sabato 13 aprile 2019

La Spada


Roma, 13 aprile 2019

Ding-on, un artigiano del ferro e della spada, porta avanti la sua vita senza chiedere nulla a sé stesso e al passato. Lavora alla Fabbrica delle Spade, sotto un severo Maestro, già compagno del Padre defunto.
È innamorato di Ling, la figlia del Maestro, la quale, a sua volta, divide maliziosamente i favori con l’amico di Ding-on, Testa di Ferro.
Nella Fabbrica è una reliquia misteriosa: una Spada Spezzata cui si tributano celebrazioni annuali.
La Spada Spezzata ci ha recato venti anni di Pace, dice il Maestro, tra i fumi degli incensi buddisti.
La rivelazione, però, incombe.
Ding-on apprende, da una conversazione fra Ling e la nonna, che il Padre morì in una battaglia contro un predone, il Dragone Volante, beffardo, sanguinario e ricoperto da labirintici tatuaggi: un virtuoso della doppia lama. La Spada del Padre, che ingaggiò il duello per salvare la vita al Maestro e allo stesso Ding-on, si ruppe proprio durante quel combattimento: per tale motivo ora è esposta quale oggetto sacro.
Ding-on, che il Maestro nomina quale successore, sente che il tempo è fuori dai cardini; aleggia l’irrisolto; abbandona, perciò, la Fabbrica dopo aver sottratto la Spada. La Pace è rotta. Il Caso multicolore lo fa, però, scontrare con alcuni banditi che minacciano la vita di Ling: nella battaglia perde il braccio destro e, impazzito per il dolore, si getta da una rupe.
Egli, però, non muore.
Il suo corpo è raccolto da Blackie, una giovane e semplice contadina, che se ne prende cura. Guarito, ma sfiduciato e stanco, il Monco sotterra, infine, la Spada Spezzata; rinuncia alla vendetta, troppo grande per lui, e decide di ritagliarsi una vita anonima, lavorando in una bettola, umiliato da tutti.

Un giorno arriva in città il Dragone Volante. L’antico odio si riaccende stimolando una volontà confusa e in tumulto. Egli, però, oramai è un reietto, disabituato alla lotta e poverissimo; cerca di acquistare delle spade nuove (le migliori, quelle che lui fabbricava), ma i pochi averi non glielo permettono: viene scacciato come un volgare mendicante. L’impotenza e la rassegnazione si impadroniscono del suo animo.

Una notte, alcuni banditi (forse gli stessi che lo resero mezzo uomo), attaccano il povero rifugio di Blackie, lo radono al suolo, danno tutto alle fiamme; lo stesso Ding-on viene malmenato e lasciato nella vergogna.
Ed è allora che, inatteso, si concreta il miracolo: fra i residui fumanti della casa, Blackie rinviene un antico testo di arti marziali, lacero e mutilo, con larghi aloni di bruciature qua e là. Una scoria della Tradizione, una pietra di fondamento. Ding-on strappa avidamente il manuale dalle mani della ragazza: comprende che una serie di mancanze costituiranno una forza.
La Spada viene dissotterrata.
Un uomo mutilato e senza onore, una spada spezzata, un libro incompleto.
La strozzatura del destino è lì, evidente.
Ding-on si sottopone a un allenamento lungo, feroce; legge, rielabora quei lacerti; prova; in una mano il libro, nell’altra la Spada; occorre compensare i vuoti col pieno di un nuovo sé stesso; ecco una tecnica di combattimento che sorge, allo stesso tempo derivativa e pura, nella simbiosi inusitata fra Legge e Uomo. Scorre il tempo, mutano le stagioni. Mantenere l’odio per la vendetta.
Ding-on è dimenticato; sempre meno individuo e sempre più arma di una potenza sconosciuta. Si agisce per simboli: la Tradizione, ciò che è sempre stato, il Padre, origine dei giorni, l’Onore quale iscrizione runica necessaria alla vita. Ogni evento agisce fuori dalla considerazione morale contingente: è giusto poiché consentì la vita; è vittorioso poiché viene ribadito oltre le proprie labili convinzioni.
L’Eroe sbaraglia gli assalitori; l’uso della Spada viene affinato ancora grazie alla catena presa d’una porcilaia; il futuro si dispone inevitabilmente secondo la volontà di ciò che lo precede; dopo la prova, l’Eroe assurge a motore causale di ciò che ancora non esiste. Si fa destino. La Fabbrica è attaccata dal Drago Volante. Testa di Ferro, Ling, il Maestro, figure una volta familiari, rilevano ora solo come pedine d’un gioco di cui si conosce in anticipo il segreto. Chi intraprende il Cammino è solo, rispetto a chi ama e anche rispetto a sé stesso: non è più lui, è Altro.

Lo scontro finale con il Nemico è totale; l’Eroe cammina sul ciglio dell’annientamento, poi, grazie alla Sapienza, distillata dall’Antica, ora inservibile di fronte ai nuovi mostri del profondo, agisce; in lui ciò che fu assume forme imprevedute: e la via diretta si piega sorprendendo il Nemico: come Apollo egli colpisce, obliquo.
L’Eroe, recisa la testa del Drago, si allontana.
Lo vedremo tornare alla Fabbrica delle Spade, decenni dopo, un po’ invecchiato, assieme all’amico Testa di Ferro, entrambi riconciliati. Ma le ultime immagini non ingannano il lettore attento: la chiusa, forse, è solo la compiaciuta fantasia di Ling, un vacuo fantasma del desiderio nato dalla nostalgia e dalla resipiscenza: Ling, infatti, è la narratrice dell’intera Storia.

Dāo, The blade nel pidgin dei colonizzatori inglesi, film di Tsui Hark, uscì nel 1995. Lo acquistai, in videocassetta, presso un rivendugliolo cantonese di via Nicolò Machiavelli, nei pressi di piazza Vittorio, a Roma.

Ieri Roma, oggi fiorente Chinatown che si permette il lusso di subaffittare il surplus a pakistani e africani.

Una videocassetta da cinquemila lire, già usata, con su incisa una copia sbiadita di altre copie. Scendeva a me, deteriorata, come l’ultima delle emanazioni gnostiche.
Agli occhi d’allora m’apparve per quel che sembrava, un brillante action movie di Hong Kong.
Con il tempo resi al film uno splendore a lui sconosciuto: gli donai, infatti, ventiquattro anni della mia vita.

Ventiquattro anni rappresentano, infatti, le interpolazioni necessarie a fare di quella spada spezzata, un VHS da falsari seriali, il breviario della mia personale resistenza.

L’uomo cambia? Muta il suo sguardo? No, forse sposta solo di pochi passi il proprio punto d’osservazione. Oppure, meglio: gli eventi intercorsi fra il 1995 e il 2019 trasformano l’opera aggiungendovi significati, evidenziando coincidenze significative.
Un film, un racconto, un trattato perdono l’innocenza: divengono qualcosa d’altro. Un oggetto, dapprima innocuo, si carica d’una responsabilità inattesa.

Così è per l’anamorfosi. Una macchia indistinta, sottovalutata, trascurata, rivela il proprio vero essere grazie all’intervento d’una superficie riflettente o al cambio del punto di prospettiva: dapprima un ghirigoro insulso, incomprensibile; ora un messaggio chiarissimo, inconfutabile, persino più importante dell’opera di cui credevamo fosse appendice inutile o molesta.

La rivelazione.
Queste cose vi saranno rivelate.
Non declamate o spiegate di nuovo o ribadite: rivelate.
Ciò che sembrava importante ora non lo è più; ciò che riposava nell’inessenziale, nel capriccio, diviene decisivo.

