martedì 3 aprile 2018

Le colpe dell'uomo bianco incarnate nell'utero sempre gravido delle donne africane [Il Poliscriba]



Il Poliscriba

Me ne infischio della ragione che mi da il cavadenti incaricato dell’estrazione della mia anima. Vedo che non ho più il diritto di essere me stesso, ecco tutto.

Maurice Bardéche da Fascismo ‘70 (Sparta e i Sudisti)

Non abbiamo il diritto di essere bianchi, perché siamo additati come suprematisti.
Non abbiamo il diritto di essere virili, perché siamo offesi con l’appellativo di maschilisti.
Se le nostre budella si contorcono davanti agli indegni spettacolini improntati per farci accettare la pansessualità come un dato di fatto, dobbiamo farcene una ragione, sono soltanto i sintomi nauseabondi della nostra ri-educazione.
Così come la nausea che ci assale a forza di vedere i bimbi neri malati, i migranti stipati sui barconi, il degrado delle nostre città prodotto dal mutliculturalismo, è l’effetto della cura democratica postbellica e postcoloniale alla quale i sacerdoti ecclesiastici e quelli officianti il culto indiscusso e indiscutibile della correttezza politica e di pensiero, degli atti e delle intenzioni, ci hanno sottoposto da oltre 70 anni.


L’Africa e gli africani sono stati infilzati sotto la nostra pelle, inoculati attraverso la musica e lo sport, in particolare il calcio, operazione terzomondista subliminale dei quali pochi hanno preso coscienza quando si doveva prenderla.
Le Olimpiadi, sottratte al mondo classico, hanno invece assunto il ruolo di Cavallo di Troia dell’inclusione forzata tra popoli diversi, tra razze diverse, per esportare, soprattutto quando non necessario, capitalismo e democrazia, quasi sempre indebitando paurosamente le nazioni ospitanti i giochi (vedi Grecia), per mostrare al mondo intero chi sono i governanti buoni, allineati e quelli cattivi, generalmente dittatori spietati e irriducibili alle sirene del politicamente corretto. (Putin, Duterte, Maduro, Kim Jong-un, etc)
Stessa cosa per il Premio Nobel, in maniera speciale quello per la pace e la letteratura, strumento di dittatura politica, bastone e carota insieme.
Anche la psicologia si è impadronita del nostro essere più profondo, imponendoci una patologia inesistente, la xenofobia e i suoi derivati, classificandoli e collocandoli nei suoi grossi manuali, da dove invece sono state espunte le malattie mentali vere, quelle insediate nei parlamenti, nei consessi giuridici, quelle che circolano a piede libero per le strade, rendendo la nostra vita precaria, insicura, ingiusta e priva di significato.
E a questo proposito, sono molti i pensatori controcorrente che sostengono con forza che la psicologia è essa stessa una patologia culturale frutto della decadenza della civiltà occidentale, motivo per il quale, come scienza materialista della distruzione dell'anima, si è insediata come patogeno in ogni aspetto dell’esistenza umana, dirigendone le basse pulsioni animali e non le altezze dello spirito che ha recisamente negato.
Non abbiamo più il diritto di parlare degli stati africani come sottosviluppati, ma in via di sviluppo, uno sviluppo che non avviene mai e non avverrà mai, a patto che noi ... rimettiamo i debiti ai nostri debitori...
Ci raccontano dei cattivi capitalisti euro-angloamericani che estorcono plusvalore dall'Africa, ma non una parola contro quelli cinesi sempre all’apice delle fantasticherie progressiste degli irriducibili adoratori di Mao, l’intoccabile figuro, il genocida che nessun regista hollywoodiano farà mai veramente a pezzi.
E nemmeno si può sostenere che i postmarxisti – oggi orgogliosamente democratici grazie anche alle risorse africane estorte dalle stesse lobby plutocratiche che li finanziano e dalle banche che investono in armi buona parte dei derivati tossici della finanza creativa,  armi che in parte finiscono clandestinamente in mano ai Ras che controllano i territori di caccia capitalista – vogliano considerare tutti uguali i poveri del mondo, rispolverando il mito del proletariato indifferenziato.
Una narrazione fantastica, come quella di Stachanov o Popov, che è sempre stata una miopia del potere sinistro, evidente a chiunque si faccia un giro nei casermoni burocratici che ci stritolano, lì dove i tecnocrati, altra specie di cava-anime, rubano la nostra esistenza e ci puniscono per crimini non commessi.
Questi edifici, escrementi cementizi, sono purgatori dove gli immigrati non entrano e se entrano, si avvantaggiano di leggi per la loro salvaguardia e non sono stritolati dalle tasse che i loro amici politici ci spremono per mantenere la loro superiorità morale e presto numerica, nei confronti della nostra "ex superiorità razziale". (vedi recente estensione BonusMamme alle straniere con permesso di soggiorno breve)
Per questi privilegiati della povertà, i poveri bianchi di ogni età languono e muoiono nel silenzio mediatico.
Per questi poveri che hanno vinto la classifica dei più poveri, noi dobbiamo scontare una pena senza fine, seguendo le “auree” parole bibliche salmodianti le nostre eterne colpe di ex colonizzatori che non avevano nessun diritto di andare in Africa.
E quindi, che le colpe dei nostri avi ricadono su di noi e sui nostri figli, come i vincitorici hanno imposto da Norimberga in avanti.
Qualunque cosa gli africani hanno compiuto, compiono e faranno dopo la decolonizzazione, è sacra e non si può mettere in discussione, perché la radice del male sta nel l’uomo bianco sfruttatore, non nel povero africano che si riproduce incessantemente contro se stesso e contro di noi, protetto da quel mondialismo che ha trovato negli uteri africani l’incubatrice delle nostre peggiori angosce sociali; la Matrix con la quale svuotarci di senso.
Mentre, l’istituzione dell’adozione dei figli, che ha privato molte donne bianche di  accogliere nella loro vita figli bianchi in tenera età (e ce ne sono tantissimi!), ha dimostrato una volta per tutte che anche madri e bambini non sono uguali, come le pubblicità arcobaleno vogliono raccontarci.
Adottare un bimbo di colore è molto più morale e buono, è un atto di giustizia sociale, profondo, di rilevanza storica, è un ri-orientamento dell’amore materno ed è per questo, che l’unica via di fuga è stata l’inseminazione artificiale di ogni tipo: fatto scientifico, cura tecnologica dai risvolti etici tutt'altro che trascurabili, che permette di soddisfare una ridda di desideri che la politicizzazione delle adozioni non poteva del tutto accontentare o arginare; come volere a tutti i costi un figlio nordico, biondo con gli occhi azzurri e non per questo sentirsi in colpa o nazisti.

