martedì 26 giugno 2018

Civilization 4.0 (democrazia e inciviltà)


Roma, 26 giugno 2018

Sopra potete ammirare una carta geopolitica a cura di Laura Canali: esornava un numero di "Limes" del 2012 titolato, adeguatamente, A che serve la democrazia.
I più attenti la metteranno sicuramente in relazione con quella, simile, dell'espansione della multinazionale McDonald's nel mondo (Perdere, e perderemo!).
Vi sono differenze, certo, ma i sei anni intercorsi fra la mappa della Canali e quella di Wikipedia hanno appianato alcune differenze. Cuba, Ucraina, Corea del Nord (e Mongolia), a esempio, hanno ceduto.
Potrete notare, altresì, come gran parte dei paesi listati come “antidemocratici” abbiano dei gravissimi problemi interni. Tali gastriti geopolitiche sono il segno dell’avanzamento della democrazia che, avviene, come sempre, a fil di melliflue spade (ONG, rivoluzioni colorate, strozzinaggi, governi Quisling, traditori a libro paga). La conquista del mondo va avanti.
Come scrive Manlio Graziano: “La democrazia è un fenomeno politico che si muove sulla carta geografica. Secondo il tratteggio abbozzato da Samuel Huntington nel 1991, il processo di diffusione delle forme democratiche procede per aree geografiche: prima l’America del Nord e l’Europa occidentale; poi l’Europa meridionale, l’America Latina e una parte dell’Asia; infine l’Europa centrale e sud-orientale. Huntington si è spento prima che si scatenasse la Quarta Ondata che oggi investe l’Africa del Nord e il Medio Oriente …”.

E come mai la democrazia si espande? Secondo quel burlone di Huntington grazie all’effetto “snowball” (palla di neve) e “demonstration effect”: “l’affermarsi della democrazia in un paese fungerebbe da detonatore in paesi contigui e assimilabili, i quali sarebbero indotti a seguirne l’esempio”.
Lasciamo da parte tali ultime amenità: come detto la democrazia, come è sempre avvenuto, si è affermata a fil di spada: una parte dell’Europa è stata costretta a perdere due guerre totali e a sacrificare qualche decina di milioni di cittadini prima di accettarla; ingoiato il boccone più grande e prelibato, l’Europa, la democrazia ha proseguito, dal 1945, con la guerriglia a bassa tensione (America Latina) o la guerra vera e propria in alcuni regioni fondamentali della carta mondiale: Sud Est Asiatico, Medio Oriente. Solo a tale prezzo si è affermata: col sangue, altro che palle di neve o dimostrazioni di efficienza.

E ora? Dalla cartina di cui sopra si può dedurre che il mondo si sta riorganizzando in due aree di potere: occidentale e russo-asiatico.
E tuttavia io non credo che sia così.
Russia e Cina costituiscono solo una diversa sfumatura di “democrazia”; in realtà l’unico blocco ancora “non-democratico”, come abbiamo più volte ripetuto, è la Mesopotamia, ovvero l’Iran. Per tale motivo è ripetutamente sotto attacco. Africa e Sud Est asiatico (quello residuo) alzeranno al più presto bandiera bianca, ammaliate (o costrette, che è lo stesso) dai dollari, dai rubli, dallo yuan. Macron, Merkel e Trump, insomma, son solo dei concorrenti in affari di Putin e compagnia indo-cinese; sotto tale frastuono di registratori di cassa si ritrova una sola entità ideologica.
Al di fuori di tale entità (civile e democratica!) presto non ci sarà più nessun resistente, nessun diverso. Per l’Iran e alcuni brandelli di Mesopotamia verrà il turno di chinare il capo umilmente (o di accordarsi vantaggiosamente). Dipende da loro. L’Impero, finalmente.

