giovedì 1 marzo 2018

Attraverso uno specchio, nell'enigma


Roma, 1 marzo 2018 

Les décombres. Devo riconoscere ai nostri attuali governanti un talento straordinario: la capacità di desertificare l’Italia. Nella provincia alcuni paesi già non esistono più. Residuano come ammasso di seconde case, in vendita o in locazione, o come ospizî a cielo aperto. Alcune abitazioni, a volte di gran pregio, risalenti agli anni Venti, sono state sequestrate per debiti. Ogni tanto vengono spedite all'incanto, sonnacchiosamente, ma le aste vanno deserte: chi vuole accollarsi un simile peso? Interi paesetti, poi, sono presi d’assalto da truffatori: comprano tre o quattro case fatiscenti, le salvano dal crollo, quindi pietiscono un prestito in banca (complice il banchiere) per ripristinare l’antico splendore: segue la fuga. Centomila, duecentomila. Si hanno così ircocervi sbalorditivi: magioni col tetto nuovo di zecca, ma sostanzialmente in rovina.
Il più, tuttavia, è in stato di pietoso abbandono. Anno dopo anno i fregi cedono, le persiane perdono i listelli, l'umidità risale dagli inferi infradiciando i portoni, i tetti s'incurvano come se non potessero sostenere il peso di tanta negligenza, grate e inferriate vengono saccheggiate dai cercatori di metalli, à la Blade runner, le erbe e le edere assaltano quiete gli intonaci o iniziano la lenta opera di disgregazione delle pietre. Accanto a tali esausti giganti in pietra sorgono, a volte, orrendi villini dallo stile composito e abominevole, in cui alluminio e cemento la fanno da padrone. Oppure appaiono nuove case popolari, a cinque o sei piani, tirate su al risparmio, con prati rachitici e rifiniture da pochi euri: balconi come stie, recintati da graticci metallici, aiole senza fiori, mura perimetrali composti da blocchi grigiastri. Si ha, in tal modo, la contraddizione massima: edificazione con l’80% di case sfitte o abbandonate. La distruzione del paesaggio è conseguente. O logica, almeno in un mondo al contrario.
Ammirare da lontano tali orrende e livide congreghe di cemento accanto a casali settecenteschi vanta, magari fra le nebbiette serotine, una Stimmung irrinunciabile per l’assessore ragioniere o geometra, sospinto a forza di calci in culo su per i cinque anni della media superiore, arrogante e mafioso, aggiornatissimo su ogni codicillo o regolamento comunale, ma in forte difficoltà coll’estensione della propria firma.
E poi i lacerti della post-industria: cartiere, dighe per la desolforazione, ghiacciaie, segherie, teatrini di provincia, ferriere, mulini. Apparizioni spettrali.
Anche gli uffici pubblici, una volta vasti e luminosi, giacciono in rovine di confusione: le poste, soprattutto, oppure stazioni secondarie, dai passaggi a livello rugginosi, con sale d'attese dechirichiane, affacciate su binari del nulla, scuole elementari dismesse; oppure antichi istituti comunali, ricavati in edifici patrizi, gravati da archivi immensi e inconsultabili, devastati da collemboli e tarme, slabbrati dai furti e dalla smaterializzazione digitale: giacciono in attesa di una sistemazione "storica" che non ha mai fondi, e mai li avrà, in un pulviscolo melanconico di carte e inchiostri che hanno ordinato secoli e generazioni e ora si concedono all'irrilevanza.

