venerdì 10 novembre 2017

Per il sinistro il capitalismo a volte c’è, a volte non c’è


Roma, 9 novembre 2017

Mi ha sempre affascinato la faccia tosta dei sessantottini. E dei loro recenti dintorni.
Una faccia ormai deforme come un moccolo di candela consunto e la cui cera è colata giù da quegli anni formidabili (Mario Capanna cit.) per ustionare, colla sua consistenza morale superiore, le mani di noi poveri populisti e razzisti che siamo costretti ancora a reggere (con imposte e tasse) tali repellenti turiboli.
Ma da cosa deriva la faccia di tolla?
Andiamo con ordine.
Il sinistro (ex sinistro: oggi piddino, vendolino, dalemino, centrino, centrodestro) è schizoide.
Psicopatico.
Ha relazioni umane e sociali solo con il proprio gruppo consanguineo.
Esempio: la Fornero parla solo con le simil Fornero.
Può abbassarsi ad avere relazioni (glaciali) con qualche militante che ancora permette che Lei sieda lì, nell’Iperuranio della Distruzione.
E basta.
Sotto di Lei è, appunto, il militante.
Il militante ha rapporti solo con i militanti. A volte si alza a osannare qualche dirigente. O qualche Fornero. O un Saviano. O un Erri De Luca.
E basta (inutile dire che a Saviano, Fornero, Erri de Luca dei militanti frega poco o niente, a meno che non li eleggano o comprino le loro orride carabattole librarie).
La Fornero e il militante formano, con le differenze interne di cui sopra, un corpo sociale unico.
Tale corpo sociale vanta due caratteristiche:
1. è più ampio di quanto non si creda, assommando tribù e genti anche situate a destra (magistrati, grand commis, militari et cetera: anch'esso patriziato)
2. non ha relazioni empatiche con chi è fuori d’esso
Tale struttura psicologica (anempatia) deriva dalla militanza d’acciaio del Partito Comunista, quando, però, la militanza (la diffidenza per l’Altro) aveva un senso.
Possiamo arguire che il senso di appartenenza sinistro è la degenerazione della comunità comunista, oggi in disuso quale residuato bellico.
Le conseguenze di tale psicologia sono la repulsione per ciò che non fa parte del proprio circolo meschino di ideuzze e interessi.
Ideuzze e interessi, attenzione.
All’interno dell’ampia psicologia schizoide il sinistro si dà, infatti, come dividuum, come Jekyll e Hyde.
Jekyll sovraintende alle ideuzze, Hyde agli interessi.
Seguitemi.
Il problema immigrazione.
Il sinistro e il problema immigrazione.
Ecco che scatta lo sdoppiamento: Jekyll e Hyde.
Jekyll ha delle ideuzze. Queste ideuzze consistono nel rimasticamento grossolano di antiche parole d’ordine: eguaglianza, libertà, cosmopolitismo. In realtà sono colature deformi di quelle nobili idee. Sono ideuzze, appunto: imparaticcio, sentito dire, pregiudizio da quattro soldi. Tali ideuzze generano post di feisbuk, manifestazioni, indignazioni e tutto il repertorio sinistro della sinistra più ridicola. A fondamento di tali ideuzze è l’irrealtà. Tali ideuzze, mai vissute veramente e solo ripetute a pappagallo, non hanno, infatti, attinenza alcuna con la storia attuale, il quotidiano e la fenomenologia del disastro italiano che in tale blog ha larga parte. La minima irruzione del vero nelle ideuzze di cui sopra originerebbe logicamente la negazione di ciò che si è, di ciò che si è stati, di ciò che si pretende di affermare. Un sacrificio spaventevole. E infatti il sinistro rifiuta la logica. Egli ha quelle ideuzze, sono il miglior mondo possibile: al di fuori alberga l’inciviltà, il fascismo, il nazismo, la merda e pure Alceste. Noi bravi, tu no.
E arriviamo all’altro corno del dilemma.
Hyde ha degli interessi.
Sì, Hyde ha degli interessi poiché l’immigrato, generosamente gratificato dal versante altruista di Jekyll il Buono, è anche fonte di guadagno. Fra i trenta e i quaranta milioni, palesi o annidati nelle pieghe diverticolari dell’intestino pubblico, è il budget per lo zingarello e il migrante nella Capitale. All’anno. Solo dal Comune. Magistrati, case famiglia, cooperative, onlus, assistenti socialisti scolastici e sanitari, madreteresi, psicologi per l’infanzia, per l’adolescenza, per la maturità e la vecchiaia, ENEL ENI e AMA a sbafo, camarille ministeriali, proprietari di aree privatissime in convenzione comunale, levatrici e lavatrici, vigili poco vigili, facitori di roulottes e prefabbricati, artigiani dei cessi: le legioni affollano i campi e le aree di sosta indefinita in un tripudio sinistro.
Jekyll e Hyde, all’inizio distinti, si struggono l’un l’altro confondendosi sinistramente. Ideuzze e interessi pure. Quando parla un sinistro, infatti, è impossibile discernere l’ideuzza (l’accoglienza) o il suo portafogli (i campi ROM e profughi multiaccessoriati).
Non credete nemmeno ai finti tonti: lo faccio per altruismo. Quando andrete a grattare le rogne perbeniste di questi figuri troverete sempre un bando regionale, un bando comunale, un finanziamento pubblico, un appalto, una concessione, una convenzione.
Il Jekyll post sessantottino al bar dell’ideologia si salda con l’Hyde alla cassa: il primo serve cappuccini, ciambelle e mignon al banco della bontà boldriniana, il secondo accarezza i fruscianti della cornetteria disinteressata.
Attenzione: a volte (si tratta di casi clinici pietosi) il sinistro non si rende nemmeno conto che i due piani di irrealtà comandano i propri moti consci: se un sinistro insulta un casapoundiano egli agisce doppiamente poiché attinge alla duplice fonte dell'insipienza (ideuzza e interesse): impossibile dire, quindi, se lo fa per sostenere la consunta filastrocca dell’accoglienza o per difendere la cooperativa in cui finge di lavorare.
Questo il sinistro bifronte oggi. Freddo come un killer seriale verso gli Altri (Fascisti! Evasori! Casapoundisti! Criminali! Populisti!) e caldamente materno verso se stesso e i propri eventuali accoliti (vedete come egli sfreghi costantemente in un’ansia masturbatoria la tiepida cornucopia del soldo pubblico).
Affari (pagati da Pantalone) incartati con l’argento posticcio della bontà: ecco cosa è il sinistro.
Per sradicarlo dal territorio e dalla memoria non occorre votare, ma recidere i canali di finanziamento pubblico. Sfrattarli dalle sedi che occupano gratis e abusivamente da anni, a esempio, e da loro usate come collettore al fine di succhiare avidamente la mammella di Stato gonfia del latte versato da tutti, fascisti e populisti compresi: questa la guerra che li terrorizza, altro che referendum (lo stesso vale per certo patriziato di destra, beninteso).
Il capitalismo più duro è da loro auspicato e applicato sempre contro gli Altri: pensionati, privati, proprietari di immobili, imprenditori fuori dal giro, poveri cristacci.
Per loro, che sono buoni, il capitalismo, invece, può prendersi una vacanza: eccoli, quindi, invocare esenzioni, moratorie, calmieri, fitti gratuiti, banche. E perché? Perché sono bravi, sociali, altruisti. E perché, aggiungo io, non sanno fare altro e se il capitalismo accampasse le naturali pretese ch’esso reca tali figuri finirebbero con le pezze al culo.
Anzi: sparirebbero.
Le recenti vicende di una associazione donnesca che occupa da trent’anni un palazzo di pregio al centro di Roma pretendendo di non pagare un centesimo del reale e capitalistico debito di otto milioni di euri (8.000.000; 800.000 con lo sconto del 90%) è l’esemplificazione perfetta di tale anamnesi.

