sabato 13 gennaio 2018

Perché l’1% ci tiene in vita?


Roma, 12 gennaio 2018

Invecchiando non solo si diventa esperti e, perciò, restii alla logica (Russell: "L'esperienza è l'intelligenza degli stupidi"), ma si tende a divagare. Per tali motivi, non chiedetevi se tali notazioni sono tecnicamente esatte (non lo sono, anche se, forse, per pura combinazione, qualche frase può centrare il bersaglio) ... e nemmeno chiedetevi, al contempo, se valga la pena di leggere gli incisi (li ho messi fra parentesi quadra così potete saltarli; nulla osta a saltare la lettura di tutto il pezzo, ovviamente).

Lo ammetto: sono ignorante in economia, sociologia e psicologia di massa. Posso affermare, con umiliante sincerità, che tali materie, ormai, mi spaventano. Per la vastità di opere e pubblicazioni; e per il labirintico viluppo delle correnti e delle diatribe in cui autori, discepoli, apologeti e apostati si scannano con sanguinosa regolarità. Ho maturato, perciò, una rassegnata ignoranza, non disgiunta, tuttavia, da un divertito distacco; tale pathos della distanza è dovuto a una ben nota dannazione (ben nota a me stesso, ovviamente).
Questa si abbatté sul sottoscritto in giovane età; si compone di due shock culturali, sorta di illuminazioni da scena primaria (e no, non riuscirò mai a liberarmene). Tali shock consistono in due brevi e apparentemente innocenti notazioni: la prima è di A. N. Whitehead (suona pressappoco: “L’intera filosofia occidentale è una serie di glosse a Platone”); la seconda è un estratto dal primo frammento di Parmenide (“Il solido cuore della ben rotonda Verità”).
In parole povere: la cornice e il quadro di cui si discorre da almeno due millenni son già stati costruiti e dipinti. Noi ci limitiamo a lumeggiare e particolareggiare minuziosamente alcuni tasselli, ma non ne abbiamo inventati altri (Whitehead). Di qui il personale amore per la classicità e per l’imperiosa irruzione della classicità nel Medioevo. E poi: non esiste un luogo eminente da cui cominciare a scavare per rinvenire il cuore della ben rotonda verità; tutto è verità sulla superficie della sfera; ogni pertugio o cunicolo che si apre sopra d’essa è una testimonianza al viaggio. Un invito al viaggio, che sarà più o meno lungo, più o meno accidentato o pericoloso o irto di secondari diverticoli: questo dipende da noi (Parmenide). Di qui il mio amore per la storia parallela, il ghiribizzo, la potenza del Caso e del simbolo.

[Questa attitudine mi accomuna, spiritualmente, a Guido Cavalcanti, il primo amico di Dante. Dante e Guido sono amici di penna e filosofia, oltre che fieri cultori dell’amore. "Guido, i’ vorrei che tu e Lapo e io/fossimo presi per incantamento" è una delle favole più belle sull’amore e l’amicizia mai scritte. Fra i due, però, il rapporto si incrina; Dante prende le cose sul serio: studia Tommaso D’Aquino, forse gli Arabi, licenzia trattati pedanti e onnicomprensivi, d’una logica ferrea e implacabile; la poesia fiorisce e si acconcia a tale scheletro ideologico: il suo spazio è, infatti, l’eternità. Cavalcanti, invece, è cupo e sdegnoso. “Guido alcuna volta speculando molto abstratto dagli uomini divenia” dice di lui Boccaccio nel Decameron. Scettico e ombroso, non vanta trattati o un proprio opus magnum; i suoi sonetti son melanconici e leggeri, musicali e dolcissimi. Solo una volta deroga a tale stile: e scrive Donna me’ prega, una delle composizioni più impervie della letteratura italiana: forse una risposta a Dante. Come se Guido, con quei versi torti e densissimi, voglia dire: caro Dante, anch’io, come te, godo della sapienza, e ne conosco i meandri e le sfumature; tuttavia, la conoscenza del fondo tragico dell’esistenza, che proprio la Divina Sapienza mi ha donato, ha fatto maturare in me un irridente disincanto verso il mondo e la storia. La superficialità mi è dettata dalla disperazione, insomma. Non riesco a prender sul serio gli dei, figuriamoci i santi e le donne angelo. Sono superficiale per troppa sapienza. Una volta eravamo amici, ma ora tu vuoi la fama e la corona d’alloro. Prego, è tutta tua, ma non fare il sopracciò].

