Decifrare il passato (e il presente)

Racconti e improvvisazioni

Novità sconsigliate ai puri di cuore

30 ottobre 2018

“Mo' annamo dai cinesi a compra' la robba pe' Halloween” (Il mondo di Williamson)


Soriano nel Cimino/Chia, 30 ottobre 2018 

La frase del titolo è stata pronunciata da una donna, di circa venticinque anni, in presumibile possesso di un diploma di laurea in scienze umanistiche. Si rivolgeva ad altre sue pari, laureate anch’esse, in vista dell’organizzazione di un evento culturale presso un’istituzione pubblica - evento che coinvolgerà (questo lo so per certo) alcune scolaresche romane.
Laureate, nate a ridosso del nuovo millennio, precarie. Italiane per caso: teneri esserini del futuro.
Mi trovavo lì, di prima mattina, per restituire un libro di Costanza Papagno, Come funziona la memoria.
Se il saggio della Papagno si riannoda inconsapevolmente ad alcuni temi di Blade Runner, le parole della ragazza - un’addetta culturale della Repubblica Italiana in via di acculturazione o deculturazione -  mi hanno fatto venire in mente un racconto di Philip Dick, Souvenir. Anche qui, come vedrete, si parla di acculturazione; forzata. La tesi è semplice: di cultura ne deve rimanere una sola poiché le alternative sono pericolose per un retto progresso. I cinesi, Halloween. Deculturare l’Italia è stato più facile del previsto tanto che, quando a un Italiano ricordi chi siamo stati (sia pure un Italiano che si picca d’esser istruito o, addirittura, cólto), questo reagisce con supponenza o fastidio o cinica albagia liquidatoria (l’aria di sufficienza è tipica dei coglioni; non è un caso che la maggior parte degli Italiani che si presumono cólti, infatti, e lo dico con cinica albagia liquidatoria, è costituita da perfetti coglioni).
I cinesi, Halloween.
Presto toccherà anche ai cinesi e a Halloween il dissolversi; intanto un risultato è stato raggiunto: dissolvere noi. Ammetto di essere lagnoso; ammetto, al contempo, che, se fosse per me, avrei scaraventato da tempo i cinesi e Halloween fuori dei confini del Regno: purtroppo io nulla conto.
Tali parole le ho ascoltate poco prima di recarmi alla raccolta delle olive; un rito faticoso e antieconomico a cui mi sottopongo sol perché, undici anni fa, bofonchiai un giuramento al capezzale di un mio avo.
La parola data, la promessa da mantenere a ogni costo, l’impegno che lega: tratti psicologici dei perdenti attuali. Abitanti del mondo di Williamson. 

* * * * *

Philip Dick scrisse Souvenir nel marzo 1953; fu pubblicato nell’ottobre dell’anno seguente su “Fantastic Universe”.

25 ottobre 2018

Il letamaio come utopia (Desirée)

Campi da gioco a San Lorenzo (1931). Dall'album "Roma Sparita"
Roma, 25 ottobre 2018

Una sedicenne, una ragazzina: stuprata nel sonno indotto delle droghe, in un edificio fatiscente, quindi uccisa o lasciata morire; i particolari non sono rilevanti.
Il volto di Desirée, come quello di Pamela Mastropietro, campeggia incessantemente sui visori delle multiformi trincee digitali. Il dibattito viene aperto da subito e reso, da subito, inintellegibile. Alcuni raccolgono facili adesioni politiche sporgendo le trippe dell’avevo-detto-io, altri, i coda-di-paglia, giocano in difesa inalberando diritti mistici; studiosi e professori e indagatori sociali, intanto, estendono articolesse dove si danno pacche gli uni con gli altri: accusano, smorzano, deviano … non gliene frega molto … a loro interessano le tartine sulla scrivania universitaria … assolto il compitino, con uno sbadiglio se ne andranno a casa dove li attende la partita di Champions League; o degusteranno ostriche alla diossina in qualche ristorantino che solo loro conoscono (“conosco un posticino …”).
Desirée è morta. Non conosco i colpevoli, non m’interessano. Ciò che mi interessa, come nel caso del ponte Morandi (La bellezza come argomento), è il luogo dove tale episodio  - di un’apocalisse che si segue, giorno dopo giorno, in poltrona - si è consumato. San Lorenzo, una volta borgo operaio e artigiano, e oggi sede indiscussa della cosiddetta sinistra antagonista ovvero di ciò che è degenerazione postmoderna del Sessantotto, a sua volta risibile e sanguinosa parodia del socialismo ottocentesco.
San Lorenzo: un immondezzaio a cielo aperto.

