sabato 16 maggio 2020

La Grande Opera


Roma, 16 maggio 2020

1. Stéphane Distinguin: “Cinquanta miliardi di euro. Tanto entrerebbe nelle casse del mondo della cultura e dello spettacolo francesi se si mettesse in vendita la Gioconda. Una proposta che circola in questi giorni in Francia, alle prese con la crisi economica dovuta al lockdown da coronavirus. L'idea è di Stéphane Distinguin, ceo di Fabernovel, ed è stata pubblicata sul magazine "Usbek & Rica". Ma le polemiche non hanno tardato ad arrivare”.

2. Stéphane Distinguin: "Cediamola per almeno 50 miliardi di euro a qualche principe arabo, o facciamone la garanzia di una nuova moneta virtuale, o mandiamola in tournée nelle Puglie per far ripartire il turismo. Vendiamo il gioiello di famiglia, per finanziare il rilancio di un mondo della cultura che altrimenti rischia di non sopravvivere al coronavirus ... Teniamo conto che l’Uomo di Vitruvio fatto arrivare a Parigi per i 500 anni è stato assicurato per un miliardo. Possiamo stimare che la Gioconda frutti al Louvre e indirettamente all’economia francese (tra merchandising, alberghi e biglietti aerei) grosso modo tre miliardi di euro l’anno. Cinquanta miliardi mi pare ragionevole, perché l’operazione abbia un senso bisogna chiedere una cifra enorme".

3. La notiziola, rilanciata quale semplice curiosità, vanta lo spessore del ballon d’essai. Essa ha il pregio di saggiare le resistenze profonde dell’Occidente; inoltre, è utile per la mitridatizzazione. Rilasciare il veleno poco a poco rende insensibili al veleno; in positivo è sinonimo di assuefazione, in negativo di mansuefazione.
In positivo: i legionari romani sono prostrati dalle sconfitte campali (Noreia, Agen) contro Cimbri, Teutoni e Ambroni, tribù germaniche provenienti, in parte, dallo Jutland. La robustezza del loro fisico, i capelli biondi e la furiosa condotta in battaglia, sprezzante della morte, atterriscono i soldati. Gaio Mario è un plebeo, nativo del Frusinate; ancor oggi una frazione del comune di Veroli si appella Casamari, ovvero Casa Marii. Mario, dal cui volto si desume, lombrosianamente, una frequentazione con l’umano troppo umano, riorganizza le proprie bande raccogliticce, le disciplina duramente predisponendole a quello stato d’animo per cui la volontà rifugge nell’automatismo; quindi ecco l’assuefazione: i Barbari sfilano per chilometri e chilometri, uomini donne vegliardi e bambini, sacerdotesse masserizie carriaggi, senza fretta, sciamando nella Pianura Padana con la calma infusa dal sentimento di una missione oltremondana. Dalle trincee il Plebeo costringe i propri uomini a ben osservare i duecentomila. Ancora una volta la visione inusitata di quei capelli color lino, degli alti guerrieri, dei candidi paramenti delle veggenti; il senso d’alterità d’una cultura ancora immersa nel ciclo naturale, da tal punto di vista assolutamente barbara rispetto alla forza civile romana, già dirozzata dagli apporti italici e ora ricca del ghignante razionalismo greco, reca a un primo attimo di smarrimento. E però, a lungo andare, quelle figure mutano in percezioni familiari. I soldati osservano. Osservano: i bambini frignare e giocare esattamente come i propri, lontani, a casa; osservano che gli uomini, quei giganti, pure loro, prendono a stancarsi e a sbuffare come poveri cristi qualsiasi; osservano i vecchi ansimare e costituire un peso; osservano le donne ai fuochi, indaffarate modestamente come le brune mogli lasciate nelle case deserte; intuiscono che negli accampamenti si mangia, come fanno tutti, si fa l’amore, si defeca, ci si lava, si fanno scenate. È un errore mostrarsi troppo umani: ben lo sanno i tabù della pudicizia sorti accanto a questi atti. Il nemico, in tal modo, si derubrica inevitabilmente da enigma a problema: l’enigma è insolubile, il problema può risolversi. Presso le Aquae Sextiae e, ancor più, ai Campi Raudii si combattono due battaglie definitive, undici secoli prima di quella di Hastings. Il problema è risolto alla radice. Le soluzioni finali del plebeo Mario, circa duecentocinquantamila fra morti e suicidi, e, forse, altrettanti prigionieri, permetteranno il Colosseo, il Cristianesimo, Dante Aligheri e il Rinascimento. Tali vittorie, mai davvero indagate, avranno ulteriori sviluppi perché, ma questa è una legge, nulla si dà in cambio di niente.

4. Stéphane Distinguin: chi è? Uno dei tanti. Un CEO, ovvero un tecnico munito di una laurea o di un dottorato. Il “tecnico”, una figura cui cominciammo a fare la bocca dopo il colpo di Stato del 1992, è fondamentalmente uno psicopatico. Egli si pone nei confronti della materia di cui si occupa con agghiacciante ambivalenza.
a. Se tale materia costituisce l’oggetto del proprio bagaglio informativo, essa ingigantisce nel proprio Ego alla dismisura totale. Un tecnico che si occupi di ratti, tanto per fare un banale esempio, vede solo baffi e zampette e ode solo squittii; null’altro gli importa; il mondo trascolora sino all’indifferenza; la reductio ad rattum lo pervade tanto da farlo parlare solo di quello, muovendo le mani frenetiche a mo’ di unghiute zampette e a farlo squittire di felicità solo a osservare colonie di ratti che organizzano la propria esistenza da ratti, trascinando il ventre flaccido per qualche fangoso condotto fognario. Un tecnico di computer, come Bill Gates o l’altro Siriano Defunto, oppure un dottorando in economia di Harvard si diportano alla stessa maniera. Alcune volte, se non hanno dimenticato la scrittura, gli si permette di estendere alcune banali manfrine su prestigiosi giornali di settore - manfrine prese per oro colato  da loro simili meno dotati.
b. Se la materia, invece, non costituisce oggetto del proprio bagaglio informativo, il tecnico vi si applica col distacco allucinato degli alienati. Egli osserva, riduce a sé e giudica come se un evento o una cosa o un essere non siano il prodotto complesso e insondabile di una storia culturale precisa, ma un qualcosa sorto come Atena dalla testa di Giove, improvvisamente, senza DNA. Le conseguenze dei propri atti non sono, ovviamente, contemplati dal tecnico che, perciò, dorme placidamente nel proprio letto dopo aver desertificato intere regioni dello scibile. Qui non siamo alla banalità del Male; il Male? Magari. Qui siamo all’ottusità di esseri privi di ombelico, come privi di ombelico erano i mostriciattoli partoriti dal risentimento in Brood di David Cronenberg, un ebreo canadese che intuì, fra i primi, il potere della Nuova Carne Digitale. E noi, che abbiamo un ombelico, poiché necessitiamo dell’Omphalos per vivere, dobbiamo sottostare a questi snervati demiurghi.

5. Non si sottovaluti, ancora una volta, la fisiognomica. I volti dei nuovi uomini non sono definiti; sfuggono a una presa d’atto della coscienza come la casa maledetta di Lovecraft sfuggiva a un occhio pur attento; inevitabile che tale shunned house, il cui giardino è sterile e temuto dai popoli dell’aria, celi, nei propri recessi, un  mostro gigantesco di cui il protagonista porta alla luce soltanto un gomito.
Osserviamo i nuovi Anomfali: barbette rade, andamento casual, linguaggio basico e fungibile. La genericità è il marchio di Lucifero impressogli da qualche cataclisma uterino. Le masse non vi si oppongono, anzi; la genericità inconcludente e superficiale, come la prosa di Baricco e Gramellini, o le ciacole archeologiche del figlio di Alberto Angela, o certe impennate spiritualiste da biblista della domenica, provocano la formazione dell’audience midcult; anche il popolicchio, però, si sente in dovere d’assentire.
L’informe Distinguin (l’onomastica ancora una volta congiura ai dispetti o, forse, quando il ridicolo invade il razionale, tutto si predispone allo scherzo) racconta il nostro futuro. D’altronde l’aziendina da lui fondata si chiama Fabernovel: fabbrica buone nuove, insomma, gustose per ogni palato ecumenico, privo ormai di papille gustative. I sapori forti, identitari, s’hanno da rigettare, come quel mio conoscente che, a vedere le uova di gallina ancora fresce del cul di gallina, atteggiava le labbra schifate a cul di gallina, preferendo estrarre dal frigo le candide uova prefabbricate dei pollai industriali. Un metodo infallibile per scoprire tali Anomfali consiste, perciò, nel verificare, da subito, senza nemmeno starli troppo a capire, l’assenza di tratti certi: nei volti, nell’eloquio, nella scrittura, persino nei gesti abitudinari che, proprio perché tali, non vengono controllati dalla coscienza; l’Anomfalo, peraltro, è ossessionato dall’igienismo, dalle minutaglie della cronaca, dal ragionamento di spietata logica orizzontale; guai a mostrargli la natura che ama nascondersi o la paura in un pugno di sabbia o il lungo termine: un anno, per lui, vale un millennio e non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace, a lui come a tutti; un fastidioso sbalordimento lo coglie alla parola enigma poiché l’enigma è insolubile benché fecondo di vita; a lui interessano i falsi problemi che può risolvere in tutta tranquillità dato che non esistono; lo sconcerta, come può sconcertare a un concerto punk l’apparizione d’un signore di mezza età con le ghette, il termine “mitridatizzazione”: la ritiene, infatti, un plagio concettuale del “principio della rana bollita” (dice: questo lo sappiamo già!) meglio noto come “the principle of the boiling frog”: che sempre mitridatizzazione è, ma, purtroppo, ha lo svantaggio di non essere in inglese.

6. Vendere la Monna Lisa per cinquanta miliardi di euri. Un atto economico? Escludiamolo subito. E non per la banale considerazione che sorge alle labbra (come si può calcolare l’incalcolabile?). La proposta fa acqua proprio dal punto di vista economico. Quaranta milioni di turisti all’anno chez Paris che mangiano, bevono, dormono, stupideggiano a Disneyland acquistando decine di milioni di oggettini e carabattole e prodotti alimentari non so quanto valgano, a livello d’incassi brutali. Fate voi: quindici miliardi? Venti? E si taccia sull’insondabile consistenza del marchio “Parigi-Monna Lisa” che, da sola, ne vale altrettanto. All’anno. Di questi quanti ne vogliamo ascrivere al merito di quel mezzo metro quadro di pittura a olio? I computisti si mettano all’opera.

