venerdì 27 settembre 2019

San Marco Cappato (Porro, Quirites, libertatem perdimus)


Roma, 27 settembre 2019

Perdere la libertà in nome della libertà: lo trovo logico. Il Demonio o il Diavolo o Lucifero, ne abbiamo accennato molte volte. L’Arcinemico. L’equivoco, per chi, in luogo del bisturi e del martelletto dei filologi, usa la clava, è sempre dietro l’angolo. Alceste mi sta diventando beghino! Il Diavolo! 

Il potere, invece, usa le lame più raffinate e gli uomini migliori. Uomini che non vantano una morale, ma sicuramente un istinto nichilista per la distruzione: d’altissimo profilo. Individui ormai perduti, avidi di dissoluzione, ma decisi, in nome dell’Ultima Utopia. Esseri che hanno una meta, che inquadrano prede nel mirino telescopico di un algido e spietato fanatismo; vaste opere di deforestazione spirituale son da loro condensate in poche pagine sprezzanti, di lucidissima ansia nullificatrice. Quasi tutti angloamericani, poiché quelle terre sono il distillato di una separazione progressiva dalla tradizione e, perciò, dall’umano. Shakespeare fu veronese, normanno, danese e, sicuramente europeo; la lingua inglese venne forgiata in quei tempi come l’Italiano nel Duecento, per magici influssi coavvinti; un secolo dopo, però, si era già indurita in una comunicazione definita e funzionale, perfetta per i tempi rivoluzionari; il distacco temporale e spirituale da Roma, l’esilio in una terra vergine, il ricominciare, di fatto, una nuova stirpe, confortata dalle interpretazioni messianiche d’un vecchio libro di aneddoti storici compilato dagli Ebrei, l’utilitarismo, poi, al servizio della strage (estirpare il passato!) e, quindi, di una umanità novella: America. Il mondo convenne a Nuova York dove una statua francese accoglieva la fanga del mondo e la ribattezzava sotto nuovi soli. Addio Europa, addio Macbeth.

Il ciarpame italiano (giornali, sindacati, confindustrie, intellettuali all you can eat) non è che l’esecutore stolido, rigonfio di basse prebende, di tali psicopatie di massa.
Quando, nel XXVII dell’Inferno, Guido da Montefeltro, già uomo d’armi e consigliere di Bonificio VIII, muore, attorno alla sua anima si scatena un duello metafisico: presso il cadavere si accalcano, infatti, le forze del bene e del male, ovvero San Francesco e il Diavolo. San Francesco sembra prevalere, ma l’Antagonista ricorda l’imperio della logica, con un ghigno:

… assolver non si può chi non si pente
né pentére e volere insieme puossi
 
per la contradizion che nol consente”. 
L’assoluzione data da Francesco a Guido è priva di efficacia poiché, per il sommo principio aristotelico, non ci si può contradditoriamente pentire e anelare il peccato di cui ci si pente.
Avviene l’incredibile: San Francesco batte in ritirata; lo stesso Guido è preso da uno sbalordito orrore postumo, durante il racconto; il peccatore (e pure il Santo Patrono d’Italia, anche se Dante tace lo smacco) viene irriso dal Diavolo con le parole famigerate, introdotte da un dubitativo quanto sarcastico “forse”:
Forse/tu non pensavi ch’io loico fossi!”.

