venerdì 19 luglio 2019

Macchine che producono pauper [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Ho dedicato 15 anni a studiare l’opera di Marx, ho scritto 4 volumi di commento alle relazioni del Capitale e mi sono fatto la convinzione che Marx non sia uno scrittore del passato ma del futuro
Enrique Dussel

Papa Francesco, per molti cristiani integralisti, l’Anticristo, ha sostenuto e indicato i poveri come una categoria teologica. (io l’anticristo me lo figuravo più bello e affascinante ...)
Nemmeno il Messia si è sognato di esprimere un concetto più astruso, astratto e disumano di così.
Come giustamente fa notare il Dussel, di cui ho citato uno stralcio dal suo saggio Il Dio del sistema, infatti, quando Egli rovesciò le bancarelle dei mercanti davanti al Tempio di Gerusalemme, si comportò da politico e non da religioso, in quanto proveniente da un lignaggio regale, la casa di David, e non sacerdotale della stirpe levitica. Quindi integralmente laico.
In questo blog, oltre che cercare di analizzare i fatti storici, perché siamo sempre in una prospettiva di tempo passato e non possiamo altro che ipotizzare/profetizzare scenari futuri o futuribili, fate un po’ voi, si cerca di dare una risposta al Che fare?, vista la carente volontà e quindi di concerto, l’impotenza di cambiare lo stato di cose attuali, sprofondate nel più abietto degrado politico, economico, sociale ed etico.

Pauper significa povero nel senso più negativo della condizione umana, di una condizione materiale e di conseguenza spirituale, ma solo nel senso che, se non è data condizione positiva umana, impossibile è uno sviluppo di coscienza razionale che non sia una mistica riparatrice (oppio dei popoli), ritualizzata e riproducente sistemi di classe (gerarchie socialiste, fasciste, burocratiche, ecclesiastiche).
Marx nei Grundrisse scriveva: “Prima di qualsiasi contratto c’è un possessore del denaro e un possessore del lavoro. Il possessore del lavoro, negativamente, è un povero”.
Marx usa proprio il termine latino pauper nella frase Pauper ante festam, tradotta e intesa come: povero prima della festa orgiastica e cannibalistica del capitale.
In Marx e prima di lui in Engels nella sua “conversione” da figlio di capitalista ad accusatore del sistema capitalistico in La situazione della classe operaia in Inghilterra (scritto nel 1845), c’è una forte critica imbevuta di etica alla non etica dell’economia politica e più in generale della visione economicista e di mercato dei pensatori classici.
L’economia in generale non tratta di etica e soprattutto non cita il pauper come un errore del sistema, l’errore più grave, quello che il mercato che si autoregola dovrebbe essere in grado di evitare.
Nemmeno il pauper viene additato come un incidente di percorso lungo la via dell’infinita crescita.
Il dio-mercato, di cui l’immensa bibliografia favoleggia, è soltanto un gioco d’azzardo al rialzo per chi possiede denaro e pauper.
L’economia delle cattedre universitarie si rivolge a chi ha denaro e non a chi non ne ha.
Il pauper è merce senza valore perché in essa, come merce appunto, non si oggettivizza il lavoro.
Ma è proprio così?
Il pauper non è un prodotto costruito da macchine?
Dussel sostiene, e io sono d’accordo su questo, che Marx non assume come punto di partenza della sua monumentale critica all’economia politica e più largamente del suo intero pensiero, la lotta di classe, ma la povertà e di contro, la ricchezza, aggiungo io, proprio per quella sua minuziosa vivisezione analitica del saggio di riferimento degli economisti classici della sua epoca La ricchezza delle nazioni di Adam Smith.
Tutta la demolizione di Marx, a mio modesto avviso, sta qui: il voler accusare Marx di non aver compreso che la povertà è una condizione naturale e non storica, mentre la ricchezza è un potere/atto/fatto divino, teleologico prodotto di una minoranza superiore, sola in grado di dare direzione e senso alla storia umana.

La Chiesa, ma in fondo tutte le confessioni religiose, hanno assunto a loro volta questo principio naturale della povertà che si appaia all’inferiorità razziale.
La prima implicita forma di razzismo è proprio quella che divide i pauper dai ricchi.
Per convincere i poveri di essere una categoria naturale e non storica, perché i poveri non fanno la storia, in quanto vinti e non vincitori, occorre trasformarli in una categoria teologica che, attraverso la consolazione e la ghettizzazione (caste indù, reincarnazione) li induca a pensare all’ineluttabilità della loro condizione di schiavi.
Non solo, purtroppo anche gli intellettuali e gli artisti trasformano in categorie astratte poveri e povertà.
Ora, la risposta alla domanda precedente, "Il pauper non è un prodotto costruito da macchine?", non può che essere negativa.

Il pauper è dalla nascita pauper ed è quindi un prodotto di uteri pauper.
Macchine biologiche che producono macchine biologiche, un prodotto terreno, un frutto spontaneo che la genetica obbliga alla replicazione e che il possessore di denaro e  di pauper può cogliere quando, come e nelle quantità che più soddisfano la sua sete di profitto.
Il possessore di denaro si sente invece una sorta di  demiurgo, un creatore ed è per tale motivo che tenderà il più possibile a conservare il suo stato, a legarsi solo con possessori di denaro e in quanto tali appartenenti a un consesso quasi esobiologico,  ultraterreno, mistico.

Se Papa Francesco ha affermato che  i poveri sono una categoria teologica, è perché esiste una classe di ricchi e super-ricchi, di esseri divinizzati, che si credono dei disincarnati ed è quindi inevitabile rendere astratto l’unico pericolo fisico e non virtuale al loro dominio: i pauper.
Maggiore è la distanza che questi ricchi creano con i pauper, più irreale e inaccessibile diviene il loro status olimpico.
La distanza fisica e  mentale dei ricchi nei confronti dei pauper deve essere assicurata da una netta separazione spaziale e temporale, garantita dalla tecnologia e dalla sicurezza militare.

Perché i pauper non attaccano direttamente i ricchi, ma i loro simulacri e i loro simboli, se e quando questo accade?
Perché la ricchezza e quindi il denaro sono il desiderio supremo.
Come sosteneva a tal proposito William Jevons quattro anni dopo l’uscita de Il Capitale, invertendo il pensiero di Marx su desiderio, lavoro, merce e valore:
Il lavoro non è l’origine del valore della merce, ma il desiderio del compratore”.

Oggi è la produzione artificiale, illimitata del desiderio del consumatore da parte dei costruttori di simboli e consenso commerciali, quanto politici o religiosi, anch’essi divenuti merce/desiderio.
I pauper  vogliono essere come coloro che li dominano o almeno gli si è insegnato, come macchine replicanti, che l’unico modo per non essere terreni/finiti, è aspirare all’eternità della giovinezza, della bellezza e all’immortalità che, solo la popolarità contro l’anonimato, dona agli eroi o ai santi del narcisismo.
I pauper come classe salariata, operaia e proletaria può essere strategicamente rivoluzionaria?
In questo momento storico non lo è.
Mentre un tempo l’intoccabilità era considerata una qualità dispregiativa delle caste inferiori, oggi è una qualità positiva di quelle “superiori” in quanto a detenzione del potere.
Ma è pur vero che esiste comunque un’intoccabilità totalizzante che frammenta la coesione sociale in forme di connessioni a-sensoriali.
Il primo passo, la prima risposta al Che fare? perché i pauper diventino una classe rivoluzionaria è quello di ricongiungerci come corpi reali anche perché i pauper sono già macchine al servizio dei dominatori che li considerano senz’anima, pensieri, desideri, ma concedono loro, per sopravvivere, la servitù fino alla loro sostituzione per difetto,  eccesso di manodopera o estinzione.
È il passo più traumatico e difficile, perché richiede di riprender possesso della naturale inclinazione dell’uomo alla socializzazione fisica, l’unica via per la distruzione del sogno/incubo in cui la virtualità della comunicazione ci ha addormentati e addomesticati rendendoci sonnambuli.