Mi ricordo che uno dei rari giochi per PC che comprai a suo tempo fu uno strategico: Civilization (Sid Meier’s Civilization). Sid Meier, cito da Wikipedia, “cominciò a realizzare Civilization nel 1990”, ovvero l’anno seguente al crollo dell’URSS. Il gioco, benchè datato nella grafica, è affascinante nelle sue dinamiche psicologiche di base (tanto che è stato copiato, modificato e riaggiornato sino a oggi).
Vi sono, in competizione, numerose civiltà: Americani, Aztechi, Russi, Romani Francesi, Greci, Zulu, Mongoli et cetera [en passant: anche Huntington distingueva varie civiltà: occidentale, latino americana, africana, islamica, sinica, indú, ortodossa, buddista, giapponese]. Ogni civiltà “evolve”: dal Dispotismo si passa alla Monarchia sino al Comunismo, alla Repubblica e alla Democrazia. Con la Repubblica e la Democrazia ci si trova meglio: le persone son più contente e si predispongono all’altra evoluzione parallela e capitale: quella tecnologica. Dall’età del bronzo si passa, inesorabilmente, se si vuol vincere, all’epoca delle conquiste spaziali.
Tecnologia e Democrazia sorelle a un tempo stesso …
Vince la civiltà che riesce a completare una nave spaziale e lanciarla verso Giove e l’infinito; oppure colei in grado di cancellare dalla faccia della terra ogni altro possibile concorrente. L’evoluzione verso la democrazia, come detto, facilita il progresso tecnologico e, quindi, una maggiore capacità di annientamento dell’avversario. Vi è anche, per chi la desidera, la via diplomatica; questa, però, la si usa per ingannare: si promette agli Zulu un trattato di pace e poi li si colpisce a freddo, alle spalle, con catapulte o carri armati, a seconda del grado di evoluzione della vostra “civilizzazione”. Quando ciò avviene l’avversario vi darà dello sleale, ma voi ve ne fregate: la capitale degli Zulu è caduta, infatti!
 

Può capitare che vincano gli Aztechi? I Russi? I Mongoli? Gli Zulu? Forse. Io non ci sono mai riuscito. Con Giulio Cesare, Lincoln ed Elisabetta II ho avuto, invece, eccellenti possibilità.
Lo schema è lampante. Ne rimarrà uno solo!
Un solo Impero! Come potrebbe essere altrimenti?
Qualcuno obietterà: se il Nuovo Ordine (la Civiltà) sarà democratico perché preoccuparsi? Al solito: perché qui viene usata una parola, democrazia, che non ha più ragione di essere usata. Come la mirabile tela di Federico Zeri: la si guarda ammirati, ma è solo una volgarissima copia. La democrazia, tale nobile concetto, è stata svuotata al proprio interno e riempita con paglia e scampoli di stoffa. Non è più, quindi, democrazia, tanto che il demos non decide più nulla. Allo stesso tempo la democrazia è portatrice di inciviltà, l’inciviltà massima: il nichilismo.
La democrazia è il soffio verbale di un impostore: puro significante: ciò che il suono “democrazia” custodisce è l'esatto contrario di ciò che si fregia di rappresentare.
L’assenza di democrazia accomuna Occidente e Oriente in un blocco unico, quello del McDonald's. Che tale privazione assoluta di democrazia venga da Huntington designata come democrazia è solo un sintomo del cancro del mondo al contrario su cui ci siamo diffusi altre volte.
A questo punto sento già, dalle ultime fila, le obiezioni: la democrazia non c'è mai stata! I signori hanno sempre dominato! La democrazia è, fu e sarà, perciò un'illusione! Questa obiezione non tiene conto d'una cosa: se è vero che non ci fu mai democrazia, è vero che vi fu libertà. Siamo stati talmente ammaestrati nella nostra equazione fra democrazia e libertà da non accorgerci che la libertà era anche al di fuori dell'area della democrazia moderna. Il signore locale o il grande feudatario erano antidemocratici, ma la libertà di un contadino o di un artigiano erano incommensurabili se rapportate ai valori attuali. Si poteva vivere liberamente. L'assenza di tecnologia, di sistematizzazione, la relazione stretta fra ricchezza e materia, senza la mediazione dell'oro e men che mai del denaro, lasciava ampio spazio all'iniziativa individuale.
Oggi, in piena democrazia post-moderna, è impossibile essere liberi. E liberi, infatti, non siamo. Uscire di casa alle sei di mattina per svolgere una mansione odiosa che ci consenta di sopravvivere in luoghi che odiamo, circondati da individui altrettanto detestabili con cui intratteniamo simulacri di socialità - questa non è certo libertà.
La vita di un contadino o di un artigiano nel Seicento era terribile! Pestilenze, guerre, carestie! Certo, era terribile, ma era vita. Gli alti e i bassi dell’esistenza - la vera infelicità recava anche la felicità. Quando possiamo dirci felici oggi? Scambiare la felicità e la libertà col piacere volgare: droga, pornografia, intrattenimenti sportivi, gozzoviglie, turismo. L’homo turisticus imperversa: senza lavoro, senza responsabilità, psicologicamente stravaccato, analfabeta, inerme, privo di curiosità, egli costituirà il futuro. Il ritornello dei CCCP “non studio non lavoro non guardo la TV non vado al cinema non faccio sport” ha un tono profetico sempre più convincente.
E questa deresponsabilizzazione di massa sarebbe libertà, civiltà? Recarci in un bugigattolo di legno, poi, armati d'un pezzo di carta e d'una matita per apporre, a caso, il simbolo di Bertoldo accanto a un simbolo vago di rappresentanza: questa la democrazia?

