lunedì 12 febbraio 2018

Guerra e pace


Roma, 12 febbraio 2018

Fassbinder. Il Capitalista e il Poliziotto, maschere brechtiane, si scambiano facezie. Il Poliziotto: “Un po' di tempo fa ho sognato ... ho sognato che i capitalisti avevano inventato il terrorismo per costringere lo Stato a difendere i loro interessi ... é buffo, no?” E tutti e due se la ridono di cuore. Una scena da La terza generazione (Die dritte Generation), di Rainer Werner Fassbinder. Il vecchio Fassbinder aveva alti e bassi, ma qui scala inconsuete cime sarcastiche, innevate dalla verità.

Terrorismo. Il terrorismo neanche esiste. Quanti sono morti di "terrorismo" in Occidente? In realtà, a ben osservare, è la violenza nel suo insieme a decrescere costantemente. Consultiamo la Cronaca di Roma in un quotidiano dell’immediato dopoguerra: suicidi terribili, morti bianche, omicidi dell'ignoranza e della fame, coltellate date per amore, vendette incrociate, avvelenamenti, bruti. Oggi? Dilavate ogni evento dalla grancassa (venti telegiornali su ogni canale, speciali, servizi esclusivi, congreghe di matres lacrimarum) e vi resterà in mano ben poco.
Se proprio vogliamo dare scandalo diciamo: la violenza esplode per la mancanza di violenza. In Occidente.
Questa non è una società basata sulla violenza fisica, ormai in via di sparizione, bensì sull'indottrinamento psicologico, sulla suasione coatta, questi sì violentissimi, coercitivi, perentori.
La nostra vita scorre anonima, eguale a quella di ognuno, intercambiabile, senza sofferenze visibili. Solo la malattia ci insidia. A questo abbiamo rimediato raccattando dal cesto delle regalie un edonismo a bassa tensione. Funziona.

Terrorismo 2. Nel film di Fassbinder il Capitalista finanzia i terroristi (si lascia rapire onde instillare il panico e lanciare un ritrovato per l’identificazione personale: sistemi di sicurezza) e, ovviamente, essendo il padrone del gioco, si mette a sghignazzare davanti alle telecamere che lo riprendono prigioniero. I temibili terroristi, invece, si vestono da pagliacci: la loro, infatti, è una lugubre, sanguinosa, carnevalata.

Tutta la fine del gran casino. Qualche tempo fa citai un racconto di Stephen King, Tutta la fine del gran casino. Un genio decide di farla finita con violenza e guerre. L’esperimento di massa riesce. L’umanità diviene un esercito di miliardi di ebeti.
Credo che tale innocuo raccontino ci racconti il mondo prossimo futuro.
Ma a cosa serve inebetire, smorzare, placare, togliere all'uomo la violenza e la guerra e, perciò, gli alti e i bassi della vita: la Disperazione e Felicità?

[A proposito: ricordate l'ultima volta che siete stati davvero Felici? Felici, non gaudenti].

A cosa mira la creazione dello zombie? Forse a una umanità stazionaria. Dieci miliardi di pecore sono abbastanza. Distrutta la complessità dell'Occidente, neutralizzati i paesi più pericolosi (quelli debordanti di Storia: Persia, Mesopotamia, Russia, blocco del Mediterraneo) cosa impedisce di pascolare gli armenti del Nulla? Non si dovranno nemmeno sforzare. Non ci saranno olocausti. Londra, Parigi, Berlino rimarranno in piedi. Son già sulla buona strada. Roma e Atene, la Roma senza Papa e Atene, venduta all’incanto, son già ridotte a mete turistiche. In fiamme Baghdad, Tehran, Kabul, Mosca - lavoro in gran parte già eseguito. Cina e India possono ancora giocare: verrà il loro turno. L'Africa, di fatto, non esiste da tempo. L'Islam, come civiltà, ha i decenni contati: i suoi figliocci in Occidente faranno casino per una o due generazioni, poi prenderanno a comportarsi come PolCor comanda: d’altra parte io li vedo ogni giorno: sono già mezzi ubriachi.

L’umanità è inutile. Sì, ma in modo nuovo. Dieci miliardi di castroni devitalizzati e mantenuti coi sussidi di Stato (card di debito da rabboccare con crediti ogni fine mese). Umanità al guinzaglio, stravaccata, malata, lumpenproletariat col cellulare, immemore. Olotelevisione h24, litigiosi per niente, sportivi con la trippa, avventurosi fifoni, femminilizzati, isterici, ovarici, à la page senza un soldo, intruppati, babbei drogati, ubriachi. Giochi circensi, per placare rigurgiti di odio. Ologrammi sessuali, per placare rigurgiti di desiderio. Masturbazione di massa. Ogni tanto un attentato li raddrizza, o una guerra immaginaria, contro nemici immaginari; il digitale congenito isterilisce qualsiasi aspirazione. Età media lumpenproletariat: sui sessanta. Età media vassalli: sui cento. A salire. Età media signori: duecento almeno, con innesti bionici. Struttura neofeudale con base censuaria.

Fassbinder 2. Ancora un protagonista de La terza generazione: “Per loro [gli idealisti] ci vorrebbe una guerra così imparerebbero se la vita di un uomo vale di più o di meno di una pietra ... oggi quasi tutti sanno perché vale la pena di stare al mondo ... particolarmente quelli della mia generazione per questo nella vita di ogni uomo ci vorrebbe almeno una guerra altrimenti le ragioni vere, concrete, vanno a farsi benedire e poi la gente in tempo di pace non sa gustare la vita ... non la sa godere  ... quando non si ha paura di morire vengono in mente solo pensieri idioti ... tanto per dirne una: si ha paura di vivere …”.

La guerra. La guerra è terribile, la guerra è fredda. Ma è un giudizio da poltrona. La domanda è: la guerra serve? Non si parla di conflitto interiore, ma di duelli, lotta, sangue, carne. Pochissimi di noi sanno sparare o uccidere. Neanche tutti i militari più addestrati lo sanno fare: ci vuole il battesimo del fuoco, altro che storie. Senza guerra e dolore la piattezza dell'esistenza ci schiaccia: un gesto vale un altro, le gerarchie di valore crollano, la calma degli orizzonti diviene nevrosi di massa. L'elogio della guerra è solo elogio della vita. Ci piaccia o meno occorre alfine domandarsi se la soppressione di un contrario non sopprima l'altro contrario. La pace non è più pace dopo ottant'anni di pace: è pietrefazione dell'anima. Inutile cianciare con le bibbie in mano: Kant e relative sciocchezze. La pace perpetua è propria ai cadaveri. Eric Maria Remarque torna dal fronte tedesco e anela la pace: sono d'accordo con lui. Ma sono d'accordo perché nel 1918 la pace è resa dolce e desiderabile dal carnaio passato. Arriviamo nel 1945. Dopo vent'anni di pace, nel 1965, la pace è la stessa del dopoguerra? No, poiché in quei vent'anni nascono i primi uomini di pace. Le vecchie generazioni sanno il dolore, le nuove no. La pace della nuova generazione è già diversa: due entità inconciliabili. 
Dopo quarant'anni la pace è già una baldracca sfondata.
Dopo ottanta una perversione. 
Inevitabile riattivare il ciclo: serve una guerra.

