadeva a metà Ottocento. La riattualizzazione è sotto gli occhi di tutti.

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  4. PK Dick avrebbe messo a capo del governo un cyber banchiere manovrato da forze oscure e osannato dalla stampa e da parte del popolo, sottoposto a cure farmacologiche sperimentali per debellare un'epidemia indotta dagli stessi burattinai. O no?
    Senza nemmeno la consolazione di un pianeta su cui emigrare, da colonizzare e civilizzare.

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    1. Dick avrebbe complicato la storia con una serie di colpi di scena: il banchiere è manovrato da un mutante che è manovrato da una bambina di Saturno che è l'epifenomeno di una divinità zoroastriana ...
      Si capisce, fu un artista popolare ... la realtà è più gretta.

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  5. volevo segnalare ai frequentatori del blog un piccolo saggio di piacevole lettura.
    L'autore parla spesso di "inferno dell'Uguale" e mi ha ricordato i temi del nostro gentile ospite.
    Byung-Chul-GHan 'La società senza dolore'

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    1. Bel suggerimento. Non l'ho ancora letto, però.

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  6. Diversi lettori mi hanno chiesto un parere sul referendum abrogativo del certificato razziale vaccinale. Personalmente ritengo che tutto questo non possa essere oggetto a prescindere di un referendum per il semplice fatto che quei diritti sono nostri. Ci spettano di diritto. La libertà non si decide in base ad un voto. Se accettiamo il principio che conta sempre e comunque la volontà della maggioranza su ogni singola questione anche quella che riguarda la sfera inviolabile dei nostri diritti individuali facciamo esattamente il gioco delle democrazie liberali. Se accettiamo che la maggioranza decide su qualsiasi cosa, allora la maggioranza può decidere anche che è legale rubare e uccidere per il solo fatto che un numero maggiore di persone si è espresso in tal senso.

    Restiamo imprigionati nel meccanismo infernale nel quale ci ha intrappolato l'illuminismo che ha esaltato la democrazia perché è il sistema politico migliore per controllare le masse. In democrazia non comanda il popolo. In democrazia comandano gli strumenti che determinano la volontà del popolo che sono i mezzi di comunicazione e il potere finanziario. La democrazia non è null'altro pertanto che la dittatura delle oligarchie finanziarie. La mia idea è che noi dobbiamo iniziare a dire no questa truffa. Siamo finiti nella peggiore dittatura della storia e non sono stati i totalitarismi comunisti e nazisti a portarci in questo incubo. È stata la democrazia. Noi dobbiamo iniziare a rifiutare l'idea che la nostra vita possa decidersi a maggioranza. Noi dobbiamo iniziare a rifiutare la dittatura della democrazia per poter tornare ad essere liberi."
    Cesare Sacchetti

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    1. Il referendum, mi riferisco alla bassa strategia, è un trucco dei carcerieri. Sempre stato così. Non ricordo un solo referendum che ci abbia dato qualche libertà; esso, semmai, ha sempre fondato il pardiso dei libertari cioè l'inferno.
      Mi terrei alla larga da qualsiasi proposizione positiva: appelli, firme, elezioni ... così come dagli elogi a personaggi falsi e transeunti.
      L'unica cosa importante è la propria vita, imporre la diversità della propria vita.

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  7. Ormai sterilizzati siamo incapaci di rabbia, di odio, di voglia di vendetta, di onore violato, che dovrebbero essere i detonatori per rovesciare le tirannie. Oggi intorno a me vedo eunuchi, omminicchi...manco i quaraquaquà trovi più. Un vecchio amico che apparteneva all'antico ordine, in tempi non sospetti mi diceva:"Non ci sono più gli uomini". Nella sua semplicità ferina aveva riassunto tutto ciò che stiamo vivendo. Un caro saluto

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    1. Sì è così. Lo si nota dal comportamento uterino di alcuni presunti maschi ... involuti, bizzosi, inaffidabili, puerili, stizzosi.

