martedì 21 gennaio 2020

Non ci fanno votare!


La Capretta, 20 gennaio 2020

E no, non ci fanno votare!
Se ci facessero votare! Ah, gliela farei vedere io! Lo spirto guerrier ch’entro mi rugge!
Col voto ripulirei l’Italia, la disinfesterei!
Guarda, proprio ora che siamo lì lì per battere i poteri forti, che succede, infatti? Non ci fanno votare, ovvio!
Noi siamo con Lui, con la matita copiativa inastata, e però il Gran Porco non dà l’ordine di voto! Vigliacchi!
La libertà, signori, la libertà! Non la vedere voi a portata di mano!
Basta stenderla e afferrarla, eccola, così vicina! Ma non ci fanno votare!
Ve lo facciamo vedere chi siamo noi! Vi sgangheriamo!
Quando scrissi Per un paio d’anni siamo a posto alludevo a tale stupidario; allora prossimo, oggi in piena effervescenza. La velleità delle rivendicazioni è avvilente. Votare! Non c’è niente da fare, ragazzi, il voto è ormai entrato sottopelle al micco, non se ne libera più, è una droga, anzi, neppure quella: è il metadone dei fessi, il succedaneo psicotico della vera libertà. Apri il SERT una volta all’anno, locale o nazionale o europeo, e la scimmia guerriera scenderà dalla spalla del Bertoldo pronto a segnare con la X la sua squadra preferita.
Se la Z di Zorro vuol dir qualcosina (volpino, in spagnuolo, in senso vero o figurato) ditemi voi cosa significa la X sulla scheda.
Ma si va avanti così, a strappi di tifo, espirazione inspirazione. Vociferazioni trucibalde saturano periodicamente la miccosfera, segue la delusione, poi s’inizia la danza opposta, purtroppo palindroma. S'inverte lo spin dell’elettrone, ma sempre di elettrone di tratta. Sempre così, da almeno quarant’anni, da quando, cioè, ufficialmente, il socialismo se la fa - palesemente - con Dolce e Gabbana (e viceversa, però; anche gli altri vantano i propri Dolce e Gabbana).
Non che prima il voto decidesse qualcosa, ma almeno i partiti erano consustanziali con gli elettori. Il micco votava Berlinguer e Berlinguer partecipava del sentire del micco comunista: in alcuni atteggiamenti, nelle idiosincrasie, nel modo di vestire, nei reclami di un mondo apparentemente, solo apparentemente, più equo. E viceversa. Un fascista o un pariolino li si riconosceva a occhio, al pari dei democristiani, vestiti sobriamente, alla COIN, giacchina cravattina cartellina rigonfia di raccomandazioni: ora et labora!
Ma ora siamo alle battute da Drive In. Cosa ci trovi un Italiano di media intelligenza in Bonaccini o Borgonzoni non è dato sapere. La speranza? No. Solo il tifo. Sì, il tifo, cui si abbandonava Vittorio Gassman ne I mostri, dopo aver sottratto alla famiglia i soldi per lo stadio. Goooool! Fa il gesto dell’ombrello agli avversari e gli viene uno sturbo per la contentezza: tié! La gioia che invade il cuore alla vista dei rovesci dell'altro: Schadenfreude. Che il campionato sia truccato non lo sfiora, egli anela al tié, alla formicolante Schadenfreude.
L’Emilia cadrà! Certo, come no … passerà di mano, dovremmo dire, perché l’Emilia è già caduta da mezzo secolo, come una pera secca. Assieme all'Emilia passeranno di mano i miliardi della Sanità, il resto rimarrà come prima. Poi, certo, fa piacere vedere certe facce piddine il lunedì mattina, ma questo è tifo, non politica; né, tantomeno, redenzione.
Il Programma va avanti, indisturbato.
Ma di quello importa niente a nessuno.
Son tutti come quel reduce dal Vietnam che, durante le crisi, andava ad annusare la terra della battaglia: aggravando il trauma, ma, in quel momento, per pochi minuti, le proprie ansie si placavano.
Ah, che bello insultare Zingaretti, ah che bello vedere Salvini sotto processo!
Eppure, a ben vedere … ma si vuole davvero vedere?
Quando mai un politico, pure minore, ha pagato lo scotto delle proprie scelte? Delle promesse fallaci? Mai, ovvio. Così come nessun alto poliziotto, sindacalista, magistrato, giudice, statalone in mutande, grand commis, giornalista, vescovo. Perché il gioco si divide in due: il sistema gioca a tressette, voi a traversone. Ognuno crede che il gioco accomuni tutti, le carte sono le stesse, i valori pure, i semi financo son eguali … eppure, a ben vedere
Sì, il tavolo è truccato, ma gli elettori non si saziano e gettano sul tavolo le fiches della credulità, instancabilmente, anno dopo anno. Alla fine si rendono conto di averle esaurite, ma non demordono (sono a ruota) e passano a vendersi la mobilia, la casa, la macchina pur di racimolare un po’ di speranza … la speranza, da convertire in fiches e puntare nuovamente, all’infinito, sul gioco liberale … sulla democrazia.
Ci son persino micchi che discettano di maggioritario e proporzionale, di presidenzialismo e cameralismo: come se il tavolo da gioco, passando da verde scuro a verde pisello, o le segnature, da bianco panna a bianco avorio, cambiassero il corso dei giri di roulette.
Quanti numeri sono usciti negli anni!
Eppure non si placa l’ansia del rinnovamento. Delusioni, durissime, plateali, solari, ma si ha da annusare la terra della disfatta. Prima o poi uscirà, ragiona l’elettore, prima o poi. Prima o poi … i comunisti una volta speravano: adda venì Baffone … inteso come Stalin … e infatti … uscirà prima o poi il trentuno: e giù puntate …