La guerra 2. A scanso di equivoci: quando si toccano tali temi occorre il bisturi. Il motto dei Futuristi: “La guerra sola igiene del mondo” la trovo grossolana. Anche Papini, quando scrive un pur allettante: “Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa - e appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi” lo trovo ingenuo. Entrambi hanno in mente una guerra da sfoltimento, per far spazio; una guerra per distruggere il vecchio e far posto al nuovo. Marinetti avrebbe raso al suolo il Colosseo per farci una pompa di benzina. Su di loro Pasolini non sbagliava: una bolgia di stupidità. Ciò che intendo io per guerra è: un conflitto capace di rinnovare le anime e ritrovare ciò che era giusto, una demolizione di sovrastrutture.

La guerra 3. Cos'è una guerra, oggi? Il potere può permettersene solo una: la guerra contro chi resiste al suo dominio PolCor. Ecco l'Asse del Male. Il petrolio non c'entra niente, nemmeno l’uranio e le ricchezze nascoste e simili fanfaluche superficiali. Cosa è davvero temuto nell'Asse del Male? Osservatelo: è composto da nazioni con un PIL irrilevante! Di cosa si ha paura? Di quale male si parla? Solo di questo: tali paesi testimoniano di un'altro possibilità di esistenza. Questo determina la ferocia occidentale: Persia, Siria, Mesopotamia, Russia, Grecia e Italia hanno in sé i semi di un vivere diverso, più profondo, più umano. Sono concrezioni diverse, dove la Storia esercita un fascino inestirpabile. Sì, tali paesi fanno paura: dimostrano qualcosa! Basti confrontare lo stile di vita che ancora informa la provincia o il meridione italiano con quello d'un sobborgo svedese o americano o inglese. Da una parte qualcosa, dall'altro la squallida nenia dell'anonimato e della mediocrità.
Bastino, infine, i volti dei film iraniani o coreani a confronto con le star deformi di Hollywood per capire cosa è in gioco oggi.

The Hollow Men. La trincea è fra Uomini Storici e Uomini Vuoti. The Hollow Men, con le loro voci rinsecchite, vogliono la vostra anima. Decidete in fretta. All'interno del blocco degli Hollow Men una guerra è impossibile: sarebbe una benedizione straordinaria che rimetterebbe in circolo i cuori. Non la avrete, quindi.

Rimpianti. Cosa si rimpiange? Guardate le pubblicità. Per simulare aggressività, velocità, vita e risarcire gli zombie della loro inazione sono costretti a riesumare civiltà morte, civiltà guerriere o avventure in lande esotiche: Qashqai, Quechua, Antara, Cherokee, Touareg, Pueblo. I nostri gonzi, coll’inconscia voglia di menar le mani, abboccano. Via dalla pazza folla! Dal borghesume! Appoggiare le chiappe in un surrogato di afflato bellico - Jeep Cherokee! - li compensa della loro accidia postmoderna. E poi l'anelito verso il selvaggio! Into the wild! Con esiti spesso comici. Anche l'Isola dei Famosi, con quei coglioni smagriti, che significa? E i documentari con gli stuntmen e i coccodrilli? E Patrick de Gayardon? E il bungee jumping, l'alpinismo estremo, le maratone nell’Oman? Non ci mancherà qualcosa? Non sarà tutto questo una ricerca - ridicola - d'un qualcosa d'essenziale all'animo umano?

Words words words … Anche il linguaggio della pace é ormai flaccido. Le parole servono a poco. Vengono equivocate tanto sono generiche, sfatte, slabbrate. Alla parola più non corrisponde l’oggettività. Disimparare a vivere ci ha condotti a una serie di fonemi insignificanti. Che significa "ardente" o “cinereo” o “ruvido”? Se non ce lo chiedono lo sappiamo, se ce lo chiedono non sappiamo rispondere. Qualcuno ha mai visto un’alba “dalle dita rosate”? Attenti: non è una metafora: è proprio così. Vita. O un “mare vinoso”?  Che intendeva Sofocle? Se fossimo pescatori potremmo dire: sì, in quel mare l’acqua aveva il colore del vino. Ungaretti: “Appiè dei passi della sera/va un'acqua chiara/colore dell'uliva”. Sapete cos’è un'“uliva”? Cosa evoca “l’uliva” e il suo colore? A voi nulla. Non sapete cos’è un corso d’acqua. E nemmeno la sera, quando, nei campi, ogni cosa si tinge d’azzurro e verde, smemorando l’ocra.
Le parole sono conchiglie divorate dal di dentro. Rimandano un suono sordo, inautentico. Per tale motivo le parole non sono più pietre, ma fango; per tale motivo, onde risvegliare i dormienti, alcuni controinformatori sono costretti a sbraitare o a ricorrere al turpiloquio.
Solo una guerra può ridare dignità alle parole.
La letteratura a tali condizioni è impossibile.
Ci resta la paccottiglia gialla e rosa o il resoconto da cioccolatino corretto.

Claude Monet. Cos'è superficiale e cosa è, invece, profondo? Gli impressionisti sono superficiali; i simbolisti profondi, ma limitati; Piero della Francesca abissale. Gli impressionisti son di moda (Claude Monet è a Roma, ancora, al Vittoriano). Essi operano la loro rivoluzione in senso orizzontale: i fondi, i colori, le velature, gl'impasti, il materiale, l'artigianato vien da loro preterito in luogo del fascino visivo donato dai contrasti cromatici. Il loro mondo, d'altra parte, si risolve nell'ambito borghese della città: passeggiate, strade, quartieri, notazioni turistiche, bellimbusti e signorine. Sotto lo strato degli azzurri, dei rossi, dei verdi accesi non c'è nulla. Anche il più celebrato di tali elementi, Van Gogh, non fa eccezione, almeno nella sua produzione posteriore. I girasoli esauriscono in sé ogni interpretazione: ecco I girasoli, son belli! Lo spettatore sta estasiato di fronte all'orgia di gialli accesi e arancio, vibranti e rutilanti. I colori vengono dal tubetto, non hanno la pazienza del lavorìo artigianale; le tele sono raffazzonate, senza fondi, l’olio spesso è puro, miscelato a terra e insetti: Van Gogh aborre, infatti, l'opera in studio. Qual è il suo fascino di massa: un certo immediato tono naïf e la biografia tempestosa. Egli, alla prima visione, sazia, soddisfacendo subito lo spettatore, già predisposto a questo dalla petulante pubblicità. La rilettura, però, non gli giova. Alle successive contemplazioni lo spettatore sa già cosa aspettarsi: la tela non ha più nulla da dire; solo la moda sfacciata, il conformismo e la propaganda da museo soccorrono esteticamente l'opera. 
Il quadretto di Leonardo da Vinci al Louvre, invece, agisce al contrario: sulle prime delude pesantemente. Come tutti i classici esige la rilettura e la calma meditazione. Come Cime tempestose, uno dei libri più inclassificabili e selvaggi di ogni tempo. Emily Brontë, la ribelle. Ma anche lo sfumato di Leonardo, ottenuto a prezzo di ostinate rimodulazioni del definito, o il chiaroscuro di Caravaggio, hanno dei limiti: mancano del mistero. La flagellazione di Piero Della Francesca: cosa c'é dietro? I materiali, anzitutto: fondi, calce, campiture, colori, triturazioni, pannacci, assistenti. La verticalità dell’arte. E a cosa alludono quei personaggi? L'insondabile Piero associa perizia prospettica e artigianale e se ne serve per offrire una simbologia complessa, impossibile da sottomettere. Qui ogni rilettura rinnova l'ammirazione; la Stimmung di quell’incontro a tre … Piero é inconsumabile; un mondo terribile, corrusco di ori e fede, fa ressa fra le sue quinte e trova scaturigini purissime e ingannevoli: una compostezza celeste e apollinea ci avvisa di qualcosa d’ineffabile: ciò che è pronto a ricomprendere le miserie terrene, a riconciliare l'individuo con l'infinito e l'ignoto.