14 commenti :

  1. In effetti, pagarsi la bontà propria con la cattiveria altrui è un affarone.

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  3. Se rispettano i templi e gli dei dei vinti, i vincitori si salveranno -
    Eschilo, Agamennone

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  4. l' 11 novembre 2021 il bicentenario...

    Ancora sedicenne, li osservavo con cupa meraviglia; già allora mi stupivano la grettezza del loro pensiero, la stupidità delle occupazioni, dei giochi, dei discorsi loro. Non capivano certe cose cosí indispensabili, non s'interessavano di argomenti cosí suggestivi e impressionanti che per forza presi a considerarli inferiori a me. Non era la vanità offesa che mi ci spingeva, e, per amor di Dio, non venitemi avanti con le obiezioni convenzionali, rancide fino alla nausea, che io non facevo che sognare, mentre essi già allora capivano la vita reale. Nulla essi capivano, nessuna vita reale, e vi giuro che questo, appunto, era ciò che piú m'indignava in loro. Al contrario, la realtà piú evidente, piú abbagliante la percepivano in modo fantasticamente sciocco e già allora si abituavano ad inchinarsi nient'altro che al successo. Tutto ciò che era giusto, ma umile e avvilito, di quello ridevano crudelmente e vergognosamente. Il grado lo prendevano per intelletto; a sedici anni già parlavano di posticini al caldo.
    Fëdor Michajlovič Dostoevskij - Memorie dal sottosuolo