23 ottobre 2018

Lucifer rising


Roma, 23 ottobre 2018

La controcultura degli anni Sessanta: Berkeley, hippies, droga, amore libero, il pop-rock, il femminismo, la lotta contro il sapere pregresso (tutte nozioni! tutto falso!), l’immaginazione al potere, l’omosessualismo, le Pantere Nere, le streghe son tornate, gli Indiani Cicorioni, Katanga, prima il piacere poi il dovere, la Cina è vicina, i preti operai, la chiesa del dissenso, il Concilio conciliante, diritti ai prigionieri, LSD, viva la pace, merda d’artista, teatro off, cinema off-off, Imagine, Africa über Alles.

Qual è l’elemento unificante di tale offensiva, apparentemente velleitaria?
La negazione della logica occidentale, ci tengo a precisarlo. E di tutto ciò che la logica occidentale ha costruito nel tempo: la classicità, il Cristianesimo, l’arte, la scienza. La negazione della classicità, del Cristianesimo, dell’arte e della scienza forma il meschino denominatore comune di quell’ondata inarrestabile tanto che oggi possiamo dire di vivere secondo l’etica, debitamente ripulita, dei controcultori di mezzo secolo fa.

Una bella vetrinetta in pieno centro.


Pubblicato su Pauperclass il 16 gennaio 2015

Eccoli li, Hitler e Mussolini in automobile. Labari con svastica, ancora Hitler in varie pose, qualche gerarca nazista che non mi premuro di identificare. Dalla parte opposta della strada, fra puzzo di orina e DVD pornografici di varia inclinazione, calendari di Benito Mussolini, libri editi durante il Ventennio, materiale celebrativo e agiografico del colonialismo.

Domande alle scolaresche italiane.

L’attacco di Via Rasella nel 1944 da chi fu compiuto?
Risposta di una larga parte: dalle Brigate Rosse.
La Triplice Alleanza?
Risposta: Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, Spagna …
E l’Impero d’Austria e Ungheria? Sì, c'era anche quello, con cautela …

D’altra parte, perché no?
La risposta fa il paio con quella di John Belushi in Animal house; per risollevare il morale della confraternita universitaria Blutarski/Belushi si lancia in un discorso patriottico: “Animo! Dobbiamo reagire, come i nostri padri! Come quando i Tedeschi attaccarono Pearl Harbour …

Il dottor Stranamore ci porta al bagno di sangue


In effetti bagnetto di sangue sarà ... con populisti e fascisti sugli scudi ... peccato che gli Italiani faranno la consueta parte dei vitellacci piagnoni ... o dei rodomonti col fucile a tappo e spade di cartone ("li appenderemo ai lampioni!"; come no, buonanotte poppolo bue ...).
"L’importante è riguadagnare le strade. E non sbagliare bersaglio". Non è che, sotto sotto, nel 2015, covassi ancora una speranziella? La chiusa, riletta dopo tre anni, pare uno svacco da miles gloriosus. 
Ricordare, invece, il nome di François Hollande dona un brivido ambiguo: a mezzo fra il ghigno e il terrore del criceto nella ruota.
Ci tenevo a dirvi: essersi occupati di Wolfgang Schauble, lo riconosco, è ignominioso.
Tale lo scotto da pagarsi quando si affondano le mani nella melma dell'attualità (che diviene inattuale la sera a cena).

Pubblicato su Pauperclass il 14 luglio 2015

Nel film Il dottor Stranamore, di Stanley Kubrick, una delle anime nere della distruzione del mondo è, appunto, il dottor Stranamore, uno scienziato nazista naturalizzato americano … paralitico … lo psicopatico perfetto, intangibile dall’empatia, uno che sibila ghignando dati sulla mortalità mondiale … un miliardo di qua, uno di là … un manipolatore di soldatini … il pianificatore oggettivo e sarcastico della fine dell’umanità.
Kubrick era un profeta. Sapeva. Sapeva davvero. La pellicola è un capolavoro satirico: americani, nazisti, tedeschi, generali impazziti, presidenti americani che parlano a vanvera, coglioni, russi impotenti … nel film c’è tutto …
Un riadattamento nostrano potrebbe contemplare il paralitico Schauble, ministro delle Finanze crucco, al posto di Peter Sellers/Stranamore.