Lo scontro di civiltà, tanto famigerato, evolve verso una monocrazia planetaria. La pace, terrificante, esaurirà tale fastidiosa “clash of civilizations”*: solo allora la Storia verrà fermata nella tenaglia della correttezza e dell’usura. In quel momento le trombe annunceranno anche la fine della democrazia. Nessun spargimento di sangue: vi rinunceremo di nostra spontanea volontà.
Presto qualcuno di voi si sorprenderà a pensare: "Stasera c'è la partita di coppa, domani si fa festa ... non si sta poi tanto male!".

* Qualche spin off del Sid Meiers' Civilization: Clash of Clans, Clash of Cultures ...

19 commenti :

  1. Caro Alceste ti sei dimenticato di dire chi è il maggior responsabile di tutto questo: giudei e sinistri (o sinistronzi). In Italia oggi si dice PD e simili. Tutto si può dire dei regimi totalitari tranne che mirassero al risultato democratico. Alle destre (quelle vere) codesta democrazia è sempre stata sul cazzo. La sinistra, i sinistronzi, i sinistrati, con la loro pletora di raccomandati, intruppati, mentecatti vari hanno contribuito a dare il colpo di grazia a quello che di decente del vecchio mondo ancora restava.
    Oggi su dei giornali locali hanno pubblicato un video di una rissa tra risorse boldriniane che picchiavano un disabile perché aveva cercato di avvisare le forze dell'ordine. Tra i diversi commenti c'era quello della solita rincoglionita di sinistra che, nonostante il video mostrasse immagini inequivocabili, continuava a negare l'evidenza, come ad affermare il cielo è verde e l'erba azzurra. Caro Alceste lo devi dire che è stata la sinistra con tutti i suoi accoliti a dare il colpo di grazia, sono stati loro. Abbiamo tutti delle colpe, ma come i sinistri nessuno mai. Giuro.

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    1. Mi sembra che le legnate a sinistra da queste parti non siano mai mancate. Hanno responsabilità epocali, da Norimberga.