Il corpo mistico di Marco Cappato. Molti, depistati, credono che Marco Cappato sia un politico; un politico che milita in un minuscolo partitello residuale: il Partito Radicale. Nulla di tutto questo. Marco Cappato è santo, invece. Di una santità esattamente contraria a quella pagana o cristiana o ebrea: dell’Antico Ordine. Egli è l’alfiere del mondo al contrario. In quanto santo, di una santità demoniaca, quindi, egli vigila i confini di un sacro assolutamente nuovo, irriducibile al passato: contrario, tale sacro, a quello che abbiamo sempre inteso. In quanto Nuovo Santo a difesa del Nuovo Sacro, Egli gode dell’immunità del Potere. Come una salamandra, passa indenne traverso i fuochi e i roghi inquisitori: non ne è minimamente toccato. In un calendario liturgico alla rovescia, egli sarebbe festeggiato il 25 settembre; e munito di una serie di aneddoti edificanti al pari di San Lorenzo e Santa Chiara. Notate come la legge positiva (magistratura, giudici, togati assortiti, con o senza parrucchino), la politica, il mondo editoriale ed economico, l’intellettualismo italico di destra e di sinistra - le Istituzioni preposte giuridicamente e moralmente alla direzione e alla conservazione della cosa pubblica, insomma, si ritirino a fronte della sua quieta avanzata nichilista. Ognuno sa, infatti, ch’egli è uno dei San Giovanni Battista scesi a spianare la via al Redentore, alla Seconda Venuta, all’AntiCristo laico, al Nulla. Nessuno, e dico nessuno, può porre una mano su di lui. Attenzione! Qualcuno, giusto per di-vertire il micco digitale, che crede a tutto, può far finta di perseguirlo, denigrarlo, osteggiarlo com'era per l'antenato Marco Giacinto Pannella; tali atti, però, sono una barzelletta, una farsa; andirivieni senza costrutto, fumo negli occhi. Intoccabile nella sua veste inconsutile di demone della libertà, Cappato avanza, sbriciola limiti, ammannisce benedizioni, converte il passato in nulla, il nulla in entità ingannatrici, il futuro in presente, il presente in eternità. Greta Thunberg o Carola Rackete o Naomi Klein, sue pari, costituiscono il circolo salvifico dell’umanità a venire. Brillano, tali figurine, di luce riflessa, l’unica luce consentita a oggi: la luce della bontà e dell’uguaglianza: in nome della libertà estrema. Chi ne è fuori rimane dannato: Alceste, che ne fu espulso quasi naturalmente, è, infatti, un mostro.

Una semplice verità occorre iscriverci nel cuore: ciò che serve non è ciò che più ci aggrada.

Se non si è pronti per l’orrore è doveroso ritirarsi e smetterla di parlare, smettere di scrivere, anche di recarsi presso questo blog.

La soluzione non sarà bella, limpida, di tutto riposo, incruenta; ammesso che la si voglia percorrere; ammesso che esistano uomini in grado di perseguirla; a suo modo ecco la porta stretta, il canapo nella cruna dell’ago. Ne saremo capaci? O, forse, ci stiamo lentamente assuefacendo al tepore del nichilismo, tutti, nessuno escluso? Dove sono le passioni? Dove il fanatismo? Dove la tetragona volontà che non indietreggia, mai? Dove gli uomini di ferro? Convegni, dibattiti? Stiamo scherzando?

Da dove cominciamo, allora? Da dove volete, vi rispondo. Da un antico grumo di senso, dico, io, qualunque. Siate cristiani, siate pagani, siate esteti; fascisti, comunisti, reazionari, razzisti. L’importante è riandare a quelle impalcature viventi del passato che hanno permesso la vita. Il problema non è il Male. Il Male (l’odio, il sangue) è nostro amico, l’orrore è il nostro amico, dobbiamo davvero farci amico l’orrore per combatterne un altro, insidioso, devastante, il Nemico dell’umanità, l’Arcinemico: la perdita di senso, l’anomia, il nichilismo totalizzante travestito da pace e ecumenismo, il lupo travestito da agnello dai progressisti del Nulla.

Il lupo travestito da agnello fu simbolo dei Fabiani. Fabiani, Inghilterra, progressismo quale nichilismo, pace, Aldous Huxley, Il mondo nuovo. Fabiani, DJ Fabo.

Credete che la politica e Mammona servano il Male? Assolutamente no. Esse servono il Nulla. Questa la posta in gioco. Non comprendere tale impercettibile differenza ovvero l’essenza della decadenza che presto attaccherà con forza anche le regioni resistenti dell’anima umana e i popoli ancora intatti - ignorare questo equivale a rinunciare e a condannarsi al servaggio più umiliante, per sempre.

Il Male è qualcosa, qualcosa di profondo, vivo, in grado di trasformarsi in essenze tangibili. Solo il Nulla avvilisce l’anima, la rende piatta, minuscola, sciocca, inservibile.

Il Vaticano contro Cappato: “Questa è cultura di morte!”. Son le consuete manfrine. Il vero Pontefice, costruttore dell’ultimo ponte, è proprio Marco Cappato, insignificante omarino del futuro, eppure, oggi, strumento dell'autentico Potere e catalizzatore delle forze più oscure. Magari fosse una cultura di morte! Proprio il contrario, invece: è cultura della stasi suprema, di niente. D’altra parte, a guardarlo bene, a osservare con perspicacia le fattezze di San Marco Cappato: non vedete ch’esse sfuggono, si perdono, il volto appare vuoto, anonimo, fungibile? Egli è Legione.

Come mai i miliardi di omarini del futuro, occidentali o in procinto di occidentalizzarsi, hanno in orrore la morte e accettano, al contempo, di buon grado, come matrone dell’estremo progressismo, il suicidio assistito, l’eutanasia, la Kill Pill?