Tali limiti, provocati dagli shock anzidetti, hanno forgiato la mia mente predisponendola, col tempo e le delusioni, alla flânerie del pensiero. Non sottovaluto nulla, sto sempre in ascolto. La minutaglia mi affascina. Un assembramento al centro di Roma, una scritta, uno slogan valgono per me più d’una ponderosa monografia. Au contraire, chi si impanca a statista o profeta o licenzia pletoriche bibliografie provoca in me un bonario rigetto. Lo ripeto: sono limiti.
Da ciò il rifiuto della contemporaneità (intuita irresistibilmente come fugace momento che ripete ciò che è stato, con altri vestimenti, altri slogan, altri vincitori) e la voglia di spizzicare - solo di spizzicare - la letteratura d’oggi. E così mi sono imbattuto nel testo di Euroschiavi (La Banca d’Italia. La grande frode del debito pubblico. I segreti del signoraggio), a cura di Marco Della Luna e Antonio Miclavez. 
Ecco uno dei passi che mi ha dato da pensare (è uno dei cunicoli di Parmenide):

Una differenza essenziale fra merce e moneta è che, almeno da qualche decennio, l’offerta di ogni moneta, quindi la sua disponibilità, è data da un soggetto che ha il monopolio della sua creazione, ossia dall’istituto di emissione … che ne crea quantità limitate e “vende” allo Stato e alle banche di credito … la scarsità del bene denaro è quindi prodotta dalla stessa legge che riserva in via esclusiva allo Stato o a una banca di emissione il potere di crearlo e di dosarne la disponibilità”.

E va bene. Il secondo punto appare ancor più decisivo:

L’altra differenza essenziale … è che il denaro non ha costo di produzione né limiti oggettivi di emissione … il valore di scambio proprio del denaro, detto potere d’acquisto, in realtà non è solo del denaro contante, ossia delle banconote e delle monetine. Infatti hanno potere d’acquisto anche le scritture bancarie denominate in valuta: per esempio, l’assegno circolare è generalmente accettato in pagamento come se fosse denaro contante, mentre non è denaro, ma un titolo di credito, ossia una promessa della banca di cambiarlo in denaro contante. Ciò vale anche per altre scritture bancarie, come i bonifici, gli swift, le lettere di credito, le carte di credito”.

E veniamo ai fuochi d’artificio finali:

Questo punto è importantissimo perché questi mezzi di pagamento, definibili come ‘promesse bancarie di denaro contante’, effettuano circa il 97% del volume di tutti i pagamenti e ammontano a circa 9 volte il valore di tutto il denaro contante esistente, delle banche e di soggetti diversi dalle banche. Il che implica che queste promesse bancarie di pagamento sono praticamente del tutto scoperte”.

A leggere il libro una sensazione ci assale: il mondo economico e materiale si basa, per lo più, su una recita. Si accettano gli euro (o i dollari o le sterline o i talleri) “per conformità, per gregarietà, per abitudine”. Il denaro si contrae e si espande secondo i bisogni dei dominanti, sempre più astratto e immateriale, slegato da qualsiasi produzione o bene: denaro di denaro, denaro al cubo, all’ennesima potenza, denaro che crea denaro, incessantemente. 
Non sono un signoraggista. In tal senso: non riesco a padroneggiare a pieno i concetti alla base delle rivendicazioni signoraggiste. Tuttavia queste affermazioni provocano domande. Evocano sensazioni. Cos'é tale enorme massa di denaro svincolata da qualsiasi rapporto con l'economia "vera"? E tale proliferazione di denaro virtuale da quando inizia? Dal 1944? Dagli anni Settanta? O, molto lentamente, dal 1694, quando nasce la Bank of England, tanto che, a tal proposito, gli autori affermano:

L’importanza di questa trasformazione [il sovrano, complice delle banche, indebita lo Stato, ovvero il popolo, invece che sé stesso] è unica nella storia dell’umanità. Essa è la più grande e, soprattutto, la più stabile di tutte le rivoluzioni