El desierto. Questi giorni, blandamente funestati dal nevischio, sono davvero istruttivi per chi conserva forza d'osservazione. Il lunedì mattina romano, verso le 07.00, si era davanti al set di un day after apocalittico. Nessuno per strada. Gli impiegati comunali (e statali) si son subito tolti dagli impacci rimanendo a letto. Più tardi, verso le 10.00, una pecetta avrebbe avvertito la plebaglia che l'ufficio superiore tal dei tali, in considerazione dell'eccezionale evento nevoso, era stato costretto a porre i suoi dipendenti alle ninne. Ecco la plebaglia: arriva alla spicciolata, da lontano annusa il peggio, ciondola rassegnata verso le entrate: alcuni, forse, per mera  inerzia, disperata; arrivano a un metro dalla pecetta, leggono, comprendono, e se ne vanno strascinando i piedi nei cinque centimetri di quel terribile nevaio. Altri, invece, telefonano al proprio datore di lavoro: con quello non c'è da scherzare. Il furgone deve effettuare le consegne, l'estetista tagliare unghie, l’operatore della sicurezza dare il cambio al collega. Si mettono le catene o ci si è già muniti di gomme termiche dilapidando mezzo stipendio oppure ci si rassegna all’attesa del mezzo pubblico. Ma la fauna italiana è vasta. Verso le undici, con tutto comodo, escono i consueti bighelloni da città, coatti vestiti manco fossero a Courmayeur, le cui occupazioni rimangono misteriose; ridono, sghignazzano, scattano foto che, prontamente, condividono sui social, riportando ad alta voce i commenti di un piripicchio loro amico che sta a Maccarese con la ganza e il gruppo a guardare "’a spiaggia co’ ‘a neve". A mezzogiorno esce il sole, l'eccezionale evento nevoso s'è squagliato come un gelatino da discount, c'è più vita lungo i boulevards romani impiastricciati dal fango. La sensazione, però, è quella di una fine dei tempi, mollacciosa e isterica, dove, assieme al nevone, s'è sciolta qualsiasi idea di comunità e in cui le esistenze vengono sospinte a casaccio, da qualche agio passato, senza alcuna contezza in un domani ordinato e meritevole d'essere vissuto con la lungimiranza del buon padre di famiglia. Si improvvisa, oggi è oggi, si strappa quel che si può, neghittosi e al risparmio, secondo le convenienze offerte dalle proprie corporazioni e massonerie, cercando di scavallare anche questo impaccio. E il domani? Si vedrà. Un conoscente nelle forze di polizia s'è buttato in malattia, intende farsi riformare, costringendo così le mammelle statali a sganciare il 15% in più sulla pensione. Ha 54 anni. Un altro s'è buttato in un doppio lavoro in nero fregando la propria ditta di impianti idraulici. Un’altra tizia redige impeccabili tesi di laurea a trecento, quattrocento euro. In nero. Un dipendente ASL, un vecchio poltrone, si è rotto le scatole: "Dovevo andare in pensione l'anno scorso [a 56 anni], ora ogni giorno in più glielo faccio sudare". Ma l'ASL non suda mica, si limita a redigere rapportini in cui il figuro in esame è in ferie, o in malattia, o al diavolo. Come faccia ad andare avanti una società gelatinosa e meschina come questa è incredibile. Dove poggia l’inconsistenza italiana? Sul grasso accumulato nel passato? Sul denaro digitale? Sulla manfrina universale della democrazia? Sulla recita capitalista che deroga, anno dopo anno, la verità su un paese fallito e, perciò, ricattabile? Le nostre valli, i paesaggi, le ricchezze infinite sono il pegno di tanta usura a buon mercato? Da riscattare a tempo debito?

Manifesti. I manifesti elettorali non ci sono più. Anch'essi denotano una mancanza rispetto al passato. Negli anni Ottanta la fiamma tricolore o la falce e il martello resistevano per mesi. Oggi la carta si sfibra con un po' di umidità, la colla cinese svapora irresistibilmente. Dopo un giorno o due una paccottiglia informe si raggruma ai piedi degli stenditoi metallici deputati all'ostensione di simboli e facce di bronzo.