Non vi è una frizione, una contraddizione che nol consente? Certo. L’uomo dell’Occidente, la terra del tramonto secondo l’etimologia di Giovanni Semerano, odia la morte poiché la morte è qualcosa di vivo, che rientra, come sorella, nel ciclo indistruttibile della vita. La morte è vita e l’ominicchio, invece, la vita vuole fuggirla, a ogni costo. Anela l’autodissoluzione, da perseguire in numerosi modi: perversione, annichilimento da olotelevisore, schianto della cultura umanistica, droghe soporose, nirvana da supermercato. Per questo acconsente a San Marco Cappato, lo trova naturale, sodale alla propria insignificanza: odiare la morte e acconsentire al suicidio: non v’è contraddizion, stavolta. Caro Bergoglio, se tu non fossi un guitto di bassa lega, ti urlerei contro: “Forse tu non pensavi ch’io loico fossi!”.
Arāpu, erēpu, offuscarsi; erebu, tramonto; erebos, oscurità; Europa, la Bruna, l’Oscura. 

Questi non erano mostri. Erano uomini … che combattevano col cuore, che hanno famiglia, che fanno figli, che sono pieni d’amore, ma che avevano la forza … la forza … di fare questo …”. Tagliare decine di braccine perché un nemico ne ha posto il marchio sopra, un vaccino, questo non è opera di mostri, ma di passione violenta, di affermazione: anche il Turco di Dostoevskij non è un mostro, è un uomo: da uccidere, certo, perché ciò che in lui si reputa il Male dev’essere combattuto come Bene, secondo regole ferree che scorrono sottopelle, da sempre. Attenzione, però: e viceversa!

Equivocare il monologo di Walter Kurtz come monologo pacifista! E, invece, è quel che è: poesia della guerra, inno alla Vita - Vita che non si può giudicare.

Lei non può giudicarmi, ha il diritto di uccidermi, ma non può giudicarmi, afferma, poi, Kurtz: con logica irrefutabile.

Vivere una vita al contrario, ecco il metodo. Poiché il Potere ha rovesciato l’antica morale, per rendervi meschini, piccoli, inutili, in cambio della pace e di un po’ di granaglia da polli in batteria, ognuno di noi, i Diecimila, ha il dovere di rovesciare a sua volta la scacchiera della propria esistenza per godere del senso perduto, ricco, ineffabile e profondo.

Ogni parola ritroverà il giusto posto, ogni gesto il ruolo a esso più consono; l’anima si dilaverà del chiacchiericcio, della stupidità, della congerie di sciocchezze che intasano la retta visione. Scambierete ciò per un miracolo.

Vivere ogni giorno il contrario di quanto ci dettano. Rendersi apostoli, divenire testimoni: martiri, quindi. Affermare una verità rimane auspicabile, ma è decisivo trasformarsi in essa. Ogni atto che derivi da tale responsabilità è Bene e Male, umano, quindi; ci si esporrà al dileggio, ma per poco. Essere qualcosa, uno scandalo, ecco il pericolo, l’unico pericolo per il potere. Anelare il martirio. La testimonianza di ciò che rischia di scomparire: la terra e l’uomo come li abbiamo conosciuti. 


I nostri alleati: il passato, la ricchezza del cuore, la morte corporale, l’arte e la bellezza; le pietre, la terra, il sangue: l’Italia; gettare lontano da sé l’inessenziale, ripulire l’interiorità dalla paccottiglia, dal vociare confuso, dai sotterfugi, essere in pieno sole a testimoniare l’ombra millenaria.

Martire, da mártyr, testimone; colui che ricorda e rende testimonianza a chi non ricorda; memoria; le memorie dei martiri: piccole edicole, tumuli, chiesine, cappelle, basiliche. Ray Bradbury, in Fahrenheit 451, plasma alcuni martiri: uomini-libro, uomini che hanno introiettato un libro proibito, essi stessi libro, quindi, carne e memoria, per tramandarlo ai posteri, ormai perseguitata minoranza.

Fanatico, da fànum, tempio, custode del tempio, del sacro, animato dal sacro che si riverbera in parole e preghiere: nella verità.

Passionale, passione, passio: il patire la testimonianza, patire le conseguenze dell’azione che vigila attivamente i limiti santi invalicabili dell’umano.

Fedele, colui che ha fede e crede oltre la ragionevolezza, nonostante la ragionevolezza, lo scoraggiamento e il tramestio del quotidiano.

