Decifrare il passato (e il presente)

Racconti e improvvisazioni

Novità sconsigliate ai puri di cuore

23 ottobre 2022

Il ragionier Giuda

Quentin Massys, Gli esattori

Roma, 21 ottobre 2022

La destra ha vinto! Infatti comincia a rendersi ridicola. Predato il bottino clientelare, spingerà sempre più per la propria dissoluzione sino a riconsegnare l’Italia alla gang progressista internazionale di cui, peraltro, fa parte da almeno vent’anni. Giorgia Meloni ha un compito difficile, una parete di sesto grado spalmata di vaselina: occupare le furerie con tutte le locuste disponibili e recare al fallimento il proprio governo in tempi ragionevoli. S’intenda: ragionevolmente lunghi per far digerire all’elettore-tifoso la nuova disillusione; e il nuovo tecnico che ci salverà.

Il lascito più pericoloso dell’ingannevole democrazia 5S è stato quello di far credere che la corruzione consiste nelle tangenti, nelle valigette zeppe di contanti, nelle buste rigonfie di pezzi da venti euro. Instillare nel popolicchio l’idea che il politico sia un rubagalline, insomma, così come l’imprenditore, mentre invece il ladrocinio avviene strutturalmente, sotto gli occhi di tutti, con atti ineccepibili o per mezzo di atti omissivi talmente difficili da dimostrare che le indagini, ammesso che partano, non possono che arenarsi nelle sabbie della prescrizione. Il popolicchio vive in una casetta di marzapane, al riparo della verità. E la verità è che il patriziato ormai fa blocco al di là del bene e del male. L’intero affare dei tamponi, a esempio, così come quello dei ricoveri COVID, è stato progettato a tavolino, durante cene ricche di leccornie e vinelli, presenti imprenditori sanitari, magistrati, altolocate sezioni della gendarmeria italiaca e, ovviamente, alcuni legislatori, a livello locale e nazionale. Queste locuste non si preoccupano certo delle indagini, delle inchieste o delle cimici di Report; gli unici loro timori sono gli avversari politico-mafiosi: solo quelli possono fargli le scarpe. Un ex presidente regionale, tanto per fare un altro esempio, si scavò la fossa con le proprie mani allorché, in qualità di giornalista, mise in luce alcune anomalie; le locuste se la legarono al dito, lo fecero addirittura eleggere per poi sfruttare i suoi vizi; risultato: scomparso dalla circolazione. Ma l’Italianuzzo crede ancora a Mario Chiesa o al democristiano romano con i venti milioni di lire del barista Pancino nelle mutande.

La chiave per comprendere i tempi è di una semplicità accecante: l’inversione. Nessuno, però, accetta le conclusioni di tale blanda operazione interpretativa. A esempio: se posto una foto della Meloni Giorgia sottosopra, a richiamare trivialmente l’esecuzione di Benito Mussolini, per chi sto facendo il tifo? Per la sinistra? No, quelli son già malati da par loro, inutile sperare di convincerli. La destra? Ma no … per i motivi anzidetti. E allora? Sto facendo il tifo per il sistema. Riattizzare le spente braci dell’ideologia spinge nella cabina elettorale; e, quindi, alla tenuta del gioco. Operazione non dissimile da chi posta Fabio Fazio e i miliardari col Rolex … credendo di far quale operazione-verità … e si taccia su chi, ancora, parla di nazismo, o fascismo, o comunismo. Ne ho sentite di tutti i colori in questi ultimi due anni … Zelenski e il battaglione Azov sono nazisti … Putin fascista … il Covid cova … cosa? Ma il comunismo! … mi sarei aspettato, da gente eccentrica, ovvero che riguarda la Storia da posizione fuori dai punti focali predeterminati, una maggiore libertà … libertà persino dalle proprio idee, intendo … e considerare questa svolta epocale, mai vista, per quello che è, una autosoppressione dell’umanità residua … e invece tutti, prima o poi, si attaccano al biberon della nostalgia … i comunisti i nazisti i fascisti i bigotti …

Vogliamo alzare il tiro? Il comunismo il nazismo il fascismo il bigottismo … non esistono … esistono configurazioni umane, eterne rispetto alla struttura dell’anima, che chiedono di durare … non esistono bigotti che impediscono alle proprie figlie di farsi inculare a quindici anni nell’androne del condominio … bigotti scaturiti da una Centrale Cattolica Internazionale del Bigottismo come crede Michelina Murgia … la pudicizia, signori, è un’incrostazione stalagmitica costituitasi nei millenni onde preservarci dalla dissoluzione … che oggi chiamino libertà la porcilaia (lo fanno tutti) è un segno isaiaco dei tempi … pudicizia e ritenutezza inveratesi a chiazze lungo la storia, per cause più o meno da sposare - con la regina Vittoria, il primo puritanesimo, Savonarola, Marco Aurelio, Adamo ed Eva, con l’anima dei mortacci vostra, con chi volete … 

Come i Diecimila di Senofonte, uno dei simboli della resistenza è Ulisse. Portato in una guerra non sua, lontano dalla patria, egli vede lentamente decimare i compagni lungo la via aspra del ritorno, fra mille insidie; rimasto solo, fra Scilla e Cariddi, trascinato dai gorghi, alle soglie della morte, Ulisse si aggrappa a un umile fico che sporge dalle pareti rocciose; resiste, nudo e apparentemente inerme; placato il maelström, si lascia andare in acqua aggrappandosi al fasciame sconvolto della nave. Altre avventure, la resurrezione alla spiaggia di Nausicaa, la Luminosa; a Itaca (lui! Il re!) nessuno lo riconosce se non il cane; e la nutrice, la madre; sanato il corpo, rinfrancato nel cuore, egli muove alla strage, benevolmente posseduto.

Capisco. Vi sentite indifesi, perduti. Nudi di fronte a forze troppo grandi. Occorre resistere, nonostante questa tenacia appaia vana e degna di riso. Lo sberleffo fa parte del Golgota che ci aspetta. Resistiamo. A tempo debito, ci caleremo in mare dove il fasciame sconvolto della tradizione ci porterà inevitabile alla spiaggia risanatrice. Aspettare, ancora. Pochi ci riconosceranno. Sconosciuti, tenderemo l’arco. La vendetta durerà secoli. 

Se, frantumati i loro simulacri,
noi li scacciammo via dai loro templi,
non son morti per ciò gli dei

Hai letto McLuhan? No, ragazzi, trovo più istruttivi i siti pornografici. Per tacere di quelli pervertiti. Un di questi, Bigo Bigo Live, è rivolto a ragazzine e ragazzini. Ci si scambiano giochi, video, immagini … a coprire il grosso: sorta di vetrina da prostituzione per tredicenni. Le icone son quelle da ipermercato della Monarchia Universalis, una festosa celebrazione della finta verginità: la nordica statuaria, l’asiatica, la negretta, la musulmana col velo, la moretta col labbro deliziosamente enfio … a chiudere la pubblicità (la si trova nei videogiochi da Ipad), di solito, due ragazzine in minigonna, una biondina, l’altra castana, a simulare arrapamenti da Lolita e a far intuire, fra loro, un cedimento saffico … tutto alla luce, tanto chi controlla? Altro che Humbert Humbert, qui  si raschia la gromma più fetente alle brame che risalgono i lutulenti e subliminali crepacci del Cenozoico …

Il pallettaro Roger Federer si ritira. Al suo fianco Nadal, il grande avversario. Non v’è Pindaro accanto a loro a forgiare epinici. Il postmoderno è sempre di un casual deprimente, goffo; la nettezza che vi si avverte è solo mancanza di spessore, di animo; il grigiore avvolge tutto. I due si tengono per mano come due invertiti di Saint-Tropez, ricchi e annoiati, che scambiano il sentimento per sentimentalismo: appiccicoso, peraltro; ottuso; i volti deformati dal piagnisteo, arrossate maschere puerili, rassomigliano a quello di Fedez, l'influencer zelenskiano coi tacchi a spillo, anche lui avant- garde della lacrima polcorretta. Per vent’anni gli aficionados del tennis hanno tifato questi; tifo è il termine giusto. Si tifa. Non qualcuno o la propria squadra; si tifa, senza passione, senza nerbo, con la bibita gassata in una mano e i croccantini nell’altra, per due figuranti cacati e debitamente sponsorizzati dalle multinazionali più fetide; ecco tizi a noi alieni, privi di personalità; Nadal e Federer sono e furono, due cyborg del consumismo soft, attento al green della farina di grilli e ai diritti delle donne iraniane con le ciocche ribelli, vestiti, risuolati e pettinati con i paludamenti anonimo-chic che i multimiliardari oggi ostentano. La vacuità predomina; mai sentito uno di loro prendere una posizione sul mondo, la vita; palleggiano; frignano, girano per il jet set del nulla; il miccame approva, quindi si commuove, poi celebra urbi et orbi sui social. È gente perduta, pronta per lo scannatoio.

