02 luglio 2018

Stravecchi assaggi (i miei giovani giorni nelle Langhe ... ottant’anni dopo La malora) [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Nell'intero gelso onirico
a corto d'estate è il pozzo
… vecchio vuoto d'acqua
la pergola indora d'ambra i guanti fiori
e nei fianchi delle robinie e dell'acacia
nel furore invetrato dei rumori
sgrana mela l'apribocca
sepalo bruciato d'una cosa in te
… tra rose, rosa
(quando il Poliscriba si dilettava in poesie bucoliche)

Devo ricordarmi di pomeriggi in fuga dalla città impazzita, prima che fosse il mercato delle vigne a mutare il paesaggio vitivinicolo delle Langhe, a maturare per marcire d’egoismo agroindustriale le colline, i rabbocchi terreni pennellati di stracci verdi, non ancora coltivati intensamente dopo l’omicidio dei boschi profetizzato dal Cassola.
Si sorseggiava allegramente e gli occhibuchi mi guardavano come fossi un bambino, io ch’ero un giovane bipede inesperto, contento di essere accolto tra bevitori incalliti di rossi genuini, non strutturati, lasciati macerare nei loro roveri, talmente a buon prezzo che, il presente etichettato DOCG, sembra un cattivo plagio, un logoro rubino presagio di morte dell’amicizia consumata, noia dopo noia, con accompagnamento di ricordi di vite strappate alla morte.
Le mani aggrinzite, rapaci sui vetri ricurvi, sporchi di depositi viola; sugheri sui tavolini e intonazione di canti montanari.
In quali uteri nuotavamo, noi, generazione X, quando quegli esseri sdruciti di fuoco e vento sminavano i passaggi tra le valli, lottavano per la pace portandosi a spalle i cadaveri?

28 giugno 2018

Massimo Gramellini spiega, involontariamente, perché l’Italia finalmente considera sinistra e dintorni come feccia da raschiare dalla Storia


Roma, 29 giugno 2018

Antefatto. Un losco gruppo di goliardi con parecchio tempo a disposizione ha voglia di lanciare provocazioni. Questa in particolare:


Qualche tontolone abbocca in nome di un goffo anti-islamismo e mitraglia stupidaggini sui numeri arabi che toglierebbero dignità ai numeri italiani (o castronerie del genere).

Fatto. Un milionario, tale Massimo Gramellini, giornalista, opinionista, scrittore (di libri!), tra una sfogliatella e l'altra, mentre compulsa il PC per sincerarsi o d’un bonifico della Rai o d’uno del “Corriere della Sera”, su cui scrive, la scrivania ingombra di pieghevoli sulle vacanze alle Seychelles, incappa in tale notizia.
Un filo di saliva di concupiscenza sfugge ratta all'angolo della bocca.

26 giugno 2018

Civilization 4.0 (democrazia e inciviltà)


Roma, 26 giugno 2018

Sopra potete ammirare una carta geopolitica a cura di Laura Canali: esornava un numero di "Limes" del 2012 titolato, adeguatamente, A che serve la democrazia.
I più attenti la metteranno sicuramente in relazione con quella, simile, dell'espansione della multinazionale McDonald's nel mondo (Perdere, e perderemo!).
Vi sono differenze, certo, ma i sei anni intercorsi fra la mappa della Canali e quella di Wikipedia hanno appianato alcune differenze. Cuba, Ucraina, Corea del Nord (e Mongolia), a esempio, hanno ceduto.
Potrete notare, altresì, come gran parte dei paesi listati come “antidemocratici” abbiano dei gravissimi problemi interni. Tali gastriti geopolitiche sono il segno dell’avanzamento della democrazia che, avviene, come sempre, a fil di melliflue spade (ONG, rivoluzioni colorate, strozzinaggi, governi Quisling, traditori a libro paga). La conquista del mondo va avanti.

22 giugno 2018

Sturmtruppen und Transgender


Roma, 22 giugno 2018

Sturm-truppen, Sturm-Sturm-truppen,
Sturm-truppen, Sturm-truppen, ja!
Sturm-truppen, Sturm-sturm-truppen,
Sturm-truppen, Sturm-truppen, ja!