Amore. Una conoscente mi fa partecipe della sua nuova condizione di compagna. Compagna, poiché, ora, dopo il divorzio, si accompagna. Un maschio. La foto di lei e d'un citrullo di mezza età sgomenta il mio cellulare. Lo chiameremo Andrea. Sì, è così, sono i nuovi tempi. Il commento personale è fulmineo: Io e Andrea. A latere (cerca di farmi piacere) spedisce frasi da Susanna Agnelli raccattate in qualche bibbia della stupidità:

"Vivere felici con un'altra persona é la sfida più grande che esista. È facilissimo vivere in pace da soli, ma é molto difficile vivere in pace con qualcun altro, perché sono due mondi che si incontrano e si scontrano ... e sono mondi completamente diversi.  ... È molto difficile avere pace in una relazione, ma la sfida è proprio questa ... a poco a poco attraverso il conflitto, l'attrito, nasce la cristallizzazione. Attraverso la lotta diventi più consapevole. L'altro diventa uno specchio per te. L'altro stimola il tuo inconscio, lo porta in superficie".

Molto ben ca-cantato, ma che significa? Perché una sfida? Perché il conflitto? Perché una normale vita di coppia deve continuamente essere messa in discussione, in progresso, in bilico manco fosse l'autocoscienza assoluta che si sostanza di tesi e sintesi, all'infinito, in un successivo superamento di ostacoli?
La risposta non può che essere una: poiché tutti, uomini e donne, sono stati lasciati soli come vermi di fronte a un futuro inesistente. O al presente da criceto nella ruota. Siete stati abituati, in nome del Bene, a distruggere il passato, qualunque esso fosse, al bando ogni credenza e illusione e tradizione. E ora? Ora siete uno contro uno, estraneo contro estraneo. Non trovate requie. L'assordante nulla si insinua. Il bordone nichilista avvolge le vite: come fare per tacitarlo? Shopping? Turismo? Impegno? Un figlio? Lavoro a testa bassa? Non funziona e voi lo sapete. Allora? Allora si ricorre alle formulette da massaia: inconscio, consapevolezza, rispetto egalitario, psicanalisi di coppia. L'idiozia di massa calcificata in parcelle. La psicanalisi divenuta linguaggio di massa: la parrucchiera non è contenta del marito e sillogizza: mi reprimi, non ho spazio sociale, dobbiamo sviscerare il nostro rapporto. Rivistine con rubriche analfabete da presa per i fondelli rinfocolano le pretese: la coppia ha da essere sempre in ebollizione, occorre reclamare diritti l'uno all'altra, e viceversa, essere scontenti, depezzare il rapporto per ricostruirlo su nuove basi, accampare nevrosi quali occasioni per crescere ... crescere, ecco la parolina ambita: la relazione deve crescere, anzi concrescere, su basi egalitarie ... una spruzzatina PolCor fa sempre bene al cuore: scambiare i ruoli aiuta a crescere ... nel godimento pieno di eguali diritti ... qualsiasi diritto: al lavoro, a rifiutare l'amore, il diritto all'orgasmo, a non avere figli, all'aborto, al divorzio, al risarcimento danni da divorzio ...
Nessuno dubita più: questo il progresso, questa la felicità. Il fatto sesquipedale che la felicità sia ormai merce rarissima non tange i paladini della follia.
Anche se, pure loro, sono disperati. Di una disperazione diversa dal passato e che si sfoga in una atterrita quiescenza. Sono soli. Soli di fronte a niente.
Tic tac, ogni giorno lo stesso. Tic tac.
La tradizione ci teneva al caldo. La bella menzogna. La morale era una bugia, ma luminosa. E recava la vera Disperazione e la vera Felicità.
Pensateci.
Gli abissi (guerre, epidemie, morti di parto, ristrettezze economiche) facevano rifulgere i picchi della Disperazione e Felicità. La Felicità di mia madre alla nascita di mia sorella, dopo due figli morti. Figli che ha dovuto tenere in grembo per mesi perché la legge vietava altro. I miei due fratelli mancati, i due Enrico. Nulla di nuovo. Ho già citato, a proposito, Eraclito e Konrad Lorenz. La fatica bestiale della terra: quella la conosco. Si torna a casa la sera e anche una minestra calda reca piacere. La festa: via l’inverno durissimo, ecco il sole, la terra si riscalda: una festa! E poi la tradizione: la tradizione pensava, lavorava e decideva in nostra vece. Nessuno sforzo. Questo il punto. Si fa così perché si è sempre fatto così e si è sempre fatto così perché tali comportamenti tutelano la comunità e l'individuo. Nessun problema o introspezione. Morale? Immorale? Falso? Sono domande insensate.
Da quando hanno inventato il progresso, tuttavia, si é sancito che tale etica è retrograda, patriarcale, falsa, ipocrita. Interi secoli hanno sacrificato le migliori munizioni per abbattere questo Moloch. E ora, finalmente liberi, ci siamo lanciati nel nuovo mondo dove tutto, prima o poi, sarà permesso e senza restrizioni: aborto, divorzio, pederastia, pornografia, incesto, eutanasia, droga. Siamo liberi. Felici? Pare di no. Ma tornare indietro non si può perché le coordinate cartesiane assegnano al passato un grado minore di civiltà. E allora avanti, nel nome del Bene.
Quanto durerà questa coppia che occhieggia dallo smartphone? Il tempo di dilaniarsi, sfinirsi, lottare l'uno con l'altra, soli, senza nessun cielo o stella a indicare alcunché.

Nexus 2018. Cosa vuole il nuovo servo? Starsene in pace. Davanti allo schermo. E un libro? Qualcosa di leggero ... nulla di irto, problematico, tagliente ... svagarsi, si vuole lo svago, il divertimento ... l'aereo ... il soffice, il mellifluo: la pianura.

Morte. Ogni ribelle esige la profondità. L'Oceano o la Vetta. La furia del mare, il grembo dei flutti. Le nevi immacolate del proscritto, sempre più in alto. La discesa nel Maëlstrom di Edgar Allan Poe; i proscritti di Victor Sjöström. Panorami vasti, larghi, aspri, terribili, dove regna finalmente la Morte e la Paura e, quindi, la Gioia.