Non si sa se essere avviliti o se ridere.
Se l’ultimo allievo di Aristotele (sì, lui, quello all’ultima fila, coi piedi sul banco, in equilibrio sulle gambe posteriori della sedia, a dondolarsi nell’indolenza) leggesse una qualsiasi gazzetta, digitale o residuale, cartacea, cadrebbe all’indietro, tramortito dall’idiozia.

Andiamo al voto! Ma questa manfrina non l'avete già sentita? No dico, vi dice qualcosa? Non so … un sentore … ma no, un fetore … un deja entendu, fra gli hard disk della memoria da pesce rosso, che dire … sì, forse qualcosina … ah, ecco: il PD che vuole liberarsi del tiranno Berlusconi ... mi sembrava di rammentare .. già, non ci lasciano votare, dimettiti, ma cosa fa Ciampi … non ci lascia votare? Siamo all'antidemocrazia, alla dittatura, al totalitarismo fascista! Ma che dico: fascista! Siori e siore, non volevo dirlo, mi tocca tirarlo su dal gargarozzo con l'uncino renitente della mia indefessa rettitudine … sì, signore e signori, se non ci lasciano votare qui è in gioco la democrazia, si perde la democrazia! Si è nel nazismo, cari miei che si cade, nel nazismo! E poi lo ebbero il voto, il voto liberatorio, la purga liberatrice delle croci sulla carta da macero, croci non uncinate, attenzione, ma democratiche … ed ebbero Prodi, nientemeno, e Amato, e infine D'Alema, il Distruttore o Liberatore della Dardania … e quindi Monti, il Maquis dell'IMU.
Ma c'è pure il controcazzo, recuperato, anch'esso, dal pozzo della dimenticanza: 

Cigola la carrucola del pozzo,
l'acqua sale alla luce e vi si fonde.
Trema un ricordo nel ricolmo secchio,
nel puro cerchio un'immagine ride.
Accosto il volto ad evanescenti labbri:
si deforma il passato, si fa vecchio,
appartiene ad un altro...
Ah che già stride
la ruota, ti ridona all'atro fondo,
visione, una distanza ci divide 

