sabato 23 settembre 2017

L'età della scimmia

San Martino al Cimino, 23 settembre 2017

Se ci fosse una immagine icastica dei nuovi tempi sarebbe la scimmia. Un dio-scimmia che si beffa del passato, parodiandolo orribilmente; un dio che fa boccacce, mostra il culo, si porta al muso sbavato un tesoro, lo deride, e se ne libera entusiasmandosi per un putipù da quattro soldi, una divinità che stupisce a fronte d'uno specchietto, mostrando le sanne alla propria effigie che non riconosce, che si lava nel brago dei propri escrementi e colleziona festoni colorati, salta e si masturba e s'eccita per un nonnulla; che imita goffamente ciò che ignora: ecco, quindi, la scimmia con le scarpe, la scimmia che balla, cilindro e bastone, la scimmia che si rade: i cachinni d'una platea stolida e schizoide la spronano a nuove imprese.

Ecco il dio a cui si tributano sacrifici oggi. E che sacrifici!

Mai strategia fu più semplice: rovesciare ruoli e gerarchie in ogni campo, tramite mezzi apparentemente innocenti: l'empatia, il progresso, l’accoglienza, l’ecumenismo. Tutti falsi.
Mai strategia fu più sottile, mascherata com'è dai buoni sentimenti e dalla propaganda più melliflua: qui sotto rileva un lavorìo di secoli, da talpe o da tarli, per liquefare le fondamenta di ciò che è più eminente.

Una precessione degli equinozi immane. Ve ne siete accorti? Quale genio malato in tutto questo! E che ansia di distruzione! Qui c'è davvero un piano, una mistificazione secolare, lungamente ordita. Quale pazienza, generazione dopo generazione! La certezza della durata, l’anelito alla marcescenza quale base per il proprio dominio, l’indistruttibile certezza del trionfo.
C’è odio, un odio instancabile e fanatico in tutto questo: profondo e sistematico, ma sereno negli esiti della vittoria.
Un rancore diuturno, mai sopito, ravvivato con costanza da Vestali psicopatiche, in attesa della conflagrazione finale.
Questa gente la ammiro dal profondo del cuore! Davvero!
Ecco il sistema per annientare un Golia invincibile!
Una rozza cattiveria indomabile e una volontà d'acciaio, non altro, non altro!

Ripetiamo il dysangelium dell'epoca della scimmia:

1. Ciò che è grande deve essere abbassato. Ciò che è meschino innalzato e glorificato.
2. Ciò che è sano è cattivo. Ciò che è malato o morboso o putrido è buono.
3. Le vette debbono essere livellate; le paludi portate in vetta.
4. Ogni moto del cuore va posto sottosopra, la testa in basso, i piedi in alto.
5. La ragione si scambi con l'emozione, la logica coi coglioni.
6. Ogni gerarchia di valore deve essere rovesciata: la parodia e la caricatura saranno le armi vincenti dell'infimo.
7. Il pudore e il limite debbono essere aboliti. I Saturnali degli schiavi imperino tutto l'anno, un tumulto licenzioso e sfibrante logori città e Stati.
8. Si degradino i migliori; la politica la conducano i somari, le guerre i furieri più grassi e inetti.
9. L'euritmia ceda il posto al caos, l'organico al disorganico, l’ordine al disordine, la saviezza alla follia, il mostruoso alla bellezza, i costumi secolari agli abiti da straccioni, la sciocca ignoranza alla sapienza.
10. La verità va, infine, capovolta: si finga, allora, sempre e dovunque, sino a negare l’evidenza più luminosa e oscurare il sole.

La sanità mentale come regola; la pazzia come eccezione. Il diverso era sempre tenuto a bada: sublimato come stregone, vaticinatore o derubricato nella figura innocua e tollerata del matto del villaggio. Nell'epoca della scimmia il pazzo è al centro della vita quotidiana: il folle è la regola, la sanità l'eccezione. E così per la malattia, la perversione, la bizzarria insensata, la voglia più bislacca e squallida.
Una bontà falsa e strumentale sovraintende a tali spostamenti del gusto e dell'etica.
Nell'arte, nella considerazione quotidiana, nella giurisprudenza materiale è il pervertito o il malato a reclamare diritti, ad accampare pretese.
Le istituzioni sono prese d'assalto da tale masnada di invertiti morali, messe sottosopra, saccheggiate, lordate. Il matrimonio, annientato dal divorzio, è divenuto un emporio del capriccio: unioni di fatto, divorzio veloce, adozioni un tanto al chilo, filiazioni extrauterine, matrimonî con sé stessi; presto si celebreranno accorte poligamie e fiori d’arancio con cani e gatti.