Devoto, devozione, da devovère, tributare alla divinità; devozione al bello: poiché la bellezza individua immediatamente una trama sottostante, giusta, piena, degna di genuflessione; educazione, educare, far crescere nella testimonianza e nella devozione.

Mistico, mystes, mistero: devoto all’arcano e al profondo, a ciò che ci ha formati, nel tempo, a ciò dobbiamo sacrificare, quali testimoni, a ciò occorre rendere devozione poiché ogni fatto umano è essenziale e giusto. Semerano: “Quel mys- ha un cuore antichissimo, come gli elementi del mondo religioso, e significa notte: ritrova il suo antecedente in accadico mūšu, appunto, 'notte'. Mystes è così ‘chi veglia nella notte’”.

Vivere al contrario, vegliare nella notte.

Fratelli che vegliano nella notte. Mi sono giocato, presto, il collo della reputazione affratellando europei di tradizione cristiana e musulmana quali vittime del Nulla che avanza. Non ho mutato opinione, tanto da metterci dentro, all’Antico Ordine in rotta, anche gli Ebrei. E così mi trovo, a volte, esposto alle fucilerie. D’altra parte è innegabile che il leit motiv della mia vita sia stato quello di compiere atti o pronunziare parole che spiacciono, in modo diverso, a moltissimi. Mi si perdoni.

Accadico ūwum (ummum), semitico ‘umm, cioè ‘madre’. La Umma, la totalità dei fedeli del mondo musulmano: la Umma. Comunità, nazione. Patria, la terra dei padri. La madre ci generò, il padre insegnò a proteggere la madre, la terra, la comunità, la nazione. Le accuse, stolide, di maschilismo, di sciovinismo, son quelle che sono: strumenti del nulla. Chi sa, conosce il profondo, la verità.

Amate il vero nemico, il Turco: egli vi assomiglia più di quanto crediate. Anch’egli vi ama: vi fa dono, infatti, di sé stesso, nella guerra.

Maggior successo del potere: convincere i molti della propria debolezza. Per questo il potere svia dalla ricchezza della tradizione e del passato: li teme; l’unico suo rimedio è reciderne lentamente la grandezza da noi stessi esponendoli allo scherno, allo scherzo grossolano, alla bieca stupidità.

Abolire la risata, la freddura, il calembour, la goliardia; riconoscere dignità alla seriosità, al tratto autoritario e persino lugubre; alla dolce mestizia, a una malinconia purgatoriale; l’incerto sorriso costituisca il sentimento primario: stretti dalla sorella Morte e dalla guerra come non sorridere?

Non avere paura, soprattutto. Chi potrà piegare tali volontà?

17 commenti :

  1. Caro Alceste, hai mai sparato una bella fucilata a pallettoni in piena notte? Ti garantisco che l'effetto acustico e visivo è spaventoso e affascinante.
    E' l'effetto che mi procurano certi tuoi scritti.
    Già da dieci anni vivo "al contrario". Credevo di avere ben chiare le motivazioni profonde di questa scelta ma ora mi accorgo era dovuta a puro istinto e pochi, rabberciati, ragionamenti.
    Mai avrei potuto anche solo supporre che un Anonimo Romano arrivasse a esplicarmi i più reconditi recessi di un'anima che è solo MIA!
    E mi facesse partecipe di tanta Bellezza.
    Buona vita al contrario!

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    1. Vivete al contrario ... ci sono più gioie del previsto, ma il nostro cuore invecchia.

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  2. I radicali sono una deriva masso-giudaica, non per niente tra i vari finanziatori spicca George Soros.
    Mi chiedo cosa direbbe oggi Kit Carson a Tex Willer di fronte ad un branco di indiani intenzionati a scotennarli:" Tex non dobbiamo sparargli altrimenti siamo razzisti. In fondo agiscono così perchè gli è mancato l'Amole".
    Immagino il vecchio Tex guardare incredulo Carson e domandargli:" Kit ma hai bevuto un goccio di troppo? Dopo andremo a farci una birra, adesso mandiamo questi quattro gallinacci a visitare le verdi praterie di Manitu!".
    Un tempo dicevano che Tex era troppo fascista e reazionario e provarono a sostituirlo con Dylan Dog, più degno rappresentante della decadenza dei nostri tempi.

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    1. Musi rossi, limoncini e palle di neve. Tex se ne fregava. Ultimamente l'hanno assai addomesticato, purtroppo.