1. Ma cosa si vuole ottenere con tale uscita? Sempre l’Utopia della Monarchia Universalis. L’Utopia presuppone la Fondazione ex novo. La Nuova Fondazione, proprio poiché totale, passa attraverso la totale dimenticanza del passato. Ma, si dirà, come può ottenersi tale enormità? La via più spiccia, favorita dalla tecnica onnicomprensiva di comunicazione, prevede il restringimento progressivo dell’immaginario collettivo. L’immaginario collettivo storico, intendo. Se sottraggo la più celebre immagine d’ogni tempo (quella che, per motivi diversi, si è imposta come tale) alla considerazione dell’umanità, la sua scomparsa disseccherà lentamente la parte di anima comune che permette la vita. L’umanità impoverisce consegnandosi d’un altro passo all’esistenza vegetativa. Parlo di immaginario collettivo storico distinguendolo da quello apparentemente atavico, ma son la medesima cosa. La simbologia eterna e comune, archetipica, non è nient’altro che una significazione universale storica più risalente e, perciò, sepolta nell’incoscienza (attiva e creatrice anch’essa, ovviamente). La Gioconda è un’acquisizione ben recente, ma riposa su forme, allusioni, echi remotissimi. Per arrivare allo sfumato leonardesco, insomma, ci son voluti non i dieci anni di peregrinazione di un misantropo italiano del Cinquecento, ma centinaia di secoli di prove, stimmung, sensibilità, poi incrostatesi in una coscienza universale che rechiamo nel sistema cerebrale che veglia alle soglie del giorno. La Gioconda, perciò, attiva o ri-attiva, colla propria nuda esistenza, circuiti di senso antidiluviani, oltre a costituire, come detto, parte dell’immaginario storico della modernità. Perché questi pochi centimetri quadri di pioppo ricoperti da pietre e animali triturati siano divenuti tale collettore spirituale può essere oggetto di dibattito (a puro titolo di sforzo iniziale farò notare come Leonardo, lungi dall’essere un artista, era prima di tutto un filosofo della natura e degli uomini, come Leopardi, Eraclito, Shakespeare, Lucrezio, Lovecraft e compagnia cantante). Se la Gioconda, come i Buddha di Bamiyan, sparirà dal cono di luce della considerazione antropologica - tale il fine - avremo necessariamente un’umanità più meschina poiché impossibilitata ad attivare certe sezioni della propria identità profonda.

2. È inessenziale che a proporre la dissacrazione sia un tenero quanto anonimo esserino. Di tali ventriloqui (canarini nella miniera) è fitta la storia degli ultimi decenni.

3. Facciamo esempi rasoterra. Quanto dobbiamo, in termini di impoverimento identitario, e di forza vitale, alla distruzione dell’immaginario del calcio? Quanto si è pagato, in termini di italianità, alla distruzione della liturgia dello Scusa Ameri, scusa Ciotti? Alle 15 di ogni domenica, nei parchi, sulle spiagge, in auto, nei salotti familiari in estasi postprandiale? Di più: quanto è stato grande il tributo versato in cambio della desacralizzazione della domenica, ridotta a giornata indistinguibile dalle altre e, perciò, spoglia di quella forza lustrale di ricostituzione delle energie chiamata “festa”? Taccio sul Natale, sulla Pasqua, su quei Ferragosto interminabili e dolcemente desolati che preparavano iniziaticamente al nuovo anno lavorativo. Sappiamo calcolare la perdita? I nostri computisti si mettano all’opera perché i loro Distinguin i conti ce li hanno fatti in tasca già da un po' di tempo.

4. I paesi non sono né le nazioni né gli Stati. L’Italia individua l’Europa del sud, quella decisiva, si allarga alla Persia e alla Mesopotamia. I nomi vanno prudentemente pesati. Se oggi sparisse la cultura africana la perdita non sarebbe decisiva; se cadesse Roma (a ciò si mira) saremmo alla catastrofe, cioè, per etimologia, ai titoli di coda. Per questo motivo si continuano a mostrare pubblicità dove in Africa si muore di fame pur avendo, l’Africa, triplicato il numero degli individui in pochi decenni. Di Africani, infatti, se ne  possono produrre quanti se ne vuole, di Italiani ne rimangon pochi, ma son quelli che pesano di più. Una questione di storia. Eliminati del tutto questi centri di irradiazione simbolica e immaginativa, il sentiero verso il Nuovo Mondo sarà spianato.
Queste parole spiaceranno a molti, anche a chi sembra a me affine. Eppure non le pronuncio alla leggera, soprattutto perché a farlo non sono io. È il Potere a proferirle. Esso agisce con forza lucida e psicopatica mantenendo un controllo feroce della realtà privo di questioni secondarie d'ordine morale. Col medesimo grado di lucidità, peraltro, esso finge poiché sa, spietatamente, che la filantropia e l’attitudine naturale alla compassione in tal caso confonderanno il riconoscimento della verità. La verità è quello che è, ciò che deve essere detto va detto.

5. Il Codice Da Vinci di Dan Brown ha superato gli ottanta milioni di copie vendute. Robert Langdon, il protagonista, professore di iconologia ed esperto di simbolismo, sventa un complotto dell’Opus Dei volto a coprire la verità. E qual è questa verità? Gesù, il Cristo, ebbe figli e una discendenza. Una discendenza di sangue viva e operante attorno a noi. La novella Redentrice, si scoprirà alla fine, non è nient’altri che Sophie Neveau, nipote di Jacques Sauniére, curatore del Louvre. Sophie Neveau, la Nuova Sapienza, dovrà fondare, al femminile, come Novello Cristo, un Nuovo Ordine contro l’Antico Cristianesimo oscurantista e manipolatore. In tale figurina di Grande Madre si ritrova, intatto, un complesso sincretismo di suggestioni, da Iside (“Perche' io sono la prima e l'ultima/io sono la venerata e la disprezzata/Io sono la prostituta e la santa/Io sono la sposa e la vergine”) ai culti lunari sin alle disquisizioni di Bachofen sul matriarcato: questa serpeggiante teoria, che si sviluppa in parallelo con la moderna democrazia, è ben delineata nel libro di Giorgio Galli, Occidente misterioso.
Nel precedente romanzo, Angeli e demoni, Dan Brown aveva già iniziato il resoconto dell’agonia cristiana. Col solito sprezzo grossolano, ma con l’aiuto d’una bella vena sarcastica: qui il Camerlengo Vaticano, Vicario del Papa, si chiama, bergogliosamente, Ventresca; un flacone di antimateria è custodito presso il sepolcro di Pietro (come a dire: la truffa è ab ovo); il capo delle Guardie Svizzere ha nome Olivetti, come l’Adriano dei tempi belli; i fisici, cioè i buoni, Vetra: i trasparenti, gl’intonsi. Che alla fine il Ventresca, proprio lì lì per salire il soglio di Pietro a furor di popolo, venga smascherato e si suicidi dandosi fuoco è l’ultimo sberleffo: una ventresca rosolata quale amatriciana degli estremi ansimi spirituali.

6. Siamo in presenza di un’operazione magica su scala universale per la trasformazione irreversibile del genere umano. Dovremmo spogliare le parole di una loro aura un po’ goffa in cui si adombra lo spiritismo da tinello. Qui, anzi, siamo in presenza di individui assai pratici, privi di sensi di colpa, che operano in tal modo solo per ottenere l’effetto: e l’effetto è la trasformazione. Il coronavirus, oggi dileggiato fuori tempo massimo, quando più non serve, è stata un’altra tappa. Ciò a cui si mira è rendere statica l’umanità. Disseccate le fonti dell’immaginazione, l’umanità si fermerà come un giocattolo privo di carica, un tamburino che ha esaurito le batterie. Il quietismo, vestito da pace, avrà quindi bisogno di nuovi dei che rinneghino, nel disonore, le antiche divinità, troppo violente. La civiltà così intesa non progredirà più; permarrà, in un limbo, riducendosi via via di numero, in una sorta di soporosa decrescita. Né felice né infelice, anche se ce l’hanno venduta come felice, ovviamente. L’economia dovrà adattarsi. Meno violenza, meno viaggi, meno testosterone, meno strade, meno assalti al cielo, meno parole, meno assembramenti; banditi gli scontri, la guerra, anche un insulto dovrà essere sanzionato duramente. Non a caso tutti questi istinti sono contraddistinti cupamente come “maschilisti” o “razzisti” quando, invece, rilevano solo come il manifestarsi dell’anelito verso e nei pressi del limite, secondo l’ansia che divora le civiltà in ascesa. La rinuncia, la cameretta, il divano, il digitale, la bontà con donazioni telefoniche, questo mondo falso e deprimente sarà la costellazione a cui riferirsi nella fase discendente. Depressi gli istinti, dominate definitivamente le masse, sarà la volta di arrivare a sostituire dio.

1. Alcuni grandi Anomfali, come Elon Musk e compagnia cantante, voglio rendersi eterni; non come essere umani, ovvio, poiché l’umanità fu un coacervo di crudeli imperfezioni. Forse come macchine; o meglio, come liquidi amniotici: trasferire sé stessi in un plasma senziente virtualmente eterno e, in tale veste, costituire il Senato Temporale dell’Umanità Nova mentre l’Entità Spirituale, il Monarca (Sophie Neveau), darà il proprio Benestare Spirituale, quale Benefattore, assicurando l’Ordine della Giustizia.

2. A proposito di Anomfali, ecco una serie adeguata ai tempi, Kyle XY: “... Kyle [ritrovato nudo e senza ombelico] scopre le sue origini: la Zzyzx è un'associazione segreta che, sulla base di una serie di congetture elaborate da Einstein, cerca di tenere dei bambini per più tempo nell'utero allo scopo di renderli più intelligenti. Dopo molti fallimenti, il loro primo successo è stato un bambino, innestato dentro una mamma-surrogato, che nacque dopo tredici mesi di gravidanza, causando la morte della madre”.