57 commenti :

  1. L'ultima volta che fui, come uomo, felice e insieme terribilmente disperato, fu nove anni fa, quando per l'ultima volta la vidi e la baciai e lei appassionatamente mi baciò...
    Come essere umano sono felice da quando è nata la mia nipotina di cinque anni...mentre mi guarda negli occhi e mi sorride -

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  2. Le scarpe pesanti il gomito sui libri
    il sigaro spento non per il dubbio
    ma per il dubbio e la certezza
    nell’ultima foto
    dall’altra parte del vero
    occhi smarriti guardandoci.
    Alle sue spalle guardiamo i libri deperiti
    i tappeti il legno gotico
    del San Martino a cavallo
    che si taglia il mantello
    per darne metà al mendicante.
    Gli uomini sono esseri mirabili

    F. Fortini, Paesaggio con serpente

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  3. Io mi chiedo, Alceste, se "gli altri" abbiano sentori simili ai nostri. Per esperienza personale la gran parte o non percepisce nulla di tutto ciò o lo dissimula piuttosto bene.
    "La gente, nel bene e nel male, conserva, incredibilmente, una faccia normale. Ma quello che succede dentro ai tuoi polmoni,o al tuo intestino, è quello che conta, è qualcosa che ti hanno messo dentro, e ti mangia piano piano, come un cancro".

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  4. Una decina di giorni fa ho avuto una discussione su quella cloaca di "feisbuc" con il "marxista ruttante" che citava un libro di un tale Alberto Grandi nel quale l'autore cerca di dimostrare che la cucina italiana sarebbe un'invenzione di marketing degli anni '70, i piatti e i prodotti locali cose tirate fuori dai sindaci (che grandi inventori!), la pizza e la carbonara inventate dagli americani e altre scemenze di questo tipo. Poi un invasato ha iniziato ad andarmi addosso dicendomi che le sagre di paese e l'esaltazione per i nostri prodotti servono per tenere l'Italia in relazione di subordine rispetto ad altri paesi (ora anche quando scafazzeremo un bel piatto di tortellini dovremo pensare che ci stanno fregando! Questi sono peggio di Marinetti che voleva abolire la pasta). Ti racconto questo piccolo episodio stupido (che non meriterebbe di per sé approfondimenti) per due motivi: 1) anche persone intelligenti non hanno capito un cazzo (o fingono di non capirlo) della direzione della propaganda progressista che sta spazzando via tutto, altro che esaltazione delle tradizioni locali. 2) La stessa propaganda orwelliana (il libro di Grandi è edito da Mondadori) è arrivata a tal punto da raccontare che le tradizioni gastronomiche sarebbero inventate di sana pianta: allora quando moriranno tutti i "grandi vecchi" della Provincia tali amenità da pseudoricercatori in cerca di notorietà saranno considerate la "Verità" da tutti e si diranno cose del tipo: "la polenta è stata inventata negli anni '80, anzi 90! l'ha inventata Ezio Greggio insieme al Gabibbo, prima nel bergamasco non la conoscevano! gli spaghetti a Napoli li ha portati George Bush nel 2003 in una cena con Berlusconi!" e via cacofoneggiando.

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  5. Per Stefanov:

    Non dissimulano: non hanno capito e basta. Sentono che qualcosa va "male", ma la propaganda è continua, devastante.
    Poi ci sono gli intellettuali: quelli sono venduti quasi tutti anche perché se non ti vendi non vendi la tua paccottiglia letteraria, accademica et cetera.
    Poi ci sono i controinformatori: alcuni sono pazzi da legare, e ci sta; altri si concentrano su minuzie spaccando il capello in quattro e sono inutili; talaltri hanno paura di ciò che andrebbe detto, molto semplicemente.
    Uno dei pochi ad aver compreso il futuro terribile a cui andiamo incontro è Marco Della Luna (vedi il suo ultimo post). Distruzione della civltà occidentale. Chiaro. Con le sue conclusioni quietiste non sono d'accordo, ma va bene.
    Ciò che va detto non lo dico io, ma lo impone l'analisi logica dei fatti e tale resoconto è allucinante.
    Sulla sinistra in generale posso dire: in trent'anni ha distrutto uno dei Paesi più belli del mondo. Sradicato dalle fondamenta. Ormai é finita.
    Sul marxista cosa c'é da dire? Niente.
    La pizza la inventarono i napoletani, i più poveri. I pomodori gli Aztechi.

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  6. Bene Alceste, Marco Delle Lune ha esposto in modo tragicamente chiaro il concetto, la posizione è la stessa identica tua. Ora il problema è molto semplice: avete idee sul da farsi? Come massimizzare l'efficienza di ogni atto? Il tuo disegno di recupero dei vecchi valori lo temo lento, prima di riuscire a fare due passi indietro (la giusta direzione)ci ritroveremmo pronto il nigeriano col membro eretto. Partendo dalle cose più facili, tipo l'espressione di un democratico voto, inutile quanto si voglia ma fra tutte le inutilità concesse al popolino una delle più ... "notevoli". Chi votare?

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  7. Alceste e Stefanov, sta girando un dato OCSE che sostiene che gli italiani sarebbero per l' 80% analfabeti funzionali, arriva a sostenere che il 70% degli italiani non hanno un titolo si studio. Vogliono convincere gli italiani di essere degli inetti, c'è un attacco senza precedenti al nostro paese, qualcuno direbbe una vera e propria guerra. Un altro dato sostiene che siamo il paese più maschilista dell'Occidente e addirittura il più razzista, in pratica siamo degli zotici incapaci di intendere e di volere. Tutte queste notizie farlocche vengono diffuse sui "social" da mentecatti (italiani) con un pizzico di compiacimento.

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  9. Puskin:

    Per via democratica non si fa nulla.
    Con la maggioranza non si fa nulla.
    Ammesso che sia possibile fare qualcosa.

    Adriano:

    I rapporti OCSE non sono rapporti, ma esortazioni alla distruzione.
    Infatti vengono tenuti con rispetto da antiitaliani.

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  10. Scusate il doppio intervento, credevo che primo non fosse stato accettato.

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  11. L'OCSE è imbarazzante, un rapporto che ho letto tempo addietro metteva gli USA (un paese i cui vertici non distinguono l'Austria dall'Australia) al quarto posto per livello di istruzione. I dati sull'analfabetismo funzionale non sono poi nemmeno commentabili. Quelli che dicono "gli italiani purtroppo sono così..." e altre cazzate di questo tipo in un Mondo ideale andrebbero espulsi dal paese e obbligati a godersi "l'estero". Intendiamoci, gli italiani di oggi non sono un granché (forse perché non sono più tali), ma credere che negli altri paesi occidentali si trovi un'umanità migliore è molto peggio che essere analfabeti funzionali, significa essere analfabeti della realtà.

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    1. Lo ripeto: non sono statistiche, ma indicazioni per politiche di repressione.