Ma chi ha ancora  voglia di essere un corpo fisico, di desiderare una connessione con altri corpi, quando i bordolls, i bordelli con bambole di plastica, in ascesa costante di aperture e clienti, hanno di fatto declassato a masturbazione aumentata il sesso tra umani?

50 commenti :

  1. Papa Francesco è come il PD. Dio ce ne scampi e totani!

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  2. "Il primo passo, la prima risposta al Che fare? perché i pauper diventino una classe rivoluzionaria è quello di ricongiungerci come corpi reali".
    Questo concetto è vacuo, in quale occasione i pauper hanno fatto la rivoluzione? I "proletari", cioè gli straccioni che assaltavano la Bastiglia guidati dai massoni? i Bolcevichi cioè i giudei che attuavano l'ennesima rivoluzione colorata? Non esistono rivoluzioni, ma cospirazioni che scatenano rivoluzioni. In Italia ci sono le condizioni?
    Certo! Nel Principato di Monaco ad esempio, queste condizioni non ci sono, come prendere il potere nello staterello di ricconi? 1- golpe alla Pinochet organizzato dall'esterno. 2- colpo di mano alla Fidel Castro.
    Io rimango nella convinzione che di spontaneo non ci sia nulla.

    Pino

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  3. Marx non aveva preso in considerazione la classe contadina, o non l'aveva capita, pare...quando dici "oggi la produzione artificiale etc..." poni giustamente il discorso nel presente, ma all'epoca di Marx non era ancora così... i "poveri" possono anche non essere pauper se mantengono dignità e autosufficenza, leggi sopravvivenza, che questo non risponda alla domanda "che fare?" al giorno d'oggi mi può trovare d'accordo, intendiamoci. Ma visto il fallimento delle teorie (varie) che mettono l'economia al centro dell'esistenza non mi pare rispondano bene neanche queste, e quindi vale la pena continuare a esaminare il passato e il presente in quest'ottica? Poi: il degrado sociale morale e culturale prodotto da queste teorie è tangibile almeno quanto è tangibile il suo affievolirsi presso chi non ha adottato in maniera totalizzante sistemi economici supportati da filosofie economiche, siano esse liberiste o comuniste, perchè ancora intimamente o non volontariamente legato a forme diciamo così... arcaiche. Infatti di comunismi non ce ne è stato uno uguale nel mondo...gli anticorpi o i coadiuvanti dove si trovavano? Nel substrato culturale maturato dai cosiddetti poveri peones coolies etc. Secondo me.

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  4. Ipse dixit: "... a chi ha sarà dato e sarà nell'abbondanza ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha."
    tralasciando la molteplicità di significati, allegorici, simbolici, spirituali e via discorrendo che può assumere questa frase, fermiamoci alla lettera; sia pur con declinazioni diverse nelle sue molteplici manifestazioni storiche, il cristianesimo, dal punto di vista economico e politico, non è una dottrina socialista, non mira alla ridistribuzione della ricchezza e men che mai all'uguaglianza sociale. Siamo nel pieno dell'ideologia giudaica che vede nella ricchezza un premio divino e nella povertà una punizione, per quali meriti, ci si potrebbe chiedere? Nessuno! il ricco ed il povero sembrerebbero ontologicamente diversi, dei prescelti per un imperscrutabile disegno.
    Si dice che il ramo cattolico sia pauperista e quello protestante più sfacciatamente capitalista, è vero per molti versi ma appoggiano e giustificano due élite sostanzialmente contrapposte: quella del sangue e della stirpe, la vecchia aristocrazia, e quella del denaro, i banchieri. per molti versi l'élite giudaico massonica ha rapporti preferenziali con quest'ultima anche se, negli ultimi decenni, ha fatto passi da gigante anche in ambito cattolico.
    l'obbiettivo della lobby ebraica è di ricondurre il cristianesimo ad una sorta di giudaismo 2.0 e, leggendo l'ottimo Blondet, pare che lo scopo sia quasi raggiunto, soprattutto considerando i rapporti dell'attuale pontefice con gli ambienti cabalistici.
    Sottolineo, infine, un'amara affermazione dell'articolo:
    "I pauper come classe salariata, operaia e proletaria può essere strategicamente rivoluzionaria?
    In questo momento storico non lo è."
    No, non è possibile alcun fermento rivoluzionario perché si è diffusa ed instaurata anche da noi la mentalità calvinista che vuole far sì che il povero si consideri un ricco in temporaneo stato di difficoltà. già, utilizzando la neolingua polcor, così come non esistono disabili ma diversamente abili, non esistono poveri ma diversamente ricchi... le soap anni '80 hanno sortito l'effetto sperato con le Dallas e le Dinasty e così, legioni di casalinghe di Voghera e di operai di Busto Arsizio si sentono per lo meno familiari e sodali con i loro padroni: "anche noi" sperano in cuor loro "un giorno avremo la barchetta a Portofino e la Porsche in garage, ce l'ha detto la TV!"
    Ci vorrebbe un fegato grosso come Saturno per andare a fare una rivoluzione con soggetti simili... ah! dimenticavo gli intellettuali, ma quali intellettuali, chi sarebbero costoro? le tigri da salotto e da tastiera!? andiamo al mare va', che è meglio.
    con profonda costernazione
    Alessandro70

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    1. Completamente d'accordo, da noi sono tutti potenziali Berlusconi che si sentono sfortunati che sognano la svolta giusta, e anche quando sono onesti.Il povero non ha più dignita, l insulto morto di fame la fa da padrone da qualche decennio,come insulto grave, di quelli che non passano. Menttre un tempo la aveva, la dignità, eccome. Ci sono ancora dei casi, ma sono rari oramai. Un precario a 500 al mese mette al pizzo per comprarsi l iphone7 e si sente un dritto, i nostri padri fondatori, ovvero contadini con le pezze al culo, lo avrebbero considerato, non a torto, un povero coglione. Del resto la ricchezza é un concetto relativo: un signore del 600 ha meno luce a disposizione in casa di un operaio del 2000, la sera si faceva portare in giro le candele dai servi, é il prestigio la differenza, effimera, cioe: vuoi mettere la soddisfazione di farsele portare dai servi? C'è sempre la sensazione, quando si ragiona in questi termini, di avvertire qualcosa di profondamente idiota.
      Comunque proprio l'altro giorno vedevo un documentario su Macao, la cattedrale enorme simbolo della presenza portoghese é del 1600: architetto italiano, dove vado vado in giro per il mondo, trovo pezzi di storia progettati e costruiti da italiani che, in quell epoca, se la passavano in termini di "comfort" sicuramente peggio dell operaio odierno, quindi mi chiedo se valga la pena ragionare in certi termini.