20 commenti :

  1. (1) Deambulavo un po’ sull’internet … pensoso, disgustato dagli articoli negrificatori … certo non stavo per buttarmi dal balcone, ma, ero comunque abbattuto, prostrato … la vita non è spasso tutti i giorni.
    Un inizio un po’ Cèliniano.
    L’ho sempre detto: il negro di oggi non è nient’altro che la più ovvia, semplicissima, lineare conseguenza dell’americanizzazione. Sarò “gombloddisda” ma sono assolutamente sicuro che questo è il normalissimo risultato, voluto, della perdita dell’identità italiana avvenuta negli ultimi cinquant’anni (ah! Il ’68…). Già Evola negli anni ’60 si domandava perché il negro venisse sempre difeso, esaltato e quasi additato a modello, dai media e dalla “cultura” del tempo. Oggi ovviamente le cose sono peggiorate. Il popolo (?) italiano, completamente staccato dalla propria cultura, non può che accettare supinamente questa invasione. Dopo settant’anni di lavaggio del cervello american-democratico il risultato non poteva che essere questo. Un popolo conscio della sua identità non permetterebbe mai questo scempio; per questo è stato necessario, prima di tutto, alienarci alla nostra stessa cultura. Se il fulcro attorno al quale ruota la vita è il denaro, allora non vi è nessuna differenza tra il negro e l’indigeno italiano. A tutto ciò si aggiunge il moralismo e pietismo a senso unico e le prediche dell’argentino della serie “chi non accogli i migranti è contro Gesù” con tanto di lavata di piedi e bacio con lo schiocco. L’italiano, reso analfabeta funzionale, non ci capisce più niente. Vede centinaia di migliaia di giovani che ogni anno vanno via dall’Italia e contemporaneamente l’”accoglienza” di milioni di negri; vede un italiano su dieci in povertà assoluta e uno su sei in povertà relativa e contemporaneamente lo stanziamento di mille euro mensili per ogni brofugo; vede la tassazione delle imprese pari al 70% delle loro entrate e si sente dire che la pensione glie la paga il negro che è di fronte al supermercato con le cuffie nelle orecchie, cappello di marca e scarpe nuove a fare l’elemosina; vede i frutti di una civiltà millenaria intorno a lui e si sente dire che i negri arricchiscono la sua cultura (riti magici in cui si smembrano persone a parte). È ovvio che sia confuso come un pesce rosso che nuota contro la parete di vetro della vaschetta.