Vado, non vado … Si dice: mandiamoli a casa col voto. Non voglio giudicare. I miei sono sfoghi personali, rimuginazioni. In un mondo al contrario, tuttavia, occorre essere sempre all'erta. Siamo sicuri di ciò che facciamo? Non sarà che questo atto, apparentemente rivoluzionario, non sia il contrario, esatto, di ciò che si crede?
Mai, nella storia repubblicana, c'era stato un distacco così netto fra i governati e i governanti Quisling. Andreotti o Berlinguer, comunque li si voglia giudicare, intrattenevano col proprio elettorato un rapporto psicologico ricco di consonanze ed echi secolari: il cattolicesimo e il socialismo, intessuti di lotte e tradizione. Craxi rinnovò tale rapporto col suo leaderismo efficientista: anch'egli ebbe numerosi proseliti, seppur pochi elettori. Oggi? Recisi i referendum e le leggi d'iniziativa popolare, distrutto l'associazionismo e la creatività dal basso per mano del clientelismo più grossolano, cosa resta? Cosa ci lega a coloro che voteremo? Solo l'odio per l'altro? In parte è una spiegazione. Ma non soddisfacente.
Ne ho una ben diversa.
Ci fanno votare, chiunque, perché questa è l’ultima giustificazione della democrazia. Ragionate: cosa trattiene uno storico dal definire tale epoca come l'epoca delle oligarchie? La matita copiativa. La matita copiativa, le cabine elettorali, le urne, i militi svogliati che sbadigliano a fronte dell’afflusso del popolicchio, ognuno con le proprie incrollabili convinzioni (la convinzione di cambiare!), è la giustificazione del sistema.
La conquista liberale che il potere accampa continuamente di fronte all’Asse del Male: la democrazia. Il voto.
Il voto serve il potere, ma non serve affatto noi. Eppure noi crediamo che il voto ci serva proprio per cambiare il potere! Una barzelletta sconvolgente! Non dobbiamo sorprenderci: questo è il mondo al contrario!
Si dice: non votando cosa risolvi? Nulla, ma non cedo a tali futili illusioni.

Depressione. Spesso mi sorprendo a pensare che la depressione non sia che un disturbo inventato a tavolino per far sentire in colpa chi vede la verità.

Analisi. Uno storico del 2018 dovrebbe abbandonare tomi e biblioteche e guardare la televisione. Film e telefilm spiegano perfettamente la società attuale. Più il mezzo è di largo consumo, meglio è. L'inversione dei poli morali dell'esistenza umana quale si è inverata nei millenni ha qui una accecante definizione. Luttwak e Hobsbawm fan mille passi e passetti; Alias o Sex in the city ti sbattono la verità in faccia, con intelligenza. Se si è meno acuti basta scendere un gradino della propaganda e guardare Jag o NCIS Los Angeles. Non sono spettacoli televisivi bensì baedeker accurati del mondo al contrario. Sarah Jessica Parker, con quel naso un po’ così, mi ha insegnato molto su ciò che ci attende, in maniera più esaustiva e convincente della gemella Naomi Klein.

They live, you sleep. Il film più godibile sul mondo al contrario (UDW = Upside Down World) è They live di John Carpenter (1988). Propedeutico. È un filmino di fantapolitica, semplice, quasi pedestre, eppure efficacissimo nella sua popolare verve fantastica. Il protagonista, un disoccupato dei tempi a venire, scopre un paio d'occhiali miracolosi: attraverso essi scopre la verità: la civiltà è diretta da alieni mostruosi, noi siamo i loro schiavi, la vita non è un orgia a colori, ma uno squallido e brutale bianco e nero plutocratico in cui l’edonismo è la patina della quiescenza, dell’ignoranza e dell’obbedienza. Un film è sempre una forma d'arte da tenere in considerazione poiché frutto di una collaborazione d'intelligenze; esso, spesso involontariamente, fotografa la realtà immediata e, perciò, la verità. Chi vive ogni giorno non tange quasi mai la realtà: la rinviene travisata, o simbolizzata beffardamente, oppure occultata; magari esposta bellamente in evidenza; il più delle volte al contrario, paludata quale epitome del Bene, del Progresso, della Solidarietà.