Ding-on, il Mezzo Uomo, monco e incompleto come numerosi eroi delle saghe, incapace di recare avanti l’eredità del Padre; la Spada; la Guerra; tutto questo siamo noi, penitenti della disfatta. Fra i resti carbonizzati di ciò che fummo non possiamo trovare che monconi di una tradizione dissacrata. Ma va bene così. A ben considerare anche il blog di Alceste è parte di questa misera collezione di relitti apparentemente inservibili.  E però quali alternative si hanno? Impossibile accettare lo scontro con le armi del nemico. Le parole, i panorami, la logica al contrario: tutto appartiene al Nemico. Condividere la lingua, i gesti e l’innaturale bontà dell’Arcinemico, il Dragone, equivale a essere sconfitti. Per questo, almeno qui, si preferisce riandare a una tradizione da cui è stato reciso il cordone del nutrimento: morire a casa propria, rimanendo sé stessi, lo trovo preferibile a essere sotterrato in terra ostile, dopo aver fatto il buffone. Preferisco passare per oscuro, bislacco, tortuoso, invece di masturbare diagrammi e statistiche o rassegnarmi alle diatribe pulviscolari del presente. Una Spada Spezzata è un’arma; una lama scintillante e nuova di zecca la fine.

All’inizio del film il protagonista vede sul banco d’un mercante una collana da cui pende un Crocifisso in Ferro. Egli non comprende quel simbolo. Un Uomo Agonizzante su una Croce? Cos’è, chiede Ding-on, un amuleto? Viene dall’Occidente, gli dicono, ha salvato molte vite! Ha salvato molte vite … allora è, forse, una Spada? Ding-on lo vuole, nonostante tutto; intuisce qualcosa; lo compra, quindi, conservandolo con sé. Quel simbolo, inaudito in una terra barbarica del Medioevo orientale, diverrà, poi, parte della vendetta.

Anche in Viridiana, di Luis Buñuel, del 1961, la Croce cela uno stiletto.
Cristo è un guerriero, il Cristianesimo un’arma. Per Cynewulf è una verità. Ne abbiamo già parlato.

Tsui Hark è un cinese nato a Saigon, Buñuel un anticlericale degli anni Venti. Entrambi, però, hanno colto il senso profondo e vero.

Ulisse ritrova la salvezza rappezzando i fasciami del naviglio distrutto dai mostri.
I compagni sono morti, la desolazione incombe: ma egli ha piegato il destino a sé stesso mai rinnegandosi: lo attende la spiaggia dolce di Nausicaa.


Gli schiavi negri della costa orientale cercano di ricreare gli strumenti musicali della propria Patria, lontana e irraggiungibile. Tutto questo, però, gli è negato. Allora riorganizzano anche loro i fasciami della nave distrutta: pettini, carta velina, corde, pezzi di legno, vetri e assi da lavandaia costituiscono la loro Spada Spezzata; il lavoro nei campi forgia, invece, il canto: nascono i primi blues.
Il blues non lo inventarono i negri in America. Lo inventarono i reietti di ogni tempo, i deracineés, i senza patria e la nostalgia indefinibile di una perdita irrecuperabile. Gli schiavi galli e traci nei Campi Salini, duemila anni fa, cantavano blues; quando Michelangelo Buonarroti si recò presso le cave di marmo di Carrara (il marmo di Luni!) udì un lunghissimo grido che sembrava promanare dalle viscere della terra, quindi un canto dolcemente cadenzato sulla fatica: il capomastro richiamava gli operai al lavoro: a rischio della vita, intonando un blues inconsapevole, cinquecentesco, essi distaccavano candidi monoliti, a permettergli il David.

Il presente vale solo come segno.
Il presente pettegolo, inesausto teatrino di maschere sciocche: Angelino Alfano torna con Silvio Berlusconi, dopo la sortita mercenaria oltre le linee del ridicolo; la destra dura e pura si compiace in Caio Giulio Cesare Mussolini; il panzafustaro, invece, fra una tartina e una direttiva sovranista, si accompagna con la figliola di Denis Verdini, già compagno d’Alfano nella sortita anzidetta … miccus vult decipi …

Se uno è micco è micco, basta così. Votare nella convinzione che il voto scacci il negro (sempre cattivo) dal bel suol d’amore; votare convinti, al contrario di prima, perché il negro (sempre buono) divenga nostro fratello di suolo; oppure, ulteriore permutazione, votare convinti affinché il negro (cattivo) se ne vada fuori dai cabbasisi permettendo al negro (buono) la fratellanza di suolo … Il micco, che è sempre esistito, ma oggi rileva come plasmabile e fungibile miccus digitalis, vive con la matita copiativa dietro l’orecchio, come i bottegai d’una volta, abili a scrivere “duecento” sulla busta delle rosette … o “mille” sulla cartapaglia dei due etti di coppa … è un gesto incontrastabile il suo, una sorta di tic, come certi drogati che, ogni dieci secondi, hanno da cliccare sul tasto home dell’I-Phone, e riaccenderlo, presi da un delirio di abbandono alla sola vista del visore abbuiato … onde sincerarsi se il messaggio di quindici secondi prima sia stato recapitato … o letto … e aspettare, compresi da una fregola orgasmica da attesa, la risposta … necessaria … e così l’Italiano, dopo pochi mesi, non sta più nella pelle, nulla lo soddisfa … deve assolutamente fregiare un pezzo di carta con la X, non sia mai … per cambiare - magari in primavera - ciò ch’era stato sancito in autunno … o, magari in autunno, cambiare la situazione instaurata, con somma soddisfazione, mercé il voto, nel primo scorcio dell’estate … e viceversa …



Si cambia la carta da parati. Stessa stanza, mefitica, identici mobili, squallidi, con affitto in ascesa, purtroppo … ma, a rallegrare, via la vecchia carta da parati: i pois? No, meglio i fiori … le strisce? Macché guarda come son graziose le greche …

Prima i tecnici, poscia i responsabili del PD, quindi la ventata populista, indi il ricompattarsi della destra.
Magari variano le tinte: il nero, il rosa, il verde, il giallo, l’azzurro.

Ora gonfia il ritorno di fiamma della destra.
Come certi tubi di scappamento delle utilitarie negli anni Settanta.
Cos’è? Uno sparo? No, una Cinquecento.

La destra, andiamo a destra. Se non si vota la destra andiamo a scatafascio!

Segni e segnali di sberleffi da parte dell’elettorato passivo di riferimento non turbano l’elettore, gonfio di speranza come uno Zeppelin rincoglionito. Alfano, Gasparri, Verdini, Berlusconi, Carfagna, Salvini, Giorgetti tornano in massa, dopo i disastri di pochi anni fa, e pretendono il loro posto: ne hanno diritto! Questi personaggi, che il posto non l’hanno mai perso, reclamano, ora, persino i propri nemici di gommapiuma, i quali, smaltite le indigestioni, si acconciano alla bisogna: Zingaretti, Landini, la Confindustria, vescovi terzomondisti, gli antifascisti, i liberi e gli eguali … la situazione, dopo qualche spetezzo, torna al pendolo tanto amato … “L’Espresso” ci fa pure una copertina sulla restaurazione, da pollaio in vendita … pollaio Italia … una copertina splendida nella chiarezza accecante: un belinone con due ali, l’ala sinistra rossa e l’ala destra azzurra, a simulare i due schieramenti della disfatta e del tradimento … Chi si rivede: la destra e la sinistra! Prese per i fondelli all’italiana … o all’americana  … perché si può anche sognare au contraire: azzurri a sinistra, rossi a destra: paese che vai pagliacciata che trovi … i disturbatori terzi a cinque stelle rinunceranno, infine, ad aprire la scatoletta del tonno: per loro si prepara la scelta: sciogliersi lentamente o tornare al vociare senza costrutto … la situazione si stabilizza, ancora; in fondo il mal di stomaco è durato il tempo d’una pasticchetta; il potere, che non aveva deviato d’un millimetro, darà qualche festicciola per la plebaglia; i contro informatori sentono un brivido lungo la schiena: non ne hanno azzeccata una, ma, con tali polarizzazioni, possono riprendere a insultarsi dalle trincee dell’irresponsabilità più dolce: quella dell’inazione.
La fine del petroldollaro, la guerra termonucleare (guardi, signora mia, tempo un mese e qui salta tutto!), Eurogendfor, la sparizione del contante, l’inflazione, il grande botto, MMT, le profezie di Santa Micca da Velletri.