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    1. L'immigrato è santificato, ma finirà pazzo e miserabile come noi. Un mezzo per diluire e piallare i più italiani, cioè i più intelligenti.

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  2. (2) Prima di salutarla pubblico un passo di “Norimberga ossia la terra promessa” di Bardéche e si badi bene, è un libro scritto nel 1948: “Abbiamo vissuto sinora in un universo solido le cui stratificazioni erano state create una dopo l'altra dalle varie generazioni. Tutto era chiaro: il padre era il padre, la legge la legge, lo straniero lo straniero. Si aveva il diritto di dire che la legge era dura, ma era legge. Oggi queste basi sicure della vita politica sono colpite da anatema, queste verità costituiscono il programma di un partito razzista condannato dal tribunale dell'umanità. In cambio, lo straniero ci raccomanda un universo caro ai suoi sogni. Non esistono più frontiere né governi. Da un capo all'altro del continente vigono le medesime leggi: così è per i passaporti, per i giudici. per la moneta. Una sola polizia e un solo controllo: il senatore del Milwaukee ispeziona e decide. Così il commercio è libero; finalmente il commercio è libero. Vendiamo carote che per caso non si vendono mai a buon prezzo, e compriamo macchine aratrici che costano sempre carissime. Siamo però liberi di protestare. Liberi, infinitamente liberi, di scrivere, di votare, di parlare in pubblico, a patto che non prendiamo mai provvedimenti atti a mutare un tale stato di cose. Siamo liberi di agitarci e di batterci in un universo di ovatta. Non si sa molto bene dove la libertà termina, dove terminano le nazionalità, non si sa dove finisce ciò che è permesso. É un universo elastico. Non sappiamo dove poggiare i piedi, non si sa nemmeno se abbiamo piedi, ci sentiamo leggerissimi come se avessimo perduto il nostro corpo. Nondimeno per coloro i quali acconsentono a questa semplice ablazione, quante infinite ricompense, quante numerosissime mance! Il mondo fattoci brillare davanti agli occhi è simile ai palazzi d'Atlantide. Da per tutto pezzi di vetro lucenti, colonne di falso marmo, iscrizioni, frutti magici. Entrando in quei palazzi si abdica ogni potere, ma si ha il diritto di toccare le mele d'oro e di leggere le iscrizioni. Non siete più un entità, non sentite più il peso del corpo, cessate di essere un uomo: siete un fedele della religione dell'umanità. In fondo al santuario è assiso un dio negro. Voi avete tutti i diritti salvo quello di dir male del dio.”. Cordiali saluti,
    Enrico Barra.
    P.S. ho letto la notizia di una coppia di turisti russi che ha avuto un bambino in Italia mentre erano in vacanza e si sono visti presentare il conto di circa 18000€ dall’ospedale; immagino il discorso fra l’uomo e il direttore dell’ospedale, quando il primo è andato a chiedere spiegazioni: -“percuè tu dato me conto di 18000 euroski?”; -“ma è semplicissimo! Perché suo figlio non è un negro!”. Aspettando l’esplosione di qualche petardo atomico, la saluto di nuovo,
    Enrico Barra.
    P.P.S. pubblico il link del libro, in versione rigorosamente “pirata”, del libro di Bardèche: https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwiMx8eIl6DaAhVRyKQKHVxkARoQFggyMAI&url=http%3A%2F%2Faaargh.vho.org%2Ffran%2Flivres4%2FMBNur1it.pdf&usg=AOvVaw08UmKATFoBcNrWZ90ufR8c . Non saluto più.

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    1. Grazie per il link.
      I petardi non fanno il loro gioco, preferiscono i sonniferi.