Roma a puttane (dialogo sui minimi sistemi)


Pubblicato su Pauperclass il 27 novembre 2015

Incontro una conoscente alla fermata dell’autobus. Lo sciopero delle linee periferiche a Roma si protrae da una settimana, i mezzi passano con lentezza esasperante; o non passano affatto. C’è tempo per divagare.
Cosa dice l’oracolo?” e alludo all’applicazione per cellulari che monitora la frequenza dei bus.
Puoi metterti comodo … qui dice venti minuti”.
Perfetto! Arriverà farcito di pezzenti che debordano dai finestrini”.

Sei razzista!”.
Intendevo: pezzenti come noi … e pezzente come le casse comunali … non pagano gli stipendi a quei poveracci di autisti e ci tocca scarpinare”.
Non credo che le casse comunali siano così sguarnite. Per le loro scemenze i milioncini li trovano”.
Ti butti sul populismo adesso? Non ero io il qualunquista principe?”.
Ma quale populismo … si tratta di atti precisi della pubblica amministrazione. Proposti, approvati, firmati e controfirmati, con svolazzi di stilografiche e timbri imperiali. I milioni vengono dirottati secondo le normative più ferree. Per questo il deficit si alza sempre. E si alzerà sino al botto finale. Inutile cercare i ladri”.

Occhi da panda per Matteo


Essersi occupati di Matteo Renzi, lo riconosco, è ignominioso.
Tale lo scotto da pagarsi quando si affondano le mani nella melma dell'attualità (che diviene inattuale la sera a cena). 

Pubblicato su Pauperclass il 25 giugno 2016 

Prima le elezioni italiane, poi la Brexit.
Due eventi importanti per quel che resta del nostro Paese.
I fatti in questione hanno dato la stura a migliaia di interpretazioni.
La maggior parte d’esse è vergata, per usare una salace definizione di Giulio Andreotti, da “profeti postumi”, ovvero da coloro che piccansi d’aver preveduto l’imprevedibile: “come avevo detto …”, “come era scontato …”, “era inevitabile, com’io ebbi a dirvi …”, “come scrissi un anno fa …” oppure “come si evince dal mio libro del 2012 …” è intercalare usuale fra tali Nostradamus a babbo morto.
Nulla da eccepire, per carità … ognuno è libero di cicalare come meglio crede … sarebbe preferibile, tuttavia, per la nostra sanità mentale e per intendere con più sagacia gli sviluppi futuri, lasciar almeno depositare la polvere di tali esplosivi accadimenti.
Per conto mio, essendo ignorante come una zucca in politica, geopolitica e affini, mi limito a descrivere zone marginali della storia italiana – landa già marginale di suo. Il mio campo, infatti, sono le prospettive minime e inconsuete.
Sono un Gozzano della controinformazione.
Per cui dico subito che non so cosa accadrà dell’Europa.

La mossetta di Civati


Essersi occupati di Pippo Civati, lo riconosco, è ignominioso.
Tale lo scotto da pagarsi quando si affondano le mani nella melma dell'attualità (che diviene inattuale la sera a cena).
Per rinverdire tali fruste considerazioni si può operare in tal modo:
1. riconoscere che la mossa attuata da Civati è strutturale: l'inossidabile, inaffondabile, finta di Garrincha.
2. Sapere che Civati può essere sostituito da chiunque. Prima o poi, a esempio, torneranno in scena Scalfarotto o Landini o altri figuri. Basta, perciò, cancellare Civati e inserire il nuovo nome come in una equazione della vergogna politica e rileggere il post con occhi nuovi.
La signora in foto è Monica Vitti come Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa.

Pubblicato su Pauperclass il 29 maggio 2015 

E così il coraggioso Civati, dopo appena due anni di infruttuosi tira e molla nel peggior partito d’Occidente (sedicente di sinistra), ha deciso il grande passo.
Si è staccato dalla casa madre.
E chi si è portato appresso? Nessuno. Neanche una Puppato.
Come trascinatore di folle non c’è male. D’altronde la faccia testimonia per lui: è una nullità. Resta da stabilire se tale insuccesso carismatico è dovuto al motivo anzidetto (è una nullità) o, più probabilmente, alla sua estrema delicatezza: quella che impone di non disturbare il manovratore, ovvero il subcomandante Matteo, il Poroshenko del Lungarno, ex quizzarolo e presidente di provincia, ex sindaco, e ora segretario PD e felice premier dell’attuale governo fantoccio.