Per selezionare il personale aziendale han preso a utilizzare filosofi. Id est: dei venticinquenni laureati presso le Facoltà di Filosofia. Non capisco il perché di questa scelta. Forse anche gli imprenditori, per le vie segrete del loro cuore, ambiscono al fallimento. Dev’essere così. Predare di qualche spicciolo lo Stato residuo (credendosi furbi, di una furbizia eccezionale), svendere tutto al peggior offerente e svernare alle Canarie con l’amante botulinizzata/o; o palestrato/a, fate voi. In tutti si riconoscono le stimmate degenerative dei tempi. Affermava Ugo Tognazzi in Cattivi pensieri: Le cose in Italia vanno male perché nessuno ha più voglia di lavorare. Già nel 1976 (anno cinematografico di svolta, quello del Fantozzi che irride Éjzenštein e propedeutico al “film” antiartistico par excellence, Guerre stellari), uno dei migliori artisti italiani azzecca la diagnosi. Il lavoro pesa, alienante: e non per le masse oppresse che, debitamente sindacalizzate, non esistono più; lo è anche per i padroncini che, aizzati dalla fregna facile e dallo Zeitgeist turistico, vogliono progressivamente disimpegnarsi. E così sarà. Ignorano che il consumismo altro non è che il grimaldello per distruggere proprio il lavoro ovvero la creazione reale di ricchezza; e di spiritualità. La pubblicità di spiagge assolate, la CGIL, l’antinozionismo scolastico ed Ezio Greggio congiurarono tutti al cretino 2.0, l’homo turisticus, il topo che si mangia il cacio accumulato in dieci generazioni. La Confindustria, collezione di parassiti statali, ne è l’epifenomeno più evidente. Anche il nerbo della nazione, però, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i liberi professionisti, sono contagiati dal morbo della dolce vita. Pause lunghissime, menefreghismo, sciatteria, parcelle esose … cercano la scorciatoia mentre ammirano il poster dei mari del sud sul salvaschermo: “Sole, whisky e sei in pole position”, declamava Guido Nicheli. Altri intuirono la verità. Il Nanni Moretti pre-politico fece esclamare a sé stesso contro un compagno che ripete frasette da rivoluzione post-atomica, a pappagallo: “Ma siamo seri … ma che ci frega a noi dei desideri delle masse?”. E si era al 1973. Giusto. Ma che ci frega a noi. Si era agli inizi, ben lontani dai filosofi che giudicano dei poveracci avidi di ottocento euri al mese. I filosofi, gli aspiranti sfruttati e, soprattutto, signori miei, i datori di lavoro, con la loro efficienza linda e asettica, gli uffici col computerino, le segretarie che si credono amministratori delegati, il sottofondo da finis terrae … e quel profumo, inconfondibile, di fregatura … e che facce … volevo dire: che musi … disfatti, annientati … o arroganti, di quell’arroganza che cola giù dall’ignoranza dal misconoscere il tritacarne più apocalittico di sempre … Cesare Lombroso, a segnarne i punti salienti del cranio colla sanguigna,  avrebbe difficoltà a classificarli: di fatto qui non siamo in presenza di folli creativi, di isterici o mattoidi, bensì di omuncoli … che la devoluzione fosse così rapida, tanto da esser golosa di annientamento, non poteva prevederlo manco lui, ebreo sefardita, e perciò maestro della malattia europea.

M’inviano un tweet, che suppongo ironico, a proposito del sacrificio umano del Belgio: “Ragazzi non scherziamo! L'eutanasia è una manna per le finanze pubbliche e per i risparmi privati.
Questa povera ragazza, avrebbe mai potuto lavorare con continuità e produttività? Aveva solo 23 anni, quanto avrebbe speso lo Stato belga in sussidi di disoccupazione e indennità di malattia? E le sue lunghe terapie negli ospedali pubblici, quanto sono costate?
Così pure, ma più su larga scala, quanto costa alla sanità (e/o alla famiglia) una persona in coma? E un malato di Alzheimer? O una persona cui è stato diagnosticato un tumore ormai incurabile?
Ben venga dunque l'eutanasia, scorciatoia dorata verso il risparmio
”.
Obietto a tale simpatica provocazione, ammesso che lo sia.
La quantità è sempre una falsa traccia. Così come per il Covid. Inutile star lì a conteggiare i morti, gli infarti, i colpi apoplettici. Basta con i numeri, i soldi, le tangenti, i grafici. A chi fa frullare sotto il naso le statistiche, rispondete con un diretto. Se lo merita. Non fatevi confondere con la massa, le masse, la grossolanità. Il Diavolo ambisce non al vostro denaro, o ai soldi di chicchessia; Egli, come scrissi, è il Disinteressato per eccellenza, delle granaglie umane non sa che farsene; se le maneggia è solo per confondervi. Il Diavolo non ha portafoglio; non vuole fare il Ministro, o il Presidente Democratico; e nemmeno il Re. Ride degli Imperatori, figuriamoci. A suo tempo rise di Dio. Il coraggio diabolico è eterno, eternamente riproponentesi; non teme castighi poiché ne ha uno sulle spalle, il Massimo; egli gioca, voi evitate, quindi, di giocare; egli dissimula, voi, perciò, mostratevi in piena luce. Egli abita gli anfratti, i corridoi, le quinte: eppure è il Re di questo Mondo! Suggeritore, intrallazzatore, attor comico di terza fila; solo il “No” lo fa infuriare, e allora mostra il vero volto, di agghiacciante fissità omicida. Domina sul Cocito dove i traditori sono infitti, giustamente, a testa in giù e i tre maggiori (Giuda, Bruto e Cassio) dilaniati dalle sue bocche. Ma credete forse ch’egli abbia subornato Bruto e Cassio con del vile denaro? No, solo con delle speranze vane. In vista del bene della Repubblica … credete ch’egli sussurrasse miele alle orecchie dell’Iscariota per i trenta denari? No, quelle monete apparvero agli occhi del ragionier Giuda aureolate di speranza … fondi per la comunità … Iscariota, il primo ingannato della Storia cristiana … abbindolato con il politicamente corretto. È lui a lamentarsi del nardo sprecato per il Cristo: avremmo potuto farci questo e quest’altro … e quest’altro e questo … lui non vede mai il di più, l’inutile bellezza … in realtà decisiva per la vita … i suoi calcoli, da ragioniere con la cassa sonante, sono sempre sbagliati … non calcola il giusto, a differenza del Cristo per cui quel nardo rappresenta il di più che rende la vita degna di esser vissuta, così come i capitelli corinzi o i ramoscelli sbalzati sulle posate d’argento (ah, se non fossero istoriate! Ah, se non fossero d’argento! I ragionieri di ogni epoca ambirono le forchette di plastica per l’Ultima Cena) … Giuda, il traditore, col malloppo sempre appresso, a raschiare il fondo del barile, l’oculato Giuda … gli mancarono i grafici e le statistiche per dimostrare che i pani e i pesci furono, in fondo, uno spreco …  ah, li avessimo dati al Lidl … a quest’ora potremmo costruire un ospedale, caro il mio Yeshua, sprecone palestinese … per fortuna ci sono io dietro le quinte … con la partita doppia …a salvare questa banda di hippie nullafacenti … no, signori, il Diavolo non vuole  i vostri soldi, egli ama solo pervertire lo Spirito dei Tempi … gratis, ovvio … per cui l’appeso dei Tarocchi è in piedi, come una gru … if six was nine … e come se la ride … e voi vorreste combatterlo con le formule sull’inflazione, la bilancia dei pagamenti, il cuneo fiscale, 1936, 27 ...

Marco, 14, 3-5; 10-11: “Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: ‘Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!’. Ed erano infuriati contro di lei ... Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. 11 Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo”. Il volto deformato dall’ira … in nome del bene … si poteva darlo ai poveri … siamo in piena zona green … maledetti occidentali, luridi italiani … basta con gli sprechi, voi nelle vostre case calde … mentre i poveri del mondo razzolano nel fango … e i migranti rischiano la pelle … maledetti, mille volte maledetti … insomma, si è compreso. Il muso delle indemoniate polcorrette, agite diabolicamente dal di dentro (lo sperma diabolico ne ha ghiacciato le ovaie) è proprio quello dei ragionieri evangelici … lo zelo nell’accusa, nel recare il Giusto davanti a Pilato … con il labaro del bene sempre inalberato … tutto ciò che è divino deve essere sacrificato, ogni bellezza lordata … per i poveri … una scusa buona come un’altra.