Se fosse così … c'è una relazione diretta fra tale Rivoluzione e l’industrializzazione di massa? E fra questa e la fine dell'Ancien Régime? Con le Rivoluzioni Francese e Americana? Con la vittoria della democrazia? Con la scomparsa degli Stati-nazione?
Con la Rivoluzione Sovietica che, comunista o meno, manteneva gli identici assetti dei paesi capitalisti?
C'è, poi, una relazione fra denaro virtuale e accrescimento demografico?
Denaro virtuale = tecnica = umanità in più … umanità però virtuale e, quindi, virtualmente sacrificabile ...
Siamo alle soglie degli otto miliardi ... L'Africa martoriata triplica i suoi abitanti, perché? Da dove vengono i soldi delle strade, dei ponti, dei palazzi? Della penicillina, del chinino riversato sull'Africa? Dei medici senza frontiere – maledette frontiere! – di fogne acquedotti e colture idroponiche?
Il denaro virtuale, tale gigantesco aggregato, è a doppio taglio?
È una garrota che ci strangola, ma anche la culla delle nuove masse? Nulla che genera qualcosa pronto a essere risucchiato nel nulla?
Come è stato possibile passare dal miliardo del 1850 circa ai quasi otto di oggi?
Non sarà che quella massa di denaro virtuale siamo noi?
Non vi sentite inutili?
Come ho già scritto: non sappiamo fare niente … la frenetica attività del quotidiano si basa su lavoricchi e perdite di tempo … son sempre in attesa di capire cosa faccia un broker … non facciamo nulla, vegetiamo … l’Italia si compone di una fascia improduttiva sempre più vasta … a Roma lavoreranno e produrranno beni il 10% degli esseri umani, a star larghi … in realtà trasformiamo, mediamo, trasportiamo … cose e oggetti e idee sempre più dozzinali … fatti e concepiti da minoranze … minoranze sempre meno italiane, peraltro … cosa producono Zuckerberg e Bezos lo sa il Cielo, lo sa …
Prosciugare tale bolla equivale a eliminare gran parte dell'umanità? La bolla di sapone del credito/debito é in realtà un ordigno atomico? Perché le banche - la faccio semplice - non premono il bottone fine-di-mondo? Perché non la fanno finita con noi? Perché l'un per cento si limita a farci stare progressivamente un po' peggio (o un po' meno bene) e basta? Sono sadici e carnefici al rallentatore? Perché non stringono i bulloni? Dov'è tale dominio, tale ansia di controllo? Perché permettono la proliferazione dell'umanità? Sono in un cul de sac? Hanno aperto i rubinetti per dominare e poi si son resi conto che chiuderli provocherebbe un’apocalisse? L'umanità é inutile per lorsignori, insomma, ma quattro miliardi di cadaveri son troppi da mettere sotto al tappeto? È un caso che la letteratura apocalittica nasca in Inghilterra nell'Ottocento? E che significa il successo planetario della figura dello zombi? Quelle masse di vivi-in-morte siamo noi? Una prefigurazione, tutt'altro che simbolica, del futuro?
Siamo divenuti ormai delle fungibili evanescenze? Metafore del denaro virtuale? Così come il denaro virtuale - il denaro-nulla - esiste, ma potrebbe non esistere, così vaghiamo noi, come vivi-in-morte, sul London Bridge de La terra desolata? Cos'è l'Apocalisse? Miliardi di esseri umani, mani e fronti marchiati a fuoco, che si incamminano verso il nulla ... miliardi di uomini e donne, ormai inutili, condannati in un attimo, per colpa dei lazzi di un supercomputer (l'Easy Money 9000 oppure Burlone 666) che ha deciso di  - finalmente - dilavare l’economia dagli aggregati virtuali … immaginiamo, sorretti da Hollywood, le conseguenze: folli corse degli zombi ai bancomat riarsi, carte di credito come gusci vuoti, PC che ansimano, cellulari muti, urla per le strade alla ricerca di supermarket non ancora saccheggiati, grattacieli in fiamme, comprensori borghesi che si rabbuiano lentamente, città irreali, colonne di automobili rugginose su strade abbandonate, tempeste di neve, e piogge rovinose (la Natura si toglie di torno miliardi di parassiti, in fondo) ... nascita di comunità paramilitari ...
Se l’economia e otto miliardi di esseri si reggono su un debito impossibile da pagare, cosa accadrà quando il garzone verrà a riscuotere i sospesi? Soldi virtuali, umanità virtuale. L’umanità è inutile, insomma … lo scrissi tempo fa colpito da alcune riflessioni di Blondet rinvenute ne Gli Adelphi della dissoluzione.
A tal proposito, però, mi è venuto alla mente qualcosa d’altro: un passo di Pasolini.
Il 22 maggio 1975 Pasolini scrive uno dei suoi pezzi più terribili, dolosamente ignorato dai canonizzatori: si tratta di un ammonimento a Gennariello, un immaginario ragazzetto napoletano a cui il poeta impartisce socraticamente lezioni di vita.

