domenica 28 aprile 2019

Cattivi pensieri


Roma, 29 aprile 2019

Le cose in Italia vanno male perché nessuno ha più voglia di lavorare” se ne esce un Tognazzi lutulento e reazionario (l’avvocato Marani!) in Cattivi pensieri.
Un film grezzo e scostante: una commedia nera, vera commedia all’italiana. La regia è dello stesso Tognazzi che qui si rivela nel suo doppio magistero di interprete e direttore d’orchestra. È nelle opere minori, così come nei dettagli, che si nasconde il diavolo, cioè la verità sul nostro destino di Italiani.
Dino Risi è maggiore di Bertolucci (di gran lunga), così come i cosiddetti registi a latere (Salce, Caprioli, Di Leo, Germi, Damiani) formano una costellazione artistica, oggi negletta, impossibile anche solo da imitare per i Sorrentino, i Guadagnino, i Garrone e gli attori di risulta con la tessera del PD (come dimostra la disastrosa cover sorrentiniana de La dolce vita, premiata, infatti, agli Oscar degli Yahoo).
Basta guardare La rimpatriata di Damiani, Io la conoscevo bene di Pietrangeli, L’uomo di paglia di Germi, Il giovedì o La spiaggia di Dino Risi, Splendori e miserie di Madame Royale di Caprioli (con un magnifico Tognazzi en travesti) oppure La cuccagna di Luciano Salce, con Luigi Tenco, per comprendere ch’essi, già in anni non sospetti, ci avevano donato i ferri del mestiere per aprire le porte dell’inferno.
Le cose vanno male in Italia perché nessuno ha più voglia di fare un cazzo”, tale la frase per come la ricordavo, in verità. Mi sbagliavo. Sono relitti del passato che affiorano durante il quotidiano, ogni giorno. Sì, abbiamo la Santa Pasqua, col Cristo Migrante di Bergoglio, e la Pasquetta, beninteso, il 21 e il 22. E però il 20 è Sabato e il Sabato, oramai, è Shabbath pure da noi: non si alza nemmeno una penna, figuriamoci una pen-drive. Sabato. Solo qualche Faticatore osa avventurarsi, il Sabato, negli uffici deserti e accendere, nella solitudine più completa, un computer ronzante; e quindi aprire il foglio Excel con cui ordinare a pieno le rogne della propria esistenza.
E poi il 25 aprile (una volta, nei libri di scuola, XXV Aprile) è la Liberazione. E il Primo Maggio è ancora festa. Allora perché non pontificare il Primo Maggio con la Pasqua del Cristo migrante? Dal 19 almeno sino al 2 maggio si istituiscono, senza farlo sapere a nessuno, i Saturnali dei Nuovi Schiavi. Improvvisamente le scuole chiudono, per decreto, gli uffici comunali si svuotano, e così gli spazi del parastato (cooperative, case famiglia); ben prima del 19 aprile, però, forse per la spossatezza seguita alle guerre interne per i turni di ferie, già si respirava un’arietta molliccia, da rompete le righe; ci si trovava a deambulare in lunghi corridoi da cui occhieggiavano vani e stanzette deserti, con le scrivanie intonse di scartafacci, timbri e penne, il computer rabbuiato in uno sbadiglio di inefficienza. Ed è così per tutti, pubblici e privati, tanto non si batte un chiodo. Si anela il divertimento, la dimenticanza; l’escapismo domina la mente degli Italiani, distrutti dal diteggiamento compulsivo sui visori. Forse un brivido serpeggia lungo la spina dorsale dei più avvertiti: ma di cosa vive ormai l’Italia? Le università, le scuole, i licei cosa producono? Il terziario cosa produce se si limita a mediare? Cosa produce Amazon? Niente. Di cosa campa l’Italia? Di debito, certo, e di grasso. Tagliamo il grasso, a piccoli tranci, e rendiamolo a Shylock che ne è stato sempre il padrone. Egli esige il grasso. Il contratto con Bassanio è lì, nero su bianco. Produrre lavoro! Bisogna produrre lavoro! Ma cosa volete produrre, idioti, il lavoro non c’è poiché non deve più esserci. Il lavoro viene appaltato ai pezzenti del mondo che, a loro volta, fattisi benestanti in seguito a tale improvvisa cuccagna, scopriranno sindacati, cooperative, prenditori nazionali e vacanze, tante vacanze. Si vuole forse negare un viaggetto alle Maldive ai vari Singh e Cin Chan Pai? No, saremmo dei veri razzisti. E allora Singh e Cin Chan Pai avranno i loro vitelloni, i loro piccoli borghesi, i loro Gassman; già da adesso appaltano ai paria del Sud Est asiatico. Vivranno al di sopra dei mezzi, non avendo più voglia di fare un cazzo, fra venti o trent’anni, chiuso il ciclo, in attesa, pure loro, dei redditi di cittadinanza ovvero della paghetta per non crepare.

L’ominicchio forgiato dal capitalismo estremo cosa fa? Non ne ho idea. Mi fa pena e orrore allo stesso tempo. La locuzione 'zucca vuota' lo descrive alla perfezione.
O regredisce a livelli ferini (pastone da grufolìo in luogo del cibo, pornografia in luogo dei rapporti amorosi) oppure si specializza: diventa, cioè, un cretino 2.0. Lo specialista, ricco di lauree e post lauree, non capisce niente. A parte il proprio terreno di elezione tecnica (circuiti integrati, software, la spiritualità degli indios amazzonici, l’urbanistica di Ferrara prima della guerra, il transfinito, la relatività ristretta in brodo), egli ignora il mondo. L’esatto opposto dell’umanesimo. Il Medioevo e la Classicità formavano il Sapiente. Ne conseguiva uno sguardo vasto e tollerante, seppur mai accondiscendente, anzi. Matematica, musica, grammatica, giurisprudenza: non v’era opposizione fra le nervature dello scibile. Ora ci si accanisce nella minutaglia. Per tale motivo (l’unico motivo) i licei o le materie umanistiche sono caduti in dispregio tanto da originare il leit motiv: aboliamo il greco e il latino, l’Italiano magari, l’educazione artistica, la filosofia, la storia antica o la religione ... sono inutili, per il miccus specialisticus, l’omarino che smonta i computer, il genio dell’hardware, il wedding planner, il biomanager, il CEO, l’ingegnere che disfa i ponti e le strade, il microbiologo. Avere sotto controllo intellettuale la fotosintesi clorofilliana o i marker tumorali ignorando il bequadro o l’enfiteusi non predispone al genio, ma solo al servilismo tecnico. Un tecnico di laboratorio in un’industria farmaceutica rappresenta uno degli esemplari più puri di tale nexus senza memoria, infelice e psicopatico, che vuole inconsciamente (e come può averne coscienza?) la fuga. Fuga da tutto, in primis da sé stesso. Egli si schifa, infatti, non riconoscendosi allo specchio. Allo specchio egli legge “REDRUM” e lo scambia per un motto di spirito. In attesa del ponte.

Ugo Tognazzi, per certi versi addirittura superiore a Marcello Mastroianni, fu uno degli ultimi Italiani europei. Lo si intuisce dagli sguardi, dalle mascherate, dalle vigliaccherie delle epifanie attoriali. Inizia la carriera in maniera leggera, inavvertita, assieme a Raimondo Vianello, aristocratico e liberale, ma di corto raggio rispetto a lui; si lascia accalappiare dai migliori, da Ferreri a Pasolini, distillando una persona in cui traspare l’agonia dell’essere Italiano. L’Arcitaliano, coi suoi vizi, le bugie, gli aggiramenti, il genio, la scappatoia, l’eleganza: tanto denigrato dalla sinistra quanto dalla destra al lampone, entrambe incapaci di comprendere questi tipi eterni, trimalcionici, essendo privi, oramai, di veri studi classici. Si possono preterire Omero e Petronio in luogo del Cobol, ma poi ciò si paga in termini di sguardo. C’è differenza, infatti, fra lo sguardo che fissa le lontananze e quello di colui che si fissa l’ombelico. Chi legge Omero e Petronio o le impennate atrabiliari di Gadda e Poliziano oppure il cibreo paranoide di Machiavelli non può fissarsi l’ombelico. Egli vola. Ciò ha un nome: educazione. Una delle poche cose di cui sono convinto: il classico, che è nell’Italiano naturalmente, Orazio e Galilei, Leopardi o Natalino Sapegno, non consentono tecnicamente di apprendere il linguaggio Cobol: essi educano, invece: predispongono, infatti, al formarsi della Sapienza che non ha difficoltà, poi, a ospitare, in un cantuccio, il meschino imperio del linguaggio Cobol. Chi si sazia del linguaggio Cobol è un cretino 2.0; se introietto, a un tempo l’averroismo bolognese e il linguaggio Cobol, il discorso cambia: il Cobol potrebbe svelare persino la verità.