L’unica consolazione è che proprio loro finiranno tutti appesi, neri e rinsecchiti come gl'impiccati di Villon … pazzi come Lady Macbeth, altro medium infernale, i trenta denari a terra, anzi: dissolti a terra come acqua poiché quei denari furono un miraggio, in verità … il denaro è polvere, fruscio nel deserto, nulla … è solo un medium maligno evocato per mesmerizzare gli assassini più fanatici contro le vittime, i migliori, le colonne dell’umanità. I trenta denari non esistono tanto che Giuda, pentito, non riesce a ridarli indietro. Sbagliò Pasolini a ritrarre l'Iscariota con labbro avido; sbagliò Zeffirelli; del pari Jewison e Scorsese, borgesianamente eretici; solo Mel Gibson, un australiano, sfiora la verità dei fatti; il suo Giuda horror-kitsch ha le stimmate della vera disperazione.

Perché i negri in America si gonfiano come bestie all’ingrasso? Perché il loro metabolismo millenario è tarato per altri cibi. Allo stesso modo si destabilizza la salute mentale: fuori del proprio recinto atavico ognuno impazzisce, prima o poi. Vi propongo un nuovo tipo di razzismo, convenientemente egalitario.

M’intrattengo con un appartenente all’extraparlamentarismo di sinistra, oramai agée. Lo stuzzico sulla Meloni, ma, al contrario della rana galvanica, il frizzo non sembra smuoverlo. Cerco, quindi, di portarlo alla confessione ovvero a rivelarmi con cosa ha sostituito la fede. “O ha una perversione nascosta o pratica il fanatismo green”, mi dico. Ma la Thunberg l’esalta poco. “Forse un cripto-uranista?”: anche quella è una crociata che merita una fede. Poi, lentamente, nelle more del discorso … “i fratelli … via Tiburtina … centro buddista …”. Ora è tutto chiaro. Mi ero preoccupato per nulla! Un poveretto, insomma, coi suoi Nam-Myoho-Renge-Kyo e fregnacce assortite … forse era più rispettabile in "Lotta Continua" … ma ora è sicuramente innocuo. Sul letto di morte sarà, forse, disperato … brama la pace interiore, lo vedo. Una consapevolezza lo rode, ma non riesce a guardarla in pieno volto … la sorprende sempre con la coda dell’occhio, come un fantasma … fare i conti con la verità sconvolge … addio Che Guevara, Lenin, Mussolini! La verità … morire cretini è un diritto, lo riconosco. Ancora oggi c’è chi si mobilita per il 28 ottobre, data della marcia su Roma … a radunare gli antifascisti, a vigilare … comprendete il dramma? E chi, invece, comincia a vedere qualcosa d’altro … non perché ravveduti, ma per una sorta di incontrollabile resipiscenza dello spirito … Qualcosa D’Altro … ma questo tizio non vuole ammettere la resa poiché questa significherebbe l’insensatezza dell'esistenza pregressa … settant'anni au cabinet ... qualcuno si rifugia nel veganesimo, nel buddismo, nella militanza green; altri s'immolano all’analità del bene … surrogati alla cicoria di ciò che si tiene alla porta … ma i più accorti sanno che il redde rationem li coglierà, prima o poi … magari sul catafalco dell'ultio espiro quando il pensiero indotto vien meno, la carne rinuncia all’unità e l’assoluto irrompe conficcandosi come un chiodo nella coscienza …

A Roma, quando, improvvisamente, vediamo addensarsi il lerciume del vandalismo urbano e l’idiozia grafica, si ha la certezza d’essere nei pressi di un’università. Gli ex opifici del sapere sfornano oramai o depresse parodie della controcultura hippie o perfetti deficienti. La percentuale residua di chi non rientra in tali categorie, infiacchiti quarantenni e marci carrieristi, s’aggira come un’ombra nelle cattedrali dell’inversione.

Annuncio pubblicitario: “Questa domenica 9 ottobre alla Casa del Cinema proietteremo la storia di Pepsi, militante transgender filippina, di fede musulmana, alla ricerca del riconoscimento di un diritto universale. La proiezione di Shelter - Farewell to Eden avverrà all'interno di EMISFERI/Rassegna cinematografica …”. Militante, transgender, musulmana, filippina: una fucilata, quattro morti.

Come si fa a coordinare un’agenda mondiale che si articola per centinaia di migliaia di eventi, luoghi, occasioni, manifestazioni? Perché gli eventi, i luoghi, le occasioni e le manifestazioni sono promosse da poche decine di multinazionali che fanno capo a una sola Monarchia Universale, di prossima attuazione. Come per Il diario di Anna Frank. Non solo qualunque biblioteca, a qualsiasi livello, dalla Vallicelliana alla Comunale di Roccacannuccia Inferiore “Ambra Angiolini”, doveva possederne almeno un esemplare, ma, nei decenni, qualunque spazio che ospitasse libri, dall’ipermercato di periferia all’autogrill più sudicio, aveva a mostrare, apodittico, accanto a Gramellini e Camilleri, la stramaledetta copia de Il diario di Anna Frank. Frugate in cerca dello zampone, fra il settore latticini e quello delle offerte di pizza surgelata al supermercato "Green Time" di Roma nord? Sicuramente sarete passati davanti al reparto giornali e riviste. Dopo i periodici di Cairo e Signorini, in un angolino, nei pressi del bestseller di Benedetta Parodi su come cucinare gli stuzzichini più stuzzicanti, troverete lui: Il diario di Anna Frank.

Il grigiore. La distesa di automobili in un parcheggio. Tutte eguali. L’uscita dei liceali: una fiumana di neri, grigi spenti, volti anonimi. La colata di democrazia da parte degli stradini della Storia ci ha asfaltati. Persino il Colosseo sembra più anonimo, come infiacchito. D’altra parte la maggioranza aspetta che imploda su sé stesso.

Épater les cretins: "Lo nego con forza, per Santa Passera! Samantha Cristoforetti non è rientrata dallo spazio!". Mi tocca fare il lavoro sporco con la falange dei micchi che mi circonda; ridotto a girare con uno schemetto nel portafoglio. Lo stesso che potete ammirare in 2 + 2 =5, ma più colorato, per bambinoni. "Si rientra dallo spazio oltre i 10.000 chilometri. Lei è rientrata dalla termosfera. Da 3-400 chilometri. Comprenez vous? Du gustis is megl che uan? Parti da Roma e vai a Firenze. Torni da Firenze. 300. Vai a Pechino e torni da Pechino. 10.000. Lei è tornata da Firenze. Chiaro il fatto?". E porgo il bigliettino, come un Testimone di Geova qualunque.

Federico Zeri espone il proprio amore per la Divina Commedia. La amo per i suoi colori, egli dice, per i suoni. Colori e suoni, infatti, sono chiavi per orientarsi nell’enciclopedia spirituale dell’Italia. Per me sono i nomi. Nomi propri: di uomini, città, castelli e fiumi; di montagne, cammini monastici, boschi, pietre; strade, ponti, acquedotti. I nomi racchiudono un tesoro. La Testa Matta aveva in parte ragione: solo i filologi conservano un minimo di salute. Golgota, dall'aramaico gūlgūtā, teschio. Tutti vi diranno: perché la collina era rotonda e desolata come la sommità d'un cranio. Altri, the happy few, riveleranno: è il luogo di sepoltura di Adamo, il Primo Uomo. Il sangue, copioso, sgorgato dalle ferite di Cristo (i polsi, i piedi, il costato, le spine sul capo; la piaga sulla spalla, profonda sin all'osso, quella originata dal peso della Croce - la piaga più ignorata), bagna il legno e imbeve la terra, penetrandola. Tinge il cranio di Adamo, redimendo per sempre l'umanità.
Volete la verità storica o la fiaba, berceranno gli Odifreddi.
Vogliamo salvarci, rispondetegli.

55 commenti:

  1. Anche per me la Commedia è innanzitutto i nomi propri, italiani e italianizzati.
    Secondo me l'australiano de La passione di Cristo ha compreso meglio la disperazione di Giuda perché è si è convertito in età matura.
    Figlio di irlandesi cattolici, quella storia l'aveva interiorizzata e messa da parte.
    La disperazione di fronte all'intuizione del vuoto di cui parli conduce o al nichilismo e all'autodistruzione o alla conversione.
    La seconda via credo sia sintomo di disperazione più profonda e quindi di qualcosa di più che un'intuizione, forse una vera e propria visione sul ciglio del baratro.

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    1. La disperazione di Huysmans di cui si diceva che era al bivio tra un colpo di rivoltella o il gettarsi ai piedi della Croce. Scelse la Seconda e ci regalò "La bas".

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    2. Si, Huysman ma anche Chesterton, sull'orlo del suicidio.
      Nietzsche ha preferito la demenza e l'oblio.