Benjamin Netanyahu ce l’ha fatta, ancora una volta. Enrico Mentana aveva profetizzato, in un tweet, la sua sconfitta, e invece no, il vecchio leone ha resistito. Netanyahu, il Massacratore dei Palestinesi, ha, però, gli anni contati. Mentana, l’Ebreo Mondialista, vede più lungo di lui obbedendo ad altri aneliti di vittoria.
Benjamin Netanyahu, infatti, difende gli Ebrei, gli Ebrei in terra d’Israele, a lui uniti per vincolo di storia, cultura e, soprattutto, di sangue. La più minuta stilla di sangue di ogni Ebreo sulla terra costituisce un atomo irrinunciabile in grado di formare l’Ebreo Eterno del Grande Israele, così ragiona Benjamin, discendente della tribù omonima.


Tale Blut und Boden, tuttavia, ha fatto il suo tempo. Rabbini barbuti, Spianata delle Moschee, Talmud, muri … il Nuovo Mondo deve ricollocare la paccottiglia a sei punte … una donna, popolare e intoccabile, in quanto donna, lo sfiderà: forse a breve. E anche Benjamin si dovrà arrendere. Destra e sinistra, ebreo e gentile, passato e futuro: i vecchi meridiani di Greenwich non servono più a orientarsi. Si finisce, alla lunga, per dare giudizi in contraddizione. Ve ne sono altri per comprendere l’eterno presente: alto e basso; originale e replicante; umano e transumano; memoria e tabula rasa; homines e homunculi; limite e illimite; antico e immateriale.

Netanyahu rappresenta l’Antico Ordine e massacra i Palestinesi.
Il Nuovo Ordine esige la pace in Israele e massacra l’Occidente.
Il candidato alla controinformazione risolva tale delicato busillis.

L’attacco all’Antico Ordine è recato sistematicamente. Una delle ultime ridotte del maschio bianco occidentale, la direzione d’orchestra, ha il testosterone contato. Avanza Beatrice Venezi, bellissima, biondissima, giovanissima (29 anni, la più giovane et cetera et cetera), circonfusa da superlativi assoluti e relativi e già positivamente testata presso i maggiori e luridi angiporti della correttezza televisiva e giornalistica. Lo schema è sempre quello: lo descrissi in Son tutte belle le signore dell’Occidente. La Venezi, di cui non sono riuscito a rintracciare un video in cui dirige orchestre, ma di cui rigurgitano foto in cui dà le piste a qualche sopravvalutata top model, è, lo sento a pelle, bravissima. I musicisti e i melomani, presenti addirittura in questo blog, lo confermeranno. A mettere in sospetto, ancora una volta, è l’ansia di distruzione dell’antico sottesa a tale nuovo imbonimento. Secondo uno dei Manifesti dada di Frank Zappa: “I direttori … hanno bisogno di fare bella figura. Dirigendo brani che i membri dell’orchestra conoscono come le proprie tasche sin dal conservatorio, si riducono al minimo i costi di prova, trasformando i musicisti in jukebox pronti a sparar fuori i classici con scioltezza. Così l’esoso direttore d’orchestra, per nulla preoccupato da una partitura che non presenta problemi, riesce ad agitarsi con fare falsamente estatico, per la gioia delle signore del comitato (che vorrebbero vederlo senza mutande)”. Se Francesco Vincenzo Zappa fosse vivo potrebbe godersi il controcazzo: maschi (almeno quelli residui) che si annoiano con Puccini sognando direttrici nude look.

Ciò che rileva qui, ovviamente, non è la glorificazione della donna, le pari opportunità e via cianciando, ma solo e sempre la distruzione della tradizione e della creatività. Il tratto comune di tali cialtronate è la piccineria: mai, dico mai, si assiste a un anelito di elevazione, profondo, grande, bello.
Viviamo in un mondo in cui la frenesia e il brillocco occultano la cancrena.

Mentre leggevo la notizia su Netanyahu si accendevano, senza soste, in foga inesauribile, decine di annunci pubblicitari; forse centinaia, in una teoria inesauribile e spaventosa:

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Questa rassegna, a un grado zero di razionalità, delirante nella iterazione parossistica, mi è sembrata adeguata, perfetta.

57 commenti :

  1. Complimenti ! Scritto benissimo caro Alceste.
    A fine mese perderò il lavoro per colpa del PD. Non vi posso dire il motivo, ma è roba da non credere. Posso solo rifarmi alle linee guida dell'Alceste pensiero e confermare la bontà della maggior parte dei suoi ragionamenti.
    Ho letto che gli antichi samurai per salvare il loro onore potevano ricorrere al suicidio. Il mio onore è calpestato, ma non ritengo di ammazzarmi: primo perchè non sono un samurai e secondo perchè non fregherebbe un cazzo a nessuno. Non nego che mi piacerebbe vendicarmi, in dei momenti arrivo persino a sognare un olocausto nucleare.
    Oggi per non pensare ho voluto fare un giro per la campagna. Sono andato con un'amica ad una fiera dei fiori. Mentre giravamo per le stradine del paese non ho potuto fare a meno di vedere che negri ed islamici avevano invaso anche quelle zone di montagna. A maggio il sindaco pd della mia città si scontrerà con il candidato forzaleghista che tutti sanno essere stato un sostenitore del pd. Nulla cambierà. Sono tutti marci. Alcuni li conosco personalmente.
    Io e la mia amica abbiamo guardato i fiori (lei ha fatto tante foto) e mangiato tortelli di patate al ragù.
    Ma come cazzo ha fatto Mishima a suicidarsi? Come ha fatto Hitler a far fuori tutti quegli ebrei?
    La risposta è forse nelle parole sacrificio, perseveranza, impegno, dedizione assoluta alla causa?!?
    Noi siamo ancora troppo grassi come dice Alceste. Ed anche qualora si "dimagrisse" sarei proprio curioso di sapere cosa cazzo saremmo in grado di fare.

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    1. Cosa faremmo? Un bel niente. Sognare il grande botto o il grande condottiero che ci conduca ... fantasie da Madame Bovary ...
      Per comprendere la presa per i fondelli invito caldamente ciascuno di voi ad assistere a una seduta del consiglio comunale (di un capoluogo di provincia, mica del paesino): guardate i volti, gli atteggiamenti, ascoltate le parole, i ragionamenti. Paccottiglia e imparaticcio tecnico (sono altri a scrivere leggi e a elaborare le azioni sul territorio), nessuna autorevolezza, perdita del formalismo che fa sostanza. Un disastro, una apocalisse del senso. Tutti d'accordo, ovvio, che i due-tremila a fine mese, puliti, in bianco, fanno sempre comodo.
      Questo nelle grandi città, non oso immaginare il consiglio di uno sputo da mille abitanti.

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    2. Ho trovato il film su piattaforma russa e me lo son guardato, per chi, come me, non l'ha in VHS.
      https://ok.ru/video/1266221124297.
      Poliscriba

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  2. Molti segnali dicono che l'oro salirà, investite in oro finché siete in tempo.
    Questo è il paese delle truffette (riuscite) alla Vanna Marchi.
    Oggi ero sull' autobus ed ho sentito un rumore come se fosse caduto qualcusa c'eravamo solo io un nord africano ed uno che ho scoperto essere rumeno dalla
    parlata, poggio la mano sulla
    spalla del rumeno dicendo: "hai perso qualcosa?" Indicando il telefonino a lui vicino, e lui di rimando:"no! Ma io ho di bisonio" al che raccoglie il cellulare e se lo ficca in tasca, sono rimasto come uno stronzo ed in più il nordafricano mi ha dato un' occhiata come a dirmi "quanto sei stronzo"
    Pino

