Decifrare il passato (e il presente)

Racconti e improvvisazioni

Novità sconsigliate ai puri di cuore

03 dicembre 2022

Taci, il nemico ti ausculta


Roma, 2 dicembre 2022

Ben prima del pronunciamento della montagna sull’obbligo vaccinale, ho gustato la Silvana Sciarra in una minuscola dichiarazione di riscaldamento. Viso magro, ma non smagrito, candida messa in piega, talmente inappuntabile da apparire scolpita, un taglio cesareo per labbra, la Nostra recitava un cibreo burocratico in quell’anti-italiano (di cui si lagnò a suo tempo Italo Calvino, pace all’anima sua) cui la giustizia ricorre quando deve sentenziare senza far capire nulla di ciò che accadrà.
La commedia all'italiana ha ricavato varie scene comiche da tali sgranate di rosario; come quando l'imputato si rivolge all’avvocato chiedendo lumi: “Ma quanti anni mi hanno dato, dottò’?”, “Ma quali anni, Mericoni! Lei è assolto!”; oppure: “Allora l’abbiamo sfangata, dottò’!” “Ma che sfangata, sono cinque anni, Mericoni!”: perché il sentenziese è a doppio taglio significando tutto e il contrario di tutto all'orecchio volgare.
Solo che qui la Silvana ci ha sorpresi. A dir la verità non mi son reso conto, a causa della mia struttura inconfutabilmente plebea, se fossi ancora in me oppure sprofondato in un fugace deliquio cui spesso soggiaccio a fronte di autorità così autorevoli. Già raccontai di quando fui ghermito da un soporoso stato psichedelico durante un discorso di fine anno del Presidente della Repubblica. Probabile che sia stato così anche stavolta. Le fattezze della Sciarra, già di per sé aristocraticamente riconducibili al fenotipo mattarelliano, presero a circonfondersi d’un aura indefinita, da suffumigio rituale; quella robotica tefillah in una lingua insensata, priva di toni e cesure, un pocolino incespicata e appena sommossa da bollicine tecniche (“a quo”), m’indusse, perciò, da subito alla rivelazione. Sembrò, insomma, e parlo per me, che la nostra Presidente, ogni tanto, interrompendo fugacemente la litania, si microaccendesse d'un sorrisino dolcemente estrogeno, labbra serrate e commessure lievemente increspate: da amica d’infanzia; e che, al contempo, promuovesse tale empatia,
quasi inavvertibile, mercé alcune birichine alzatine di spalla, come a render ancor più complice l’uditorio. “Sebbene nulla comprenda e voglia comprendere ... da questa donna non potrà venire nulla di male …”, avrò pensato, già assuefatto alla pipa da crack che il potere mi concedeva: "Questa non è una mia superiore, è la Marina Morgan dei costituzionalisti, ci vuol bene, tanto … tanto bene … sono gli altri a sbagliare ... io in particolare ...".
Qualche ora dopo mi svegliai allucinato, con qualche linea di febbre nelle ossa.
Ero pronto a rigettarmi nei vicoli plumbei della città.

Se, nell’inferno più sudicio della postmodernità, esistesse un girone riservato a chi cercò di imitare vanamente l’intelligenza, questo verrebbe comunque negato ai giornalisti italiani, troppo in basso per qualsiasi idea di nequizia. Il modo in cui, tronfi, essi citano questa locuzione latina (“a quo”), cicalando di “via incidentale”, merita il nostro disprezzo più lutulento. D’altra parte, ma questo vale per tutti, il giornalismo germinò di pari passo all’Illuminismo ideologico e tecnico. “The Tatler” e “The Spectator” di Addison & Steele nacquero ai primi del Settecento, in Inghilterra, dove dell’ideologia non sapevano che farsene. Rimase la tecnica, l’efficacia, che, proprio per esser al massimo operativa, aveva da far regredire nella dimenticanza lo stile, la cautela, l’evocazione poetica. Germinava l’informazione, moriva la verità. In tre secoli questo rogo ha consumato tutto. Non restano nemmeno i tizzoni esausti. Solo una fine calcina postatomica, a coprire ogni cosa, ogni granello fungibile all’altro, all’infinito.

Sulla punta della lingua del parassita vi è sempre questo disprezzo antropologico per chi produce la ricchezza; che il parassita a sé annette, per diritto di casta, come se questa fosse prodotta da una cornucopia di folletti; nella casetta di marzapane.

Il parco di quartiere, abbellito da un’epigrafe commemorativa in onore a Giovanni Paolo II, recatosi in visita presso la vicina parrocchia, è ridotto a una porcilaia. I rigonfi bidoni dell’immondizia sventrati, a mostrare le viscere. Merde di cani accortamente randomizzate da padroni vittime di un culto idiota. Altalene, scivoli e girelli, invece, sono assenti, forse sequestrati dalla magistratura competente, per motivi che nessuno saprà mai; o fatti sparire dal Municipio, per motivi che nessuno saprà mai. Al centro, prossima a una parodia d'anfiteatro in ghiaia e cemento (si avevano in mente spettacoli popolari?), sta lei, la panchina rossa. Pitturata di fresco. L’onore municipale, insomma, è salvo.

Qualche tempo fa, cinque o sei anni, moltiplicati dalla realtà accelerata della dissoluzione, posi nel piatto due pietanze apparentemente lontane dalla considerazione di chiunque: la psicopatia dei dominanti e la mancanza del maschio quale base per l'azione.
Sulla prima credo che, oggi, nessuno abbia da obiettare.
La seconda ci si sta rivelando oggi. Addosso al maschio (bianco) vediamo accanirsi il Potere con ogni mezzo. Dalla castrazione chimica si è passati a quella digitale da infoitment. A meno che non lo si infili negli orifizi di qualche altro maschio, lo stennarello o il batocco sono membri dell’anatomia umana riguardati con forte sospetto. E, per la nota figura retorica della sineddoche, il disdoro stinge sui portatori degli stessi. Più o meno sani. “Cazzo, diavolo!”, direbbe l’Ebreo Barabas - in bell’Italiano – nel Jew of Malta di Christopher Marlowe. Impossibile contrastare l’ondata di ripugnanza verso il maschio bianco e i fenomeni che, prima, modestamente causava: procreazione, normosessualità, l’ansia purificatrice dello scontro. Nel 2023 occorre sacrificare a Cibele coglioni e tutto altrimenti non si va avanti. Le relazioni fra maschio e femmina sono oramai impossibili. A forza di iniettare nelle teste di rapa delle Italiane la psicologia spicciola da periodico popolare, ci si ritrova un trentacinque milioni di potenziali Camille Paglia che ragionano come sciroccate. I fogli degli appunti legali si riempiono di locuzioni come “negare il mio spazio”, “controllo da stalker”, “repressione della vitalità”, “carriera interdetta” e così via. Chi nega questo è un potenziale femminicida, un bruto; nonostante il reato di femminicidio, almeno a cercare in ogni pandetta d'ogni ordine e grado, sia impossibile trovarlo. Certo, esistono uomini che uccidono le donne, uno su trecentomila (Italiani?), la percentuale più bassa del globo terracqueo, eppure la tarantella del reato d’odio viene ballata come se proliferassero i Donato Bilancia. L’unica soluzione, pare, consiste nel recidere quel filo che ci lega al cromosoma Y come fa Gerard Depardieu in Ciao maschio; festoni di organza celebreranno l'avvenuto rito della novella fertilità.

Dalla Gazzetta dello Sport: "‘Cinque anni di squalifica, più una richiesta di radiazione da ogni rango e categoria della Figc’. È quanto si legge sul comunicato del giudice sportivo, che ha punito un giocatore della Juventus Domo, Niccolò Falcioni, reo di aver colpito al viso con una gomitata un avversario che esultava per un gol segnato dalla propria squadra, la Dufour Varallo. Durante la partita l'arbitro aveva soltanto ammonito Falcioni, non avendo compreso la gravità del suo gesto. Nel supplemento di rapporto l'arbitro ha però scritto che si trattava di ‘condotta violenta e non antisportiva, ma di non aver proceduto con l'espulsione del giocatore non avendo veduto direttamente né lui né i suoi assistenti il gesto’. A sopperire, però, ci hanno pensato i telefonini degli spettatori in tribuna. E per la prima volta in Promozione ci ha pensato la ‘prova tv’ ad aiutare il giudice sportivo”.
Quando Andoni Goikoetxea, il 24 settembre 1983, frantumò in tre punti la caviglia di Diego Armando Maradona si prese la nomea di giocatore più cattivo della storia; rimediando ben otto giornate di squalifica, un’enormità per i tempi che vedevano numerosi altri assassini a scarpino libero (come Vinnie Jones).
Caro Falcioni, è capitato male. Ha sbagliato epoca. Sotto tiro non è Lei, bensì il testosterone. È lo Spirito dei Tempi a travolgerLa. Ci pensi, Falcioni, le prossime domeniche della sua vita, mentre si allenerà tirando alla serranda del garage.

Queste parole disgustose, le mie intendo, fanno di me un potenziale omicida, me ne rendo conto. Anzi, ora che mi ricordo (il reflusso gastroesofageo della scrittura riporta alla luce le vergogne più riposte), una volta spaccai il mignolo d'un mio compagno di scuola. Nel senso che il dito si ritorse innaturalmente all’indietro, ad angolo retto. Come feci non lo so. Una gara di calci? Vostro Onore, il mio fu un atto non intenzionale, chiedo perdono al mondo, avevo quindici anni! Sì, certo, comprendo. Mio dovere è però inviarla presso una struttura dell’Attis e Cibele Inc. per una revisione dei meccanismi ormonali.

Un sacerdote, stavolta spagnolo, si infervora  nella predica: “Il diavolo ci fa cadere nel peccato per poi accusarci davanti a Dio!”. Dopo il missa est, chiedo conto di tale comportamento diabolico, da agent provocateur della Digos, non del tutto perspicuo. “Ci accusa davanti a Dio perché ne è uno strumento. Il Male, inveratosi nel Maligno, è parte e succube del Bene che necessariamente vince”, azzardo. La risposta, in mezzo madrileno, un po’ bofonchiata, un po' orecchiata, la riassumo così: "Ma no, il Bene, cioè le opere che Dio pone in essere non possono essere toccate dal Male; Somma proprietà, che solo a Lui appartiene, è trarre il Bene anche dal Male”. “Ah, ecco!”, gli dico. E me ne vado, anche per non inquinare la sua sacrosanta ansia da caffellatte. Ma non sono soddisfatto. La teologia è la suprema razionalità. Far quadrare qui gli ingranaggi spiega noi stessi. Questo diavolo, vittoriosamente tentatore, che va a farsi bello col Principale come un Tajani qualunque poco mi persuade. Ecco, invece, il mio dysangelium: Dio è la Totalità. Opera stragi, instilla follie, reca infelicità. Il diavolo è un Suo strumento, uno dei tanti, l'Impensabile. Il Male, così accortametne generato, permette all’umanità di resistere nella pienezza della Vita. Si tratta di un affinamento. Della sfida immane lanciata da chi ci ama senza residui. Egli stesso patì il Male, nella carne terrena. Come potrebbe aver compiuto questo, altrimenti?

Allora, questi tempi ultimi, sono scaturigine di Dio? No, perché qui non opera il Male, ma il Nulla. Il Nulla protozoico  risale le viscere degli eoni per riportarci all’inorganico. Una grande battaglia dovrà, quindi, prima o poi, avere luogo.