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    2. "Non ci sono più gli uomini"
      Vero! ma andando più a fondo mi verrebbe da osservare che, per certi versi, l'ideologia gender, ha ragione; si nasce o maschi o femmine anche se, in alcuni rari casi, l'esito è dubbio, poi e solo poi si diventa uomini o donne ma non solo grazie agli ormoni quanto all'effetto dell'educazione.
      Oggi non esiste più l'educazione declinata al maschile; sin da piccoli si incontrano LE maestre, LE dottoresse, LE vigilesse/poliziotte... le poche figure maschili rimaste le intravedi lavorare nei cantieri o sugli autotreni ma, guardacaso, si tratta in maggioranza di stranieri. Archiviata la leva maschile obbligatoria è crollato l'ultimo baluardo dell'educazione maschile.
      Il messaggio che arriva ai giovani maschi in formazione è che la maggior parte delle figure rilevanti sono femminili (anche in casa "comandano" le madri, i padri sono solo supporti logistici) quindi, se non vuoi andare a spaccarti la schiena in un cantiere o su un autocarro devi femminilizzarti ed accettare il Novus Ordo.
      Il perché sia avvenuto ciò è facile da capire; i semi della dissoluzione sono stati piantati decenni fa quando la vecchia sinistra ufficialmente si occupava di quella che, allora, era la classe operaia ma, piano piano, si stava insediando negli apparati dello stato che si occupavano della cultura e dell'istruzione. Questi semi ora sono una pianta rigogliosa e dalle radici profonde. Sarà dura sradicarla.

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    3. La mancanza di guerra porta a questo stato di cose.
      Per questo "Imagine" è la canzone del secolo.
      La pace rende indolenti, grossolani, fatui. Tonti, persino.
      Vari sono i casi di individui colti e intelligenti, ma che, privati dello scontro fisico e del contatto con la Natura, sviluppano ingegni sterili e puerili.
      Le loro elucubrazioni sono prive di senso comune, solo apparentemente logiche ... in realtà disastrose. Assomigliano alle previsioni della hard science-fiction: dormiremo su Ganimede nel 1991 ...
      Assisto a tali spettacoli in silenzio. Mi diverto molto, almeno all'inizio.

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    4. Ma sì, concordo con Alessandro: la propaganda del mondo "al contrario" di oggi, la sovversione non solo della cultura ma anche del buon senso comune onde lasciare la gente senza riferimenti, è il corso d'azione auspicato pari pari negli scritti dei marxisti Gramsci e Marcuse. Il primo con la marcia attraverso le istituzioni, l'altro con il bioleninismo (elevazione degli elementi più emarginati della società a classe rivoluzionaria). Così poi in assenza dell'"oppressione borghese fascista e patriarcale", leggi tradizione millenaria risalente all'antica Grecia, l'unica mentalità adottabile sarà quella marxista, e non si potrà più verificare il rigetto del comunismo da parte delle masse stesse, come successo nei paesi europei nel ventennio dopo la prima guerra mondiale. Senza scomodare grandi vecchi di Zion ed esoterismi vari, l'attacco alla società che ci rovina la qualità della vita viene indubitamente da quella direzione politica. Poi i grandi oligarchi sono sempre esistiti, ma non sono loro che agiscono direttamente, e nell'ultimo secolo contro i comunisti qualche volta hanno fatto una brutta fine.
      La sinistra ci ha messo un secolo (o forse 500 anni, da quando Martin Lutero dichiarò la supremazia dell'arbitrio privato su una norma oggettiva) per arrivare al punto in cui siamo oggi: nazioni in rapido deterioramento con un sistema morale femmineo.
      Nell'attuale società, gli obiettivi dei pochi sani di mente, cioè chi non è rimasto preda del vortice di demenza causato dall'invasione internettiana-social degli ultimi 10 anni, sarebbero, credo, un'economia funzionante, le libertà individuali di espressione, di libera associazione e soprattutto di essere lasciati in pace da soli (senza dover rendere conto a una rete di pettegolezzi e dicerie che si è estesa ovunque e di cui chiunque con uno smartphone può essere parte), oltre a confini fatti rispettare, e una giustizia al di sopra delle parti: tutti obiettivi in fondo molto patriarcali.
      Al contrario, la moralità prevalente oggi si incentra su compassione pelosa e il più possibile ostentata, inclusione di chiunque e qualsiasi cosa senza guardare alle conseguenze, uguaglianza imposta anche quando palesemente assurda onde danneggiare il competente, favorire l'incapace e pareggiare tutto e tutti in una mediocrità grigia, burocrazia arrogante, oppressiva ma che si presenta come falsamente benevola, donne che devono averla sempre vinta per legge, frontiere aperte, isterie collettive come base della solidarietà sociale, ecc. Queste sono tutte concrezioni di valori morali propri del modo femminile di vedere le cose.
      Ribellione, anticonformismo, indipendenza di pensiero svaniscono non solo in Italia ma in ogni nazione occidentale. Al loro posto, apatia pecoresca, pavido servilismo cortigiano e docilità assoluta, per non parlare di una riluttanza a pensare con la propria testa che fa pensare a un'abiezione ormai definitiva. E questo crollo generale del rispetto di sé come essere pensante autonomo si è in fin dei conti verificato in poco più di un decennio, ovvero a velocità sbalorditiva.
      Chiudo con una nota disfattista: a questo punto, per cambiare da un sistema morale femminile a uno maschile ci vorranno almeno altri 100 anni? O magari di più, essendo le istituzioni che dominano la cultura (scuola, università, media, politica) tutte controllate.