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  12. Ho letto l'articolo di Della Luna. Mi ha fatto venire in mente una mia zia che ha un figlio della mia età e che da due anni si è rimessa a sfornare figli (due figlie, una nel 2016 e una nello scorso mese). Io la considero una follia (mi tocca dar ragione a Barnard su questo), ma è il segno che in questo angolo di mondo c'è ancora chi ha fiducia nel futuro. Mi chiedo cosa si possa dire a dei bambini oggi: "imparate il politicamente corretto"? "non fate nulla che tra un po' un automa vi farà anche il bidet"? Oppure "imparate a sparare che tra poco ne avremo bisogno"? Purtroppo se non si ha idea del futuro più prossimo non si può proprio insegnare nulla, c'è poco da fare.

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  13. Se non si ha idea del passato non si può insegnare nulla.

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  14. Nessuno capisce niente tra i borghesi, categoria credo cui tutti noi apparteniamo, quella "piu' istruita" che in ninet'altro poi si traduce che in essere piu' permeabile alla propaganda dei media, di subirne le pressioni al conformismo, e di farsene un vanto tra l'altro.

    Tra i ceti popolari questo non succede, guardate qui questo bellissimo video di Salvini al mercato Tuscolano III e rinfrancatevi - in realta' tutti la pensano come noi, tranne chi frequentiamo e chi scrive nei social d'abitudine, invece che mettere foto di torte e cuccioli:

    https://www.youtube.com/watch?v=AX8jey4YwyM

    PS: tremendo il post di marco della luna: sono conclusioni in fin dei conti ovvie, a cui in effetti mi veniva da pensare anche sin da prima che internet esistesse, quando vedevo che gli impiegati a un vivaio in cui i miei andavano a comprare le piante erano tutti magrebini, e mi chiedevo se c'era in vigore un limite a quanti se ne potessero prendere, cosa succedesse se tutti gli esercizi commerciali impiegassero immigrati, e perche' se ci sono marocchini qua, non ci siano altrettanti italiani di la' e non fosse una cosa irrispettosa verso di noi dargli cosi' tanto spazio. E mi chiedevo poi perche' gli altri, compresi i miei genitori, non ne facessero il minimo cenno, o non se ne preoccupassero. Poi in seguito venni a conoscenza della storia dei pieds noir, degli italiani di Libia ecc., e contestualizzai..

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  16. Alceste, ho letto "Addio alla razza" di Marco Della Luna...e pensavo una cosa che purtroppo certe volte si deve pur pensare: e se un giorno un figlio un genitore un parente noi stessi fossimo ricoverati per qualcosa di serio in ospedale e il chirurgo che dovesse eseguire l'operazione fosse un dottore africano....che faremmo ? - vivere in pace con tutti in un altro mondo - oppure no?

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  17. Per Sitka Giuseppe Barabba e tutti:

    Anche se chi voleva capire l'ha capito ... lo ripeto: non siamo qui a sbandierare i valori italiani di un tempo contro i valori dei negri che ci rubano il pane ... non ci sarà nessun negro o calmucco o italiano o francese o andino dei tempi futuri. Come spariremo noi sparirà l'Africa e l'Islam. Si intende questo? Non avremo dottori neri che si prenderanno cura di noi, ma robot della supermultinazionali che si prenderanno cura di chi sgancerà i talleri richiesti (tanti) ... chi non si potrà permettere il robot chirurgo se ne tornerà nella bolgia dove tutto è grigio, ignorante, povero, disperato e senza passato.
    Ovviamente, en passant, si noteremo che per ottenere tale stato di cose, una plutocrazia, si passerà attraverso il disagio sociale e razziale e, soprattutto, attraverso la devastazione della più grande civiltà umana, ovvero quella occidentale e bianca. Qui è inutile storcere il naso o citare qualche antropologo progressista: le categorie concettuali dell'intera umanità sono greco-romane ... oppure di quella rielaborazione greco-romana (filtrata dall'Islam) che va sotto il nome di Medioevo. Il resto sono chiacchiere tanto per chiacchierare. Che in questo suo immenso deambulare l'Occidente bianco abbia commesso crimini non sto qui a negarlo. Ho avuto sempre accenti di pietà, comprensione e rispetto per aborigeni, andini, indiani e Alacaluf. Così come, guarda caso, li ha avuti il "razzista suprematista" Jean Raspail ... purtroppo il "razzista", come lo definiscono i coglioni, è l'unico che rispetta le razze, ovvero aborigeni, andini, indiani, Alacaluf e pure nigeriani. Chi non li rispetta è l'elite politicamente corretta che ama la poltiglia e il lumpenproletariat.

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  18. Salve Alceste, quello che ho capito io, e' che siamo qui a sbandierare i valori italiani di un tempo e basta, senza far paragoni coi valori di altri. E mi va bene anche il tono luddistico.
    Ma come dice spesso Le Pen nel suo journal de bord, in Italia siamo "chez nous" e si dovrebbe fare come diciamo noi, tutto qua, altrimenti sono derive quietiste.

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  19. Il post di Della Luna delinea correttamente una tendenza (la prevalente). Concluderne il disfattismo o dare il benvenuto alla morte non mi paiono buone idee. Per ogni tendenza storica, ce n'è un'altra contraria, anche senza tirare in ballo Hegel. Io direi: ognuno reagisca anzitutto dentro di sè, e si insegni a conquistare l'indipendenza, interiore ed esteriore (per quel che può). Poi ci si trova, vedrete che ci si trova. Ricordo che quando un reparto è in grave pericolo, basta una voce che dice "Siamo perduti" per farlo scappare, come basta una voce che dice "Fare fronte" per farlo combattere. Esempio storico che mi ha sempre colpito. IGM, sbarco dei Dardanelli, operazione decisa da Churchill Primo Lord dell'Ammiragliato. Il mare è pieno di navi della flotta più potente del mondo. Inizia il cannoneggiamento di preparazione. Da un momento all'altro sbarcano, e sono tanti. Sulla riva, nelle trincee, i turchi sono pochi, il loro impero sta tirando le cuoia e lo sanno tutti. Esce dalle trincee un ufficiale, si accende la proverbiale sigaretta del turco, cammina avanti e indietro lungo le trincee mentre piovono gli obici. Finisce la sigaretta incolume, rientra in trincea. Sbarcano gli ANZAC del corpo si spedizione autraliano, sono tanti. I turchi li disintegrano.

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  20. Basterebbe anche a noi un turco del genere ...
    La scintilla.
    Però qui è il lungo termine a decidere, ovvero la tecnica.
    E lì ha ragione Della Luna anche se io non sono d'accordo con le sue conclusioni buddiste e quietiste.