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  3. Bellissimo scritto. Beatrice Venezi: Stavo giusto mangiando in un posto al centro. Alle mie spalle c'era il televisore dove compariva un Augias che sentivo distrattamente discettare con la suddetta direttrice, a me ignota, proprio mai sentita...Infatti già che ne parli anche tu vuol dire che ha fatto tanto trambusto, il che è sospetto...ovviamente mi sono incuriosito, e girato per capire. Come vedi ci hai preso in pieno, quale miglior vetrina PolCor di Augias, e che domandoni... Anche a me ha fatto lo stesso effetto, devo dire che queste cose le fanno anche all'estero, ma sono un po più sobri....Persino nella retriva Ungheria vidi, in tv, una direttrice donna la quale però dichiarava pubblicamente che fare il direttore è un "lavoro da uomini". Andando oltre le patine pubblicitarie che si adattano ai contesti nazionali, è bravissima? Ma sai fa effetto perchè è una direttrice, i PolCor ci si fiondano...nonostante questo credo che in Italia ve ne siano anche altre...
    Al di là delle direttrici donne oggi ci sono (perlomeno nella musica colta) donne bravissime e bellissime, il livello è talmente alto...e quando lavorerebbero oggi certi accrocchi del passato...tarati su loro stessi e sulla tradizione che si portavano appresso....pure bruttini alle volte, ma affascinanti come pochi, si scherza ovviamente, ma è la verità. Il problema non sono le donne di per sè...
    Quello che risulta oggi è infatti a prescindere dal sesso una certa mancanza di personalità rispetto alle personalità artistiche dirompenti della vecchia guardia (parlo dei vivi fino a fine 900 almeno), questa non è solo una mia opinione ma un dato di fatto, manca la magia, ossia il "fascino" c'è ma non è profondo, manca la tara delle personalità del passato col loro portato di tradizione, i loro limiti abilmente mascherati o addirittura sfruttati, che hanno trasformato certi nomi in leggenda...di qui i gruppi di sventole che suonano Vivaldi che impazzano, poi certo ci si ricorderà di loro? No, ma ci vuole qualcosa in più, perchè la sostanza di un tempo non è servibile nel mercato attuale, magari è voluto dal mondo al contrario, o forse è solo l'inevitabile espressione del mondo al contrario.
    I musicisti si sono sempre dovuti adattare allo spirito dei tempi...bene o male...
    Per quanto riguarda il "blues", condivido parola per parola il tuo pensiero...il mitico "blues" in fondo è famoso perchè viene dall'america e ha influenzato tutta la musica popolare americana...tutte le musiche che nascono in certi contesti sono un lamento profondo, financo quelle più urbanizzate, lo vedi anche dai nomi: fado (destino avverso) choro (pianto), le lagne "country" (se non sono lagne quelle...), i nostri canti contadini...senza contare i pezzi tradizionali in tutta europa che riportano in varie lingue la dicitura "lamento"...anche il samba nasce dai negri brasiliani schiavizzati...di li la bossanova etc...

    In musica, non ci si inventa niente...



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    1. Non ho nulla contro le direttrici donne ... anzi, se un individuo merita per me è il migliore. Provo un forte fastidio a vedere certe operazioni programmate col medesimo contorno di salamelecchi dai medesimi facitori di salami.
      Il blues è sempre esistito. Il blues americano ha avuto successo e si è propagato nel mondo solo perché esistevano antropologi col registratore e case discografiche imperiali.

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    2. Esattamente. Alan Lomax, uno di questi, ha tentato di fare qualcosa anche per l'Italia...

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  4. ti dirò di più concordo al cento per cento che il "blues" e quindi tutte le musiche che vengono dal profondo della storia sono il portato e la testimonianza viva di qualcosa di molto antico e soprattutto di tutta quella musica di cui non è rimasta traccia scritta che probabilmente era la più diffusa e autentica (a differenza di quella colta, che è artificiale e che ne veniva anzi influenzata inevitabilmente)

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  5. Alceste sempre in forma: la tua fluidita' nella parola unita alla solidita' nel significato compongono una sinfonia che neanche la Venezi potrebbe dirigere!

    Per la pubblicita' che hai elencato in calce pero' ti avverto, ma credo lo sai gia': di solito mandano reclame di cose che hai cercato tramite motore di ricerca... Starai mica a dieta?

    Per il resto, il testo da te scritto ha bisogno di decantare, e' troppo presto per commenti seri, se mai ce ne sara' bisogno.
    Un caro saluto,
    Ise

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    1. Capisco cosa vuoi dire: il medesimo infortunio capitò a Vittorio Zucconi: dubito di aver mai ri-cercato notizie su Ornella Vanoni o la propagazione del sesso anale, almeno non in quest'ordine ... a meno che non abbia effettualto tali ricerche la segretaria, una simpatica signora alle soglie dei sessantaquattro: in tempi di confusione non ci si può fidare di nessuno ...

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    2. Evvabbeh dai, sara' colpa di una donna anche stavolta. Eva, Elena...scommetto che la segretaria ha un nome che inizia con la E.

      Comunque attento quando sgarri la dieta con le lasagne, spero che tra i 5 errori da non fare ti abbiano detto che e' meglio evitare i 100 grammi di burro per la besciamella se non vuoi aumentare di un paio di chili.
      Fai un po' te...

      Ise

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    3. Elimino la besciamella ... cercherò anche di eliminare il tappo di cerume.
      Elena è innocente: c'ho fatto un post.

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  6. Credo che per inquadrare correttamente l'attuale situazione politica, sia necessario guardare al medioevo ed alle sue strutture politiche, togliendo pero' da questo rimando sia il vincolo supramondo religioso, che giustificava un tempo il potere nobiliare e strutturava la comunita', che, importantissima, la sostanziale omogeneita' razziale e religiosa della stessa comunita'.
    Persa la guerra, dal '45 noi Italia siamo semplicemente una provincia dell'Impero. Di quale Impero, non serve spendere parole.
    Sparito oggi il vincolo "supramondo di fedelta'" antico che legava il vassallo al Re, ecco che la fedelta' dell'esattore-vaccinatore-raccoglitore di "poveri migranti"-implementatore di politiche LGBT(P) ecc. viene mantenuta sia con il privilegio di far parte del club politico, giudiziario, militare, universitario, giornalistico, mediatico, farmaceutico, intellettuale polcor ecc., sia con la violenza quando qualcuno del club devia dalla rotta imposta dal pizzino.
    Dal '45 siamo un paese a sovranita' limitata e a democrazia limitata. Chi ha cercato di portar fuori sto paese dalla pozza di fango in cui e' stato ficcato dai "liberatori", e' stato ammazzato fisicamente o politicamente senza troppi complimenti. Qualche bella strage poi ha fatto il resto.
    Oggi viviamo un'altro passaggio epocale, ed a fronteggiare gli ordini ineseguibili che arrivano dall'impero abbiamo un'apparato statuale fatto da servi vili o marionette senza coraggio, onore e vera culura.
    Questo anche per completare l'iniziato ragionamento, sul "sovranismo" e suoi nobili e coraggiosi araldi.
    Il popolo? Da sterminare, alla bisogna.
    Forse pero' non tutto e' perduto. La parola magica e': "coraggio".
    Un caro saluto.
    Antoine Debord

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    1. Sono sostanzialmente d'accordo con l'analisi.
      Coraggio?
      Mah!

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  7. "Un film, un racconto, un trattato perdono l’innocenza: divengono qualcosa d’altro. Un oggetto, dapprima innocuo, si carica d’una responsabilità inattesa. Così è per l’anamorfosi."
    Bellissimo pezzo, tutto, caro Alceste: nel mio crepuscolo non riesco a far altro che ripensare a chi ero , e a chi sono adesso, e a come è potuto accadere!
    Chissà se mi resta del tempo per ascoltare un giorno questa Venezi (finora mi era ignota), ma per uno che ha la testa imbottita delle interpretazioni di "giganti" quali Klemperer, Walter, Toscanini, Kleiber, Bernstein etc. etc., dubito che possa suscitare" sbalordimento".
    Un caro saluto.
    Hermannus Contractus

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    1. Ti ho dato i compiti per casa, data la tua melomania. So, per certo, che ama dirigere all'estero e poco in Italia poiché l'Italia (ma c'è bisogno di dirlo?) è ampiamente sessista.

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  8. Quando penso al conservatorismo, alla tradizione, mi viene in mente Sparta. Sparta che cacciò via Timoteo, il musicista che aveva osato aggiungere cinque corde all’antica cetra a sette corde. Questa modifica dell’antico strumento modificò l’armonia della musica tradizionale. Il maggior numero di corde permetteva al musicista di complicare le melodie, di renderle più sofisticate. Questo mutamento rischiava di sfociare in una mentalità dissolvitrice che poteva travolgere l’antica tradizione. Non poteva essere accettato. Timoteo dunque venne cacciato dalla città. Quando ci penso mi vengono i brividi. Un popolo talmente attaccato alle proprie tradizioni, al proprio modo di vivere, alla propria cultura che non teme di cacciare via chiunque osasse, non dico distruggere o modificare radicalmente l’antico ordine, ma anche soltanto allontanarsi di pochissimo dall’antico solco della tradizione tracciato dai propri avi. Oppure penso a Platone che pone come principio fondamentale del suo stato ideale il controllo severissimo dei rapsodi. Chiunque osasse raccontare delle storie perverse ai fanciulli, sviandoli dalla paideia tradizionale, doveva essere messo a morte. Poi accendo la televisione, constato il degrado culturale nel quale siamo stati immersi, e mi vien voglia di buttarmi dal balcone. Saluti,
    EB.