Cartesio. “Tutto quel che sino a oggi ho stimato come assolutamente vero, l’ho ricevuto dai sensi o mediante i sensi; ho però appreso che questi talvolta ingannano … supporrò dunque che vi sia non un Dio ottimo, fonte di verità, ma un qualche genio maligno e nel contempo sommamente potente e astuto, che abbia posto tutta la sua operosità nell’ingannarmi …”. Il dubbio metodico, ecco un primo passo di un’etica basica del ribelle. Dare per scontato che il voto sia “per noi” e “contro di loro” è un’imperdonabile leggerezza. Dare per scontato, peraltro, è la massima leggerezza possibile nell’UDW dell’Ingannatore. Ognuno chiami l’Ingannatore col nome che più gli aggrada: NWO, Satana, Stati Uniti d’America, Massoneria. Philip Dick lo appellava: Ubik. Io: PolCor.

Federico Zeri/1. Sulla lettura di un evento qualsivoglia è bene seguire il doppio consiglio di un maestro, Federico Zeri. Un maestro nel riconoscere i falsi. Primo consiglio: ridurre i fatti alla loro nudità, in bianco e nero, poiché la verità è sempre in bianco e nero, ossificata, e colori, orpelli e sublimazioni valgono solo quali mistificazioni (a volte piacevoli, e utili, come nella “bella menzogna”: etica, letteratura, arte, amore, bellezza, compassione, giustizia). Deprivare di false piste, rendere pure le linee maggiori, abolire le distrazioni e gli impacci sgargianti. Ecco Federico Zeri, proprietario d’un archivio costituito da un milione di foto b/w: “[Sono] incapace di leggere correttamente le fotografie a colori dove ogni dato è affogato in una sorta di minestrone; le riproduzioni a colori impediscono di isolare le forme, di analizzare lo stato di conservazione della superficie, che è la prima cosa che faccio con le fotografie in bianco e nero" oppure: “Lavoro bene o sul quadro o sulla fotografia in bianco e nero, non sulla fotografia a colori. La trovo esecranda! Non parliamo poi delle diapositive a colori! Quelle sono impossibili, per studiare”. Il bianco e nero è ciò che, aritmeticamente, viene chiamato “riduzione ai minimi termini”: 4/3 = 44/33; 5/7 = 35/49 = 70/98.
Si dice: "Ho votato per i 4/3, ma non mi farò più fregare: domani voterò per 44/33! Oppure: ho votato una vita per i 5/7: basta! Il partito del 35/49, alleato col gagliardo 70/98, fa per me!". Tutto questo al netto degli imbecilli che si appagano ancora dei 4/3 e dei 5/7, ovviamente.

Federico Zeri/2. Secondo consiglio: ogni evento sospetto, in tal modo scarnificato, lo si sottoponga poi a un’azione ulteriore ed essenziale: "Quando si hanno dei sospetti su un quadro si prenda la fotografia del quadro e la si metta a testa in giù. Quando il quadro è capovolto le eventuali incoerenze saltano subito all'occhio, soprattutto per quel che riguarda lo svolgimento dei panneggi e delle loro pieghe ...”. Tale azione ci rivela l’UDW, sempre.
Federico Zeri/3. “Esistono molti quadri che sono stati sostituiti e della loro sostituzione spesso le autorità non si sono nemmeno accorte. Solo recentemente, per esempio, la Sovrintendenza alla Liguria ha potuto constatare che un grande polittico nella chiesa di San Francesco a Noli ha la tavola centrale e la cuspide sostituite. Io vidi la cuspide, sul commercio di Roma, intorno al 1945; ma ignoravo da dove venisse perché non esisteva una fotografia di quel dipinto ... un altro quadro di Pietro degli Orioli ... nell'Ashmolean Museum of Oxford, è l'originale di una sostituzione avvenuta nella chiesa di San Matteo a Ortignano, presso Grosseto. Altre sostituzioni sono avvenute,  numerose, in varie zone della Toscana; è stata una pratica molto comune”. Si crede di vedere una cosa e invece sotto i nostri occhi è il surrogato; la Monna Lisa è davvero lei? La libertà? Chi ha sostituito Roma? Esiste più la guerra? Videmus nunc per speculum ... la sinistra la destra il centro … chissà quando è avvenuta la sostituzione.