Intanto nella Tuscia, a insaputa di Greta Thunberg, dei vegani e della totalità degli animalisti, la nocciola si estende, come un melanoma terminale, sul territorio. Muoiono i contadini, rinunciano i loro eredi, strozzati dalle sistematiche grassazioni statali e comunali e provinciali; torna, inevitabile, il latifondo, sub specie multinationalis, grazie a prestanome e teste di legno. Scacciati i benevoli signori del luogo, dissacrate le fonti del buonsenso, rovesciati i lari della tradizione, centinaia di migliaia di noccioli soppiantano la paziente opera dell’olivo, della vite; dei ciliegi; di meli albicocchi e peschi. Milioni di tecnopueri, infatti, hanno da stappare, la mattina, il barattolo gelatinoso della propria obesità per poi stravaccarsi davanti alla Champions League, le labbra bruttate, le trippe enfie, a sostenere le briciole d’una passione edace, per adempiere la catabasi dell’apocalisse in poltrona. Pace! Nocciole, noccioleti, sempre più verdi, diritti, veloci, sani; sani, a qualsiasi costo, a costo di sterminare chiunque.
Passata la mezzanotte, e oltre, quando placano le passioni, un furgone taglia i sentieri poderali della Tuscia, antichi quanto l’Italia; i coni di luce frugano il buio ancestrale, quand’ancora si agitano, guardinghi, i popoli innocenti della notte e la natura, che sembra posare, elabora, invece, cauta, il prossimo rigoglio. Ne scendono due, tre, quattro, dieci  uomini, anonimi come assassini; si vestono di tute e zaini fantasmatici, da esplorazione lunare, e sciamano con spaventevole efficienza tra i filari dei noccioli. Ci si prepara a irrorare l’insetticida, il migliore, a preservare il nuovo oro; si procede con cura, in silenzio, per ore; quindi ci si sveste, alla chetichella e, quando la rosea Aurora si apre, di nuovo, quale miracolo, verso l’oriente limpido e favoloso, tutto è compiuto, ineluttabile; negli ospedali, invece, proprio a quell’ora, gli infermieri che danno il cambio ai colleghi sfiancati, già scorrono gli elenchi dei nuovi condannati a morte, ora abbandonati a un torpore inconsapevole e, però, squassato da febbri d’ansia a bassa tensione: metastasi cerebrali, escrescenze asintomatiche al polmone, letali concrezioni al pancreas, fegati devastati, gozzi occlusi da entità abissali di distruzione, mammelle ragnate da una volontà maligna impersonale e divorante. Altri, intanto - si ritengono più fortunati - fanno colazione; tutti, infanti e idioti, all’unisono, ignari l’uno degli altri, spalmando su pane e biscotti, in una leggera fregola gaudente, l’oggetto della gozzoviglia antimeridiana al vago sapore di nocciola; schiocchi di labbra, frementi rotazioni di lingue, rapide tersioni di barbozzi e doppi menti seguono all’appagante e irrinunciabile grufolìo. Tali sono le gioie della vita.

Il lago di Vico, ricco di noccioleti, che diviene rosso sangue: un segno apocalittico non contemplato in nessuna profezia. Ma è qui.

Se Galeno fosse tra noi, dopo un paio d’anni di praticantato, rilascerebbe un suo Eziologia dei tumori.

L’incredibile scena, di perfetto sadismo, in Io la conoscevo bene: la scena del treno. Siamo al livello della migliore antropologia umanista, dei più alti moralisti. Mario Adorf, Franco Fabrizi; e poi un grandioso Enrico Maria Salerno. Enrico Maria Salerno, il padrone, sfottente e spietato, che, irretito nella complicità Nino Manfredi, sprona la vittima Tognazzi a mimare lo sferragliare del treno, rinfocolando a ogni attimo l’umiliazione, in una foia simbiotica da compiacimento autodistruttivo.

Il 25 aprile e il contro 25 aprile (una volta: XXV Aprile). Scene di ordinaria mal-educazione. Senza sangue si perde la comprensione, ciò è inevitabile. Senza sangue ogni concetto si derubrica a giocattolo intercambiabile con cui insultare il tifoso avversario. Ogni insulto vale l’altro, senza la trincea, il fuoco, la delazione, il coraggio.

Coraggio deriva da cuore, ovviamente. Nel Duecento letterario italiano tale etimologia era cristallina, inequivoca. Oggi non si comprende davvero cosa sia il cuore o il coraggio. Quando abbiamo dimostrato cuore o coraggio in vita nostra? Lontani dalle tempeste d’acciaio, in piena muffa, da ottant’anni, svapora ogni contorno, le definizioni si fanno lontane, evanescenti. Partigiano e repubblichino si equivalgono a livello della Playstation degli inetti. Un quarantenne di sinistra insulta a destra e viceversa; Mussolini, Matteotti, Bella ciao e Faccetta nera divengono le pedine idiote di una battaglia navale dell’insensatezza. Il sinistro col fiocco rosso al collo, le vene turgide nell’indignazione, ben fornito di citazioni e fotomontaggi da quattro soldi, replica al destro destrorso, marziale nelle trippe gonfie di bucatini alla carbonara, o al destro cristiano, una zuppa farraginosa di crociatismo alle vongole e malthusianesimo da fabbrichetta. Inconsapevoli, tali fazioni, di tutto, delle privazioni della morte della sofferenza della fede a un’idea, persino di come scarrella un Mab, esse cianciano: di chiodi a quattro punte, massacri titini, Marx e Gentile, Che Guevara e Almirante, Ardeatine e Katinka, Ghersi o don Pappagallo, sprezzanti del ridicolo, incapaci del volo d’aquila; il sub specie aeternitatis non li tange perché quello si acquista su campi di battaglia reali o nelle spaventose forre della migliore conoscenza. Cianciano, odiandosi l’un l’altro in nome di spetezzi ideologici di quarta mano, degradatisi nei decenni, lontano il sangue, in parodie che farebbero orrore a vinti e vincitori.
Non tange, questi asini, nemmeno la blanda considerazione che il fascismo e l’antifascismo non esistono, ma son solo abiti che rivestono un moto dell’animo raggrumato temporaneamente in blocchi di credenze. Assurbanipal è fascista? E Pio V? Diocleziano? Gneo Pompeo?

Lessi, in un sussidiario mio, di quarant’anni fa, che gli Assiri furono i nazisti dell’area mesopotamica. In quel libercolo, da cui trasudava l’insipienza del Sessantotto, già erano prefigurate le angustie dell’oggi, il riguardarsi l’ombelico, l’abbandono della vastità del pensiero, la voglia feroce di ricondurre la complessità a una polemica di parte e di partito. In attesa del ponte.

Il ponte, signore e signori, è l’unico collante della nazione. Il ponte è sacro. Gli Italiani confidano, quindi, nello Stato pontefice, salvo lamentarsi quando un supermercato chiude a Pasquetta (“Com’è possibile! Uno scandalo!”).


In Cattivi pensieri l’avvocato Marani elucubra fantasie da cornuto. Tornato a casa intuisce che nel ripostiglio si nasconde un uomo. Quest’uomo, lo sapremo poi, non è l’amante della moglie, ma solo un ladruncolo. Ma lui non lo sa. Di qui l’equivoco. Mariani, che ha naturalmente un’amante, si tortura piacevolmente con immagini delle moglie zoccola, una bellissima Edwige Fenech. Porca! Troia! In una scena la immagina a bordo piscina mentre sei maschi dal membro spietatamente eretto le fanno corte. Anche quando scoprirà l’innocenza della donna, le fantasie non si placheranno, ovvio.

La scena anzidetta appare, senza avere debiti riconoscimenti, in un film di Rocco Siffredi. Chissà quante volte è stata citata nei porno internazionali. Rocco/Roch Siffredi è, ovviamente, il nome del personaggio di Alain Delon in Borsalino. Che il Rocco nazionale sia, in fondo, e in lungo, un cinefilo?