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  5. Si diceva che fosse "una persona intelligente". Così, in certi ambienti, viene definita quella razza particolare di persone ingrassatesi a scapito altrui, che non fanno assolutamente niente e che, a causa di questa pigrizia e ozio perenni hanno un blocco di grasso al posto del cuore. Ripetono in continuazione che, in seguito a complicate situazioni sfavorevoli, sono costrette a non far niente, perché il loro "genio è stato soffocato", e che per questo "offrono di loro uno spettacolo così malinconico". E' la loro pomposa frase di prammatica, il loro mot d'ordre, il motto che questi grassoni ben pasciuti sbandierano di continuo, provocando la nausea in chi li ascolta, perché si tratta solo di tartufismo e di vuote parole. In più, alcuni di questi personaggi, che non riescono mai a trovare qualcosa da fare, se veramente hanno mai cercato qualcosa da fare, si adoperano perché non si pensi che al posto del cuore hanno il grasso, ma che, al contrario, hanno qualcosa di molto profondo: che cosa, con precisione, non potrebbe dirlo neanche il più illustre chirurgo. Per delicatezza, naturalmente. Questi signori vivono per esercitare le loro energie nel dileggio grossolano, nel giudizio arbitrario e in una presunzione senza misura. Visto che non hanno niente di meglio di cui occuparsi se non degli errori e delle debolezze altrui, e visto che i loro buoni sentimenti sono pari a quanti ne vengono concessi in sorte alle ostriche, non è difficile per loro, dati tali mezzi di difesa, vivere tra la gente in una posizione di privilegio. E di questo si vantano assai. Sono quasi sicuri, per esempio, di avere tutto il mondo soggetto a tributo, lo ritengono un'ostrica da tenere di riserva; pensano che tutti, eccetto loro, siano stupidi; tengono il prossimo in conto di un'arancia o di una spugna da afferrare e spremere di tanto in tanto, fino a cavarne il succo; giudicano se stessi padroni di tutto, certi che questo lodevole ordine delle cose derivi appunto dal fatto che loro sono persone intelligenti e con un carattere forte. Nel loro orgoglio sconfinato non ammettono di avere difetti. Sono simili a quella razza di truffatori abituali, Tartufi e Falstaff al tempo stesso, che imbrogliano tutti, al punto che, alla fine, si convincono che sia giusto così e che per loro vivere significhi truffare. Tanto spesso hanno convinto gli altri di essere persone a modo che essi stessi lo credono e scambiano le proprie truffe per azioni oneste. Su un giudizio interiore, su una valutazione morale, non si soffermano mai: non sono abbastanza sottili. In primo piano c'è, sempre e in ogni caso, la loro persona, il loro Moloch e Baal, il loro eccelso io. Tutta la natura, tutto il mondo, per loro non è che un meraviglioso specchio, creato perché un piccolo dio possa ammirarvisi ininterrottamente senza vedervi niente e nessuno al di là di se stesso, e in questa luce collocano il resto del mondo. Per ogni evenienza hanno una frase pronta, che è (qui sta, tuttavia, il massimo della loro abilità) la frase di moda.

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  6. Sono loro, anzi, a indirizzare la moda, diffondendo abilmente, a ogni crocevia, quel pensiero che intuiscono avrà successo. Per la frase di moda hanno una sensibilità speciale, sanno appropriarsene, così da far intendere che è nata da loro. Dispongono, in particolare, di un buon campionario di parole per esprimere la propria profondissima simpatia nei confronti dell'umanità, per determinare quale sia la filantropia più giusta e razionale, e, infine, per denigrare senza tregua il romanticismo, cioè, quasi sempre, tutto quanto sia bello e vero e valga, nel suo infinitesimo, più di tutta la loro natura di lumache. Ma essi non sono in grado di riconoscere la verità nelle forme astratte, transitorie e imprecisate, e respingono tutto ciò che non è maturato, non si è stabilizzato ed è ancora in fermento. L'uomo sazio e soddisfatto vive tutta la vita in uno stato di ebrezza; trova tutto già pronto, non fa niente e non sa quanto sia difficile fare le cose; guai, perciò, se qualsiasi asperità tenti di intaccare i suoi grassi sentimenti: non perdonerà mai chi se ne sia reso responsabile, se ne ricorderà per sempre e godrà nel vendicarsi. In conclusione, questo eroe è, né più né meno, un sacco gigantesco, riempito a più non posso di sentenze, di frasi alla moda, di etichette di ogni sorta.
    Fëdor Dostoevskij

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  7. Grazie Alceste, grande come sempre. Ed il problema, come dici sostanzialmente anche tu, è che queste schiere sono intimamente, in ossida il mente convinte di stare, a prescindere da ogni evidenza contraria, dalla parte del giusto. Enrico