Gli unici maschi che vanno bene son quelli del PD. Ne ho incontrati a migliaia negli ultimi vent’anni. Essi sono i democratici. Non alzano la voce, non prevaricano, lasciano briglia sciolta ai figli, vanno alle danze antifasciste, magnificano l’Altro, sempre, qualunque esso sia, purché la presenza di tale Altro dia torto all’Italia tradizionale. Sono esserini infelici, perduti. Il guinzaglio delle proprie convinzioni gli pende come un membro floscio dal collo; resi informi loro stessi. L’occhio, soprattutto, sempre indeciso e lattiginoso; i lineamenti che annuiscono alla mannaia, l’arroganza delle argomentazioni, sempre le solite, a negare la razionalità e l’evidenza, una volta principi cardine della verità. Voi penserete: questo ce l’ha con la sinistra … Ma il sottoscritto per sinistra intende altro. Giorgia Meloni, a esempio, è di sinistra. Quello che l’accompagna spesso, Fratel Sarchiapone, pure. Berlusconi, una volta certo dell'impunità, è divenuto di sinistra tanto che una sua ex fiamma è apertamente lesbica. La destra sopravvive a stento in qualche recita, alquanto goffa peraltro, utile a intortare chi ancora crede nelle leggende aliene: il tetto al contante, il tetto al bancomat, la ricostruzione nazionale, il caro bollette … una scarica diarroica di scemenze, già scoperte come bluff, a nemmeno tre mesi dal voto … eppure c’è chi spera. Oltre il 60% degli Italiani spera. Il mondo è di sinistra, come previde l’Illuminato John Lennon in Imagine, o il demonologo invertito Kenneth Anger. La cornucopia di sinistra vomita il suo bene ogni giorno che Lucifero, Re del Nulla, manda in terra. La libertà, soprattutto, la libertà. Liberi tutti, ben presto. Per assenza metafisica e giuridica di colpa, figuriamoci di pena! La pedofilia arriva a grandi passi, come previsto, la depenalizzazione dei reati di sangue è, di fatto, tra noi, anche se i fessi credono che esista una magistratura giudicante; il suicidio è una conquista cui si può ricorrere in ogni momento; si celebreranno nozze con cani e gatti, fra tre, cinque, dieci persone. Le orge sono la libertà, la libertà assoluta è un’orgia. Lo spegnersi dell’umanità è dietro quell’orizzonte che nessuno più scruta. La fin absolue du monde. E non sarà sparizione che farà posto ad altro poiché, ancora una volta, si sono sbagliati i calcoli. E che oggi, a mondiali di calcio in corso, viviamo la catastrofe, l'attesa gnostica della fine, nessuno lo dice apertamente. Mi tocca dirlo a me.

In tempi aridi come questi occorre una disciplina sovrumana. Le tentazioni sono molte, per chi è contro. Bisogna rifiutare la lectio facilior. La coprolalia dell’insulto, la goliardia, il compagnonismo. Bisogna distillare la razionalità dell’odio altrimenti si perde progressivamente il rapporto con la realtà. Selezionare, sempre e comunque. Letture, scritti, bersagli.  

Inevitabile che ci scatenassero contro i teneri esserini del futuro. Di solito in lingua inglese, coi capelli rosa, il piercing e un’ignoranza senza pari per ciò che li ha preceduti. I senza ombelico, allevati in reparti specializzati nelle Università del Nulla, concionano senza requie sul passato, la vita, l’audacia, la follia. Si preparano a distruggere tutto. Il loro fanatismo è radicato naturalmente: ne deriva un istinto di devastazione assoluto mai incarnatosi prima nella stirpe di Giapeto. Sono come i Nexus 6, ma privi di ricordi impiantati. Tabulae rasae all’attacco. Imbratteranno il mondo.

Come siamo arrivati a questo? Basta compulsare gli inserti femminili de “Il Corriere della Sera” e di “Repubblica”. Si tratta di una biblioteca del disprezzo indotto. Gl’Italiani mammoni (in America a diciotto anni vanno fuori di casa! Al college!), il patriarcato mediorientale (per fortuna le donne iraniane si fanno i tatuaggi e il piercing al clitoride! Resistete!), le casalinghe disperate (ammirate, invece, l’indipendenza di Nara Stabocchi, che a vent’anni già guida un’azienda di cento dipendenti!) … e poi la grande attrice hollywoodiana contro le molestie (sexual harassment in the workplace), il reportage antimafia con l’eroina antimafia, il magistrato antimafia, il femminiello antimafia, il ritorno del grande cantautore e le sue schitarrate per la libertà dei popoli prigionieri della non libertà (Nordcoreani? Africani?), la trans albina che lotta contro le discriminazioni in Angola, il grande, grandissimo, autore israeliano col suo romanzo generazionale. Tutti a trangugiare questo veleno, per anni. Perché si era di sinistra, o di centro sinistra, o moderati, ma sempre a questo trogolo si pappava. Solo l’Italiano faceva la figura dell'imbecille in tali pagine patinate, in cui, accanto alla fame nel mondo, apparivano pubblicità di Rolex e haute couture, così, senza rimorso o cesura. L’Italiano, invece, risultava sempre ultimo. Qualunque statistica sciorinata da questi delinquenti dello spirito ci vedeva fanalini di coda, assieme a Grecia e Portogallo. Riciclo dei rifiuti: terzultimi; libertà delle donne: penultimi; tempo di lettura medio: ancora penultimi; preparazione matematica: ultimi, di sicuro; comprensione del testo: penultimi; traffico metropolitano: ultimi; lunghezza del membro: quartultimi, seppur migliori di giapponesi e andamani (i cinesi non si sono prestati alle misure; gli americani tra i primissimi, forse perché quasi tutti circoncisi. Non ci credete? Recuperate D-Donna e fatevi una cultura sui cazzi mozzi). Ci hanno rimpinzato di merda, inevitabile che si sia diventati un popolo di merda.

Ma dove diavolo sei finito?”, esordisco al telefono appena sento la comunicazione attiva. Un’esitazione all’altro capo. “Sono finito male”, mi risponde una voce stanca. Si tratta di uno dei miei interlocutori privilegiati che soprannominai, circa cento anni fa, il Sellin Fuggiasco, poiché si diede a chiappe levate dall'allora caravanserraglio di Nicola Vendola. Lavora a non più di un chilometro di distanza eppure era sparito letteralmente dal radar. Lo ammetto, non sono socievole, ma neanche un orso grigio, almeno coi vecchi sconfitti. Lo aspetto in un bar lungo via Cicerone. Sono già lì, seduto a un tavolino interno. Da fuori lo vedo arrancare sul marciapiedi. Smagrito, invecchiato. Anzi "anvicchiuzzito". “Tu non cambi mai, eh”, mi fa, cadendo sulla sedia come un sacco floscio. “Ma no, sono cambiato anch’io. Uso un altro dopobarba. Insomma che combini? Vuoi qualcosa da mangiare?".
Non risponde e si mette a giocare col dado di legno segnaposto. Comincia a prenderla alla larga, poi snocciola il cahiers de doléances. Attenzione, non politico, com’era solito fare. Ma della sopravvivenza quotidiana. Le pagliacciate di partito le ha abbandonate definitivamente, ora mira al cuore del problema: scapolare il presente. A tratti recupera il sarcasmo, un baluginio verbale di pochi secondi; poi riprende il rosario di sventure … lavoro, famiglia ... mentre parla mi guardo nel retro metallico del portatovagliolini che rimanda la parte sinistra della mia fisionomia; mi accorgo, ancora una volta, di quanto sia invecchiato anch’io. Sono alla fine della pista. Dal barbiere le ciocche cadono grigie. In fondo sono stanco: “Gli uomini come me - possessori del passato - vivono in uno stato tale di frustrazione: il non vincere mai, e l’essere votati alla sconfitta, inaridisce. Ecco dunque la decisione che si deve prendere: o lottare veramente per ottenere qualche vittoria (nell'orizzonte mentale della nostra vecchia cultura), o accettare di rendersi complici di ciò che consideriamo 'sacrilegio', ma che la storia stessa sta compiendo”. E si era nel 1969. D-Donna era ancora di là da venire. Esistevano uomini con del sangue nelle vene, gente disposta a sacrificare sé stessa. Ma ora? Mi ritrovo con questo rudere in un bar del mezzo-centro di Roma a parlare di IMU. Perché a questo l’assalto del Potere ci ha ridotto: a parlare di imposte. Hanno gradatamente occupato tutti gli spazi vitali, regolamentato ogni minimo dettaglio dell’esistenza. Siamo prigionieri d'una ragnatela. Qualche tempo fa diedi una mano allo stand di un’associazione di bimbetti che si occupano di pittura e modellato. Vendono le loro cosette, ci fanno qualche soldo, ricomprano il materiale (colori, creta), a volte donano qualcosa all’associazione di ragazzini affetti da sindrome di down della loro stessa scuola. Eppure il presidente dell’associazione era un po’ deluso. “Ci hanno fatto un esposto”, mi dice. “Un esposto?”. “Perché non possiamo vendere … solo ricevere offerte … non abbiamo partita IVA, a dire la verità non siamo neanche registrati all’Agenzia delle Entrate”. La cosa mi sembrava lunare. Non riuscivo a connettere il fisco ai cani di creta colorata e ai quadretti con gattini. Chiesi lumi a un esperto. “In effetti non rischiano nulla … forse … però se è accertato un introito possono divenire … intendo i membri … aggredibili fiscalmente …”. “Non credo d’aver ben introiettato la notizia… Arrivano le raccomandate agli scolari? Fammi capire”. “Ma no, non arriva nulla. Però è meglio che si mettano in regola … la gente è invidiosa … il Presidente … i genitori, insomma … è meglio che si registrino all’Agenzia … con un trecento euro sbrigano tutto … e poi redigere i bilanci … piccole formalità … meglio così, no? E poi adesso ci sarà un cataclisma nel mondo del volontariato e della promozione sociale … con il RUNTS … il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore … è un gran casino … l’upgrade, come al solito, coinvolgerà anche le realtà più minuscole … presto ci diranno dove pisciare”. “E chi l’ha voluto il RUNTS?”. “Nessuno l’ha voluto. Quindi tutti”.

Una società che restringe a tal punto l’ambito paradisiaco dei comportamenti non pesati del diritto è non soltanto, come ritenevano i giuristi arabi, una società ingiusta, ma è propriamente una società invivibile”, così l’incipit di Giorgio Agamben dal suo ultimo scritto: Il lecito, l’obbligatorio e il proibito. L’Italiano sfinito, depresso, infelice nasce proprio di qui. L’invadenza e l’invasione dello Stato in ogni ambito del vivibile. Per monitorare, regolare, insinuare la propria presenza. Dappertutto. Persino nelle mance dei camerieri. Ovviamente il fine non è regolare o monitorare, bensì sopprimere. Tutta la storia del contante e del tetto al bancomat, una sciocca parodia in cui ogni deputato o senatore si trova d’accordo, ma fa finta d’esser disaccordo, è qui riassunta. Non c'entrano i soldi. Non c'entrano le banche. Il succo è: l'Italiano non deve, mai, essere libero; s-pensierato; devono essere spazzate via, e mai più esistere, le riserve di caccia. Ogni metro quadro di terreno vivibile ha da essere inquinato da una leggina, da un regolamento, da una dichiarazione firmata, una PEC. Il risultato ambito, ambitissimo, consiste nell’immiserimento creativo di una nazione fra le più creative di ogni tempo. Oggi l’Italia è bloccata, di fatto e di diritto, costretta in una camicia di forza terrificante. Persino vendere i giornaletti sul muretto risulta impossibile. Sono sicuro che, prima o poi, arriverebbe qualche scansafatiche col cappello a cicalare di occupazione di suolo pubblico. Per tacere delle limonate e dei pasticcini che, da ragazzini, si offrivano al mercato rionale, al principiare dell’estate, una volta che la scuola era finita, per racimolare qualche mille lire: probabilmente oggi chiamerebbero la ASL per verifiche.
E tutti quegli articoli, saggi, intimidazioni, prese in giro sul laissez faire, il liberalismo capitalista, i “lacci e lacciuoli” confindustriali, la superiorità del mondo protestante … come la mettiamo? Dieci, venti, trent’anni a cianciare di libertà per ritrovarci a fare autodichiarazioni di esistenza in vita? A vergare, per l’ennesima volta, il nostro stramaledetto nome e cognome e data di nascita all’ennesimo bugliolo nazionale? Quante volte lo volete questo nome? Chi diavolo volete che sia a fare questa richiesta? Codice fiscale, firma digitale, PDF, PEC, SPID per controfirmare, ancora, la decimillesima istanza che si potrebbe ottenere in tre secondi? Questo laissez faire allora dove si trova? Sotto il letto di Milton Friedman? Evidentemente il liberismo non è mai stato tale, ma solo un sistema farlocco per annientare. Ottenuto il risultato, si è rivelato per quello che è, sopraffazione da Monarchia Universalis. Un mondo interamente ritmato da regole impalpabili e ferree in grado di demolire ogni anelito di autentica libertà e creatività. Così è. Il 99% dei saggi e delle monografie di questi ultimi trent’anni sono inganni e prese per i fondelli. Italiani o angloamericani che sia, essendo i primi delle timide traduzioni dei secondi.