3. E leggiamo di questi Anomfali. Ecco le righe introduttive a Essere una macchina, di Mark O’Connell, pubblicato dalla Adelphi: “Questo libro è un viaggio straordinario, proprio nel senso in cui lo erano quelli di Jules Verne. Tutto quanto O'Connell racconta sembra frutto di una fantasia vagamente allucinata. Solo che non lo è. I cilindri d'acciaio nel capannone criogenico vicino all'aeroporto di Phoenix contengono davvero i primi corpi umani in attesa di risvegliarsi in un futuro simile all'eternità. Ray Kurzweil, uno dei cervelli di Google, inghiotte davvero 150 pillole al giorno, convinto di vivere a tempo indeterminato. Elon Musk o Steve Wozniak sono serissimi quando dichiarano che di qui a poco la nostra mente potrà essere caricata su un computer, e da lì assumere una quantità di altre forme, non necessariamente organiche. Sì, il viaggio di O'Connell fra i transumanisti - fra coloro che sostengono che, nella Singolarità in cui stiamo entrando, i nostri concetti di vita, di morte, di essere umano andranno ripensati dalle fondamenta - porta molto più lontano di quanto a volte vorremmo. Regala sequenze indimenticabili, come la visita alla setta di biohacker che tentano di trasformarsi in cyborg. E apre uno dei primi, veri squarci sulla destinazione di una parte degli immani proventi accumulati nella Silicon Valley. Che possibilità reali abbiamo di vivere mille anni? chiede a un certo punto O'Connell a un guru del movimento, Aubrey de Grey. ‘Qualcosa più del cinquanta per cento’ si sente rispondere. ‘Molto dipenderà dal livello dei finanziamenti’”.

4. Se si rifiuta Dio o una considerazione metafisica della Vita non si può che rimanere soli con la nuda esistenza. Si dovrà, quindi, espellerne dapprima la Morte e, quindi, il Male. Avremo, allora, la banale pastura quotidiana. A questo punto, che fare? Suicidarsi? Non resta che evadere dalla Vita verso l’Eterno abolendo la Carne. Dopo aver negato l’Altro trasmutare sé stessi nell’Altro. Che in tale processo siano coinvolti cento individui o, incidentalmente, sette miliardi pare indifferente.

5. Andrà a buon fine questa Grande Opera? No. L’umanità e l’alterità son legate da una costante invalicabile: non si potenzia la prima con la seconda, ma si perde la prima a vantaggio della seconda sino al fatale cambio di stato che sancirà l’inutile potenza autodistruttiva dell’intero processo.

6. Gaio Mario, a esempio, guadagnò il Colosseo, il Cristianesimo, Dante Aligheri e il Rinascimento, ma perse la Repubblica cioé il sistema pubblico più efficiente dell’antichità, esponendo Roma all’inevitabile declino. Ne valeva la pena? Sì, perché, di lì a poco, Costantino perse l’Impero a favore di una religione sincretistica proveniente da una turbolenta colonia mediorientale. Ne valeva la pena? Sì. 
Forse Gaio Mario e Costantino furono uomini fortunati o, più probabile, in loro operavano ancora quelle forze che si servono dell'individuo per attingere la Vita.

82 commenti :

  1. Che boccata di ossigeno Alceste!Arrivo da giornate di informazioni su virus e sciacalli...mi sento a casa finalmente.E poi quel punto 5.....Grazie

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  2. Racconti sempre molto bene ciò che mi strugge quotidianamente.

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  3. Grazie Alceste come sempre, soprattutto per lo stile.

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  4. Milano chiama... Napoli risponde... Luigi Necco.

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  5. Caro Alceste,

    Splendido sunto, ci sono tutti gli ingredienti del menu' che ci vogliono presentare per "l'ultima cena". Ora sta a noi formulare altre ricette e procurarci altri ingredienti.

    La ricerca dell'immortalita' fa parte dell'uomo dalla notte dei tempi e non gli ha mai portato bene. 
    Il primo imperatore che unifico' la Cina nel III sec. a.C., Qin Shi Huang era ossessionato dalla ricerca dell'immortalita' e si fece proprio mitridatizzare con il mercurio al fine di ottenerla, secondo la credenza del tempo; quando unifico' la Cina, elimino' la tradizione cinese, bruciando parecchi libri antichi, salvando solo quelli di argomenti tecnici, e perseguitando gli intellettuali. Subi' tentativi di omicidio da parte di chi lo detestava, tutti falliti, ma alla fine mori' della sua ossessione, avvelenato dal mercurio che doveva donargli l'immortalita'. Il suo mausoleo pero', con l'esercito di terracotta, e' tra i monumenti immortali a noi tramandati.
    Forse sara' proprio come dici, anche i nostri psicopatici, capaci di unificare il mondo,  ossessionati dall'immortalita', avranno la stessa sorte autodistruttiva. La Grande Opera sara' la loro tomba.

    Una domanda: da dove viene la parola Anonfali?

    Saluti,
    Ise

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    1. La parola me la sono inventata io ... non so nemmeno se è giusta a dir la verità: senza ombelico come vogliamo tradurla? Accetto suggerimenti.
      Il tuo imperatore è il protagonista del primo racconto delle "Altre inquisizioni" di Borges.

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    2. Ora capisco, mi sembra un buon termine, non avrei di meglio da suggerire.
      Grazie per la segnalazione su Borges.
      Ise

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    3. la dizione utilizzata da Alceste pare sia caduta in disuso a favore di "anomfalo". Almeno, stando a questo dizionario del 1842.

      https://books.google.co.uk/books?id=yn4QAQAAIAAJ&pg=PA56&lpg=PA56&dq=anonfalo&source=bl&ots=d47mBkr04L&sig=ACfU3U0Y48oh7hYY4vVUQmBh4VQFlT81AQ&hl=en&sa=X&ved=2ahUKEwj0iJiik7vpAhXvURUIHS--DyYQ6AEwD3oECAkQAQ#v=onepage&q=anonfalo&f=false

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    4. Devo ammettere che "anomfalo" ha una musicalità superiore. Ergo: userò anomfalo.

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  6. Non mi è sfuggito il riferimento nel testo al numero della bestia. Roba per titillare i metallari occultisti, nuovi lettori del sito?
    Nel secondo punto 4 Alceste scrivi "Queste parole spiaceranno a molti, anche a chi sembra a me affine." Che forse pensi che qualcuno qui non sia d'accordo su quanto scrivi nel paragrafo precendente riguardo africa ed italia?

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    1. Sciocchezzuole da Iron Maiden.
      Ho notato che, alcune volte, anche i più forsennati, quando il gioco si fa duro, hanno ritrosie inaspettate ...

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    2. Segnalo per farsi due risate, anche ad audio spento. Categoria: a carnevale ogni scherzo vale
      https://youtu.be/7HhGN5GIA94

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  7. Julius Evola La Stampa 3 novembre 1943

    Liberazioni
    È massima dell’antica saggezza, che le cose e le vicende non contano mai quanto l’attitudine che dinanzi ad esse si assume, e il significato, quindi, che ad esse si attribuisce. In un senso analogo lo stesso cristianesimo, generalizzando, ha potuto parlare della vita come una “prova” ed ha potuto far suo il motto: vita est militia super terram.

    Nei periodi calmi ed ordinati della storia, questa sapienza è accessibile solo a pochi eletti, perché troppe sono le occasioni per abbandonarsi ed adagiarsi, per considerare importante l’effimero, per dimenticare l’instabilità e la contingenza di ciò che è irrimediabilmente tale per natura. È su tale base che si organizza quel che nel senso più vasto si può denominare la mentalità e la vita borghese: o la vita che non conosce più né altezze né abissi e si sviluppa in interessi, affetti, desideri, passioni che, per importanti che possano pur essere dal punto di vista semplicemente terrestre, divengono cose piccole e relative da quel punto di vista superindividuale e spirituale, che sempre dovrebbe valere come riferimento ad ogni esistenza umana degna di tale nome.

    Ora, i periodi tragici e sconvolti della storia possono far sì che, per la forza stessa delle cose, un maggior numero di persone sia condotto verso un risveglio, verso una liberazione. E, in fondo, è essenzialmente da ciò che si misura la vitalità più profonda di una stirpe, la sua virilità e la sua indomabilità in senso superiore. E anche oggi, in Italia, su quel fronte, che ormai non conosce più distinzioni fra combattenti e non combattenti, presso tante tragiche congiunture, lo sguardo dovrebbe adusarsi a volgersi in questo senso, assai più spesso di quel che comunemente accada.

    Da un giorno all’altro, anzi da un’ora all’altra, per un bombardamento, si può perdere la propria casa, quel che più si amava e a cui più si era attaccati, lo stesso oggetto degli affetti più spontanei. L’esistenza umana diviene relativa – è un sentimento tragico e crudele, questo, ma può anche essere principio di una catarsi, la via per presentire ciò che solo, nulla potrà mai intaccare, nulla potrà mai distruggere. Devesi riconoscere che, per un insieme complesso di cause, nell’Occidente moderno si è tenacemente irradiata la superstizione per il valore della vita puramente umana, individuale e terrena, superstizione che in altre civiltà era ed è quasi sconosciuta. Il fatto che nominalmente l’Occidente professi il cristianesimo, nel riguardo, ha avuto un’influenza minima: tutta la dottrina della sovrannaturalità dell’anima e della sopravvivenza ultraterrena non ha intaccato in modo sensibile quella superstizione, non ha fatto sì che, nella sensibilità di un numero sufficiente di esseri, l’evidenza di ciò che non ha avuto inizio con la nascita e che non può finire con la morte sia andata ad agire praticamente nella vita quotidiana, sentimentale e biologica. Ci si è invece aggrappati convulsivamente a quel troncone, che è il breve tratto di questa esistenza di individui, facendo di tutto per ignorare che una tale presa non ha maggiore saldezza di quella di un ciuffo d’erba afferrato, per salvarsi, da chi sia trasportato da una corrente selvaggia.



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  8. Ora, proprio perché risorga questa evidenza, non come qualcosa di cerebrale o di “devozionale”, bensì come un fatto vivente e un sentimento liberatore, tutto ciò che oggi è tragico e distruttivo può avere, almeno nei migliori, un valore suscitatore. Non si tratta di insensibilità e di male inteso stoicismo. Tutt’al contrario: si tratta di conoscere e di alimentare un senso di distacco di fronte a sé, alle cose e alle persone, che dovrebbe infondere una calma, una impareggiabile sicurezza e perfino, come si accennava, un’indomabilità. È come un semplificarsi, uno spogliarsi, nella disposizioni di un attendere, con animo fermo, tutto, sentendo in pari tempo qualcosa che va di là da tutto. E da questa disposizione sarà altresì data la forza di poter sempre di nuovo ricominciare, come dal nulla, con animo nuovo e fresco, dimenticando quel che è stato o che è andato perduto, avendo sguardo solo per ciò che di positivo e di creativo si può ancora fare.