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    5. L'unico fatto storico che mi consola è che le rivoluzioni partono da cellule quasi insignificanti, almeno all'inizio.
      Per questo amo parlare di conventicole, confraternite, gruppetti di "uomini-libro" o amanuensi che resistono, nonostante tutto.

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    6. Non è facile stabilire quanti anni dovranno passare prima che il mondo alla rovescia torni diritto; finché il sistema, inteso come risultante dell'ordine politico, economico e militare, regge non cambierà praticamente nulla ma quando tutto questo imploderà, e la storia ci insegna che è solo questione di tempo, allora si sgretolerà anche il supporto che sorregge la cultura attualmente egemone. Gli "uomini libro" a quel punto assumeranno il ruolo che ebbero i benedettini dopo il crollo di Roma; trasmettere l'eredità del passato.
      La qualità e la quantità di questi "uomini libro" permetterà o meno l'avvento di un nuovo umanesimo e del ritorno di Apollo Iperboreo presso le nostre latitudini.
      Per ora non possiamo far altro che lasciar regnare l'ambiguo Dioniso e la sua corte di baccanti.

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    7. La cultura egemone si basa esclusivamente sull'ignoranza o sulla vacuità della nsotra cultura materna.
      Basta prendere un Rom, parlargli di ingiustizia climatica e quello non la smetterà di ridere.
      Quanti anni ci vorranno?
      Meno di quanto sembri.

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  8. Da La cultura del Narcisismo, di Christopher Lash :
    "..Sono ancora molti i "radicali" che continuano a dirigere la loro indignata protesta contro la famiglia autoritaria, la morale sessuale repressiva, la censura in campo letterario, l’etica del lavoro e altre istituzioni fondamentali dell'ordine borghese che in realtà sono state indebolite o abbattute dallo stesso capitalismo avanzato. Costoro non si rendono conto che la "personalità autoritaria" non rappresenta più il prototipo dell'uomo economico. L'uomo economico è stato a sua volta sostituito dall'uomo psicologico dei giorni nostri - il prodotto finale dell'individualismo borghese. Il nuovo narcisista è perseguitato dall'ansia e non dalla colpa. Non cerca di imporre agli altri le proprie certezze, ma vuole trovare un senso alla sua vita. Libero dalle superstizioni del passato, mette in dubbio persino la realtà della sua stessa esistenza. Superficialmente rilassato e tollerante, non condivide più i principi di integrità razziale o etnica, ma perdendo in questo modo la sicurezza che gli derivava dalla solidarietà di gruppo vede in ciascuno un rivale con cui competere per i privilegi di uno stato paternalistico. "
    Questo lo scriveva nel 1978, figuriamoci adesso.

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    1. La repressione è civiltà ... mai dimenticarlo.

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  9. Egregio, posso chiedere di sviluppare questo tema?
    "Solo alcune enclavi sopravviveranno conservando un minimo di buon senso. Essi saranno gli Uomini-Libro. A loro è affidata la fiammella della resistenza"
    Chi saranno gli uomini-libro?

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    1. Chiunque tragga un ordine dal caos della dissoluzione.
      Chi vanta un'idea dell'esistenza, un convincimento radicato; chi costruisce un pensiero; chi ricorda; chi organizza; anche costruire un mobile, secondo me, significa essere contro la dissoluzione.
      Chiunque definisca, circoscriva, costruisca; colui che pone limiti, li rispetta e li fa rispettare; gli esseri umani, insomma, che fondano ...
      Resistere significa proprio questo: aver costruito un rifugio razionale, solido, sensato rispetto al passato.
      L'altro giorno sono entrato in una libreria di Roma è ho visto l'orrore. La distruzione del sapere, sbrindellato, frastagliato; travolto dal vento dell'opinione e della mediocrità e della moltitudine.
      Scegliere i materiali per costruire il rifugio è importante.
      Scremare, togliere, gettar via l'inessenziale.
      Ritornare al classico, al senso comune dell'esperienza, guardare, esperire.
      Altro non si può fare.
      Prepariamoci a una notte lunga. Se riemergeremo saremo pronti.