Scendo le scalette di un mercatino dell’usato. Non ho ancora perso, purtroppo, il vizio della lettura. Un tizio mi fischietta dietro, tutto allegro. Ma chi diavolo è? Mi faccio da parte, mi supera. Il classico tipo del bibliofilo sciroccato, mi dico, di quelli comunque impaccati di soldi e che accatastano dieci o venti libri. Pieni di richieste sciocche  (“Dove posso pagare questoooooo ….!”, inalberando un dei tomi prescelti. “E dove vuoi pagarlo? Magari in quel luogo sovrastato da un cartello 2x1 dove c’è scritto ‘cassa’?”) che rompono i coglioni a tutti e verso cui tutti, però, chissà perché, sono deferenti. Ma dove l’ho già visto? 1,65, vestitazzo casual, barba e baffi ingrigiti, un’epa di formidabile rotondità e consistenza in grado di esiliare a pertinenza la restante persona. Il tizio pare seguirmi, ubiquamente. Scelgo un buon volume su Balthus, della Skira, pago una miseria  (6 euri) e scappo. Per poi ritrovarmelo all’entrata. E allora m’illumino. Ora che lo osservo di fronte … ma certo, trattasi nientemeno che di Luca Telese! Ma sì, è lui! L’uomo dei cuori neri. E poi dei cuori rossi. A piangere i morti destri del terrorismo e poi i morti sinistri del terrorismo. Il comunista che scriveva su “Il Giornale” del perfido destrorso Silvio Berlusconi! Il giornalista sposo di Laura Berlinguer, figlia di Enrico! Il cognato di Bianca! Bianca Berlinguer, che, a trent’anni, fu chiamata da Sandro Curzi al TG3! Inaspettatamente!

Narra la sorella Laura che, allorquando Bianca rivelò al Papà la sua intenzione di fare la giornalista, questi, dopo un breve silenzio berlingueriano, le disse di cominciare dall’arabo. Impara l’arabo, un giorno verrà tutto di là. E Bianca, giudiziosamente, cominciò a faticosamente rovistare nell’ABC dell’Aquila di Saladino. I risultati furono magri, chiosa Laura, ma il sogno di Bianca si realizzò lo stesso. Ella, infatti, fu chiamata.

A distanza di tanti anni, mi chiedo spesso, calpesto e deriso, chi abbia mai chiamato me. Forse l’Italia? Ho chiamato tante volte l’Italia, ma non mi ha mai risposto. L’Italia chiamò! Sì, ma quando? Ai tempi dell’Aeronautica Militare, certamente. 200.000 lire al mese. Poscia, quando ebbe a furoreggiare Equitalia, una decina di volte. E quindi ... l'Italia chiamò ... quando? O forse era l'Agenzia delle Entrate? Perché pure questa, non si sa perché, avendo il tenore di vita di un canarino, mi chiama con frequenza. Vero è che rispondo solo con pernacchie, però … l’unico filo che un cittadino intrattiene con il proprio paese sono i timbri di qualche impiegatico psicopatico, di quelli che chiedono il bancomat per pagare euri 1,50 alla Casa Comunale di Roma.

Questa mania della bibliofilia, però, deve smettere. È una malattia. Per fortuna ho fatto fuori quasi tutto il Novecento. Sopravvive poco. Calvino, Moravia, Fenoglio, Pavese, Eco e compagnia li bruciai qualche anno fa. Mi rimane una raccolta di Buzzati (i racconti fantastici), l’opera omnia di Gadda, il Pasolini degli scritti sulla società, poco di Papini e Malaparte. Ho tenuto Federico Zeri. A vent’anni sei diverso dai trenta; superati i cinquanta entri in terra aliena. Gli scaffali dei libri mutano. Da vivaci impalcature sempre in movimento degenerano in necropoli d’insofferenza. I Francesi … a che pro? Dopo Baudelaire mi tengo Céline, Cau e Raspail e altre briciole. I crucchi mi danno, oramai, ai nervi. Letteratura americana? Solo Philip K. Dick e la trilogia di McCarthy, oltre ai finti americani: Eliot, Lovecraft, Bierce, Hawthorne, Poe. Ambrose Bierce … l’avete mai letta The damned thing? No? Sapete qual è la miglior resa filmica di Bierce? Di un regista serbo.
Sudamericani? Solo Borges, Bioy Casares e affini.
Cortazar? Mi fa venire l’orticaria. Marquez, Vargas Llosa. Per carità.
Solo la classicità mi rasserena. A esempio l’Halieutica (Sulla pesca) di Oppiano di Anazarbo (oggi in Turchia); un’operina in esametri sulla fauna marina che il Nostro compose in onore di Marco Aurelio durante un soggiorno presso l’isola dalmata di Melite. Dell’Halieutica venni a sapere da un trattatello, se non ricordo male, di Marcel Detienne ove si citava il poeta cilicio riguardo il comportamento difensivo della seppia:

"Su queste astuzie ancor stanno le seppie:
hanno esse ne’papaveri racchiuso
un negro sugo, più scuro di pece,
d’un’umida caligine, rimedio
invisibil, che in lor si nutre, schermo
di morte ...

Questi uomini … la loro deferenza nei riguardi della natura, il rispetto della forma letteraria per cui il rigore dell’osservazione scientifica si sposa benigno con quella della versificazione ... e poi i nomi ... il dolce accenno, sempre presente, a mari e terre che ci videro nascere - la nostra patria.

Ci si deve liberare dei miti. Un gendarme non ha un Don Matteo che ne diriga la filantropia e nemmeno Salvo Montalbano nell’organigramma. Egli esegue gli ordini. Se questi contemplano la distruzione dell’Italia egli esegue. Il medico esegue, il chirurgo anche; e così il finanziere, l’impiegato allo sportello, l’addetto cimiteriale, l’infermiere, il dirigente scolastico. È lo Stato, signori, quella macchina svuotata di senso di cui subiamo la potenza residua. Un basso patriziato che non ci farà sconti perché siamo Italiani e una volta si tifava assieme Paolo Rossi; nessuno risponderà agli appelli. Questa gente la notte dorme saporitamente. O sono psicopatici oppure eseguono gli ordini. Se anche ammazzassero milioni di noi continuerebbero a ronfare. Nel loro sogno di giusti l’IBAN frinisce come un’incandescente locusta metallica.

Ci dobbiamo sbarazzare di qualunque santino. Persino di quelli apparentemente innocui e amichevoli. Se sono tempi di rifondazione ideologica lo saranno anche per noi. Il santino di Sandro Pertini. Immodificabile, con la pipa, l’entusiasmo al Santiago Bernabeu, la partitella a tressette sull’aereo con Bearzot, gli appelli ai giovani. I giovani. I giovani. I giovani. “Valerio [Verbano] era morto da pochi mesi [22 febbraio 1980]. Io e Sardo [Carla e Sardo Verbano, i genitori] ricevemmo una telefonata: era il Campidoglio. Ci chiesero se desideravamo partecipare alla commemorazione delle Fosse Ardeatine [il 24 marzo]… La macchina del Campidoglio venne a prenderci davanti al portone, lì dove c’è la lapide … ci portò alle Fosse Ardeatine. Quel giorno pioveva. Ci fu la cerimonia, sul palco insieme con noi c’erano il sindaco [Luigi Petroselli] e il presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Mio marito aveva una vera passione per lui,  una stima inesauribile, quasi un’adorazione. Alla fine delle celebrazioni, il sindaco si rivolse a Pertini, accompagnò le parole con un gesto della mano, da lui a noi: 'Posso presentarle i genitori di Valerio Verbano?' Pertini diede un colpo sulla mano del sindaco, si voltò e andò via. Il sindaco lo seguì ossequioso. Nostro figlio era morto da pochi mesi. Io e mio marito rimanemmo sul palco, a guardarci, soli com’eravamo ogni giorno”.
Qualche anno prima (1973), in un’intervista a Oriana Fallaci, Pertini parla dei fratelli Pippo e Eugenio. Pippo, il milite fascista, iscritto al PNF dal 1923 (“Ci togliemmo reciprocamente il saluto. Se per caso ci incontravamo per strada, io guardavo da una parte e lui dall’altra. Se io andavo da mia madre, lui non ci andava. Se lui andava da mia madre, io non ci andavo. Per non vederci”); ed Eugenio, fucilato come resistente comunista nel campo di Flossenburg, il 25 aprile 1945. “Mio fratello Eugenio e … prima Pippo e poi Eugenio e …Oriana… mi creda … abbiamo pagato… Oddio!”.
L’impressione è che Pertini, anche quando parla degli altri, parli di Sandro Pertini. Pertini, infatti, fu anche questo. Un egocentrico, e pure un combattente dal fegato d'acciaio, l’uomo sprezzante che rifiutò il saluto ai genitori di un giovane assassinato e al proprio fratello, colui che trovò il coraggio di votare contro l’adesione dell’Italia alla NATO, nel 1949; tutto questo. Ma chi mai ci ricorda tale impasto umano?
Ognuno canticchia Toto Cutugno.

L'omicidio del diciannovenne Valerio Verbano è uno dei tanti casi insoluti degli anni di piombo. Pochi giorni dopo il delitto la Procura smarrì il cruciale dossier da lui assemblato in cui poteva rinvenirsi il movente; ne fu ritrovata in seguito una copia, ma, come dire?, si trattava d'un sunto depurato del meglio. Anni dopo, nel 1989, il magistrato competente ordinò, invece, la soppressione di fondamentali elementi di prova (il passamontagna, la pistola): il tutto a termini di legge, sia chiaro. Altri elementi, invece, scomparvero qua e là, senza un motivo. Non si trovano, dissero. Quando, negli anni Duemila, un altro magistrato fu sul punto di scoprire qualcosa si trovò davanti il muro della smaterializzazione delle prove. In ogni caso tutti dormono bene.
Carla e Sardo Verbano, comunisti, non trovarono aiuto neanche dai compagni. Il Partito, infatti, non si fece mai vivo con loro. Quando lei, morto il marito, andava a rinnovare la tessera in sezione, manco la guardavano in faccia.
Solo due uomini mostrarono un poco di insperata solidarietà.
Il primo fu Giampaolo Mattei, fratello di Stefano e Virgilio, i figli del segretario MSI di Primavalle, morti bruciati in un attentato di Potere Operaio. Il secondo, che li mise al corrente dei pochi spicci che lo Stato aveva previsto per i familiari delle vittime del terrorismo: Luca Telese.

Occorsero decenni a Carla Verbano per scoprire la verità essenziale sullo Stato, sull’assassinio insoluto del figlio e sul patriziato che decide la vita e la morte dei cittadini, ogni giorno. L'essenza cristallina del Potere, quella che colpiva Walter Kurtz in piena fronte, fra gli umidi afrori del Nung: “Io odio i film sulle BR e sul terrorismo rosso e nero, perché … li mostrano come eroi sbagliati, i protagonisti e i coprotagonisti, ma li fanno sempre avventurosi ed eoici anche quando vogliono metterne in evidenza la pochezza; li raccontano sempre con ques’aura di fascino, di esattezza rivoluzionaria, di piani studiati nel dettaglio. Invece a me quegli anni, a volte, sembrano più le comiche …. Uccidere qualcuno perché lo si scambia con un altro, solo perché il passante ha il cappotto dello stesso colore del bersaglio, non è una cosa seria”.