Panorami UDW. La Pineta Sacchetti, a Roma nord, fu un luogo di delizie durante il Seicento (Pietro da Cortona vi progettò un bellissimo villino, oggi diruto) e di svago salutare durante il Fascismo (D’Annunzio vi praticava la caccia alla volpe). In democrazia s’è ridotta a un cumulo di immondizie. Già nei primi anni Cinquanta la si intendeva radere al suolo: il progetto era pronto: quartierino residenziale. Sopravvisse a stento. La nevicata del 2012 e gl’incendi dolosi l’hanno ridotta a un popolo di alberi stenti. Lì vicino, peraltro, la imbruttisce un preclare monumento dell’incuria: la cupola-auditorium ordita, a fine anni Novanta, da un tizio di Alleanza Nazionale. Il progetto fu cullato negli sprechi per quasi vent’anni, da amministrazioni d’ogni tendenza; finalmente, nel 2016, si decise l’inaugurazione. Peccato che il giorno dopo la delibera (di un 5S) il costoso gioiellino prese fuoco per la disattenzione d’un operaio. Ora la cupola rileva semidistrutta: convito per piccioni, gabbiani e stupratori. La Pineta, d’altra parte, già costellata di villaggi fantasma per barboni e immigrati, è ritrovo famigerato della prostituzione pederastica.
Al margine delle vallette sottostanti si può ammirare, ancor oggi, un vasto panorama di Roma. Il culmine estetico d’esso era rappresentato dall’apparizione, inconfondibile e caliginosa, della Cupola di San Pietro. Negli anni Settanta, in contemporanea, forse, con la distruzione del borgo ottocentesco dei fornaciai, si provvide a erigere una serie di palazzine a dodici piani proprio sulla linea di fuga che unisce idealmente lo spettatore nella Pineta alla cupola michelangiolesca. Il panorama, ovviamente, ne rimase devastato.
Pasolini si scandalizzava per lo scempio di Orte. Io, più  modestamente, per la Pineta Sacchetti. Pasolini era un 5/7, io un 70/98.

28 commenti :

  1. Solo la depressione, Alceste? Forse l'intero DSM.... l'omosessualità è stata derubricata da decenni (e ci può stare), in compenso ci hanno infilato la timidezza chiamandola "fobia sociale".
    Quindi: l'esibizionismo stile gay pride è normale, il bravo studente posato e un po' secchione potrebbe rischiare una terapia psichiatrica... con tanto di psicofarmaci.
    P.S.: io sono di Orte, l'acquedotto romano sta cadendo a pezzi, letteralmente.

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    1. Gli psicofarmaci sono l'ultima frontiera (in Italia). Pillole, conformismo e censura, ecco il nuovo mondo.
      L'acquedotto di Orte "impiccia": prima o poi si polverizzerà e il sindaco potrà tirare un sospiro di sollievo.

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  2. Dove passo parte dell'estate, in una piccola valle del Piemonte nord-occidentale , vi sono dei palazzoni di 7 piani disabitati e alcuni nemmeno terminati. Erano stati costruiti negli anni '70, poi l'assenza di domanda ha fatto fallire l'impresa edile e sono rimasti questi catafalchi osceni. La mia borgata è quasi totalmente disabitata, con pochissime case ristrutturate (di cui la maggior parte in vendita) e le altre che cadono a pezzi. Immagino che buona parte dell'Italia sia disseminata di obbrobri architettonici, mentre l'incuria annienta inesorabilmente antichi borghi. La cosiddetta "controinformazione" fa spallucce di questo vero e proprio dramma (non credo di esagerare e spero che si capisca il senso di tale termine almeno in un blog come questo) preferendo incunearsi nei discorsi finanziari (un motivo in più per capirne la scarsa utilità).

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    1. L'ho detto: la finanza è solo il gorilla del boss. Il boss è la dissoluzione del vecchio mondo operata con ogni mezzo di propaganda. Stiamo per avere, a esempio, il primo cartoon lesbico.