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  2. Non ricordo dove ma una volta lessi che il contare le cose, un tempo, era considerato tabu', come se la cosa fosse portatrice di malasorte. Il pastore che contava spesso il suo gregge vedeva i suoi armenti morire conseguentemente.

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    1. Ne accenna anche Catullo nella sua poesia più famosa: " E quando alla fine saranno migliaia/per scordare tutto ne imbroglieremo il conto,/perché nessuno possa stringere in malie/un numero di baci così grande".

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  3. Caro Alceste,

    dici: "Zelenski e il battaglione Azov sono nazisti … Putin fascista … il Covid cova … cosa? Ma il comunismo!"
    "Ancora oggi c’è chi si mobilita per il 28 ottobre, data della marcia su Roma … a radunare gli antifascisti, a vigilare … comprendete il dramma?"

    Infatti il dramma attuale e' la "de-nazificazione" dell'Ucraina, perno delle nostre "nazionali" vicende "geopolitiche", sebbene, senza storia, come vuole la cortina della nuova normalita', non so come possano esservi geografia o politica... solo nel mondo fittizio e menzognero dei media...

    Sul comunismo invece, non riesco a liquidarlo come non esistente, sono esistiti esperimenti sociali su base locale, necessari per il successo "peer-reviewed" dell'esperimento planetario. L'esperimento isteria pandemica e crisi successive (in teologia, l'apertura dei sette sigilli uno dietro l'altro)... e' riuscito grazie ai precedenti esperimenti locali, soprattutto quelli "classified as comunist". Possiamo tranquillamente firmare il consenso, tutto gia' sperimentato e sottoposto a peer-review, non ci saranno effetti collaterali, se non i desiderati e previsti!
    Non riesco a dare al comunismo alcuna dignita' di "configurazione umana", forse parliamo di un comunismo vissuto ed attuato in maniera profondamente differente. E sia chiaro, non voglio con cio' sostenere alcuna altra ideologia, tutto quel che non corrisponde alla piena vita e' sterile ideologia.

    I siti pornografici sono la conferma della propria malattia.

    Certo che i filologi sono coloro che possono e devono ristabilire l'equilibrio, tramite la "rettificazione dei nomi" di confuciana memoria, quella di un passato Great Reset. Non credo siamo di fronte a qualcosa di nuovo, quanto di ciclico, purtroppo (Oroboro o Fenice che risorge dalle sue ceneri di attuale massonica memoria).

    Infine, dove dici: "Volete la verità storica o la fiaba, berceranno gli Odifreddi", aggiungo che per me la fiaba racchiude il Mistero della vita, quindi la sua stessa perpetuazione. La verita' storica (da che pulpito? Quello umano peer-reviewed?!) e' sterile. La salvezza avviene infatti tramite la fiaba, l'intuizione del Mistero, teologicamente detta la grazia di Dio che si posa sullo spirito dell'uomo, quello che mantiene accesa la fede, e che domina sul substrato parassitario di corpo e anima. L'arroganza di credere di poter svelare o profanare tale Mistero porta all'auto-annientamento. Non e' cosi'?

    Cari saluti,
    Ise

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    1. Non nego certo che, in un momento storico preciso, si sia inverato un fenomeno, con alcune caratteristiche, passato alla storia come "comunismo" ... però le travi ideologiche portanti di tale "comunismo" le ritrovo già in altri ambiti storici, diversi, meno estesi ... sono portato quindi a credere che siano le tendenze fondamentali dell'animo umano a inverare ciclicamente questi fenomeni contingenti noti come "comunismo" ... allora a che pro dire: ecco i comunisti? Io affermerei: ecco che risorge ancora quella parte dello spirito umano che ben conosciamo ... e oggi si veste così ...
      Sulla fiaba, una drammatizzazione di simboli profondi, posso dire questo: deve essere irrisolvibile. Sono proprio i simboli a sanare l'uomo, a gratificarlo ... il loro mistero dev'essere, però, irrisolto. Purtroppo l'ominicchio vuol computare tutto: sbagliando, peraltro ... come nel caso delle posate istoriate, che ho portato varie volte ... l'utilitarismo ha svuotato la vita del mistero riducendola a un deprimente "scialo di triti fatti" (Montale): il risultato è una malattia di massa, sempre più cupa e oppressiva.

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    2. Caro Alceste,

      d’accordo sulle travi ideologiche portanti; se dovessi cercarle indietro nel tempo, nel cammino incontrerei anche Shaitan.
      Non per niente gli uiguri sotto genocidio definivano il CCP e suoi alleati come la “Ummah di Shaitan”. Peccato che a volte cio’ gli abbia fatto perdere di vista l’insieme, le sue ramificazioni anche sotto altri nomi, ed abbiano prestato il fianco, ad esempio alla battaglia-barzelletta degli Usa sui diritti in Cina. In questo senso si’, e’ pericoloso fissarsi su di una singola definizione e manifestazione contingente. Il fatto e’ che andrebbe visto quale l’arma di distruzione progressiva che e’, quale metodo contingente all’interno di una guerra secolare, al di la’ degli slogan e le personalita' che lo incarnano. Se si individuano il metodo di conquista degli animi, le strategie di inganno e di graduale autodistruzione, poi lo si dovrebbe poter riconoscere sotto qualsiasi veste, forse. Prima magari va fatta anche un’analisi della capacita’ umana di guardarsi dentro.
      La lettura di certi testi sacri o autori dell’antichita’, regala pure chiare visioni su quel che sta accadendo, segno che in ogni tempo gli uomini l’hanno dovuto affrontare; quello di oggi e’ certo un redde rationem per eccellenza, in ragione del fatto che si e’ continuato troppo a lungo ad ignorare il problema.

      Sull'utilitarismo, mi son sempre chiesta quale fosse il senso della tanto affettata importanza data all’ “efficienza”, quella in senso moderno, tutta tesa al risparmio di tempo e denaro (a cui ora si stanno aggiungendo la luce, il gas, il calore, il cibo, l’acqua, il movimento, l’ossigeno, il terreno che calpesti)… per fare cosa poi, con quelli risparmiati? Utilizzare anche loro con calcolata efficienza, ok, ma… se il fine diviene l’efficienza, il risparmio di tempo e denaro, che senso ha? Mi dicevo poi: ma perche’ non si parla mai dell’efficienza di una preghiera, ad esempio? Gli imperatori un tempo ingaggiavano schiere di esperti solo di preghiera, prima di passare a qualsiasi grande azione… noi ci siamo ridotti a consultare portafoglio, orologio ed altri misuratori di consumi, per poi non far nulla, mah.
      Saluti,
      Ise

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    3. Dimenticavo, sul mistero irrisolto, non vorrei sembrare saccente al contrario, ma direi proprio che tale e' e tale rimarra'. Quella di credere di averlo risolto senza fare i conti con l'oste (l'eternita') e' una mera illusione. La pratica poi di tenersi segrete le formulette magiche e tramandarsele in famiglia o nelle sette fa davvero tenerezza. Sempre in confronto all'eternita' intendo dire, per quanto stiano lavorando per ricavarsi un posticino anche li', che pagheranno caro.
      Ise

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    4. Da quando in Italia hanno sdoganato l'efficienza non abbiamo più né tempo e né denaro. Quindi dovremmo parlare di in-efficienza. Ed è proprio così: tale concetto è stato introdotto per stimolare l'in-efficienza. Ha bloccato tutto, dalla burocrazia ai semplici rapporti lavorativi.
      Per quanto riguarda le strategie di inganno: sono millenarie, ovvio. La storia dei dualismi può seguirsi tranquillamente seduti in poltrona. La storia della democrazia, per esempio, e anche quella della falsa libertà. La si riconosce attingendo ad autori fuori dal secolo e dalla cronaca ... consiglio sempre, a tal propositi, i maggiori testi sacri ... ritengo, infatti, assai curioso, da parte di sommi sociologi, discettare del contemporaneo senza aver letto mai la Bibbia che, invece, dovrebbero conoscere a menadito.