Sì, non è una cosa seria. Come nei due anni COVID. Abbiamo letto e visto e ascoltato tutto e il contrario di tutto, a caso. Come allora, non è stata una cosa seria, ma un’operazione di psicopolitica dettata da palazzi di cui si intravedeva a stento il mezzanino. Il patriziato di casa nostra ha solo eseguito. Farsescamente. Se qualcosa rischiava di deviare dal corso prestabilito degli eventi, intervenivano i servizi devia(n)ti (a raddrizzare la devianza). Niente di più, niente di meno. Lo Stato avrebbe potuto schiacciare il comico terrorismo rosso e nero in pochi mesi. Come dimostrò Dalla Chiesa, peraltro. Però non l'ha fatto perché il terrorismo serviva ad Altro. Lo Stato avrebbe potuto svelare la truffa del Coronavirus in pochi giorni. Però non l’ha fatto perché la recita ne preparava di ulteriori, più importanti. Quanti giovani Italiani si sono scannati? Quante madri hanno pianto? Quanto dolore è stato sparso? Quello necessario, risponderebbe Qualcuno.   

Passo in Prati, a via Faà di Bruno, verso le 16.30. Una merceria: “Da Graziella”. Un’anziana signora siede all’interno, le spalle un po’ ingobbite rivolte alla sede stradale, la testa canuta rischiarata da un neon da negozietto anni Settanta. La scritta “Da Graziella” è composta da scotch colorato in rosso, un grossolano restauro, forse, d’una più ambiziosa che ornava la vetrina nel passato. Un paio d’ore dopo ripasso. La gola mi fa male, l’aria si è fatta umida. La signora è sempre lì, nella stessa identica posizione, solo il capo è fisso, chinato al pavimento e rivolto, come prima, verso l’interno. La stanzetta, che il neon ora rischiara con più forza, è vuota. Non so cosa si aspetti Graziella, ammesso che sia lei. Una lady caduta in disgrazia, ma ancora in ghingheri, che abbisogna d’un orlo? Una vedova dai polpacci erculei in cerca d’un rocco di filo da imbastire? La vecchina ottuagenaria che elemosina un nastro dalla sua vecchia amica di quartiere? Più avanti un’edicola coi suoi periodici impilati, i fumetti accatastati mentre la proprietaria, sfinita dalle alzatacce, guarda fisso il marciapiede e la strada, completamente sgombri dai clienti.
Mi chiedo quanto ci vorrà ancora.
Perché se c’è una cosa che detesto, e la detesto da sempre, è lo stillicidio. Se una cosa deve esser fatta che sia presto fatta.

Ciò che davvero odio nel Potere che ci domina non è l’averci cacciati in un vicolo cieco tramite le centinaia di traditori eletti, cooptati o nominati nelle istituzioni decisive dello Stato, ma averlo fatto spegnendo lentamente il genio degli Italiani: l’improvvisazione bruciante e creativa che reagiva ai rovesci della Storia cioè, in ultima analisi, la forma suprema di intelligenza. Da questo punto di vista si era inaffondabili. Invece si è deciso di lentamente avvelenare il sangue, di immiserirlo, di esporci al ludibrio continuo, incessante; all’autodenigrazione ridanciana.

Esce l’ultimo film con Alessandro Gassman, Io sono vendetta (2022). Per strada noto il manifesto: sullo sfondo s'intuisce un bosco; lui col muso ingrugnito assieme a una ragazzina, probabilmente in fuga ... “Minchia, che fantasia … in ventotto anni non gli è saltato in mente manco di cambiare il taglio di capelli alla bimba” … che, infatti, rassomiglia a Natalie Portman (prima o poi Presidente d’Israele, ricordiamolo) in Léon (1994), filmetto d’azione di Besson che ebbe almeno il merito di lanciare il buon Jean Reno. Il solco fra il cinema attuale, diciamo così, e l’action italiano dei Settanta si è fatto talmente profondo da superare la fossa delle Marianne. Non stiamo parlando di Fellini, Risi o Visconti, bensì del cinema popolare dei Settanta, quello di Castellari, Bava e Di Leo che si gustava nelle fumose sala di borgata, sui sedili di legno. I volti, anzitutto, i volti, soprattutto dei figuranti, dei comprimari: volti introvabili, oggi, pure a cercarli nelle carceri o nelle banlieu più estreme. E poi il mestiere, il mestiere. Il saper fare. I ralenty di Castellari, gli inseguimenti e le sparatorie, che hanno fatto scuola in tutto il mondo e si mangiano John Woo con tutte le scarpe. Ma quella era l’Italia creativa, improvvisatrice, che i traditori, già ampiamente forniti di mazzette, col loro eloquio da Yale o da attico in Trastevere, presero a demitizzare e irridere come Stellone; perché i loro mediocri padroni, di cui si compiacevano d'esser sguatteri, erano atterriti dai nostri tre millenni di costruzione culturale.
E poi: Enzo G. Castellari (1938-vivente) fu davvero un artigiano? Gli toccò girare Cipolla Colt, è vero, perché i soldi mica venivano dal ministero della merda pubblica, però è suo anche un noir psicologico come Gli occhi freddi della paura (1971) … qualcuno l’ha visto?
Il mediocre Quentin Tarantino ne ha riconosciuto segretamente la statura ospitandolo per un cameo in non so quale sua sciocca produzione polcorretta.

Quante cose abbiamo date per scontate. Anche Marina Morgan (Marina Meucci, 1943-vivente). Ma l’avete mai vista bene? No, dico … perché Kim Basinger e Farrah Fawcett hanno un loro perché, ma non come la Meucci … a guardarla per bene, dico. Anche perché la Fawcett, benché vistosa, era troppo costruita ... in "Charlie’s Angels", a dirla tutta, pencolavo per Kate Jackson ... Certo, pure gli Americani, poi, stanno messi male ... basti vedere con chi hanno sostituito nel 2010 il terzetto originale … pure loro c'hanno le paturnie ... oltre a dover obbedire a certe esigenze transnazional-uraniste ... 

A girare per Roma ci si accorge con evidenza sempre più innegabile della deformità fisica degli Italiani. Si crede, forse, che la pace porti donne e uomini belli? Au contraire. La caduta inesorabile del welfare inclina già alcune ragazze a incurvare le gambe, il minor reddito reca la sciatteria. Le classi vedranno riaffiorare negli angoli le racchie, le bollose, le storte. Com’era una volta. Già adesso si vedono poche vere bellezze in giro. Le ragazze son carine seppur di un grazioso anonimo. Dei maschi sarebbe giusto tacere. A furia di castrarli c’è rimasto poco. Esserini snervati ed esangui, neanche buoni da tritare per la sbobba del junk food. Gli tocca fare i gradassi da palestra. Gli steroidi, però, non restituiscono l’onore perduto.

Ma, insomma, quale libro mi consigli da leggere?”. “Stavolta mi supero. Si tratta di un saggio fondamentale, benché misconosciuto, per comprendere onnicomprensivamente l’Italia del dopoguerra. Essenziale, compatto. Come si diceva a suo tempo: propedeutico a qualsiasi rivelazione”. “Ah, bene. Onnicomprensivamente, addirittura! Sei in forma, oggi! E qual è ‘sto capolavoro?”. “L’armistizio. Leggilo. Senza mediazioni. Sta su Internet, è gratis.

68 commenti:

  1. Sulle donne hai ragione, stanno perdendo la testa, e la crisi economica le imbruttisce.
    Il PD è la mano sinistra del diavolo.
    Come diceva Paul Newman in un vecchio film: " Il fondo è cosparso di uomini onesti,; la schiuma e i bastardi vengono a galla".
    Dobbiamo resistere per essere testimonianza.

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  2. Per quanto riguarda il cinema italiano è impressionante il crollo di professionalità di attori, sceneggiatori e registi. Senza elevarci ai capolavori passati di Fellini, Risi o Monicelli, ma quì latita il minimo sindacale richiesto per potersi definire un professionista. Tipo gli attori che in un film in costume parlano con l'accento da borgataro. Eppure se vai a vedere i loro profili su wikipedia la scuola di recitazione l'hanno fatta, quindi anche uno straccio di corso di dizione. Rimangono solo i doppiatori a mantenere standard minimamente accettabili, forse perchè è ancora una corporazione di tipo medievale, dove si passano il mestiere di padre in figlio ?

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    1. Personalmente non sono contrario alle dinastie. La famiglia-corporazione, rettamente intesa, serve a tramandare il mestiere. Tu dici: "La scuola di recitazione l'hanno fatta". Ma si sono mai viste queste scuole? Sembrano le attuali scuole guide dove la patente te la danno pure se acciacchi dieci passanti in un 'ora. E, poi, ricordiamo che l'attore si forma "necessariamente" a contatto col giudizio del pubblico: in teatro (teatro nobile, avanspettacolo, cabaret). Se manca quello è inutile passare dalla scuoletta alla televisione, sempre un brocco rimani.

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  3. Santa Caterina da Siena la pensava come te sul male.
    Diceva che il male altro non era che assenza di essere.
    Nel tredicesimo secolo, un modo per dire "nulla", "vuoto".

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    1. Sono d'accordo con Caterina che, ora, dovrò approfondire.

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    2. I santi medievali sono miniere.

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    3. "Che cosa non può la ragione umana nella speculazione? Non penetra ella fino all’essenza delle cose che esistono, ed anche di se medesima? non ascende fino al trono di Dio, e non giunge ad analizzare fino ad un certo segno la natura del sommo essere? […] La ragione dunque per se, e come ragione, non è impotente nè debole, anzi per facoltà di un ente finito, è potentissima; ma ella è dannosa, ella rende impotente colui che l’usa, e tanto più quanto maggiore uso ei ne fa, e a proporzione che cresce il suo potere, scema quello di chi l’esercita e la possiede, e più ella si perfeziona, più l’essere ragionante diviene imperfetto: ella rende piccoli e vili e da nulla tutti gli oggetti sopra i quali ella si esercita, annulla il grande, il bello, e per così dire la stessa esistenza, è vera madre e cagione del nulla, e le cose tanto più impiccoliscono quanto ella cresce; e quanto è maggiore la sua esistenza in intensità e in estensione, tanto l’esser delle cose si scema e restringe ed accosta verso il nulla".
      Così parlava il Recanatese. Questo nulla non è il male supremo, secondo Lei, Alceste? La ragione, questa implacabile computazione che mira a ridurre a zero, a dissolvere quell'immenso numero che è la vita: noi pensiamo di costruire ed invece stiamo scomponendo. Lei lo spiega da anni. Secondo Lei la teoria di Federico Faggin sull'irriducibilita' della coscienza, dell'essere umano, di cui mi pare di aver letto qui tra i commenti del Suo blog qualche tempo fa, rappresenterebbe il capolinea della tecnica?

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    4. Sono portato a considerare la coscienza come l'inizio del regresso. La ragione, cioè, intesa come "matematizzazione" dell'esistente (è termine recanatese) restringe la visione del mondo, la essicca, la scompone in atomi inutili benché efficaci per la tecnica. Ciò di cui dobbiamo renderci conto è che gli Antichi erano "felici" (sto banalizzando sempre il Recanatese) perché l'occhio della loro scienza coesisteva con la forza dell'immaginazione. Il brano tratto da Oppiano di Anazarbo, a esempio. Leggendolo, magari con illustrazioni vicine, si ha una sensazione crescente di piacere; di aria sul volto, di salsedine. Tutto congiura ad aprire il petto, a gridare felici. I nomi, di animali e città, l'osservazione minuziosa, la premura nell'assemblare la metrica ... è difficile da comprendere anche se io stesso ho cercato alcune volte di alludervi: qui l'equilibrio tra conoscenza e immaginazione vivificatrice vacilla in un equilibrio miracoloso che annulla il tempo. Si comprende e si ama allo stesso tempo ... si viene colpiti dalla forza e dal colore ... dalla vita, in parole povere ... quando, invece, qualunque presunto intellettuale, oggi, trasmette sterilità e morte. Sempre ricorrendo a Giacomo, potremmo dire che Oppiano partecipa del colpo d'occhio del genio antico, in cui l'intera commedia della vita del genere umano era presente immediatamente, mentre il burioname disseziona la vita inorgogliendosi per dei pezzi di cadavere.