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  10. Se può essere utile segnalo che in Senato è stato approvato l'emendamento di Giampiero D'Alia in merito al ddl 733 (il cosiddetto pacchetto sicurezza).
    L'articolo 50 bis atto alla "repressione di attività di apologia o istigazione...compiuta a mezzo di internet";
    Alceste, se non lo ha già fatto, provi ad approfondire. Credo riguardi da vicino i provider, i blog ed in genere i contenuti pubblicati...ovviamente quelli scomodi.
    Il mostro avanza inesorabile

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    1. Se Vera Zasulic si è fatta due anni di galera e quattro di confino posso farli anch'io ... economicamente son già rovinato ... cercherò di approfondire, ma, come detto in questo post, la legge non conta nulla: conta l'interpretazione secondo lo Zeitgeist compiuta dalla magistratura. Lì può succedere di tutto.

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    2. E' saggio tenersi aggiornati sulle prossime strategie di censura consultando direttamente la fonte:
      "Report on a modelling effort to improve machine-learning technology for detecting conspiracy-theory language on twitter and the blogosphere", 22 dollari e 50:

      https://www.rand.org/content/dam/rand/pubs/research_reports/RRA600/RRA676-1/RAND_RRA676-1.pdf

      Interessante il capitolo 2, dove gli intellettuali di regime descrivono antivaccinismo e sostituzione etnica come punti di vista patologici, spendendoci pagine su pagine, ma non si degnano di argomentare che queste teorie siano false e in che modo siano false.
      Geniali le conclusioni a cui arrivano per risolvere il problema, a pag.63:
      "Engagement with Moderate Members of Conspiracy Groups.
      Conspiracists have their own experts on whom they lean to support and strengthen their views, and their reliance on these experts could limit the impact of formal outreach by public health professionals. A review of the literature shows that an alternative might be to target outreach to moderate members of such groups who could, in turn, exert influence on the broader community. Commercial marketing programs use a similar approach when they engage social media influencers or “brand ambassadors” who then credibly communicate advantages of a commercial brand to their own audiences on social media. This approach is supported by academic research suggesting that people are more influenced by their social circles than by mass communication(Guidry et al., 2015)."
      In sostanza, questa la soluzione: diamo due spicci a Alceste, lo trasformiamo in un novello Chiara Ferragni, e vedrai che i suoi lettori si vaccineranno e magari qualcuno diverrà anche filosemita.

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    3. Ci ha provato google invitandomi a monetizzare i click ... si trattava proprio di spicci eppure conosco alcuni di questi spicci si saziano ... in compenso al mio rifiuto l'algoritmo di google mi getta nelle retrovie della ricerca in rete ...
      Queste cose le abbiamo già viste ... in ogni tempo vi furono esperti che relegavano nella pazzia le dissidenze. L'unica differenza è che ora controllano totalmente il gioco mondiale.

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  11. Per me il lasciapassare imposto è il simbolo stesso della sconfitta ( stavo per scrivere umiliazione). Aver costretto la fascia più esposta e povera della popolazione ad accettare le misure coercitive dello Stato ci dà la misura di quello che ci stanno preparando per il futuro. Ovvio che si inzia sempre dalla terza classe, ma presto anche i ponti superiori saranno toccati dall'avanzata della mano nera. I vinti dovranno sparire,mimetizzarsi, forse sopravvivere letteralmente, una o due generazioni, limitando i contatti ai pochi reduci. Democrazia, leggi, giudici, sono armi micidiali in mano al Leviatano perciò dovranno essere boicottate, per non parlare di intrattenimento o social. Sparire in pubblico e attendere l'alba. Speriamo, però, nell'attesa di leggere sempre Alceste!

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    1. Bisogna vivere al contrario, in effetti.
      Pochi contatti, rinuncia completa ai social e ai media più corrivi. Internet, ma solo per comunicare inter nos - nessun film, libro, telefilm, trovata di recente uscita ... nessuna pubblicità ... scetticismo e sarcasmo sempre in guardia.