Il controcazzo del "non ci fanno votare", dalla parte opposta, addestra, via Amato il Vampiro, via D'Alema, via tutti … fateci votare … per avere, poi, chissà, le cartolarizzazioni .. che non vi ricordate nemmeno cosa siano … Tremonti, la Cassa Unica, il Colosseo in vendita, e poi Bertolaso, e poi la rivolta dei forzisti contro Berlusconi per avere cosa? Tremonti e Bertolaso presidenti, ecco … e ci voleva il voto per inverare queste rivoluzioni ... non se ne poteva fare a meno … le mani saltavano a destra e a manca, elettrizzate, come gli arti di Frankenstein dopo un bel fulmine globulare … le mani che pareva urlassero: fateci votare, maledetti comunisti! Basta! Vogliamo fare piazza pulita, fateci votare … e nel backstage - l'Asfaltato era in prima linea a far bagnare le settantenni cotonate - Salvini e Meloni applaudivano sbraitando: se non si vota qui ritorniamo dritti dritti nell'URSS! Ma che diciamo, altro che URSS! Nei gulag!

Il voto, al voto, votiamo, fateci votare … il collante delle fregatura da tre palle un soldo è sempre quella … infatti monarchici, liberali, comunisti (di tutti i tipi: problematici, propedeutici, rifondatori), liberisti con l'inghippo, destrocattolici, cattosinistri, sinistrati rosé, centristi, decentrati a destra, convergenti a sinistra col riporto, centrali inamovibili, pivot e playmaker, fascisti popolari, fasciocomunisti, radicali, libertari, analsinistri, arcobalenanti, cooperativisti, industrialotti con la Porsche, pummarolisti, tripponi sudisti, bancarellari, stakanovisti, statalisti col dubbio, tutti vi chiedono il voto. Non un parere, un consulto, un “che vogliamo fare, qui?” … macché, la croce vi chiedono, per rappresentarvi, da elettori passivi, perché di loro dobbiamo fidarci e con la prossima croce - quelle precedenti avevano la scarlattina, anzi no, erano finite le pile, non funzionavano - la prossima croce sarà quella decisiva, definitiva, necessaria, inappellabile.

Ma se non voto cosa ci guadagno? Una buona obiezione. Quando domandarono a Gigi Riva: ma i sardi collo scudetto del Cagliari cosa ci hanno guadagnato? Sempre poveri e tristi sono! E lui rispose: e se non lo vincevo cosa cambiava?

Col voto ci si prova, insomma … è la speranza! Se non voto niente speranza, manco quella! Conviene scommettere sul voto come Pascal scommetteva sull'esistenza del Divino. E però il conto non torna. No. Se, per un miracolo impossibile, il 70% non votasse si vivrebbe in un'Italia diversa. I caporioni girerebbero con meno baldanza. Questo è un fattore psicologico naturale. Sfrecciare sull'auto blu sapendo che il 70% ti disprezza è diverso dal farlo quando la totalità, di fatto, condivide il sistema liberale, cioè tutto quello che la democrazia ti ammannisce quotidianamente, dalle umiliazioni negli uffici pubblici alle lettere minatorie, dalle risatine dei militi quando vai a denunciare un furto alle risatine dei call center quando reclami un tuo diritto ma quel tuo diritto, guarda caso, si perde nelle more della burocrazia e delle leggine ad hoc fornite proprio dai caporioni alle multinazionali. Taccio del resto dell'arrosto: le umiliazione nella scuola, nel lavoro, nella buona amministrazione, quando si reclama la cultura.

E però da qui in poi sarà una gara, la gara del voto, abbiamo vinto, fateci votare, ve lo facciamo vedere chi siamo noi ...