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  3. Ebbene si, i conti tecnocrati non tornano..chissà fra 20 anni dove sarà finito il loro buonismo da prendi 3 paghi 2..prevedo risvegli madidi di sudore

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    1. O forse tornano per loro, ma non per noi. Già adesso.

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  4. Parlavo dei 20 anni perché ho sempre pensato che l'importazione di tanta carne, nera , gialla o verde che sia mi fa presumere serva per la guerra europea che verrà, vero obiettivo di tale caos ordinato, ma forse il 2025 sarà già un buon anno per cominciare la grigliata usion, necessaria alle economie secolari che dirigono i destini planetari

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Aggiungerei anche il link al libro che ha ispirato il Norimberga di Bardèche, ovvero La mensonge d'Ulysse di Paul Rassinier

    https://www.inventati.org/apm/abolizionismo/rassinier_menzogna/RASSMENZ.pdf

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  7. @ Enrico Barra
    La ringrazio per il link.

    Oggi google ricorda la poetessa, ballerina, attivista per i diritti civili degli africani in America, Maya Angelou. Non entro in merito alla vita della suddetta, sicuramente un'esistenza che farei vivere alle donnette in circolazione nel nostro paesucolo. Ma contraltare all'odierno doodle, nessuno spreca una parola sulla proposta recente del partito nero che domina incontrastato in sud Africa che oltre a portare avanti il suo progetto di sterminio programmato dei boeri, vuole abolire Shakespeare dall'insegnamento in favore del poeta padre della nuova Africa, Nelson Mandela. Non è solo vendetta postcoloniale o postschiavistica, c'è anche un'invidia mal celata per la superiorità culturale prodotta nel bacino del mediterraneo e diffusasi su tutta la terra. D'altronde è palese la negrizzazione dei film hollywoodiani, e lo stesso attacco all'establishment bianco che fa capo al caso Weinstein, nasce dalla potenza mediatica ed economica di Oprah Winfrey. Posso anche sbagliarmi, ma 10 anni dopo il libro di Bardèche esce da Cannes il film Orfeu Negro che forma un ideale ponte con l'oscar a Hattie McDaniel, la mami di Via col vento e quindi comincia lo scavo della trincea di senso di colpa infinito in Europa rispetto all'Africa. Un film che si incastra nel bel mezzo della guerra di Algeria 1956-1962.

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  8. Premessa: io sono un razzista culturale, se voi non lo siete, dimostratemelo, p.e. mandandomi le foto delle cene a casa dei vostri numerosi amici negri, cinesi e sinti che vi invitano sempre, del resto.
    ...
    Certo, la numerosa negraglia in giro per le strade dà più nell'occhio, ma i numerosissimi mangiatori di cani ed insetti, i cinesi, vi stanno simpatici? E i magrebini? Gli albanesi? Gli ucraini, i romeni, i rom, i sinti, cingalesi e compagnia?
    Rammentate che il grosso degli stranieri clandestini arriva via terra e non via mare!
    Sull'integrazione:
    voi avete mai visto un individuo, dico uno, di queste etnie visitare un museo nazionale, GRATUITO, la prima domenica del mese?
    E' ovvio, è banalmente palese che tutti questi qua stanno qui a farsi i beneamati cavoli loro figliando come conigli e dell'Italia (e soprattutto degli italiani) se ne sbattono altamente nella migliore delle ipotesi.
    Manco mangiano i nostri cappelletti, preferiscono i nostri cani e gatti (i cinesi) e loro porcherie puzzolenti tutti gli altri.
    Altro che Lega, qui è lotta per la soppravvivenza.

    Cordiamente.

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  9. Caro Parigi, mi sfugge il senso del tuo commento.
    Chi dovrebbe dimostrare qualcosa?

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  10. Alceste 4:32 - Sicuramente. Lo scopo dell’immigrazione, non lo si ripeterà mai abbastanza, non è l’islamizzazione dell’Italia (cosa sicuramente auspicabile rispetto allo stato attuale di disgregazione; molto meglio la moschea del gay-pride, molto meglio il ramadan del black Friday) , poiché questo creerebbe una nuova società compatta e con una forte identità culturale. Lo scopo dell’immigrazione è di creare un miscuglio eterogeneo di razze e culture incompatibili tra loro, in modo da avere non una società, ma un insieme atomistico di individui in eterna lotta e competizione tra loro (anche se questo risultato è già stato ottenuto, una società italiana razzialmente pura ha sempre la possibilità di svegliarsi e ritrovare la propria identità). Infatti basta guardare gli africani in giro per le strade: sono una massa di idioti; imbecilli in grado solo di comprare stronzate. Sono i consumatori perfetti. Saluti,
    Enrico Barra.