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  12. il 22 era il giorno dell'equinozio: la luce era al suo minimo, l'oscurità iniziava la sua crescita; sono giorni che mi ronza per la testa "Il gioco delle perle di vetro" e la necessità di formare i nuovi giocatori, si alterna ai ricordi dei due anni passati in un monastero benedettino -per evitarmi oltre 2 ore di mezzi, autobus e treno, ogni mattina e ogni sera per frequentare l'università- mi avevano presa in affitto una cella in un monastero; si stava bene, non avevo obblighi se non quelli di rispettare gli orari di pranzo e cena; la colazione era libera, io scendevo in cucina verso le 5, c'erano pronti contenitori del latte appena munto, scansavo le mosche morte che galleggiavano, riempivo una grossa tazza bianca, una bella fetta di pane casereccio e il primo impegno della giornata era svolto; il secondo era la doccia con l'acqua rigorosamente fredda; solo la domenica c'era l'acqua calda; ma non ne ho mai usufruito perché nel fine settimana tornavo a casa. Sono pronto.

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    1. Anch'io sono pronto. Non mi lamenterò certo della mia nuova vita al minimo. A vedere certi trichechi continuare a festeggiare, però, ho uno sbocco di bile.

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  13. Saltando di palo in frasca, una nostra vecchia conoscenza, Carles Puijdemont, è stato arrestato ad Alghero. Subito rilasciato, partecipa alla due giorni di festa catalana. Sono stato all'inizio del mese nella città del corallo. Sembrava una cartolina degli anni 80. Spiagge affollate, ristoranti sempre pieni, centro storico invaso da una moltitudine internazionale. Quasi tutti felici possessori di lasciapassare, pronti ad esibirlo al primo cameriere sia esso in divisa da municipale o da garzone. Specialmente nei locali sui bastioni dove la specialità della casa è l'aragosta alla catalana da 180 euro a portata. Bene. Dove poteva trovare rifugio il nostro harry Potter di Barcelona? In qualche lurida città di confino, nella steppa siberiana? No. Proprio ad Alghero! Anche in questo caso, tutto fu anticipato sul blog del padrone di casa. Chapeau.

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    1. Cosa ti potevi aspettare da questo gaudente?
      GLi manca proprio il fisico del ruolo, lo sguardo ...
      Avrai notato come la notizia sia stata del tutto ignorata da chi ci ha assordato con questa storiella della secessione, al pari del Salvini fuori-dell'euro, di Boris fuori dell'Europa, dei forconi e altre amenità che nemmeno ricordo.
      I rivoluzionari passano di fiasco in fiasco ubriachi di insuccessi e di nuove sicumere.

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  14. Ho un alunno ! E' il figlio del mio giardiniere, nonché diacono delle Chiesa Ortodossa; non vuole che frequenti la scuola mascherato, mi ha chiesto se lo aiuto ... con piacere

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    1. Bene ... la dissidenza viene da est, come al solito.

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  15. Comunque spezzo una lancia a favore dei poveri Asimov, Heinlein e il resto della comitiva hard science-fiction : negli anni 50-60, visti tutti i progressi tecnologici avvenuti in così poco tempo, le vacanze, se non su Marte e i maggiordomi robot nel 2000 sembravano la conseguenza naturale, semplicemente univano più punti e vedevano dove la retta li portava. Chi lo avrebbe detto a quei tempi che poche e semplici leggi termodinamiche ci avrebbero sbarrato il cammino.

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    1. Hanno unito i punti sbagliati.
      Oggi fa una certa impressione rileggere alcune ingenuità positiviste del tempo.
      La cosa incredibile è che qualcuno ci crede ancora. Le scemenze di Elon Musk ancora affascinano il popolicchio il quale è recato a credere che, dopo aver acceso un piccolo mutuo, si potrà orbitare attorno alla Terra con una coppa di mojito in mano.

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    2. Ancora nei tardi anni '80 eravamo impregnati di tale positivismo. Guarda la sigla di questo programma RAI, che poi altro non era che una banale accozzaglia di reportage e interviste da Talk Show https://www.youtube.com/watch?v=aB9ENSIq-_A . La confezione però ti dava l'impressione di accedere ad una nuova era.

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    3. Esche per allocchi ... futurologia da film di Ed Wood con biglinate incorporate ...