[Non ho il feticcio di Pasolini. Nessuno dovrebbe avere feticci. Era un genio, questo sì. Un personaggio dilaniato da contraddizioni dolorose … fra la reale esistenza e il dover essere: privato e pubblico. Fra l’omaggio borghese ai suoi pari e il crescente disprezzo che provava verso di loro - poiché li conosceva a fondo, oserei dire  - tra il fascino della suburra, dove pur rinveniva infamie e piccinerie urtanti, e la doratura fasulla dell’intelligencija, di cui, invece, avvertiva la desolante mediocrità della passione, nonostante essa fosse ancora sostanziata da almeno due generazioni di grandi scrittori. Nella mia minuscola esistenza, a onta dei quarant’anni passati dalla sua morte e della personale e assoluta estraneità al mondo accademico e letterario, ho conosciuto – per l’imperio ridente del Caso – i due volti del dilemma pasoliniano: il fango e le stelle. Il Pasolini essoterico, quello delle mostre e dei convegni, dove l’ultimo dei cretini, che non l’ha mai letto, cicala di “Pier Paolo”, il Pasolini inventato, costruito, usato per la carriera o la tesi di laurea e dottorato, in fondo un santino innocuo, filtrato bonariamente quanto impeccabilmente dal cerchio magico composto da chi detiene, per legge, i diritti della sua opera; e quello sconosciuto a tutti, delle gesta da trivio, delle umiliazioni e protervie e infamie: atti che rimarranno sempre confinati nel cono d’ombra dell’irrilevanza poiché i soli che possono testimoniarli sono guitti, popolani e cantastorie senza speranza di visibilità. Non ho, quindi, il feticcio di Pasolini. Mi è caro, per la sua intelligenza e inattualità, per la vita schiantata dal Doppelgänger di una diversa sensibilità … e per le ultime parole che riuscì a mormorare … quelle sì davvero prive di ogni sottofondo … e per la testimonianza, spesso vittimista e querula, ma altre volte - quando, esasperato, viola gli argini della cautela - sincera sino alla crudeltà swiftiana]

Da tale fantastico Paedagogium leggiamo:

[Caro Gennariello] ti faccio un piccolo elenco dei tipi di tuoi coetanei che ti descriverò in questa sezione della nostra Pedagogia … mi è molto difficile descriverti i primi tipi del primo gruppo, cioè i destinati a esser morti … essi mi appaiono … come una categoria nuova, impensatamente comparsa in Italia da una dozzina d’anni … Chi sono questi destinati a essere morti? Sono coloro che fino appunto a una dozzina o una ventina d’anni fa (in Italia, e soprattutto nel Sud e tra le classi povere) sarebbero morti nella primissima infanzia, in quel periodo che si chiama di mortalità infantile. La scienza è intervenuta … e li ha salvati dalla morte fisica. Essi sono dunque dei sopravvissuti, e nella loro vita c’è qualcosa di artificiale, di contro natura … trovare qualcosa di artificiale  o di contro natura in coloro che da bambini sono stati salvati dalla morte dalla tecnica medica, avrebbe avuto qualcosa di atroce e di reazionario in un mondo dove uno dei valori fondamentali fosse realmente la conservazione della specie … ma in un universo come il nostro, in cui tale valore si va rovesciando … sono decisamente maledetti coloro che nascono in più …  nessun figlio è ormai più accolto nel mondo con l’amore di un tempo, quando egli era appunto per definizione benedetto, Tutti sanno … che la distruzione dell’umanità dipende dal suo aumento demografico. Se tutti i figli, dunque, sentono questa mancanza di benedizione dalla loro nascita – cosa che poi li rende così tristi e infelici per tutta l’infanzia e la giovinezza -  coloro che per di più sono stati strappati alla morte innocente dell’infanzia sentono con ancora maggiore violenza la loro colpevolezza di essere al mondo, di pretendere di essere sfamati e curati … la nuova generazione è infinitamente più debole, brutta, triste, pallida, malata di tutte le generazioni precedenti che si ricordino … tutti costoro o sono depressi o sono aggressivi: ma sempre in modo o penoso o sgradevole. Niente può cancellare l’ombra che una anormalità sconosciuta getta sulla loro vita”.