L'eterosessualità, da normale diportamento, è divenuto oggetto per il dileggio. Travestiti, disturbati mentali, pedofili, entusiasti dell'eutanasia, transgenderizzatori, pornografi, zoofili, congolesi pasciuti, pederasti, omosessuali col riporto tutti reclamano dispoticamente, pretendono queruli, si impalcano a vittime non richieste. Loro, nell'epoca della scimmia sono la normalità, Ivana e Franco che vanno dal parroco due fenomeni da baraccone.

C’è un punto essenziale, irrinunciabile; da comprendere assolutamente. 
Chi proclama il no a tale mondo al contrario non rinuncia perciò al patrimonio di tolleranza e civiltà che l’Occidente ha distillato con cura e razionalità in tre millenni.
Rifiutare il mondo al contrario, per cui l’insano è preferibile a ciò che è sano, non significa stigmatizzare il diverso, anzi. Significa, bensì, tutelarlo, ma tutelarlo come eccezione e ricondurre, perciò, la vita e l’esistenza nei binari d’una convivenza che obbedisce a un’etica concretata nei millenni: lo stillicidio che ha formato tale stalattite gocciò equivoci, sopraffazioni, ingiustizie; ci ha permesso di vivere, però, e prosperare. L’etica al contrario, socialmente innaturale e col placet di un falso buonismo, prepara, invece, la nostra dissoluzione.

Anche questo è decisivo: tutti coloro che oggi urlano per i diritti e reclamano il mondo al contrario come il loro paradiso non sono che pedine. Quando il regno al contrario verrà instaurato essi saranno lasciati da parte come vecchi balocchi.

Una società che basa la propria libertà sui ghiribizzi di una minoranza schiamazzante, è una società schiava per definizione. Basti vedere come è stata annientata la felicità. La gioia che regalavano l’amore e la festa, queste minuscole isole perse nel pelago della morte; una gioia che scaturiva dal contrasto. Il duro lavoro, la seriosità, la ritenutezza di costumi si liberava davvero nella festa in un carnevale sano e giusto. “Settimana lunga, festa lieta” sentenza l’antico adagio. Chi ha avuto esperienza di quei Natali passati in famiglia nei Sessanta o nei Settanta ancora ricorda lacerti di felicità. E l’amore? La castità e la pudicizia, certo, ma anche la repressione degli istinti, la sublimazione d’essi, la religione ossessiva e il costume che li costringeva entro specifici recinti. Ogni più sciocca frase d’amore, rubata fra mille stenti, risuonava come un poema! Eravamo degli sciocchi? No, eravamo felici. La consuetudine lavorava a nostro favore. Conservava la nostra pienezza di uomini. Il primo amore non si scorda mai! La banalità trita dei proverbi!
Oggi siamo sempre in festa, la pornografia permette tutto; le maschere della risata e dello sghignazzo ci assordano. L’infelicità regna su tale bivacco di idioti dionisiaci.

E la vecchia Testa Matta ... cosa avrebbe pensato di noi oggi? Del dionisiaco quotidiano, dell'immondo, del grottesco, dei Saturnali degli schiavi con lo smartphone? Immergersi nell'indefinito, essere risucchiato dall'informe, è solo una temporanea malìa: lo sguardo risanatore di Apollo esige la forma, la definizione. Ritornare forma dopo l'informe, ecco l'etica doverosa per i nostri tempi.

Il mistero della nostra decadenza. 
Come si è potuti passare da questo:


a questo:


ecco un enigma; anzi: l'unico enigma che mi interessa.
Sapete rispondere davvero? Una risposta consentirebbe di passare sopra a tutto: Trump, la Nord Corea e consimili sciocchezzuole.
La guerra è l'ombra dell'uomo.
Un milione di morti, dieci, cento.
Ma solo questa guerra rischia di estinguerci. 

Federico Zeri fu un magnifico avversario degli impostori, uno smascheratore insigne di patacche e falsi. Alcune sue norme per distinguere il grano dal loglio della contraffazione:

1. Studiare sempre su foto o riproduzioni in bianco e nero che esaltano il dettaglio. I colori distraggono l’occhio, intorbidano festosi lo sguardo più attento.
2. Rovesciare la foto o la riproduzione o l'opera stessa: gli inganni risaltano con più evidenza.