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  2. Da piu' di dieci anni frequento per lavoro la Russia. Pur ammirandolo come uomo (Putin) anch'io ho il vago sentore che sia parte dell'allegra brigata: in un film western ci sono i "buoni" ed i "cattivi". Finite le riprese, tutti a far bisboccia! Democrazia e liberta', forse solo due utopie: non me la sento di essere "tranchant". In fondo e' sempre la lotta di chi comanda. Sembra che questa mano sia vinta dai nostri "amiconi". Di sicuro con la "democrazia universale" arrivera' anche la "democratica inquisizione universale". In un video su Youtube, un tipo ha fatto una considerazione (per me) interesante: "questo mondo e' satanico". Quindi per superarne la natura satanica, l'unica via e' la trascendenza. Non nascondo che la riflessione (del tipo) mi seduce. Per il resto ho ancora fede nell'uomo, anche se vedo un futuro di tribolazioni e violenze inenarrabili per chi resiste. Ma, come un giorno mi ha detto un caro amico, "finche' rimarra' un Uomo vivo, loro avranno perso!". E "loro" hanno il terrore anche di quell'unico Uomo (tale da potersi dire "uomo"). La contraddizione di questo mondo, e' che senza speranza o trascendenza, questo mondo non ha speranza. O senso.
    Un caro saluto a tutti.
    Anonimo di nome R

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    1. O western o wrestling.
      Il carattere satanico, da Aleister Crowley (un Satana poco medioevale e molto liberal), lo si è già sottolineato.

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  3. Il problema della democrazia e' che va difesa con la forza e la ferocia. Oppure chi agisce con l'inganno e subdolamente ne prendera' il controllo. In se' la democrazia ha questa contraddizione che la rende impossibile. La democrazia o finisce in "teatrino delle marionette" (piu' o meno quello che vediamo oggi) o in dittatura. Comunque sia la democrazia non puo' prescindere da un popolo disposto a scendere in piazza con violenza per reclamarla e imporla. Il che prevederebbe un popolo con occhi ben spalancati! Chi dirige infine la massa? Storicamente nelle rivoluzioni il popolo si e' sempre e solo fatto manipolare, quindi ha commesso i peggiori crimini eliminando la precedente classe dirigente (che in fondo faceva i suoi interessi) per poi essere massacrato dai manipolatori. Il potere e' sempre stata una questione di rapporti di forza tra elites e di conquista. Quindi di azioni di guerra. Vorrei molto sbagliarmi. Anonimo di nome R

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  4. La democrazia non si salva per via democratica. E può salvarla solo una élite. Due belle contraddizioni, no?
    E comunque: la democrazia, per essere compiutamente democratica, non dovrebbe prevedere anche la propria dissoluzione?

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  5. Certo! Auspicabile!
    Anonimo di nome R

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  6. Ottimo come sempre Alceste. Dal tuo discorso emerge che democrazia ora non e' altro che tecnocrazia, la quale, in quanto tale, e' diretta da "super-tecnici", ovvero da una casta sacerdotale necessariamente non eletta, non scelta da qualsivoglia demoi; in questo senso concordo con il quadro che hai delineat: certo sicuramente la Cina e la Russia son ben allineate sulla via del superstato panottico tecnocratico. Tuttavia io credo che anche la Persia lo sia, in modo sghembo magari, forse e' solo troppo arcaica per i gusti dei tecnocrati moderni, il che comunque fa una bella differenza. Il confronto tra potere sovrano e potere sacerdotale risale all'origine della nostra civilta', e la democrazia Ateniese, che tra l'altro ha sacito la relazione sacra tra un popolo e la sua terra, fu un tentativo di sganciarsi dalle due forme di potere, ma soprattutto da quello Regale, che era tra l'altro rappresentato cosi bene dal suo rivale per eccellenza, l'Impero Persiano. In qualche modo credo che questa invenzione umana abbia svolto la funzione di cavallo di troia, al suo interno si sono sviluppate e sono maturate caste di un nuovo sacerdozio, gli adoratori di Tecne, i quali hanno coltivato ed accresciuto questa forma del potere, fino a partotrire il mostro che vediamo oggi: l'Autocrazia Tecnogica. Il potere e' e sempre sara' il nemico della liberta', e non e' mai stato piu' forte di come e' oggi.

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    1. Esatto, pura tecnocrazia tanto che quando il mitico "popolo che decide" decide altrimenti, scatta una propaganda forsennata.
      Il lavoro svolto dalle democrazie moderne è superbo: unificare miliardi di esseri umani! Questa Utopia, l'unica rimasta, ha ancora intoppi, certo, ma il passo è veloce e sicuro, le roccaforti cadono una dopo l'altra. Le differenze servono a tenere calme le residue legioni ribelli ...