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    5. La Bibbia, quella appartenuta a mio nonno, sono riuscita a farmela spedire durante un passato varco spazio-temporale nei collegamenti postali.
      Dentro vi ho trovato pure un foglietto con le seguenti parole, in bella calligrafia: "Oggi 26 Ottobre 1954 entrata delle truppe Italiane in Trieste (Italiana)". Con dietro, scritto a macchina, il testo della canzone "Le Ragazze di Trieste" (La campana di San Giusto)... quanto diverso era il sentimento che dominava gli animi e lo spirito del tempo, come quello della comunita' di cui parli piu' sotto.
      Ise

      PS: Segnalo un'interessante puntata (per me) di storia vista da altre angolazioni, sul nuovo canale di U. Croce:
      https://www.youtube.com/watch?v=zaiZDkxXdVs&t=4s

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  4. Non commetterò l'errore di scadere nella più becera delle polarizzazioni, tuttavia un paio di giorni fa sono rimasto stupefatto ascoltando un breve botta e risposta tra un trentenne ed un settantenne. Oggetto del contendere? "L'interessantissima" questione relativa alla maggiore o minore illuminazione delle città nel periodo natalizio (ovviamente in chiave risparmio energetico).
    Rivelerò solo alla fine chi ha pronunciato cosa: il primo dei due soggetti si duole dell'attuale situazione, il secondo concorda ma la accetta (e già qui si avverte lo smottamento). Il primo comprende come, per montare le lucine natalizie, il Comune non abbia i necessari denari in cassa e per questo sia quindi costretto a chiedere aiuto ai commercianti, il secondo concorda. Il primo, amareggiato, si mostra infastidito per la cruda realtà ossia quella di avere dei commercianti che dovrebbero auto tassarsi per montare delle lucine che non avessero come scopo quello di abbellire la città, bensì di spingere i cittadini nelle strade, inducendoli al consumo (garantendo cosi un ritorno all'investimento fatto); a questo punto, il secondo soggetto si irrigidisce e risponde "beh e cosa dovrebbero fare, auto tassarsi per la gloria?".

    Personalmente comprendo l'ultima obiezione eppure trovo estremamente soffocante questa idea per cui tutto, ma proprio tutto, debba avere un fine utilitaristico misurabile, quantitativamente, col denaro.

    Arrivando alla conclusione: il secondo soggetto è il settantenne, mentre il trentenne, quello più idealista (o almeno diversamente pragmatico), è il primo soggetto. Sorpreso? Effettivamente si, visto che da più parti i giovani sono accusati di non avere più valori nè senso della comunità.
    La questione che mi angustia è come e quando una generazione che è stata erede delle conseguenze dalla WWII abbia potuto perdere cosi velocemente di vista la differenza tra un ideale (anche solo utopico) e l'utilitarismo economicistico. Quando la generezione che ha (a questo punto fintamente) lottato per i diritti sociali si è trasformata in una mandria di tutori dello status quo? Fuor dal caso sopra citato, siamo arrivati al paradosso supremo ossia quello del subalterno felicemente sottomesso al dominante (se mi si consente l'utilizzo di questa dicotomia di marxiana memoria).
    A forza di raccontarci la panzana del post ideologismo temo (anzi, ne ho la certezza) che due classi che, per forza di cose non possono che essere naturalmente in opposizione, si siano sciolte l'una nell'altra a tutto svantaggio di una sola di esse (superfluo dire quale).

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    1. Se alla gente insegni che 2+2=5 quelli si faranno scannare pur di poterti gridare in faccia: 5! Ma lo smottamento (la pingue immane frana) viene dall'abolizione di qualsiasi tentativo di immaginare una comunità. Ai primi anni Ottanta tutti i partiti avevano già consegnato le armi al nemico. Che una cosa possa essere concepita a favore di una comunità lascia oramai sbalorditi; la quasi totalità delle persone rimane sbigottita di fronte a individui che non parlano quell'unica lingua. Si dovrebbe ricostruire una comunità, ma per far ciò occorre sangue comune, una cultura comune. Servono decenni.

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    2. Per creare una qualche comunanza di sentire (prima della comunità) vale bene raccontarsi delle storie (vere, e sensate), la testimonianza, appunto. Anche in questo senso Alceste fa un bel lavoro. Appena posso te ne racconto qualcuna anche io. Come tutti (chi più chi meno) i segni della guerra all'italiano li vivo quotidianamente. C'è da dire che Roma offre degli spaccati post-apocalittici. Ma altri posti non sono da meno.

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    3. Roma è speciale ... ogni volta che salgo in metro rischio di fare un post. Per fortuna desisto.

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    4. Come vedi desisto pure io...non so perché, non è ancora tempo di racconti, probabilmente. Forse non sono cose degne e quindi, non solo viverle ma anche raccontarle, urta.

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    5. Mi piacerebbe però sentirne qualcuno, di racconto, da parte tua.

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    6. Ogni tanto infilo qualcosa ... la maggior parte sono solo squallidi, però.

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    7. E va bene cedo, questo volevo mandartelo qualche anno fa. Già nei tuoi articoli sembri inseguire i nostri passi, ma visto che hai parlato delle brutture vicino all'università...
      https://www.google.com/amp/s/www.radiocolonna.it/cronaca/un-murale-per-ricordare-willy-davanti-luniversita-roma-tre/

      Notare l'italiano. Dico almeno scrivete bene.

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    8. Ma questo è il minimo, fatti un giro a San Lorenzo ...

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  5. E' una questione di qualità
    o una formalità
    non ricordo più bene, una formalità
    come decidere di radersi i capelli
    di eliminare il caffè, le sigarette
    di farla finita con qualcuno
    o qualcosa, una formalità una formalità
    o una questione di qualità
    io sto bene io sto male
    io non so cosa fare
    io non so dove stare
    non studio non lavoro non guardo la TV
    non vado al cinema no faccio sport
    io sto bene io sto male io non so
    cosa fare non ho arte non ho parte
    non ho niente da insegnare
    è una questione di qualità
    o una formalità
    non ricordo più bene, una formalità
    C.S.I.

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  6. Mi permetto un aneddoto, solo apparentemente una divagazione...
    Qualche giorno fa, trovandomi in zona, ho approfittato per spendere un'intera giornata "a giro" per Firenze. Parrà inconsueto ma non c'ero mai stato, se non fugacemente. Forse un presentimento... Ebbene, l'impressione preponderante, camminando all'ombra delle architetture romaniche, gotiche e rinascimentali del centro, era di assistere al crollo di una civiltà. Pur con innanzi la cupola del Duomo, solo uno sforzo d'immaginazione avrebbe potuto restituire una vaga atmosfera permeata dal respiro della storia. Firenze, lo dico senza giri di parole, è ridotta ad una sorta di bazar per turisti minchioni (e non intendo, da snob, i semplici, ma proprio i minchioni, a prescindere dal livello di scolarizzazione). È presente, a dosi massicce e concentrate, tutto ciò che serve per spillare soldi ad un pubblico che è per lo più lo stesso che la settimana dopo potremmo trovare a Eurodisney, o, in parte, ad una personale di Cattelan. Una fiumana di gente stretta fra mura pluricentenarie e negozietti di lusso o di carabattole made in China, col calessino che tenta di farsi largo fra la folla, la guida turistica che alza il volume del microfono, la zingara che istruisce la prole, una marea di ristorantini tutti uguali da qui a Trömso, e in generale un'atmosfera da mercato delle vacche che, a quanto mi diceva un amico al rientro, pare si faccia sinistra la sera a causa dell'alto tasso di sfaccendati e criminali assortiti che ormai abbondano in centro storico. Un po' di pace, in senso generale, la si ritrova salendo in collina, nel tragitto che da Ponte Vecchio porta sino a San Miniato al Monte. Lì c'è il cimitero monumentale, e passeggiando fra le lapidi noto la fotografia di un giovane in divisa militare, con sotto una lunga inscrizione:

    Alfredo Alfieri
    Allievo dell'accademia militare
    nato a Napoli il 5 aprile 1900
    rapito all'adorazione dei suoi cari
    da fulmineo malore in Torino
    il 2 dicembre 1918
    alla vigilia della nomina ad ufficiale di artiglieria.
    Angelo di bontà fiore di gentilezza
    tesoro di affetto e di rare virtù
    luce sorriso e radiosa speranza della famiglia
    cui più non potrà arridere la vita.

    Ho letto e riletto. E pensavo: come è possibile, davanti a queste parole, restare fermi nella convinzione che i contemporanei siano esseri umani più progrediti rispetto a quelli d'allora?

    Yaroslav

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    1. Non posso che darti ragione su Firenze e Roma e Venezia ... si usano le meraviglie dell'uomo come fenomeno da baraccone di luna park ... riguardo alla bellezza dell'epitaffio ho già scritto qualcosa sulla differenza fra tombe dell'anteguerra e loculi di oggi ... per tacere delle sepolture presso i cimiteri monumentali ... presso la cosiddetta "Scogliera" del cimitero Verano di Roma si trovano tombe splendide e fotografie o ritratti di rara preziosità ... la degenerazione avviene con la stasi: quando si era in guerra si forgiavano questi mementi, quando si imputridisce in pace anche il pensiero si fa paludoso e l'uomo stesso s'infradicia nella mancanza di considerazione.