Un simpatico gadget. L’arnese per far pisciare le donne in piedi. Lo trovo altamente democratico. Qualcuno mugugna, ma molte signorine già hanno la spiegazione in tasca: macché cattivo gusto; è perfetto per le donne in fase post-operatoria (anche, ginocchia) oppure per coloro che schifano accosciarsi sui water closet pubblici o su quelli degli uffici che, purtroppo, ancora pullulano di latori di membro. Et voilà, allora. Dalla borsetta si estrae il cono di gomma, lo si adatta al conno e si lascia zampillare, col volto beato, estasiato; in piedi. Il progresso si identifica, oramai, con la comodità. Viceversa, alcuni uomini sono costretti ad accosciarsi: sporchi la tavoletta! Schizzi la coppa del cesso! Il diavolo della democrazia si infiltra nei dettagli. Da ragazzini si faceva a chi pisciava più lontano, ma anche quel ricordo sciovinista pare destinato a dissolversi nella correttezza. Le prostate, anche quelle ventenni, non sembrano più quelle d’una volta e anche il veretro stenta, a dir la verità; meglio accucciarsi, come barboncini. 

Mille sogni fan in me dolci bruciature
come caldi escrementi d’una vecchia piccionaia …
poi ingoiati con cura i miei sogni
- ne ho bevuti già trenta o quaranta! -
mi raccolgo per mollare l’aspro bisogno.
Grato al dio dei cedri e dell’issopo
io piscio altissimo, contro i cieli lontani -
l’assenso riscuoto dei grandi eliotropi 

Quando i telefilm americani battono su un tasto, maniacalmente, vi è sempre un sillogismo a lunga scadenza da estrarvi. Esempio. Da decenni, in qualunque telefilm giallo, chi paga in contanti è un lestofante. Arriva il detective liberal di Nuova York, Ewan Poodle, col ciuffo ingelatinato, che fa il terzo grado al negoziante: c’è forse stato un tizio così e così che ha acquistato questa cosa così e così? Sì, mi pare di ricordarlo, fa il negoziante. Bene, ci mostri gli elenchi delle carte di credito, intima il detective, suadente e sbrigativo. Ma il negoziante: mi dispiace, ha pagato in contanti. Ah! … fa il detective. E poi ripete: ah! … ammiccando al compagno che, come lui, la sa lunga e ha già dipanato il gliuommero della questione. “Sto figlio ‘e ‘ntrocchia ha pagato co ‘e ‘ppaparelle!” ”Uomo ‘e sfaccimma, paisà!”, fa eco l’altro. I contanti sono, infatti, il paravento dei criminali. Maledetti contanti.

E la piscia? Pure. La detective Hillary Cunton, col gel nuovaiorchese nel ciuffo liberal, perquisisce la casa del presunto criminale maschio, ma trova solo una donna. Al cesso, però, Hillary nota la tavoletta alzata. Ah! … fa la detective. E poi ripete: ah! … ammiccando alla compagna che, come lei, la sa lunga e ha già dipanato il gliuommero della questione. “Qui non ci sei solo tu, Jill Masterson, ma pure quel figlio ‘e ‘ntrocchia maschilista dell’amante tuio!”. E la compagna: “Dove sta ‘sto uomo ‘e sfaccimma, parla!”. E questo accade perché i cattivi, nei telefilm americani, lasciano la tavoletta alzata. Fossero stati bravi omarini, buoni, l’avrebbero lasciata abbassata poiché le signore, pipì o pupù, sempre abbassata la vogliono, almeno a casa (al lavoro magari si schifano e tiran fuori il gadget di gomma). Capito a che livelli arriva il patriarcato? E l’evasore fiscale?

Piegare il passato al ridicolo e alla stupidità del politicamente corretto secondo lo schema totalitario di 1984. Esempi da 25 aprile. “Il Fatto Quotidiano”: quando i partigiani si unirono ai negri! Brigate partigiane di Africani! Somali Eritrei Etiopi contro l’invasor! Democrazia! Oppure, stavolta “L’Espresso”: quando i partigiani insorsero assieme ai femminielli di Napoli! La comunità che ha precorso le lotte LGBT contro la Wehrmacht! A borsettate contro le Maschinenpistole!
La brigata partigiana di ebrei è già passato in giudicato.
Delle brigate partigiane di sole donne, invece, ne ho già una collezione nell’armadio della sazietà.
Manca, è vero, una brigata partigiana di vegani già esiliati a Ventotene, ma con un po’ di bianchetto si faranno miracoli.

Piegare il passato al ridicolo. Con gli auspici dell’UNHCR ecco a voi, per i tipi di Battello a Vapore, l’insostituibile Anche Superman era un rifugiato. Storie vere di coraggio per un mondo migliore. Scacciato dal pianeta Krypton il diversamente umano trova sulla Terra il proprio cantuccio. Accogliete anche voi, bambini, accogliete tutti. E mangiate cioccolata.


E così per Odoacre o Totila: non più invasioni barbariche nei libri di scuola bensì migrazioni barbariche. Totila conduce i Goti alle porte di Roma, nel 547. Le sue intenzioni sono chiare: spianare tutto sino a rendere la città pascolo per armenti. Belisario, generale bizantino, sbarca a Porto, l’attuale Fiumicino, per contrastarlo. E gli scrive una bella lettera per renderlo edotto del carattere sacro di Roma; ce ne informa Procopio nel De bello gothico: “Ora, se tu trionfi, distruggendo Roma, non perdi però una città altrui, bensì la tua propria, o illustrissimo uomo: conservandola invece, tu puoi reputarti arricchito, a buon prezzo, del più splendido possedimento della terra. Se, invece, la fortuna ti sarà avversa, la conservazione di Roma sarà un buon motivo affinché tu trovi grazia agli occhi del vincitore, laddove la distruzione sua ti toglierebbe speranza di essere accolto con mitezza e di avere qualche vantaggio. Fatta l’opera, scenderà la sentenza del mondo, che in ogni caso ti giudicherà: infatti, la bella o brutta fama dei principi dipende necessariamente dalle loro gesta“. Totila, a fronte di tanta responsabilità, si convince e desiste, piegando altrove il proprio esercito.
Questa la storia fino a oggi.
Da domani, chissà. Magari troveremo che Belisario, penna dietro l’orecchio, gli compila, da navigator, il modulo per ottenere la casa popolare e l’asilo gratis per i marmocchi.

Più passa il tempo più mi vengono cattivi pensieri.

61 commenti :

  1. Ah ah Alceste, muniamoci di vulva blu cobalto sintetica per pisciare coatti nei bagni delle donne, cosi' con atto dissacratorio artistico (art pour l'art) ricacciamo in gola alle fellone l'ennesimo ed inammissibile sopruso con sconfinamento di campo! La pisciata maschia al vento va tutelata come ultimo Patrimonio dell'Umanita' sana di mente, linea Maginot nella storia del maschio fra poco estinto.
    Siamo alla frutta, quella al glifosato.
    In Veneto hanno invece ben pensato di tappezzare il territorio con piantumazioni di vitigno prosecco: e via di irrorazioni, che se c'e' l'allocuzione "santo" nella marca del prodottino si va dritti in paradiso senza sensi di colpa.
    Anche il piu' demente analfabeta (o laureato, il che e' equivalente) e senza storia in arte vinaria, bastava avesse due ettari ereditati dal padre morto di cancro, ha piantato prosecco a ridosso di casa sua e dei vicini.
    Territorio? Equilibrio? Tradizioni? Harakiri? Ma andate (uomini e donne) a pisciare controvento con protesi di gomma, ed accoppiatevi pure con vostri pari di gomma, brindando con calici di profumatissimo veleno e lappando nutella radioattiva dai capezzoli di neoprene non afrofobico e ne biancosuprematista made in Cina.
    Papa B. gia' sta mettendo le mani avanti sulle "risorse" della Libia nel caos autogeneratosi dal caso cosmico, come l'universo farlocco made in Copernico, Newton, Einstein ecc.: attendiamo i piagnistei coordinati al Vaticano dello Stato Maggiore dei sindacati il 1° maggio. Maschere da teatro No in azione!
    Forse ci sara' anche Greta con Landini sul palco il giorno della festa dei redditari di cittadinanza ex lavoratori!
    Siamo oltre la frutta: siamo al buco nero. Quello vero, non quello CGI made in supercazzola con scappellamento a destra o a sinistra, tanto fa lo stesso, venduto e strombazzato ai quattro venti per tre giorni dai "boss" dell'agenzia spaziale di turno e gia' dimenticato. Marte? Le fasce di Van Allen? La luna nell'atmosfera terrestre? I cinesi sulla luna? Adesso ci stanno provando gli israeliani. L'altro giorno ho letto che scienziati napuletani avrebbero colto un evento cosmico che si verifica con la frequenza di ventimilamiliardi di miliardi di anni, o una cosa simile. Mi sbagliero', ma a me pare un'altra supercazzola spaziale. Vabbe': attendiamo il prossimo evento planetario o galattico facendo finta di crederci. Tognazzi fu un veggente. Se fosse vivo oggi penso si rifiuterebbe di fare film: impossibile far il verso all'italiano di oggi, piu' supercazzola di un buco nero in una vigna di prosecco bio.
    Anonimo R

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    1. Greta e Landini? Questo sarebbe davvero cosmico, interstellare ...