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  21. Io sarei meno, molto meno sicuro che è la tecnica, con o senza maiuscola, a decidere. Non era Brecht che in una sua poesia ricordava come ai più grandi conquistatori fossero necessari gli uomini? Secondo me, proprio nel lungo termine a decidere saranno gli uomini. La visione antropologica dei mondialisti/progressisti (uomo = materiale biologico+volontà arbitraria) si contrappone frontalmente alla visione antropologica della civiltà europea (esattamente quella che tu indichi, la greco-romana e cristiana, basata sul concetto di natura umana come lo hanno elaborato quelle culture). Quale delle due culture favorisce la presenza di un tipo umano migliore? Se vedi la qualità media delle dirigenze mondialiste, e la confronti con la qualità media delle dirigenze russe (o cinesi: i cinesi, a modo loro, hanno ritrovato la loro tradizione, confuciana) concorderai che non c'è partita. Poi è vero che per ritrovare la loro tradizione, russi e cinesi hanno pagato un conto molto, molto salato. Il conto arriverà anche per noi. Poi vedremo. Se poi nel frattempo ci si vuole disciplinare e rafforzare, che fa sempre bene all'umore, mi permetto di consigliare la lettura attenta dei manuali del Gruppo di Ricerca Fratelli Scaglia (Novara). Si tratta di un gruppo di ricerca che si raccoglie intorno ai due fratelli Scaglia,produce manuali e direttive in merito all'autodifesa, ed è al vertice mondiale, ripeto mondiale nel campo. I manuali sono destinati anzitutto a chi opera professionalmente nel campo della sicurezza (FFAA, FFOO, etc.) ma sono preziosi anche per i dilettanti, perchè insegnano a distinguere, nel mare dei maestri più o meno improvvisati, quelli da seguire e quelli da rifuggire come la peste. Un po' di autodisciplina ce la si può dare a qualsiasi età, appena si sia in salute, e tenendo realisticamente conto dei propri limiti. Fa bene alla salute, e anche all'umore, più difficile che cadano le braccia. Il sito del gruppo di ricerca è: http://www.grurifrasca.net/

    P.S. Il turco non c'è, ma gente con altrettanto coraggio e stile ce n'è eccome, viva e vegeta e italiana. Per esempio, Marco Bertolini. Non erano marziani neanche le medaglie d'oro italiane di El Alamein, si vedano le motivazioni, facilmente reperibili in rete. Concludo ricordando che le battaglie leggendarie sono tutte sconfitte, El Alamein per la Folgore, Camerone per la Legione, e naturalmente le Termopili per gli Spartani (e i Tespiesi che nessuno ricorda). E' meglio vincere, ma si vince quando non si rinuncia a combattere anche in condizioni difficili, e magari per quella volta si perde. Su con la vita, dai.

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  22. Alceste, le guerre non sono più e non saranno più catartiche, lo erano quando vi era un popolo intero che si sporcava le mani del sangue del nemico, con gladi, picche, pietre e bastoni, ora le guerre sono un fatto "asettico" (non negli effetti ma nelle percezioni di chi non viene beccato), le armi hanno una potenza agghiacciante, l'organizzazione militare moderna è tutto, è un autentico, cieco Moloch. Inoltre, le guerre sono sempre state, e sempre saranno, catartiche solo per i vincitori, gli sconfitti vedono peggiorare le loro condizioni invariabilmente, non vi sono margini di successo in queste lande. Che pensi di questi "materiali": http://www.chiesaviva.org/i-giganti-del-male/96-la-tradizione-tradimento-della-giudeo-massoneria.html

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  23. Puskin e Buffagni.

    Scusate il ritardo, ma google aveva deciso di farmi penare.

    Buffagni, sarai il mio Ministro dell'Offesa ... a suo tempo.
    Intanto seguo i tuoi consigli. Chi siano Frasca e Bertolini non lo so, ma mi fido e andrò a vedere.
    PS. Vivi a Roma? Basta un no o un sì.

    Puskin, non mi riferisco a guerre geurreggiate con la spada (che non so usare, al massimo il potarami), ma a conflitti che possano alterare la nostra inerzia, questo continua palude a cui sono ridotte le nostre vite.
    Una guerra fra Occidente/Nato e Russia, a esempio, la vedo impossibile non perché non la vogliano fare, ma perché questa tragedia risveglierebbe un animo ormai sepolto dall'accidia. Tutto qua.
    Per questo le guerre vere (sanguinosissime) vengono combattute da reparti d'elite che non si vedono mai e che mai ci coinvolgono direttamente, alla stregua di videogiochi.

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  24. Sulla tradizione-tradimento et cetera francamente non so cosa pensare. Un campo in cui mi trovo a disagio poiché infestato anche da fessi micidiali e pazzi allo stato puro.
    A suo tempo compulsai quel libro sulle Ur-Massonerie, ma, detto tra noi, lo lessi come un romanzo di fantascienza. Ultimamente, però, chissà, dovrei magari rileggerlo.

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  25. Grazie. No, sto a 500 km, ma ci vengo di tanto in tanto e ho anche il forte sconto over 60 per l'AV. Marco Bertolini è questo signore qui: http://italiaeilmondo.com/2016/12/31/geopolitica-spietata-lucida-analisi-di-marco-bertolini/ Meglio lui di me, come tuo Ministro dell'Offesa.

    Frasca non è nessuno, sono le prime lettere di "Gruppo di ricerca FRAtelli SCAglia", due novaresi, uno avvocato. Il loro sito è: http://www.grurifrasca.net/. Di quel che scrivono puoi fidarti come del Vangelo o della mamma, a tua scelta. E' un gruppo di ricerca perchè vi collaborano, intorno ai fratelli Scaglia, istruttori delle Forze Speciali della FFAA, dei reparti d'èlite delle FFOO, et alii.

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  26. Altra lettura che raccomando, il vecchio ma sempre ottimo manuale del maggiore von Dach, esercito svizzero (gratis che non guasta): https://alamancerangers.files.wordpress.com/2014/10/total-resistance.pdf

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  27. CANTO DELLE CAMPANE

    Non rimpiango una realtà ma il suo valore.
    Non rimpiango un mondo ma il suo colore.

    Tornando senza corpo là dove le campane
    cantavano parole di dovere sorde come tuoni

    non piango perché quel mondo non torna più,
    ma piango perché il suo tornare è finito.

    Sono restato con tutto: solo senza il più grande inganno,
    quello che pareva la ragione del vivere mio e del mondo:

    torno, passando sui ponti crollati, come un australiano.

    Pier Paolo Pasolini

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  28. Pasolini e Fassbinder. La forza del passato
    Mauro Ponzi
    Editore: Nuova Cultura

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  29. Comprendo le osservazioni del Buffagni sul non lasciarsi andare al pessimismo, però quando leggi notizie come questa non sai più cosa pensare (http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2018/02/15/usa-trans-riesce-ad-allattare-grazie-a-terapia-ormonale_4d78b48b-525c-4223-b51e-2dfb81978754.html).
    Questi sperimentano sui neonati certe porcherie da deviati, però vorrebbero farci credere che il "demonio" sia Putin e il pericolo "il fascismo incombente". Anni e anni a fracassarci i coglioni (scusate il francesismo) sulle puttane del Nano di Arcore e ora ci vorranno far passare anche certe schifezze immonde come "conquiste del progresso". Non ci sono proprio più parole.

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  30. Giuseppe.

    Libro da leggere ...

    Stefanov

    Le puttane di Arcore sono, ormai, quasi auspicabili. Una normalitá rassicurante.