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  4. Esatta descrizione dello stato d'animo di quelli che, un tempo, erano gli abitanti del Belpaese. L'attacco concentrico della retorica dei " diritti " e del " ce lo chiede l'europa " condito con extra dosi di autorazzismo e insulti alla vecchia figura del padre di famiglia, hanno prodotto un'umanità vessata, impoverita e terrorizzata. È vero che si sta sempre a parlare di tasse e balzelli, anche tra amici e quei disgraziati che hanno dei figli sono costretti a vivere tra le difficoltà materiali moltiplicate di giorno in giorno e la percezione che il futuro dei pargoli non sarà minimamente paragonabile al nostro passato e forse nemmeno a quello dei loro nonni, in quanto a benessere e prospettive.
    La sequela di codici, iban, spid invece di diminuire la pressione burocratica hanno reso la vita del normale cittadino un inferno di pratiche digitali che poi vengono usate come una clava sulla testa dello sventurato di turno che non ha spedito nei termini prestabiliti la milionesima pratica attestante l'invalidità del figlio, condite da lettere minatorie degne di un regime.
    Dopo i due anni di pandemia anche l'illusione di vivere in un paese dove " è sacra l'inviolabilità del corpo " è caduta tra le risate delle Corti dell'ultracasta. Forse la misura migliore è quella di un prigioniero di guerra, costretto a lavorare otto e passa ore, versare il magro bottino in favore dei vari patriziati e al momento del venir meno delle forze fisiche, accompagnato da qualche esponente radicale nella Svizzera più vicina per una " buona morte".
    Nemmeno i circenses assolvono il loro compito, costretti a guardare le esultanze di giapponesi e coreani mentre le nostre mitiche nazionali di calcio si fanno sbeffeggiare dal primo Montenegro di passaggio.
    Alceste, questa volta non solo hanno vinto ma si preparano anche a straziare il corpo dello sconfitto peggio di una tragedia greca.
    Antonio

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    1. Sì credo anch'io. Pure i padroni ci hanno abbandonato, siamo un cadavere gettato alle bestie. Il grado di sadismo burocratico prima o poi provocherà qualche incidente, anche se saranno esplosioni individuali e non organizzate. I responsabili di tutto questo saranno in altro luogo, a godersi il malloppo, a negare pure di essere stati italiani. Basti guardare Elly Schlein, la candidata della tota sinistra: ha tre cittadinanze. Una, la nostra, per pigliarci per i fondelli; la svizzera quale terra eletta della sovversione; la statunitense per ovvi motivi.

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    2. Ricordo sul sito del Wef un articolo dove ci si vantava che Mary Shelley aveva iniziato il suo Frankenstein in una villa a due passi dagli uffici del WEF in Svizzera. Si certo, apparentemente denunciava anche la necessita’ di “completare l’Opera” (parole mie), con l’applicazione dell’etica sugli algoritmi.
      Comunque il golem, poi homunculus, in principio e’ descritto nell' opera talmudica, e in ebraico moderno la parola significa anche robot, esseri senza volonta’ propria. Quello da noi conosciuto come Frankenstein o il Moderno Prometeo, nato dalla fantasia eccitata dalla Prima Rivoluzione Industriale, e’ molto simile alle ambizioni dei nostri nuovi demiurghi della Quarta Rivoluzione.
      Ise

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    3. Il Frankenstein della Shelley è, purtroppo, inquinato dalla iconografia hollywoodiana con Boris Karloff ... nel romanzo la caccia alla "creatura" in regioni estreme, la crudeltà aliena dello stesso fanno pensare a ben altro che a una vicenda di mostri. Di lui si parlerà ... è una creatura assai inglese, comunque.

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  5. Alceste, prima di tutto volevo ringraziarti per il consiglio di lettura. Intendo ‘La Bestia’ del Palermo.
    Sono sempre stato allergico a giudici, antimafia, la telenovela sulle stragi, sapevo che la questione andasse impostata in tutt’altro modo ma non conoscevo nessuno che l’avesse fatto, da ‘dentro’.
    Un libro che mi ha risparmiato la lettura di un milione di altri sull’argomento.

    Poi vorrei aggiornarti/vi sulla situazione ucraina (laboratorio ucraino?).
    Qualche tempo fa, prima che iniziassero i razionamenti sistematici dell’energia, ero andato in banca. Non era una questione di importanza capitale e in altre circostanze avrei abbandonato per riprovare in un giorno piu’ fortunato, ma allora prevalse il lato ‘antropologo’ di me e rimasi in coda… Erano le 10.30 del mattino, e c’erano una ventina di persone a precedermi, fuori al freddo.
    ‘Come mai questa coda?’ - chiedo appena arrivato ad un ocherednik (uomo-in-coda), e chiedera’ quasi chiunque arrivi dopo di me. Stavo per aggiungere ‘sovietica’ ma mi sono morso la lingua per tempo. Eheh, sai che gaffe! Peggio che starnutire a bella posta ai tempi del covid, come facevo nei supermercati... Ognuno si diverte come puo'.
    Non c’era stata la corrente fino a praticamente il mio arrivo. Delle tre casse, solo una era operativa. In un’altra mancava la cassiera, nella terza non funzionava il pc (spostare la cassiera 3 alla cassa 2? non ci ha pensato nessuno…).
    Alcuni creativi, alla maniera dei viandanti che vedono oasi nel deserto, si inventano, pur di scampare alla coda, filiali inesistenti in luoghi improbabili: “ma in via …, di fronte al …, non c’era una filiale?”
    Alle 13.00 ho ancora 4 o 5 persone davanti, arriva la temuta pausa pranzo. Mentre aspettiamo le 14.00 la signora che mi precede mi tranquillizza affermando che ‘e’ quasi fatta!’.
    Devo subito deluderla: ‘Vedra’ che verso le due meno un quarto suonera’ la sirena antiaerea… oggi non e’ ancora suonata.’
    Mi sono sbagliato, in effetti, di cinque minuti.
    ‘Ecco la tua sirena!’ - mi dice rassegnata. A nessuno frega niente, ma finche’ e’ attivo l’allarme la banca non puo’ lavorare.

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    1. Praticamente hai descritto le Poste Italiane almeno due mattine su sei. Sul libro di Carlo Palermo: credo che lui, sinceramente, abbia maturato quelle convinzioni. Gradatamente e a dispetto della sua formazione culturale. Come sempre c'è da usare le pinze, ma è un testo da consultare.

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    2. "Praticamente hai descritto le Poste Italiane almeno due mattine su sei"

      Ahahah me le ricordo, nonostante fossi un ragazzino, giornate indimenticabili! Per quanto indubbiamente la situazione sara' peggiorata da allora... Lo so ma la burocrazia statale, nella quale includo le poste, non vale... Io parlavo dell'efficienza del privato, del libero mercato! Ahem 'libero'... va be'...
      Su Palermo concordo, del resto lui stesso riconosce di stare ancora cercando.
      Un caro saluto

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    3. YouTube mi propone questo video fresco fresco: https://www.youtube.com/watch?v=GHy1wgNj3uA
      Noto con dispiacere che a Palermo e' stato affiancato un massone, mi stavo appunto chiedendo quanto ci sarebbe voluto... Si tira fuori al solito la favola dei maghi buoni contro i maghi cattivi...

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    4. La solita zuppa, insomma. Non riescono proprio a rimanere soli di fronte al Nemico...

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  6. Verso le tre e mezza finisce l’allarme, in via eccezionale (e rischiando una pandemia) ci viene anche concesso di continuare a stare in coda al chiuso. Comincio a pensare seriamente che non arrivera’ il mio turno prima della chiusura della banca. Molti, arrivati dopo di me, avevano da tempo lasciato ogni speranza e se ne erano andati.
    Alla fine verso le 17,00 riesco a cambiare degli euro. Un tempo si potevano cambiare anche online ma di recente un decreto imperiale ha proibito questa attivita’ che da quanto ho capito e’ collegata al finanziamento del terrorismo (nientedimeno).
    Questo, dicevo, era prima dei razionamenti.
    Oggi anche prelevare al bancomat e’ diventato problematico. Io non ho nemmeno provato ma considerando che bisogna beccare le poche ore in cui viene concessa l’energia elettrica, trovare il bancomat funzionante o comunque rifornito di contante, il numero di persone che vorrebbero prelevare qualcosa… non sembra un’impresa alla portata di tutti.
    Questione soldi e lavoro a parte (va da se’ che in queste condizioni molte piccole attivita’ che non possono permettersi generatori di corrente sono chiuse, oltre al fatto che non esiste piu’ una produzione industriale), la questione della mancanza di elettricita’ e’ problematica per tutti coloro che, pur avendo un riscaldamento a gas, hanno bisogno di corrente per far funzionare la pompa che mette in circolo l’acqua… ed infatti sono al freddo, a rischio pure che, causa congelamento, saltino i tubi. Ci sono impianti, a mio giudizio progettati piu’ intelligentemente, a circolazione naturale, per convenzione, ma da quanto ho capito non sono piu’ molto diffusi.
    Non che ci voglia molto a staccare anche il gas, naturalmente…

    Quanto tempo ci vorra’ per replicare questo scenario di successo in Italia?

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  7. Non saprei da dove cominciare a commentare questo grandioso, amaro e veriritero affresco.
    Quindi, commento solo la fine, condividendo in toto tutto il resto.

    Su Fernando Di Leo, grandioso regista e sceneggiatore che ho scoperto da relativamente poco tempo.
    Il "Milano calibro 9" (e non solo, ma anche i successivi), va visto ANCHE come una vera "fotografia" dell'Italia di allora: ruspante, libera "dentro" (nonostante tutto), non ipocrita (almeno non come ora).
    Poi i colori plumbei della metropoli, la malinconia che ti devasta dentro (almeno a me), ne fanno uno dei manifesti di quell'Italia che non c'è più e che ho appena fatto in tempo ad intravedere: tipo mio padre che, mentre in un bar del pieno centro di Verona, giocava a briscola con gli amici (cosa impensabile, ora: tutti fighettini con quella merda di aperitivo arancione choamato spritz, con prosecco chimico: altro che il bianco col Campari, straccia-fegato, ma da veri uomini), mi mandava a comprare, io 5 ANNI, le Nazionali azzurrine e i "fulminanti" (i fiammiferi). Roba, adesso da chiamare gli SWAT.

    Fernando Di Leo, dicevo, che è stato ricinosciuto anche da Tarantino (sopravvalutato, ma onesto), come suo "maestro".

    E con questo film, ricordo uno dei più grandi attori italiani: Gastone Moschin. Un (sottovalutato) gigante in qualsiasi ruolo: drammatico, comico, noir: tutto.

    Senza dimenticare la grandiosa interpretazione del "Leone del deserto": film censuratissimo in Italia, finanziato da Gheddafi, che mostra nel suo orrore e nelle meschinerie, le nefandezze compiute dagli itaGliani "brava gente" in Libia.

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    1. L'inizio di "Milano calibro 9", con gli Osanna-Bacalov, è eccezionale. Sono eccezionali anche i caratteristi, a parte Moschin: Adorf, Leroy, Garrani, Wolff ...e pure la Bouchet ... si è al livello del miglior Jean-Pierre Melville. Questo cinema non verrà mai più prodotto. Sai perché? Perché gli attori e i registi e le maestranze vivevano il cinema, mica si diplomavano. I diplomati di cinema in "Milano calibro 9" hanno particine di pochi secondi (uno è quello che finisce male nella miniera). Sto parlando di grandiosi mestieranti e di interpreti di livello medio-alto. L'Italia ha prodotto ancor meglio ... e ha sfruttato splendidamente alcuni volti oggi impossibili da concepire ...