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    2. Ieri ho applicato quanto auspicato nella chiusa del mio intervento precedente ossia, da bravo membro del lumpenproletariat, famiglia al seguito, sono andato al mare.
      Dopo aver visto transitare schiere di femine (sic) quarantenni e cinquantenni in improbabili costumini da ballerina di samba sudamericana, ragazzini che parevano cresciuti in colture idroponiche ed altra humana varietas et vanitas mia moglie sbotta in un ineffabile: "quest'anno la stagione è partita male, che mortorio! come rimpiango i tempi in cui ci si divertiva veramente!" le rispondo sinteticamente: "si chiamava adolescenza, quella, cara..." ma, poco dopo, mi correggo: "però è vero. ognuno sta per i fatti suoi appiccicato allo smartphone ed è finita ogni forma di comunicazione: da ragazzi facevamo casino, ci si rincorreva, si scherzava ma ora... tutto finito!". poco dopo parte la musica a palla da un palco poco lontano, forse allestito per la serata e parte rapido lo smadonnamento di un vecchio bagnante, un'altra vegliarda solleva la testa dal suo "dispositivo di isolamento sociale" e vi ritorna prontamente, come sotto l'azione di una invisibile forza di richiamo.
      Il "benessere" ha abbassato e di tanto la soglia di sopportazione e qualsiasi perturbazione crea un subitaneo disagio e l'impellente necessità di esprimerlo; un tempo i contadini sotto il sole estivo trovavano il tempo di cantare a cori alterni e nessuno smadonnava per ciò, oggi un po' di musica arreca disagio dopo una giornata di sbrago sotto l'ombrellone e, chissà, tra non molto qualcuno chiederà l'eutanasia per questa indicibile sofferenza.
      La Socialità è il problema. Recuperata questa ci sarà la forza per correggere le storture della malapolitica (Loro fanno ciò che gli permettiamo di fare, se protesto da solo mi sentirò dire: lei non sa chi sono io! ma se protestiamo in 100000 beh, le cose cambiano!), l'immigrazione non sarà il problema 1 e neanche il n. 300 come scrisse Paolo Barnard ma come problema uscirà dalla top ten; se c'è coscienza di essere un popolo non si teme un altro popolo, il fatto è che gli italiani oggi più di ieri e meno di domani un popolo non lo sono più. infine, altre questioni di pura lana caprina quali i famigerati "diritti civili" spariranno dall'agone politico perché verranno ripristinati gli attualmente scomparsi "diritti sociali".
      mi scuso per lo sfogo logorroico
      Alessandro70

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    3. Il discorso infatti é proprio che in nome del cosiddetto progresso, soprattutto quando coincide con interessi personali e con scuse per non dico agire, ma dare per scontato alcuni punti, abbiamo delegato i tabù, parlare (dal vivo) con un gruppo di persone della situazione, dando per scontati dei punti fermi oltre i quali non si passa, questo manca...le ingiustizie ci sono sempre state, ma i punti fermi sono stati scardinati, hanno lavorato per decenni per questo. Media in testa...Per farci concepire l inconcepibile...

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  5. Intanto però dopo queste prime cosiderazioni voglio ringraziare Poliscriba per aver colto un punto e posto quindi la domanda "che fare?".
    Per quanto riguarda il punto, ovvero il recupero della socialità, sicuramente auspicabile, mi sento di fare delle piccole osservazioni. Prim: la socialità è spontanea e deve esserlo neccessariamente, che poi questo possa portare a una "rivoluzione" è tutto da vedere...ma in tempi come questo, e credo sia questo il punto espresso da Poliscriba, il recupero di una seppur minima socialità (in Italia) spontanea sarebbe DI PER Sè un atto rivoluzionario. Secondo: Oramai la gente ha paura di tutto, e di tutti, ho detto paura? Terrore. Che il più delle volte rimane tale o sfocia in una diffidenza patologica o un'aggressività feroce e violenta.
    Non ci siamo resi conto, ma ci è successo qualcosa che ci ha cambiato profondamente, nessuno è esente. Io sono cresciuto a Roma, una grande città caotica, comincio a non sopportare più tutti questi rumori tutto questo casino, e la gente intorno a me lo sopporta sempre meno, eppure, a fronte del fatto che non si sopporta più il casino il degrado l'incuria c'è da riflettere che, ne sono certo, sono cresciuto in una città profondamente degradata, abbandonata, con più casino di ora, e questo me lo può confermare chi è più vecchio di me, il punto è che non sopportiamo più QUESTO casino, QUESTO degrado, QUESTA incuria, e c'è da chiedersi il perchè. Perchè la gente smadonna se un autobus non ha l'aria condizionata quando io da ragazzino non ne ricordo uno che la avesse, e tutti stavano più tranquilli? Finestrini spalancati, genta che sveniva (visto coi miei occhi). Quindi che è successo? Tante cose. Non è una risposta facile ma secondo me è tutto lì, gli immigrati la malapolitica etc sono ovviamente PARTE attiva del poroblema ma non sono IL problema. Di qui la socialità, che piano piano è venuta a mancare scomparendo quasi del tutto. Bella domanda.

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    1. Sul discorso della socialità mi torna sempre alla mente l'esempio di mia nonna. Dava confidenza a tutti, anche a chi dava del lei. Chiedeva cose personali. Perché le persone prima era costituite soltanto di questo, no di riflessi di altre cose.

      La vedevi, li al mercato che chiamava tutti Ní, dal fruttarolo, al pesciarolo. La vedevi mentre assaggiava una ciliegia e gli diceva non so bone dammene 2 etti e quello gliene regalava sempre un po' di più. Oppure in attesa dal dottore che inquadrava una sua coetanea ed iniziavano a parlare dei figli e dei nipoti, ed ella, l'altra vecchia, era entusiasta di mostrare che il figlio era avvocato/medico/banchiere però era tanto impegnato e non riusciva mai a vederlo..

      Ecco che gli anni avanzano e con essi gli acciacchi e allora un comodo carello del supermercato era ottimo come deambulatore. E allora inizia ad assaggiare l'uva scrutata da sguardi torvi che, schifati osservavano la bocca colorata con rossetto e matita e la dentiera spolpare l'acino e separare i semi che finiscono nel pugno chiuso tra pollice ed indice e così dissolversi dentro di esso (che fine facevano ancora me lo chiedo). E gli sguardi che osservano la stessa mano palpare i pommidori... senza GUANTO! E di corsa ad avvisare l'operatore del reparto ortofrutta (fruttarolo è da cafoni) che, figlio o nipote di una vecchia è obbligato ad umiliare la pora nonna con soddisfazione degli inquisitori. Ed ella, mortificata inizia a perdere la sua spontaneità, il suo modo d'essere. O meglio, continuava a spizzicare ma accorta di non esser vista. Per poi andare dal dottore e vedere che ci sono solo nuovi vecchie, nate dal 30 in poi, le quali si mostravano impegnate a leggere Grazia ed il Venerdì di Repubblica, perché a loro di parlare non interessa. Sono già state modellate con il discorso che ci sia sempre un preservativo, un guanto tra esse ed il resto del mondo, compresi i figli, cresciuti da asili nido, nonne (sapientemente istruite all'uso del guanto) e tate. Perché loro dovevano lavorare , perché loro a 20 anni col cazzo che rinunciavano al benessere del dopoguerra, dovevano essere libere da millenni di oppressioni.