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    2. A proposito di paragoni con altri periodi storici. Ieri, 4 Novembre, mentre mi recavo nella mia chiesa preferita, di solito deserta, ho notato la presenza di alcuni labari e confaloni di una qualche congregazione. Ad una più attenta visione si trattava di una messa in suffragio di un caduto della Grande Guerra, morto proprio il 4 Novembre 1918 ,giorno dell'armistizio a poche ore dalla fine delle ostilità.
      Ho seguito la messa, appena più partecipata del solito ,organizzata da un'associazione locale che si prefigge anche la diffusione tra i giovani del " valore patrio ,del ricordo dei caduti e l'interesse per una vita sana e dinamica".
      Osservavo le facce dei presenti, in abito scuro con espressioni accigliate e severe, volti che davvero non incontro più per la strada , di quelle che un tempo avrei definito da fasci e oggi quasi mi commuovevo a vederli lì accanto.
      Che fine ha fatto il giorno delle forze armate festivo? Quei primi giorni di novembre,segnati in rosso sul calendario in giro tra camposanti e caserme aperte al pubblico o sulla nave Vespucci mano nella mano con mio babbo ? Se chiedo ai ragazzi chi fu il generale della Vittoria, quelli mi rispondono : Zelensky!
      Feste abolite per decreto, chiesa semivuota e un ragazzo morto a 18 anni che falsificò i documenti per correre in difesa della Patria e morire sul Piave centoquattro anni fa mentre noi, dopo essere stati illusi dal consumismo a buon mercato, scopriamo con orrore che non riusciremmo più a mettere insieme un pasto caldo e la casa illuminata. Ne valeva la pena? Buttare a mare tutto il passato per farci governare dalla prima Lagarde che capita la quale decide se hai i soldi per curare tuo figlio o no ?
      Allego da Wikipedia la storia di Alberto :
      https://it.m.wikipedia.org/wiki/Alberto_Riva_Villa_Santa

      Antonio

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    3. Sono uomini a noi alieni, davvero. Così come i partecipanti alla messa. Ho spesso notato una differenza antropologica abissale, di fatto incolmabile. Solo la guerra, la guerra vera, può farci ritornare a quei volti aggrondati, un po' lugubri, seriosi: umidi di gravitas. La guerra, però, non la permettono. Ce la fanno vedere sui visori, ridotta a videogioco - insensata. La guerra è l'unica soluzione. D'altra parte l'ultima nostra guerra, perduta senza condizioni, è alla base della decadenza bestiale dell'Italia.

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  7. In quanto al compito difficile di Giorgia Meloni, si è già portata avanti con la nomina di La Russa e Fontana : due macchiette piazzate lì per ravvivare la finta lotta con l'opposizione e distrarre i gonzi con polemiche infinite ("fascismo/antifascismo, si ma anche voi comunisti allora ! , etc. .. " ) Intanto il programma fine di mondo procede indisturbato.

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    1. Li hanno messi lì proprio perché stuzzicano la superficiale polemica della controparte attoriale; e la recita continua ...

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    2. Io avevo persino capito, all'inizio, che fosse stata nominata una russa! Dai fascisti che per capo non trovano di meglio che una donna mi aspetto di tutto.
      Questo e' il copione per quest'anno, che vogliamo farci...

      The News-Benders 1968
      https://www.youtube.com/watch?v=xYAke_z3RVU

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    3. Ma le parole "russo, russa, Russia..." non era vietato scriverle in Italia? Meglio dire La Beep, per coprire le oscenita', altrimenti ci oscurano Alceste e si rischia di aprire il sesto sigillo.

      Molto bello lo spezzone del film, non lo conoscevo, grazie per la segnalazione. Il signore nel suo ufficio sembra Paolo Mieli. Io orma vedo cloni ovunque, Segre e Matarella sembrano visivamente intercambiabili, Noah Harari pare Gad Lerner da giovane, senza capelli...

      Non e' facile affrontare il tema senza sembrare pazzi.
      Quando ad esempio citavo Fukushima alcuni commenti fa, avrei voluto aggiungere, ma ho evitato la pedanteria, che nessuno qui ha ancora mai visto un pesce con due teste, esempio a caso... a parte quelli nei video "amatoriali" subito dopo il fattaccio. Lo iodio-131 non aveva un'emivita di 80.197 giorni? Ed era l'elemento radioattivo con emivita piu' breve... dunque, a distanza di anni, dopo accumulazione nella catena alimentare, dovremmo avere molte piu' chances news di pesci con due teste o quattro occhi o sette pinne...

      Un modo per capire quando si tratta di una costruzione ingannevole (poi sta a ognuno discernere fino a che punto...) e' secondo me il fatto che non ti danno, e mai ti daranno, un'informazione chiara, precisa, "sul pezzo", con l'unica gerarchia logica e necessaria di priorita', del tipo: I. quante possibilita' ha l'uomo di sopravvivere immerso in radiazioni dieci volte superiori alla norma, II. quanto incredibilmente bene ti puo' fare alla pelle ricevere tali radiazioni; e non l'inverso come usano fare i media.
      Non raggiungono mai la versione unica "scientifica" neanche dopo mesi, anni... o la scienza non funziona, o non la si vuol far funzionare. Per non parlare del fatto che mai vi saranno dei responsabili, almeno di mala-gestione, minimo.

      Prima di decidere quanto sia il caso di spaventarsi, occorrerebbe raccogliere i dati di fatto in grado di confermare o confutare certi timori, dati che in condizioni normali e' semplicissimo reperire... ebbene, mi piacerebbe scrivere una lista con migliaia di esempi, su come nelle "emergenze" tali informazioni divengano inspiegabilmente, improvvisamente irreperibili, o confusamente confutate da esperti in serie che le smentiscono mentre anche le confermano, o inserite in situazioni ed affermazioni paradossali che sembra di stare gia' vivendo in un metaverso di persone e situazioni sintetiche. Non otterrai nessuna informazione corroborata da fatti, se non una continua dissonanza cognitiva (che guarda non caso poi attribuiscono a noi). Alla fine a spaventare e' soprattutto la superficialita' e l'assenza di discernimento con cui vedi affrontare il tutto, perche' un conto e' morire circondati da idioti e noi medesimi idiotizzati, ed un conto e' morire per reali accadimenti esterni.
      Saluti,
      Ise

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    4. Che bisogna c'è di dare informazioni e verità quando la verità l'abbiamo appresa coi Simpson? Il pesce con quattro occhi non nuotava nell'acquario del dottor Burns? Cosa possiamo aspettarci di diverso?

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    5. Mamma mia, Blinky il pesce radioattivo di casa Simpson mi mancava. E comunque, a ben guardarlo, al momento preferirei quello alle barrette di grillo essiccato del Mulino Bianco.
      Ho tralasciato di dire che basterebbe vedere le date, il martellamento mediatico, e pochi altri dettagli per individuare l'inizio di un Inganno... le mie erano riflessioni per principianti puri (di cuore).
      Ise

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  8. Consiglio per il buon nutrimento dell'anima le omelie di don Alberto Secci

    https://youtu.be/c8f_qMX2fs0

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  9. https://youtu.be/SgHWSJBlnas

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  10. Caro Alceste, ogni volta che leggo un tuo post c'è una domanda che mi assilla: che fare? Spero che mi risponderai in maniera esaustiva.

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    1. In questo momento non c'è nulla da fare, le forze sono sproporzionate. Basti vedere la Meloni Giorgia come è stata ridimensionata, nelle pur timidissime ambizioni, dai pizzini del Quirinale. Occorre resistere e tramandare ciò che noi siamo. Sembra poco o nulla, invece, in questo frangente, è l'essenziale. Mantenersi sé stessi, tramandare noi stessi.

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  11. Alceste, che pezzo! Complimenti.
    Mi e' piaciuta in particolare la parte delle figlie inculate a quindici anni nell’androne del condominio. Secondo me pero' sei ottimista sull'eta'...
    Cercando velocemente ho trovato questo, del 2012: https://www.repubblica.it/esteri/2012/11/21/foto/cina_bambine_modelle_alla_fiere_delle_auto_scandalo-47109411/4/#2
    In Cina sono piu' aperti/e, e' vero, ma sono passati dieci anni e poi sinceramente non ho controllato gli anni precedenti...

    (E pensare che per la nipote di Mubarak ci hanno rotto i coglioni dei mesi... come cambiano i tempi...)


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    1. "Repubblica" a ogni modo fa veramente schifo ... mini modelle ... costrette ... lo scandalo ... lo scandalo per loro è sempre in casa d'altri. Che gente ...

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  12. https://youtu.be/bwUuy41sv2k

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  13. Questo è un pezzo di pregio, comunque.