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    1. Giusto che Timoteo venga cacciato.
      L'innovazione, che ha ferito la tradizione antica, deve passare per decine di Forche Caudine prima di affermarsi: solo in parte, ovvio.

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  9. https://youtu.be/Vdm-tcoJJRY

    A proposito di coraggio.
    55 milioni di italiani consapevoli, uniti e coraggiosi: ma chi li ferma? 55 milioni: visualizzate la marea umana!
    Anonimo R

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    1. Neanche una parola sul wuxia? L'ho messo per te!

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    2. SOSHU MON AMOUR 1
      Ah ah ah Alceste, permettimi talvolta di essere anch'io un po' machiavellico ed elusivo. Tutto richiede fatica... La spada spezzata... Dipende da dove si spezza. Anche una spada spezzata può essere letale, sebbene gli antichi guerrieri sostenessero che "una spada spezzata è come un serpente senza testa"!
      Lo scibile umano è così vasto e al contempo così piccolo, da rendere talvolta difficile il districarsi nei meandri di rappresentazioni, solo esteticamente diverse.
      I cinesi inventarono la metallurgia del ferro forgiato e temprato: realizzazioni magnifiche delle spade antiche cinesi si trovano ancora oggi.
      Sembra che verso il 500 - 700 dopo Cristo la metallurgia del ferro compaia in Giappone, probabilmente tramite scambi con la penisola coreana. Anche i coreani sapevano il fatto loro in tema di spade.
      Probabilmente gli esempi più antichi di spade rinvenute nei tumuli in Giappone, sono spade di fattura cinese. A volte, quando si dice che i cinesi hanno sempre e solo saputo fare carabattole inservibili...
      Le prime spade giapponesi di derivazione cinese, dette Chokuto, erano a lama dritta, non molto lunghe, spesso con un anello alla fine del manico, con punta dritta a 45 gradi, molto simili nella manifattura allo spezzone di lama in foto.
      Poi, sembra verso l'inizio dell'epoca Heian (800-900 dopo Cristo), si cominciarono a forgiare modelli ricurvi, con strutturazioni (forme) "ibride" e non ancora evolute definitivamente verso quella che oggi, universalmente, viene riconosciuta come Katana (evoluzione in epoca Muromachi del più antico Tachi).
      La spada più famosa oggi esistente, ancora in condizioni eccellenti e ritenuta la progenitrice dei Tachi e delle Katane è la Kogarasu Maru o "Piccolo Corvo". Forgiata attorno all'800 dopo Cristo e leggendariamente attribuita al maestro forgiatore Amakuni, ha la lama leggermente ricurva e a doppio filo (il filo superiore inizia a circa metà lama) e lunga poco più di 60 cm. E' forgiata in maniera straordinaria, con una strutturazione del metallo, costituente la parte esterna della stessa lama, in masame / ko-itame (il metalo mostra venature oblunghe nel senso della lama mischiate a piccole venature a forma di seme di grano). La tempra (la parte del tagliente, acciaio indurito ottenuto con un processo particolarissimo di stress termico) è del tipo dritto (suguha) con piccole variazioni (komidare) e con "attività" (hataraki) nello habuchi (luogo di transizione tra l'area martensitica, hamon o tempra, e perlitica o corpo non temprato, spettacolari e raffinatissime.
      Questa tipologia di forgiatura dell'acciaio, la si ritroverà in quella che viene considerata la più antica tra le cinque scuole, ovvero la scuola Yamato che manterrà tale tradizione fino alla fine del periodo Nambokucho (fine 1300), anche se la coeva scuola Yamashiro, soprattutto nelle opere lasciate da Sanjo Munechika ed allievi (scuola Sanjo, sottoscuola della Yamashiro) attorno alla fine dell'anno 900/1000 mostra grandi similitudini con la Kogarasu Maru e la tradizione Yamato.
      (continua)

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    3. SOSHU MON AMOUR 2
      (continuazione da 1)
      Quasi contemporanea alla scuola Yamashiro sarà la scuola Bizen, da cui nasceranno sotto-scuole importantissime come la Ichimonji o la Osafune e spade meravigliose nonché efficientissime nel campo di battaglia.
      Dalla Scuola Yamashiro verso l'inizio del 1200 si formerà la scuola Soshu che darà vita, nel periodo di suo massimo splendore durato solo 70/80 anni nel 1300, a quelle che forse sono le spade giapponesi più incredibili mai forgiate. Il celebre Masamune apparterrà a tale scuola. La bellezza e la efficienza assoluta delle spade Soshu sarà riportata in moltissimi poemi e scritti dell'epoca.
      Gli Imperatori e gli Shogun o i Daimyo si contendevano a suon di pezzi d’oro o di battaglie tali spade.
      Tra il 1300 e l'inizio del 1400, da una costola della scuola Yamato ibridata con la scuola Soshu, si avrà infine la quinta scuola antica di forgiatura: la scuola Mino.
      Qui mi fermo, per ora.
      La materia è infinita.
      Vi dico solo che per dieci anni della mia vita fui stregato dalle spade antiche giapponesi: le studiai di giorno e di notte, le cercai ovunque fosse possibile, imparai a restaurarle. Questa fu anche una delle cause di distruzione del mio primo matrimonio.
      Non potei sottrarmi al demone che si impossessò di me. Con tale demone una parte di me si rivelò, e mostrò la totale incompatibilità di coesistenza con la donna meravigliosa che aveva voluto, con tutte le sue forze, condividere la vita con me. La spada giapponese fu il discrimine della mia vita “normale”, e l’inizio di una vita da Ronin.
      Anonimo R

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    4. Vedo che quando vieni stimolato componi interessanti trattatelli.

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    5. SOSHU MON AMOUR 3
      (continuazione da 2)
      LE CINQUE SPADE SOTTO IL PARADISO

      Tra il periodo Hein, Kamakura e Nambokucho (900 – 1300 circa) vennero forgiate quelle che, a ragione, vengono considerate le spade più incredibili mai realizzate.
      Varie elenchi di spade magnifiche vennero fatti durante i secoli in Giappone, spade a cui, spessissimo, venivano dati nomi leggendari o poetici, riferentesi sia alle loro speciali caratteristiche che ad eventi, reali o meno, a loro collegate.
      Tra i vari elenchi citiamo quello delle “Meibutsu”, o spade eccellenti, e quello delle “Tenka-goken”, ovvero delle “Cinque (migliori) spade sotto il Paradiso”.
      Molte “Meibutsu” sono scomparse o andate distrutte durante guerre ed incendi. Le Tenka-goken sono, fortunatamente, giunte sino a noi.
      Tre sono “Tesori Nazionali del Giappone”, una è “Proprietà Imperiale” e fa parte della personale collezione degli Imperatori e una è Una “Proprietà culturale Importante” ed è detenuta dal Tempio Honkōji di Amagasaki.
      Ovviamente nessuna di queste spade, come d’altronde tutte le lame dichiarate “Tesoro Nazionale”, “Importante Proprietà Culturale” e “Oggetto d’Arte”, oltre che quelle appartenenti alla collezione Imperiale, non possono uscire dal Giappone.
      Citerò più oltre anche un’altra spada straordinaria, scomparsa alla fine della seconda guerra mondiale e mai più riapparsa.
      Tale spada fu un’ulteriore mia ossessione (e non solo mia, ma di molti “ricercatori di tesori”) dentro l’ossessione principale delle Nihonto (spade giapponesi).
      Kanzan Sato, il massimo esperto di spade antiche giapponesi, vissuto nel ventesimo secolo, ha commentato che in termini di pura qualità dal punto di vista dei moderni intenditori di spade, anche se queste sono indubbiamente cinque delle migliori spade, è dubbio che tali Tenka-goken siano veramente le cinque migliori spade giapponesi. Lo sono però includendo, nei criteri di tale selezione, anche i valori delle leggende a loro associate.
      Dal mio modestissimo punto di vista, ritengo queste cinque spade semplicemente delle meraviglie e ne descriverò due: le più belle e misteriose, dal mio punto di vista, tra queste cinque (oltre alla eccezionale spada andata perduta alla fine della seconda guerra mondiale).
      Anonimo R