      E mia nonna non capiva che il guanto serviva a celare un essere informe, ne madre, ne donna, nulla di cui discutere se non il matrimonio della Cuccarini perché non conosceva affatto i suoi figli, ne i suoi nipoti(molte si rifanno con loro perché pensano che funzioni così, si salta una generazione come il diabete), ne le corna del marito. Un vuoto cosmico, lettera morta, un sacco di carne putridescente e bla bla bla.. le solite cose.

      O forse lo capiva, ma cercava comunque qualcosa di familiare, un qualcosa dove rispecchiarsi, un piccolo spiraglio di umanità.

      Non può esistere socialità se c'è una barriera, il velo di Mosè funziona solo con Dio.

      Io, comunque, preferisco stare da solo.



      Su Roma, rispetto a prima siamo più esasperati dalla vita in sé in un contesto non adatto. Strade strette, milioni di macchine ed un giro in autobus equivale ad entrare in una conclave del tuttoilmondoèunpaese passando attese infinite per vedere poi giovani italiani non alzarsi per lasciare posto agli anziani e ascoltare Sfera ebbasta a tutto volume. Lì diventa quindi anche una lotta con se stessi per evitare di finire per tribunali. In più fa caldo e i bangla puzzano.

      L'aria condizionata è l'unica cosa concessa di cui ci si può lamentare.


      A.

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  6. Analisi di una canzone che dice tutto e nessuno ci pensa
    (chiedo venia per questa logorrea estiva):

    "Una mattina....mi son svegliato..." oh bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
    Una bella mattina l'italiano si sveglia, dopo venti anni di camicia nera, sabati fascisti, faccetta nera, etc.
    "E ho trovato..l'invasor!"
    E trova, improvvisamente, che quello che il giorno prima era un alleato, oggi è un invasore,
    "oh partigiano, portami via"
    e portami via si, che all'invasore abbiamo fatto girare il culo, mi sa.
    oh bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao....

    Beh che dire, ormai questo pezzo che dice tutto e nessuno l'ha capito è considerato a livvelo europeo il cavallo di battaglia di cosa? Della serie netflix "casa di carta", e allora si zompa sulle spiagge portoghesi con un zumpa zumpa e un "bira chao" strascicato sulla melodia...(non so cosa dicano le parole nella serie netflix cui ormai fa fese il pezzo "bella ciao") su un muro sotto casa mia campeggia la scritta a spray "beira chao"...

    Fine delle cose effimere? Se la meritava? Dio mio...chi può dirlo. Non piangerò, ma insomma...

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    1. Ciao sitka è sempre un piacere leggerti. Anche io non sono preoccupata tanto per la durezza degli anni a venire ma per la pazzia dei rapporti sociali. Una fragilità nervosa che si accompagna ad una indifferenza strutturale. Anche per me questo intervento di poliscriba è uno spunto prezioso di riflessione, per quel poco che possiamo cambiare. Serena

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  7. PER PINO:

    Non si può e non accetto gli attacchi a chicchessia.
    Ogni cosa può esprimersi in altra maniera.
    Se permetto la stura delle male parole e delle offese qui diventa, in poco tempo, una latrina.
    C'è scritto, fin dal 2016: "Siate gentili". Difficile esprimere i concetti con garbo e durezza?

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  8. Loris da Faenza21 luglio 2019 03:02

    Riguardo all'articolo e a molti commenti, vediamo di fare ordine, anche con gentile durezza:
    1) Il fatto che si possano ancora dedicare 15 anni di vita a studiare tromboni come Marx spiega a sufficienza come la povertà sia condizione "naturale", materiale e spirituale.
    2) L'uso ossessivo e reiterato di aggettivi come "sociale" e sostantivi con medesima radice la dice lunga sulla matrice culturale collettivista della maggioranza degli scriventi. Si dovrebbe parlare invece di "comunità" ma nessuno ne capisce più il significato.
    3) Si discute su rivoluzioni possibili e impossibili; forse si è letta poco e male la Storia. Meglio allora la crema solare e ascoltare gli Sferebbasta.
    4) Non si è ancora realizzato bene che capitalismo e anticapitalismo si abbeverano alla stessa fonte avvelenata che è il MATERIALISMO, desiderano ed invidiano le stesse cose.
    5) Il capitalista nutre invidia individuale, l'anticapitalista invidia collettiva; il primo almeno è più simpatico, conta su sé stesso, il secondo più vile con la retorica delle masse sfruttate, dietro alle bandiere rosse.
    6) La riconferma di quanto gli "intellettuali" siano avulsi dalla realtà consiste proprio nel negare che in natura esistano rapporti di forza, fisica e mentale, fra gli individui e che la natura stessa sia basata su di essi. Non siamo affatto tutti uguali: vogliamo fare la rivoluzione dei brutti contro i belli? Auguri!
    7) Il peccato originale marxiano è stato la negazione della logica aristotelica: non più la mente deve adattarsi alla realtà (adequatio rei..) ma la realtà deve adattarsi all'ideologia. Se non si adatta vuol dire che è sbagliata la realtà.
    8) Convengo con il Poli che oggi le cose sono divenute più complicate in seguito alla smaterializzazione informatica realizzata dal capitalismo finanziario. Rimpiangeremo Adam Smith.
    9) Ultimo: le soluzioni sono solo e sempre individuali, almeno per ora, anche quelle dei collettivisti che, truccati da ottocenteschi umanitari, pontificano dalle loro cattedre universitarie, tranquillizzati dai loro stipendi estorti con tasse inique ai poveri e ai meno poveri, ma comunque sfruttati...

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    1. Personalmente non apprezzo il collettivismo forzato, credo sia chiaro, ma un pensiero collettivo non deve essere necessariamente cieco e idiota...e piegare la natura a astruse teorie, il recupero della socialità, intesa appunto come comunità, deve per forza passare per un pensiero collettivo, soprattutto se questo tessuto (la comunità) é stato disgregato. Collettivo non é sinonimo di totalitario. Secondo me.

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    2. Il Poli ha giustamente sollevato la questione cruciale: che fare? Oltre al cosa bisognerebbe stabilire anche il chi ed il come. Mi soffermo sul chi, vista la preferenza mostrate per un'azione individuale; che efficacia può avere un singolo individuo contro un'élite finanziaria che si mostra ben compatta e sistemica nella tutela dei propri interessi? Se l'idea di società è stata rottamata ormai da decenni ed al suo posto troviamo l'individuo tatcheriano la proposta di ripartire dal concetto di comunità mi sembra interessante e da sviluppare. Uno sviluppo che non potrà prescindere dal considerare la dimensione spirituale, dimensione che il marxismo ed i suoi epigoni hanno sempre rifiutato. La Comunità come sodalizio spirituale tra individui affini legati da radici culturali, piuttosto che un consorzio finalizzato al raggiungimento di scopi puramente materiali?
      Alessandro 70

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    3. Loris da Faenza22 luglio 2019 01:34

      Caro Sitka, vedi, in natura esiste l'uomo, l'individuo che ha dei diritti, la vita, il suo corpo (Habeas corpus) e l'estensione del suo corpo che corrisponde a quello che ha prodotto con il suo lavoro e il suo ingegno. Non esiste la collettività se non come pensiero astruso. Essa è stata creata per proteggere l'individuo dai soprusi di altri individui. La Legge poi proteggeva da quelli ben più pericolosi della collettività stessa, dallo Stato.
      Era l'"Esprit des lois" di Montesquieu e il senso dei vari Statuti ottocenteschi, tipo quello albertino (Carlo Alberto) o della Costituzione americana.
      Le costituzioni post-maxiste, come quella orrenda italiana, hanno travolto i principi della Legge naturale, trasformandola in Legge positiva e inventando la distinzione fra diritto privato e diritto pubblico, quest'ultimo prevalente e prevaricante l'individuo.
      Mai hai ragione a pensarla come ti pare; la libertà di pensiero va sempre rispettata.
      PS: il collettivismo è sempre forzato, quindi totalitario, sia esso di sinistra o di destra o anche "democratico". Infatti la Verità non può esser imposta ma neppure messa ai voti; quanto deliziò i votanti per Barabba.
      Un saluto.