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  14. Quello che apprezzo di Alceste è il ripetere sotto vari punti di luce un concetto per assimilarlo nella sua verità. Il mio precedente intervento (scritto e concepito male) si riferiva a questo. Non cioè uno "scialo di triti fatti" come poi, spiace dirlo, si dimostrano gli articoli dei cosiddetti "controinformatori" sempre in cerca dello "scoop" e della novità spendibile sul mercato del dissenso, ma invece un racconto che come una storia raccontata più volte, ma il cui senso è sempre lo stesso, assume chiarezza e limpidezza mano mano che il narratore la narra e l'ascoltatore la fruisce. Silone diceva "scriverei sempre lo stesso libro". Questo devo dire è il mio personale complimento perche in questo modo a mio avviso, a chi lo legge con una certa costanza, può e dev arrivare qualcosa di veramente significativo.

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    1. Ma sì, non puoi fare la cronaca degli avvenimenti in presa diretta. Vi ricordate quando ci si accapigliava sulle teorie monetarie MMT di Barnard? E sull'uscita dall'euro di Bagnai? E su Tsipras? Voglio tacere di Zapatero ... sembrano passati mille anni, vero? Zolla diceva che i libri fondamentali sono stati già scritti millenni fa ... a noi non resta che girargli intorno come le carpe fanno con le pietre dello stagno e commentarli incessantemente ... a che pro nuove storie quando la verità è quasi a portata di mano?

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    2. Certo, bagatelle senz'altro, anche se la questione euro già significava in parte le questioni odierne. Personaggi...questi servono, e sono serviti... purtroppo. Qualcuno (Barnard) era in parte in buona fede (il che non significa che operasse bene purtroppo), altri proprio no.
      Li frega l'esser uomini dell'oggi che non concepiscono appunto qualcosa sopra di noi, qualcuno lo intuiva, però. Barnard nel suo "Perché ci odiano" riportò la frase do un fondamentalista islamico: "Voi avete l'atomica, noi abbiamo Dio, secondo te chi vince?".
      Ad ogni modo l'uomo dell'oggi, riflettevo, non ha niente sopra ma neanche sotto, né davanti ne dietro,non ha passato dunque, anche se ha la smania dei numeri, non ha neanche contezza del fatto che certe cose (come le distanze della Cristoforetta) durano e funzionano da BEN PIÙ di 2022 anni, questo se proprio vogliamo buttare, in nome di questo radioso presente, duemila anni al cesso...

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  15. Poiché il vero è rigoroso, non fidarti dell’allegria.
    Impallidiscono a sera i colori del paesaggio, anche del più limpido,
    ed esso mostra le prime linee
    quando l’oscuro ulivo è contro il grigio del cielo
    avvolto nell’immobilità.
    Immobile e immoto è il rigore;
    le vele dei pescherecci là fuori,
    marroni e nere, triangolo attorno a triangolo,
    si specchiano ancora nei flutti divenuti silenti,
    nei flutti dell’anima, e
    non vacilla il guscio della verità.
    Ciò che è stato, che di sera si propaga
    come presagio di ciò che è per sempre.
    Poi la pietra diventa cristallo, l’opera giornaliera riposa nel rigore
    del vero che dura.
    Hermann Broch

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  16. - Vogliamo salvarci, rispondetegli...-
    Alceste, io non voglio assolutamente salvarmi.

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  17. Ho notato una incredibile sintonia con il tuo pensiero negli ultimi articoli del Dott. Adriano Senatori, lo psichiatra che diagnosticò Macron come psicopatico e dichiaratamente di Destra da sempre.
    Dal suo ultimo, intitolato " UNA CIVILTÀ CONTRONATURA" : " ..L’uomo è stato disidentificato in una liquidità inautentica e ripugnante. Un essere senza gravità, secondo lo psicoanalista Melman, o con la coscienza annientata, per usare le parole di Germinario: una entità vagante tra l’indistinzione sessuale e la sciatteria psichica.
    La società è stata ridotta ad una massa amorfa – tanto più resiliente quanto più succube e accondiscendente –, incapace di discernere, di discriminare, di decidere, perché depotenziata nella volontà e diseredata da ogni potenziale visione e destino, in più inchiodata ad un presente demoralizzante e rassegnato..."
    https://www.adrianosegatori.it/una-civilta-contronatura/

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    1. Sono in larga parte d'accordo con Senatori.
      Con una eccezione e una nota.
      L'eccezione: Macron di destra? Vogliamo ancora definire la poltiglia? L'amorfo? Egli è puro nulla. Dissoluzione. Come possiamo definire di destra il nulla?
      La nota: Popper è un frutto dell'albero degenerato o un agente del nulla? Se, come sono portato a credere, l'umanità decade da sempre è "inevitabile" che questi siano gli ultimi tempi e Popper solo un frutto maligno di tale degenerazione. In un certo senso innocente. O stupido.

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  18. Pezzo strepitoso, come sempre. Dopo aver letto articoli e commenti sul FattoQ vengo qui per ritrovare fiducia nel genere umano, ha l'effetto di una boccata d'ossigeno...gli zombies romeriani dilagano ma vedo con immenso piacere che c'è chi ancora resiste ai miasmi del morbo più subdolo e pestifero della storia occidentale, il pensiero unico, applicato in ogni ambito possibile e immaginabile.

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    1. Ma cosa vuoi leggere il FattoQ ... meglio leggere Topolino, annate fra 1965 e 1985. Bravi sceneggiatori, italiano fluente. Più che a zombi penserei agli alieni di "Essi vivono" ... sono fra noi, ma nessuno li riconosce.

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    2. Sai com'è, si cerca di lasciar qualche commento anche in un sito-chiavica come quello di Gomez, un utente con un po' di sale in zucca ogni tanto lo si trova...concordo su Topolino, tra i fumetti contemporanei tiene botta il Tex Willer di Boselli, gran sceneggiatore (non male anche Luca Enoch). E quoto pure Carpenter, film micidiale.

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  19. Articolo sontuoso, mi ha fatto sentire il tacchettio delle segretarie della 'vita agra', di quella generazione fantozziana dai tre quattro lavori che però, in effetti, non ha proprio voglia di lavorare, che "si è mangiata il cacio messo via in 10 generazioni" e che ha passato gli ultimi decenni a pontificare sulla propria buona volontà e la debosciatezza efferata dei giovani o dei comunque meno vecchi. Che oggi è bella comoda con la pensione - prima e ultima della storia a goderne in tal modo - sul divanetto, il cagnetto la gazzetta e la badante ucraina, perché no, i figli non si sa perché ma proprio non ci tengono ad assisterla. Che ha subito porto il braccio per il vaccino e ancora prima ha imbavagliato il nipote, che la priorità era salvare il Natale, insieme al proprio culo, sa va sans dire. Il cacio entro pochi anni finirà, i figli e nipoti verranno smembrati e venduti a pezzi - a qualcuno il tempo ad altri le speranze ai più fortunati tocchi di corpo e di spirito - per godere degli ultimi anni buoni quelli fra gli 80 e i 90 e anche oltre... e nell'ultimo giorno alzeranno la testa sul deserto davanti a loro, e nemmeno si diranno soddisfatti di tal scempio ma bestemmieranno gli dei e gli uomini per non poter vivere un altro giorno della loro egoistica ed esecrabile esistenza e fare ulteriore danno, e cementare ancora meglio questa diga della storia. E per tutti gli altri il diluvio.
    Grazie ancora è sempre un piacere leggerti

    Bertozzi

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    1. Il cacio a casa mia è già finito. Mi rimangono i buchi. I prossimi anni saranno un delirio mai visto. La cosa incredibile è che l'apocalisse si nascondeva dietro l'angolo e alcuni ne avevano avuto il sentore.

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  20. Caro Alceste,
    sulla decadenza cosi' si espresse il saggio Laozi, che citai:
    “ Il movimento della Via è ciclico, ed il suo motore è la decadenza, perché tutto nasce dall’essere, e questo nasce dal non-essere.”
    Unico nella sintesi, anche nello pseudonimo, letteralmente “bambino-vecchio”, l’origine e la fine, gli opposti che s’incontrano e chiudono il ciclo. Laozi nacque in Oriente e mori’ in Occidente, come il ciclo del sole.

    La cosmogonia ha gia’ detto tutto, sebbene considerata alla stregua di una fiaba. Con richiami simili nelle tradizioni di tutto il mondo, descrive il susseguirsi delle “ere cosmiche”, i meccanismi che ne sottendono il sovvertimento e la seguente “rinascita”.
    Nella Teogonia di Esiodo, ad esempio, vengono descritte tre successive ”ere”, Urano, Crono, e Zeus, che si susseguono all’interno di una costante lotta omicida tra il “dio” reggente ed i suoi figli. Dopo il caos originato dalla lotta, vi e’ la rinascita, un nuovo ordine tramite l’uccisione del padre. Il nuovo ”padre” si rende a sua volta omicida verso i figli per timore di perdere il potere.
    Esseri incestuosi ed omicidi rappresentano il ciclo di rinascita dell’uomo dopo l'autodistruzione, come nell’oroboro (pure palindromo), come nel tempio di Salomone, luogo dei sacrifici, piu’ volte distrutto e ricostruito.