Poiché i prossimi mesi saranno impegnati in tali meschinità vi faccio riandare al piccolo enigma di D'Alema, il liberatore della Dardania ... Ma sì, il toponimo Dardania è antichissimo, più antico degli Etruschi, almeno dalle parti del Kosovo o Kossovo o Cossovo ... I Dardani, alleati dei Troiani o i Troiani stessi, popolo misterioso, razza dimenticata ... Dardano, figlio di Zeus, e dell'atlantidea Elettra. Atlantide? Ma l'etimologia di Durazzo non è "catastrofe"?
Dardani e Achei, Ilio: nonsarà stata la guerra civile di una razza dimenticata?
 
Una razza dimenticata, remota, e noi l'abbiamo bombardata ... con precisione nichilista, ancora una volta.
Gli svaghi, ragazzi, non rimangono che gli svaghi.

10 commenti :

  1. Sono stato al concorsone alla fiera di Roma. Biglietti del treno comprati un mese prima con lo sconto (crepi l'avarizia prima classe Italo) . Mi hanno dato il succhino e le noccioline e ho potuto distendere i piedi: un signore.
    Arrivato a Tiburtina station corri corri per la coincidenza regionale direzione Fiumicino. Inutile dire che la brezza mattutina è meno fredda a Roma rispetto al nord.
    Finalmente la stazioncina della mitica fiera. Tutti in coda sulle scale. Poi tre chilometri a piedi fino all'ingresso nord-sud-ovest-est.
    Si era nel frattempo fatta una certa e c'avevo un certo languorino. Schiacciatina con mortazza cinque euri. Caffè macchinetta 70 centesimi. Ecco come fanno i soldi a Roma. Fiera di Roma: una serie di padiglioni tirati su in mezzo al nulla da qualche palazzinaro ben introdotto utilizzati per concorsi local-nazionali ( mostre e fiere poco pervenute).
    Arrivata l'ora " gli animali entrarono a coppie". In realtà folla da stadio incanalata da capi comparsa con pettorina gialla.
    Due euri di guardaroba per lasciare gli effetti (dentro solo con la biro nera, regolarmente smarrita nel tragitto e rimediata di straforo da un'anima bella e perduta).
    Tutti ai posti di combattimento. Due ore di ritardo. Pippone fascio-comunista da parte di funzionario ministeriale raccomandato fino all'ultima cellula. Guai ai pezzenti che copiano ( detto da uno sulla cui raccomandazione professionale avrei scommesso tutti i miei averi). L'Italia di oggi : minacciosa coi deboli, ruffiana e puttanesca con i padroni. Via dunque! Partiti. 60 domande in 60 minuti . Uno su duecento ufficialmente ce la farà. Programmone sconfinato per diventare custode di museo: niente foto col flash!.
    Viva l'Italia!
    Alla fine tutti di corsa a prendere gli averi, il regionale passa in fretta e il pezzente non l'aspetta. Corri corri al carro bestiame. Si è fatto buio , ma non freddo come al nord. Via verso la Tiburtina per non perdere la coincidenza ( altrimenti sono cazzi notturni in zona stazione offerti da sindaca Raggi).
    Dove sei stato oggi?
    A Roma!
    E che hai visto?
    Fiera padiglione tre.
    Semo fatti una girata...