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    4. "Non esiste la collettività se non come pensiero astruso".
      Il suo Aristotele (punto 7 della sua dotta disquisizione) la pensa diversamente:
      "L'UOMO ANIMALE SOCIALE. Come scrisse il filosofo greco Aristotele (IV secolo A.C.) nella sua “Politica” l'uomo è un animale sociale in quanto tende ad aggregarsi con altri individui e a costituirsi in società".

      Altri ancora (indovini un po' chi) fanno discendere (il pensiero di) Marx da Aristotele in persona: rappacificatevi...

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    5. La collettivita e la vita sociale sono nate per necessità, e non per pensieri astrusi...banalmente, ci si doveva difendere...
      L'azione individuale che salva il mondo esiste solo nei film americani, persino il potere é in parte condiviso...
      La parola collettivismo per me no vuol dire nulla...l'individuo da solo non va da nessuna parte, i cosiddetti eroi (quelli veri non quelli dei film) sono il prodotto di una società, comunità, collettività, estensione familiare, chiamatela come volete voi.

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    6. Ma Loris da Faenza dove la vedi questa prevaricazione del diritto pubblico? Io in Italia vedo solo privati che fanno il comodo loro prevaricando regolarmente il diritto pubblico (col benestare del diritto pubblico, che tutela qualcuno più di altri).

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    7. Loris da faenza22 luglio 2019 11:17

      Mi spiace ma se non si comprende la differenza fra collettività e collettivismo, fra stato e statalismo, fra positività e positivismo, e addirittura fra società e socialismo o fra comunità e comunismo, mi pare che sia inutile discutere oltre.
      Vuoi l'ultimo esempio di prevaricazione dei sociopatici? I bambini rubati dai servizi sociali in Emilia e ovunque altrove.
      E' solo uno degli ultimi frutti della statolatria e del diritto pubblico.
      Un altro è la tassazione italiana ma non si può dire: mica sarete tutti dipendenti pubblici?
      Mi arrendo: il male è l'iniziativa privata, ladri ed evasori fiscali.
      Tutti nel gulag!

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    9. E gridiamo al rosso allora... Loris ti do una dritta: non stai vivendo il socialismo. Tranquillo.
      I fatti di bibbiano sono il trionfo del liberismo sfrenato e della difesa perversa dell "iniziativa privata" a tutti i costi.

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    10. Caro Loris,

      Concordo in buona parte con la tua chiara analisi:
      1) tromboni e' la parola giusta! 

      2) Comunita' e' la parola giusta!

      3) Rivoluzione e' la parola sbagliata! Ri-voluzione, un altro giro di giostra e sempre la stessa giostra! The same old story, the same old fears detta alla Pink Floyd.

      4) e 5) Sono sempre affascinata dai complessi: spesso l'amanuense (o lo scaricatore di porto) ha il complesso di non essere un intellettuale, l'intellettuale di non avere capacita' pratiche. E quando per caso si inseriscono nel mondo che invidiavano, ne diventano dei veneratori ossessivi compulsivi. L'orientale ha il complesso di essere poco occidentale, l'occidentale di essere poco orientale. Il povero ha il complesso di non essere ricco, il ricco di non essere povero (in realta' ha cosi' tanti complessi sul groppone-incluso quello di essere ricco-che lo rendono il piu' infelice di tutti). Ragionare ancora per categorie ricchi e poveri e' anacronistico e in sintonia con il materialismo imperante. 

      6) L'intellettuale chi? Quello sterile che crede di poter vivere su un piano superiore in virtu' della superiorita' del suo pensiero, o del suo cervello, o dei piu' libri che ha letto rispetto a un altro?
      Preferisco lo studioso artigiano o il trovatore-troubadour, o anche l'amante di Dio, almeno prova a trasmettere sentimenti e a migliorarsi tramite la 'fatica di vivere'. 

      Poi che dire...basta osservare e si capisce che l'individuo oggi e' debole psicologicamente. Ha un gran bisogno di aggrapparsi a qualcosa di solido e piantato. Ripete mantra per convincere in primis se stesso. Cerca maestri ovunque, nel mondo materiale e in quello spirituale perche' di suo crede di non avere nulla piu' da insegnare. Non riesce piu' neanche ad imparare, gli basta il diploma dei riconoscimento del suo pigro sforzo di comprensione, la pax bignamica con besciamella e vinello soddisfa tutte le sue inquietudini.

      Nello stesso tempo ha ormai quasi un' unica ambizione: il potere e il poterlo esercitare sugli altri... l'anamnesi della sua psicopatologia. Per questo ammira con passione i personaggi piu' psicopatici. Quelli che da insegnare non hanno nulla, quelli con la cui vita una persona con un briciolo di buon senso non farebbe mai a cambio, quelli della cui vita neanche narrerebbe mai le gesta ai propri figli. Eppure l'individuo li idolatra nel giro di un walzer perche' hanno potere o notorieta' o carisma...e' velocissimo a piegarsi e a perdonar loro tutti i peccatucci e i peccatoni...perche' boh, e' pur sempre un profeta (!), un maestro (!), un sapiente (!). 

      E vai con la venerazione per certi 'intellettuali', condoniamo loro tutti i vizi strutturali, che sembrano esserci per default: l'intellettuale de sinistra un poco masochista, confuso, inquieto, un poco gay, un genio creativo che ama i ragazzini. Tutto bene, sono dei geni!

      Poi accade Bibbiano e non va bene...ma era stato gia' avvallato col doppio standard di cui prima. Non si possono concedere i peccatucci di default solo ai geni, siamo in democrazia no? E questo (il doppio standard) pure e' un vizio strutturale di certa parte. 

      Gli psicopatici sono dei geni, abilissimi manipolatori.  Ma ancora se ne ha pieta' e persino ammirazione. 
      Queste sono le cose che non comprendo. Ma sono solo mie opinioni, copyright-free and duty-free!

      Un caro saluto,
      Ise

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  9. Che é successo? Mi sono perso qualcosa mi sa...

    Per A. e Alessandro 70, sono d'accordo, mi vengono in mente due esempi: i mezzi pubblici, sopporto voci alte e una lite isterica accanto a me ma non sopporto un signor/a x che rudacchia davanti al suo schermo a volume aperto,non é per i decibel, é evidente...
    In spiaggia, immaginate di avere spiagge libere invece di questi cazzo di stabilimenti in ogni dove, se ce una musica per quanto orrenda puoi spostarti e non sei confinato in mezzo a folle di gente, confinato pagante, peraltro.

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    1. Non succede niente. Non riesco a capire perché si debba attaccare sempre qualcuno (su questo blog). Se si vuole attaccare Cottarelli o Draghi,ben venga anche se, anche lì, sarebbe bene attaccare ciò che dicono Cottarelli e Draghi. A meno che nonsi decida di metter su un blog satirico: come questo.

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    2. Ma ero io il qualcuno?