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    2. CG(I)L (Computer Greta Immages Landini)
      Ah ah ah, per te caro Vate: una preview tipo le dirette della NASA dall'ultra-spazio!

      https://www.youtube.com/watch?v=oOsV7bdjnlA
      Greta Thunberg incontra Maurizio Landini nella sede della Cgil prima di Friday for Future.

      Preparamici a sbaraccare: abbiamo (senza volontà quindi senza colpa) toccato "er nervo scoperto der dente cariato"?

      Uguccione Bamberto da Marostica, Cavaliere dell'ordine del Colpo della Strega, insignito della ambita onorificenza dopo la difesa vittoriosa e non simbolica dello stendardo cittadino, minacciato di ratto dalla falange salafita del feroce Saladino in una azione provocatoria e perniciosa, eseguita dal manipolo di coraggiosi e indomiti kamikaze mussulmani non giap in un giorno di fine 1700 non coperto da velature in transito

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    3. Su Landini allora non mi sbagliavo: pesca nel peggio.

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  2. Tutto vero, caro Alceste, tutto disperatamente vero! Mai avrei potuto immaginare che il mio "crepuscolo" si sarebbe dipanato in questo "habitat".
    Abbi cura di te.
    Hermannus Contractus

    P.S. In fatto di cinema questo post mi riconferma che abbiamo gli stessi gusti!

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    1. Il cinema italiano l'ho rivalutato in quest'ultimo decennio. Tognazzi è sul podio.

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    2. Loris da Faenza29 aprile 2019 03:10

      Pregiato Hermannus,
      pur condividendo, ahimè, crepuscolo e contesto, devo dire che, per quanto mi riguarda, l'habitat attuale era da tempo facilmente prevedibile. L'accelerazione del processo, piuttosto, è stata veramente spaventosa tanto da spiazzare anche i più consapevoli e attenti. Naturalmente la velocità (complice la tecnologia) ci preclude non tanto l'adattamento, poiché solo uno stupido intende adattarsi, quanto una sana, anarchica resistenza che non sfoci
      solo in uno sterile isolamento senile ma che possa consentirci di ritrovare nuove o vecchie motivazioni, se non per vivere, almeno per sopravvivere.
      Non vorrei peccare di semplicismo dozzinale ma amicizia, amore, bellezza, dono, consapevolezza o quel poco che resta di questi valori possono bastare per arrivare al ...Dunque. Sarei molto più preoccupato se avessi vent'anni!
      Ovviamente il quadro che con somma maestria ci dipinge l'Alceste me lo godo esteticamente sotto la categoria "Bellezza" ma sotto quello "Consapevolezza" aggiunge poco alla mia, fatte salve le preziosissime pillole di stile, di conoscenza e di cultura che ci somministra, delle quali eternamente renderò grazie.
      Perciò leggo avidamente il Nostro: diversamente sarebbe come, si dice in Romagna, sbattere la maletta negli spini.
      Con simpatia.

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    3. Caro Loris,
      innanzitutto ti diffido dal definirmi "pregiato"...potrei metter mano alla pistola (cfr Craxi!).
      Scherzi a parte, il tuo scritto è assai sensato e ben argomentato. Il mio mestiere, così come l'ho praticato per tanti anni , si è proprio fondato su quei valori che elenchi e che sono considerati di "semplicismo dozzinale" solo dagli imbecilli di ogni ordine e grado.
      Purtroppo non sono riuscito a decifrare il senso preciso della "maletta negli spini"! Potrebbe essere, simile a quel che dicono al mio paese (etnicamente affine a quello del nostro ospite Alceste) di qualcuno non particolarmente dotato sul piano intellettuale..."ma po fà sangue na rapa?": attendo lumi, perché a dispetto della canizie e delle "contratture", sono ancora curioso di imparare.
      Vale.
      Hermannus Contractus

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    4. Bolognini, Lattuada, Olmi... oltre i citati da Alceste. Di Lattuada ho visto recentemente Guendalina e Il cappotto con Rachel poi il Metello e la Corruzione di Bolognini a seguire ho trovato Il posto di Olmi un altro capolavoro. Il Poliscriba

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    5. Il posto e La circostanza. Siamo oltre la commedia nera, qui.
      La notte brava di Bolognini: guardate chi sono le attrici, come recitano e i loro volti.

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    6. Loris da Faenza29 aprile 2019 15:41

      Per H.Contractus: il significato dell'espressione è "percuotere con i genitali un roveto irto di spine": Il significante è: farsi accanitamente male da solo.
      Quindi: leggo Alceste non tanto per il contenuto che condivido talmente da finire, alla lunga, col deprimermi ma, sembra assurdo, per la goduria di tipo estetico che mi provoca. Insomma, mi fa bene allo Spirito.
      AriVale!

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  3. Signore, più la leggo e più vorrei che altri, amici... conoscenti, la leggessero. Gente della generazione che con lei condivido e quindi che avrebbero i rudimenti per cogliere ció che lei dice. Ma sono stanco e mi coglie anche un certo egoismo. Se a loro piace il pensiero superficiale e precotto, che si fottano. La vecchia storia delle perle ai porci.

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    1. Lasciali stare dove sono: a mangiare Nutella e Champions League.

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  4. O commenti su comedonchicotte agli scritti di Alceste confermano sempre il livello della "controinformazione".

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  5. La storia di questo film di Tognazzi è molto simile ad un altro film, anche questo con protagonista Tognazzi. “il magnifico cornuto”, anche qui il protagonista è un facoltoso industriale che passa la vita spassandosela con i sui falsi amici, ed anche qui il protagonista è ossessionato dall’idea che la moglie lo tradisca, il finale però è diverso ( https://www.youtube.com/watch?v=aS8N7fKosfQ ). Alceste, cosa ne pensi de “il diavolo” e “l’ingorgo”, entrambi con Sordi? E de “il giocattolo”, “caffè express” e “pane e cioccolata”, con Manfredi? Comunque il cinema italiano è morto perché è morto il teatro. Era solo con il teatro (quello vero, rudimentale, rozzo, la “rivista” con il finale di lancio di verdura e pomodori in faccia, il teatro di “vita da cani” di Monicelli e con Fabrizi o “il ratto delle sabine” con totò) che il cinema aveva una base solida. Morto il teatro è morto pure il cinema. Ed oggi si vede benissimo, con il polcor che ha invaso tutto: froci e negri, è questo che è diventato il cinema (se ci fate caso non si parla d’altro). Ormai il cinema si è staccato dalla vita reale (che a sua volta si è degradata) e perciò si è politicizzato. Per quanto mi riguarda continuo a preferire il cinema italiano presessantotto, la commedia alla Totò e Peppino. è un cinema che parla di un’altra Italia, il clima che vi aleggia è quello della semplicità dell’Italia dell’epoca, con la sua vita faticosa, rude, ma serena. Il ’68 anche (direi soprattutto) nel cinema ha portato il suo degrado: volgarità, sudiciume, squallore, tutto propinato per arte. Saluti,
    Enrico Barra.