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    6. Tra il periodo Heian, Kamakura e Nambokucho (900 – 1300 circa) vennero forgiate quelle che, a ragione, vengono considerate le spade più incredibili mai realizzate.
      Varie elenchi di spade magnifiche vennero fatti durante i secoli in Giappone, spade a cui, spessissimo, venivano dati nomi leggendari o poetici, riferentesi sia alle loro speciali caratteristiche che ad eventi, reali o meno, a loro collegate.
      Tra i vari elenchi citiamo quello delle “Meibutsu”, o spade eccellenti, e quello delle “Tenka-goken”, ovvero delle “Cinque (migliori) spade sotto il Paradiso”.
      Molte “Meibutsu” sono scomparse o andate distrutte durante guerre ed incendi. Le Tenka-goken sono, fortunatamente, giunte sino a noi.
      Tre sono “Tesori Nazionali del Giappone”, una è “Proprietà Imperiale” e fa parte della personale collezione degli Imperatori e una è “Importante Proprietà Culturale” ed è detenuta dal Tempio Honkōji di Amagasaki.
      Ovviamente nessuna di queste spade, come d’altronde tutte le lame dichiarate “Tesoro Nazionale”, “Importante Proprietà Culturale” e “Oggetto d’Arte”, oltre che quelle appartenenti alla collezione Imperiale, non possono uscire dal Giappone.
      Citerò più oltre anche un’altra spada straordinaria, scomparsa alla fine della seconda guerra mondiale e mai più riapparsa.
      Tale lama di fattura Soshu fu un’ulteriore mia ossessione (e non solo mia, ma di molti “ricercatori di tesori”) dentro l’ossessione principale delle Nihonto (spade giapponesi).
      Kanzan Sato, il massimo esperto di spade antiche giapponesi vissuto nel ventesimo secolo, ha commentato che, in termini di pura qualità e dal punto di vista dei moderni intenditori, anche se queste sono indubbiamente cinque delle migliori spade, è dubbio che tali Tenka-goken siano veramente le cinque migliori. Lo sono però includendo, nei criteri di tale selezione, anche i valori delle leggende e della storia a loro associate.
      Dal mio modestissimo punto di vista, ritengo queste cinque lame delle meraviglie e ne descriverò due, oltre alla eccezionale spada Soshu andata perduta (o semplicemente fatta sparire) alla fine della seconda guerra mondiale.
      Anonimo R

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    7. Ciao Alceste, ho corretto la prima bozza di SOSHU MON AMOUR 3, che avevo scritto troppo in fretta. Contiene errori e ripetizioni sgraziate quindi pubblica, se ritieni, questa seconda. Cordiali saluti.
      Anonimo R

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    8. Gentile Anonimo R.
      Approfitto di questo suo breve istante di apparente riconciliazione col mondo degli umani tutti (augurandole anche che sia definitiva), per esprimere stupore e interesse per la sua bella dissertazione che denota vera passione, complimenti.
      Tra le leggende che circondano la spada di "Proprieta' Imperiale" merita ricordare quella della dea Amaterasu che dono' la spada imperiale al nipote Ninigi, da cui fiori' la civilta' Yamato.
      Altro dono fu uno specchio sacro oggi conservato nel santuario di Ise dedicato ad Amaterasu, magnifico e unico santuario shinto.

      Aggiungo anche una nota personale sull'antica maestria creativa cinese, indubbia e comprovata. Il pezzo d'arte cinese che ho sempre amato e' quello che porta il nome del nostro protagonista: Ding. In questo caso i tripodi in bronzo risalenti all' epoca Shang, circa 4000 anni fa. Lei che s'intende di metalli magari puo' giudicare meglio di me se questi esemplari in bronzo siano o meno dei capolavori (googlando Ding cinese dovrebbero apparire). Nel Museo Nazionale di Taipei se ne trovano ottimi superstiti, uno di piccole dimensioni arrecante anche l'antenata della svastica, o forse la contemporanea chi lo sa, comunque una decorazione con tre ali anziche' quattro, casualmente poi divenuto simbolo di un potente clan del Giappone del sud ormai pero' estinto pare. Nulla di diverso dal vortex o loop in cui viviamo attualmente, IMHO. Perdoni l'intrusione inopportuna come sempre.
      Cordialmente, distinti saluti, cordialita', mi stia bene, si riguardi (best regards),
      Ise

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    9. Sempre ben accolte le sue intrusioni, cara Ise. Non sono molto afferrato nelle faccende cinesi, quindi se lei vuole completare questo versante, si accomodi pure!
      Il bronzo come metallo è interessante ma il ferro lo ha soppiantato. Da duemila anni siamo totalmente dentro l'età del ferro. Il ferro è il nostro materiale. Il ferro (l'acciaio) è un materiale incredibile per le sue caratteristiche.
      Studierò anche il bronzo, soprattutto quello delle campane, glielo prometto.
      Si, ad Amaterasu volevo arrivarci oggi ma il disastro di Notre Dame mi ha imposto una digressione. Procederò un po' a zig zag e senza un ordine temporale, parlando di spade giapponesi, storia, bushido, vita mia ecc. Cialtronerie saranno di sicuro volontariamente inserite: i samurai furono anche dei gran cialtroni!
      Non scenderò nel dettaglio e ci saranno, sicuramente, imperfezioni, semplificazioni e qualche inesattezza. non molte però! Per una gran parte di questi scritti si tratta di cose mie. Per altro mi aiuterò con indicazioni tratte o rimaneggiate da testi per me interessanti (ready made).
      Nell'idea che forse lo scrivere sia utile e bello, oltre che aiutare il sottoscritto a fare ordine nel suo personale e caotico deposito di esperienze.
      Un caro saluto.
      Anonimo R

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    10. Caro Anonimo R.

      e' vero, il disastro di Notre Dame ci ha colti alla sprovvista ed ha inevitabilmente interrotto ogni altro discorso.
      Non si preoccupi delle inesattezze e semplificazioni, per i perfetti trattati accademici ci sono gli accademici, ormai perfetti alienati con la fissa di pubblicare qualche articolo o libro, noi siamo piu' a nostro agio con conoscenze fatte anche di esperienza e intuizioni.
      Verra' il tempo di continuare il discorso, senza fretta.

      Io sul versante cinese di spade non so nulla, ho citato i bellissimi Ding di bronzo solo per dire che gia' in tempi insospettabili i cinesi erano maestri nella lavorazione dei metalli, come d'altronde di tutti gli altri elementi, da veri alchimisti.
      I Ding pero' non sono campane, sono calderoni rituali. Mi sovviene che i motori di ricerca lavorano diversamente se impostati in lingue diverse. Digitando ding cinese nel google italiano forse esce fuori un ding dong dang! Magari con "ding vessel" esce (purtroppo) la definizione wikipediana...ma almeno dalle foto si puo' capire di cosa si tratta e trovare altro materiale.
      PS. Uso un wok cinese di ferro per cucinare. Ce l'ho da ormai quasi 20 anni... altro che il padellame alluminato!
      Un caro saluto a lei.
      Ise