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    3. No, non ti preoccupare ...
      Solo il commento di un tale che non ho voluto pubblicare.
      È che le relazioni umane son sempre più difficili. I maschi, poi, stanno diventando uterini. Secondo me sviluppano un loro ciclo mestruale per cui se non si è d'accordo con loro si è dei coglioni. Tesi, peraltro, condivisibile ammesso che venga espressa con educazione.
      Il ciclo mestrual-ideologico spiegherebbe certe accensioni inconsulte.

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    4. 100 milioni di morti per via di questa pseudo ideologia infame.
      A me hanno distrutto la famiglia.
      Ho 79 anni e sono una persona più che equilibrata, lei evidentemente ricorda poco la guerra fredda, gente come il suo amico all' epoca poteva da un giorno all' altro svanire nel nulla.
      Non fate altro che lamentarvi, ma tutto vi è permesso.

      Pino

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    5. Lei può dire quanto vuole, ma in maniera educata.
      Questo il limite, l'ho detto centomila volte.
      Non mi piacciono gli insulti, le baruffe.
      Se qualcuno non è di gradimento per le parole espresse si condannino, con grazia, le parole espresse.
      Nel merito delle accuse all'ideologia infame da parte mia che posso dire? Il blog è nato contro la sinistra.

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    6. "Il blog è nato contro la sinistra": belle parole, sottoscrivo. A quando un blog contro l'approssimazione filosofica e storica?
      Si cita Aristotele nello stesso discorso in cui si vuole smontare la dimensione sociale dell'uomo... ci vuole una bella pazienza a leggere certi strafalcioni... per non parlare di quello che fa la conta dei milioni di morti causati da quella tale ideologia... come se non ci fossero ideologie di altro segno che non ne hanno causati, anche in casa di qualcuno di noi.

      Forse sarebbe anche di finirla.

      Duri saluti...

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    7. Per Tekkaman: é una questione di linguaggio, qualcuno risponde a certe parole chiave e scatta, in questi casi coi ragionamenti hai poche speranze...le filosofie vanno anche bene... ma basterebbe banalmente intendere una parola nello stesso senso...possiamo stare qui a scannarci all infinito, ma alla fine quando mettiamo il naso fuori dal confine siamo tutti italianuzzi, fasula e cotiche, l'identita sta negli occhi dell altro... il problema é che qualcuno si crede sempre più dritto o peggio, molto peggio, più "meritevole", é tipico. La maggiorparte delle volte in questi casi poi, non é vero manco per niente, ne il dritto ne il bravo.

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  10. Gli italiani sono "arrabbiati e depressi" ce lo dice l'AIFA (sic!).

    https://www.greenme.it/vivere/salute-e-benessere/aifa-rapporto-farmaci-2018/


    Arrabbiati e depressi per cosa mi chiedo, nel bislacco ossimoro troviamo la sintesi del disorientamento che osserviamo quotidianamente, divisi tra l'ansia del consumare e la frustrazione di sentirsi perennemente e inspiegabilmente defraudati di qualcosa.
    A mio avviso é una nuova sindrome nevrotica del "volere di più"....più soldi, più riconoscimento, più diritti, più privilegi, più pensioni, più cose....e per questo che ci siamo incarogniti e ad ogni due per tre filiamo dall' avvocato per avere ristoro del torto subito.
    Ma l'accettazione dell' ingiustizia terrena e della ricompensa del regno dei cieli che fine hanno fatto?
    Era ciò che ci consentiva di andare avanti, di vivere (Non di sopravvivere) accontentandosi semplicemente (grande parola) di vivere.
    Un ringraziamento al gentile ospite e al Poliscriba autori di splendide riflessioni

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  11. Il vecchio ha ragione:


    https://it.m.wikipedia.org/wiki/Massacri_delle_foibe


    Laura

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    1. https://it.wikipedia.org/wiki/Categoria:Stragi_nazifasciste_in_Italia

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  12. https://it.wikipedia.org/wiki/Il_libro_nero_del_capitalismo

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  13. https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_criminale_del_cristianesimo

    Chi ha ragione?

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    1. Dimmelo tu chi ha ragione...

      Laura

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  14. Sullo sviluppo economico nella società umana aggiungo un contributo ripescando un pensiero di Stefano Zamagni:
    "La finanza per circa sette secoli è stata finalizzata a due obiettivi: la lotta alla miseria e il finanziamento dei progetti di quella che chiamiamo economia reale. La parola stessa finanza significa "tutto ciò che ha un fine". I fini erano aiutare le persone a uscire dalla miseria, che è sempre causa di peccato, a differenza della povertà, che è fonte di virtù.; favorire lo sviluppo. Perchè il pensiero cattolico ha sempre così tanto insistito sullo di sviluppo? Paolo VI, "lo sviluppo è il nome della pace". Si è messo in collegamento la causa della pace con quello dello sviluppo. L'affermazione è di tipo teologico, non economicistico. I Padri della CChiesa chiamavano l'Incarnazione Sacrum Commercium. Non era una bestemmia: era il commercio sacro tra l'umano e il divino. Il cristiano sa che la creazione è incompleta. San Paolo dice che essa geme nelle doglie del parto. Quindi spetta all'uomo completare l'opera che Dio ha fatto inizialmente. Ecco perchè per il cristianesimo lo sviluppo è fondamentale. Non si può essere cristiani senza volere lo sviluppo. Certo, uno sviluppo di un certo tipo, ma sempre sviluppo è.

    Qui per sviluppo intendiamo la "fioritura del potenziale umano" come avrebbe detto Aristotele. Il Vangelo è tutto un documento sullo sviluppo. Pensiamo alla parabola dei talenti. Se tu non ti sviluppi, pecchi, non perchè non fai profitto, ma perchè non completi l'opera del Creatore. È evidente che a partire da questo presupposto la finanza è sempre stata considerata dal pensiero cristiano in funzione dello sviluppo umano, inteso come lo sviluppo dell'uomo in tutte le sue dimensioni: materiale (crescita), socio-relazionale, spirituale. Il capitalismo ha privilegiato solo la prima di queste dimensioni, da qui la logica del profitto. Oggi la prospettiva del'economia civile non demonizza il profitto, purchè non sia monopolista, cioè non sia l'unica dimensione dello sviluppo ad essere privilegiata.

    A proposito della dimensione socio-relazionale, bisogna sottolineare l'aspetto relazionale. L'essere umano ha bisogno non solo di stare con gli altri ma di essere riconosciuto e riconoscere. Lo sviluppo che aumenta gli attributi materiali a a scapito della socio-relazionalità non è uno sviluppo umano. Quindi per chi si riconosce nella prospettiva dell'economia civile è importante fare in modo che tutte e tre queste dimensioni dello sviluppo umano possano trovare spazio, cosa che non sta avvenendo.

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  15. Nesso logico col discorso corrente?

    Laura

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    1. Si parlava di modelli economici... Poveri...ricchi...

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    2. Perdonami, il messaggio era rivolto a @tekkaman, ma per un mio errore è comparso sotto al tuo.