Certo, a proposito di denaro virtuale, avrei potuto citare un passo meno plumbeo … quello di Gargantua e Pantagruele, magari … in cui il giullaresco Panurge tesse le lodi del debito quale motore principe dell’economia … comunque non c’è da preoccuparsi, l’1% veglia su di noi.

31 commenti :

  1. Complimenti per l'articolo Alceste, mi permetto di segnalare a Lei ed ai suoi lettori un breve saggio, che indaga in maniera significativamente originale e acuta la questione del denaro, appunto, fittizio.
    Cordialmente
    Federico
    https://sinistrainrete.info/marxismo/10945-robert-kurz-l-ascesa-del-denaro-al-cielo.html

    RispondiElimina
  2. Infatti Cavalcanti era uno gnostico, come Pasolini (almeno in questa lettera a Gennarino). Se ti interessi all'escatologia, ti segnalo il libro di ermeneutica "presentista" dell'Apocalisse di un teologo cattolico vivente (serio, non un pazzoide): Emmet O'Regan, "Unveiling the Apocalypse", 2016, anche ebook.
    Interpretazione "presentista" vuol dire, come sai, un tentativo di leggere nel tempo anche attuale i segni apocalittici. Dà anche una argomentata e interessante individuazione del "numero della Bestia", il celeberrimo 666 (non dico quale per non fare spoiler).

    RispondiElimina
  3. Interessante l'osservazione sul culto dei film di zombi, la generazione '80 ne è pervasa. Quanto a Pasolini sono pienamente d'accordo, non so se conosci questo spezzone lo trovai tempo fa: https://vimeo.com/100201144

    RispondiElimina
  4. Mi scuso per la banalità del mio commento al Suo articolo ... la seguo con accanimento culturale.. letto Blondet e pure M.Dalla Luna.... Arrivo al commento ... Grazie Sig Alceste..da oggi mi sento meno solo ..... Buon lavoro ... LuigiP.

    RispondiElimina
  5. Alceste, ho una nipotina di appena 5 anni. Ogni volta che la vedo, vorrei farla divertire, insegnarle qualcosa, trasmettere una tradizione; ma ogni volta, con u dolore terribile, capisco che sono la personificazione assoluta del nulla e che non so fare proprio nulla; sono veramente un'inutile fungibile evanescenza...senza senso e senza vita.
    Ho pure studiato e addirittura preso una laurea ma mi imparavo le pagine a memoria perchè non cpaivo mai quello che leggevo; non so il greco, non ricordo il latino; dopo anni di liceo scientifico, riesco a malapena a fare un'addizione. Non so la geografia nè la storia; quando la guardo giocare con le bambole, e non riesco mai a rispondere a nessuna delle sue domande, mi spaererei volentieri due colpi in testa...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Recentemente sono stato umiliato da una ragazzina di neanche undici anni ... prima col cellulare, poi con problemi di geometria sintetica ... delle mie competenze se ne ride. Secondo lei avvocati, legali, assicuratori verranno presto sostituiti da AI ... o robot ... che devo fare? Siamo inutili, come ho scritto proprio qua.