19 ottobre 2018

Gli alieni hanno rapito mia sorella


Roma, 19 ottobre 2018
"Samantha! ... Samantha! ..."
Fox Mulder

Uno dei pochi blogger leggibili in Italia: Carlo Bertani.
Pacato, normale, sensato. Ciò non significa che sia d’accordo con il suo pensiero; significa, invece, che le pagine da lui scritte sembrano promanare da un individuo ragionevole, pacato, con cui si può - anche - amabilmente o ferocemente dissentire (sempre in maniera amabile, ovvio).
Il suo ultimo post è su Maur[izi]o Biglino.
E chi è Maur[izi]o Biglino? Uno studioso della Bibbia. In base ai suoi studi, matti e disperatissimi, si suppone, poiché l’ebraico antico (come l’etrusco, il tocario, l’ittita e il lineare B) è un labirinto imperscrutabile ai più, afferma che il Testo Sacro par excellence non è, ahi, un testo sacro, bensì, per quel che si è potuto capire, il resoconto di una colonizzazione aliena. Elohim (gli Elohim), una civiltà avanzatissima, in grado di modificare geneticamente l’uomo (incrociandosi con esso). Yahweh fu il figlio di uno di tali Elohim: “comandante militare” che ebbe a subornare la casa di Giacobbe “onde conquistare lembi di terra e piccole aree del territorio palestinese”.
Come amava dire Gadda: "Io stupiva".
Poi c’erano altri Elohim, un pochino più navigati e di larghe vedute: questi avevano in concessione gente un tantino meno rozza: Egiziani e Greci.


È forse un caso, leggo nel post del buon Bertani, che ci sia un elicottero Apache (almeno è quel che mi pare di intravedere tra le cisposità del primo mattino, ammammaloccuto, con il croissant stillante caffellatte davanti alla bocca semiaperta) tra i geroglifici di una stele egizia?

15 ottobre 2018

Katharina l’Eroina ovvero: dal Michigan la salvezza (dell'Europa)


Roma, 15 ottobre 2018

E così in Gemania c’è stata la rivoluzione. Più precisamente: in Baviera, terra dell’Ispettore Derrick. La CSU, una gamba del governo Merkel, ha perso le elezioni. Le buccine giornalistiche, quando manco v’era la certezza di un exit poll conclusivo, avevano già deciso su quale tonalità strepitare: il cambiamento. Strepitare da subito, prima che il volgo capisca cosa è successo, rimane un classico della propaganda. Una sorta di imprinting: lo spetezzo più veloce, meglio se all’unisono con altri culi da trombetta, decide il profumo definitivo da annusare nelle settimane a venire. In attesa di altre ventilationes. E stavolta è difficile liberarsi dal profumo del cambiamento, annunciato con tale fragore da Milano Finanza, blog e giornaloni conniventi.

12 ottobre 2018

Farfalle e piccioni


Roma, 11 ottobre 2018
La Biston Betularia, una falena dalle ali chiare, punteggiate da minuscole macchie più scure, svolazzava indisturbata, nei primi dell’Ottocento, fra la selvaggia chiarità delle campagne inglesi. Si posava, con flemma britannica, sulle betulle indigene, ricche di licheni bianchi: lì, immobile, poteva mimetizzarsi perfettamente; e riposare. Si trovava, infatti, nel proprio elemento, con cui aveva ingaggiato un progressivo rapporto simbiotico: millenni di lotte, fughe, inganni e crudeltà venivano racchiusi in un insettino solo apparentemente insignificante. In esso, però, vivevano milioni di ascendenti e, soprattutto, ancor più, i nemici sconfitti. Si poteva ben dire che il complesso e ingannevole vestimento le era stato donato dalla lotta coi predatori più accaniti. Ora prosperava naturalmente, fra gli alti e i bassi di un’esistenza fugace, aleatoria e libera. Le guerre non mancavano; il gelo poteva uccidere; la farfallina era, tuttavia, perfetta: strutturata per la vasta eternità.
Poi venne la Rivoluzione Industriale. Gli aggregati metropolitani cominciarono a produrre tonnellate di fuliggine da carbone. Le betulle annerirono, assieme ai licheni della superficie. La bianca falena, ora, risaltava con evidenza accecante sui tronchi: i predatori procedettero lentamente allo sterminio. Una variante scura della betularia, una popolazione fin lì assolutamente minoritaria, vide lentamente e irresistibilmente crescere le probabilità di salvezza. Le proporzioni si invertirono: da 99% a 1%; da 1% contro 99%.
Le Carbonarie, sui tronchi anneriti dal progresso, si mimetizzavano con facilità; le altre non avevano, invece, alcuno scampo.
Intanto l'immaginario Oliver Twist, ignaro della strage, popola l'Inghilterra, terra di confusione, nelle pagine di uno scrittore di Portsmouth.