    Una distruzione radicale del “borghese” che esiste in ogni uomo è possibile in questi tempi sconvolti più che in qualsiasi altro. In questi tempi l’uomo può ritrovare se stesso, può mettersi davvero di fronte a se stesso, adusarsi a guardar tutto secondo lo sguardo dell’altra sponda, sì da rendere di nuovo importante ed essenziale ciò che tale dovrebbe sempre essere in un’esistenza normale: il rapporto fra vita e “più che vita”, fra l’umano e l’eterno, fra il caduco e l’incorruttibile. E trovare le vie a che, fuori di ogni enfasi e da ogni orpello, questi valori vengano vissuti positivamente e si traducano in pura forza nel maggior numero di persone possibile in queste ore di prova, questo è indubbiamente uno dei compiti principali dell’élite politico spirituale della nostra nazione.

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    1. bell'invito di Evola alla trascendenza. A un ben inteso, moderno stoicismo.
      Peccato che ormai testi un minimo pur complessi come questo non li riesca a leggere più nessuno.

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    2. Ma no, non credo. Un tempo solo una minoranza sapeva leggere e scrivere.
      Oggi sulla carta lo sanno fare tutti, eppero' non lo fa quasi nessuno! In realta' non c'e' nessuna differenza tra uno che non sa leggere e uno che non legge.
      Percio' tutto e' come e' sempre stato. Siamo solo diventati molto piu' numerosi, e democratici.

      Devo ritrovare quella parte, nella Bhagavad Gita, che cosi' chiaramente illustrava il nostro presente.

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    3. Arjun, che si risolve a non abbandonare il campo di battaglia perché è il dovere che va fatto, e perché è quello il suo destino

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    4. "Non e' cosa degna uccidere i figli di Dhritarashtra, nostri parenti. In verita', come potremmo esser felici, o Madhava, dopo aver ucciso la nostra propria famiglia?
      Anche se loro, accecati dalla cupidigia, non vedono nessun male a distruggere la famiglia, nessun peccato a combattere gli amici, perche' noi non dovremmo avere la saggezza di ritrarci davanti a un peccato cosi' grande, o Janardana, noi che vediamo nella distruzione della famiglia tutto il male possibile?
      La distruzione della famiglia causa la rovina delle tradizioni eterne; con il crollo delle tradizioni, il disprezzo dei doveri sottomette la famiglia tutta intera.
      Quando domina il disprezzo dei doveri, o Krishna, le donne della famiglia si corrompono; la corruzione delle donne, o Discendente dei Vrishni, determina la confusione delle caste.
      Questa confusione vale l'inferno per i distruttori della famiglia e per la famiglia stessa; soccombono anche gli spiriti degli antenati, privati d'offerte e di libagioni.
      Questi misfatti, compiuti dai distruttori della famiglia, conducono alla confusione delle caste; le eterne leggi della razza e la legge morale della famiglia vengono cosi' infrante. E gli uomini, dalle tradizioni familiari corrotte, sono inevitabilmente votati all'inferno, o Janardana. Cosi' ci e' stato detto.
      In verita', un gran peccato stavamo per commettere, noi che cercavamo di massacrare la nostra gente per la brama dei piaceri di un regno.
      E' meglio per me che i figli di Dhritarashtra mi uccidano nella battaglia, disarmato e senza resistere".
      Sanjaya disse: "Avendo cosi' parlato sul campo di battaglia, Arjuna, con l'animo angosciato, si accascio' sul sedile del carro, lasciando cadere l'arco divino e la faretra inesauribile".
      [...]

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    5. Sanjaya disse: "Ad Arjuna, invaso da un sentimento di pieta', con gli occhi pieni di lacrime e affranto dallo scoraggiamento, Madhusudana rivolse queste parole.
      Il Beato Signore disse: "Da dove viene questa tua debolezza nel momento della difficolta'? Essa e' indegna di un Ariano, non viene dal cielo, o Arjuna, e non conduce alla gloria.
      Non cedere a questo vile sentimento, o figlio di Pritha, non e' degno di te: scaccia la vergognosa debolezza e sorgi, o Parantapa!"
      Arjuna disse: "Come potro' io, combattere sul campo di battaglia, trafiggere con frecce Bhishma e Drona, cosi' degni di rispetto e di venerazione, o Arisudana?
      Meglio vivere elemosinando che uccidere questi venerandi maestri. Essi sono i miei maggiori; uccidendoli, godrei piacere e ricchezze macchiati di sangue.
      Non so nemmeno se sia preferibile vincerli od esser da loro vinti; i figli di Dhritarashtra sono davanti a noi, schierati in ordine di battaglia, sono essi che dobbiamo uccidere; ma la loro morte ci fara' odiare la vita. Una debolezza sentimentale ha offuscato la mia natura; ho perduto il senso del dovere. Io Ti domando: dimmi con chiarezza quale sia il meglio, dimmelo decisamente. Sono il Tuo discepolo. Ti prego, istruiscimi, in Te prendo rifugio.
      Davvero non vedo nulla che possa allontanare da me l'angoscia che offusca i miei sensi, neppure se avessi su questa terra un regno senza rivali o il dominio sugli dei".
      Sanjaya disse: "Avendo cosi' parlato a Hrishikesha e dopo aver detto a Govinda: 'Non combattero' piu'', Gudakesha, il terrore dei nemici, rimase in silenzio.
      A lui, che vedeva cosi' scoraggiato fra i due eserciti, Hrishikesha, quasi sorridendo, disse queste parole, o Bharata".
      Il Beato Signore disse: "Tu piangi su uomini per i quali non ci si deve affliggere, e tuttavia le tue parole sono quelle della saggezza. I veri saggi non piangono ne' per i vivi ne' per i morti.
      Mai vi e' stato un tempo in cui Io non esistessi, ne tu ne' questi re di uomini; noi tutti mai cesseremo d'essere nell'avvenire. [...]"

      da "Gandhi commenta la Bhagavad Gita".

      Segnalo anche l'esistenza di un bellissimo audiolibro su internet, che ogni tanto mi ascolto mentre faccio altro. La traduzione, nell'audiolibro, sembra depotenziata, ma l'essenziale e' presente (cosi' mi pare).

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    6. Nachtigall, ricordavo bene! fondamentali i bhagavad gita.

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  9. Ballon d'essai? Temo siamo molto più avanti, ormai abbiamo raggiunto la saprofagia.
    Stanno divorando tutto, pasqua, eucarestia, amen, genuflessione.
    Si divertono nella tortura quotidiana, ogni giorno una libbra di carne umana da imolare sull'altare dissolutorio.
    Vendere la gioconda? E perché non vendere direttamente l'uomo? Così, bello impacchettato e pronto ad ogni uso.
    Di "anonfali" ne conosco diversi, vocine e zampette bianchicce...a la santé

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    1. Sono provocazioni, credimi.
      Se volessero farlo l'avrebbero fatto.
      E invece vogliono provocare il nostro assenso.
      Come a dire: l'avete voluto voi.

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  10. Questo progetto di sostituzione - del Grande Medesimo al posto del Grande Altro - necessita della "resezione" degli Archetipi inconsci. Ma ciò - come ha mostrato Jung in "Wotan" - farà solo riemergere altri Archetipi più stratificati e profondi - piu barbarici.
    OroborO

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    1. Proprio ciò che dovremmo fare. Favorire la riemersione. Come? Tramite l'arte. Canzoni, romanzi, pubblicità, accenni, opere grafiche, fumetti.

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    2. cominciamo a ordinare i CD di Povia allora? Allegria!
      (scherzo...)

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    3. Stavo considerando i numeri di Spotify.
      Se sommiamo gli ascolti delle prime dieci canzoni sapete chi vanno alla grande? Nirvana, Red Hot Chili Peppers, Green Day, Guns & Roses. Comincerei, quindi, a reclutare dall'hard rock e dal grunge. Nel cinema dall'horror.

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    4. la classifica è per l'Italia o globale?
      Credo ci siano ragioni anagrafiche per tali preferenze: la maggior parte degli utenti di spotify lavorano al computer, 30-40-50enni che prediligevano quei generi lì in gioventù. Chi fa altri lavori non di fronte al PC aveva altri gusti musicali.

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    5. Non saprei. Però è interessante, almeno quanto scoprire che la maggior canzone di Povia non si discosta molto dalla media di Battisti.

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  11. E’ stato aperto il cancello del recinto, nel quale ci hanno tenuto per due mesi, ma la gente, anziché spalancarlo e correre fuori, è uscita timidamente indossando la mascherina e ritornando nella sicurezza del recinto, non appena avverte un pericolo, sia pur falso, s’intende!
    Ho visto gente sulla strada alzaia del canale, nelle prime ore di un fresco mattino odoroso di sambuco, camminare e qualcuno anche correre con la mascherina, impensabile per una podista come me.
    Ho visto, nei riaperti mercati rionali, ambulanti stanchi e dimessi, persino incapaci di provare rabbia, nonostante le bastonate ricevute.
    Ho visto in chiesa, dove mi sono recata per tutta la Quaresima senza mascherina e con le lacrime agli occhi a baciare i piedi di Gesù, quell’ulteriore tradimento che fedeli e sacerdoti gli hanno inflitto.
    Ieri, un vicino, notandomi all’aria aperta senza mascherina, mi ha chiesto perché non la indossassi.
    Potrei continuare l’elenco dei piccoli avvenimenti della mia vita, che denotano una cosa sola: la gente non vuole la libertà, non vuole guardarla negli occhi.
    Sì, perché la libertà bisogna guardarla negli occhi e poi soppesare (soppesare: composto di so- e pesare; pesare: dal latino volgare pensare) nella nostra bilancia interiore cos’è giusto e cos’è sbagliato, quindi scegliere responsabilmente.
    Prego Dio, che è logos, di non distogliere il suo sguardo da me e ti auguro, Alceste, di continuare a guardare la libertà negli occhi.

    Anna

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    1. Quanto dici è verissimo.
      Il lockdown è servito proprio a fiaccare la volontà. Riprendere non sarà facile.
      Di più: gli è piaciuto. Sono stati talmente istruiti "prima" che il "durante" lo hanno in fondo gradito. Secondo me con qualche reddito di sudditanza serio la maggior parte delle attività chiuderanno subito, per volontà di professionisti e comemrcianti. D'altra parte anche chi producevano 5.000 alla fine si accontentava di 1.500, quindi: me li diano ogni mese questi 1.500 e tolgo il disturbo.
      Lo si era già detto ricordando il Grande Inquisitore: la gente non vuole la libertà. Il Grande Inquisitore non dà la libertà che dona il Cristo per cui Cristo deve essere crocefisso di nuovo.