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  3. "spesso mi sorprendo a pensare che la depressione non sia che un disturbo creato a tavolino per far sentire in colpa chi vede la verità". C'è molto di più in questa frase che nelle analisi di economisti e filosofi operanti nella "controinformazione". Questo fatto di considerare la depressione una malattia è disturbante. Io sono disgustato dal mondo in cui vivo ma non so se posso essere definito depresso. Certo è impossibile dirsi "felici" se si ha un minimo di coscienza, ma spesso leggo di personaggi famosi (in massima parte politicamente corretti. Un esempio è Bruce Springsteen, sostenitore di Obama tra le altre cose) che dicono di aver "lottato contro la depressione" e rimango sbigottito: loro sono fatti ad immagine e somiglianza del Mondo Nuovo (e contribuiscono a crearlo con le loro cazzate PolCor) e dicono pure di essere depressi? E da cosa sono infastiditi, dal contadino trumpista? Insomma mi viene il sospetto che persino certe sparate siano montate ad arte, ma è solo una sensazione...

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    1. Può darsi che Springsteen sia un buon musicista, ma stupido.
      Dare l'assenso alla propria rovina morale è tipico di tali soggetti.

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  4. 1) bruce springsteen...il ligabue del nebraska
    2) sulla felicità : " Zarathustra: “noi abbiamo inventato la felicità, dicono gli ultimi uomini, e strizzano l’occhio.

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    1. Un po' meglio del Liga ... non lo amo, tuttavia. Non amo neanche Guccini, De Andrè e compagnia.

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  5. De Andrè, Guccini, Battiato, De Gregori... gli ho sempre apprezzati molto, ma è meglio che non tocchino argomenti politici (De Andrè a dire il vero non ha più modo di sputtanarsi). Cinque anni fa De Gregori disse addirittura di aver votato Monti (pentendosene successivamente) per "aiutare le classi più deboli". L'unico cantautore ad aver capito quasi tutto (per tutto il resto c'è Alceste) del nostro tempo è stato Giorgio Gaber (basta ascoltarsi gli ultimi album "anti-progressisti", in molti casi non vanno nemmeno riadattati).

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  6. Prego....Alceste....che colpe hanno i nostri cantautori? da modugno villa mina battisti e quelli da lei citati ?

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  7. I cantautori politici non li sopporto più ... non hanno colpe. É colpa mia.
    Preferisco il progressive. Mina e Battisti mi piacciono, Battiato anche. E pure Claudio Lolli.

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  8. Ma ti piace il progressive nel senso che ti piacciono i Genesis, gli Yes, i Marillion, i King Crimson, gli Iq, i Van Der Graaf Generator, i Camel e compagnia cantante?

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    1. Soft Machine, Yes, Wyatt, il prog nordico. Anche cose più lambiccate come Rush o Dream Theater.

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  9. e allora...viva per sempre il Banco -
    ps.
    https://www.youtube.com/watch?v=S5QO3wAqEYY&list=WL&index=412&t=0s

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  10. https://www.youtube.com/watch?time_continue=64&v=BZSTld229DY
    Pazzesco, deve aver letto Alceste. Rimane sempre troppo "grasso", ma di fatto lo siamo anche noi, pingui bovini da tastiera.

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    1. Apriranno gli occhi? Certo, Salvini gli occhi da tigre non li ha.

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  11. Nel preciso momento in cui ti ho scritto il post sopra stavo ascoltando Images and Word dei DT, sincronicità junghiana? Dei Soft Machine ho ascoltato qualcosa nella mia giovinezza ma non ho mai approfondito. Alan Holdsworth e soprattutto Percy Jones (bassista dei Brand X con Phil Collins alle pelli) li ho ascoltati parecchio. Mi sembra che anche Andy Summer abbia suonato per un breve periodo nei SM. Conosci gli Opeth? Combo di Stoccolma che fa del progressive death metal (gli ultimi tre album si limitano cmq a un prog rock molto derivativo dai seventies)? Unica pecca che il cantante Mikael Akerfeldt (vedi mio nickname) alterna un buon pulito al growling, un tipo di voce che non piace a tutti. Cmq un ottimo Alceste anche dal punto di vista musicale. Grande!!!