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    1. Sono completamente d'accordo con te.
      Eliminare l'artigianato teatrale (penso soprattutto alla rivista, al vaudeville) ha eliminato l'attore.
      "Il magnifico cornuto" lo ricordo, è meno grezzo e urtante di "Cattivi pensieri"; "Pane e cioccolata" l'ho addirittura citato ne "La vestaglia del principino" ... c'era un mondo (anche di scenografi, truccatori) che riusciva a rendere artistica anche una pubblicità (basti vedere i video di Mina per la Barilla).

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    2. Caro Alceste,
      negli anni '60 ho vissuto a Roma e, nel tempo libero dagli studi accademici alla Sapienza, mi dividevo tra la Tipografia GATE, ove si stampavano l'Unità e Paese Sera, ed in cui lavoravano alcuni miei "compagni" (?) di allora, ed il Cinema Teatro Ambra Jovinellli, ove a modico prezzo (accessibile anche a noi rattoppati studenti fuori sede!) si poteva assistere ad un "avanspettacolo", seguito dalla proiezione di un film di seconda visione (generalmente italiano...perché in prima visione duravano poco oppure non ci arrivavavano proprio!). Ho potuto spesso individuare sul palcoscenco dei veri e propri professionisti (alcuni dei quali hanno in seguito avuto più ampi e meritati riconoscimenti), ma soprattutto assistere, in diretta,
      ad estemporanei ed esilaranti, ancorché volgari, scambi di battute tra il pubblico (de romanacci!) in sala e attori sul palcoscenico...un pò alla Petrolini, insomma!
      Ebbene, la mia "formazione" ha risentito assai più delle lezioni Ambra Jovinelli, piuttosto che di quelle dell'Unità!
      Tu sei arrivato alla Sapienza molti anni dopo me: c'erano ancora?
      Scusa la prolissità, ma ai vecchi capita, a volte, di sentire la nostalgia.
      Un caro saluto.
      Hermannus Contractus

      P.S. Sono terrificato da quel che mi dici delle nostre "nocchie", orgoglio e vanto della Tuscia.

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  6. Gia' che gli ItalianI soon uno dei popoli piu morti di f... non di fame e poi ci si mette anche lei un vero sadico ,tipici film da pervertitori di morale LA massoneria e il Ghetto ne hanno avuto del tempo tempo e mezzi a dismisura tra tutti I film di banfi buzzanca e vitali Milan bombolo ecc cinema Per veri Intenditori hanno lavorato anni per depravare gli Italiani e Ira si gustano I frutti ,adesso avete pure il Rocco che ha aperto postribili che chiama accademia

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  7. Meraviglioso. Quando leggo Alceste, imparo tante parole antiche ma nuove. Per fortuna che InFernet c'è...comunque quando credevo di essere più scema di adesso, per trovare facilmente la combinazione delle 64 carte de I Ching, elaborai a mano una classificazione assegnando zero alle linee interrotte ed 1 alle linee continue. Ne vennero fuori 64 numeri di 6 cifre [tante sono le linee di combinazione sulla carta] dal 000 000 a 111 111. Rifatto poi mentre studiavo il tralasciato Cobol o similare, venne fuori una Filippa di TROPPE righe, per cui abbandonai l'idea di poter diventare un hacker...Buon Primo Maggio dei Lavoratori d'Una Volta a tutti Voi Grandi Pensatori e Scrittori.

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  8. Ah sh Sed Vaste! Dove t'eri cacciato? In qualche pornochat thai? Dai che non e' tutto marciume: se li sognano i tuoi "amici" certi guizzi di poesia stracciona.
    Anche da proni in fondo "li famo pesti".
    E' paradossale, lo so, ma come negarlo? Anche tu (anche io, tu in realta' piu' monotematico di me quindi piu' spirituale) fai parte di questo bestiario che aspira alla santita' giocando a briscola.
    Stammi bene e rincara pure la dose: nessuna umiliazione e' troppa per riscattare il presente!
    Antoine Deborde

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  9. Per come LA vedo io qui avete una sola via di salvezza LA morte ,morte materiale s'intende ,non e' piu in discussione quella spirituale quella e' gia avvenuta da mo' guastati fino al midollo come siete l'estinzione e' un toccasana ,giustizia e' fatta , quel che ci vuole ci vuole per gente che e' rimasta per anni in silenzio mentre una masnada di razze e di eneegumeni invadevano l'Italia In ogni dove ,lasciare spazio e docilmente e I propri Succi in primis ai nuovi Italiani colorati e' un Dovere i poverini hanno bisogni biologici che vanno esauditi , adesso si vede qualche bagliore flebile di sano razzismo ma e' ancora troppo poco ,e' che avete troppi nemici camuffati da amici vedi I vari filosofi che spopolano i piu in Voga i piu presuntosi i piu sputasentenze I piu insomma fusaro galimberti ai quali stranamente piace stare sempre all'ombra dei figli Della vedova presentare I libri nei rotary e' il tocco finale il ritrovo il bar dei traditori in cui non bisogna mancare , me ne ritorno in pornochaterotica

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    1. Ah ah, sapevo che se toccato nel vivo sai dare il meglio di te Sed. No, troppo comodo tornare nella pornochaterotica: abbiamo bisogno di sangue, sangue vero, anche del tuo!!!
      I biondini sono sempre i nr. 1, ma a youtube si cacano nelle mani che la gioventù tedesca ed europea, data ormai quasi interamente nella via della femmina, veda per intero questo video, così lo hanno oscurato per la maggior parte.
      Le "mamme" potrebbero svenire od ovulare ed i "maschi" vomitare o spermatizzare.
      La parte oscurata (io adesso non riesco a vederla ma nel passato era ben visibile) mostra un combattimento vero che finisce a colpi di sassi spacca cranio sul greto del fiume.
      Immaginate cari: questi duellano con spade vere affilate e senza protezioni e si aprono felicemente la carne invece che drogarsi o chattare o schiantarsi ubriachi o farsi tagliare la gola da un mussulmano risorsa di merda o farsi le seghe o ascoltare Fusaro!
      Così, per mantenere viva la tradizione dei loro Avi!!! Cazzo!!! Onore a questi uomini!

      https://www.youtube.com/watch?v=AkrSnSCgfmM&feature=youtu.be

      (Dependance di Soshu mon Amour)
      Antoine Deborde

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    2. Che bei capelli biondi!
      Ti sei dimenticato di dire che hanno oscurato anche la scena in cui fanno una pausa per pisciare e tiran fuori il fallo di silicone.
      Ciao,
      Ise

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    3. https://youtu.be/6od76UNHt-M
      Per te cara.
      Antoine Deborde

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    4. ma questi so 'na una bomba!
      se andassi ancora ai concerti andrei a vederli all'orion il 16...
      Andrea.

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    5. Questa caro Anonimo R e' davvero, ma davvero, di cattivo gusto.
      Andrebbe cancellata e resettata con una risata. Ma ormai e' andata cosi'.
      Ise

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  10. il lago di vico è casa mia... l'ultima volta che ci ho fatto il bagno mi sono riempito di eczemi. ormai ci trovi solo i rumeni che sguazzano e fanno picnic
    Secondo me ormai più che nuovi schiavi (che tanto lavoro non ce n'è) stanno importando consumatori di bocca buona

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    1. In effetti vanno in discount in cui non comprerei nemmeno un cerotto.