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    1. Caro Anonimo, capisco benissimo che un Concorsone ti abbia costretto a vivere una dura esperienza esistenziale… Ma cosa non si farebbe per essere annoverati fra i beati succhiatori di latte della Grande Mucca Pubblica? Peccato che la stessa sia ormai esausta e rifinita proprio dal gran numero e dalla qualità infima dei succhiatori... Lo so bene, inventarsi qualcosa d'altro, con apertura conseguente di partita IVA, sarebbe da cretini, oggi come oggi. E si tenta il grattaevinci.
      Ma, se sei giovane come credo, quasi da padre ti consiglierei piuttosto di imparare il giardinaggio (i pensionati pullulano, sempre più vecchi) o la falegnameria spicciola, il riparatutto… Quanto alla partita IVA, ci siamo capiti, se sei intelligente.
      Oppure scappa subito in un Paese meno incivile di questo.
      Votare con i piedi mi sembra ormai l'unico voto utile e anche, in un certo senso, eroico.
      A questo proposito mi permetto di suggerire ad Alceste l'apertura di una rubrica specifica che poteremmo chiamare Consigli Pratici per la Sopravvivenza; volentieri in essa si ospiteranno opinioni dei lettori, piccoli e grandi escamotages, soluzioni individuali o di gruppo per tentare di calciare ancora un po' il barattolo dell'entropia.
      Sarà utile e divertente al tempo; i consigli pericolosi si potrebbero trasmettere ricorrendo ai vecchi pizzini…
      La gente si stanca di piangersi addosso quando la realtà ulteriormente si ingaglioffisce.

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  2. Non ho alcuna illusione idealista e la totale certezza che chi arraffa il potere lo faccia per sé stesso; ho altresì (e lo dico con rammarico) la consapevolezza che la classe dirigente sia ad un livello culturale-intellettivo molto più basso della media italiana; è assai palese anche che non vi siano sostanziali differenze, dai danni che può provocare uno schieramento rispetto all'altro, visto che non gli rimane da convogliare al proprio ellettorato, che due briciole in diminuendo. Lo scopo è il medesimo per tutti: salvare sè stessi dalla "durezza del vivere" (anche i politici "tengono famiglia").
    Ciò nonostante, ritengo auspicabile che l'Emilia cada.
    Quando un unico partito governa per decenni, la ramificazione del potere arriva ad una sfrontatezza difficilmente sopportabile.
    Prende forma una vera e propria cupola che non necessita più neanche dissimulazione, nella quale qualunque omuncolo gode di totale protezione.
    E lo dico perchè ci ho sbattuto la faccia, nel muro di gomma di quell'arroganda.

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  3. L'asticella della "media intelligenza" si è ormai tragicamente abbassata al punto che nell'ordinaria quotidianità ci si confronta con punte di idiozia annichilenti; un conoscente che crede in Salvini mi dice che voterà la Meloni "perché è una bella donna", altri due mediamente intelligenti sono habitué dei raduni delle sardine, un'altra sedicente sovranista ama Giletti (sic!)....dunque, sipario

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  4. voterò quell* che sta più sul Ca220" al sardinarosoros ed alla gretina psicop...così, tanto pe' canta'

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  5. "Se, per un miracolo impossibile, il 70% non votasse si vivrebbe in un'Italia diversa. I caporioni girerebbero con meno baldanza. Questo è un fattore psicologico naturale. Sfrecciare sull'auto blu sapendo che il 70% ti disprezza è diverso dal farlo quando la totalità, di fatto, condivide il sistema liberale, cioè tutto quello che la democrazia ti ammannisce quotidianamente, dalle umiliazioni negli uffici pubblici alle lettere minatorie, dalle risatine dei militi quando vai a denunciare un furto alle risatine dei call center quando reclami un tuo diritto ma quel tuo diritto, guarda caso, si perde nelle more della burocrazia e delle leggine ad hoc fornite proprio dai caporioni alle multinazionali." Questo vale millemila volte tutte le solite polemiche sul voto o non voto. Questo! Da far mandare a memoria a tutti i pecoroni belanti il sacro diritto del voto. E per tutti quelli che ancora la menano con la solfa del sacrificio dei partigiani! Una delegittimazione tale sì che rinsavirebbe tanti capoccia e capoccioni. Comanderebbero sempre? Sì, comanderebbero sempre, ma con un poco di strizza in più e ciò sarebbe cosa buona e giusta. In gioventù frequentai i punx anarchici o anarcopux; dopo un paio d'anni abbandonai desolato il giro: l'imbecillità eretta a totem inviolabile la faceva da padrona. Una sola cosa ho custodito negli anni, di quei trascorsi: l'acuta diffidenza verso il sistema elettorale. Il vecchio slogan "non votare vai al mare" è l'unico che mi si è ficcato in testa delle miriadi di altri slogans che volteggiavano per le ammorbanti arie di quegli ambienti. Crumbo ps:Alceste, giorni fa gli Sleep, oggi gli Electric Wizard… ma sai che non ti ci facevo? Funeralopolis poi è un pezzo mastodontico.