08 ottobre 2018

Ci vuole coraggio [Il Poliscriba]



Il Poliscriba

Ridicolo l'acculturamento che  è stato promosso e promesso dalla scuola dell'obbligo e dalla laurea facile post-sessantottina che ci ha reso tronfi saccenti, incapaci di usare le mani per procurarci la sopravvivenza al di fuori del frigo e del forno.
Terribile il disprezzo statalizzato di uno Stato progressista contro le arti pratiche di cui eravamo ricolmi in esperienza, saggezza e tradizione scaturita dalla sorgente di  evi dagli abbagli luminosi, sfuggenti da pieghe oscure, esercitato “democraticamente” allo scopo precipuo di importare schiavi a basso costo che non hanno passione per l'artigianato, l'arte e la storia dei popoli che li ospitano, ma famelica necessità di arrivare prima sugli ultimi brandelli di quel che rimane della carcassa europea.
L'analfabetismo doveva essere piegato per far posto all'ignoranza di massa sulle questioni di critica al sistema.
Il sistema - freddo, cinico, burocratico, statistico, onnipervasivo - continua a ripeterci che, prima di lui, c'era la barbarie, dopo di lui, l'anarchia, in mezzo, in un presente amorfo, la globalizzazione, l'amalgama fluida, senza spigoli, bordi, confini, di cose e persone, che sgomitano per un pasto caldo ogni 8 ore in una cella da pagarsi con un debito trentennale.

04 ottobre 2018

Stragisti e pappemolli


Roma, ore 11, 4 ottobre 2018 

Che fine hanno fatto i maschi italiani?
E chi lo sa.
La castrazione chimico-digitale ha ottenuto effetti di sorprendente efficacia.
Non se ne trova uno.
Conculcare la “mano morta” ha prodotto un doppio effetto: creare esserini asessuati o degli squallidi libidinosi.
I primi sono quello che sono: li riconosci dal ciuffo ingelatinato; i secondi sono sprofondati in una sorta di cupio dissovi bestiale, buono per essere stigmatizzato dal MeToo.
I controinformatori e i controinformati continuano a tifare Putin contro Nato, ma la realtà, micidiale, è che il tifo cela la totale, irrevocabile, mancanza di materiale umano adatto a una rivoluzione. Macché: pure a un tafferuglio. Senza maschi non c'è rivolta, questa una verità umana, troppo umana; talmente semplice da sfiorare il becero e il crasso (maschilismo).
Dire: la situazione nelle periferie è esplosiva, significa nulla. Il potere, nella esplosiva situazione delle periferie, nei ceffoni tra Singh, De Rossi e Seferovic ci sguazza alla grande; come nelle vetrine sfondate, nei bancomat schiantati, nei supermercati svuotati. Un’ondata di risse e mischie, con sottofondo razziale, è, anzi, auspicabile per chi voglia celare la questione primaria: Usura e Identità.
Eviscerare testicoli e ovaie culturali ai giovani italiani ha prodotto dei cretini. Ne abbiamo già parlato, anzi: ne parlo da sempre. Castrare i maschi, grazie al possente chiacchiericcio politicamente corretto, senza soste, ha immesso sul mercato della resistenza controculturale dei goffi nerdacchioni. Castrati di tutto, ovviamente. Le automobili le sanno più riparare? La caccia? La zappa sanno cos'è? Le armi, in generale? Coltelli, spade, fionde, balestre, una volta sogni dei ragazzini? Conoscono il funzionamento d'un generatore? Sanno quando maturano certi frutti? E le patate? Si piantano? Crescono sugli alberi o sottoterra? A lacci per cinghiali come stiamo? Arti marziali? Lotta? Orientamento nei boschi? Marce, gerarchia? Come si cucinano i gamberi di fiume? Vendemmia, seminagione, castagne, olive? Il nodo alla cravatta? A sport di squadra come stiamo? La pallavolo ... la pallavolo ... la pallavolo ... ma che pallavolo! A pallone si gioca! E i fucili? Sanno di cosa si parla? Le molotov? E pisciare? Il getto è dritto o moscetto, da prostata malinconica pure a vent'anni? Si fanno più le gare a chi piscia o sputa più lontano? Bullismo? Come stiamo con gli scherzi feroci nelle camerate? Capisco ... non ci sono più le camerate ... a pugni, allora, si fa più a pugni? Si gioca per la strada? Si spaccano crani? Okkio ... si palpano, in corsa, le chiappe delle sconosciute?

