lunedì 10 luglio 2017

Piccola fenomenologia del fascismo a venire


Pubblicato il 13 ottobre 2013

Scrissi le sciocchezzuole qui sotto riportate nell'ottobre 2013.
Siamo nel 2017: ci siamo quasi. Di fronte al fascismo finanziario e al fascismo PolCor, il fascismo classico diviene un'alternativa credibile e, soprattutto, desiderabile.
Che dire?
Meglio Caradonna di Draghi, meglio Francisco Franco di Saviano e Repubblica.

* * * * *


Nello straordinario film di Billy Wilder, Vita privata di Sherlock Holmes, il dottor Watson, chirurgo militare in congedo dalla seconda guerra anglo-afgana (la storia si ripete), così celebra il proprio amico: "Era l’agosto del 1887 ed eravamo di ritorno dallo Yorkshire dove Holmes aveva risolto il controverso caso dell’ammiraglio Abernethy. Ricorderete che egli aveva infranto l’alibi dell’assassino calcolando di quanto era affondato un gambo di sedano in un panetto di burro, in una giornata particolarmente calda …".

Ovvio, Holmes era inglese e per gli inglesi (e gli imbecilli di talento) il particolare vale più dei concetti.
Sono d'accordo, limitatamente alle scienze in generale (la letteratura è altro).
E col tempo ho anch’io sviluppato uno spirito d'osservazione per le minuzie, una sorta di microfenomenologia che porto spesso a conferma di eventi di ben più ampia portata. Tra i sorrisi degli astanti, parecchie volte.
Questa volta ho deciso di condividere con voi questa ricognizione del quotidiano.
Elencherò tre fatterelli che mi hanno colpito assai. Non per la singola pregnanza, ma per il fatto che si sono succeduti in un breve lasso di tempo (quattro giorni) ad opera di tre lavoratori di uno specifico ambito, quello del trasporto pubblico.

Il primo mi è stato riferito da fonte degna di fede, degli altri sono testimone diretto.
Eccoli qua:
1. Lunedì: Linea periferica Boccea. Un tizio sale dalla porta anteriore del bus. Un uomo di colore si frappone fra il tizio e il sedile ristoratore. Ne nasce una disputa verbale violenta. Il tizio invita il nero a tornarsene al paese, urla “Sono troppi”, minaccia il ricorso al 112 ("Mi fijo è un tenente dei carabinieri"), apostrofa l'altro come pezzo di merda. Il nero reagisce in italiano traballante, ma veemente, dice che a casa sua gli italiani pure son troppi, stanno sempre tra i piedi. L'autista ferma il mezzo e invita il nero a scendere. Quello brontola, poi abbozza, e se ne va. L'autista rincara rivolto al tizio: "Il problema è che so' un popolo de pecore". Qualcuno si risente: "Tu devi guidà l'autobus e basta". Poi abbozzano pure loro: "Dai, annamo, ormai è fatta". E si riparte.

2. Mercoledì: Roma centro. Due dell'Atac. Uno ridacchia, l'altro tende il braccio destro. Si ripara dal sole? No, saluta un collega affacciato al primo piano del palazzo di fronte. Affacciato alla finestra, non al balcone, ma è lo stesso.

3. Venerdì. Capolinea Boccea, stralci da una conversazione telefonica d’un autista: "Il fatto è che l'itajani vedono solo la destra e la sinistra ... nun se po' ... er fatto è che quelli so' più ladri de quell'artri ... Lusi ha rubbato, quanto? Venticinque mijoni? E ‘ndo sta? Ar gabbio? No, sta in convento a ricreasse ... In Romania, nooooo ... senti, sta a sentì a me … te dico, in Romania se rubbi 'na collanina te becchi quattro o cinque anni ... in Romaniaaaa ... qui manco se ammazzi er Papa ... se torna er fascio? Magari, subbito ... vojo le ghijottine in piazza, davanti pure ai regazzini ..."

Una volta il trasporto pubblico, a Roma e Milano almeno, era egemonizzato da comunisti e, soprattutto, per tradizione, dai socialisti. Durante la Resistenza, parecchi militanti socialisti nei trasporti erano organizzati nelle Brigate Giacomo Matteotti.
Giacomo Matteotti era il deputato del Partito Socialista Riformista ucciso da sicari fascisti, nel 1924.
Uno dei pochi ad accusare apertamente Mussolini, in Parlamento.
I nostri storici all'acqua di rose discorrono ancora oziosamente su quell'episodio che rischiò di far cadere il Duce a soli due anni dalla marcia su Roma: “È stato Mussolini il mandante diretto o no?”. Come se fosse sostanziale.
Torniamo a noi. Le pulsioni del fascismo classico stanno tornando. Non quello nichilista e tecnologico della finanza e delle corporation. No, quello profondo, atavico, italiano. Non so bene in che forma. Niente orbace o camicia nera, stavolta. Sarà un fascismo immediato, a cui ripugna il gioco democratico, la moina procedurale, la cautela legislativa, il ragionamento articolato.
La crisi sta schiantando parecchi e questi non presenteranno ricorsi, suppliche e appelli democratici. Quando troveranno un capo vi si affideranno con fanatismo perché chi non ha niente da perdere, o teme di perdere il poco che ha, rifiuta la parola.
Logico: le parole, ormai, o non hanno senso o vengono usate per l'inganno.
Si preparano tempi brutti, tempi per teste rotte e nasi insanguinati.

4 commenti :

  1. Mitico Alceste! Ma chi sei nel tuo ''quotidiano''?

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  2. Uno che ha puntato le fiches sulla roulette truccata, ha perso tutto e ora sopravvive.

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  3. Sei in buona compagnia, però.

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  4. Profetico. Anche se quella testata di cui tanto si discetta di "fascista", secondo me ha solo l' apparenza. Un apparenza più opportuna che mai, guarda caso.

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