      Bacioni

      Laura

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  16. Ah ah ah: che gran guazzabuglio! Mi vien voglia di buttarmici a capofitto! Sapete bene che quando c'è da menare le mani non mi tiro indietro! Però stasera mi sa che mi guasterò (volevo dire gusterò) su Rai Storia lo "Sbarco sulla Luna"!
    Mentre i Sovietici sguazzavano su piscine immense, con di sfondo il Globone (dicono taluni pettegoli), gli Ammerikani sguazzavano prima nelle loro piscine altrettanto immense e poi via, bunji junping sul deserto del Kallalaharri, cioè sul Mare della Fertilità, cioè sulla luna, almeno così talaltri (malelingue) affermano. Si, ci sono andati sullo spazio e sulla luna. Non può essere diversamente. E' matematico: Einstein lo conferma! Sono stati dei geni, lo ammetto!
    Nello stesso periodo qui da noi giù botte tra destra e sinistra, e poi w l'aborto, w l'intellettuale omosessuale, mamma il conflitto nucleare, P2, ammazza il "nemico di classe", Gladio ecc... Altrove Vietnam, Nicaragua, Iran-Contras, Filippine, Somalia, internet, Afganistan, cade l'Unione Sovietica, muore Mao Tse Tung, la "Banda dei quattro" viene condannata, Bokassa, film sul Vietnam, Cambogia, i cambogiani fatti a fette da un delicato maestro di scuola elementare di nome Pol Pot, educato a Parigi, che verrà bruciato su dei copertoni da morto. E via con l'indottrinamento e le fosse comuni, e decine di migliaia di bombe al napalm sul Vietnam, e bombe defoglianti. Ma i vietnamiti hanno dimenticato: hanno osannato Obama nell'ultima sua visita al paese, oggi un gioiello di democrazia e meta turistica stupenda.
    Forse è meglio se mi guardo i Simpson.
    Nel 1928 (vado a memoria, potrei sbagliare di qualche anno), dopo soli 6 anni di governo, Mussolini azzerò il debito pubblico italiano di allora, e lo bruciò in una cerimonia solenne. Più a nord successe anche di peggio. Qualcuno di sicuro non la prese bene.
    Buonanotte cari idealisti.
    Uguccione Cartapesta da Cape Canaveral, parente di quel tal Tolomeo lo Zoppo che suggerì ad Einstein la teoria dei "Numeri Clown", più tardi ribattezzata della "Relatività", grazie alla quale fu possibile fare la foto (pare sia un fake ma ormai tra fake e vero non si capisce più qual'è il vero fake) della terra dalla luna, fatta con Hasselblad ignifuga + pellicola di celluloide rinforzata all'amianto e sali al wolframio + set bislacco di luci al quarzo. No, Kubrik non può aver fatto tali stupidaggini. Almeno credo. Ormai tutto è possibile.


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    1. Caro Uguccione,

      mi sembrava strano che non dicevi la tua su tale questione d'importanza spaziale. Ti diro' pero' che per me e' consolante il fatto che ci ricordino che anche 50 anni fa le sparavano grosse e mi consola sapere che tra 50 anni ricorderanno ai nostri nipoti che anche 100 anni prima le sparavano grosse...ci si sente meno soli.
      Ise

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  17. Comunque, al di la' di tutto, questo post per me era anche un invito ad incontrarsi e creare una comunita' o simile unione di intenti nel reale anziche' restare impigliati sempre nella tela virtuale.
    Tuttavia la risposta quasi unanime e' stata chiara.

    Caro Poliscriba, sei pregato di riprovarci al prossimo giro. Non al prossimo post ma magari tra un anno o piu', dopo che si saranno succeduti i 6stelle, poi i 7stelle, le seawatch4-5-6-7, la Quinta-Sesta-Settima Repubblica...insomma vedi tu quando senti che l'aria e' satura, CO2 permettendo.

    Ise

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  18. SPACEBALLS - Mel Brooks
    Si si Ise, guarda che tutto il "pippozzo" della luna nel pozzo nel microcefalo dell'uomo moderno, l'ho usata come cortina fumogena per la citazione economica fascista del 1928.
    Anche nel passato le sparavano grosse, ma avevano delle attenuanti: per esempio il volo umano non era ancora stato sviluppato e quindi tutte le supposizioni, circa la natura del mondo in cui viviamo, erano solo appunto supposizioni, tutte ugualmente da comprovare.
    Poi è arrivato il volo in atmosfera e, dal dopoguerra in poi, il "volo spaziale", che tutti confondono ovviamente con il volo atmosferico.
    E' un attimo confondere il volo atmosferico con il "volo nel vuoto". Le due cose però appartengono a due mondi tra loro incompatibili. Cortocircuito.
    Il "volo nel vuoto" ha suggellato la tesi copernicana del globo, dello spazio siderale ecc, che distrugge tutte le sapienze e le tradizioni legate al naturale sentire millenario dell'uomo. Il "globo" ha distrutto Dio, e con Dio l'uomo stesso e la sua storia. Ha distrutto anche i legami ancestrali, i legami di sangue. Se deriviamo dal nulla, che senso ha la famiglia? Che senso ha la vita? Che senso ha la morale, il bene o il male?
    La scienza ha una risposta per tutto: invero la scienza ha abdicato al suo unico ruolo, ovvero di avvicinare l'uomo alla "verità". Ha sostituito "la verità" con un'insieme di equazioni messe lì alla bell'emmeglio, equazioni che nessuno può comprovare o attaccare o aggrappare al reale.
    Esiste il "globo"? Oppure questo è solo una proiezione mentale frutto dell'indottrinamento feroce di questi ultimi 50 anni?
    Ma Einstein... Tutto il mondo teorico einsteiniano è un castello di numeri cabalistici, totalmente svincolati dal reale.
    Ma la controprova dei "viaggi spaziali"? Come nel gioco dell'oca, la mente dell'uomo della strada ritorna nella casella adorante l'idolo spaziale: l'Alieno.
    Tutto il futuro dell'uomo si gioca realmente nello "spazio", ovvero in quella concrezione metastatica virtuale che occupa la mente della massa: "che qui che si aprano bene le orecchie!" direbbe Nietzche.
    Capisco l'orrore e la difficoltà nell'affrontare la materia, ma se si vuole oltrepassare la soglia, bisogna prepararsi a guardare in faccia la verità, bella o brutta che sia, frutto del grado di fiducia che ognuno avrà di se stesso.
    Poi, afferratala intellettualmente tale "verità" (visto che nessuno ha i mezzi pratici per confutare l'Alieno), ovvero la "verità" materica del mondo in cui viviamo, e quindi per differenza la falsità del mondo materico che quotidianamente ci viene proposto, ecco, oltrepassata quella soglia bisogna prepararsi ad un nuovo cammino.
    Che prevede la solitudine, e dopo la solitudine il deserto, necessario per rinascere.
    Io amo la solitudine e accarezzo dentro di me il deserto. Non desidero sentirmi "meno solo" Ise. Tutto ciò che faccio o dico o scrivo è solo superfluo rumore di fondo, attesa di qualcosa di più luminoso e lontano.
    Non credo che nel passato si raccontassero tutte le balle che si raccontano oggi: di sicuro non le si raccontava con questo dispiegamento di mezzi incredibili. Un tempo l'umanità era intelligente. Aveva Dio con se, e con Dio l'intuizione della "verità".
    Oggi Dio, con un atto magico, è stato nascosto all'uomo.
    Che fatica deve essere tenere in piedi tutto questo baraccone luna-park!
    Uguccione Rutto da Druidia, controfigura del fedele servitore del contrabbandiere Stella Solitaria, assoldato da Re Rolando per la missione più spaziale realmente mai realizzata: SPACEBALLS!