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    1. Se ti piacciono certi suoni prima o poi Pull me under la metti sul piatto ... aainmo parecchio il kraut: Can, Amon Duul, Kraftwerk, Klaus Schulze ... in tema di rock, pop e avanguardia non temo nessuno ... anni fa compilai pure una guida ragionata pure al punk hardcore ... chissà dove l'ho messa ...

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  12. Amo disperatamente quelli che si ammazzano...robert wyatt, vic chesnutt, mark linkous ...amy winehouse...keith emerson, ian curtis...

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  13. Buonasera Alceste, vedo che lei è un ottimo intenditore anche musicalmente. Sul serio scrisse delle cose sull'hardcore? Sa, sono cresciuto coi Dead Kennedys e Black Flag, quindi il mio cuoricino di vecchio punk ha sussultato...

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    1. Rollins, Dead, Germs, Fugazi, Replacements, Husker ... una collezione di numerosi dvd in mp3 ... dvd, non cd ...

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  14. "Essi vivono" lo scoprimmo con alcuni amici nei primi tempi di internet a banda larga, divenne il film più apprezzato tra i molti visionati, lo vedemmo più volte, esilarante.
    C'è un pezzo geniale nel film, la scena in cui il protagonista prova a far inforcare gli occhiali all'amico negro, per mostrargli il vero mondo distopico creato dagli alieni (o mostri o quello che erano) che si cela dietro le comuni apparenze della realtà.
    L'amico rifiuta strenuamente di inforcare gli occhiali e finisce in rissa, scena fantastica, qui:

    https://www.youtube.com/watch?v=-mm4mLsCAyI

    Mi rendo conto ora a distanza di anni, che questa è una perfetta metafora di quanto sia difficile far leggere alla gente un pezzo di controinformazione, anche solo uno, mostrare un punto di vista diverso, abbandonare temporaneamente le panzane inculacate dai media. Oh, nessuno riesce a farlo, uno su una moltitudine fino ad ora; è difficilissimo!
    Non dico il blog di Orizzonte48, ma perfino la lettura del blog di Alceste, che è scorrevole, appena la lettura inciampa nelle prime avvisaglie di nonconformismo, crea un blocco, un risolino nervoso o uno scuotimento di capo del soggetto, seguiti da decisi tentativi di cambiare discorso.

    Chissà se questa scena della rissa fosse espressamente intesa da Carpenter come metafora di tali difficoltà.
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    In tema, altra battuta di cui realizzo la genialità, a distanza di 15 anni, è quella di Berlusconi che dà del kapò a Schulz.
    All'epoca sembrava un'infantile ripicca, di cattivo gusto peraltro, per il gratuito riferimento ai campi di concentramento. Invece, conoscendo ora la vera natura dell'Unione Europea, la riconosco una frecciata di intelligenza fulminante, profondissima, c'è tutto il succo dei due libri di Bagnai condensati in un motteggio.
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    Una nota personale: i palazzi di cui si parla nell'ultimo paragrafo, nella foto, sono quelli di Valle Aurelia: i miei genitori dovevano trasferirsi lì da via Angelo Emo, ma poi siamo finiti da tutt'altra parte. Meno male, direi...


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  15. Per barabba:

    Hai evitato un inferno ... con il centro commerciale in costruzione: doppio inferno.

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  16. Essi vivono e noi moriamo. Il Poliscriba

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  17. Mi viene in mente, a proposito di depressione e degli psicoterapeuti, quella battuta di W.Allen in non so più quale film, che trovandosi a sfogare i suoi soliti grovigli mentali con un' amica, se ne esce con:" Ma guarda: mi sembra di parlare con il mio analista..." Sostituzioni.

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    1. Poliscriba, ri-benvenuto, non ti va di pubblicare qualcosa qui?

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  18. Grazie dell'invito che non declino. Ultimamente scrivo su ereticamente. Appena ho qualche idea misantropa da accostare con estremo rispetto alle tue, che apprezzo profondamente e che mi fanno sentire sempre più nella mia pelle, te le invio. (ti lascio la mail nel form e aspetto un tuo messaggio di conferma. Ancora un sentito ringraziamento.)

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Siate gentili ...