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  11. Gentile Alceste, negli ultimi tempi, diciamo anni, aumenta esponenzialmente il senso di colpa per un sentire che si fa sempre più forte dentro di me, ovvero anch'io faccio parte di quella schiera, stigmatizzata dal buon Tognazzi, che non ha più voglia di lavorare.
    In realtà non ho più voglia di lavorare in questo modo e in questo mondo, premettendo che dall' età di vent'anni mi sono dedicato anima e corpo alla musica, al teatro e all' insegnamento, credendo profondamente nel valore del lavoro e della passione.
    Gradualmente e inesorabilmente questa spinta è venuta sempre meno, immiserita da un approccio sempre più superficiale e brago del mondo del lavoro.
    Un tirare a campare in attesa delle ferie, della pensione, della poca attenzione, del degrado etico e morale che pervade tutto e tutti.
    Così ad un certo punto ho alzato bandiera bianca, il malanimo ha vinto sull' entusiasmo acritico e bovino di molti miei colleghi, che sembrano refrattari al disastro che sta loro attorno.
    Certamente non sono il solo, credo che molti di noi che la leggiamo e partecipiamo a questo blog percepiamo lo stesso sentire.
    Con mia moglie ci facciamo scorpacciate dei film della biblioteca comunale, una delle poche cose meritorie di queste bolse amministrazioni locali.
    Rivedendo Germi, Bolognini (con il quale ho lavorato in una sontuosa produzione di Aida) Salce, Loy, Magni, ritroviamo l'Italia della nostra giovinezza, un paese genuino, fatto di sudore, sangue e genio.
    Credo che il peccato originale o meglio la piaga ha generato la devoluzione di questi ultimi cinquant'anni sia stata la scuola e l'università, con tutte le cosiddette riforme che via via hanno devastato un patrimonio straordinario di didattica e conoscenza.
    Il "diritto" allo studio ha riempito aule di zucche vuote, che in altri tempi avrebbero trovato maggiore soddisfazione nel lavoro duro e puro.
    Abbiamo fame di laureati berciava l'opinionista di turno, così tra triennali e corsetti vari, anche gli asini vantano il loro bel titolo di dottore.
    La scuola e l'università sono diventati serbatoi di clientele, raccomandazioni, botteghe che vendono pezzi di carta....un business enorme che ha prodotto danni irreparabili con la perdita di secoli di sapienza numinosa e sacra

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    1. Bolognini era un ottimo regista che pagò (duramente) il suo "formalismo", assai inviso al marxismo militante della critica. Senilità, La notte brava, Gran bollito sono film di alto livello. Il bello è che anche il comunista Citto Maselli pagò duramente il suo formalismo: basti vedere le sue prime opere, impeccabili (I delfini, Gli indifferenti), e ciò che produsse dopo quando si allineò. Anche il declino del cinema ha cause precise, fra cui l'apertura (o la sbraco), alle multinazionali americane con una serie di leggi omicide. E poi il clientelismo e certi abbiocchi critici che partorirono il verdonismo e tutta la commedia buonista che ancora ci attanaglia. Ormai è impossibile rimediare, mancano fondi idee e materiale umano. Anche certi vecchi leoni sembrano rincoglioniti.

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    2. Caro Marco,
      questo tuo post mi era sfuggito e lo leggo soltanto adesso. Sono completamente d'accordo con la tua analisi e le tue conclusioni: nel mio caso ho potuto lavorare ancora con passione e dedizione fino a pochi mesi fa (gli anni e gli acciacchi ad un certo momento pesano!) soltanto uscendo volontariamente dal mondo "carrieristico" ed "ipocrita" dell'Ospedale e "buttandomi" nell'autonomia professionale.
      Da musicofilo mi ha molto incuriosito sapere che Bolognini ha curato un'edizione di Aida: potresti essermi più dettagliato?
      Grazie e un caro saluto.
      Hermannus Contractus

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    3. Gentile Hermannus,
      Trovo adesso il suo intervento in risposta al mio commento e mi scuso per il ritardo;
      Quell'Aida fu un allestimento della prima metà degli anni '80, ripreso qualche anno dopo in diverse produzioni in Italia e all' estero (soprattutto Spagna); io accettai proprio perché affascinato dalla prestigiosa regia del maestro Bolognini, che infatti non tradì le mie aspettative.
      La critica, come sempre progressista e de sinistra, ne contestò il formalismo e l'approccio definito "tradizionale", come ne fosse una colpa.
      Tutto ciò che invece apprezzai dal "di dentro", proprio perché la lettura di Bolognini non voleva essere invadente ma bensì rispettosa della musica e del teatro di Verdi.
      Giusto per darle un'idea le propongo questo video

      https://youtu.be/2d29FWCUz04

      Credo sia l'esempio lampante dell' operazione di sistematica distruzione dell' arte italiana....e come faceva notare Alceste in un precedente articolo, lo strumento è ridicolizzare ciò che ci ha rappresentato nel mondo per secoli
      Un caro saluto

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  12. Caro Alceste,
    tanto tempo fa conobbi il lago di Vico e personaggi li' dimoranti, dei pazzi. Gia' era un luogo abbastanza profetico...non vi hanno ancora detto che si tratta dell' algae rubicondae, una specie rara che cresce nei climi tropicali? Mi fa piacere che avete le nocciole, da piccola ne facevo scorpacciate al parco ma ora si sono estinte da me, insieme ai pinoli.

    Cin Chan Pai e Ding Dong Dang son gia' che non han voglia di far nulla, solo le vacanze alle Maldive, in realta' prediligono la Tailandia, che offre loro soggiorno visa-free e territorio pulito da inquinare con delocalizzazioni en passant, tra una vacanza e l'altra. Sembra sia stata investita da uno tsunami di plastica da quando ci va Ding in vacanza, chissa' se Vaste se ne e' accorto.

    Anche qui siamo investiti dalle sue pet bottle quando il vento soffia da nord, spiagge ricoperte da bottigliette Ding Dong Dang che ci tocca raccogliere in grandi sacchi di plastica Dang Dong Ding...Dicono che siano le crociere a buttarle a mare prima di approdare per lo shopping made in Japan. Si son comprati anche la Costa Atlantica, la crociera che li scarrozza nel Pacifico per farli giocare liberamente al casino' sulle acque extra territoriali insieme alle ballerine russe, poi li riversa sulle coste insieme alle pet bottle per l'immancabile shopping devastatore, infine tutti a casa col portafoglio leggero.

    In Italia mi sembra che non solo non han voglia di far nulla, ma han perso da tempo il senso che li stimola a voler far qualcosa. Aspettan il grande botto, invece il botto non viene e si deve continuare a soffrire... di cosa non lo sa piu' nessuno, l'importante e' che si soffra e si scarichi la colpa di cio' su qualcosa per sentirsi vivi e vegeti nell'attesa.
    Diteggiamento compulsivo per il maschio e fallo di silicone per i bisogni in piedi della femmina. Mi sembra un ottimo compromesso in attesa dell'estinzione.

    Stasera qui si festeggia l'inizio del nuovo imperatore che sostituisce l'emerito. Faremo il countdown. Ho deciso che diro' la verita' su cosa e' oggi l'Italia, basta far finta che sia ancora quella che immaginano estasiati. Gli rompero' tutti i sogni nel paniere, cosi' cominceranno a prendere confidenza con il significato di emerito, che campa di eredita' non emeritata.
    Un caro saluto,
    Ise

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    1. Ma quali alghe ... da vent'anni non si può bere l'acqua in tutta la provincia ... arsenico e piombo. Son apocalissi in miniatura. Però paghiamo il canone di depurazione, oltre all'acqua minerale per sciaquarci le pudenda.

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    2. "Stasera qui si festeggia l'inizio del nuovo imperatore che sostituisce l'emerito"

      Ma quale imperatore, cara Ise... niente più imperatore da quando "l'imperatore ha perduto l'immortalità, non è più Dio ci hanno detto, così sarà!".

      Come in €pa, del resto, dove piangono Notre Dame solo per i problemi di mancati introiti che derivano dal suo incendio.

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    3. Dal New York Times:
      "Naruhito is taking the throne at a time when Japan faces numerous challenges, including a low birthrate and a declining, aging population. The country is making efforts to open itself to foreign workers, change the country’s brutal, entrenched work culture and reduce gender inequality."

      Piu' immigrazione, abbattere antichi codici d'onore, piu' femminismo...L'agenda del nuovo "imperatore" e' gia' fitta d'impegni...
      Ise

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    4. Mi pare che questa tua preziosa notazione tolga definitivamente il Giappone dala lista dei resistenti ... solo la Mesopotamia resiste, non perché siano migliori, ma solo più "antichi" ... ci mettono più a sciogliersi, insomma.
      Per quanto riguarda i Gilet Gialli (a proposito di resistenti) basta leggere cosa scrive il loro alfiere, il gaudente Michel Onfray. Sono in attesa di leggere cosa pensano i controinformatori nostrani, allocchi che prendono una sbandata dopo l'altra.

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    5. Senza contare le già durissime offese della guerra, non va dimenticato il sistematico "lavaggio del carattere" operato tanto sul Giappone, quanto sulle nazioni europee dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

      Se un giorno verrà scritto il corso degli ultimi tre quarti di secolo, si vedrà come tanto l'Europa quanto "Yamato" hanno dovuto fare una sola cosa: vergognarsi, vergognarsi apparentemente in eterno di cosa sono stati.