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  8. Il buon Flick - Giovanni Maria Vien dal Mare - a corredo della sentenza degli "inconsulti" ci fa sapere che:"il diritto del singolo cede al principio di solidarietà"; non è dato sapere a quale solidarietà si faccia riferimento visto che la sedicente pratica parafiliaca è ontologicamente "egoista".
    Ma tant'è, il consiglio dei guardiani della costituzione si è espresso a favore della scienza e a tutela della salute.
    La stessa tutela che prevede liste di attesa annuali per effettuare esami e interventi.
    In quartiere da me tal Bogdan ha ucciso ex moglie e amante prima di impiccarsi.
    A detta di tutti lavoratore indefesso era sotto processo per via delle accuse della ex moglie. Violenza, stalking, mobbing, bodyshaming e tutto il corredo del codice rosso; al nostro è stato bloccato il conto corrente e già si procedeva ai vari pignoramenti. Chissà cosa ne pensano i centri antiviolenza di questi fatti? Per loro - che hanno messo il coltello in mano all'omicida - trattasi di un nuovo episodio di femminicidio che conferma la necessità della loro esistenza e dei lauti finanziamenti di cui godono e di cui non rendono conto a nessuno.
    Nell'upside down in cui siamo immersi la potenza alimenta l'atto in un grottesco movimento antiorario che conduce diretti al manicomio.
    Un caro saluto. Marco

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    1. In un vagone della metropolitana si trovano già numerosi candidati al manicomio. D'altra parte non è facile resistere quindici ore su ventiquattro a una mediasfera omicidiale di propaganda, scemenze assortite, pubblicità e indottrinamenti di varia natura. Per tacere delle relazioni coi familiari che, infradiciate nell'anarchia liberale enne bubbole polcorrette, divengono il brodo di coltura della psicosi.

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  9. Si dice sempre riguardo la musica italiana strumentale che Paganini sia l'eccezione, confermando una tradizione retorica che vede il "dono" il mito etc. Eppure, per non citare il fatto che alle spalle avesse due secoli di tradizione violinistica con Vivaldi, Corelli, Tartini, Viotti, vale la pena citare un fatto.
    Pare che si organizzò un duello fra lui e Lafont, violinista francese, il Paganini, interpellato dopo il duello disse:" all'inizio suonai tutte le note come erano scritte, ma nei passaggi a solo diedi la stura alla mia fantasia e presi a suonare alla maniera italiana, cosa che infastidì non poco il mio avversario". Con "maniera italiana " egli intendeva questo, la fantasia, l'improvvisazione, credo non sia un dato di poco conto. Il trombone francese Lafont, dopo aver mentito sull'esito della gara e dichiarato,con tipica modestia francese, che "la scuola francese è la migliore del mondo", finì nell'archivio degli addetti ai lavori, laddove il nostro finì nella storia.
    Storielle...

    Sitka

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    1. Improvvisazione su un corpo tradizionale ben consolidato. Una storiella che, oggi, darebbe un poco di dispiacere alle tanti Legioni d'Onore che popolano il nostro cosiddetto Parlamento.

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  10. "Lunghi periodi di pace favoriscono l'insorgere di alcune illusioni ottiche.
    Tra queste che l'inviolabilità del domicilio si fondi sulla Costituzione, che di essa si farebbe garante.
    In realtà l'inviolabilità del domicilio si fonda sul capofamiglia che, attorniato dai suoi figli, si presenta sulla soglia di casa brandendo la scure"

    (Fra gli "Europei d'America", mi permetto di consigliare anche i romanzi di Wendell Berry)

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    1. Sono d'accordo con Ernst. La Costituzione trae forza da un equilibrio di potere. Venuti meno gli uomini che lo garantivano si dovrà ricominciare con una guerra. Per questo nessuno la vuole.

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  11. E' forse un magro conforto accorgersi ogni tanto che anche qualcun altro vede le stesse cose che vedi tu.
    Gli hanno rubato tutto, anche la bellezza.

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    1. Più che rubato, l'hanno distrutta. Della nostra bellezza non sanno che farsene, sono devastatori e basta.

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  12. Tale Tommaso Labate sul CorSera ci delizia con alcune righe folgoranti:

    Questa storia inizia dalla cucina di casa nostra. In uno spazio più o meno grande che, nel giro di pochi anni, potrebbe essere destinato ad altro uso. Protetta da tende speciali che ne schermeranno l’intero perimetro, impedendo agli hacker di intrufolarsi tra i nostri dati e la nostra ricchezza che sarà totalmente digitale, la stanza – oggi occupata da piano cottura, dispensa, lavandino, dalla cucina insomma – sarà la parte della nostra casa destinata alle esperienze nel metaverso. Gian Luca Comandini, romano, trentadue anni, ha costruito una fortuna investendo qualche anno fa qualche migliaio di euro in bitcoin. Ha fatto parte della task-force sul blockchain del ministero dello Sviluppo Economico, è finito nella lista di Forbes sugli under 30 che saranno i leader più influenti del futuro, oltre a essere uno dei superconsulenti che accompagnano dentro il metaverso vip e società che vogliono investire là dentro. «Gli esperti di mercato immobiliare stimano che sarà il 2030 l’anno a ridosso del quale la cucina inizierà a sparire dalle nostre case. Praticamente domani. Ordineremo cibo da fuori, come stiamo già facendo, mangeremo cibo che non ha bisogno di essere cucinato e utilizzeremo il tempo risparmiato per educare i figli, fare meditazione, tenere il fisico allenato. Le esperienze nel metaverso entrano in quest’ottica: fare le stesse cose che facciamo oggi risparmiando la risorsa che l’uomo, nella sua evoluzione, ha sprecato di più: il tempo».

    Il resto dell'articolo, probabilmente roba per i palati fini degli abbonati, me lo sono risparmiato. Del resto, le scempiaggini del cretino di turno - ovviamente espertissimo e di successo - sul tempo sprecato a cucinare, e guadagnato a scolpirsi addome e natiche da mostrare su Instagram, bastano e avanzano.

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    1. Questa storia del metaverso ... tutte queste imposture per dire che vivremo come ebeti immaginando di scopare il simulacro di Marion Cotillard ... o di entrare nel magico mondo dei giochi fantasy ... il metaverso che diavolo sarebbe a parte questo rincretinimento? Per Zuckerberg è stato un bagno di sangue ... per il popolicchio l'ennesimo nepente. E questo sarebbe il progresso, figuriamoci.

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  13. P.S.:
    Elly Schlein, che a 'sto giro probabilmente non ce la farà a diventar segretario (o segretaria?), è certo il futuro del PD. Così come, idealmente, Valentina Nappi lo sarebbe di +Europa. Miss Nappy la rammento per un'uscita meravigliosa di qualche tempo fa: "I bambini non dovrebbero essere educati dai genitori o da piccole comunità, ma dallo Stato. Stato che non dovrebbe essere laico ma ateo, cioè dovrebbe avere come principi costituzionali l'ateismo di stato, il razionalismo radicale e il positivismo". Tale exploit mi riportò alla mente, a propria volta, un'affermazione di Giovanni Lindo Ferretti: "Sono stati i miscredenti a farmi tornare cattolico, non i preti".

    (Yaroslav)

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    1. La Valentina Nappi esprime un'idea di socialismo ben radicata già nell'Ottocento. Non ci siamo inventati nulla. Anche il libero amore viene di lì (il matrimonio come contratto temporaneo), la soppressione delle linee ereditarie (considerate parassitarie), la sopressione della casa privata ... le incubatrici furono sempre Olanda e Svizzera ... per questo le hanno sempre portate al nostro esempio: perché sono civili. In realtà sono merdai sperimentali. Infiltrate da sovversori e rivoluzionari in casa d'altri ... puoi immaginare quali.

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    2. Comunque qualcuno diceva che la liberta' si sarebbe raggiunta solo con la soppressione delle classi sociali. Quindi stiamo per essere liberi e felici; la criptoclasse elitaria non era compresa nel conteggio.

      Il mio commento sulla Svizzera del Wef e di Frankeinstein vicini di casa era da inserire qui, anche se pure la Schlein ci entra volendo, con tutto il rispetto...
      Ise

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  14. Salve....ho letto più volte questo blog...ma non ho mai fatto commenti, quello che vi si legge non è certo una raccolta di banalità e quindi anche i commenti non possono seguire la strada della banalità...dico questo come mio commento...vivo da 25 anni senza televisore...da oltre 3 ho smesso anche di ascoltare la radio....sono riuscita a stare 4 mesi senza INTERNET...e....e...e....sono pensionata...da un mese è venuto a mancare il mio "carissimo" BYRON...insieme siamo stati felici..ma è molto dura la vita!
    Per quasi la totalità di quello che finora ho letto qui...mi sento molto in sintonia...anche se vorrei essere come quelli che non si guastano i sonni oltre che per i propri "dolori" personali anche per quelli collettivi e per i paesaggi di totale degrado che ci circondano.
    Aggiungo che faccio i complimenti alla sua scrittura...e mi augurerei che quello che scrive è molto più rappresentativo del suo stile di scrittura e meno del suo reale stato d'animo...grazie e salve Franca

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    1. Nel mio piccolo non vedo la televisione da tempo ... forse 10 anni. Non m'interessa, è solo propaganda e pubblicità e a queste sono allergico. Purtroppo quello che scrivo esprime il mio stato d'animo, anzi, a dirla tutta, se dovessi esprimere il mio stato d'animo scriverei cose ancora più radicali. Però è giusto non avvelenarsi il sangue ... la lettura e le passeggiate avventurose ancora mi donano un po' di serenità.

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  15. Caro Alceste,

    Grazie per il bel ritratto dell’Italia post-italiana. Poi oggi tutto il mondo e’ paese!
    La cosa per me agghiacciante, tra le tante, e’ che gli ingranaggi di tutto cio’ sono completamente artificiali, alimentati da noi, di fatto evitabili se presi in tempo, e cum grano salis. Non ignoro chi occultamente condiziona e poi spinge le leve al momento giusto, ma e’ chiaro che i nostri comportamenti creano il terreno su cui le leve possono far presa per avviare la frana. Ormai dovrebbe essere chiaro che l’uomo che, sotto inganno epocale, ha barattato sempre piu’ la sua autonomia con la comodita’, e’ arrivato, per acquisita incapacita’, a dover parassitare in eccesso l’organismo di cui si nutre, fino ad autodistruggersi.

    Per questo ormai i piu’ hanno il terrore di uscire dal sistema che li nutre, sebbene li ammazzi anche: quest’ultimo resta pur sempre un effetto collaterale, il principale essendo il nutrimento che non sanno/vogliono ricavare in altro modo.
    Per questo si parla sempre di cose seriali senza senso, da serial killer del ragionamento. Oggi tocca al pagamento senza contanti per combattere l’evasione, ignorando che Amazon e compagnia da anni fottono tutti cashfree e carefree. O la costituzione tradita, quando il cosiddetto “patto sociale” e’ saltato da un pezzo, o esiste solo per quelli che riescono a comunicare con l’aldila’. Circa una quindicina di anni fa ricordo Travaglio che diceva “dobbiamo difendere la Costituzione!”, e pensai ohibo’, ma non era essa a difendere noi? Lo dicevi l’altro ieri, come la mettiamo? La mettiamo che siamo ipocriti e rincoglioniti, o in malafede, se accettiamo e propaghiamo dogmi e non fatti.
    Oppure la barzelletta de… “la tecnologia e’ neutrale, dipende da come la usi!” Chiedere a un cinese se puo’ scegliere “come” usare un device, o solo “se” usarlo o meno. Poi chiedere se chi gli impone quell’uso lo fa in modo filantropico. Poi chiedersi a che punto del percorso si e’. Va beh mi fermo perche’ sappiamo che la lista e’ infinita, e mostra solo che i piu’ vivono gia’ in un mondo irreale che non ha alcun riscontro con la realta’ in cui operano.

    Si sta smantellando tutto quel che permetteva autonomia, e chi ne ha un minimo di riserva viene o verra’ perseguitato dagli altri, ormai parassitati in modalita’ autodistruzione, che non sopportano chi ancora vive in altra modalita’… sembrerebbe un racconto di fantascienza. Come disse il vecchio saggio: “Che cosa sono le norme, se non una lieve patina di lealtà e di sincerità, e l’ inizio del disordine? Coloro che si fondano soprattutto sulle norme, se la gente non obbedisce, ricorrono alla forza.” Quello che temo sara’ il passaggio dalla parodia alla distruzione attiva.