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    1. Non preoccuparti, la citazione non e' passata inosservata. 
      Che deriviamo dal nulla e' una supposizione come altre, vera quanto il contrario volendo farne solo oggetto di indagine intellettuale! Bellezza, equilibrio, sintonia, eventi miracolosi o meravigliosi...non credo possano essere ispirati solo dal Nulla brodoso, o solo dalla sapienza umana che deriva da tale brodo. Anche nel fondo degli oceani c'e' bassa entropia e un mondo invisibile in perfetto equilibrio, ma non e' frutto dell'azione dell'uomo. 
      Non occorre aspettare, non credo che le cose che facciamo siano rumore di sottofondo, sono quello che devono essere, sempre parte di un disegno piu' grande, al momento incomprensibile ma certo non frutto del caso o del caos!
      Quanto alla solitudine, poche volte mi sono sentita sola, ma tutte le volte ero in compagnia di qualcuno! Questo detto senza compiacimento ma con dispiacere perche' so che non dovrebbe essere cosi'. Per fortuna non sempre e' cosi'.
      Haha chi tiene in piedi il baraccone mi sembra come il vecchietto impostore del mago di Oz, indaffarato dietro la tendina che nasconde la sua 'piccolezza', mentre deve far credere di avere poteri superiori per poter sopravvivere. Davvero una gran fatica per nulla o per il Nulla!

      Ise

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  19. Ultimamente mi alambicco sul concetto di "Quoziente Intellettivo" medio dell'umanità, ma facciamo più in piccolo: del popolo italiano, ma facciamo ancora più in piccolo: il mio QI.
    Si aprono le porte dell'inferno cari amici! Cosa significa: QI? Penso che bisogna riformulare il concetto.
    Cosa caratterizza uno stupido, un mediocre uno intelligente ed un super-intelligente?
    Se ascolto Mozart, Vivaldi, Bach, se osservo il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, se leggo Mishima, se guardo un bozzetto di Leonardo dei vortici dell'acqua oppure il suo San Giovanni Battista, solo per fare alcuni esempi, comprendo di avere di fronte controprove di intelligenze al di fuori della mia misura.
    Poi incontro Hieronymus Bosch ed il suo Giardino delle Delizie, e comprendo che l'intuizione legata alla bellezza, da cui discende la rivelazione di una Mente Suprema, innalza la mia mente mediocre a delle vette che, al netto del turbamento che ne deriva, mi fanno vedere l'arcano nascosto tra le pieghe del quotidiano, del banale, dell'ovvio per i più. E sento il mio QI crescere a dismisura eroica!
    Per la massa odierna questo equivale all'eresia. All'impossibile. All'incomprensibile.
    Mi sento più intelligente della media?
    No. Vedo solo me stesso ed il mio popolo invariabilmente stupido, cioè sempre più stupido, ovvero con un QI di, diciamo 3, fatto il QI 500 di Da Vinci o di Mozart.
    Di Hieronymus Bosh o Sanmartino azzarderei 1000.
    Detto ciò e dal mio banale punto di vista, basta poco, un po di sana sfrontatezza per passare da un QI di 3 a uno di 20/30. E così sbriciolare le natiche dei controllori, il cui QI medio in fondo non supera il valore di 5, forse 6. Magari solo per vivere questa vita un po' meglio, un po più vicino al proprio centro.
    Il gioco sta tutto qui: l'istupidimento della massa (soprattutto quella altamente scolarizzata) o il suo innalzamento.
    La modernità, attraverso la "gaia scienza" ed i suoi balocchi/trucchi minuziosamente progettati, sta demolendo sistematicamente il QI dell'uomo, già ora scandaloso: fra pochi anni e grazie ad incroci col barbaro delle savane, tale QI arriverà a toccare l'abisso del sotto-umano.
    E' ipotizzabile a breve un uomo massa più stupido della bestia, una casta regnante più intelligente (ovvio, ma non di molto) ti tale uomo-bestia e, l'intelligenza, quella vera, solo un eco del passato, racchiuso in caveau di banche racchiuse in ventri di montagne di granito.
    Il perfetto goym sarà compiuto! Il cristianesimo delle origini innalzò l'uomo a vette incredibili. Anche le menti più umili dovettero prima o dopo innalzarsi.
    Tutto il resto fu fuoco distruttore di vita sacra. Di intelligenza.
    Stiamo attraversando nudi la Geenna ardente.
    Nessuno è mai andato sulla luna, e mai ci andrà. Nessuno sa cosa sia la luna. Non ci sono mondi da colonizzare oltre a questo. Ci stanno rubando l'unico "Eden" a nostra misura. Hieronymus Bosch ben lo sapeva.
    Antoine Deborde




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  20. Ecco cosa mi ricordava la descrizione dei lidi italici di Alceste nel post successivo, il Giardino delle Delizie! Solo che al posto dell'erba c' e' la sabbia e al posto della lussuria, l'ignavia. Delizioso quadretto italico, da olio su tavola a olio su tela di ragno. 
    L'intelligenza non mi sembra tanto misurabile, appartiene piu' al cuore che al al cervello. Il cervello e' solo una macchina che coordina le diverse parti tramite il suo database. E' l'archivio razionalizzato e aggiornato delle informazioni che riceviamo e memorizziamo tramite il cuore; la codifica semplificata dei piu' svariati segnali elaborati dal cuore. 
    Ma il luogo dove sperimentiamo realmente intelligenza, dove poi decodifichiamo tutto in un unico linguaggio e' il cuore. Non e' cosi'? Potremmo mai avere ricordi se non fossero connessi ad emozioni, sentimenti e situazioni 'sentite' col cuore? Dove risiede dunque la memoria?  Da dove parte l'insegnamento o l'apprendimento di qualcosa se non dal cuore? 
    Perche' una musica o un odore ci fa tornare in mente cose che credevamo assopite per sempre? 
    E quindi, da dove parte l'istupidimento?
    E' vero che l'uomo sta regredendo a vista d'occhio, anch'io lo attribuisco, oltre che alla ormai nulla coltivazione delle virtu' (che parola antica!) che risiedono nel cuore, anche all'invasione e sostituzione (di Dio) scientificamente progettata.  La scienza si e' rivelata (come del resto quasi tutto quel che ci viene propinato) una falsa promessa, ma vera premessa al regresso umano. 
    Forse avevano ragione i Falun Gong, che pure si davano fuoco  in piazza per affermare la loro verita' in modo chiaro e luminoso, riguardo l'evoluzione e la cono-scenza umana (superiore a qualsiasi scienza moderna), la spirale conica di energia sciente che risale il nostro corpo. Volevano conservare la migliore tradizione cinese in via d'estinzione. Peccato che poi, come sempre piu' spesso accade, si sono ridotti a vendere libri scontati, dvd e collanine da un attico di New York. Quale loop e' questo comune a tutti i movimenti?
    E noi italiani?
    Perche' non la creiamo noi ora una banca della nostra intelligenza o almeno di quel che ne rimane prima che sia troppo tardi?
    Raccogliamo l'eredita' dei nostri poeti, santi e navigatori e mettiamola in uno scrigno da custodire. Formiamo gli eredi di tale scrigno. E' gia' tardi? Non vale comunque la 'pena'? Allora restiamo pure impigliati nelle  tele dei quadri o in quelle virtuali. Qualcuno puo' sempre sperare di finire in un attico di New York a vendere libri scontati e collanine. Si caro Mr. Deborde, il perfetto goym sara' presto compiuto!

    Au revoir

    Ise

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Siate gentili ...