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  3. Gli adolescenti di tutto il mondo hanno sfilato al Fridays for future illudendosi di contribuire al salvataggio del mondo da ipotetiche catastrofi ambientali irreversibili in arrivo nel 2050. Data abbastanza vicina per preoccupare chi pensa “io dovrei essere ancora vivo” e abbastanza lontana perché l’allarme planetario sia dimenticato, quando arriverà quell’anno senza alcuna catastrofe se non quelle normalmente legate ai cicli di riscaldamento-raffreddamento della terra dalle sue origini. Come l’allarme per il buco dell’ozono, per intenderci.

    Quanto alle estinzioni, stiano tranquilli. Si estingueranno di sicuro i pastori prima dei protettissimi lupi. Fino ad oggi la scienza ha catalogato circa 2 milioni di specie animali e vegetali, ma si calcola che ce ne potrebbero essere da 5 a 100 milioni. Le isole Mauritius hanno sopportato benissimo l’estinzione del Dodo, il tacchino africano, avvenuta circa tre secoli fa senza che i nostri avi dell’epoca si strappassero per ciò le parrucche.

    Purtroppo c’è una specie importante che si sta estinguendo senza che lo si noti: il seduttore. Dopo il movimento MeToo molti vip, registi, attori e cantanti sono finiti nei guai per aver sedotto in passato. L’ultimo è Placido Domingo, cancellato dai cartelloni dei massimi teatri mondiali. Il tenore si è difeso sostenendo di aver avuto sempre e solo rapporti consensuali, aggiungendo però che “le regole e gli standard su cui le avances dell’uomo sono valutate oggi sono molto diversi rispetto al passato”.

    Ecco: è lì la trappola. Sfilate, pure, ragazzi, ma in quello fate come Adamo: aspettate che la mela ve la proponga Eva. E prima di morderla, fatevi firmare una liberatoria.

    Manlio C.

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    1. Finchè avrò vita sedurrò tutto il "seducibile" (in termini di pulzelle over 18, ovvio).
      Più checche o maschi asessuati in giro?
      Più merce per il seduttore.
      Ovvio! La genetica (XY e XX) anche se tentano di abrogarla in tutti i modi, mai ci riusciranno: certo, assistiamo a un lavoro incessante di belletti, lavoretti superficiali, condizionamenti mentali. Tutte mezzucci ridicoli, montagne di stronzate invero, come la teoria finocchia del "gender"!
      La creazione torreggia titanica di fronte al tentativo dell'inversione del semidio: l'uomo maschio bianco eterosessuale e seduttore seriale!!!
      Per le donne non serve la liberatoria: vanno prese per quello che sono, ovvero, vanno trattate da donne. Punto! Se le si tratta da qualcos'altro (che anche loro credono di essere perchè gli è stato ficcato a forza nella scatola cranica), si ritorceranno come serpi!
      D'altronde anche Adamo ha avuto le sue tribolazioni con Eva la "sedotta".
      Quindi forza, animo: diffondete il verbo del seduttore, del maschio che non si accontenta dell'anima gemella, perchè la vera anima gemella è la libertà, la libertà del maschio attivo e conquistatore, vendicativo se serve, violento se serve, compassionevole ovvio quando i casi della vita richiedono! Perchè ciò che ci appartiene (e cosa'è di più proprio dell'istinto al sesso?) va difeso anche col sangue! Tutto va difeso, all'occorrenza, col sangue! Come nei bei vecchi tempi antichi!
      Pertanto colga, caro Mablio C., ciò che di buono questi tempi miserabili offrono: mandrie sterminate di femmine insoddisfatte, pronte ad adorare quegli uomini che non hanno dimenticato la loro natura di semidei, che osservano con distacco le vicende della massa stupida ma che puntano alle due cose veramente importanti della vita: sesso e potere!
      Uguccione Dandalo del Dondolo, noto seduttore seriale non analista ma sincretista, scopritore della natura XXX della psiche femminile, protozoica ed alveolare, residuo del tempo mitico in cui l'umanità di notte adorava la Dea Madre e di giorno conquistava

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    2. Felice di fare la sua conoscenza Sig. Uguccione.
      Manlio C.