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  7. Sarajevo

    E adesso dormano pure tutti i nostri cari e immortali.
    Sotto il ponte presso il II liceo femminile scorre gonfia la Miljacka.
    Domani è domenica. Prendete il primo tram per Ilidža.
    Naturalmente, posto che non cada la pioggia.
    La noiosa, lunga pioggia di Sarajevo.
    Chissà come si sentiva senza di lei Čabrinović in carcere!
    Noi la malediciamo, le bestemmiamo contro, e tuttavia mentre cade
    fissiamo gli appuntamenti d’amore come fossimo nel cuore di maggio.

    Noi la malediciamo, le bestemmiamo contro, sapendo che essa non potrà mai
    far diventare la Miljacka né il Guadalquivir né la Senna.
    E con ciò? Forse per questo ti amerò di meno
    e ti farò soffrire meno nella sventura?
    Forse per questo sarà minore la mia fame di te
    e minore il mio amaro diritto
    di non dormire quando il mondo è minacciato dalla peste o dalla guerra
    e quando le uniche parole rimaste sono “non dimenticare” e “addio”?

    Del resto, può darsi che questa non sia neppure la città in cui morirò,
    ma in ogni caso essa sarebbe stata degna
    di un me incomparabilmente più sereno,
    questa città dove, a dire il vero, non ho sempre avuto molta fortuna
    ma dove ogni cosa è mia e dove posso sempre
    trovare almeno uno di voi che amo
    e dirvi che sono disperatamente solo.

    A Mosca potrei fare lo stesso, ma Esenjin è morto
    e Evtušenko è certamente in giro da qualche parte della Georgia.
    A Parigi come potrei chiamare il pronto soccorso
    se non ha risposto neppure agli appelli di Villon?
    Qui, se chiamo, persino i pioppi, che sono miei concittadini,
    sapranno ciò che mi fa soffrire.
    Perché questa è la città dove, a dire il vero, non ho avuto molta fortuna
    ma dove tuttavia anche la pioggia, quando cade,
    non è solo pioggia.


    Izet Sarajlić

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  8. “a che serve la democrazia”: mi piacerebbe saperlo. Ricordiamo che anche i probi giornalisti di “limes” son ben ammanicati con i padroni della suddetta democrazia (se non erro hanno partecipato anche all’ultima, come al solito democraticissima, riunione bilderberg). Quando ho letto che la democrazia si espanderebbe grazie al “buon esempio” dei paesi già democratici, mi è venuta in mente la Corea. Là la democrazia si è fermata giusto dove i carri armati americani non sono più riusciti ad avanzare. Comunque anche io chiamerei “effetto palla di neve” il modo in cui la democrazia si espande: gli stati sovrani, con una cultura e identità se ne stanno tranquilli per gli affari loro, fino a quando non li travolge la “democrazia”, che gli piomba addosso, distrugge tutto ciò che trova e li ingloba a sé, per poi trovare qualcun altro da annientare. Interessante questa cartina; a quanto pare la Russia e la Cina non sarebbero democrazie. La Cina, passi pure (alla fin fine tengono ancora in piedi il teatrino del comunismo e perciò che le liberissime democrazie occidentali non la vogliano considerare una di loro, ci può stare). Ma la Russia in fin dei conti la si potrebbe anche annoverare tra gli amiconi; in fondo le buffonate democratiche si mettono in scena anche in Russia (elezioni, referendum, opposizioni parlamentari, ecc.) e una volta il buon Putin permise a un tizio di dargli il cambio alla guida del paese. Credo che non vogliano considerarla una democrazia a causa del consenso popolare. Là quasi tutto il “popolo” approva, e addirittura si identifica, con i governanti; una cosa inconcepibile in una vera democrazia. Noto con piacere che l’Ucraina era considerata antidemocratica nel 2012; mi piacerebbe sapere come la considerano adesso, dopo il colpo di stato euromaidan, finanziato con democraticissimi dollari. Altra cosa strana è l’Iran: ma come, è considerato una democrazia? Un parigrado degli eletti, progressisti, giusti, liberi Stati Uniti ed Europa? È mai possibile? In un paese così retrogado, dove la società è bigottamente basata sulla cultura religiosa e i culattoni non sono accettati?
    La democrazia non riconosce culture, civiltà e popoli; la democrazia riconosce solo la massa bruta, amorfa. È per questo che favorisce il nichilismo. Una persona è veramente libera solo quando ha un’identità, quando appartiene ad una società in cui si identifica, quando sa di far parte di qualcosa di superiore che è suo, dei suoi antenati e dei suoi discendenti. Dopo queste perle di filosofia da mercoledì pomeriggio, vi saluto,
    Enrico Barra.