Il metodo Zeri funziona sempre.
Preferire il bianco e nero, ovvero ridurre ogni fenomeno o evento al minimo comune denominatore, ché i particolari recano sulla cattiva strada. E rovesciare la propria esistenza.
Elogiamo, allora, la nostra vita al rovescio!
Il nostro rovescio del loro rovescio consentirà la chiara visione.

Se la menzogna è la scimmia del mondo occorre riguadagnare il mondo vero: "Videmus tunc autem facie ad faciem".

34 commenti :

  1. Proprio così, l'era della scimmia.
    Dalle mie parti sembra di stare allo zoo, solo che le scimmie qui girano libere, e pure gli oranghi. Non maledirò mai abbastanza tutti i piddioti e sinistronzi vari, coop, caritas, e compagnie di merende assortite da massoniche forze rabbiniche.

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  2. Alceste, organizzi un incontro, una riunione, una publica lettura di un suo prossimo articolo.
    A San martino, a Vico,a Viterbo; nei dintorni. Trovi una sala, una stanza, un garage; una piazzetta all'aperto.
    Diventiamo reali, vediamoci, sfioramoci, sediamo vicino. Arriveremo in cinque, in dieci, in centinaia.
    Ovvero non verrà nessuno. Ma viviamo un giorno alla rovescia.

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    1. Sono molto scettico su queste cose. Le ho vissute per anni come delusioni. Per ora la gente non vuole esporsi, nè credo lo farà ... almeno sino a un crollo inatteso.

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  3. Alceste, come mai non ha fatto riferimento alla manifestazione più ignobile dell'età della scimmia ovvero la proiezione accettata e benvoluta su San Pietro delle immagini dello scimmione?

    https://anticattocomunismo.wordpress.com/2015/12/10/i-retroscena-della-profanazione-della-basilica-di-san-pietro/

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    1. Non la conoscevo.
      Non mi sorprende affatto.
      San Pietro ormai è un bed and breakfast.

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  4. Oh, what'll you do now, my blue-eyed son?
    Oh, what'll you do now, my darling young one?
    I'm a-goin' back out 'fore the rain starts a-fallin',
    I'll walk to the depths of the deepest black forest,
    Where the people are many and their hands are all empty,
    Where the pellets of poison are flooding their waters,
    Where the home in the valley meets the damp dirty prison,
    Where the executioner's face is always well hidden,
    Where hunger is ugly, where souls are forgotten,
    Where black is the color, where none is the number,
    And I'll tell it and think it and speak it and breathe it,
    And reflect it from the mountain so all souls can see it,
    Then I'll stand on the ocean until I start sinkin',
    But I'll know my song well before I start singin',
    And it's a hard, it's a hard, it's a hard, it's a hard,
    It's a hard rain's a-gonna fall.

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  5. Caro Alceste,
    rompo la mia determinazione, espressa nel commento recente che tu conosci, di continuare a leggerti con interesse e condivisione (come anche, totalmente, in questo caso) ma di non commentare più, soltanto perchè ho visto che scrivi da San Martino al Cimino!!
    Oh memorie, oh "vi ravviso luoghi ameni, ove liberi e sereni si' tranquillo i di passai di mia prima gioventù" (cfr Bellini/Romani, La Sonnambula!): salutali per me, perchè non potrò più rivederli in vivo. Se c'è ancora ti raccomando la trattoria La Pergoletta: che belle magnate (e bevute!), quando ancora una grigliata di salsicce di Bagnaia, coi "facioli co'le codiche", non erano "politically incorrect" (v. veganesimo imperante!).
    Un caro saluto e buona digestione: chi vivrà vedrà!
    Hermannus Contractus

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    1. Ogni tanto passo qui a controllare che ci sia l'abbazia cistercense, un capolavoro architettonico che pochi conoscono.

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  6. Il lettore mi perdoni se parto “giornalisticamente” da una situazione esistenziale. Mi sarebbe difficile farne a meno.

    Sono in uno stabilimento di Ostia, tra il turno di lavoro del mattino e quello del pomeriggio. Intorno a me c’è la folla dei bagnanti in un silenzio simile al frastuono e viceversa. Infuria la balneazione.