Pensando a mamma ke aspetta poppoppò,
dentro in der kleine kasetta,
tu corri supito in fretta
a caricare il tuo fucil!

Dalla canzone Marcia delle Sturmtruppen di Strumpete und ‘Ndranghete (1980)

Il Programma va avanti, indisturbato.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), uno dei bracci armati del Potere (versante PolCor), ha deciso che la transessualità è uno stile di vita, non affine (almeno sinora), ma di eguale dignità a quello del buon padre di famiglia.
L’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale’ … è ormai chiaro che non si tratti di una malattia mentale e classificarla come tale può causare una enorme stigmatizzazione per le persone transgender”.
Le organizzazione che si occupano di tale melma gioiscono: è “l’equivalente di aver tolto l’omosessualità dai disordini psichiatrici, è una pietra miliare”, ha commentato Sally Goldner dell’australiana TransGender Victoria. In tal modo si potrà combattere la transfobia.
Sally Goldner, inevitabilmente ebrea, è attratta, naturaliter, da abissi antropologici, dal mondo al contrario. E, infatti, la vediamo lì, sulle barriere; in Australia, stavolta; Gerusalemme non vanta ancora una Sally Goldner, o una Marcelle Appelbaum, o una Edith Cohen, che i rabbini hanno ancora qualche dubbio sulla transfobia e sullo stigma: verrà, tuttavia, anche il loro turno (prima di quanto si creda. A piccoli passi, come sempre. Inavvertiti zampettii: occorre avere padiglioni allenati per udirli). Tutta la “psicologia” ebraica del mondo al contrario, distillata per sopravvivere in condizioni estreme, è ora al servizio del Potere (versante PolCor). Ne abbiamo già discusso.
Su tale inversione verranno eiaculati fiumi d’inchiostro, più o meno digitale: Shakespeare vi dedica sette parole definitive: “Fair is foul, and foul is fair”.
Frattanto si apprende che nello 007 del 1981, Solo per i tuoi occhi, una procace Bond girl era, in realtà, un ex ragazzo: la stampa strimpella la notizia, ci si rivoltola: il brago è troppo invitante. Vera? Falsa? Tutte e due: l’importante è miscelare, sformare, corrodere; in attesa di uno 007 frou frou o di nuovo conio (negro?) o, magari, questo il sogno, di una 008 fiera, muscolata, indipendente, un po’ lesbica e un po’ no: liquida, diciamo. L’immaginario del maschio bianco dominante, insomma, deve essere stekkiten, kaputt!

19 giugno 2018

La voce degli spiriti eroici


Roma, 19 giugno 2018

Questo estratto proviene dal film Roma, di Federico Fellini.
Dura 12'24'': un po' troppo per il cono di luce dell'attenzione che oggi si riesce a gettare nel buio dell'inesplorato.
Per tale motivo potete saltare al minuto otto (nessuno la prenda come una scortesia).
Come sempre accade in Fellini il messaggio è veicolato in maniera inavvertita, assolutamente non didascalica.
Un ingegnere della futura metropolitana (il film è del 1972),  laconico Caronte, guida un gruppo di giornalisti entro le viscere della terra; e quella terra è Roma: otto strati: la catabasi è, quindi, fisica e temporale.
Si è sotto l'Appia Antica. Si allude a un fiume sotterraneo: probabilmente l'Almone, terzo fiume della Capitale; a una località: i Cessati Spiriti; a una necropoli con quattrocento scheletri.
Improvvisamente un vuoto: la fresa che erode la roccia sfonda una parete.
Al di là, ecco una domus romana. Statue, affreschi, i Lari. Acque antiche e lustrali ricoprono i pavimenti musivi. Una scultura misteriosa e imponente dà le spalle ai nuovi arrivati. Intanto un componente del gruppo, Amerigo, si sente poco bene. 
Le pitture parietali ritraggono una famiglia: i personaggi, che spirano una quiete composta e lontanissima, osservano la scena: tacendo. Fra di essi, a ben guardare (occorre sempre guardare bene), si scorge un personaggio dalla notevole rassomiglianza proprio con l'uomo che ha accusato il malessere.
Il vento, incessante, assordante, penetra infine nella fessura, violando quella misura perfetta. I colori iniziano a sbiadire veloci, progressivamente, irresistibilmente.
In pochi minuti ciò che ornava una dimora ricca dei tratti dell'eternità si dilegua.
Una donna strilla: stanno scomparendo! è l'aria esterna, è l'aria esterna! Bisogna fare qualcosa, fate qualcosa! Ma nessuno può fare alcunché, perché ognuno non sa fare più nulla, né ordire più nulla, né trarre forza, orgoglio e volontà attiva da ciò che, fino a pochi decenni or sono, era terreno comune presso gli intellettuali migliori. 
Gli uomini d'oggi sono impotenti; crescono sofferenza e insoddisfazione; la voce degli spiriti eroici tace: cosa potrebbe dire di comprensibile a delle scimmie?
Si va avanti, però. La sciocca speranza, che sostituisce l'odio e l'azione nei popoli in rovina, anima ancora gli Italiani.