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  31. Alceste, hai magnificamente delineato le operazioni in atto e gli intenti ma non è chiarissimo chi sia il nemico, l'Al Capone che muove le marionette che ci distruggono. Ti ho segnalato quegli articoli di Chiesa Viva, perchè mi ha colpito l'analisi storica ... e se veramente la distruzione dell'impero austriaco fosse una questione di lotta al cattolicesimo? Ti chiedo: la nostra situazione è figlia dei ThinkTanks imperiali che vedono l'Europa come un pericoloso rivale, con la sua "compattezza culturale", figlia di solide tradizioni, che l'impero non ha e non ha mai avuto o Don Luigi Villa e il cardinale József Mindszenty (sicuramente nè dei pazzi nè dei perfetti imbecilli) hanno realmente centrato il problema? C'è tanto materiale da vagliare, per chi ha tempo e voglia: http://www.chiesaviva.org/i-giganti-del-male.html

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  32. Puskin

    ANCHE una lotta contro il Cristianesimo.
    Contro Cristo, Aristotele, l'Islam, l'Induismo, i bianchi, i neri e i gialli.
    Ogni tradizione definita verrà dissolta, ogni passato e ogni logica.
    Il Cristianesimo, architrave dell'Occidente e erede della tradizione, é ovviamente il primo a pagare ed essere dileggiato.
    Usura e dissoluzione.
    Devo incolpare un nemico?
    Ci sarà tempo.

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  33. Mi tocca essere d'accordo con Buffagni...bisogna andarci piano con il pessimismo in una società già di suo volta, volontariamente o meno, all'autoeliminazione, come tutte le società in decadenza. Ma del resto questa è la nostra epoca, non ne avremo un'altra. In questo senso disprezzo Barnard e il suo odioso "non fate figli", ma dove li vede sti figli al plurale? Che gli italiani oggi grasso che cola se ne fanno uno... diciamo no alla depressione dolosa. Quale futuro? Nel dopoguerra pensiamo che i nostri vecchi avessero tutta questa fiducia nel futuro dopo due guerre? Ce ne vuole per crederlo...
    Anche io guardo con un certo interesse e una vaga fiducia ad est...la mia parte luddista rigetta, anche lì, da sempre, splende il sole della tecnica. Ma l'attrattiva ad est è la mancanza dell'arroganza canina atlantica, la mentalità inclusivo-selettiva (ricordo delle storie su alcuni yogin fatti venire dalle forze speciali sovietiche, vere o meno non so, verosimili sicuramente)tutto il contrario dell'abbaio canino perfettmente ritratto dall'attore Harvey Kitel nel film di Istvan Szabo "A torto o a ragione". Nel film c'è Kitel che è il sergente americano creciuto a birra e hotdog che non sa neanche dove sia la Germania e viene mandato, dopo un paio di video di propaganda, in loco per accusare di nazismo Furtwragler, grande direttore d'orchestra tedesco, tratto da una storia vera, peraltro. Come poteva capire lo "spirito" tedesco? Non lo capisce, infatti ci si scontra, che sarà mai questa musica...questo è un "bastardo" (sono poco inventivi pure con le parolacce...)
    Il turco è una bella immagine...ma quello del turco cos'è? Un atteggiamento. Un atteggiamento cosa lo forma? Un ambiente. Un ambiente chi lo forma? Una collettività. Diciamo che oggi manca la collettività, che non è la rete, ma altro.

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  34. Per puskin : dal sito chiesa viva -
    cfr " il ruolo principale che è stato affidato alla massoneria internazionale è di tradire l’intero mondo cristiano, tutto l’Occidente e tutto il mondo libero a favore dell’imperialismo comunista."
    L'imperialismo comunista???
    ma di quale comunismo parlano???
    ma di quand'è sta articolo?

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  35. Vincula tua / distrumpam vincula / tenebrarum / et longae noctis / quibus es / compenditus ut non cum / oc mundo / damneris.
    Distruggerò i tuoi vincoli i vincoli delle tenebre e delle lunghe notti ai quali sei legato affinché tu non sia condannato insieme a questo mondo.
    Cappella di Raimondo di Sangro Principe di San Severo, Napoli, Gruppo marmoreo il “Disinganno”.

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  36. Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede amministrare il potere.
    Sofocle

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  37. «In Italia, annunziano i giornali, ci sono l’elezioni. Dicono: Come mai voialtri giovani ďingegno, di coraggio ecc. ecc. non vi occupate di politica? Ce n’è stato uno che ha proposto perfino di “portarmi” candidato (Fra parentesi: io non mi farei “portare” da nessuno. Tutt’al più vorrei portare gli altri dove m’intendo io). No. Noi non ci occupiamo di politica. E l’elezioni ci fanno schifo. Premessa irrovesciabile: Oggi, 1913, un uomo intelligente non può appartenere a nessun partito. Neppure se ha la faccia di legno e lo stomaco ďacciaio. A meno che non finga di appartenere a un partito qualunque per fini suoi privati particolari e personali. Se ci sta e non ha questi fini e non è proprio un nulla pensante vuol dire che qualcosa gli manca. Può essere una cima in matematica o in chirurgia e sotto al livello del mare in politica. Un uomo d’ingegno non può in Italia e fuori, ora e mai, star pigiato in un gruppo di gente che vale meno di lui e dove trionfano, per ragioni troppo sapute, le idee e le persone medie. Non può lui che sa vedere tutte le cose e tutte le facce di tutte le cose, accertare la necessaria unilateralità e ingiustizia di ogni partito. L’analisi gli fa vedere in tutti brevi raggi di ragione accanto all’ombre degli interessi parziali, delle superstizioni castigiane e delle bestialità consortesche. Ma in Italia, in questi tempi, ci sono più repugnanze ancora. Non c’è un partito vivo, in crescenza, in efficienza, in istato di grazia, temerario e compatto fino alla morte. Cosicché tutta la vita politica diventa una specie di complicata fiera tra pubblica e privata che finisce col danneggiare soprattutto quelli che non vogliono entrarci dentro. Il deputato compra i voti dei suoi elettori o a contanti o con piccoli favori personali o con grossi favori locali a paesi, a società, a classi; il ministro compra i voti dei deputati concedendo a questi i mezzi necessari per comprare gli elettori (croci, impieghi, lavori pubblici, ecc. ecc.) o con favori diretti; gli affaristi comprano i voti dei deputati cointeressandoli nei loro affari o dando loro qualche canonicato segreto; comprano i pareri dei ministri minacciandoli di rappresaglie o promettendo benefizi; comprano i cervelli della gente minuta dando loro per un soldo otto pagine di politica, di telegrammi, di opinioni, di letteratura, d’incisioni e di varietà. Gli altri poteri già nominati (e che spesso stringono accordi col potere massimo di cui tutti hanno bisogno) si servono degli stessi mezzi cosicché la famosa democrazia si riduce unicamente ai discorsi che si fanno nei comizi, nei consigli comunali, nei giornali, a Montecitorio i quali cambiano ben poco la reale essenza delle cose cioè il fatto di una nazione di lavoratori e di consumatori spadroneggiata da poche centinaia di ricchi astuti e attivi e da qualche migliaio di chiacchieroni loro dipendenti. In questa condizione di cose chiunque voglia far la politica concreta bisogna che si mescoli in una delle organizzazioni che contano qualcosa e che possono effettivamente fare qualcosa. Ma ci vuole lo stomaco forte e chi non ha interessi propri non può starci – a meno che non si faccia stipendiare per difendere gli interessi altrui. E non basta mescolarsi: occorre farsi avanti, urlare più forte degli altri, destreggiarsi più astutamente degli altri, aver meno scrupoli degli altri. Si arriva allora, dopo qualche anno di ripugnante noviziato, a valere realmente qualcosa, cioè a disporre di una particola più o meno grossa dell’effettivo potere. E il più delle volte non è necessario, per questo, esser deputati o senatori».
    G. Papini