    Quanto a me – occupato a rigenerarmi dal buio insano del laboratorio di doppiaggio – ho in mano “L’Espresso”. L’ho letto quasi tutto, come fosse un libro.

    Guardo la folla e mi chiedo: “Dov’è questa rivoluzione antropologica di cui tanto scrivo per gente tanto consumata nell’arte di ignorare?”. E mi rispondo: “Eccola”. Infatti la folla intorno a me, anziché essere la folla plebea e dialettale di dieci anni fa, assolutamente popolare, è una folla infimo-borghese, che sa di esserlo, che vuole esserlo.

    Dieci anni fa amavo questa folla; oggi essa mi disgusta. E mi disgustano soprattutto i giovani (con un dolore e una partecipazione che finiscono poi col vanificare il disgusto): questi giovani imbecilli e presuntuosi, convinti di essere sazi di tutto ciò che la nuova società offre loro: anzi, di essere, di ciò, esempi quasi venerabili.

    E io sono qui, solo, inerme, gettato in mezzo a questa folla, irreparabilmente mescolato ad essa, alla sua vita che mostra tutta la sua “qualità” come in un laboratorio. Niente mi ripara, niente mi difende. Io stesso ho scelto questa situazione esistenziale tanti anni fa, nell’epoca precedente a questa, ed ora mi ci trovo per inerzia: perché le passioni sono senza soluzioni e senza alternative. D’altra parte dove fisicamente vivere?
    P.P.Pasolini

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  7. Ma chi sara' mai il sovvertitore occulto che da secoli lavora instancabilmenite dietro le quinte ! Mah! LA tribu di FIANO e' l' indiziata numero 1.A tal proposito digitate" lasha darkmoon l'america vinta "lo capiscono persino gli americani.Adesso poi E' sotto gli occhi di tutti destra e sinistra non contano niente tutto fumo negli occhi vapori ,chi conta e decide e' sempre lui L'EBREO despota assoluto inquesto caso fiano,mai dimenticare chi paga comanda e chi e' che detiene tutte le banche ?

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  8. Alceste, articolo meraviglioso! Non ho altro da aggiungere. Un solo aggettivo basta, null'altro da aggiungere, per descrivere questa tua ultima perla! Grazie!
    MarSal (Retisociali)

    P.S.: Per una rassegna stampa indipendente con Feed RSS scrolling down in Javascript tra cui spicca Il Blog di Alceste, segnalo a tutti i lettori del blog, un sito web di mia ideazione e sviluppo (sic! purtroppo elaborato con l'odiato Wordpress). Qui il link: http://openfeednews.hol.es

    Per chi invece vuole seguire i miei post, link e pubblicazioni ho creato da pochissimi giorni, un Network decentrato simile all'odiato Fakebook! In due semplici passi ci si può iscrivere e passare parola ad amici e conoscenti. L'obbiettivo è costruire una comunità virtuale indipendente e antagonista e, soprattutto politicamente scorretta. Date un'occhiata cliccando o sul mio Username o direttamente a questo link:

    http://marsal.ucq.me

    Grazie!

    Un carissimo saluto ad Alceste!

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  9. In 28 anni che sono rimasto li da voi ho sempre sentito parlare di Fellini Pasolini Visconti ecc ora con intenet finalmente ho visto i film ,amarcord ,accattone ,mamma Roma ,i 600 giorno di salo ,il gen della rovere,ecc .Traditori del popolo italiano e dei suoi valori morali disfattisti massoni ,che con LA loro cinematografia hanno contribuito ad abbassare l'Italia a rango di colonia ,e questi sarebbero I grande registi che il mondo Vi invidia? l'esempio dell'uomo italiano? Preferisco Niccolo Giani con LA lettera al figlio e I valori che si sono portati nelle tombe le persone come lui

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  10. Salve Alceste,
    magistrali furono le manovre di distruzione della bellezza: espessionismo astratto, Jackson Pollock, Andy Warhol, sino a Marina Abramovich. Separando l'arte dal contenuto, istituzializzandone il significato(ovvero delegandone l'interpretazione ai canoni di critici ben selezionati), allontanando infine e una volta per tutte chi di quell'arte aveva sempre goduto, chi l'aveva sempre fatta e a cui si era sempre attinto: quel popolo vivo che si è lasciato morire inconsapevole. Ora stanno facendo lo stesso con la cucina, come hanno fatto con l'architettura o con l'arredamento: cubi bianchi e cibi insulsi.