C'è ancora chi crede che il gender sia stato introdotto per rispettare le donne?

Siamo diventati più rispettabili, più azzimati, amanti del galateo. Anzi, nemmeno di quello, più asettici e neutri. In trent'anni. Trent'anni ... allora è vero che il comunismo serviva a qualcosa, mi ha recentemente detto un vecchio fascistone. Sì, a tenere alto il conflitto. Almeno c'era un po' d'azione, ha concluso con un sorriso da pugile suonato. Il comunismo era ciò che tratteneva, ora nulla trattiene, siamo entrati nel Mondo Nuovo, Unico. Poca violenza, molta repressione interiore, monodimensionalità ... in nome della Bontà, ovvio.
In Italia non potremmo fare la rivoluzione manco se risorgessero Che Guevara, Caio Mario, Garibaldi e Spartaco mettendosi al nostro servizio. Non esiste più il maschio. E nemmeno la femmina, peraltro, almeno a guardare il trio di punta del MeToo: Asia Argento, su cui taccio; Rose McGowan, una lesbica fidanzata con Rain Dove, una modella (di largo successo) che è una donna che è convinta di essere un uomo che è convinto di essere una donna e, forse, è davvero così.
Dopo aver visto Rain (al nome credevo fosse una pornostar: l'avevo scambiat* per Misty Rain) sono corso a prendere il DVD di Roma ore 11: solo la contemporanea presenza di Carla Del Poggio, Lucia Bosé, Elena Varzi, Lea Padovani e Delia Scala ha fornito il litio necessario a superare la depressione.
No, non c'è speranza, non venitemi a commentare sotto casa o a ciarlare di speranza che vi cancello ... bestemmiate, magari ... è più costruttivo.

Pure Luca Traini, l'estraneo, legge un pappone in aula per scusarsi di ciò che ha fatto, come un Homer Simpson che abbia preso gusto alla ciambella dell'ecumenismo. Anche i razzisti e gli stragisti qui sono mansuefatti, addomesticati: hanno sbagliato, ma non sbaglieranno più! Giusto! Questa è l'età della scusa. Non si può prendere a sberle la moglie fedifraga, o il figlio somaro, o il rivale in amore o quello che ti riga la macchina al parcheggio ... si debbono intavolare trattative democratiche ... la moglie è a letto con un*altr*? Si porga il biglietto da visita. Il figlio è uno scemo con l'occhio languido? Lo si impasticca o lo si manda dallo psicologo infantile ... i ceffoni sono fascisti ... il padre legittimo divorzia? Esca a fare bisboccia col cazzon successore.
A leggere i commenti online sulla resipiscenza di Traini che legge le sue scuse alla nazione, ai nigeriani, al mondo corretto e al cielo dei migranti ci si accorge di cosa è successo ... la svirilizzazione del maschio è totale ... in nome della legge e della correttezza, beninteso ... aveva ragione, ancora unavolta, Jean Raspail ... presto entreranno in casa un paio di belinoni nigeriani, attaccheranno un pistolotto boldriniano sull'ingiustizia dei bianchi contro i neri e i bianchi lasceranno le stanze di loro spontanea volontà, felici di aver ottemperato alla bellezza del Nuovo Mondo imparziale ... le donne, pure loro, senza ovaie ... sono state svuotate della femminilità e infarcite di bei diritti ... e ora possono godersi l'indipendenza ... isteriche, istruite, civilizzate dal progresso e col lamento incorporato ... come le vecchie bambole col disco nel dorso ... emancipate, emancipatissime, a sei euro l'ora, in carriera nei supermercati, nel terziario avanzato, nelle pulizie, nei CAF sindacali ... a riempire moduli a cottimo per far ottenere a Chin Chan Pai la pensione, l'indennizzo, la 104 ... sfinite già a trent'anni ... coi mariti gonfi di popcorn e depressione post partum ... se sono fortunate ... altrimenti c'è il simulatore fallico sul comodino.