      Elimina
  6. Dici:
    per noi va male. Il buio
    cresce. Le forze scemano.
    Dopo che si è lavorato tanti anni
    noi siamo ora in una condizione
    più difficile di quando
    si era appena cominciato.

    E il nemico ci sta innanzi
    più potente che mai.
    Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
    una apparenza invincibile.
    E noi abbiamo commesso degli errori,
    non si può negarlo.
    Siamo sempre di meno. Le nostre
    parole d’ordine sono confuse. Una parte
    delle nostre parole
    le ha stravolte il nemico fino a renderle
    irriconoscibili.

    Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
    Qualcosa o tutto? Su chi
    contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
    via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
    comprendere più nessuno e da nessuno compresi?

    O contare sulla buona sorte?

    Questo tu chiedi. Non aspettarti
    nessuna risposta
    oltre la tua.



    b. brecht, Poesie


    RispondiElimina
  7. La ragazzina undicenne ha capito qualcosa in più dei sedicenti "esperti". Nessuno sa dove si sta andando a parare. Io frequento una facoltà scientifica e la sensazione è che ognuno guardi al proprio orticello, senza alcuna cognizione del futuro che verrà, si naviga a vista. Nel mezzo di cambiamenti epocali di ogni tipo (che sono sempre traumatici anche se cavalcati, figuriamoci se subiti) il mondo mediatico (che poi sappiamo essere gestito da pochissimi) si concentra su quel fesso di Fontana perché ha pronunciato la parola "razza". Che bella occasione per politicanti e giornal(ai) per poter giustificare la propria esistenza: sono il nulla che parla del nulla, però basta poter additare il "mostro" per erigersi a paladini della bontà. Quanto durerà questa eterna discesa verso il baratro? Parafrasando Battiato: "il meteorite intanto, tarda ad arrivare..."

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il meteorite finale è la sconfitta della morte. Cuore, reni, fegati bionici ... Zuckerberg che festeggia il trecentesimo compleanno ... mentre gli zombi si accapigliano per un po' di carne residua ... feudalesimo amorale ...

      Elimina
  8. Si, questa tua ultima alceste è la peggiore delle ipotesi, e quindi anche la piu probabile. Ma se continuasse la vita, con morte annessa ovviamente, a quella ragazzina qualcuno le deve insegnare a campare, competenze a parte. E li non ce ai che tenga.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti la voglio iscrivere a un corso di sopravvivenza.

      Elimina
  9. Alceste, faccio una domanda da perfetto idiota...ma perchè solo noi ci distruggiamo la vita con tutte queste analisi considerazioni ricerche pensieri terrori...e la quasi totalità delle persone non sa nemmeno di cosa stiamo parlando? pensate che a un mafioso a un camorrista uno spacciatore oppure a un medio benestante un direttore di banca un industriale gliene freghi qualcosa di quello che a noi tragicamente togliendoci il sonno la notte, tanto ci preoccupa?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma se non ci pensassi saresti più felice? Tutti i giorni incontro gente infelice, pazzi e psicopatici: eppure se ne fregano di ciò che discutiamo. Mi interesso di questo perché curioso. Certo, sono invaso dalla malinconia, ma va bene così.

      Elimina

  10. sig. Alceste le scrivo per chiederle delle sue domande .
    Mi chiedo come sia possibile che lei si ponga delle domande la cui risposta è in quello che lei rigetta a priori : "Lo ammetto: sono ignorante in economia, sociologia e psicologia di massa. Posso affermare, con umiliante sincerità, che tali materie, ormai, mi spaventano. Per la vastità di opere e pubblicazioni; e per il labirintico viluppo delle correnti e delle diatribe in cui autori, discepoli, apologeti e apostati si scannano con sanguinosa regolarità. Ho maturato, perciò, una rassegnata ignoranza, non disgiunta, tuttavia, da un divertito distacco....eccc

    Mi chiedo , e mi perdonerà per questo , dov'è il suo divertito distacco...

    P.S. Sig Alceste , in ultimo , perché crede di essere in comunione con tutti quelli che potrebbero leggerla ?

