venerdì 13 luglio 2018

Padella, pappagallo e catetere … un bagno di realtà in ospedale [Il Poliscriba]



Il Poliscriba

 Poiché tanto del savio quanto dello stolto non rimane
ricordo eterno; giacché, nei giorni a venire, tutto sarà da
tempo dimenticato

Qoelet

In una città del Nord, 8 luglio 2018

Odore di merda, non della propria merda che si sente ogni giorno nel proprio cesso, l’odore di quella degli altri, il fetore di quella dei tuoi vecchi, dei vecchi altrui … flebo, cerotti arrotolati su farfalline idrauliche, tubicini, sponde di letti dove si aggrappano abbandonate braccia d’ossa e pelle smorta.
Guardo mio padre e i padri d’altri, quel che resta di lui, di noi, di questa società.
È domenica.
Fuori è estate, un’estate rovente che asfalta il cielo di luce; dentro... un inverno senza fine.
È qui che l’Occidente muore giorno per giorno …  radiografato, sottoposto a TAC, RMN, ecografie, chemioterapia, trapianti d’organo, ablazioni cardiache, bypass arteriosi… finché la privatizzazione del sistema non fagociterà tutto, scagliandoci in un incubo assicurativo all’americana.
È  qui che i figli della mia generazione non conoscono il vero amore, la vera pietà, pensando di esser vicini a chi li ha generati o adottati, vomitando audiomessaggi whatsapp in sorde orecchie, con bocche da ventriloqui vacanzieri, mentre le labbra grinzose che non sono in grado di rispondere, vomitano umori giallastri, espulsi da fegati marci, sui touchscreen.

L’assenza è ovunque: si siede su sedie vuote, non ha braccia che sollevano, non ha mani che prendano altre mani, non ha bocca per rispondere all’aiuto, non ha occhi per contemplare la disfatta dell’uomo, non ha spalle per farsi carico del peso di vite sdrucite, non ha cuore per la compassione, per il perdono, non ha rabbia per i rimorsi, non ha desiderio di lenire, non ha lacrime, non ha sorrisi caritatevoli, non teme la morte; chiamata con il campanello dal verso corvino, si ritira per un breve istante sostituita da Operatori Sanitari in numero sempre più esiguo in rapporto ai degenti.
Leggo nello sguardo di mio padre quella fottuta paura che io vorrei evitargli ed evitare a me stesso.
Siamo entrambi codardi, sono tutti codardi.
Le coppie di ottantenni che si accudiscono fra loro mi angosciano, per quanto ammiri di loro quella tenacia di restare insieme, vivi finché morte non li separi, quell’ostinazione sentimentale che non sono riusciti a trasmettere ai figli, tanto meno ai loro nipoti erasmus.
Io e mia moglie sembriamo due alieni in questa domenica strafatta di azzurro.
Ci avvicendiamo intorno al capezzale di un uomo che fu qualcosa che non è più e di cui al personale medico non frega nulla al di fuori della mera, seppur vitale, assegnazione di farmaci e pasti.
Lui è il letto numero 3.
L’empatia non esiste, ci si limita alla correttezza, all’eseguire l’eseguibile, a cercare di portare a termine il proprio turno, spesso, doppio turno …
Non c’è tempo per soffermarsi a pensare, occorre cambiare padelle, pappagalli, svuotare sacche di piscio, preparare medicazioni, distribuire pillole, togliere e mettere cannule, aspirare catarro, ossigenare, riempire fogli e fogli di carta con rapporti al minuto, secondo i protocolli che la direzione dell’ospedale impone e cambia ad ogni nuovo dirigente che s’inventa un modo per rendere il lavoro degli infermieri il più stressante possibile.
Mio padre lo sta uccidendo il fumo e una vita di eccessi e trascuratezza che ora peseranno sul Sistema Sanitario Nazionale …
Gli infermieri che vanno su e giù per la corsia faranno la stessa fine, lo sanno, ma non gli rimangono che le sigarette per continuare a raggiungere il target quotidiano assegnato al reparto, perché non possono permettersi la cocaina che arriva ai piani alti.
Ogni malato è un costo, e questo costo va ridotto.
L’umanità è scavalcata dall’amministrazione; si spera di trovare camici bianchi rispettosi, di non incorrere nella spocchia dei primari, nella luna storta di una coordinatrice (ex caposala), o nell’incompetenza tecnica e linguistica di un tirocinante o di una tesista.
Mi scusi infermiera, ma mio padre ha la disfagia e non può mangiare gli spinaci”... provo a rimediare una purea di patate.
Senta, qualcuno può aiutarmi a sollevarlo, dice che non respira”… aspetto mezz’ora.
Dottore, vorrei sapere cosa dicono i referti della biopsia”... attendo due giorni.
E questa del Nord è la sanità che funziona: immagino quella del Sud, quella dei reparti svuotati per far spazio ai festini dei primari.
Mi aggiro per i corridoi mentre mia moglie allevia con una crema l’estrema vascolarizzazione dei piedi afflitti da stenosi poplitea del mio povero vecchio che non mi ha mai dato ascolto quando gli rimproveravo il suo stile di vita, “… è da coglioni cercare di morire sani”, mi diceva, e forse non aveva tutti i torti.
Sbircio nelle altre stanze tra i sudari.
C’è un silenzio che urla rassegnazione, sciami  scarni di congiunti ... sempre più anziani.
Vecchi che assistono vecchi, a loro volta malati che non si curano perché nessuno da loro il cambio,  che si sacrificano offrendo quel che resta della loro vita agli ultimi giorni mutilati di chi hanno scelto per concludere il tempo delle afflizioni fisiche e morali.
I bambini non sono ammessi … le visite dalle alle ... l’elenco delle badanti segnalate dall’ospedale.
Mentre raschio le dentiere che ancora permettono a mio padre di biascicare ricordi confusi e qualche triste parola  sul diritto al suicidio assistito, se mai non potesse più essere nutrito normalmente, cerco di mediare tra parenti, sperando, con poca convinzione, di non finire in un amaro film di Monicelli.