Le femministe al corteo dell'UDI: col dito! col dito! Ma il progresso, in tale campo, avanza. 

Traini, cattivissimo, quello che svuotò un caricatore senza prenderci mai ... anzi, no, qualcuno lo prese ... per fortuna della vittima: così il vulnus può risanarsi con qualche centinaio di migliaia di talleri ... tutti i cattivi debbono andare in galera ... i cattivi in quanto cattivi e, perciò, poiché cattivi, in quanto fascisti. Dal primo all'ultimo, sono d'accordo. Il mondo non dovrà avere più cattivi: e non li avrà, ve lo prometto! D'altra parte, ragionate: come si fa a essere cattivi col ciuffo ingelatinato sulla fronte? La barba scolpita? Quando, la sera, si programmano - fra maschi! - nottate davanti al videogame? Come si chiamava, Fortnite? Proprio ieri ho sorpreso dei venticinquenni a litigare (litigare!) perché uno di loro, nel gioco, era troppo veloce ... e lasciava i compagni indietro ... e, quindi, i compagni digitali eran caduti in un agguato ... agguato digitale ... e uccisi ... roba da chiodi ... roba da depressione caspica.

Quell'altro tizio di Riace, faccia dai tratti rilasciati e indistinti, sta in galera, pure lui. Ma é un gioco di specchi. Traduco: voi lo vedete in galera, ma, in realtà, è sugli allori. Presto arriverà la consacrazione. Aspettate, con calma, in poltrona. Se c'è una cosa che sa fare l'Italiano senza coglioni è cambiare rotta con cautela ... all'inizio si tratta di millesimi di centimetro ... poi, col tempo, il divario fra ciò che dovrebbe essere e ciò che effettivamente è, si allarga ... e alla fine chi è al gabbio si ritroverà, dopo tante scuse, in Parlamento. 

I cattivi, i maschi ... dove saranno andati a finire? Residuano nella bassa criminalità. Quello che ha dato una capocciata al free lance a Ostia ... Spada ... un diecimila di quei tipi sotto casa di Moscovici e le cose prenderebbero una diversa piega ... c'è poco da cianciare ... le rivoluzioni nascono nel sangue ... Robespierre era un avvocato, cioè un criminale del linguaggio, e agiva fomentando gaglioffi e tricoteuses. Ammetto che non è più tempo di sangue e cordite, è tempo di ragionevolezza ... di veri e propri déjeuner sur l'herbe ... a ingoiare crostini da concertazione dei sensi ... ci siamo fatti più scettici, disillusi, distaccati ... e non perché lo siamo davvero: scettici, disillusi, distaccati ... ma solo perché non siamo capaci di fare nulla ... la correttezza, il volemose bene alla John Lennon, la tolleranza, l'accoglienza non derivano da una riflessione profonda sulle istanze metafisiche dell'animo, ma da un crollo antropologico e fisico ... lungamente perseguito da chi sa ... e sa molto più di noi, per istinto ... quando tutto ciò che definisce un essere umano viene incasellato nel "male" non ci resta che divenire ragionevoli, di venire a patti, chini sotto le forche caudine ... ragionevoli, non razionali ... che la razionalità è da uomini ... ragionevoli e impotenti, vestiti dell'organza della sottomissione a un corollario di valori anemici, eterocliti, stranieri alla nostra vera essenza.

A Caudio, oggi provincia di Benevento, il sannita Gaio Ponzio fa erigere gioghi sotto cui si umiliano i comandanti romani. Alcuni di loro vengono sodomizzati. L'orrore per l'ignominia propagherà le sue onde psicologiche per secoli.

L'ultimo uomo e la trasvalutazione di tutti i valori sono davvero realtà!
Appunti per letture a venire: razze di cani create tramite mansuefazione. Manualetto.
Si reprime un istinto, tramite uno spietato e accorto gioco di premi e castighi, e si crea una seconda natura. Le femmine, intanto, vengono accoppiate con altre razze, scelte per la bisogna, più adatte ai fini dei domatori. La risultante: cani da compagnia, da caccia ai fagiani, da tartufi. Eugenetica e nuova etica: altri cani. Più utili, più buoni.

Su una cosa Nietzsche ha ragione da vendere: la maleducazione, il rilievo urtante della personalità, la vitalità volgare, hanno, quasi sempre, i tratti genuini della forza, di ciò che ascende.