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    2. Condivido in linea di massima le vostre osservazioni e mi dispiaccio del dolore che ne traspare. Ringrazio anche Parsifal sotto per aver riportato quello che vede altrove. Sono convinto come lui che la questione vari moltissimo da localita' a localita' (da negozio a negozio, da locale a locale, da chiesa a chiesa), le singole persone qui potendo fare davvero la differenza (motivo per cui qualsiasi timido tentativo di protesta e' stato e viene represso con violenza assolutamente spropositata).

      Alceste, secondo me il confinamento non e' che abbia fiaccato la volonta', i coglioni cadono quando attorno a se' si vedono solo non-morti. Quello incidentalmente influisce sulla voglia di "uscire" nel proprio ambiente (ci si rintana a leggere e studiare al limite) ma non sulla voglia di vivere in se' e per se': catapultatemi in Bielorussia, o da Sed, vedrete la volonta' fiaccata!
      Devo anche dire che vivendo in Polonia ma avendo familiari sparsi per tutta Italia e giornalmente contatti di lavoro con aziende del Nord, che e' senz'altro vero quanto molti vanno affermando: cioe' che l'Italia sia nel mirino molto piu' di tanti altri Paesi.
      Per quale ragione? Roma? Io su questo, Alceste, non ho dubbi.

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    3. Forse il non volere la liberta' puo' dipendere dal fatto che nel profondo, anche se non lo vogliono ammettere, piu' persone si sono rese conto che si vive in una "democrazia" a partito unico, dove l'unica opposizione e' quella del cittadino solo, indifeso, e dipendente dalla schiera dei suoi aguzzini; si vive in regime di eutanasia sanitaria, dove gran parte dei medici non sono eroi ma assassini senza scrupoli, anche se non si parla mai dei secondi e ci si puo' illudere che non esistano; si vive in una realta' controllata da remoto, dove le decisioni vengono prese sulla base di accadimenti indotti con l'inganno e la nostra stessa complicita', anche se ci si puo' illudere che sia tutto casuale; qualsiasi liberta' e' dunque un'elemosina che cade a gocce, le poche che superano le barriere impermeabili sopra dette.
      La vera liberta' ci puo' essere solo in assenza dei meccanismi di cui sopra, e per sopprimerli bisognerebbe saper rinunciare a quelle gocce di liberta' concesse in cambio della schiavitu', che recano con se' sempre il nettare dell'illusione, nei momenti di dimenticanza...chi era disposto a barattare la propria vita con queste aveva gia' perso la liberta' da tempo, gli altri probabilmente hanno sempre avuto in cuore il motto di cui parla Evola: vita est militia super terra. A me cosi' sembra; la situazione attuale e' solo la cartina tornasole di quanto era gia' esistente ma solo latente.
      Poi e' vero che l'umiliazione afflitta agli italiani non ha eguali. Le misure sono state tra le piu' eccessive, aggravate localmente da governatori e sindaci in delirio di onnipotenza, e gli elementi che dovevano fungere da "compensazione" per aver sopportato tali misure tra i piu' disattesi, cosa che quindi accentua il fenomeno di cui sopra piuttosto che attenuarlo. Per questo paradossalmente ora potrebbe essere probabile che si torni a una forma di sempre maggiore "normalita'" che ridoni la gioia delle illusioni.
      Ise

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    4. Che la voglia di finire ai ceppi fosse latente è indubbio.
      In cambio di qualche gadget e di un po' d'elemosina saranno disposti a tutto. Reddito di sudditanza e svariati spiccioli e l'Italia diverrà un qualcosa tra l'ospizio, la discoteca e il lounge bar.

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    5. Odissea nell'Ospizio, infatti, potrebbe essere il titolo.
      Con istituti gestiti da enti nonprofit (si fa per dire) a 3000 cocuzze al mese e altri in "convenzione" pubblica per i clientes, schedatura sanitaria e reddituale diffusa, sequestro preventivo del patrimonio, visita parenti in teleconferenza, vaccini gratis per tutti. In cambio: vitto premasticato senza sale, zucchero, alcool o caffè, animazione del moribondo (tombole e caraoke), rianimazione quando necessaria. Precondizione burocratica: certificato di esistenza in vita, in carta semplice.
      La sopravvivenza potrebbe prolungarsi per qualche lustro (pochi), poi la realtà bastarda presenterà il conto definitivo: non esistono pasti gratis, neppure quelli più lugubri.
      Animo allora e conserviamo ben addestrato il miles che è, nonostante tutto, in noi!

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  12. Qui da noi tutto il contrario, Anna. Vie del centro affollate ieri, vasche abituali del sabato sera e uno su cento con la mascherina. Anzi, capita che si guardi strano chi gira ancora con il feticcio antivirus! Qualcuno, la porta sotto il mento, ma sembra più un voler irridere l'autorità che un tardivo pentimento. Insomma, non tutto il mondo è paese.

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  13. https://it.wikipedia.org/wiki/Zardoz
    C64

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    1. Lo vidi a suo tempo. Me lo ricordo poco.

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    2. Un condensato di simbologie, significati, immagini, suggestioni e citazioni che all'epoca (1974) diceva troppo e fu capito troppo poco (forse).
      Gli Eletti ("i ricchi, i potenti e gli intelligenti": mi è rimasto impresso dalla prima volta che l'ho visto) si separano dalla brulicante e abbrutita umanità per vivere un'esistenza bucolica in una bolla-Eden. Dove sono virtualmente immortali grazie ad una tecnologia che ha raggiunto la sua vetta massima. Vita trans-umana ed eterna che in realtà è quanto di più dis-umano si possa immaginare: un inferno travestito da paradiso, una gabbia immutabile le cui sbarre sono fatte di noia e nonsenso. E da cui non si può evadere nemmeno con il suicidio, che viene punito con la "resurrezione" e l'invecchiamento.
      Finché dall'"alto", nel testone volante del dio vendicatore delle plebi esterne, un bruto che è anche un superuomo non viene a liberare gli auto-dannati nell'unico modo possibile: facendo crollare -con la sua sola presenza "sovversiva"- il falso ordine, la diga costruita dall'hybris sul fiume della vita e della morte; ripristinando il flusso naturale iconizzato nell'ultima sequenza del film.
      Un Messia-serpente dell'anti-Paradiso, inviato/chiamato/generato da chi si trova a ricoprire il ruolo vicario di "Dio" (perché evidentemente anche la Natura Divina aborre il vuoto, e c'è davvero un qualche Ordine Superiore sopra tutte le nubi) cioè da ...
      Mi fermo qui, per non rovinare la visione o ri-visione. Alcune precognizioni, nel cinema, nella letteratura, nella filosofia, sono sicuramente frutto di eccezionali capacità di analisi e speculazione. Però, quando vengono da certi ambiti contigui con il Potere, fanno pensare ad altro. Manifesti/"outing", per alcuni (la triade di cui sopra); sberleffi in faccia alle masse dei babbani. Babbano: versione pol-cor, quindi socialmente ammessa, dei vari "bifolco", "burino", "cafone", ecc. con cui gli -almeno onesti- padroni di una volta chiamavano il volgo.
      C64

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  14. Caro Alceste, conosci la Dott.sa Silvana De Mari ? Qui un suo breve video https://www.youtube.com/watch?v=utfUbLqSfmk&t=138s
    Anti-aborto, anti- LGBT e per la messa in latino, credo la apprezzeresti.
    Come diresti tu : macerata nel migliore aceto reazionario.

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    1. Sì la conosco.
      Condivido in larga parte ciò che dice anche se si proviene da lande, un tempo, assai distanti.

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  15. http://www.giusepperausa.it/eyes_wide_shut.html
    Di solito non amo i copia incolla perché spesso mi sembrano una eccessiva forzatura verso il pensiero altrui come per dire non ho voglia di raccontarti in due parole questo o quello. Qui si parla di Kubrick, e della sua ultima opera cinematografica nella quale il regista manda un messaggio nemmeno tanto subliminale sul cosiddetto mondo di sopra, quello dell' Élite di blondetiana memoria, di cui ,si dice ,lo stesso regista abbia fatto parte prima della sua fuga precipitosa dalla Mecca del cinema. Chi ha voglia può dare un'occhiata anche alle altre ricostruzioni critiche dell'autore, si trovano teorie interessanti sul cinema, gli Stati Uniti e gli ultimi cento anni di storia recente.
    Antonio

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    1. Sono d'accordo, in linea di massima, con le ricostruzioni dell'autore a patto di non conferire al Potere qui esaminato troppa nobiltà d'intenti. S'intenda: questi individui, il Potere, non possiedono cultura propria. L'unica cultura che hanno risiede nella dissoluzione della vera cultura. Il loro pensiero è derivativo e psicopatico, come ho più volte ribadito. Grazie per il link.

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    2. Prego. Dopo tanto tempo che leggo e non partecipo almeno mi sento utile alla crescita del tuo prezioso angolo di lettura. Tornando alla recensione sono rimasto colpito dalla trilogia che partendo da " Shining " Kubrick ha inteso indicare nella presenza di forze occulte in grado di annullare i rapporti familiari intesi come indissolubili in ogni cultura, ponendo al centro gli anni che vanno dai primi del novecento fino agli anni 20, la prima vera e propria globalizzazione di stampo americano, il siglo d'oro degli Usa . Il Male usa tutti i mezzi per esercitare il proprio Potere, utilizzando le pedine come il Padre assassino sul luogo del primo genocidio della storia, poi come forza militare onnipotente e paranoica nel pupazzo sgt. Hartman e in fine nel rito orgiastico che ne celebra il trionfo in un castello newyorchese.

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    3. Tralasciando Kubrick, che è un artista a parte, tutto il cinema americano registra (o forse: incita) la distruzione della famiglia. In ogni ambito. In parallelo vi è l'esaltazione della famiglia alternativa, una non-famiglia, ciò che ho chiamato la famiglia Addams. Anche un filmino apparentemente innocuo come Kramer contro Kramer rema in tale direzione. Difficile a volte stabilire se si registra il reale o, come spesso accade, si cerca di piegare la realtà verso i propri piani.

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    4. A proposito di Kubrick : si dice che abbia fatto parte attivamente di circoli ristretti di "illuminati", da cui successivamente ne è uscito. Eyes wide shut nr sarebbe una sua testimonianza. Lo ritieni credibile ?