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    1. In musica riservo sorprese ...

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    2. Per me tutto il tuo blog è una sorpresa. Una bella, unica sorpresa. Ho approfondito autori che conoscevo appena, ad esempio, su tuo spunto. E poi certe chicche come l'episodio di Gassman che integra il post… nel torbido mare magnum del web questo sito davvero è un faro. Mi son lasciato andare ai sentimentalismi, perdona. Crumbo

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  6. La Sinistra, nel suo processo storico, ha rigettato l’ateismo marxista (rinnegatore di Dio), rinunciando alla rivoluzione e sostituendolo, come afferma un filosofo contemporaneo, con un Neopaganesimo delle élite; in effetti, è sempre pronta ad adorare svariati dèi, quali l’immigrazionismo, l’animalismo, l’ambientalismo, il genderismo, e via dicendo. I partiti di sinistra sono diventati i principali dissacratori dei valori della nostra società, e questo è sotto gli occhi di tutti.
    La Destra, il cui più votato rappresentante è un personaggio dall’aria bonacciona che brandisce il rosario nei comizi, che partecipa alle manifestazioni in difesa della famiglia e che vuole proteggere i confini nazionali, sembrerebbe a favore del Cristianesimo, della famiglia e della patria, cioè dei valori di base, dai quali partire per parlare, poi, di lavoro, di scuola, di economia, ecc. … mah!
    Non lo so, mi sembrano dei mollaccioni, non veramente radicati nella nostra identità, ma più che altro a caccia di voti.
    Sia la sinistra neopagana che la destra mollacciona hanno posto come fine (loro fine, non nostro) lo strumento del voto, che, non essendo più perno attorno al quale far ruotare il dibattito politico, si può finalmente annoverare fra gli dèi di cui sopra.
    Voto o non voto? … mah! Ognuno faccia le proprie considerazioni.
    Nella mia prospettiva, che non vuole fare proseliti, ma illustrare una visione diversa del mondo, tengo (dal latino tenere, dalla radice ten- di tenere, con ampliamento in e, che indica durata invece che momentaneità) e sento Cristo come Mistero nascosto e come unico Centro del destino e della storia.
    Torno al mio ora et labora, nel senso profondo della frase; quella profondità che non ha certezze, altrimenti non sarebbe tale, ma è animata dalla passione di indagare.

    Mi congedo con un caro saluto a tutti,
    Anna

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  7. La cosa positiva del voto e' che ha soppiantato la ferocia della guerra civile, che ora si riversa tutta nella croce a matita.
    Siccome, come giustamente rileva Alceste, "il Programma va avanti, indisturbato", proporrei in futuro di mettere un solo candidato per tutti, che sia piu' telegenico dell'offerta degli ultmi tempi, ma senza sorriso sardinico per cortesia. Questi ci rappresentera' benissimo all'estero, dove dominano politichesse inacidite. Poi che agli elettori sia data la possibilita' di esprimere la loro creativita'. Sul nome del candidato unico che porta avanti il Programma Unico potremo decidere di volta in volta quale croce disegnare: una croce guelfa con le estremita' squadrate, una ghibellina con le estremita' a coda di rondine, qualcuno potra' osare una svastica, altri un fiore a quattro petali...saranno tutti messaggi in codice per il candidato che gli indicheranno come regolarsi sul modus operandi, ossia se il popolo preferisce la supposta rossa o quella blu durante l'implementazione del Programma Unico. Tutto, cosi', tornerebbe ad avere un senso.
    Saluti,
    Ise

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Siate gentili ...