Leggo che un capostipite dei Casamonica era sposato a una Spada, Teresa.
I Casamonica, gente d'Abruzzo, di origine sinti, come il calciatore Andrea Pirlo, l'ultimo vero fuoriclasse, avevano in mano il territorio del Mandrione, una borgata romana estrema e poverissima.
Uno dei pezzi più significativi di Carlo Emilio Gadda in Le meraviglie d'Italia: Genti d'Abruzzo. La canzone più bella scritta da Pasolini: Cristo al Mandrione. Ne esiste una bella versione di Gabriella Ferri.
Sia Pasolini che Gadda vantano un fratello morto, un fantasma nell'ombra. Come Catullo.
Solitari, misantropi: in grado diverso. Rifiutati dall'Italia. Fecero una brutta fine, infatti. 

Di gente in gente, di mare in mare ho viaggiato,
o fratello, e giungo a questa mesta cerimonia
per consegnarti il funereo dono supremo
e per parlare invano con le tue ceneri mute,
poiché la sorte mi ha rapito te, proprio te,
o infelice fratello precocemente strappato al mio affetto.
Ora queste offerte, che io porgo, come comanda l'antico
rito degli avi, dono dolente per la cerimonia,
gradisci; sono madide di molto pianto fraterno;
ti saluto per sempre, o fratello, addio.
 

Caro Lei ... anzi, caro Voi (mi rivolgo, infatti, al fascistone anzidetto) ... qui ci vuole una guerra ... stragi, morti, ustioni, cancrene, case che crollano ... non siete d'accordo, caro il mio Farinacci degli stivali?
Certo! Sono con Voi, tovarisch ... mi risponde quello. E obietta, giustamente: e però, ... Vos quoque ... cadete nella sindrome del Grande Botto ... siccome siete sempre lì a digitare e a masturbarVi, caro Voi, sulla tastiera del nulla ... vi siete ridotto a tifare la catastrofe! Un comportamento che prima addebitavate ai coglioni ... e ora ... non sarà che vi state rammollendo?
Colpito, affondato! ... Touché! Ma cosa volete che faccia ... che mi metta a gridare "Vogliamo i colonnelli" dal balcone? I colonnelli, ormai, rubano nelle furerie ...
Allora non fate niente, amico mio, e scusatevi. Avete pargoli? Meglio non mischiarsi alle retroguardie ...
Giusto! Non resta che scusarsi, allora ... non del nostro comportamento, ma della nostra stessa esistenza! Annusare gli angoli, prepararsi alla successione ... con un bel testamento ... lascio ... a chi se la prende ... una casa A2, media periferia, garage, termoautonoma item magione rustica in piena Tuscia ... item terreni con seminativo e frutteto e servitù prediale annessa ... item casaletto magazzino ... item un gallo ad Asclepio ...

01 ottobre 2018

La messa è finita



Roma, 1 ottobre 2018 

La lettura non mi è mai piaciuta. Leggere per leggere: lo trovo un esercizio grossolano. Leggere per conoscere: ecco, questa è una pratica spirituale che mi ha sempre accompagnato nella vita. Scandalosa, certo, tanto che molti ex conoscenti, che avevano contezza della vastità della mia biblioteca personale, non si capacitavano: “Ma come, non ti piace leggere? E tutti quei libri cosa li hai a fare?”. Gli rispondevo: “Per leggerli, ovviamente”. E quelli non capivano. I libri sono cose preziose poiché contengono preziose verità. E spesso la verità si occulta in piccoli paragrafi di tomi sterminati (I miserabili di Victor Hugo, a esempio, li ricordo solo per le due pagine su Pierre Cambronne). A volte la verità coincide con l’opera stessa: è il caso delle memorie di Marco Aurelio; altre è contenuta nella bella menzogna oppure ci brucia retrospettivamente, a libro letto e, quindi, morto.
Quando lessi I proscritti di Ernst von Solomon, in anni verdi e privi del sale della sapienza, lo compresi a metà: operina revanscista, filonazista, generata dallo schianto della Prima Guerra, col Kaiser in fuga; riposi il libro, nella scaffalatura più alta; intanto la vita, spietata, avanzava, un giorno dopo l’altro, arricchita da esperienze e illusioni nuove, depauperata da disillusioni spaventose: ed ecco che quelle righe, improvvisamente, ritornarono alla mente, senza neppure sapere perché; apparentemente neglette, ma ora rinverdite da una imprevista e sconvolgente resipiscenza.