16 giugno 2018

Democrazia … signora del freak [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come negri, ebrei, italiani o messicani! Qui vige l'eguaglianza: non conta un cazzo nessuno! 

Sergente Hartman

Reiterare questa “santa” parola, democrazia, è lo scopo precipuo dell’ovvio politico, è il riempire quest’aria di veleni, questo vuoto/pieno normativo, questi codici che non conosciamo, ma ai quali ci sottomettiamo, questa trappola di leggi che imbalsama ciò che si sarebbe già decomposto da tempo: il vivere pacificamente, il sopportarsi reciprocamente, il tollerarsi sfiorandosi per strada, rispettando le giuste distanze, le linee gialle di cortesia, l’erba del vicino che è sempre più verde, gli orari notturni, i contratti, le obbligazioni, le opinioni, la mediocrità della quale non si fa più carico nessuno, o, chi se ne fa carico, la spaccia per superiorità culturale, artistica, arricchendosi sulla disperata incapacità individuale di non saper riconoscere i pregi atavici di una vita semplice, appartata il giusto e anonima.
La democrazia è il vivacchio costituzionale, uno strascicare i piedi da una stanza all’altra del Grande Edificio Stato, che è stato, ma non sarà, perché si consumerà nel privato dei privati, participio passato di privare.
La democrazia è commedia, la rappresentazione nemmeno tanto sublime di un mondo drammaticamente buffonesco; è una collisione/collusione di parti sceniche, phoné, brusio, applausi che sottolineano risse tra potenti, quasi sempre concertate.

C’è una sola invasione. Ma non è islamica


Pubblicato su Pauperclass il 17 maggio 2016 

Qualche tempo fa vidi una foto d’alto valore simbolico.
Due giovani musulmane, paludate nel niqab che le copriva quasi integralmente, passeggiavano su un’assolata spiaggia occidentale (dove tutti, ovviamente, erano in costume o bikini).
Nell’immagine si concentrava, insomma, ciò che altri hanno denominato “scontro di civiltà”.
E io concordo: è uno scontro di civiltà.
Lo scontro fra una civiltà trionfante (il neocapitalismo) e una civiltà morente (l’Islam).
È una mia certezza.
Così come sono certo che i figli e le figlie delle due donne velate, fra pochi anni, saranno proprio lì, su quella spiaggia, in costume e bikini.
La forza di tale convinzione deriva dall’esperienza: noi Italiani quello scontro di civiltà l’abbiamo già combattuto e perso; con una disfatta.
Chi è abbastanza maturo ricorda ancora cos’era l’Italia nei Sessanta e nei Settanta e cos’è oggi.
Anche le nostre donne avevano i loro niqab. I loro figli e figlie e nipoti, no.
Anche gli uomini possedevano un loro codice di comportamento, il loro niqab etico: i loro figli e figlie e nipoti, no.
La secolarizzazione neocapitalista avanza e ci rende tutti eguali. È toccato agli Italiani e ai cattolici del Sud europeo; toccherà agli Islamici; ai cinesi; e a tutti coloro i cui stili di vita sono alternativi al canone occidentale, o vi confliggono.