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  9. Caro Barra,
    Ma nella maggiore democrazia del mondo vi sono libere elezioni?
    Dal 1989 al 2009 vi furono due dinastie e solo per poco la Hillary non ha prolungato la sequenza.
    Non prendiamoci in giro. La democrazia è impossibile.

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  10. Roma, concerto dei pearl jam, eddie vedder durante l'esibizione trasmesso video con la scritta APRITE I PORTI !
    ma sai cosa ti aprirei, miliardario di merda ???

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  11. Caro Giuseppe,
    la propaganda si fa così, a convincere i giovincelli che diverranno i coglioni del futuro.

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  12. I danni fatti dalle cosiddette "rockstar" sono incalcolabili. Non me ne è fregato nulla infatti quando Roger Waters ha parlato della Siria recentemente. Chiaro ha avuto un certo coraggio, ma niente di trascendentale, ha rinunciato a qualche applauso e si è esposto un po, ma tolto questo la realtà è che la gente non dovrebbe farsi influenzare. Neanche per una campagna giusta. Perché è sempre propaganda. È proprio questa cosa del "messaggio" in musica che è sbagliata di per se. La musica ha altre funzioni. Sitka

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  13. Democrazia cercasi. Dalla caduta del muro a Renzi: sconfitta e mutazione della sinistra, bonapartismo postmoderno e impotenza della filosofia in Italia
    Stefano G. Azzarà

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  14. Un commento di Ciro:

    "Eppure la grande guerra civile del Peloponneso fu vinta da Sparta e non da Atene. Certamente nessuno all'epoca avrebbe potuto prevedere un simile esito, soprattutto considerando che Atene (e la democrazia ...) viveva allora il momento di massimo splendore. Nessuno sa cosa sarebbe succcesso se avesse vinto Atene, semplicemente perchè non è successo. Ma una cosa è certa: quella guerra pose fine a un'epoca straordinaria e l'ellenismo che ne seguì, rappresentò già un regresso rispetto all' epoca precedente.
    Guardare agli Antichi è sempre utile per cercare di capire il presente, perchè la Storia non è mai già stata scritta e non va in un'unica direzione. Se i conflitti nel corso delle varie epoche sono sempre simili tra loro, è solo perchè la posta in gioco è sempre la stessa."

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  15. "Eppure la grande guerra civile del Peloponneso fu vinta da Sparta e non da Atene. Certamente nessuno all' epoca avrebbe potuto prevedere un simile esito, soprattutto considerando che Atene (e la democrazia...) viveva allora il momento di massimo splendore. Nessuno sa cosa sarebbe succcesso se avesse vinto Atene, semplicemente perche' non e' successo. Ma una cosa e' certa: quella guerra pose fine a un' epoca straordinaria e l' ellenismo che ne segui, rappresento' gia' un regresso rispetto all' epoca precedente.
    Guardare agli Antichi e' sempre utile per cercare di capire il presente, perche' la Storia non e' mai gia' stata scritta e non va in un' unica direzione. Se i conflitti nel corso delle varie epoche sono sempre simili tra loro, e' solo perche' la posta in gioco e' sempre la stessa".

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Siate gentili ...