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    5. Bene, mi si segue sulla pista documentaristica per eyes wide shut.
      Getto un'altra briciola: Dutroux disse la verità. Lui era solo un manovale, un personaggio di servizio in una organizzazione a cui fanno capo i figuri documentati da kubrick nella sua ultima opera.

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    6. Kubrick più che un uomo è un enigma. Sembra "troppo" avanti. Basti osservare il suo "2001": i film di fantascienza invecchiano in pochi anni, quello sembra fatto ieri. Più credibile della realtà. Forse perché era quella di Kubrick la realtà.
      Che abbia fatto parte di circoli ad alto livello? Perché no.

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    7. Lolita, Barry Lyndon, Eyes Wide Shut, nell'ordine, i tre film migliori del nostro da come la vedo io.

      Ho letto le recensioni fatte nel sito di giuseppe rausa ai tre film.
      Lui vede in Kubrick il tema ricorrente del "cattivismo" hobbesiano, dove il mondo è una lotta all'ultimo sangue per la vita ed il predominio.
      Aneliti e rimostranze morali, la bontà, in tale contesto divengono debolezze che conducono a perdere la lotta.
      Il cristianesimo come ostacolo buttato lì dai dominanti ai dominati, ch impedisce di poter godere della pienezza della vita, nel relegare alla sconfitta.
      Non per niente Kubrick è membro di sangue del popolo eletto.

      Questa elegia del cattivismo, dell'ubermansch nietschiano al di la del bene e del male, si ritrova spesso con registi e produttori dalle medesime origini.
      Mi viene in mente un esempio: la serie televisiva Better Call Saul è incentrata sulla tensione morale che il protagonista vive, dovuta all'innato in lui istinto ad aggirare le regole con trucchi ed astuzie esilaranti. Purtuttavia ha ancora la buona coscienza di pentirsene, e lo scorrere della trama rivela proprio il progressivo spogliarsi dai suoi propri scrupoli.
      Da segnalare una puntata con un flashback in cui il padre tenutario di un negozio di alimentari decide di fidarsi di uno sbandato - chiaramente un truffatore - che riesce a far la spesa senza pagare, inventandosi non ricordo quale storia straziante. Trovandosi in un frangente solo con il protagonista bambino, che non ha abboccato e lo guarda male, il truffatore gli racconta, per risposta, la morale del mondo abitato da due specie, le pecore e i lupi. Per vivere pienamente, e spesso anche solo per sopravvivere, bisogna saper diventare dei lupi, sostiene, e predare le pecore. Morale che il protagonista applicherà poi da adulto.

      Questi squarci di luce che loro stessi ci spalancano nel proprio modo di pensare, fanno comprendere agli attenti osservatori cosa ci sia veramente dietro la realtà di oggi e tutti i nostri "problemi": l'euro, l'immigrazione, l'ur-fascismo, la religione olocaustica, il femminismo... la radice di tutto questo è l'etica anticristica degli amici commercianti, in cima alla piramide, da cui cola poi su tutta la società.

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  16. ultimissima distopia: start-up di berlino offre interi libri condensati in comodi podcast di 15 minuti da ascoltare in treno o mentre si cucina.

    https://www.blinkist.com/en/about

    vediamo cosa combinano con l'opera omnia di heidegger

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    1. Benissimo! Solo per gente come Freud, Osho, Biglino o Marx propongo di stringere ad uno - due minuti al massimo, più che altro per i cenni biografici.
      Penso a tutti gli alberi che avranno risparmiata la vita, forse non tutto il male viene per nuocere.

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  17. La Grande Opera e' effettuata con l'aiuto del controllo psicologico con tecniche collaudate e a noi invisibili. Gran parte del controllo-programmazione avviene tramite i media e tutti i dispositivi tossici che servono a mitridatizzarci. Sarebbe interessante capire come mai alcuni pero' restano immuni alla mansuefazione, almeno si potrebbe tentare una de-programmazione. Se i media (ed Hollywood) e tutto quel che trasmettono scomparissero, in poco tempo la faccenda si spegnerebbe, il vortice antiuomo rallenterebbe e poi si fermerebbe, come un tempo si fermavano i dischi di vinile a 33 giri sul giradischi quando sollevavi la puntina, spegnevi, e il motore del piatto rallentava gradualmente fino a giacere inerte, privo di energia. 
    Anche la psicologia, come tante altre "scienze", non fu diffusa e studiata per il nostro bene ma per il controllo. D'altronde quel che e' in mano a certa gente, ritenuta geniale per certe "trovate" (gia', non tanto scoperte quanto trovate), lo e' solo perche' si e' presa la briga di registrare brevetti, e poi diffondere globalmente con potenti mezzi, conoscenze o scoperte in gran parte gia' esistenti, per venderle come pillole della felicita' mentre erano progettate come dispositivi di autodistruzione. 

    Leggo ora l'articolo di Blondet sulla smart city:
    https://www.maurizioblondet.it/vivrete-nella-Smart-City-ossia-nel-comunismo-dei-miliardari/
    Si associa bene alla trama del film menzionato dal commento di C64, almeno la parte relativa ai miliardari eletti. 
    Si parla anche dell'abolizione della famiglia, ormai un fatto. Noi ci lamentiamo che i nostri genitori abbracciarono acriticamente il '68 che ci ha servito a caldo la distruzione della famiglia… ma dovremmo ormai aver capito che il prossimo grimaldello di distruzione dell'uomo e' la tecnologia; eppure, estinti i vecchi luddisti, che io sappia non esiste alcun dibattito, eccetto casi isolati, sulla necessita' di liberarci di questa piaga. Non credo che Da Vinci, se avesse avuto un tablet tra i polpastrelli 24 ore al giorno sarebbe riuscito a creare quel che ha creato. Infatti gli eroi dei nostri tempi non sono piu' artisti, poeti, esploratori; sono i Bezos, Gates, Musk e chiunque si diletti con IT, App, AI, e quant'altro. Che poi questi Anomfali sembrano avere anche la voce da esserini superficiali che sfuggono alla coscienza; almeno a giudicare da quella stridula di Gates. In fin dei conti i loro incantesimi sono proprio come quelli del mago di Oz che da dietro la tenda si autopotenzia con l'uso di tecniche psicologiche e da illusionista.  
    Ise

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    1. Ciao Ise, son d’accordissimo. Ti riporto un aneddoto: quando morì Steve Jobs, come ricorderai, fu tutto un tripudio di lodi al genio troppo presto scomparso. Ricordo che su una rivista di musica rock vennero riportare le impressioni di varie rockstar e giornalisti musicali. Gente come Bon Jovi, Nikky Sixx, Steven Tyler e vattelappesca quanti altri sbrodolarono elogi sulla rivoluzione apportata dall’opera di Jobs. Una unica voce stonava dal coro: quella di Lemmy dei Motorhead. Egli dichiarò che era la prima volta nella storia che un uomo che aveva reso la vita di tanti solamente un po’ più comoda veniva elevato a rivoluzionario. Crumbo

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    2. Ciao Crumbo,
      proprio cosi', e' come se questi personaggi vivessero in un Olimpo tutto loro e se le suonassero e se le cantassero tra loro. Il che' non mi disturberebbe se vivessero nel loro mondo parallelo al nostro senza interferenze. Il guaio e' che hanno creato dei canali pervasivi di comunicazione tramite i quali ci trasmettono la loro vita e le loro gesta eroiche come se fossimo tenuti ad applaudirle prima, ed imitarle dopo. Come ebbe ben notato lo "stonante" Lemmy dei Motorhead, buon senso vuole che li si veda per quel che sono, venditori di prodotti di massa che rendono solo la vita un po' piu' comoda (e solo illusoriamente poi, se pensiamo a quale costo!). Tra un Da Vinci, Leopardi e Jobs, se dovessi scegliere, saprei chi buttare dalla rupe. Eppure, ammirando e imitando i suddetti, creiamo sempre piu' Jobs e buttiamo dalla rupe sempre piu' Da Vinci. Sembra esserci un corto circuito nel nostro comportamento. Io lo spiego solo con l'uso di tecniche ipnotiche o di controllo psicologico, non vedo altra spiegazione.
      Ise

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  18. Da Blondet apprendo anche che Azzolina ha stanziato 85 milioni per l'insegnamento digitale (per imparare a contare il numero di digiti della propria mano nell'arco dell'anno scolastico) e 70 per i tablet gratis agli studenti, mentre i genitori che non riescono piu' a mettere il pane sotto i denti dei figli avranno 600 euro una tantum, non si sa se e quando. Eh ma vuoi mettere, le priorita'. Lo sapevo che presto questi strumenti tossici e mitridizzanti sarebbero divenuti gratis, soprattutto per i piu' giovani, e' tutto nella logica; durante i test poi, che bello non doversi piu' fare i bigliettini con gli appunti nascosti nelle maniche che regolarmente non riuscivi a consultare.
    Infine nell'articolo si parla del fatto che tale Schmidt avrebbe esaltato la diffusione del riconoscimento facciale in Cina, poiche' "la sorveglianza è uno dei primi e migliori clienti per la Al" e “la sorveglianza di massa è un’applicazione eccezionale per il deep learning”. Blondet sembra ignorare che il deep learning non e' altro che il metodo di apprendimento delle macchine e delle IA, non e' di alcun sostegno all'uomo, riguarda invece il potenziamento della capacita' di apprendimento della macchina, anche nei riguardi dell'uomo. Quindi ce lo dicono pure in faccia che il fine non e' certo il bene o la sicurezza dell'uomo, ma il potenziamento dei loro mezzi di sorveglianza totale dell'uomo. Prima o poi al riconoscimento facciale sara' applicata la fisiognomica e gli algoritmi lanceranno l'allarme quando troveranno individui non conformi al modello anomfalo ahah, meglio che ci alleniamo a divenire piu' generici possibili, anche nelle espressioni facciali.  
    Ise

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    1. Infatti è tutto chiaro. Risulta incredibile, almeno a me, come alcuni controinformatori, teoricamente astuti e più accorti rispetto al popolicchio, si accapiglino per delle sciocchezzuole.