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  38. Giuseppe alcuni articoli sono davvero vecchi ma sempre attuali, non è ipotesi peregrina che il comunismo sia nato come arma anti cristiano cattolico-ortodossa (i protestanti sono già nelle "loro" mani). Una "giocata classica" è quella dell'eresia solo poco differente dal ramo principale. Il comunismo è, strigne strigne, nient'altro che una sorta di cristianesimo ateo, i suoi principi morali di solidarietà ed uguaglianza universale sono quelli del cristianesimo, per far presa proprio sulla stessa "fauna", toccando gli stessi "tasti" già così profondamente radicati, hanno solo sostituito Dio con il progresso scientifico (carta già giocata e collaudata.

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  39. Perfettamente in topic: m'è arrivato il plico colle schede elettorali per votare nella mia circoscrizione estera, ma Salvini-Berlusconi corrono sotto un unico simbolo, non c'è possibilità di optare per uno e non per l'altro, e non c'è nessun altro straccio di partito antieuropeista, le alternative al listone unico di centrodestra sono: udc, 5stelle, civica lorenzin, pd, liberi e uguali, + europa bonino, partito repubblicano (!), e un tale mov. delle libertà(?) con la bandiera della cee come simbolo. Niente estrema destra, niente estrema sinistra. Stanti così le cose è meglio annullare la scheda, ritengo, ci farò i disegnini sconci.
    E' strano, perché mi verrebbe da pensare che gli elettori all'estero costituiscano una frangia più patriottica, e la maggioranza sarebbero stati voti pro Salvini e contro Berlusconi.

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  40. per barabba: Non si puo votare volendo casapound dall'estero quindi?

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  41. Sempre sui fatti di Macerata, segnalo due articoli molto importanti.

    Un'analisi corretta e senza peli sulla lingua della gestione politica del caso Macerata, di Giuseppe Germinario:
    http://italiaeilmondo.com/2018/02/18/la-particolare-gestione-politica-dei-fatti-di-macerata-di-giuseppe-germinario/

    E una profonda riflessione di Alessandro Visalli, in dialogo con alcuni commenti al mio articolo sul caso, su che cos'è l'immigrazione e che cosa mette in gioco, nella econommia, nella politica e nella cultura:

    https://tempofertile.blogspot.it/2018/02/letture-sul-dramma-di-macerata-lo.html#!/2018/02/letture-sul-dramma-di-macerata-lo.html

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  45. non va bene eliminare - i commenti di barabba erano assolutamente normali -
    non ho fatto in tempo a leggere la replica di buffagni -
    certo, il padrone è lei, ma barabba non aveva offeso nessuno, sempre secondo la mia insignificante opinione -

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  46. Se continua così saranno gli ultimi commenti.
    Possibile che non si possa dire la propria senza fare riferimento ai pensieri degli altri?

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  47. Non ho ben capito i toni così aspri tra Barabba e Buffagni, due utenti con i quali mi son trovato quasi sempre concorde. Però in generale (non parlo del caso specifico) trovo che non ci sia nulla di male nel discutere con altri utenti, soprattutto se, come Buffagni, offrono contributi aggiuntivi. Spero che Alceste mantenga la possibilità di commentare, anche se è legittimo da parte sua scegliere il da farsi.

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  48. Comprendo la cancellazione dei miei commenti critici con questo articolo di Buffagni che ultimamente lui copincolla e reclamizza in ogni dove, ho usato toni piuttosto aspri, l'ho in pratica tacciato di deviazionismo dalla linea dura e pura anti-PolCor che per come la vedo io è l'aspetto più importante della controinformazione, specie nei riguardi dell'immigrazione.
    Ho fatto anche riferimenti a personalità passate non dico impropri, ma sicuramente scomodi visto il clima di meccartismo "fake news", che avrebbero potuto mettere il blog nei guai.

    Non ho letto la replica di R.Buffagni, il quale con me aveva guadagnato 10.000 punti quando l'hanno dialetticamente assaltato in branco sul blog di Bagnai. Diciamo che nella mia stima ne ha persi 100 per esserci tornato a scrivere, e 1.000 per le baggianate sulle erinni; il saldo è sempre positivo, se gliene interessa qualcosa.

    Riguardo all'appunto che Alceste mi muove direi che è vero, io so scrivere solo di reazione, se sono d'accordo con tutto di solito non commento.

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    1. Barabba, è semplice. Si dice ciò che si pensa. Gli attacchi, anche bonari, sollevano polveroni infiniti. Siamo d'accordo su quasi tutto, ma le baruffe non le sopporto. Ognuno dica la sua: l'opinione sarà necessariamente alternativa ... a quella di Buffagni o alla mia o a quella di chiunque altro.

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  49. Possibile che non si possa dire la propria senza far riferimento ai pensieri degli altri? Mmmh la vedo dura...ho capito il tuo pensiero Alceste, io mi astengo dai commenti.

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  50. Ragazzi, la faccenda è semplice: non si possono inscenare flames. Qualcuno li attizza per ottenere click, io dei click me ne frego ... ogni commento è benvenuto.

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  51. del resto, siamo o non siamo la classe discutidora di donoso cortes ...

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  52. Certo Alceste, ti ringrazio, però capisco che la gestione è difficile... e inoltre ho ben poco da aggiungere ai tuoi scritti...purtroppo la colpa non è di nessuno in particolare ma del mezzo in sè, che distorce le convergenze e amplifica le divergenze.

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  53. Infatti Amleto, quello che non agiva, ebbe a dire: "Words words words ...".
    Anche se poi lo zio l'ha fatto secco.

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  54. Bisognerebbe parlare a quattro occhi ... Le parole ingannano. Un galateo, però, va seguito.

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  55. Beh che Buffagni diffonda i suoi articoli dove può mi sembra più che legittimo. In un mondo ideale scriverebbe su qualche quotidiano nazionale al posto degli osceni Severgnini o Gramellini. Poi i discorsi sulle Erinni non affascinano nemmeno me, ma ogni tanto è giusto leggere qualcosa che parta da prospettive differenti che di solito non vengono prese in considerazione. Spero che Buffagni continui a scrivere su questo blog, che è un piccolo angolo di web lontano dai soliti disturbatori.

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Siate gentili ...