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  4. Caro Alceste lei esorta il ritorno di quello spirito di immolazione che i protocristiani conoscevano perché mossi da fede autentica.
    Oggi noi abbiamo perso qualsiasi fede, se non i pochi (diecimila) che ancora si riconoscono nell' antico ordine.
    Una conoscente che fa parte dei "nostri",  collega insegnante, l'altro giorno mi ha confidato di essere al limite del crollo mentale; genitori anziani e malati da accudire, una classe a scuola con 19 stranieri su 21, ma soprattutto il disgregarsi rapidissimo e inesorabile del nostro mondo, quello nel quale fino a pochi decenni fa ci si poteva ancora riconoscere.
    Cosa dirle? La capisco, anche per me non è facile non impazzire, resistere a queste mefistofeliche folate di vento e tenere la barra dritta.
    Farsi Kathekon dunque, diventare ognuno di noi testimoni di quelle stagioni gloriose che anelavano alla vita anche laddove la morte era compagna di tutti i giorni.
    Non so se abbiamo l'allenamento e la tempra che possono provenire solo dall' abitudine acquisita nei primi anni di vita; quell' esercizio quotidiano agli stenti che svegliava i sensi e l'intelligenza, compiendo talvolta prodigi forgiando eroi e geni.
    Qua abbiamo la panza piena, le bollette, le rate del condominio e la caldaia da sistemare, non sia mai che la temperatura in casa scenda sotto i 19.
    Un caro saluto Alceste, ad majora

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  5. "Solo il Nulla avvilisce l’anima, la rende piatta, minuscola, sciocca, inservibile."
    Alcie, in quel di Oriente la tua tesi fondamentale verrebbe rigettata in toto (Ise potrà confermarci). Il Nulla, il Vuoto, è la somma condizione, lo stato di massima potenza e potenzialità, perfetto, inattaccabile, divino. Lo stato da cui vengono tutte le imperfette cose terrene, tangibili, la dannazione! La materia, la vita è ... l'Inferno. I "nostri", i "padroni del mondo" non ci spingono verso il perfettissimo Vuoto ...

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    1. Caro Anonimo,

      forse c'e' un dettaglio che va specificato. Almeno nel mondo sino-giapponese, buddhista e non, esistono due tipi di Vuoto, ovvero due termini per indicare questo concetto con due significati ovviamente diversi e oserei dire opposti.

      Quello di cui tu parli e' il Kong (in cinese) o Kuu (in giapponese), questo disegnino 空. 
      E' il vuoto che si raggiunge dopo molta pratica meditativa o pulizia interna dei pensieri spazzatura. Non per niente e' associato al cielo, che si dice tian-kong (in cinese) o tenkuu (giapponese), 天空.
      Questo vuoto per paradosso nel Buddhismo indica il pieno, il raggiungimento del contatto con il tutto. 

      L'altro vuoto e' chiamato Xu (in cinese) o kyo (in giapponese), questo disegnino 虚. 
      In tal caso, seppure singolarmente significhi vuoto, in associazione con altre parole, esso assume il significato di "falso", "illusorio", "virtuale", "immaginario" ecc. Denota la mancanza di qualcosa (della verita' alla fine), e' quindi associato a tristezza, falsita', mancanza di verita' sostanziale e fattuale. Questo credo sia il nulla di cui parla Alceste. 

      Poi ci sono i composti dei due singoli termini messi insieme dando la precedenza prima a uno e poi l'altro: kukyo e koku...qui le sfumature semantiche si fanno infinite fino a... toccare il nulla! Ma questa e' solo la mia spiegazione da profana. I praticanti che ne hanno avuto esperienza hanno i mezzi per spiegarlo molto meglio. 
      Per essere ancor piu' precisi poi, mentre il vuoto, kong o xu che sia, fa parte dell'esistente, il nulla in realta' e' altra cosa e fa parte del non-esistente, si traduce con wu (cinese) o mu (giapponese), disegnino 無, la negazione dell'esistente. 

      Tutto questo per dire che la tesi di Alceste secondo me e' comunque valida nell' ambito del xu o kyo. 

      Saluti,
      Ise

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  6. Secondo le fallaci tesi Alcioniche, l'Afghanistan dovrebbe essere il paese più divertente e vitale del mondo: le ultime elezioni presidenziali sono andate lisce come l'olio con soli 2 morti e 15 feriti.
    Un amico afghano non si compra ... si affitta!

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  7. Finalmente solo! Ormai si sentono soltanto le ruote di qualche carrozza attardata e sfinita. Per qualche ora avrò il silenzio se non il riposo. Finalmente! La presenza tirannica della faccia umana è sparita e soffrirò soltanto di me stesso.

    Finalmente mi è dunque concesso di distendermi in un bagno di tenebre! Per prima cosa una doppia mandata alla serratura. Questo giro di chiave aumenterà il senso della mia solitudine e fortificherà le barricate che attualmente mi separano dal mondo.