13 commenti :

  1. La vita e' un bell'enigma. In qualche modo moriremo tutti. Un tempo il sacro circondava il vivere, e quindi, forse, anche il morire. Cio' che trovo mostruoso dell'oggi, e' la distruzione del sacro. Cosi' la morte diventa mero oggetto di bilanci: sanitari, familiari... Anzi, la vita progettata come consumo di veleni, vaccini e pillole in funzione di una "ospedalizzazione del paziente", obbligato ai trattamenti chimici a costi crescenti. Costi/benefici/profitto... Il paese ha bisogno di badanti e migranti, anche perche' i (pochi) figli sono all'estero a fare l'Erasmus. Chi badera' a noi? Meglio era (ed e') se fossimo rimasti ignoranti a far figli da giovani. Operai e non direttori. Dovevamo praticare l'Orgasmus non interrotto e senza pillola. Il prolungamento artificiale e chimico della vita come compensazione all'incontrario di una vita desacralizzata e sterile. O poco piu'! Mi dispiace per il tuo vecchio. Il mio si strafa' di cibo e qualsiasi cosa gli dico mi insulta. Ci siamo sempre sopportati poco io ed il mio vecchio. Se un giorno si atterrera', sara' dura, per entrambi, armeggiare con cateteri e pannoloni. Non tanto per i pannoloni, quanto per il dovere dividere spazi ristretti ed intimita' tabu tra padri e figli. Un tempo erano le donne di famiglia ad occuparsi dei vecchi. Sempre di piu' oggi tocca a noi uomini. L'alternativa e' l'abbandono dei propri cari in ospedali o cliniche come si abbandona un gatto o un cane sul ciglio dell'autostrada. Il paese invecchia e i vari Boeri strillano folli stronzate da corte marziale. Proprio adesso che scrivo suona alla porta una signora ottantenne che vive sola nel condominio dove anch'io vivo solo. Io due divorzi alle spalle. Lei, senza figli, il marito morto qualche anno fa. Ha il rubinetto del lavandino che perde, o qualcosa di simile. Adesso vado a vedere. Nel prendere commiato, segnalo un bel film pertinente di un giapponese: "La ballata di Naraiama". Un caro saluto a tutti. Anonimo di nome R

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  2. Spesso mi sento rimproverare: "Tu sei il solito che dice: 'Si stava meglio quando si stava peggio' così come lo diceva tuo nonno, il tuo trisnonno e così via".
    Mi sorprendo a pensare: forse avevano ragione loro e forse ho ragione anch'io, perché no? Si stava meglio quando si stava peggio perché questo scivolamento verso l'inumanità continua da secoli e solo oggi ha accelerato ed è, perciò, divenuto evidente a tutti.
    Occorre sempre chiedersi cosa abbiamo dato in cambio per stare apparentemente un po' meglio e a cosa abbiamo rinunciato per ripetere, in pieno 2018, "si stava meglio quando si stava peggio".