    D.D.DIEGO

    RispondiElimina
  11. sig Alceste , provo a spiegarmi .
    .
    lei scrive " Ho maturato, perciò, una rassegnata ignoranza, non disgiunta, tuttavia, da un divertito distacco"

    di seguito lei si pone domande e siccome le risposte sono proprio in cio che lei " Lo ammetto: sono ignorante in economia, sociologia e psicologia di massa. Posso affermare, con umiliante sincerità, che tali materie, ormai, mi spaventano. Per la vastità di opere e pubblicazioni; e per il labirintico viluppo delle correnti e delle diatribe in cui autori, discepoli, apologeti e apostati si scannano con sanguinosa regolarità"
    dato che le risposte alle sue domande sono proprio in ciò che ignora per scelta , io le chiedo la ragione d'esistere delle sue domande .

    D.D.DIEGO

    RispondiElimina
  12. E' l'evoluzione tecnologica, bellezza!. Impossibile tornare indietro! Le belle Arti saranno solo un pallido, evanescente ricordo. La società sempre più liquida... l'uomo nuovo: il biotechandrogino. A meno che un meteorite dal cielo... riporterà l'uomo alla terra! ;-)

    Lys Ergirco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un meteorite o una bella epidemia. Una cosa è sicura: creperò prima io.

      Elimina
  13. Sono suggestioni. Le risposte emotive e prive di valore razionale. Tuttavia qualcuno più intelligente o ferrato oppure solo più sveglio può trarne spunti decisivi ... mai sottovalutare gl'ignoranti ... come ben sapeva Holmes che si teneva in casa un tontolone come Watson che aveva, però, il dono di stimolarlo.

    RispondiElimina
  14. Questi ultimi spunti mi fanno venire in mente Silone che parla del rapporto fra Marx e i contadini, vado a braccio perchè non ho il testo sottomano... "io me lo figuro lì, al mercato di Treviri, mentre osserva i loro volti stolidi impassibili ostinati, non poteva immaginare che lo facessero apposta..."

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non ti ricordi da quale libro è tratto?

      Elimina
  15. Purtroppo no, comunque non da un romanzo ma da un saggio quindi potrebbe essere "uscita di sicurezza" come anche "le cose per cui mi batto" che è una raccolta di scritti e trascrizioni di interventi pubblici.

    RispondiElimina
  16. Per Alceste: Porrebbe anche essere "La scuola dei dittatori" che è scritto in forma di dialogo indiretto. E che in ogni caso consiglio vivamente, gran bel libro.

    RispondiElimina
  17. Sig Alceste : sono suggestioni ? Le risposte emotive e prive di valore razionale ? Ma se non le conosce ...cosa fa gli attribuisce arbitrariamente " disvalori" ?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tra non conoscere affatto, conoscere poco o conoscere a fondo non ci saranno gradazioni?
      A esempio l'educazione: pur non avendo letto e ignorando Lina Sotis lei intuirà che spetezzare in pubblico è riprovevole? C'è intuizione, basica conoscenza, pur nell'ignoranza delle regole ... O nella mezza ignoranza, o nel sapere lasco, o nella conoscenza imperfetta, o a tre quarti ...

      Elimina
  18. Buonasera a tutti. Solo una breve riflessione. Un dubbio. Chi ci dice che siamo 8 miliardi? I soliti che ci raccontano del riscaldamento globale, dei buchi neri e che gender e' bello? I conti non mi tornano! Per mantenere stabile la popolazione mondiale ogni donna dovrebbe fare 2.3 figli. Perche' la popolazione cresca dovrebbe farne di piu'! Italia? Siamo a 1.3 figli a donna. Europa? 1.5 (piu' o meno). Russia? 1.3. Cina? Politica del figlio unico. Giappone? 1.1: disastro demografico. Nord america? 1.5 (vado a mente). Considerate poi autismo (vaccinazioni), aborto, droga, omosessualismo spinto, precarizzazione del lavoro, divorzi ecc e il conto "della serva" diventa evididente. Rimangono Africa, India e Sud America. In Medio Oriente li stanno decimando con le bombe. Un dubbio e' d'obbligo: ci raccontano che la crescita mondiale della popolazione e' inarrestabile... Ma forse la popolazione sta gia' scendendo di numero, e drammaticamente. Per questo non ci massacrano. Non serve. Anonimo di nome R

    RispondiElimina

Siate gentili ...