    Vita orribile! Città orribile! Ricapitoliamo la giornata: visti diversi letterati, uno dei quali mi ha chiesto se era possibile raggiungere la Russia per via terra (evidentemente scambiava la Russia per un’isola); discusso senza risparmio di argomenti con il direttore di una rivista che ad ogni obiezione rispondeva: «Il nostro è il partito dei galantuomini», il che implica che tutti gli altri giornali sono in mano a dei farabutti; salutate una ventina di persone, quindici delle quali mai viste; distribuite altrettante strette di mano senza aver preso la precauzione di comprare dei guanti; durante un temporale per ammazzare il tempo salito da una ballerina che mi ha pregato di disegnarle un costume da Venere; corteggiato un direttore di teatro che si è congedato dicendomi: «Forse farete bene a rivolgervi a Z…: è il più stupido, volgare e famoso di tutti i miei autori; forse con lui approderete a qualcosa. Vedete lui e poi ci rivedremo»; vantato (perché?) di diverse cattive azioni mai commesse e vigliaccamente negati alcuni altri misfatti compiuti con gioia, delitto di spacconeria, crimine di rispetto umano; rifiutato a un amico un favore poco impegnativo e fatta una raccomandazione scritta a un perfetto mascalzone; uff! non c’è proprio altro?

    Scontento di tutti e di me stesso, vorrei proprio riscattarmi e inorgoglirmi un po’ nel silenzio e nella solitudine della notte. Anime di coloro che ho amato, anime di chi ho cantato, datemi forza, sostenetemi, tenete lontana da me la menzogna e la corruzione che esalano dal mondo; e voi mio Signore Iddio! accordatemi la grazia di produrre qualche bel verso che provi a me stesso che non sono l’ultimo degli uomini, che non sono inferiore a coloro che disprezzo!

    Baudelaire.

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  8. Caro Alceste e cari diecimila,

    Vi auguro davvero di trovare la via della sopravvivenza e dell' unione d'intenti. 
    Sara' lasciato in eredita' sicuramente un residuo immacolato dell'Italia che fu. A qualcuno tocchera' prenderlo in eredita' e riplasmarlo a immagine e somiglianza di quel che fu. Alla fin fine questo e' insito nell'alternanza del male e del bene. 

    Qualche giorno fa leggevo le leggende mitologiche hawaiane e polinesiane ed ho trovato che il mito di Kāne ricorda un poco l'Alceste pensiero.
    Cosi' dice wikitricky:
    "It says that in the beginning, there was nothing but Po; the endless black chaos. Then Kāne, sensing that he was separate from the Po, pulled himself free of Po by an act of sheer will. Sensing Kāne's presence, Lono and then Kū also pulled themselves free of Po. Then Kāne created the light to push back Po. Lono brought sound to the universe and Kū brought substance. Between them, they created all the lesser Gods. Then together, the three Gods created the Menehune, the lesser spirits to be their messengers and servants. Next, they created the world to be a footstool for the Gods. Finally, they gathered red clay from the four corners of the world, they mixed the clay with their spittle and molded it into the shape of a man. Then Kāne took a special magical white clay and formed it into a head. Then the three Gods breathed life into the statue and created the first man. The first man was created in the image of Kāne."

    Kāne si distacca dal chaos infinito (il Vuoto-Nulla) tramite un atto di pura volonta'. Altri 'sentono' la presenza di questa volonta' e riescono anche loro a dissociarsi dal chaos...Un atto di pura volonta' che si irradia e ne richiama altri. L'uomo puo' fare la stessa cosa a immagine e somiglianza, se solo lo volesse. La volonta' pero' va coltivata e nutrita, non si trova in vendita e non si raggiunge tramite scorciatoie.   

    P.S. Alceste che spirito d'osservazione fisiognomica! San Marco Cappato comunque ha anche occhi vuoti e spenti hai notato? Vi si legge una certa anima vuota non trovi? 

    Cari saluti,
    Ise

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  9. Scusate se ho scelto di commentere da "anonima",
    non ho un account Google né ho inenzione di crearlo.
    Da atea cresciuta con principi cristiani, non comprendo come tutto debba essere messo da una parte o dall'altra: o una visione progressista, ove regna il meticciato degli uomini e il caos delle idee o una visione religioso-reazionaria, ove le leggi religiose, sono leggi assolute e imperiture.