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  11. Per Alceste e Poliscriba: non c’è bisogno di ringraziare, faccio girare con piacere questi libri. L’unica cosa che mi dispiace è il fatto che la piccola casa editrice poi non vende. Già gli italici leggono poco, poi quello che leggono sono le sciocchezze della serie Saviano o Fabio Volo, perciò il pubblico di queste case editrici è già di per sé molto ristretto. Ma alla fine anche questo è un modo per far circolare un po’ di informazioni… almeno tra noi pochi interessati. Saluti,
    Enrico Barra.

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  12. Poliscriba 8:58 - Sicuramente Rassinier è stato un riferimento per Bardéche. Comunque per i testi del demonio revisionista consiglio questo sito: https://archive.org/ . Basta scrivere nella barra della ricerca “Mattogno” o “Faurisson” o altri autori “revisionisti” e cicciano fuori un po’ di testi interessanti. Saluti,
    Enrico Barra.

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  13. Non ha senso. E' solo uno sfogo da meta-frustazione.
    scusatemi

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  14. Per Barra:

    sono d'accordo con te sull'immigrazione.
    Con tale piccolo inciso: i più grandi consumatori, a livello di bulimia, furono i primi immigrati dell'Est nei primi Novanta. Televisioni a colori a automobili rappresentarono conquiste capitali e capitaliste importantissime.

    Per Parigi:

    scuse accettate.

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  15. Ricordo il film Goodbye Lenin, quella bellissima sequenza di parabole che spuntano su ogni balcone dei casermoni della Berlino est, che segue alla caduta del regime comunista.

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  16. Benvenuti nel mondo dei privilegiatissimi ricchi. Noi piemontesi ci siam sorbiti "Bronte, cronaca di un massacro", "Trevico Torino, viaggio nel Fiatnam", la controstoria dell'unità d'Italia, Fenestrelle e il banco di Napoli, con vergogna e onta perché eravamo de sinistra. Se ambivamo, io che nel 1861 non ero nata, ad avere scuole con meno di 45 alunni dove tutti capissero l'italiano eravamo razzistissimi. E Insinna/don Bosco che parla in romanesco con la madre Sastri napoletana. Oggi ad Asti, mia città, il 70% è meridionale o Veneto, i candidati sindaci vanno a Milena a farsi campagna elettorale e se non sei calabrese e non paghi il pizzo alla' ndrangheta non hai speranze di vendere la verdura in piazza. Siamo l'unica Regione in Italia dove se parli in dialetto sei uno stronzo razzista. Ora, italiani, i ricchi siete voi. Anche i meridionali. Auguri

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  17. Per Maura

    Non hai torto. L'Italia, a mio modesto avviso, doveva essere una federazione di sottostati indipendenti, ognuno con la sua responsabilità giuridica e la Sicilia, in maniera particolare, uno stato americano. Questo doveva avvenire a monte del 1861, lasciando che le condizioni socio-politiche e conomiche del Regno Borbonico si risolvessero al loro interno. E ti dirò di più: per il Piemonte, i Savoia sono stati una piaga e il vero Don Bosco, non la versione romanesca o sudista polcor, li maledì quando cercava di chiedere loro aiuto per i bambini di strada torinesi, molte volte orfani, che si spaccavano la schiena nei cantieri edili di Torino a lavare i mattoni che passavano a crudeli capimastro. L'oratorio, che non è sua invenzione ma dal gigante Filippo Neri, trapiantato al Nord, ha fruttificato tre generazioni di giovani che si sono anche fatti due guerre mondiali, e altrettante che hanno costruito parte del tessuto industriale nordista. La questione meridionale al Nord è comunque complessa, gestita male perché fondata sullo sfruttamento di ignoranza, povertà, prima che dallo Stato e dagli industriali, dalle mafie che hanno acquistato strapotere dopo lo sbarco degli "Alleati", ma questa è un'altra vicenda...

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Siate gentili ...