      L'unica cosa che è stata inculcata ai figli, è che essi devono vergognarsi dei padri.
      A memento di cosa fu il Giappone, una foto nota ma eloquente:
      https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/89/Lowering_the_flag_on_Zuikaku.jpg

      (immagine non "posata", come quella dei marines sul Suribachi...)

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    6. Lo spirito (quello giusto) dei padri (o nonni) si puo' ancora recuperare. Richiede coraggio, carattere, fatica, intelligenza e strategia.
      Un saluto.
      Anonimo R

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    7. Ahh ma se e' per questo caro Alceste il Giappone non era gia' tra i resistenti, nel senso di buona parte della classe dirigente, massmedia (la tv e' quasi peggio della nostra, immagina te), mode cittadine con pecorelle al seguito, cedimenti psicosociali vari...
      Quello che ancora rilevo, a differenza di altri luoghi, per riassumere in due parole, anche se meriterebbe un trattato,
      sono le sacche di societa' sana,
      dove si puo' almeno godere della compagnia di persone che ancora sanno da dove vengono e dove vogliono andare...poi lo spettacolo e la scenografia saranno gli stessi, non credo basti a scongiurare la pialla globalista, ma almeno ci si sente in buona compagnia. E' un po' come accompagnare i pasti con un buon vino o con uno scadente...
      Ise

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  13. Non farti venire cattivi pensieri...
    Per avere ragione hai ragione, la settorialità e la specializzazione sono una conseguenza diretta della poltiglia culturale in cui è ridotta la scuola italiana.
    Quanto alla visione complessiva, essa viene penalizzata da un parecchi decenni...ci sono però due fattori importanti: da una parte è penalizzata la curiosità, perchè semplicemente non serve. Mio padre e anche altri come lui, anche più giovani, ci si dannano: "Perchè tua cugina xxx ha fatto l'università, ma se gli consigli un libro sul settore in cui ha studiato, non lo conosce, non ne vuole sapere niente?" E niente ci si dannano, non capiscono che sono proprio i laureati i più attaccati da questa apatia totale. Il tanto che serve, e già quello annoia (molto), perchè non c'è passione, non te la insegnano, non serve, già la scuola e l'università sono la morte delle passioni...la tesi di laurea? Oggi se la sono dimenticata 5 min dopo che l'hanno fatta...Il pezzo di carta che era una conquista (giustamente) alla loro epoca...oggi ci si fa la collezione e si usa in luogo della carta igienica...e fin da piccoli con la prof e tutte le puttanate imparaticce la tesina sulla schiavitù negli Usa in terza media (mica sugli italiani emigranti che hanno spaccato il culo e costruito mezza america, nord e sud).
    Io sono certo che con gli strumenti adatti ci siano (ancora!) milioni di individui con una potenziale visione complessiva, soprattutto in Italia.
    Il problema è che vengono incanalati male fin da piccoli. Per cui in luogo del "classico" come tu lo definisci, potremmo dire anche del complessivo, si buttano, disperati, sfiniti, esausti, in uno studio tecnico, in un concetto settoriale, pratico, definito e a-morale, dove finalmente non devono fingere di essere quello che non sono, li capisco. Hanno ragione, perchè sono 30 anni che la scuola infiocchetta le lezioni presuntamente "generali" con giudizi morali (e quindi politici, e quindi ideologici) di questa o quella risma, poco importa quale, e anzi non è neanche una risma politica definita, ma solo una mordacchia ideologica come tu ben intuisci, degenerata oggi poi, nel PolCor, o semplicemnte definitasi meglio...quelli che la rifiutano devono pure buttarsi da qualche parte...la scuola è il luogo dove si formano i sudditi, e purtroppo in questo senso da noi va sempre peggio. Quelli che fuggono da tutto questo alla bell'e meglio eccome se li capisco...solo che poi non li recuperi più.
    Mi avessero raccontato a scuola di Totila e Belisario o dei soldati che andavano da Roma a Porto (la nostra Fiumicino, appunto) e che campavano con le punte di frecce d'acciaio negli zigomi rimediate negli scontri espellendone la punta che faceva capolino, dopo anni, insieme al resto, rigettata dal corpo, chissà, forse mi sarei appassionato al mondo antico...

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    1. grazie Sitka anche io avrei voluto dire queste cose, ma non sapevo da dove iniziare. gli studi "umanistici" sono stati colonizzati dai bei pensieri e dall'ipertrofismo dell'ego. meglio poche parole e imparare a prender le misure. serena

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    2. Il problema è la scuola ... il problema è la sinistra. La destra è sempre stata illetterata, a parte qualche intellettuale sparso. Evola, Tarchi, Cardini, ma chi li stava a sentire? Poi è arrivato il Berlusconi con le fabbrichette. Ma la sinistra che ha colonizzato la scuola, in massa, coi suoi clientes e ilpattume sessantottino ... che da quarant'anni rompe i coglioni col nozionismo: ecco i risultati. Aspiranti avvocati con 'h' sbagliate, gente che a vent'anni non sa le tabelline, non sa cos'è il diesis, confonde Totila con Attila e Dracula, e il 5 romano con la V. Ci sono precise responsabilità clientelari. Infornate di falliti del '77 con concorsi truccati. Gli architetti di Valle Giulia che menavano ai poliziotti dove stanno? Dal primo all'ultimo nella pubblica amministrazione di Roma, dai duemila euro in su, poi danno la colpa alla Raggi ...

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    3. Su tutto il settore culturale, in toto, scuola compresa, la responsabilita é totalmente a sinistra, siamo d'accordo. Del resto ce lo avevano in programma fin dai tempi di Togliatti...gli é riuscito. Assai male (per noi).

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    4. Mi avete tolto le parole di bocca...
      Hermannus Contractus

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  14. "E dammi una lametta che mi taglio le vene"...

    Meglio il grande Cicalone romano.

    Firmato: contras anticazzari del del Nicaragua.

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  15. primo approccio a questo blog....condividendo quanto letto, e sintetizzando il tutto: un popolo senza passato e senza futuro se non quello di servire il padrone di turno!
    da ormai un bel pò di tempo, incessante e per noi villici italici inclemente cronos.....

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    1. Lo serviremo, eccome se lo serviremo ... per fortuna sarò morto e con me il blog.

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  16. incessante e inclemente cronos, condanna a morte di un popolo che fù!

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  17. Favoloso post che mi offre tantissimi spunti di riflessione nonostante il mio gap culturale.
    Per quanto riguarda la tendenza dei "tecnici" a sentirsi al centro del mondo, da sviluppatore software da anni e anni totalmente preso dal proprio progetto, ipotizzo l'esistenza di innati meccanismi che inducono alla sopravvalutazione dell'ego quando il discorso tecnico diventa particolarmente complesso ed allontana da una percezione più ampia ed equilibrata del mondo circostante.

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    1. Il discorso tecnico va bene (anche un fabbro o un ebanista sono tecnici) purché non divenga esclusivo. I nerd che parlano solo di PC e telefilm americani ne conosco: sono le persone più noiose e tetre del mondo.

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  18. I tecnici li conosco bene,quando va in panne il sistema operativo dei computer dell'azienda in cui lavoro,giungono asettici.Sono quasi sempre tra i 25-35 anni,ci guardano dall'alto in basso,giustamente direi(trasudiamo squallore),si limitano ad un cenno di saluto e si mettono a trafficare per la prima mezzora. Passata questa, cominciano col fare telefonate a raffica al loro centro operativo,che passo passo dice come devono comportarsi.Mai una bestemmia,quando non trovano la soluzione,sempre tutto molto easy,apparentemente sotto controllo. Mi chiedo quale sia la loro competenza(che per forza deve esserci).Questi interventi, fatti in remoto per lo più,spezzettano il sapere.Questi tecnici(almeno quelli che fanno consulenza alla mia azienda)non si troveranno mai da soli davanti ad un guasto tecnico ,e non potranno sviluppare quell'arte di arrangiarsi necessaria,.Io agli inizi della mia professione,quando mi trovavo davanti ad un guasto in cui non ci capivo nulla,le provavo tutte,giungendo a parlare disperato con la macchina,che il più delle volte mi ascoltava e ripartiva.
    Alla fine giunge il verdetto,che dice che bisogna far giungere un pezzo dalla Corea,qualcuno laggiù lavorerà per noi.
    E noi nel frattempo che facciamo? quasi un cazzo,è tempo passato nell'inattività(non ci crederete ma a me piace lavorare,sono un ottimo schiavo in fondo),mi ricorda l'attesa nei film thriller,ed è nei momenti di fancazzismo che antiche tensioni e diverbi sepolti tornano a galla...mentre in Corea producono,noi ci guardiamo di storto...Ma per fortuna ci sono i ponti feriali,quindi via,sguardi evitati.Manco litighiamo per le ferie,in realtà non saremmo neanche in grado di litigare,non sopporteremmo la tensione conseguente,l'ultima vera litigata l'ho fatta nel secolo degli orrori,il 900.
    E poi le ferie,si fanno a casa,sul divano per chi ce l'ha,sono più stancanti del lavoro quasi.
    La missiva di Belisario è stupenda.