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  10. I greci avevano inventato il blues....con il loro sistema modale, che è la base di tutta la musica occidentale, avevano intuito che le successioni melodiche variamente combinate in scale, ovvero modi, esercitavano un potere numinoso e sacro in chi le ascoltava, il tutto combinato con la parola e il movimento, mirabilmente uniti nella tragedia.
    Quello di direttore d'orchestra è un mestiere strano, un pò come pilotare una formula 1....con un buon motore, se riesci a non far danni hai buone probabilità di ottenere qualche piazzamento.
    Di cretini sul podio negli ultimi trent'anni ne ho visti a decine, raccomandati, sponsorizzati da lobby varie, specialmente quella ebrea e gay.
    I grandi della bacchetta si perdono nella memoria....cito Bruno Walter, Karl Richter, Celibidache, Kleiber (padre), in Italia Serafin, Giulini e poco altro, magari Hermannus può aiutarmi ad integrare l'elenco.
    Purtroppo il disfacimento non ha risparmiato il mondo della musica classica, inquinati dal politicamente corretto persino i filamornici di Vienna hanno aperto le fila alle donne, per non parlare dei finali di Carmen edulcorati secondo le nuove disposizioni antisessiste (sic!).
    Nel mio piccolo paese dell' entroterra veneziano si terranno le elezioni comunali, ed è  tutto un fiorire di gazebo e slogan.
    Lega a fianco del Pd a fianco di una non ben identificata lista civica a fianco ad Emergency  a fianco delle Uova del telefono rosa a fianco delle begonie degli scout.
    Un candidato spicca sorridente "Spinea come Berlino" un altro "noi siamo per il protocollo ambientale dell' ONU e per il progetto Spinea 2030".
    Grazie sempre Alceste per questa oasi dove sappiamo di trovare refrigerio e un pasto spirituale sicuro

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    1. L'episodio della Carmen è allucinante.
      Comincio a temere anche per Hansel e Gretel, con la strega al forno.
      La bella addormentata e Cappuccetto rosso le hanno già normalizzate.

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    2. Caro Alceste,
      da diligente scolaro ho trascorso la mattinata a "fare i compiti" che mi hai assegnato, ed ho trovato su
      YouTube parecchi video musicali della nostra eroina.
      Ho ascoltato (e veduto) da Beethoven a Strauss Jr, da Korsakov a Schubert, da Puccini a Carosone (!?):
      effettivamente la fanciulla sul piano estetico merita molto, direi quasi un pin-up, ma come "conductor" (uso volutamente il termine inglese, perché il polcor "direttrice d'orchestra" non mi viene!) fa pena, e dico poco (per non parlare poi del "gesto"). L'amico Marco ha citato alcuni altri direttori veramente grandi dopo i miei, ma l'elenco sarebbe troppo lungo e, soprattutto, inutile: che senso avrebbe paragonare un diamante a un fondo di bicchiere? Non parliamo poi delle pessime orchestre odierne: ricordo ancora i vecchi concerti radiofonici della gloriosa "Alessandro Scarlatti RAI" diretti da Franco Caracciolo...magari con Benedetti Michelangeli come solista!
      Stammi bene e persevera!
      Hermannus Contractus

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    3. Allora non avevo ricercato bene ... come ben sa la temibile Ise io, su Internet, sono bravo a trovare altra roba.
      Mi fido del tuo giudizio sulla giovane signorina dirigente d'orchestra, comunque ...

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    4. Alceste, sei sempre magistrale! La definizione "dirigente d'orchestra", se mi consenti, la spaccerò come mia personale e la userò con quei pochi sodali che, ormai, mi sono rimasti nel settore musicale: ci tengo ancora ad apparire come un "intenditore" (vanitas vanitatum)! Grazie.
      Hermannus Contractus

      PS: certo che la nostra Ise ha una mira prodigiosa!

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    5. Mio Cielo! (direbbero i cinesi) Mi avete sgamato, sono obbligata a gettare la maschera: e' cosi', sono un Amanojaku, come mi definirono prima che riuscissi a camuffarmi nella Guanyin dalle mille braccia prodighe di bonta'.
      Per carita', non ri-cercate la parola su wikipedia che parla malissimo di me non avendo capito i capisaldi della mia azione. Date un'occhiata qui:
      https://triangulations.wordpress.com/2009/04/25/amanojaku-skeptic-personalities/
      il primo sito che ho trovato, ma non linkate la wikipedia li' riportata, meglio l'altro link:
      http://www.onmarkproductions.com/html/shitenno.shtml#jyaki
      Anche se non sapete l'inglese, qui potete vedere foto di me in tutta la mia bellezza...statuaria. Ma non avete capito, sono quella in basso, il mostriciattolo che fa da piedistallo. In italiano si direbbe un bastian contrario, anche se indica di piu' poiche' abbraccia lo spazio sacro e il confine tra bene e male. E' uno spiritello che opera per il bene di tutti tramite severita' (kibishii), piuttosto che bonta'. Ha l' approvazione del Cielo certificata e registrata nel suo nome, quindi nulla a che vedere con le forze del Maligno nel basso ventre, anche se si mantiene in basso per sorvegliarlo. Ci vuole sempre un piccolo evil per difendere il bello e contrastare il devil, in Italia con la sola bonta' della bella Guanyin avete fatto un casino. Tra bene e male non c'e' gran differenza, dipende da come li si usa senza venirne usati.
      Mi dispiace dare ad Alceste quest'altro dolore, ma anche lui e' un piccolo Amanojaku, nonostante dalle sue ri-cerche sul web si capisce che avrebbe preferito essere l'Adone sul piedistallo.
      Poi trovo anche commentatori Amanojaku, come il sig. Luigi che pronuncia sempre i suoi "no" senza deroghe, forse e' il Guardiano Bastiano della casta degli Amanojaku. Zio Hermannus C. poi e' lo zio di tutti gli Amanojaku!
      Saluti severi,
      Ise

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    6. "Poi trovo anche commentatori Amanojaku, come il sig. Luigi che pronuncia sempre i suoi "no" senza deroghe, forse e' il Guardiano Bastiano della casta degli Amanojaku"

      Se è un'offesa, si presenta bene :-)
      Per il resto, Yamato... hasshin!

      Firmato: Bastiano João Coimbra de la Coronilla y Azevedo

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    7. Felice che l'offesa sia stata colta nel suo significato vero e contrario, da vero Amanojaku.

      Ise

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  11. Inutile dire che tutti, immediatamente, siamo andati a cercare Beatrice Venezi.
    Vero, solo foto top model. Piu' qualcuna con Fazio e Gramellini ovviamente.

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    1. La prima volta l'ho vista su una copertina di D-Donna. Titolo: Note incendiarie. All'inizio credevo si trattasse di Cindy Crawford: ammazza la vecchia, ho detto, ancora spigne. E invece ...

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    2. "Inutile dire che tutti, immediatamente, siamo andati a cercare Beatrice Venezi."

      Ma no.
      Io che sono micco avverto il puzzo fin dal cognome, questa gens Venezi non mi torna. Avrà comprato la contea coi soldi della mercatura, o peggio. E poi "biondissima", bah!
      Aridatece von Karajan (inciso: i von, dopo secoli di guerre teutoniche, prussiane, germaniche, tedesche, sono scomparsi. Ma fino all'ultimo tennero la linea. Prussia orientale, 1945. "Ho visto Koenigsberg morire")

      Son corso invece a vedere se c'è qualcosa di questo Tsui Hark, decisamente più interessante.
      Ma niente che già non fosse stato svelato, in realtà. Dal più grande del XX secolo, ovvio, colui che tra onde hertziane e manometri ci ha ridato la poesia epica (non a caso hanno dovuto etichettarlo come scrittore fantasy, lui che al primo magnetofono visto si diede alla recita di un esorcismo).

      "...
      Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza,
      Le radici profonde non gelano.
      Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
      L'ombra sprigionerà una scintilla;
      Nuova sarà la lama ora rotta
      ..."


      ... e Re quel che è senza corona, se non di spine.
      Minas Tirith,la città dei Re. Koenigsberg.
      Denethor, che consiglia la fuga e si dà la morte, finisce dimenticato.

      P.S.: a volte mi chiedo se Alceste o Poliscriba, o magari entrambi, non siano anche Svart Jugend :-)

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    3. Tolkien lo conosco, ma Svart Jugend?
      Tsui Hark, comunque, dopo 24 anni, non è più Tsui Hark, come detto. Io qualche suo film degli esordi lo vedrei.

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    4. Luigi dal tuo "e poi biondissima, bah!" deduco che sei andato a vederla...hehe.
      A parte scherzi, il mondo della musica classica e' molto elitario, lo conosco bene.
      Anche il nome Von Karajan e' aristocratico e mooooolto cosmopolita..non trovi?