    L'eutanasia è un diritto e non un dovere,
    come dovrebbe esserlo la scelta di arrivare in fondo alla malattia, qualunque esito essa abbia. Non si può imporre ad alcuno, la sofferenza che la medicina può risparmiare. Se taluni scelgono di far cessare la propria vita, volta ineluttabilmente al termine, perchè foriera unicamente di sofferenza, fisica che morale, nessuno può arrogarsi il diritto di protrarre la sua agonia, contro e in spregio della sua volontà. Io questo, lo chiamo sadismo.
    Trovo l'atteggiamento della chiesa in questi casi,
    inumana e bastiale, poco diversa dal tempo dell'inquisizione.
    Dove sono la pietà (anche per i familiari) e la compassione, nel meschino accanirsi contro chi già sta soffrendo in modo atroce?

    Possibile che un religioso non sia in grado di distinguere il bene dal male?
    È giusto condannare le Karole che fiancheggiano i trafficanti di clandestini.
    È giusto provare orrore per la "società dei consumi" che tratta uteri e bambini come fossero cose che si ha il diritto di avere e di comprare ...
    ma non si può adottare un'ideologia per dare risposte a tutto, mettendo a tacere la ragione e la nostra umanità.

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    1. In effetti sono questioni per poveri plebei, il ricco
      (quello vero) vive e muore quando e dove vuole.

      Chainsaw

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  10. È notizia di queste ore che il governo piddiota- grullino ha stabilito la priorità del popolo italiano: approvare subito lo ius sola sponsorizzato dalla sboldrina. I negri c'hanno da avere la cittadinanza.
    Il napalm , ci vuole il napalm.
    Ci rincoglioniscono con le stronzate radicali, ambientali, civil-massoniche e poi dei problemi veri degli italiani se ne fregano.

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  11. Non è così semplice. Tu dici la sofferenza che la medicina può risparmiare, a volte la medicina allunga le sofferenze, vedi il caso Welby, se non ci fosse stato il respiratore automatico e Welby fosse vissuto nel diciannovesimo secolo il suo caso non sarebbe esistito. Voglio dire che oltre a curare la medicina ha cercato sempre di allungare al vita non solo a pazienti che potevano essere curati e restituiti in condizioni accettabili alla propria esistenza, ma anche per chi era condannato facendo esperimenti con cavie umane. Tutto perché non si accetta l'ineluttabilità della morte e perché abbiamo perso la fede nella vita eterna ultraterrena. La chiesa dove essere dura rispetto ai propri fedeli, è la difesa del suo credo e come monito a chi preferisce le scorciatoie. Brancoliamo nel buio di fronte ad un moribondo alle prese con un' innegabile sofferenza, ma che sappiamo noi cosa accade in quei terribili momenti, cosa vive la persona, quali trasformazioni accadono nella mente, quale catarsi avviene nell' anima, come possiamo decidere di terminare questo ultimo viaggio di una persona cara senza avere una minima incertezza sulla correttezza di ciò che ci apprestiamo a metter in atto, certo è possibile che la stessa ci chieda di mettere termine alle sue sofferenze, ma siamo sicuri che poi lo voglia veramente? In quei periodi di dolore non sempre le mente è conscia e sicura di quello che veramente vuole ed inoltre se fossimo così certi della sua decisione e così facile metterla in atto? Non ha nessun significato che tanto l'iniezione fatale è eseguita da un medico, ma noi siamo lì ad assistere e non mi sembra una cosa di poco conto. Credo che oltre alla sofferenza dei malati ci sia di mezzo anche il fatto che non siamo più disposti ad assistere con dedizione i nostri cari, siamo presi dalla vita che scorre con tutti gli affanni che si porta dietro e passare troppi giorni in un limbo come quello che segna il trapasso tra la vita e la morte non fa più per noi. Ci sono le sirene che cantano fuori dai luoghi di dolore e non vediamo l'ora di staccare tutto e rituffarci nella nostra valle incantata. Purtroppo stiamo diventando sempre più piatti, effettivamente non muore chi sta combattendo contro la morte, ma noi che ci sentiamo così vitali e che abbiamo paura di vivere fino in fondo le nostre emozioni, tentiamo tutti di adottare il politically correct, qualsiasi cosa ci capiti nella vita, dobbiamo sempre essere comprensivi, mai infuriati e tenere un comportamento civile e guai a gridare il nostro dolore. Una cosa che mi ha colpita in questi ultimi anni è che, almeno nell'ospedale della città dove abito, hanno preso diciamo, come abitudine di fare al momento del parto, l'epidurale così le gestanti soffrono meno, ecco siamo diventati tutti garbati, terrorizzati dalla vita che come dice Alceste è sangue e passione e dalla morte che porta con se sofferenza, quindi quale cosa migliore di affrettarla con una piccola somministrazione endovenosa?

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Siate gentili ...