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  3. Un popolo forte e' quello che pensa al rinnovo veloce del suo patrimonio genetico, facendo tanti figli in eta' giovane. Un popolo debole e' quello che mira alla vecchiaia. L'ho capito verso i 50. E' una legge di natura. Purtroppo ci hanno rifilato paccottiglia culturale vendendocela come "oro". Ci hanno rifilato la modernita', chiedendo in cambio una cosa vecchia ed ingombrante chiamata "tradizione". Noi eravamo giovani, inesperti e fiduciosi, ed i nostri padri avevano davanti gli occhi gli orrori di due guerre mondiali senza senso. Come nella pesca al tonno, i nostri "amiconi" stanno spingendo il branco nella "stanza della morte", che sara' per vecchiaia, chemioterapia e debito pubblico. Oggi continuano la propaganda vendendoci la possibilita' del prolungamento eterno della vita attraverso la tecnologia, l'inutilita' della procreazione sana e della famiglia tradizionale e l'utopia, un giorno, di poter lasciare il pianeta terra per un altro pianeta vergine... Hollywood, declinato in tutte le possibili salse. E noi, come i tonni, abbocchiamo all'amo. Ma e' impossibile fuggire dalle leggi di natura. Come e' impossibile che "il culo faccia figli", e come e' impossibile lasciare questo pianeta. Dopo i 60 anni un uomo e' inutile. Dopo i 40 una donna e' inutile. E sono stato buono. Se poi entrambi sono stupidi e con il cervello pieno di puttanate... La gente crede a cio' che vede per televisione e che gli e' stato conculcato. Ed una volta che il cervello e' stato programmato, e' quasi impossibile riprogrammarlo. Ieri a pranzo uno dei miei fratelli (con cui porto avanti l'azienda di famiglia) mi ha chiesto di non assumere piu' operai "over 50". Impossibile insegnare a saldare ad un over 50. Io gli ho risposto: "ok, ma dove sono i giovani"? Mio padre a 13 anni senza troppi complimenti mi aveva sbattuto in officina a fare da garzone agli operai anziani. Ho iniziato come apprendista, imparando a lavorare e maneggiare una materia dura, ostica. Facile farsi tanto male, ed al tempo l'unica sicurezza sul posto di lavoro era il cervello. O eri sveglio o ti facevi tanto male. Ho visto un uomo fatto a pezzi finito sotto una struttura metallica. Sopravvisse con invalidita'. Fu colpa sua l'incidente. Io stesso rischiai di morire sotto una struttura. Mia madre era orgogliosa di cio'! Io faccio fatica a parlare a tel col mio primo figlio, oggi di 15 anni, avuto dalla prima moglie, figlio che pensa a tutto tranne che ad entrare nell'azienda di famiglia, per portare avanti la tradizione. E la madre? Ovviamente boicotta tutto cio' che viene dalla linea paterna, tranne i soldi. Ovviamente. Quelli sono dovuti pena la castrazione! Gli avvocati sono tutti pronti, in attesa del prossimo papa' da "inculare" e del prossimo immigrato (imposto da "el Papa & Co.") da difendere da accuse di spaccio, stupro di ragazzine, magari anche fatte accuratamente a pezzi e un po' (solo poco pero') divorate. Disossate ed eviscerate come le vacche al macello. Spaccata la famiglia tradizionale e ridotto il tasso di natalita' sotto un certo livello, che e' di 2.3 figli per donna, un popolo non ha piu' futuro. E' solo una questione di tempo: la demografia e' una delle strategie di guerra piu' subdole ed efficaci! Ed il nemico questo lo sa bene! Infatti adesso siamo nel periodo della sostituzione forzata del popolo italiano vecchio, imbelle ed inerme.
    Come rieducare i pochi giovani, ed i troppi meno giovani, alla tradizione? Che significa fatica, sudore, doveri e non diritti? Dolori e non piaceri?
    Che significa partorire figli ed ingoiare rospi pur di tenere unita la famiglia? Per prima cosa dovremo educare noi stessi. Alla guerra. Forse l'unica vera maestra di vita. Un caro saluto a tutti. Anonimo di nome R

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    1. Bello, però non è mica vero che un uomo e una donna non servono più a niente entrati negli anta, solo diventano un'altra cosa, meglio per un verso peggio per un altro. Da una parte indietro non si torna dall'altra c'è ancora un futuro di lotta, che non è male.meme pour perdre il faut savoir se battre

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  4. "Piango e non rimpiango la sua polvere e il suo fango" diceva una canzone. In passato c'era la miseria e il prezzo della miseria è sempre stato alto. Il problema sarebbe governare il presente con giudizo, ordine e disciplina. Lo stiamo facendo ? No. Sarebbe possibile farlo? Entro certi limiti si . Lo vogliamo fare per quello che è possibile? Ognuno qui deve rispondere per se stesso. Sarà dunque il caso di "eleggere un altro duce o un altro re"?

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  5. Caro Anonimo di nome R, prova a scrivere qualcosa sulla tua adolescenza in fabbrica. Sono sicuro che ne verrà fuori un bel post.