    Comunque se ti senti invecchiare puoi unirti a questa cricca di attempati signori che a me ispira simpatia: https://www.youtube.com/watch?v=Ng40HAazBXk
    Nel video precedente il signor Ubaldo faceva anche un aperto appello a creare presidi di difesa locali… a me e’ venuta una stretta al cuore, pensavo che ci dovrebbe essere un ventenne, massimo un trentenne, a fare questi discorsi incazzato nero.
    Cari saluti,
    Ise

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    1. Sai chi per prima ci scassò i cabbasisi con questa storia della tecnologia neutrale? La maestra di scuola elementare. Una bravissima persona, pia, conservatrice, legata alla famiglia. Eppure già contaminata dalle prime scemenze anglosassoni. La tecnica è nautrale, ci diceva, perché l'energia nucleare serve a tenerci al caldo, se usata bene, e a distruggere l'umanità, se usata male. Tutto sta a noi ... La "tecnica neutrale", sinonimo di progresso, assieme a "Kunta Kinte", fu uno dei pilastri del polcorretto italiano. Vaglielo a levare di testa all'Italiano, adesso, che la tecnica è neutrale ...
      Il signor Ubaldo? In Germania qualcuno aveva l'idea di assaltare il Bundestag: militari, vecchi aristocratici ... chissà se anche questa è una boutade, vedremo. I presidi servono a poco, servirebbe un po' di gente tosta ... ma dove la si trova ... hanno paura anche a fare i ricorsi per le 100 euro dell'obbligo vaccinale ...

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    2. Sulle "norme", mi viene in mente una frase che solitamente ripeteva il maggiore Crespi (dei Crespi d'Adda), comandante del battaglione alpini "Verona" durante la Grande Guerra: "oltre un certo limite, le regole servono solo a chi non si sa regolare da sè".

      A cui si ricollega una frase di Antoine de Saint-Exupery, così da chiudere il cerchio iniziato con Ernst Jünger: "Sarete salvi quando avrete ritrovato l'amore per le armi. Ciò che vale è ciò che esse insegnano. Siete diventati animali domestici".

      Ora che ci penso, Ugo Bologna fu tenente dei bersaglieri sul fronte russo, nella II guerra mondiale, medaglia di bronzo al valor militare:
      "Comandante di plotone, guidava il reparto arditamente all'attacco di una munita posizione. Ferito, rifiutava ogni soccorso e, assunto il comando della compagnia rimasta priva di ufficiali, la riorganizzava prontamente, riuscendo a respingere i reiterati contrattacchi avversari"

      (sulla Germania: dopo il pressoché totale sacrificio dei suoi junker nel trentennio 1914-1945, e la conseguente dissoluzione della Prussia, non ha più avuto un'anima... solo partite doppie...)

      P.S.: bentrovata Ise!

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    3. Ciao Luigi,
      Benritrovato anche a te!
      Ise

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    4. Alceste,

      Ho letto in rete... mi sa che era una boutade. Ma diciamocelo, gli over 50 che cosa possono piu' fare, a parte correre a vaccinarsi, o, alternativamente, eutanasizzarsi o digitalizzarsi, che e' la stessa cosa, a spese dello stato e nella legalita', ci mancherebbe? Sono ironica, ma credo di interpretare il recondito pensiero degli efficienti "cacciatori di umanoidi over 50".
      Gli incazzati dovrebbero essere gli under... ma dove? Qui in Giappone gli under... si fanno i capelli gialli quale massimo livello/livella di alternativita'... da voi in Italia, lo ammetto, vanno oltre, potrebbero arrivare a tagliarsi il pene, o le tette, che coraggio! Tanti Frankenstein senza neanche l'onore di una biografia a loro dedicata, bastano i 60 secondi di presentazione su tik tok.

      Poi me la spieghi la dinamica di Frankestein? Se non sbaglio nasceva dalla volonta' di creare l'uomo perfetto, piu' o meno immortale, per eliminare la sofferenza, soprattutto quella della perdita della vita... chi non si offrirebbe volontario, firmando il consenso, per l'immortalita' in cambio del copy right?
      Saluti,
      Ise

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    5. Frankenstein (il Demiurgo) vuole ottenere la perfezione, ma, consistendo in un Demiurgo (non in Dio), dà vita a un essere infelice, deforme ... in seguito il mostracchione chiede al Demiurgo un'Eva con cui trastullarsi ... Frankenstein si gingilla e, poi, si rifiuta ... giustamente stavolta, perché non è un Dio che possa iniziare il genere umano. La Shelley è una illuminista di primo pelo, ancora con qualche remora morale. Siamo dalle parti del Golem, debitamente anglizzato. A mio avviso si tratta di una previsione storica incoscia: la vittoria (Victor Frankenstein) dello scientismo anglosassone, libero dalle pastoie della religione, e il suo scatenamento sfrenato. Sino all'inevitabile disfatta (muore il Demiurgo, il mostro si autoannienta per liberare il mondo della sua presenza).

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  16. Giovanni de’ Dondi da Padova
    per tutta la vita
    costruì un orologio.
    Un assoluto prototipo, insuperato
    per quattrocento anni.
    Un meccanismo plurimo, di ruote
    ellittiche e dentate,
    connesse ad ingranaggio,
    e il primo bilanciere;
    un’inaudita fabbrica.
    Sette quadranti
    mostrano la postura dei cieli
    e le mute rivoluzioni
    d’ogni pianeta.
    L’ottavo,
    il meno appariscente,
    segna l’ora, il giorno e l’anno:
    A.D. 1346.
    Forgiò di propria mano:
    una macchina celeste,
    inutile e industre come i Trionfi,
    un orologio verbale
    che fabbricò Petrarca.
    A qual uopo sciupate il tempo vostro
    con il mio manoscritto,
    se a grado non siete
    di rifarlo?
    Sorgere e tramontar del sole,
    congiunzioni dell’orbita lunare,
    feste mobili.
    Unità logico-aritmetica, e al contempo
    un’altra volta il cielo.
    D’ottone, d’ottone.
    Sotto codesto cielo
    oggi ancora viviamo.
    La gente di Padova
    non badava alla data.
    Un golpe dopo l’altro,
    carri d’appestati sul selciato.
    I banchieri
    pareggiavano il bilancio.
    Scarseggiavano i viveri.
    L’origine di quella macchina
    è problematica.
    Un computer analogico.
    Un menhir. Un astrarium.
    Trionfi del tempo. Sopravanzi.
    Inutili e industri
    come un poema d’ottone.
    Guggenheim non mandava
    a Francesco Petrarca l’assegno
    a fine mese.
    De’ Dondi non aveva contratti
    col Pentagono.
    Altre belve. Altre
    le parole e le ruote. Eppure
    il medesimo cielo.
    In codesto Medioevo
    oggi ancora viviamo.
    Mausoleumm, H. M. Enzensberger

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  17. Buonasera Alceste, buonasera a tutti.
    Questo video è leggermente o.t., riguardo al pezzo, ma è stato appena pubblicato e mi sembrava interessante proporlo...
    Un caro saluto
    Barbara

    https://youtu.be/q0zHd0tn0_0

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    1. Sempre interessante la "Prisca Roma" ... così come il suo nome segreto ... tutto da prendere ocn le pinze, ovviamente.

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  18. La decomposizione dell'italiano creativo in triste zombie italiota ha un vero grande colpevole: il cattocomunismo 68ino alias l'attuale PD. Correi, il resto del circo: la destra stramboide di Salò, i socialisti berlusconizzati, i democristi legaioli, i preti, l'imprenditoria dei grandi prenditori di soldi pubblici, le PMI che credevano di essere diventati tutti Agnelli. Non se ne salva nessuno. L'intera nostra cultura nazional-pop. Come locuste hanno occupato tutto il potere occupabile: cultura ora culturame, massmedia ora mass merdia di propaganda, lo Stato ora cosa loro e dei loro figli e amanti. Un attacco concentrico totale alla Gengis Kahn: male cielo terra. 40 anni così avrebbero demolito anche l?impero Romano di Giulio Cesare.
    Nell'iper regolamentazione EU di ogni aspetto della vita cioè del controllo totale i PDioti ci sguazzano come mosche sulle carogne, è l'antico richiamo della foresta della pianificazione sovietica dell'ex PCI.
    Il moralismo bacchettone di preti democristiani e PCIsti Berlingueriani è il loro pane quotidiano.
    Ma non è finita. Arriva ora l'ideologia woke from partito DEM USA: sempre veicolata dal PD della costellazione internazionalista DEM. Fanno ALL IN.
    Ma mal comune non è mezzo gaudio se anche nel resto dell'occidente collettivo angloUS è uguale. Noi, culla di civiltà storica, ridotti a fare gli sguatteri della peggiore USA. Almeno gli USA sono un Impero. Noi manco mosche cocchiere.
    L'Occidente collettivo è irrecuperabile. Serve una catarsi che può passare solo da una guerra mondiale. Bisogna sanificare in profondità eliminando parecchi intorno a noi. E' questione di darwinismo in purezza.
    Ma fuori dalla bolla occidentale, c'è vita.

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    1. C'è vita? Spero di sì. Noi, a ogni modo, siamo il cancro dell'umanità. Occorre davvero un bagno purificatore.

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    2. https://www.youtube.com/watch?v=VOaa-8MKIhM

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  19. Questa dittatura si può tanto più facilmente realizzare quanto più un’opinione pubblica è rassegnata, inerte, distratta, incolta, ininfluente, disattenta, e pertanto plagiabile da questi centri di potere che possono irretirla e asservirla ai propri interessi. Per la gestione del potere è determinante il controllo di tutto quanto concorre a formare le coscienze, la mentalità, i costumi, il carattere, la cultura dei popoli. La pianificazione di un progressivo decadimento morale, spirituale, culturale, cognitivo, è da tempo un chiaro obiettivo strategico di questo Nuovo Ordine.

    Questo disegno può realizzarsi solo attraverso un controllo capillare dell’informazione, della politica, della magistratura della cultura, dell’arte, della scuola, della scienza, tendendo a creare un sovvertimento dell’ordine naturale dell’armonia, della bellezza, imponendo un’immagine distorta dei valori autentici dell’esistenza. È un disegno abilmente dissimulato, finemente congegnato, immorale nei suoi mezzi e finalità, satanico nella sua criminalità e perfetta capacità di falsificazione, farisaico nella sua ipocrisia.

    Il fine ultimo è un nuovo ordine mondiale totalitario, conseguito attraverso l’inganno, l’oscuramento delle coscienze, l’eclissi della civiltà, il tramonto di una concezione spirituale, morale della vita, la perdita della fede, la separazione dell’uomo da Dio, cui credono di sostituirsi nel loro satanico delirio paranoico. Questo disegno è realizzato attraverso una continua disinformazione, disarticolazione, immiserimento e abbruttimento del pensiero umano, portando un’umanità senza valori e senza Dio a un continuo stato di paura e insicurezza, a uno scetticismo inerte e rassegnato, a una visione egoistica, limitata, materialista, disperata di un’esistenza, ridotta alla soddisfazione di bisogni reali o indotti, di esigenze create da un consumismo insaziabile e meschino.L’intima, profonda, essenza e ben dissimulata natura satanica di questa mafia globale si manifesta ed evidenzia con una capacità criminale che non ha precedenti nella storia umana, trascende ogni limite, perversione, perfidia umana, diffonde una carica di odio omicida profonda, sorda, rabbiosa, illimitata per Dio, l’uomo, Sua creatura, la Verità e la Vita.

    Senza Fede e valori morali l’uomo, narcotizzato dalla paura, irretito, dal pensiero unico del “Nuovo Totalitarismo”, ha un’alterazione della percezione interiore, spirituale e psichica, non riesce a percepire come pericolosi questi suoi nascosti reali nemici, situazioni dannose e mortali per la propria vita fisica e spirituale. Con la manipolazione e l’inquinamento delle coscienze, la colonizzazione mentale, hanno creato un’umanità angosciata e arrabbiata carente di capacità razionale e spirituale che è possibile poi, senza alcuna fatica, sottomettere, schiavizzare, rendendola, a seconda degli interessi, carnefice o vittima dei propri simili.

    Il massimo, sinergico, deciso impegno di quanti si oppongono a questo crimine contro l’umanità sarà sterile di risultati se disgiunto dalla preghiera, dall’invocazione dell’intervento divino che da soli possono salvare la civiltà e l’umanità dal pericolo più tragico della sua storia, dal Nuovo Totalitarismo Satanico.