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  16. “Il nemico marcia sempre alla tua testa…”

    Ma la testa del nemico dove è
    che marcia alla tua testa,
    ma la testa del nemico dove è
    che marcia alla tua testa,
    ma che nebbia, ma che confusione,
    che aria di tempesta,
    la socialdemocrazia è
    un mostro senza testa.

    Ma una testa oggi che cos'è,
    e che cos'è un nemico,
    e una marcia oggi che cos'è,
    e che cos'è una guerra:
    si marcia già in questa santa pace
    con la divisa della festa,
    senza nemici né scarponi e
    soprattutto senza testa.

    La socialdemocrazia non va
    a caccia di farfalle,
    il nemico marcia in testa a te,
    ma anche alle tue spalle,
    il nemico marcia con i piedi
    nelle tue stesse scarpe,
    quindi anche se le tracce non le vedi
    è sempre dalla tua parte.

    La socialdemocrazia è
    un mostro senza testa,
    la socialdemocrazia è
    un gallo senza cresta,
    ma che nebbia, ma che confusione,
    che vento di tempesta,
    la socialdemocrazia è
    quel nano che ti arresta.

    Più del vento sarà la mia bandiera forte,
    più del vento sarà,
    più del vento...

    https://www.youtube.com/watch?v=p1trFoG9EQs

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  17. ecco, appunto, quello che mi commuove è che cercano una parvenza di logica in questa nebbia, in questa confusione, proprio non riescono a capire che ci troviamo di fronte ad un mostro senza testa.
    Tutti parlano di virus ma nessuno sa cosa sia: Steiner dice che non esistono, una virologa molto accreditata dice che sono necessari e svolgono una funzione positiva, altri li temono come la peste, che è un bacillo, confondendo bacilli con muffe .., per alcuni hanno vita per altri no, e sono inerti ; tutti che discutono di green pass ma di quale delle mille versioni stanno parlando; i numeri: non si conosce l'ampiezza dei campioni, la stratificazione, la precisione, la consistenza, parlare di media senza il suo scarto quadratico medio è parlare del nulla (lo scarto quadratico medio mi dice qual'è l'errore che compio affermando che media è quel certo valore); e tutti giù a discutere dimenticando che una delle prime regole che ci sono state insegnate a scuola è: non mischiare le pere con le mele; e mischiare frutta con frutta sarebbe già un passo avanti
    scusate mi gira male

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    1. Qui mischiano le pere con i tondini di ferro ... mai vista un'orgia delirante di queste dimensioni. Lascerei perdere, comunque, numeri e statistiche e lascerei parlare il solo buonsenso. L'atteggiamento fanatico, che non indietreggia, e che si ciba di pochi fatti inconfutabili è l'unica arma in nostro possesso. Non dividiamoci ulteriormente, non replichiamo al marasma.

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  18. In molti modi e maniere,
    anche mettendo da canto
    i muscoli inferiori,
    devi camminare
    andare avanti o indietro
    ma marciare,
    con la frusta col pungolo a pedate,
    passo trotto galoppo,
    e non è vero
    il tuo non ce la faccio.
    L’esse esse la vita l’opportuna
    puttana ti tengono in funzione.
    Poi sulla tua funzione cala il sipario,
    velario di mistero sullo straccio
    umano che non vuole
    essere atleta, eroe,
    acciaio di ardue prestazioni.
    In qualche luogo qualcuno
    impartisce impulsi,
    pesa, coordina, misura,
    non ci è dato vedere in quale cielo
    agisca la macchina armoniosa.
    Ai nostri deboli lumi
    appare la ferocia del congegno,
    la calda tigre
    che cavalchiamo a pelo...

    Bartolo Cattafi, La tigre

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  19. Un mattino d’estate, agile e fiera,
    Un’orgiastica ronda di creature
    Canterà al sole inni di fedeltà:
    Non un iddio, ma degno d’esser dio,
    Nudo fra loro come una sorgiva.
    Un cantico sarà di paradiso,
    Scaturito dal sangue che risale
    Al cielo: ed entrerà nell’inno il vento
    Del lago di cui gode il loro sire,
    Voci d’alberi angelici e di clivi,
    Coro che in echi lunghi si riverberi.
    E divina sarà la comunione
    Dei morituri e del mattino estivo.
    Dirà dove va l’uomo e donde viene
    La rugiada cadente ai loro piedi...

    W. S.

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Siate gentili ...