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    1. Mi ricordo ancora di quando montai un lampadario di "design" a casa di una mia conoscente: accesi gli special delle bestemmie. Bestemmie mai sentite, apax della bestemmia, bestemmie surreali o futuriste ...
      Mi sono sempre arrangiato da solo a costo di demolire casa: rubinetti, elettricità, pavimenti ... col tempo ho addirittura preso gusto al fai-da-te. Il meglio lo diedi nella riparazione auto, quando le auto si potevano riparare: smontavo spinterogeni, candele, motorini d'avviamento, cambiavo l'olio. Adesso è impossibile. Devo ammettere che mi è passata la voglia, anche la voglia di fare qualcosa ... tanto più lavori più paghi ... meno lavori meno paghi ... alla fine tutto si tiene.

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    2. da teatro del surreale:
      un fulmine centra la centralina dei telefoni che sta di fronte a casa, chiamo la centrale telefonica (con il portatile), mi risponde il call center, espongo il problema, mi dicono che essendo tutto centralizzato mi passeranno un tecnico per l'individuazione del guasto da remoto: mi hanno passata una signorina che stava in Romania, io guardando dalla finestra il buco fatto dal fulmine, lei guardando il suo monitor in Romania mi ha confermato che si quello era il guasto

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    3. Loris da Faenza3 maggio 2019 01:53

      "Quanto poi al lavoro, in un certo senso per onestà, deve dirsi che ognuno vinse la lotta di classe che si meritava. E, comunque, dopo quegli anni tutti si sentirono in potente dovere di lavorare meno. Operosità, sacrificio, epica evolvettero ad argomenti di disprezzo. Peraltro con meno ipocrisia che in Unione Sovietica. Ma la soluzione degli stati alterati per il lavoro fu identica: diminuirlo il più possibile, lavorare di meno. Del resto le macchine dell'Occidente lavoravano meglio di quelle russe e il lavoro divenne per tutti più cerebrale e inutile; come era il crescere del settore terziario. Secoli di talenti che l'Europa aveva rinnovato con potenza individuale crescente ne vennero divelti. Senza disciplina fisica, i movimenti persero la loro forma, fino alla degenerazione presente di andature rette dal ritmo degli auricolari. Ancora in Cina si educa al lavoro, altrove la gioventù proletaria, ma consumatrice, si plasma in ozi musicali."
      "Il meglio, quando non riesce, diventa peggio. Come sono quei visi vecchi, di carne pergamenata dei cantanti, giovani all'inizio degli stati alterati e che, però, pretendono applausi fin sulla soglia dell'ospizio: immagine di tutta una generazione. Quella pessima nata nei primi anni del dopoguerra, in vanto di una sensibilità, che poi si è rivelata quella dei vampiri. Prima in protesta, ma nel boom del capitalismo; poi lavorando sempre meno e male, e in pensione prima del tempo, mantenuta per merito politico. Suonatori di sassofono da giovani, o figli dei fiori o in intenti internazionalistici: bombarderanno Belgrado in ossequio al più estremo Occidente. In gioventù volentieri in vestito operaio o da straccioni: si ecciteranno nelle più ebbre speculazioni di borsa che l'umanità abbia conosciuto. Conquisteranno le università in protesta contro l'accademia e ne inventeranno una più vorace e incapace, avvilendo la cultura. Da economisti inizieranno come ferventi seguaci di Marx e di Sraffa, ma finiranno conniventi alle più banali formulette del mercato autoregolato. E si potrebbe proseguire nella lista dei rinnegamenti. Hanno rovinato qualunque promessa dell'Occidente: hanno infine indotto la peggiore carestia, quella morale."
      G. ALVI, naturalmente...

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  19. Cosi', tanto per tornare su questo "meraviglioso" (anti)papa: "accogliamoli tutti e non solo...".
    Robbe (2b) dell'altro mondo!
    Prima che chiudano il canale "Il Decimo Toro" gustatevi queste "primizie".

    https://youtu.be/MUf9sNrM-5w

    Antoine Deborde

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  20. Cattivi pensieri: derive bergogliane?

    https://www.youtube.com/watch?v=eXIeiyzuFU4

    Antoine Deborde

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  21. Cattivi pensieri cosi' cattivi da sembrare bolscevichi: Greta Tunberg e' la nuova Lenin?
    Il Deborde mi ha appena segnalato un video pertinente del grande Matteo D'Amico.

    https://youtu.be/XrdyCgdvUc4

    Nel frattempo a New York mangiare "hot dog" e' gia' considerato un atto eversivo.
    Ah ah ah: preparatevi a mangiare il vostro sterco care e cari (soprattutto care) anime belle: cosi' vuole la grande Greta dal faccione piatto e bianco come il vostro futuro piatto vuoto!

    https://www.google.com/amp/s/www.ilmessaggero.it/AMP/social/hot_dog_new_york_vietati_24_aprile_2019-4449600.html

    Uguccione Gulag Rublov, discendente del ramo siberiano-mongolo degli Uguccione Rublov e consulente per le politiche ruminanti ed affini della Commissione Europea per i diritti delle galline arrosto. L'apocalisse si rivelera' al pirla "Piu'-Europa" come la lenta morte per fame del pirla medesimo, nel quadro quinquellale di eradicamento di sfinteri inutili scorreggianti CO2 e metano, noti gas nervini se rilasciati in spazi ristretti quali cabine di ascensori ecc ma gas essenziali se rilasciati nell'ambiente, fotosintesi docet. Ma tanto il pirla che ne capisce di fotosintesi?


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  22. https://youtu.be/R0Ia0oMYslM

    Deborde Antoine, nella sua immensa filosofia fallica PPPP (Piu'Pene Per Partoclo) vi onora, cari maschietti, di codesto schietto (ma pero') video non in calce.
    Dopo la troppo giustamente sbattuta sulla roccia come un polpo "wonderwoman", ecco: "wondercook or the surprise of crossdressing, according to hateful idealismus von Uguccione Boia Chi Molla Spring T'a Morti Cani!".
    10 esemplari veraci di neomaschi da combattimento casalingo, in accordo con le fantasie ideologiche operative militanti progressiste e marxiste delle elites e delle neofemmine polpo, anche ministre pro-triptorelina e molto di piu'.
    Maschi sexy, innocui, mai piu' proletari o fascisti, incapaci di imboscate o assalti a sfondo biricchino verso le polpesse matriarche, figuriamoci di rivolte sanguinolenti contro il Moloch!
    Un tripudio democratico, neomodernista, proabortista, proanimalista, antihotdog, antiCO2 (da non confondersi con "cobalto2", come sono riusciti ad inventare, in un guizzo geniale bekkettiano, i compagni intellettuali dell'immenso e incompreso PD, ispirati nel parto di rilevanza cosmica piu' del buco nero da: Greta, Piu' Europa ma non per gli europei, CG(I)L, Presidenza della Repubblica Italiana del Congo, buco dell'ozono, Ku Klux Klan Capabio ecc.).
    "Mai piu' guerre... accogliamoli tutti... dai un cazzotto in faccia a chi offende tua madre... Gesu' fa lo scemo... serve un potere sovranazionale... l'umanita' e' sul baratro e chi piu' ne ha piu' ne inventi berciava intanto il facitore di ponti di rilevanza globale gia' pero' misteriosamente sbriciolati".

    Deborde Antoine in collaborazione con Cobalto2 e Uguccione Boia Chi Molla Spring T'a Morti Cani

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Siate gentili ...