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    1. Sono d'accordo con te, su ogni parola.

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  11. La scimmia è una metafora perfetta. Sono animali che mi hanno sempre inquietato viste le similitudini con gli aspetti peggiori della maggior parte degli uomini.

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    1. La scimmia scimmiotta ... al massimo imita, parodiando l'uomo. Chi ha orecchie per intendere, intenda.

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  12. Cominceremo mai a sparare alle scimmie?
    La domanda non posta da Alceste...

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    1. Basterebbe riportarla allo zoo, luogo che le compete.

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  13. A proposito dell'era della scimmia:
    https://www.controinformazione.info/stampa-britannica-territorio-italiano-a-rischio-tribalizzazione/#

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    1. Rischio?
      È già reale. Prova a fare una passeggiata a Roma in piazza Vittorio e zone limitrofe ...

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  14. Il Capitalismo ha fatto fuori in 250 anni l'intera società. Poichè l'oggettività è ridotta a mercato, il soggetto è ridotto a compratore o a venditore.
    Il produttore/inventore è a sua volta determinato dalle aspettative del mercato o dalla pretesa di svilupparlo aprendo un nuovo mercato.
    Se la società è mercato è il mercato che fornisce il contenuto della società ed informa la società con gli stili di vita, i valori ed i mondi generati dalle "venditrici" operanti sul mercato.
    L'obbiettivo vendita/consumo non conosce le "regole" storiche ed istituzionali maturate nei secoli. Ad esse sostituisce (dopo averle sovvertite) un contenuto plurimo composto di eccezioni, le quali private della regola o del sentire generale in relazione alla quale si costituiscono come eccezioni, comportano l'abolizione della distinzione fra normale e non normale, ordinario ed eccezionale.
    In questo contesto vengono a mancare le condizioni di possibilità di ogni produzione artistica o intellettuale.
    Se manca l'ordinario da corrodere (o anche glorificare) artisticamente o intellettualmente, (i futuristi potevano esaltare la velocità ed il divenire, ma sullo sfondo permaneneva la società tradizionale) l'arte non potrà rappresentare il qui ed ora dell'atto del consumo quando lo stesso soggetto produttore del gesto artistico è identificato con quel qui ed ora.
    saluti Radek

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    1. Grazie Radek, hai compreso a fondo il problema.
      L'eccentrico ha valore solo sullo sfondo del normale.
      Lo stesso può dirsi della morale.

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  15. Ritengo che la fortuna dei movimenti d’opinione che chiamiamo populismi sia in gran parte dovuta alla diffusione della comunicazione digitale e quindi al prevalere dei soggetti digitali sugli esseri umani reali. Proprio per il fatto di essere attivo soprattutto nella dimensione virtuale questo tipo di attore ha caratteristiche uniformi, modulari, che integrano quelle eterogenee degli esseri sociali reali. Così, indipendentemente dalla professione, dalla posizione sociale, dall’educazione e così via, i soggetti digitali tenderanno a provare le stesse paure, a manifestare le stesse ossessioni, a essere sensibili agli stessi messaggi politici. Le differenze degli attori sociali reali sono integrate nell’uniformità delle loro versioni o estensioni digitali» (A. Dal Lago, Populismo digitale, ).

    «La ‘post-truth politics’ appare come un processo di deterioramento degli spazi di discussione della sfera pubblica in cui, soprattutto quelli online, sembrano luogo valido solo per il rafforzamento delle proprie credenze pregresse. [Si tratta di una] degenerazione che va tutto a vantaggio delle forze populiste [che] hanno saputo trasformare il web in un luogo utile per il consolidamento del loro macroframe, che ha bisogno di massicce dosi di sfiducia e di una dinamica fortemente conflittuale per poter crescere e affermarsi» (G. A. Veltri, G. Di Caterino, Fuori dalla bolla)

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  16. Alessandro Dal Lago, Populismo digitale. La crisi, la rete e la nuova destra (Raffaello Cortina Editore, 2017) e Giuseppe A. Veltri – Giuseppe Di Caterino, Fuori dalla bolla. Politica e vita quotidiana nell’era della post-verità, (Mimesis, 2017).

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  17. per radek - cfr "In questo contesto vengono a mancare le condizioni di possibilità di ogni produzione artistica o intellettuale" = https://comedonchisciotte.org/dove-sono-finiti-tutti-i-nostri-sogni-la-morte-della-letteratura-occidentale/

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  18. Amused to death di Sir Roger Waters è un ottimo compendio di questa disamina ineccepibile.