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    2. Che poi, per dire, Azzolina dichiara di stanziare 70 milioni di euro solo per acquistare tablets o computers per i ragazzini. Magari qualcuno pensa: com'e' generosa la nostra Ministra che tanto si preoccupa per noi! Ma la popolazione in eta' scolastica a quanto ammonta? 10 milioni di individui? Quindi costei stanzia 7 milioni di euro a persona solo per fornirgli un tablet? E il resto dei soldi dove va?! Se li prende la ditta che consegna? Senza togliere il fatto che tutta questa fretta di passare all'insegnamento digitale e investire tutto quel denaro senza neanche sapere ancora come si sviluppera' la situazione, cioe' dando per scontato che nulla potra' tornare cone prima (ahah ma noi lo sappiamo perche', tale era l'obiettivo, mica e' un incidente di percorso)… voglio dire anche i piu' fedeli alla narrazione ufficiale potrebbero farsi due domande. Tuttavia scopro che tale stanziamento risale a inizio aprile, quando l'Italia era in pieno panico, quindi pochi avevano la lucidita' per farsi due domande.

      Ricordo che Barnard scrisse degli articoli sulla questione (la Disruption la chiamo'), ma sia il modo di parlare, sempre come se fosse l'unico profeta incompreso, sia il taglio che dava all'argomento, suggerendo che per stare al passo coi tempi, ossia con il prossimo dominio tecnologico, avremmo
      dovuto investire in queste tecnologie e loro studio; classificava come "sciocchezze" le paure sollevate dal timore di avere una intelligenza esterna che potrebbe schiavizzare l'uomo, in quanto essa mai potrebbe essere comparabile a quella dell'uomo. Ma certo! Resta pero' il problema che tali mezzi sono in mano a uomini che invece mirano proprio a schiavizzare, quindi e' piu' che lecito averne timore. Poi Barnard sosteneva che siccome la disruption cambiera' ii mondo del lavoro, e' necessario che i giovani si specializzino in queste materie per non restare indietro, non farlo sarebbe cone essere analfabeti. Io dico che dovrebbe essere rispettato il principio di precauzione e quindi la liberta' di scegliere serenamente se uno vuole abbracciare tale disruption (sempre calata dall'alto, io per lo meno non l'ho votata ahah) oppure vuol continuare a vivere come si e' sempre fatto, perche' tutto sommato e' contento cosi'. E invece devono terrorizzare sul restare indietro, non avere piu' un lavoro, ecc per farci accettare quel che prima era impensabile. Stessa cosa che avviene coi vaccini non piu' opzionali (addio principio di precauzione) e molto altro. Ergo, se e' cosi' che deve funzionare, significa che siamo gia' schiavizzati, checche' ne dica Barnard.
      Allora, solo in questo senso, posso anche concordare sul fatto che sia comunque meglio conoscere i mezzi con cui veniamo schiavizzati (ma chuamiamoli mezzi di controllo e schiavitu' e non meraviglie del progresso e del genio umano).
      Ise

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    3. Ho proprio sballato il calcolo matematico ahah, sono 7 euro a persona altro che 7 milioni. Fortuna che non sono un'economista.
      Su Barnard mi e' saltata la frase iniziale. Volevo dire che sia il modo di parlare, sia il taglio dato all'argomento lo rendono sterile.
      Ise

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    4. Ise non sei forte in matematica.

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    5. Questo lo so. Ma qui in realta' ho solo avuto un lapsus inquietante, nella mia testa ho ridotto la popolazione in eta' scolastica a 10 individui.
      Ise

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    6. Barnard! Quello dei due aerei che buttarono giu' tre torri?

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    7. Si quello.
      Anche se io preferisco quello del "Non fate figli" alla fine di ogni articolo.

      Con tutto il rispetto per la persona, sono certe visioni e approcci che non condivido, piu' delle opinioni su certi eventi.
      Sembra affrontare le applicazioni tecnologiche digitali come una manna anziche' un problema (non solo e non tanto per il mondo del lavoro!) e il fare figli come un problema e non una benedizione… io la vedo abbastanza al contrario. Quando gli italiani si saranno estinti comunque potra' sempre dire a se stesso: lo avevo detto!
      Ise

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  19. Ha visto?Il cigno nero sta arrivando.Tana libera per tutti.L’esperimento è parzialmente sospeso.In attesa del prossimo virus,sperando che troverà noi umani più umani e meno caviette.

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    1. Secondo me l'esperimento comincia adesso. Sparizione del contante, della scuola, delle carceri: ci svedesizzeranno.

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    2. Ovvio che ci svedesizzeranno, è un po' che ci provano ma in Calabria spero che incontrino una qualche resistenza…
      Moltissimi controinformatori credo che siano funzionali al Sistema come lo sono gli anticapitalisti per il capitalismo. Spesso sono anche ignoranti come le capre e questo aiuta molto.
      Caro Alceste, come già ti dissi, non ci resta che organizzare corsi di sopravvivenza, morale e fisica, non certo per vincere la battaglia ma per passare il tempo in un modo piacevole, fortificare lo spirito, proteggere i sudati risparmi, oliare le colubrine, intese non come varietà di serpenti…
      Utile sarebbe, ma io sono negato, istruirsi sul tecnologico perché il nemico per combatterlo bisogna prima conoscerlo bene.
      Credo che ognuno di noi possa svolgere una sua bella e utile funzione per aiutare tutti gli altri.
      Diversamente possiamo tutti andare a metterci more pecorum, divaricare bene e adiuvarci con adeguato lubrificante.
      Ma io sarei per resistere e cercare di rimanere in piedi, forse solo perché soffro di ragadi...

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    3. Serve un po' di gente scelta, in effetti. Ma ne parlerò.

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    4. Se il pre-esperimento fosse continuato, avrebbe portato al collasso totale economico e sociale, e saremmo potuti divenire realmente consapevoli delle false catene e la schiavitu' imposteci fino a quel momento. Dunque doveva durare giusto il tempo per impaurire e far rimpiangere non la liberta' vera, ma le gocce di liberta' di cui ci siamo sempre accontentati… per mancanza di alternativa, per paura che perdere quelle significasse la fine. Proseguendo tale pre-esperimento invece, troppi avrebbero potuto cominciare a credere di non avere davvero nulla da perdere (avendo perso per sempre l'assetto economico, sociale e la personale liberta' minima necessaria) per rivendicare e crearsi un paradigma piu' a misura d'uomo.
      Abbiamo avuto uno squarcio di verita', ora era opportuno che fosse ri-velata con un niqab bello spesso e resistente, acquistato a caro prezzo, ma molto protettivo invero. 
      Alla luce di cio', dovremmo invece chiederci come si possa chiamare ancora normalita' quel che c'era prima, che e' cio' che ha portato alla follia appena trascorsa. E quindi come si possa tollerare che sussista ancora o che si ritorni ad esservi immersi ancora. E se anziche' una farsa, si fosse stati di fronte ad una vera pandemia letale, peggio mi sento: abbiamo potuto costatare con mano quanta sicurezza, salute, serieta' e garanzie ci avrebbe dato tale normalita' in temporaneo stato di emergenza; e quanta umanita' avremmo incontrato per strada, grazie alla normalita' in cui essa e' cresciuta e di cui e' stata imbevuta.

      Se poi constatare questo porta a pensare che allora tanto vale togliersi la vita, o tanto valeva non nascere, cio' e' solo indice della miseria spirituale raggiunta, probabilmente direttamente proporzionale all'abbondanza scontata e viziata in cui si ci si e' sempre crogiolati. 
      Concordo che la cosa migliore sia rafforzarci con dei bei corsi di sopravvivenza!
      Ise

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    5. A proposito. Stamattina mi ha chiamato una ragazza dalla voce suadente. Pensavo fosse la solita pubblicita' per migliorare il posizionamento del sito sui motori di ricerca, o qualche proposta di finanziamento RRSO 15% - che di chiamate di lavoro quasi non se ne ricevono.
      Invece no, programma "Polska bezgotówkowa", la Polonia senza contanti.
      Mi propone un terminale per gestire i pagamenti con la carta, gratuito per 12 mesi.
      "Non ci interessa, grazie."
      "Come mai, non gestite pagamenti in contanti?"
      "Li gestiamo, e vorremmo continuare a farlo."
      "Ho capito, ma non vorrebbe dare al cliente la scelta di come pagare?"
      "No, non vorremmo dare nessuna scelta al cliente."
      "Ma se il cliente non ha dietro i contanti, lei perde la vendita."
      Sai che sfiga... - ho pensato.
      "C'e' un bancomat non molto distante."
      "Ma se il cliente preleva paga le commissioni."
      "E allora devo pagarle io? Tanto le devo mettere comunque nel prezzo di vendita."
      A questo punto la conversazione ricomincia daccapo.
      "Come le dicevo il terminal e' gratuito per 12 mesi.".
      "Senta, preferisco i contanti, perche' sono pieni di batteri..."
      Scoppia a ridere mentre aggiungo fra i denti: "Rinforzano il sistema immunitario".
      "Questa situazione legata al cogliona virus e' invece proprio una buona occasione per passare al terminale."
      Naturalmente non ha detto "cogliona virus", pero' mi ha lasciato perplesso il fatto di aver dovuto suggerire io l'argomento salutista.
      Inoltre, da come si e' messa a ridere, ho capito che neanche lei avesse preso in seria considerazione l'idea del contagio.
      Insomma, tutto questo per dire che se anche i missionari non credono... forse la venuta di "Polska bezgotówkowa" non e' ancora imminente.

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    6. Lo è lo è ... assieme all'abolizione scuola, legalizzazione mafia, abolizione reati legati alla prostituzione, legalizzazione droghe leggere ... I pentoloni fumano, è riapparsa la strega Bonino ....

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    7. Che bello! Allora siete proprio tornati alla normalita'!
      La sindone Bottero sbiadisce e la turbante Bonino si materializza all'istante.

      Qui (nella mia prefettura) la scuola e' ricominciata oggi. E gira gia' voce che non ci sara' nessuna vacanza estiva per recuperare questo mese e mezzo perso.
      Ise

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  20. Ieri leggevo che è stata messa a punto una app sperimentale per regolare l'accesso ad una falesia di arrampicata. La giustificazione dei creatori della app è, al solito, all'apparenza nobile: "restituire ai luoghi il giusto equilibrio tra presenza fisica dell'uomo e natura". Di fatto ti devi prenotare e poi puoi accedere alla falesia, altrimenti no. Non sò, certo è che si galoppa in una direzione ben precisa, come dice Alceste ci si stanno svedesizzando molto velocemente. Certo ci provano, ma ci sono forze sotterranee che forse sono più forti di quanto si creda...anzi forse è proprio la caratteristica di improvvisazione che le rende possibili pietre di inciampo per il Programma. In fondo in questo esperimento le Regioni sono state almeno in parte una variabile impazzita, il governo avrebbe senz'altro calcato di più la mano...ha trovato un argine. Oggi un nuovo lockdown per un qualsiasi motivo credo avrebbe molte più resistenze. Ci sono dei limiti dunque e uno potrebbe essere la velocità con cui procede il Programma, troppa accellerazione, troppa fretta improvvisamente, troppa smania di cambiare tutto, come non ci fosse più tempo...questo potrebbe essere un boomerang, la gente lo ha percepito secondo me. Voglio dire, mi puoi sopprimere la Festa dei Ceri a Gubbio una volta...passi...ma non per sempre. Lì ti voglio vedere.