    Zeus e’ stato “l’ultimo instauratore di un nuovo ordine”, la terza era. Dunque siamo alla vigilia della quarta era o rivoluzione... non ci resta che attendere, siamo alla teofania del Potere, la rivelazione della sua natura intrinsecamente vorace, come Saturno-Crono che tradisce il padre e divora i figli, come chi sacrifica i figli sull'altare della scienza di filantropi pedofili. Si potrebbe speculare oltre, sulla natura di tale percorso, su cosa lo governi davvero, su come uscirne... fatto sta che il peccato originale si manifesta nel tradimento verso il padre, poi causa di quello verso i figli.

    La psicologia ha solo trasposto la mitologia e la cosmologia in una delle tante scienze moderne, ha chiamato autolesionismo cio’ che fino ad allora si chiamava autodistruzione, ha inventato la pillola chimica-alchemica per speculare su chi si ritiene affetto dal mal di vivere, dal rifiuto di vedere entrambe le facce con cui la verita’ si presenta all'uomo: l’essere e il non-essere, la fiaba e Oddifreddi.

    E che dire del mito cinese di Fuxi e Nuwa, precedente l’era cristiana: i progenitori-creatori dell’uomo tramite manipolazione della creta. Nell’iconografia antica i due, fratello e sorella, marito e moglie, sono per meta’ uomini e per meta’ serpenti... a volte dipinti col corpo serpentino intrecciato, a formare una sorta di filamento di dna o caduceo (tombe di Astana). Lei tiene in mano un compasso, lui una squadra, oppure la luna e il sole, come rappresentato dai pilastri del tempio. Emersero per ristabilire l’ordine perduto in seguito alla rottura dei ”pilastri” che reggevano il Cielo. Il nome Nuwa, si rifa’ alla spirale, al vortice creatore della materia.

    Nel Bhagavad Gita VI-7,8, Visnu dice:
    «Così ogni volta che la virtu’/l’ordine (dharma) declina, e il vizio/disordine (adharma) predomina, io m’incarno in un avatar (io stesso produco me stesso). Di era in era appaio in forma visibile per proteggere i virtuosi e debellare i malvagi, al fine di ristabilire l'ordine/la giustizia.”
    “La nozione religiosa di "avatara", ovvero la "discesa sulla terra della divinità" compare in India tra il III e il II secolo a.C., nella Bhagavadgītā quando Visnù, qui inteso come il Bhagavat, Dio, la Persona suprema, esprime l'intenzione di assumere diverse forme al fine di restaurare l'ordine cosmico (Ṛta/Dharma)”... wikipedia.

    Si potrebbe ora passare a disquisire dell’insegnamento biblico, la anomia quale assenza di ordine, a- quale mero alfa privativo, o peggio azione (intenzionale) contro l'ordine... frutto o agente del nulla? Lo adharma e' solo assenza di ordine o azione contro l'ordine? Se restano testimoni dell'ordine, la seconda forse... libero arbitrio?
    Ise

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    1. Interessante il mito di Fuxi e Nuwa. Purtroppo la mia competenza di sinologo è pari a zero e rischierei di trovare similitudini dove sussistono solo coincidenze simboliche. Laozi e Anassimandro potrebbero darsi la mano se per non-essere il primo intende l'indifferenziato ovvero il non-essere rispetto a ogni essente particolare. Le cosmogonie antiche, a ogni modo, sono la cornice che inquadra la Totalità. Il resto dei filosofi passa il tempo a definire particolari del quadro che ha già davanti nella sua compiutezza.

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    2. Caro Alceste,

      Credo che con il non-essere Laozi intenda lo stesso indifferenziato, e’ qualcosa che non definisce proprio perche’ ritenuto ontologicamente indefinibile. In seguito l’alchimia taoista lo ha definito una sorta di grembo primordiale (ora mi fa pensare a Kubrick, 2001...), in certi casi la “Femmina Misteriosa” che tanto piace ai newagers, la valle misteriosa, etc…
      Parlando anche di cosmogonie antiche cornice del Tutto, sebbene oggi dimenticate… trovo che le “discipline” del sapere, piu’ si avvicinano ai tempi moderni, e si “evolvono” con nomi nuovi, piu’ sono arretrate, grette, prive di originalita’ e di messaggi catartici, autentici…
      L’alchimia taoista, ad esempio, per come si e’ sviluppata poi, e’ andata all’opposto di quanto predicato dal primo taoismo, che disprezzava chi si affannava nelle pratiche respiratorie, del corpo o delle diete, riducendo la sapienza trasmessa ad un grezzo tentativo di traslare le verita’ trascendenti nella materia, la quale, essendo per sua natura caduca e limitata, non puo’ rendere la loro natura eterna, indi puo’ solo trasfigurarle e deviarle.
      Oppure la storia, anche lei in fondo e’ una derivazione e deviazione dell’Epica, quando la unica forma di narrativa e trasmissione della memoria era ancora e solo poetica, centrata sulle vette del processo catartico, le gesta mitiche e sovrumane che accompagnano il cammino umano… il sapere che ci caratterizza ora e’ quello della desacralizzazione, inversione e trasfigurazione del tutto, un rimescolamento delle carte per un’altra partita dove l’uomo appare destinato ad essere sempre piu’ piccolo, fragile e smemorato.
      Avevo scritto un po' di fretta sulle cosmogonie, ci sarebbe tanto da dire, anche su certi racconti centroasiatici di “diluvi universali”, “pioggie di fuoco”, “Sodoma e Gomorra”. Da una fonte antica si apprende ad esempio che un grande regno, di cui oggi esistono le rovine, fu sepolto da una pioggia di sabbia, perche’ gli abitanti si erano dati alla sregolatezza, la sodomia di gruppo, la superbia, la lussuria, la tracotanza e la derisione dei pochi saggi che cercavano di mettere in guardia del fatto che tali comportamenti avrebbero portato disgrazie. Ricordo vagamente uno studioso occidentale che descriveva tale “punizione divina” dire ehhh gli uomini vogliono sempre dare un taglio moraleggiante alle disgrazie, ma si e’ trattato di un normale fenomeno di desertificazione! E' stato il cambiamento climatico, che sciolse la calotta, che si mangio' il topo, che al mercato mio padre compro'... dira' l'avatar di Odifreddi aprendo il suo libro di favole tra qualche centinaio di anni.
      Saluti,
      Ise

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  21. "Il mare, forse perché è salato, indurisce l'esterno dell'anima dei suoi servitori ma ne conserva dolce l'interno. Il vecchio mare; il mare di tanti anni fa, i cui servitori erano schiavi devoti che passavano dalla giovinezza alla vecchiaia, o ad un'improvvisa tomba, senza dover aprire il libro della vita, perché l'eternità la potevano vedere riflessa sull'elemento che dava la vita ed elargiva la morte. Come una donna bella e senza scrupoli, il mare di una volta quando sorrideva era magnifico, quando infuriato irresistibile, capriccioso, seducente, illogico, irresponsabile; una cosa da amare. una cosa da temere. Gettava un incantesimo, dava gioia e, cullando dolcemente, dava un senso sconfinato di fiducia; poi, come una furia improvvisa e immotivata, uccideva. La sua crudeltà, però, era riscattata dal fascino del suo imperscrutabile mistero, dall'immensità delle sue promesse, dalla suprema chimera dei suoi possibili favori. Uomini forti, con cuori da bambini gli erano fedeli, erano felici di vivere per grazia sua - di morire per sua volontà.

    Così era il mare prima che il cervello francese mettesse in moto i muscoli egiziani, creando un fossato squallido ma lucroso. Allora un immenso drappo di fumo emesso da innumerevoli navi a vapore si distese sull'agitato specchio dell'Infinito. La mano dell'ingegnere strappò il velo della terribile bellezza perché dei terraioli avidi e miscredenti potessero intascare dei dividendi. Il mistero fu distrutto. Come tutti i misteri, esso viveva solo nei cuori dei suoi fedeli. Cambiarono i cuori; cambiarono gli uomini. Quei servitori, un tempo affettuosi e devoti, salparono armati di ferro e fuoco e, vincendo la pura nei propri cuori, divennero una massa calcolatrice di padroni freddi ed esigenti. Il mare di una volta era una signora di incomparabile bellezza, con un viso inscrutabile, con occhi crudeli pieni di promesse. Il mare di oggi è una serva sfiancata, rugosa e sfigurata dalle scie smosse da eliche brutali, defraudata dal fascino incantevole della sua vastità, spogliata dalla sua bellezza, del suo mistero e elle sue promesse."

    Un reietto delle isole,
    Joseph Conrad

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