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  8. Penosa raffica di domande di tipo inquisitorio a Simone Di Stefano di Casa Pound da parte di Lucia Annunziata coadiuvata da due mastinelli caritatevolmente spacciati per giornalisti investigativi, cui tanto per épater le bougeois hanno aggiunto alll’ultimo Sigfrido Ranucci, Faccia da Imperatore Romano anche se con leggera erre moscia, cui non hanno osato chiedere pareri sull’inquisito. Da vetero Comunista, ho subito realizzato a "naso" che il Di Stefano sarebbe stato osso duro. E che osso, e che duro, durone, direi. Prima domanda sparata al "fascistaccio” Romanista, bada ben, su Anna FrAnk che la Lucia ha chiamato ripetutamente FrEnk, all’americacca, con la maglietta della Roma. Il Di Stefano ha ribattuto che non c’è niente di offensivo nel raffigurare una ragazzina sorridente con la maglia della Roma. Come galline impazzite si sono accaniti sul “pannocchione” [alto e grosso], tre contro uno, checco raggiosi! Hanno perso con ignominia. M.A.I. mi sarei aspettata di tifare per un casapoundista, ma la pusillanimità dei tre RAFANIELLI [rossi fuori, bianchi dentro] è stata troppo ossessiva e trooooppooo stolta. Controproducente..stanno al dessert. A Dieu et au Diable [? meme chose ?] Pe.De… et le Loup à les Moutons.

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  9. la stracciona e i diecila, 64 commenti ciascuno -
    certi nemmeno uno, questo solo otto -
    qual è l'argomento che ci fa incazzare di più?

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  10. Da questo post ho messo un divieto per i commenti anonimi. Gli altri a zero commenti li ho messi tutti insieme, ma erano giá apparsi su pauperclass.

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  11. Il pezzo centra nel dettaglio il problema: l' ipocrisia. Un'ipocrisia dominante, dittatoriale, pervasiva, applicata ad ogni benche' minima azione in ogni ambito pubblico e, proseguendo per inconscia emulazione, privato.
    Un'ipocrisia che fa della correttezza formale subdolamente imposta, una sorta di tessera, di viatico obbligatorio per esprimersi in pubblico. E' una forma di comportamento che ha nei sedicenti sinistri snob di vecchia lievitazione, la piu' alta espressione pratica. Ve ne sono ovunque, ma piu' che altrove nelle tv e nelle redazioni stampa. E' un modello che dev'essere praticato per essere degni d'ascolto, non fascisti, ne' antisemiti.
    La storia e' vigilata da guardiani che siedono nei centri di cultura pagati dai denari pubblici e che cooptano apprendisti pensatori sommamente ignoranti o cialtronescamente opportunisti. Un'accomandita di paraculo, che vorrebbe spacciare le leggi varate da 4 esecutivi variamente imposti alla Nazione, spesso con provvedimenti d'urgenza, come dogmi necessari per un Paese moderno. Li abbiano tra noi questi crumiri della sedicente democrazia. Talvolta sono anche nostri vecchi conoscenti o amici in buonafede. Ci conviviamo quotidianamente, pensando che forse, domani, si ravvederanno e le cose potranno mutare. Non sara' cosi' perche' fondamentalmente e' l'interesse personale, quello venale o di opportunita' ad alimentarne l'azione. Questa e' la considerazione che dovrebbe scaturire urgentemente da quanti non condividono lo stato delle cose e dalla quale trarre le conseguenti conclusioni.

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  13. Sono andato a rileggermi questo articolo perché ho avuto modo di discutere con uno studente Erasmus (un "amico" -in realtà conoscente stretto- di adolescenza) che coincide proprio con la descrizione. Immigrazionismo a manetta e sinistrismo dei più osceni. Subito in prima linea con l'associazione "anti-immigrazionisti=nazisti" e a dubitare dei dati di fatto (i dati dell'immigrazione in Italia e la differenza con gli altri Paesi europei) con frasette del tipo "ma non credo che sia così, da come la racconti sembra che siamo i poverini ecc...". Impossibile avere un confronto razionale con queste persone, anche quando sono laureate con il massimo dei voti dimostrano di avere l'encefalogramma piatto. Poi metteva dei dubbi sulla abolizione della Legge Fornero e blaterava che è ingiusto tagliare le tasse perché poi si tagliano i servizi (senza mai speccificare quali. L'insondabile mammella statale fa presupporre che i genitori siano collegati a qualche coperativa). Praticamente tutto quello che hai scritto: il "mercato" vale per pensionati, lavoratori autonomi, operai e tutti quelli che tirano la carretta per pagare la bontà ai sinistronzi. Alla fine concludeva augurandosi un governo peeedee-5stalle per fermare i legaioli. Comunque non tutti i mali vengono per nuocere: con siffatte avanguardie intellettuali verremo facilmente conquistati dai Russi.

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    1. Più studiano più minchiate ingoiano.
      È bene non discutere con tali esseri: il fegato va preservato.

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