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    1. Ciao Paolo. Sono mezzo eugubino e la Festa dei Ceri l’ho nel sangue. Ti dico con grande tristezza che temo anche gli eugubini non siano più così tenaci e fieri come un tempo. Logico che spero di sbagliarmi. Una quarantina d’anni fa una cazzata come questa li avrebbe fatti ridere: magari avrebbero chiuso la città e fatto la corsa a porte chiuse. Ma si sarebbe fatta. E’ una festa millenaria vissuta fin nel fondo dei visceri. E non si toccava, poteva cascare il mondo. Ci sono rimasto di sasso quando ho saputo che quest’anno, causa covid, niente corsa. Loro sono devotissimi a Sant’Ubaldo e si rimettono a Lui. Però mi rode il tarlo che questo spirito cominci a esser corroso dalle solite forze schifosamente progressiste. Già pochi anni fa si parlava di mettere in sicurezza il percorso con transenne, di impedire alla gente la seduta sul muro della piazza Grande, dove avviene l’alzata. C’era il pd al governo cittadino. Temo che la vogliano ridurre a evento turistico e nulla più, con un’impepata di folclore popolano e religioso. Spero di cuore che gli eugubini si riprendano con forza la loro festa che è una fra le più belle e significative d’Italia. Che anzi la privazione di quest’anno li rafforzi nello spirito. Ci spero e ci conto senza farmi eccessive illusioni. Se riescono, i sudici traditori, a uccidere quello spirito, uccidono l’Italia. Per come la vedo io lo spirito più genuinamente italiano risiede ancora al centro sud: Umbria, Marche Abruzzo, Lazio. Lì c’è ancora un cuore che pulsa e irrora. Crumbo

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    2. Ehh capisco è davvero una grande tristezza. Giustamente Alceste in qualche commento diceva che ci sarebbe bisogno figure che risvegliassero moti profondi sepolti nell'animo, portava l'esempio di un Checco Zalone che correttamente indirizzato potrebbe essere efficace per riattivare interruttori spenti. Vero. La festa dei Ceri è compagna di migliaia e migliaia di feste simili in tutta Italia. Un amico altoatesino mi parlava della preparazione per la festa di Pentecoste. A Milano, dove vivo, la Pentecoste manco sanno più cos'è, e secondo me gran parte dei milanesi non vedrebbe l'ora di farsi svedesizzare, firmerebbero oggi pomeriggio. Amen. Ma Gubbio e il paese della Val Venosta no. Sono interruttori, migliaia di interruttori che comunque non sono ancora stati disinnescati. Forse è per questo che il Potere ha fretta. Il problema è ri-attivarli questi interruttori, su questo siamo d'accordo. 

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  21. Non conoscevamo il suo capo inaudito
    in cui maturarono i pomi oculari. Ma
    il suo torso ancore arde come un candelabro,
    dove il suo sguardo, ormai scorciato,

    si conserva e risplende. Non potrebbe sennò la curva
    del suo petto abbagliarti, e scorrendo la torsione delicata
    dei lombi non riuscirebbe un sorriso a posarsi
    su quel luogo centrale cui spettava la procreazione.

    Sarebbe sennò deforme questa pietra e corta
    sotto lo spiovere invisibile delle spalle,
    e non tremolerebbe come polo di belva feroce;

    e non irradierebbe da ogni suo contorno
    come una stelle: perché non v’è punto qui
    che non ti veda. Devi cambiare la tua vita.

    Rilke, Arcaico torso di Apollo

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  22. L’uomo folle. – Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “0ppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dètte la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto piú freddo? Non seguita a venire notte, sempre piú notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli dèi si decompongono! Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di piú sacro e di piú possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatòri, quali giochi sacri dovremo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non dobbiamo noi stessi diventare dèi, per apparire almeno degni di essa? Non ci fu mai un’azione piú grande: tutti coloro che verranno dopo di noi apparterranno, in virtú di questa azione, ad una storia piú alta di quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!”. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch’essi tacevano e lo guardavano stupiti. Finalmente gettò a terra la sua lanterna che andò in frantumi e si spense. “Vengo troppo presto – proseguí – non è ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento è ancora per strada e sta facendo il suo cammino: non è ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate. Quest’azione è ancora sempre piú lontana da loro delle piú lontane costellazioni: eppure son loro che l’hanno compiuta!”. Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”

    F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125

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  23. Io prima di fare rifornimento di lube come il Loris propone preferirei Prima di vendere cara la propria pelle anche xche'gli esempi sono li 'la storia e li' mica c'e'da andare dietro dei secoli poi con wikipedia che si dà i cricchi di Puro autolesionismo informativo ci si può consolare!
    come nel 1922 20000 dico 20 mila cioe'1000x20 persone con un abbozzo di camicia sdrucida di color nero ma col cuore fiero hanno ribaltato un intero paese senza far partire un colpo di rivoltella contro l'esercito nemico che contava milioni di soldati, vedete a volte cosa puo' Fare la Volonta' di pochi cosa può 'fare poca gente disperata, invece di andare a fare riserve di cibo acqua assorbenti lecca lecca nutella e altro , alceste non ha qualche camiciuola sgualcita da darci una stirata onde evitare sentire altri racconti Da libro "cuore" xche' l'essere intercettato da qualche pizzardone per un cappuccino di contrabbando non deve essere una cosa piacevole ah ah ah!

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  24. Segnalo prima che venga cancellato anche questo, avrete sentito parlare della vicenda.

    "Non credeva al virus e gli hanno fatto il TSO - Ne parla il fratello, Avv. Lillo Massimiliano Musso

    Alcuni giorni fa c’è stato un'agghiacciante caso di Trattamento Sanitario Obbligatorio a cui è stato sottoposto un 33enne, Dario Musso. Dario il 2 di maggio scorso semplicemente con un megafono parlava ai suoi concittadini invitandoli ad uscire di casa e a tornare alla vita normale. Per questo è stato avvicinato e poi fermato da una volante dei carabinieri che sono intervenuti in modo spropositato dal momento stesso in cui il ragazzo non dava segni di alterazione né aveva opposto resistenza, al contrario appariva tranquillo e collaborativo.

    Oggi Dario Musso si trova ancora in ospedale e poche sono le notizie che riguardano il suo stato di salute.

    Suo fratello, Avvocato Lillo Massimiliano Musso, ci racconta dei sconvolgenti retroscena di questa clamorosa ingiustizia.

    Intervista a cura di Leonardo Leone"

    https://m.youtube.com/watch?v=mzxo464kFt8

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  25. "I paesi non sono né le nazioni né gli Stati. L’Italia individua l’Europa del sud, quella decisiva, si allarga alla Persia e alla Mesopotamia. I nomi vanno prudentemente pesati. Se oggi sparisse la cultura africana la perdita non sarebbe decisiva; se cadesse Roma (a ciò si mira) saremmo alla catastrofe, cioè, per etimologia, ai titoli di coda. Per questo motivo si continuano a mostrare pubblicità dove in Africa si muore di fame pur avendo, l’Africa, triplicato il numero degli individui in pochi decenni. Di Africani, infatti, se ne  possono produrre quanti se ne vuole, di Italiani ne rimangon pochi, ma son quelli che pesano di più. Una questione di storia. Eliminati del tutto questi centri di irradiazione simbolica e immaginativa, il sentiero verso il Nuovo Mondo sarà spianato"


    Prof. Pellicciari

    https://youtu.be/P7YTg-Rzmf8



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    1. Molto interessante, grazie.

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    2. Grazie a lei caro Alceste



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    3. Sono felice che sempre più persone si ribellino alla narrazione «italiano-italiota-buonoanulla» con la quale ci martellano da anni.
      E ci martellano coloro che campano sfruttando colonie, siano esse africane che del sud Europa, mentre l'Italia, nonostante decenni di angherie, continua a fare da sè e meglio di altri. Ci danno lezioni di etica, a «noi mafiosi», Paesi che hanno legalizzato la corruzione. Quelli che ci fanno la morale, nascondono la mancanza della propria, come nascondono a sè stessi i reiterati imbrogli e furti di beni altrui. Quelli che «non vogliono pagare i nostri debiti», sono coloro a cui sono stati abbonati. Ci danno degli incapaci, quei Paesi i cui imprenditori si sonno arricchiti depredando l'inventiva e le capacità italiane, che nonostante tutto, sono sempre capaci di risorgere come l'erba dopo qualunque incendio. Sono quegli invidiosi che non possono sopportare un popolo che può, e sa fare da sè, perchè si nutre di bellezza e ha l'umana creatività incistata nell'anima.

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  26. Una dittatura e'stato il celato ma poi neanche tanto desiderio di tanti italiani adesso che vi hanno esaudito e ve l'hanno affibiata sta dittatura temporanea bimestrale capitanata da twink nostrani vi Mettete a storcere il naso, ahhhh ma siete incontentabili!
    nemmeno il paese più messo Male al mondo ha subito uno stato di polizia del Genere, dovreste andarne fieri il genio italico si vede anche in questi frangenti... tutti come dei bravi soldatini anche oggi bardati di mascherine e guanti andate a protestare a lavorare e anche al mare ah ah ah praticamente per voi e'sempre Tempo Di carnevale ! Vi do una Dritta che credo sia scontata e che credo pure l'alceste lo sappia ma per pudore verso la massa non lo dice, non va bene infierire nello stato attuale in cui vi Trovate, non ci vuole mandrake per sapere che una Dittatura in Italia significherebbe che i prodromi e le avvisaglie
    per l'inizio di una nuova 3 guerra mondiale sarebbero inequivocabilmente reali, percio'leccatevi le ferite e non temete cari italioti Non ci sara' nessuna dittatura nessun bisogno di rifornimento di pizze surgelate o cibo liofilizzato, ai Padroni
    a volte piace far tribolare i propri animali domestici, potrete ricominciare a trastullarvi con i nuovi italiani di colore e con il loro bigolo sproporzionato la bellanova lo sta gia'facendo col suo marocchino si e'fin commossa

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Siate gentili ...