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  6. Dammi un po di tempo Alceste. Mi deve venire. Vi do pero' un assaggio: viene come viene. Posso dire di avere vissuto un'infanzia feroce e spensierata. I personaggi in fabbrica, a meta' tra spiaggiati alla Toto' e Peppino, o energumeni capaci di ammazzarti. Il lavoro era sacro e l'anziano era gelosissimo e non ti insegnava un cazzo. Odori e sudore. Sporco e puzza. Le Ore, il giornale che trovavi nei bagni, che non erano bagni ma cessi: Cicciolina, Jo Pontello... Ifix ifix, tgen tgen... Se sbagliavi diventavi lo zimbello, ed io non potevo sbagliare. Mio padre piu' feroce degli operai: ero suo figlio e dovevo dimostrare forza e coraggio: chi se ne fotteva della cultura? Vitalita' di un'Italia che guadagnava e che si scopava la Germania: c'era la lira e la competitivita' la mettevi a posto con la svalutazione. Giustamente! E le partite di calcio con giocatori italiani. Il primo giorno di officina mi misero a lavorare con un italiano mezzo giostraio: pazzo come un cavallo pazzo, puttaniere e mezzo drogato. Mi dìsse che per imparare a saldare con la saldatrice ad elettrodo non serviva la maschera di protezione... mi feci due giorni urlando a casa chiuso in camera al buio. Avevo ustionato le retine... Andava cosi'. Costruivamo serbatoi: per sganciare o agganciare un serbatoio ci appendevamo ai ganci della gru con le mani (niente sicurezze): 4/5/7 e piu' metri. Era piu' bravo chi andava piu' in alto. Roba che se la fai oggi ti chiudono la fabbrica e buttano via la chiave. Ho visto capottamenti di gru, bombole di acetilene cadere a terra, rompersi la valvola e le bombole partire come razzi. Razzi veri. Era (lo e' ancora ma in modo diverso) come essere in un campo di battaglia. Meraviglioso, terrificante e arcaico. Allora comandavano i piu' anziani ed i piu' stronzi. Di solito comunisti di ferro iper sindacalizzati. Oggi comando io. Sono molto attento alla sicurezza e se vedo qualcuno fare stronzate lo spello vivo. Al contempo so che la vita contempla anche la morte. Quindi se muoio io o qualcun altro, non e' un grosso problema. L'azienda deve continuare. Azienda che e' un'arca di Noe', un luogo di costrizione, un luogo di miserie e grandiosita'. L'uomo e'la misura di tutto. Se vogliamo io oggi rappresento il potere come era inteso nella tradizione: il re davanti allo schieramento nel campo di battaglia. Il re che si deve guardare sempre le spalle da altri pretendenti e che deve conoscere bene i propri uomini prima di lanciarsi in battaglia. E che, soprattutto, deve conoscere bene l'uomo, inteso come alleato/nemico. L'operaio di oggi? Disilluso. Sa bene che se entra uno stronzo nel perimetro dell'azienda, lui e l'azienda sono fottuti. Fino a che porto a casa contratti e pago stipendi, tutto bene. Quel giorno che non riusciro' piu', non mi rimarra' nulla in mano. Le banche sono sempre in agguato. Pensione? Ma quando mai! Vita dura quella da re... Questo e' un racconto estemporaneo. Un cameo che narra di un'Italia di quaranta anni fa: meno attenta alla sicurezza ma sicuramente piu' viva e libera. L'operaio poteva ancora farsi una famiglia e il "padrone", anche se piu' proletario dello stesso operaio (vedi mio padre) era pur sempre il nemico... Avere la certezza del nemico e' un grande vantaggio psicologico: oggi con il "quantitative easing", la Leopolda, la Commissione Europea, Boeri, Prodi, Soros, chi capisce piu' dove sta il nemico? Un caro saluto a tutti. Anonimo di nome R

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  7. Hai un anno di tempo, due anni, tre ....

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    1. Buongiorno a tutti. Segnalo su youtube il canale:
      Il decimo toro
      In particolare i video:

      Elogio della pedofilia.

      La chiesa di Papa Francesco

      I tarocchi di Papa Francesco

      Bergoglio e la distruzione della tradizione cattolica.

      "L'inferno e' vuoto" Scalfari vs Bergoglio (Videoeditoriale di MarcoCosmo)

      Un caro saluto a tutti. Anonimo di nome R

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  8. ... e anche, sempre youtube,
    Il decimo toro

    il video

    INCREDIBILE!!! Ecco la soluzione che fara' rinascere la grande sinistra!

    Un caro saluto a tutti. Anonimo di nome R

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  9. Segnalo anche, sempre
    Il decimo toro

    Morte di Dio, morte del padre e... morte della Tradizione? ( videoeditoriale di MarcoCosmo)

    Un caro saluto a tutti

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  10. Grazie per avermi fatto conoscere "il decimo toro" di Marco Cosmo.

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Siate gentili ...