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  19. Mi è capitato di prendere un treno regionale e poi un autobus. Altro che scimmia, c'erano tutti i primati possibili e immaginabili, per trovarli nella giungla i documentaristi devono girare per settimane quando invece basterebbero si facessero un giro sui mezzi pubblici italici per mezza giornata. Io mi domando:"Dove vogliamo andare?". Abbiamo preso una strada senza ritorno, qui non si tratta di fare filosofia, qui si tratta di salvare il salvabile e impedire lo sfacelo più totale ed il degenero assoluto.
    Una signora piangeva perché si era accorta che le avevano rubato il portafogli, il controllore ne parlava come fosse la cosa più normale del mondo, anzi succedeva ben di peggio su quella tratta tutti i santi giorni (diceva lui). Neanche la milizia sarebbe bastata sui treni regionali ormai (diceva lui). Ripeto:"Dove vogliamo andare?".

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    1. Infatti, è la disperazione totale. La democrazia, comunque, non risolverà nulla.

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  20. Nel leggere l'articolo di Bardi appena riprodotto in CDC, mi sono detto...finalmente qualcuno lo nota. L'assenza di produzione intellettuale e politica ha assunto una evidenza impressionante.
    Perchè non nasce più un De Gaulle o un Lelio Basso o un Kennedy? e per quale ragione nascono gli Holland, i Macron e gli Obama?
    Ridateci Amintore Fanfani delle case popolari! Se venisse trasposto al giorno d'oggi Fanfani verrebbe scambiato per un pericoloso bolscevico.
    saluti Radek

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    1. Mi pare di aver scritto da qualche parte della mia nostalgia per Fanfani ...

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  21. Ho letto il commento di Radek. Sono d'accordo. Però una cosa. Riguardo agli "anticapitalisti" che fino a ieri delocalizzavano in Romania e oggi parlano di amor patrio. Posto che per strada ci giro e non per modo di dire perché non ho una macchina, dunque prendo treni autobus e metro tutti i giorni certe cose le vedo. I problemi sono reali purtroppo. E d'accordo, capisco un certo razzismo di ritorno. Ma c'e gente (quelli che ieri delocalizzavano) che non vedeva l ora di poter dire "bongo bongo" credi sia utile sta gente perbenista? Coerente come una banderuola? Io no. Io credo che se "il marcio" di cui tu parli non gli toccava le tasche o non li costringeva a salire su un mezzo pubblico avrebbero continuato a alzare il dito medio dalla loro macchinetta ai "poracci" sul tram. Sitka

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  22. LA ROMANIA E' UNA TERRA BELLISSIMA E DEL TUTTO SIMILE A GRAN PARTE DELL'ITALIA. dalla pianura padana fino all'ucraina, è tutto una stessa campagna - italia slovenia ungheria bulgaria romania moldavia ucraina...
    e ricordiamoci sempre che senza l'apporto insostituibile delle donne dell'est, i nostri nonni i nostri genitori morirebbero conpletamente abbandonati negli squallidi ospizi che quest'italia ci offre.

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    1. Fanno il lavoro che lo stato non vuol più fare. Stessa valenza del "fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare". E così un domani si dirà: "senza l'apporto insostituibile di "Sanicredit" il nuovo servizio sanitario privato, i nostri nonni e i nostri genitori morirebbero completamente senza cure negli squallidi ospedali del servizio sanitario pubblico che quest'italia ci offre. Un gatto che si morde la coda.

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  23. Qui non si tratta di populismo fascismo o razzismo qui si tratta di sopravvivenza .Volete vedere l'italia morire come in un suicidio assistito ? LA soluzione c'e',stare con quei ragazzi picchiati e malmenati a Roma che stanno difendendo l'italia roma le case dei Romani e LA vostra pelle ,non vi piacciono i neri ?beccatevi I negri pero poi non lamentatevi ve lo siete 1000 volte meritato ,avete sputato sull'unica persona che ha voluto bene all'italia vedi " il discorso dell'ascensione"adesso siete schiavi privilegiati ancora per poco ,tra un po sarete tutti abbronzati e islamici ,PS I troll di quell'etnia sono dappertutto non fatevi scoraggiare lo vedo nei vari blog ,qui mi sento al sicuro sono a distanza di sicurezza da ZOG

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Siate gentili ...