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    5. "Luigi dal tuo "e poi biondissima, bah!" deduco che sei andato a vederla...hehe."

      No, ho solo riportato quanto scriveva Alceste.
      Poi magari al vero è pelata, che ne so io :-)

      Certo, von Karajan era aristocratico. Ma nel senso etimologico de "i migliori". Mentre qui siamo alla pseudo-nobiltà parodistica dei "competenti", che poi tali nemmeno sono.
      Venezi come Allevi, insomma.

      Svart Jugend è - o, meglio, era - una specie di Wu Ming al nero (molto approssimativamente, ma è solo per dare un'idea).
      Ogni tanto aveva qualche affondo che per durezza e contenuto mi rammentavano quelli che si possono leggere qui.
      Ma lo stile era decisamente meno alto:
      "I giovani maneschi leggon tutti Dostoevskij"

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    6. "Certo, von Karajan era aristocratico. Ma nel senso etimologico de "i migliori". Mentre qui siamo alla pseudo-nobiltà parodistica dei "competenti", che poi tali nemmeno sono. Venezi come Allevi, insomma."
      Gentile Sig. Luigi, ha fatto un paragone straordinario e azzeccatissimo! Pensi che avevo completamente rimosso dalla memoria il "pianista e compositore" (sic!) Giovanni Allevi, che mi aveva letteralmente disgustato fin dal suo primo apparire alla ribalta (tranne che nella geniale "trasfigurazione" fattane da Checco Zalone!).
      I miei più cordiali saluti da musicofilo!
      Hermannus Contractus

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    7. "Gentile Sig. Luigi, ha fatto un paragone straordinario e azzeccatissimo!"

      Ma no, io ho solo unito i puntini.
      Posto che, in campo musicale, sono solo un orecchiante stonato, mi era però tornata in mente la demolizione di Allevi fatta a suo tempo da Uto Ughi.
      Il livello della "cultura" occidentale è oggi quello.
      Non mi stupisco di quanto avviene, perciò.
      Da orecchiante ricambio i saluti!

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  12. Hehe...e' incredibile come ormai si prenda una persona e se ne faccia un personaggio, da zero, a tavolino; un politico, un "artista", un intellettuale. Emergono dal nulla, come se ci fosse un bacino occulto e te li ritrovi gia' alla ribalta, sorridenti.

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    1. Li tengono nel refrigeratore dell'astronave di Alien col curriculum vitae in carica, poi alla bisogna ...

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    2. Esatto...ma è sempre stato così in fondo...mi fanno ridere i "nostalgici" degli anni 70, alla Red Ronnie...gli idoli del Rock, i cantautori...sono stati creati a tavolino da manager et similia. Poi si è degenerato sempre più.
      L'altro giorno per caso ho visto l'incipit di una trasmissione di Fazio, con Max Pezzali e una carovana di personaggi "meteore" di una ventina di anni fa...un circo bauman, un museo delle cere...sono già degli accrocchi inservibili...immaginatevi quelli di oggi, fra vent'anni...

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    3. La maggior parte dei successi furono successi a tavolino, ma vi era sempre del talento alle spalle. Talento e programmazione.
      A destra, nella colonna, ci sono diversi signori che al tavolino rock al massimo ci mangiarono uno spuntino.

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    4. Pero' nun me toccate Dalla!

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    5. Chiaramente non parlavo di lui...meno che mai di prodotti di nicchia...e chi te lo tocca Dalla figuriamoci, poi ne hai citato uno di alto livello...ma io ri-ascolto pure gli Alice in Chains...ma riconosco che sono un prodotto di mercato, di una certa qualità ma sempre quello rimane...
      I talenti...I talenti fanno sempre i conti con l'ambiente...a volte il talento buca le barriere altre no...considerato che anche nel migliore dei casi ci vuole la dose di culo...I talenti dovevano fare i conti con l'industria discografica c'è poco da fare...un Ronnie (che passa per rivoluzionario) rimpiange quella in luogo dei talent, che indubbiamente sono molto più restrittivi come canoni...ma è solo l'evoluzione di un mercato...non mi pare molto ragionato come discorso. Il "blues " è altro, rimpiangi quello casomai...

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  13. Correte ad investire in moneta virtuale il deep web
    ci avverte di una possibile guerra tra Malta e la repubblica di S.Marino.

    http://nomassoneriamacerata.blogspot.com/2018/07/salvini-servo-rothschild-ha-usato-putin.html?m=1

    http://nomassoneriamacerata.blogspot.com/2018/07/il-curriculum-rothschild-aggiornato-di.html?m=1

    Pino

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  14. http://ivoltidigiano.tumblr.com/post/184083259837/la-criminalizzazione-della-storia


    https://www.google.com/amp/s/www.letteradonna.it/it/articoli/ritratti/2018/07/18/rita-borioni-cda-rai/26229/amp/

    http://ilnapoletano.org/wp-content/uploads/2015/04/10982145_786063371473869_1790782041211087801_n.jpg

    Annuncio economico: scambio pensione 812€ con posto fisso
    come spacciatore o magnaccia
    perché io ho tanto di bisonio. Valuto anche posto
    da parassita in ente pubblico
    o coop rossa, astenersi perditempo e venditori di pensioni di cittadinanza.

    Pino

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  15. La Sua richiesta Sig. Pino sarà presa in considerazione solo se diventerà, a sua scelta: transgender, tossicodipendente, non italiano.
    In caso contrario, se lei cioè rimane italico, eterosessualmente definito e non drogato, non è possibile accogliere la sua domanda! Un cavillo giuridico comunque c'è. Lei potrà, esibendo eloquente book fotografico e pagando il naturale obolo, dimostrare che:
    1) Lei pratica almeno una volta alla settimana in pubblico il trasvestitismo;
    2) Frequenta comunque ambienti non etero ma inclusivi;
    3) Ha fatto domanda per assumere la Triptorelina.
    4) Si fa almeno due volte alla settimana di cocaina o LSD o crack.
    Comunque sia Lei dovrà essere in regola con tutte le vaccinazioni immaginabili, compresa quella contro il virus della Patacchia che, in quanto "virus-avatar popolano", come giustamente sostengono Burioni e la Grillo, potrebbe devastare l'Occidente e l'Oriente in meno di una settimana, riportando l'umanità ad una consapevolezza tradizionale anti-vaccini.
    Gradita la conoscenza del nigeriano, del sudanese, del senegalese o del pakistano. In alternativa, di qualche dialetto nordafricano.
    Cordiali saluti e si ricordi: noi tifiamo per quelli come Lei! Lei è il futuro radioso della Post-Italy! Viva Melchisedek!

    EPDCNSPPDMNIMP (Ente Per la Diffusione dei Comportamenti Non Esclusivi e Per la Protezione Delle Minoranze Non Italiane Ma Parassitarie).

    Firmato:
    Ragionier Tony Manga
    Plenipotenziario dell'EPDCNSPPDMNIMP, Direttore Generale dell'MPDCSCO (Ministero per la Protezione del Delinquente Contro i Soprusi dei Cittadini Onesti) e cognato infame e rinnegato del (ricercato per psico-reati immaginari e inesistenti ma per questo gravissimi) Deborde Antoine.
    W la dittatura libertaria PolCorPot!!!

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  16. Vista poco fa la direttrice d' orchestra pol-cor. Niente di che devo ammettere, e , a detta del sottoscritto, solo una poseur! ( Esattamente come i primi metallica chiamavano i narcisi motley crue...)

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  17. No grazie, mi tengo i miei 800 Euri anche perché ormai il didietro è da una vita che
    me lo hanno scassato, la triptorelina potrei darla a mia moglie, (ma secondo me non basta), infine l'unica volta che mi sono sballato
    è stato nel lontano 1977 con due bicchieri di assenzio preparato personalmente da un mio caro amico montanaro che
    ha lasciato questa terra nel
    2003 con molto molto più dispiacere di quando toccherà
    al sottoscritto.

    Pino


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  18. Notre Dame brucia e Dio è incazzato nero. Speriamo che almeno Macron e il Papa stasera abbiano gli incubi.

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Siate gentili ...