    Coraggio Non Praevalebunt

    Giuseppe Di Bella

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    1. Ho notato, a corredo di ciò che affermi, una progressiva diminuzione di vitalità spirituale ... parallela a quella fisica ... c'è gente che, oramai, abbisogna di dodici ore di letargo (non di sonno). Vale a dire che si sta lentamente spegnendo ... presto avrà bisogno di quattordici ore, poi di sedici e così via. Alla fine chiederà il riposo eterno. L'eutanasia sarà preferibile a una vita impossibile da vivere.

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    2. Io per esempio, nel mio lavoro ho notato che nel " produttivissimo " Nord-Italia, se chiami le aziende dopo le 17,00 non trovi più nessuno, neanche in Brianza o in Veneto, dove il lavoro è sempre stato religione e 8 ore al giorno era considerato part-time.
      E' incredibile la velocità del cambiamento di paradigma al quale abbiamo assistito negli ultimi anni : si è passati dal mito della realizzazione professionale, della carriera manageriale (ma ve li ricordate i film degli anni '80 " Il segreto del mio successo", "Una donna in carriera", ...) , dell'imprenditore miliardario che parte dal garage di casa, del lusso sfrenato delle Lamborghini e della bamba all'elegia della rinuncia, ai manuali su come smettere di lavorare campando con 2 euro al giorno.
      E la cosa bella è che pochissimi si sono accorti del cambiamento.

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    3. Bellissimo intervento. Da incorniciare. È davvero così.

      Mi sono sempre chiesto una cosa: quei pochi, come il sottoscritto, che fin dall'inizio della farsa pandemica, avevano percepito ben chiara, la matrice satanica, menzognera e dissolutrice, PERCHÉ avevano capito e "sentito" tutto questo, in maniera così chiara e netta ? Capendo immediatamente che erano tutte menzogne ?
      Qual è il denominatore comune di queste (pochissime) persone ??

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    4. KARL:
      Come è possibile che il protestantesimo brianzolo sia decaduto nella neghittosità da Checco Zalone in un decennio? Forse perché era una costruzione artificiosa? Intendo: negli anni Ottanta il settentrionale che parlava di "efficienza" era già una macchietta dei veri settentrionali laboriosi. Questi ultimi non cianciavano di etica del lavoro né ambivano la Lamborghini e le mignotte ... lavoravano e basta ... erano anche abbastanza taccagni ...

      CANGRANDE:
      Forse il denominatore comune è: per queste persone il passato ha un valore. L'amore verso i defunti, a esempio; l'amore per la storia della propria terra; l'amore per lo studio assiduo poiché onnicomprensivo; l'amore per tutto ciò che oggi è reputato inutile, inefficiente, di troppo.

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    5. Anche. Ma non solo.

      C'è qualcosa che non riesco a mettere a fuoco.
      Molti di quelli che "avevano capito" da subito, sono persone semplici. Altri colti. Alcuni (apparentemente e anche no) spirituali, altri neanche un po'. Però tutti hanno sentito (io compreso) quel "qualcosa" di nettissimo dentro di sé.
      Poi, nel mio caso, avevo anni di letture particolari alle spalle (esempio: Giovanni Preziosi e poi dei giorni nostri, tra molti, Blondet e Icke. Quest'ultimo lo consideravo un eccentrico. Invece ha previsto tutto. Gatekeeper o meno che sia).

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  20. @Cangrande

    Si tratta di qualcosa di piu' essenziale degli studi che uno fa o non fa (si veda la scelta dei discepoli di Gesu'); sull'essere spirituali - lo siamo tutti. In alcuni non e' totalmente chiusa la connessione con l'Alto (pregare* serve appunto a rafforzare - forse a riaprire - questo collegamento) e percio' su di essi l'Incantesimo non funziona.

    *Penso pero', meglio specificarlo, che si possa pregare in tanti modi, ad esempio con le azioni di tutti i giorni.

    ***

    Seguendo la dottrina della preesistenza si possono approfondire varie ipotesi: dall'essersi scelti questo tempo e questo luogo per mettersi alla prova o per semplice 'inclinazione' all'essere qui con un compito ben preciso (in missione), dall'essere qui in punizione o in trappola all'essere qui per fare esperienza/in allenamento (quest'ultima presuppone che ci sia altro da fare dopo la Terra, verosimilmente in un contesto piu' difficile).
    Il percepire nettamente qualcosa potrebbe essere dovuto al fatto che qualcosa 'risuona' nell'essere piu' profondo che esisteva gia' prima di 'venire al mondo' (la stessa espressione sembra indicare una preesistenza).

    Ad ogni modo la capacita' di percepire nettamente e' un'abilita' psichica che e' nelle facolta' dell'essere umano affinare. Premonizioni gli uomini le hanno sempre avute, per eventi cosi' grandi e' naturale che le abbiano in molti.

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  21. Grazie per la tua riflessione. Credo che "ci stiamo" avvicinando... Anche se ancora manca il "nocciolo" (almeno per me).

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    1. Dopo due cicli millenari, Classicità e Cristianesimo, non hai bisogno di teorizzare. Annusi il pericolo da lontano. Però, è questo il problema, si è creata una mutazione antropologica per cui la maggior parte di noi non riesce più a pre-sentire il pericolo. Hanno il naso tappato dagli stoppini polcorretti. E gran parte della mandria viene divorata. Il resto, noi, potrebbe addirittura sopravvivere se si mantenesse fedele all'unico gregge possibile: l'Italia. Abbiate naso, quindi.

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    2. https://www.youtube.com/watch?v=A9PXEvc82ww

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  22. Non so Cangrande, ma, per curiosita', potresti descrivere la sensazione? E' stato tipo quando scatta il salvavita? Per me qualcosa di simile, e me lo spiego con il fatto che il rituale delle mascherine e' stata una messa nera a livello forse planetario... Poi l'essere chiusi in casa a rimpinzarsi di informazione e controinformazione ha fatto il resto... non invidio chi ci si e' trovato immerso, io per fortuna avevo di meglio da fare.

    Sull'avere naso considero il consiglio alla lettera, nel senso che ho annusato letteralmente l'aria, in passato, e agito di conseguenza.

    Credo che la distruzione della donna sia servita anche ad offuscare questo tipo di 'vista', essendo una donna naturalmente piu' portata in questo genere di abilita' (eccezioni sempre possibili). Tolta questa caratteristica rimane il loro tendenziale conformismo e la loro amoralita': diventano cosi' l'aguzzino perfetto. Svelato il segreto delle quote rosa e del suffragio universale.

    Ad ogni modo concordo con Alceste, qui la faccenda e' talmente grossa che non annusare il pericolo imminente sembra impossibile... a meno di non utilizzare appunto degli stoppini polcorretti.

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    1. Concordo con tutti voi. Devo dire che per me è particolarmente dura, nel mio ambiente (famiglia proletaria, ambiente imborghesito, circondato da sempre da semicolti arroganti) è stato particolarmente difficile e sto ancora accusando i contraccolpi. Sono stato educato blandamente, un po' come gli esserini di cui spesso parla Alceste e nei quali mio malgrado mi ritrovo per certi aspetti). Nonostante questo, ho presentito da novembre -dicembre 2019 un cambio di rotta repentino e drastico, e quando è arrivata la pandeminchia capii... Qualcosa si è acceso, come un interruttore, e tutt'ora non si è spento (ma non sono per nulla abituato a tenerlo acceso)

      Chissà, ora penso a spesso a Dio... Ma a vent'anni ero un minus habens senza coscienza del proprio passato.

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    2. Un po' per merito di letture (saranno minimo 30 anni che ce lo facevano capire), ma soprattutto per la "magnitudo mediatica". Già da novembre 2019. Gli ordini di loggia erano già partiti e i media hanno eseguito. Bastava "cogliere".

      Poi c'è la regola d'oro che applico da decenni:
      quando voglio sapere la a verità su qualcosa e ho dei dubbi, vedo cosa scrive Repubblica e ragiono al contrario.
      Metodo da sempre infallibile.

      P.s.: vero. È stato (ed è) un rituale letteralmente di magia (non magia nera. Non esistono la magia nera o bianca. È solo magia e basta. Ed è sempre satanica).

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    3. @Anonimo 16/12/22 07.40

      C'e' un pezzo in particolare del Vangelo che trovo difficile da digerire ma al tempo stesso estremamente potente. Gesu' prende apertamente le distanze dalla filosofia borghese del quieto vivere, di un certo pacifismo deteriore e dichiara persino di impedimento quei legami, anche di sangue, che ci trattengono dal fare quel che va fatto. Un messaggio per pochi e che infatti rivolge solo ai discepoli.
      Per quanto difficile, credo che bisogni lavorare in questa direzione, per cui forza e coraggio, la morte e' un passaggio.

      "Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà."

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  23. Al cristianesimo deformato in manuale di ricette etiche si contrappone il cattolicesimo,ossia il cristianesimo come opera d'arte.

    Gomez Dàvila

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  24. Risposte
    1. Buon Natale a voi tutti, con l'augurio di un ottimo 2023.

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  25. Buon Natale e felice anno nuovo a tutti

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  26. Arrivato qui da Come Don Chisciotte.
    Che articolo sontuoso!
    Impossibile non essere d'accordo, e non essere grati per aver messo in parole sensazioni, ragionamenti, osservazioni, constatazioni via via più dolorose.
    Sulla questione maschilità e creatività... è emergenza.
    Ma sono tutti contenti eh, le mamme soprattutto.
    I padri? Non pervenuti.

    Aneddoto: nel marzo 2020, dopo 7 o 10 giorni di lockdown, un mio familiare che lavora nello staff di una università inizia a raccogliere le richieste di aiuto di studenti Erasmus, o in scambio, che volevano rientrare in Italia e non ci riuscivano.
    Tranne una che era in un altro continente, erano tutti in Europa, come al solito la maggior parte era in Spagna.
    "Non possono tornare, ti rendi conto?"
    E io "a fare che? giocare ad Alcatraz qui da noi? ma se ne stessero lì a farsi i fatti loro!"
    "Ma tu non capisci, fascista!" (eh sì, avevo votato LeU nel 2018, ma siccome il PD e compagnia cantante si era trasformato nel Partito Distopico, ormai in famiglia mi davano del fascista).
    "Non capisco che?"
    "Da loro possono uscire e nessuno li ferma capisci?"
    Cioè, nei primi giorni mentre noi giocavamo alla fuga di Logan, gli iberici ancora non avevano mangiato la foglia e non davano il tormento alla popolazione, perlomeno fino a quel momento.
    In pratica, questi ragazzi per tornare (per farsi mettere agli arrresti) si erano messi in fila negli aeroporti tipo fuga da Saigon, e ammucchiati che più che il Covid c'era un problema di piattole, erano rimasti giorni in attesa nei vari scali.
    E io, avessi avuto vent'anni, avrei pagato per stare lì lontano dai miei, da Conte, Speranza, Burioni e la Lucarelli.
    Sì, forse avrei tentato di rientrare, ma come i miei coetanei (ci chiamano boomer) l'avrei fatto con un mezzo o un modo individualistico. Non aspettando un treno, un aereo, una nave. Come un travet disperato, uno Zeno Cosini schiantato dallo spleen.
    E dicevo, al mio familiare "ma noi ci si andava e tornava in Vespa (et3, manco il px)... è la Spagna, sta qua dietro, mica Marte! Che si procurino un mezzo ruotato e tornino! O anche a cavallo! Che fa scena!".
    E pensavo a Don Chisciotte appunto, a Michele Strogoff, al Martin Fierro, e volando più basso e grezzo, a Conan e Subotai, di Milius, che corrono a piedi nelle mesetas.
    C'è un parola spagnola, io non parlo spagnolo, quel poco l'ho dimenticato, ... matrero. Avrei pagato, avrei colto la palla al balzo per diventare matrero. Che in spagnolo sembra voglia dire sospettoso, mentre in Argentina il significato è più sul fuggitivo, elusivo, alla macchia.
    Ecco, avrei voluto darmi alla macchia. Poff, sparire.

    E dov'è?
    Si è dato alla macchia.

    "La fai facile tu! Non tutti hanno la patente sai?"
    E allora mi sono chiuso in cameretta a fare flessioni come un ergastolano, e leggere Horcynus Orca, che del resto aspettavo un errore giudiziario per poterlo leggere.

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Siate gentili ...