11 giugno 2018

Il declino dell'intelligenza


Roma, 11 giugno 2018

Vivere in un paese in putrefazione ... chissà, forse costituisce un privilegio. Qualcuno di noi si sarà chiesto, per mero esercizio intellettuale: cosa pensavano i popoli in via d'estinzione mentre ogni loro speranza scivolava dalle dita, irrimediabilmente, e ciò che rappresentava una forza più non faceva presa sulla realtà? Gli atti e i sortilegi che legavano clan, genti e uomini venivano derisi e schiacciati con facilità: il compromesso ignominioso, la ritirata, la delusione, la morte della cerchia intellettuale ... tutto questo è già stato provato nella storia. Chi poteva dargli credito qui, da noi, con un passato e un territorio così ricchi? Eppure ecco che un futuro umiliante incombe.
Per distruggere, prima, servivano secoli, fra massacri, pestilenze e decimazioni; genti riottose si rifugiavano nelle catacombe mentali, risorgevano sotto altre vesti, si infiltravano nelle fila del nemico, vivevano una doppia vita, fra ossequio falso e autentica fede. E ora? Son bastati trent'anni per ridurre il nostro giardino a un cumulo di insensate sterpaglie; abbattuti i labili confini, i più volgari ciarlatani scorrazzano per esso, in piena libertà, sradicando alberi, trascurando siepi e orti, lasciando al solleone o al gelo le colture più delicate, mentre eleganti gazebo rovinano su sé stessi, i ponticelli si sbriciolano lentamente e le voliere, una volta chiassose incette dei popoli dell'aria, restano deserte; carcasse qua e là, lezzo di disfacimento; i padroni si disinteressano, come aristocratici preda delle estreme febbri del vizio, garzoni e inservienti sono a ubriacarsi in qualche bettola, scannandosi per un punto alle carte.

09 giugno 2018

Che tipo 'sto archetipo [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Non ho mai avuto la fortuna di incontrare un archetipo per la strada. E credetemi, mi sarebbe piaciuto.
Che cosa ci saremmo detti?
Qualcosa di simile al dialogo che segue.

Io - Ciao Archetipo, come va?
Archi - Non c’è male, a parte il riscaldamento globale.
Io - Io adotto un rimedio inuit.
Archi - E sarebbe?
Io - Mi faccio un igloo.
Archi - È  da qualche milione di anni che lo faccio anch’io, non è il ghiaccio, certo, ma l’inconscio collettivo: malgrado ciò, non sento il benché minimo sollievo nel leggere Jung.
Io - Mi rincresce. Pensavo che incontrarti avrebbe dato una svolta alla mia vita e invece noto con dispiacere che anche tu divaghi sul tempo e sull’uso bellico della tragedia greca da parte dei fondatori della psicanalisi: devo attendermi un commento ai quarti di finale degli europei di calcio o cosa?
Archi - Io non ti conosco e non saprei quali argomenti affrontare, stavo facendo due passi con il mio volpino Fuffy amputato delle zampe posteriori e come vedi, essendo molto piccolo, i miei discorsi sono limitati.

05 giugno 2018

Beppe Grillo, la Bocca della Verità


Roma, 4 giugno 2018 

Una cosa devo confessarla: Beppe Grillo mi è simpatico. Anzi, lo ammiro.
In lui ritrovo il mestiere, l’artigianato lungamente appreso in periodi oscuri e umidi di gavetta, e in decenni di fuoco sul palco; il mestiere, quello che oggi tutti cercano di scansare ricorrendo a scorciatoie e trucchi. I ballerini, i cantanti, i pittori, tutti ambiscono di arrivare alla vetta in poche settimane, come se una tradizione potesse rifluire nelle distratte circonvoluzioni del cervello con una portentosa iniezione digitale. Ma lui no: egli sa. Seguo da tempo i suoi spettacoli, ero anche a San Giovanni, alla chiusura elettorale del 2013. Lui conosce il pubblico perché, in fondo, lo ama. Appena entra in un’arena sa chi è con lui e chi contro di lui, a naso, come un vecchio segugio sulle tracce di una volpe; allo stesso tempo conosce l’arte di blandire, facendosi suadente o ricorrendo alle astuzie dell’insulto ben temperato.